Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

avversario:il clero diocesano, la cui rilevanza pastorale , la potenza sul territorio e la stessa raccolta di offerte ed

elemosine era minacciata dalla crescente presenza dei frati , abili nella predicazione ed estranei alle istituzioni diocesane.

Il conflitto esplose quando alcuni frati minori vicini al ministro generale Giovanni da Parma osarono affermare che era

ormai giunto il terzo stato preconizzato da Gioacchino da Fiore , il tempo dello spirito Santo e del Vangelo eterno. Fra i

maestri secolari , Guglielmo si Saint-Amour reagì dichiarando ridicole tali pretese e ritorcendo contro i frati l'accusa di

essere loro stessi emissari anticristiani . Nella controversia due diverse ecclesiologie venivano alla luce ,

contrapponendosi : per i secolari La chiesa è un corpo gerarchicamente ordinato ,per i mendicanti è un corpo

completamente subordinato al papa suo capo. I secolari tenevano fermo il ruolo dei vescovi in quanto successori degli

apostoli , i mendicanti esaltavano con vigore l'assoluto primato del papa in quanto successore di Pietro.

10. Gli eretici nella stretta di Impero,chiesa romana e nuovi ordini.

Tutti gli ordini monastici ricevettero il compito di inquisire gli eretici. Contro di loro si intensificò innanzi tutto l'azione

legislativa e giudiziaria delle autorità civili. Federico II emanò una Costituzione contro gli eretici della Lombardia

(1224), che arrivò a prevedere per loro la pena di morte mediante il fuoco. Nel giro di pochi anni i frati si videro

attribuiti poteri e responsabilità crescenti come inquisitori, incaricati da Innocenzo IV per tutto l'occidente . Si allestì un

sistema complesso e duraturo , comprendente investigatori , notai, giurati e scribi. Conclusa la crociati contro i catari

(1229) , i nuovi ordini si erano insediati nei più importanti centri della Linguadoca per combattere l'eresia; gli esiti

furono differenti , a seconda delle reazioni delle popolazioni locali. La comunità catara subì persecuzioni e dispersioni ,

a loro volta , tre inquisitori, furono uccisi con i loro collaboratori. Con le penitenze impartite e accettate si creò un

terreno di mediazione e probabilmente di trattativa: i frati riuscirono a staccare la cittadinanza dall'eresia e videro

riconosciuto affermato il proprio ruolo nella dialettica cittadina.

11. I poteri della cristianità , i neoconvertiti e le dispute forzate con gli ebrei

Per individuare gli eretici e confutarne le dottrine , la chiesa si fece spesso aiutare da ex eretici che li guidarono nella

conoscenza della lingua e delle dottrine degli eretici. Un fenomeno analogo avvenne per le relazioni con gli ebrei. Fra il

1235 e il 1236 si registrarono in seguito alle accuse di omicidio rituale Federico II dichiarò tutti gli ebrei servi della

camera cioè sottoposti alla giurisdizione del sovrano . Nel clima di crescente risentimento si inserirono alcuni

neoconvertiti , per denunciare le insidie ebraiche dal punto di vista propriamente religioso. Esemplare in questo senso la

vicenda di Donin,che convertitosi fu battezzato col nome Nicola, entrato in contatto con ambienti mendicanti riuscì

grazie a loro tra il 1238 e il 1239 a presentare a Gregorio IX gli estratti incriminanti gli ebrei per gli omicidi rituali,

inducendo il papa a scrivere al vescovo di Parigi e a diversi sovrani d'occidente , perchè prendessero provvedimenti

contro il Talmud . L'unico paese dove la richiesta fu accolta fu la Francia. Nel 1240 fu indetta a Parigi una disputa fra

Nicola Donin e Rabbi Yehiel , al termine della disputa furono raccolti e distrutti tutti i codici del Talmud che fu possibile

reperire. Il talmud rimase condannato in quanto ritenuto non correggibile , mentre cadde l'accusa agli ebrei di essersi

discostati dalla legge mosaica .

12. I teutonici in Europa centro-orientale

La creazione di ordini militari a sostegno dei crociati in terra santa comportò la messa in opera di strutture e apparati

militari che poterono poi essere facilmente utilizzati per scopi e imprese differenti. Risulta emblematica in questo senso

la parabola dei cavalieri teutonici. Equiparati da Onorio III a templari e ospedalieri i teutonici ebbero statuti simili a

quelli dei domenicani , furono chiamati dal re d'Ungheria e dal duca di Polonia per combattere contro i popoli pagani dei

turchi cumani e dei prussi . Conquistata la Prussia , i teutonici furono riconosciuti dal papa come suoi signori: nel 1236

un legato papale la suddivise in quattro diocesi,cui furono posti a capo come vescovi quattro frati domenicani. Il

progressivo ritiro dei cristiani dal mediterraneo orientale comportò una dislocazione definitiva degli ordini militari.

Templari e ospedalieri di San Giovanni stabilirono il proprio centro a Cipro,i teutonici inizialmente a Venezia. La loro

strategia di espansione verso est comportò il successivo trasferimento del suo governo da Venezia alla fortezza prussiana

di Marienburg. Dai primi del 300 l'ordine intraprese nuove campagne militari , distruggendo in parte Danzica e

impegnandosi in nuovi conflitti con l'arcivescovo di Riga. A quel punto un legato papale scomunicò il gran maestro e i

frati delle province di Prussia e Livonia (1311).

13. I frati in estremo oriente

Sui popoli che vivevano a est della Russia e dellla Persia circolavano notizie prevalentemente leggendarie . In occidente

si era affermata la leggenda del prete Gianni : un presunto prete che in una sua lettera descriveva al papa e ad alcuni

sovrani le meraviglie del suo paese. La lettera presupponeva le antiche ricorrenti attese del ritorno dall'oriente delle dieci

tribù perdute di Israele, guidate da un nuovo Davide destinato a riscattare gli ebrei d'occidente. Trasformata in un testo

cristiano servì per diffondere la convinzione che da qualche parte in oriente ci fosse un devoto sovrano cristiano pronto a

fornire aiuto ai cristiani d'occidente contro i musulmani. Già prima della caduta di Kiev alcuni domenicani ungheresi ,

spintisi fino al bacino del Volga, avevano riportato le prime informazioni sulle distruzioni compiute dagli invasori

mongoli. Furono poi organizzate le prime spedizioni in Estremo oriente , le spedizioni non diedero i risultati sperati in

quanto il sovrano mongolo replicò alle richieste del papa con termini di netta chiusura.

14. Tommaso e Bonaventura di fronte alla filosofia aristotelica . Divieti e condanne ecclesiastiche

Negli ambienti universitari molti intellettuali si dedicarono allo studio e alla parafrasi dei testi aristotelici, la sfida

impegnò tra gli altri l'opera dottrinale dell'esegeta , teologo e filosofo domenicano Tommaso d'Aquino che affrontò

sistematicamente con apertura e libertà intellettuali lo studio delle opere logiche , fisiche e metafisiche , etiche e

politiche di Aristotele nella prospettiva di integrarle nel sapere dei cristiani. Tommaso concepisce il mistero cosmico in

chiave neoplatonica , come incessante movimento di uscita delle creature d Diop e di ritorno a lui. Entro questa visione

assume e valorizza l'apporto aristotelico:innanzi tutto sul piano del metodo assimilando la teologia a una scienza secondo

il modello di Aristotele. Questo prevedeva due tipi di scienza: quelle che procedono da principi noti per lume naturale e

quelle che procedono fondandosi sui principi forniti da altre scienze. La teologia è una scienza del secondo tipo , in

quanto si fonda sulla scienza superiore della Rivelazione, la teologia non doveva essere più considerata come

contemplazione delle scritture , bensì come un sapere autonomamente strutturato a partire dai principi rivelati. Sul piano

dei contenuti , Tommaso , identifica il Motore immobile di Aristotele con il Dio dei Cristiani.

Bonaventura da Bagnoregio denunciò i pericoli insiti nell'affermazione filosofica dell'eternità del mondo e nella

concezione dell'anima come unica forma sostanziale del composto umano .

15. Il II concilio di Lione

Il II concilio di Lione (1274) fu convocato principalmente per ratificare la riunificazione ecclesiastica con i greci , che si

erano piegati nella speranza di sottrarsi all'incombente minaccia di una nuova invasione da Occidente , questa volta da

parte di Carlo d'Angiò . Il divieto emesso dal II concilio di Lione di dare vita a nuove congregazioni religiose rispetto a

quelle già autorizzate dal Laterano IV aveva comportato la provvisoria sospensione di agostiniani e carmelitani colpito

movimenti ancora fluidi e in attesa di approvazione ecclesiastica. Gli apostoli erano nati nel solco pauperistico –

mendicante ; caratterizzandosi per la pratica effettiva di una povertà radicale , avevano presto rappresentato per i frati

minori un pericoloso concorrente. Il rifiuto da parte degli apostoli di allinearsi alle disposizioni conciliari fece sì che nei

loro confronti si attivassero procedure repressive culminanti nel carcere a vita poi nel rogo per alcuni di loro , tra cui lo

stesso Segarelli (1300). Nel primo decennio del XIV secolo il movimento prese nuova forma sotto la guida di Dolcino

che lo trasformò in senso marcatamente profetico e apocalittico ,rimodellando così la congregazione comprendente

artigiani e commercianti delle città, e contadini e piccoli proprietari terrieri nelle campagne. Rifugiatosi in una zona

della Val Sesia , Dolcino e i suoi compagni riuscirono a sfuggire lungamente alle milizie radunate contro di loro dai

vescovi di Vercelli e di Novara , prima di essere catturati e uccisi. Le cassazoni decise dal concilio preclusero agli

ambienti rigoristi e pauperisti la possibilità di costituirsi in autonoma congregazione religiosa e determinarono

malcontento e rivolte

Capitolo quattordici

Il papato avignonese . Inquisitori ed eretici mistici e profeti

1. Da Bonifacio VIII a Clemente V : il papato dall'Italia ad Avignonese

La richiesta d'intervento contro i discendentii di Federico I ebbe conseguenze di lunga portata per la penisola e per la

stessa Chiesa romana . Carlo d'Angiò ,sconfisse gli Svevi in Italia e trasformò il mezzogiorno in un dominio anigioino .

Quasi subito però la Sicilia fu occupata dagli Aragonesi ,e il Papato fu coinvolto nel conflitto fra angioini e aragonesi;

vi fu una temporanea rottura tra Bonifacio VIII , il cui conflitto con il re Filippo IV si risolse in un ulteriore

rafforzamento della pressione francese sul papato. Poco dopo la sua elezione Bonifacio respinse con successo l'attacco

dei rivali colonna che , avevano dichiarato illegittime le dimissione del suo predecessore Celestino V perché estorte da

Bonifacio con frodi e minacce, successivamente entrò in conflitto con i re di Francia e d'Inghilterra , che avevano

bloccato i trasferimenti a Roma della decima papale. Proclamando l'anno santo per il 1300 , Bonifacio estese

l'indulgenza plenaria dei peccati commessi, a chiunque , purché confessato e pentito, si fosse recato a Roma entro l'anno

per visitare le basiliche di San Pietro in Vaticano e di San Paolo sulla via Ostiense. Inoltre il papa poté esprimere con

enorme visibilità e magnificenza la pienezza del suo potere . Con Clemente VII si stabilì che il giubileo garantiva

indulgenza plenaria , cioè l'eliminazione di ogni debito con Dio, solo dal 1476 in poi si stabilì che le indulgenze

potessero essere acquisite anche dai vivi a vantaggio dei defunti . La Plenitudo potestatis di Bonifacio VIII non resse alle

circostanze e nel 1303 un gruppo di armati capeggiati dal cancelliere di Filippo il Bello irruppe nel palazzo papale di

Anagni e tenne per breve tempo in ostaggio il papa che morì poco dopo , dopo un breve pontificato di Benedetto XI

venne eletto l'arcivescovo di Bordeaux , Clemente V che trasferì la sede papale ad Avignone dove rimase stabilmente per

70 anni (1307-1377)

2. La predicazione in volgare

L'uso delle lingue volgari comportò significazioni concettuali , ma conferì maggiore capacità e intensità comunicativa ai

tesi , strumenti di crescente diffusione e partecipazione al sapere religioso. Le prime tracce del passaggio dall'omelia al

sermo moderno risalgono al XIII secolo , il sermone moderno si concentra su di un singolo versetto , il tema preso in

genere dalle letture della liturgia del giorno , e lo suddivide in ciascuno dei suoi termini. La sua rigidezza strutturale

risulta alleggerita dall'inserimento di esempi , ingredienti letterari diffusi fin dal XII secolo , inizialmente per opera dei

cistercensi .Le biblioteche dei predicatori comprendevano raccolte di distinzione cioè di parole chiave tratte dalla

Scrittura e interpretate secondo i tradizionali quattro sensi , strumenti esegetici come la Glossa ordinaria ; arti

predicatorie , cioè manuali di istruzioni su tecniche e gestualità della predicazione ; raccolte agiografiche; ciascun

predicatore disponeva di raccolte di sermoni per le ricorrenze dell'anno liturgico oppure per occasioni specifiche o per

tempi forti dell'anno. Il peso assunto dalla predicazione nella cultura religiosa divenne tale , che la stessa trattatistica

teologica assunse come modello i sermoni ponendo a tema singoli articoli del Credo , oppure virtù teologali (fede ,

speranza, carità) o vizi capitali. Talvolta la predica si fondava su di un promemoria scritto : talvolta il testo era steso in

anticipo , per essere poi letto pari pari ; in genere la proclamazione precedeva il testo scritto , destinato come tale alla

pubblicazione .

3. Teologia in lingua volgare : Margherita Porete e la condanna delle beghine

Agli inizi del Trecento Margherita Porete impresse una svolta alla condizione e alla teologia mistica delle donne

religiose . Nonostante una prima condanna emessa dal vescovo di Cambria fr il 1296 e il 1306 , il testo restò in

circolazione . Margherita fu quindo deferita come ricaduta dall'inquisitore dell'Alta Lorena all'inquisitore generale di

Parigi. Dal punto di vista ecclesiastico , dovette risultare inaccettabile la sua distinzione fra Santa Chiesa la Piccola (la

chiesa come istituzione visibile ) e la Santa Chiesa la Grande , formata dalle anime elette . Le caratterizza la rinuncia a

ogni volontà propria , in vista dell'annullamento nel divino , in uno stato che comporta quiete e libertà dalle passioni e

quindi dal peccato. Rifiutatasi di ritrattare Margherita fu mandata al rogo con la sua opera nel 1310. Il concilio di Vienne

condannò certe donne dette volgarmente beghine che non promettono obbedienza a nessuno , non rinunciano alle cose

proprie , non professano alcuna regola approvata e non vivono affatto da religiose , sebbene portino l'abito detto delle

beghine e siano strettamente unite ad alcuni religiosi , verso cui il loro affetto è attirato in modo speciale , con

l'approvazione del concilio il papa stabilì che la loro condizione fosse proibita per sempre e completamente abolita sotto

pena di scomunica .

4. Eretici e inquisitori

Le puntigliose registrazioni delle attività compiute dagli inquisitori rivelano d'altronde che anche le eresie di più antica

data erano ben lungi dall'essere state annientate :giunti verso il 1300 alle sponde del Baltico , predicatori itineranti catari

percorrevano l'Europa centrale fino alla Polonia e alla Transilvania tra XIV e XV secolo i valdesi furono non meno attivi

in Italia , Francia e Borgogna , in Spagna , Svizzera , Austria e Boemia , subendo massicci processi mirani al loro

completo sradicamento . Dal XII secolo il termine eresia era riferito a un'ampia gamma di posizioni di diversa

consistenza teorica e organizzativa, gli eretici erano quasi sempre considerati membri di una setta e ciascuno di loro era

ritenuto un servitore del Diavolo , a partire dalla normativa di Federico II , l'eretico andava colpito indipendentemente

dai suoi comportamenti criminosi , effettivi o presunti. Alle condanne seguivano le abiure e le pene : fra le più comuni ,

l'obbligo di cucire sulle vesti una duplice croce gialla da portare ovunque , fino al compimento della pena misura temuta

più della prigionia in quanto manifestava l'esclusione dalla comunità religiosa.

5. Gli interventi dottrinali e repressivi di Giovanni XII . Le condanne di Ockam ed Eckhart

Giovanni XII si inserì in maniera più decisa nelle controversie teologiche , adottando personalmente soluzioni in linea

con la sua sensibilità giuridica e di governo . Per questo i suoi interventi non possono essere separati dai percorsi degli

intellettuali su cui si abbatterono le condanne , in primo luogo Guglielmo di Ockam e Meister Eckhart . Affrontando la

questione della visione beatifica , il papa affermò che per giungere alla piena visione divina dei santi dovevano attendere

la riunificazione ai propri corpi risorti , dopo il giudizio universale . L'ossessione di Giovanni XXII fu però la lotta

all'eresia in tutte le sue forme, sconfessò la concezione dell'altissima povertà di Gesù , cui l'ordine dei frati minori aveva

legato la propria immagine e forza identitaria rispetto agli altri orini e alla stessa gerarchia , negato il fondamento

evangelico alla pretesa di perfezione dei frati minori , Giovanni XXII restituì loro il domini dei beni che avevano in uso ,

tali decisioni aprirono un conflitto prolungato con la dirigenza dell'ordine. Giovanni XXII valorizzò invece i domenicani

, canonizzando Tommaso d'Aquino (1323) , Anch'essi dovettero attraversare una lacerante crisi interna esplosa con le

denunce di alcuni confratelli nei confronti di Meister Eckhart , tra il 1294 e il 1298 Eckhart aveva composto in

mediotesco le Istituzioni spirituali , opera che fa perno sulla nozione del distacco dalla volontà propria in vista

dell'incontro con Dio . Per Eckhart , l'uomo deve allontanarsi dal peccato , cui è naturalmente incline , attraverso il

pentimento divino che porta alla gioia spirituale e guida lo spirito fuori da ogni sofferenza e tristezza . A Colonia la

dottrina della nascita di Dio nell'uomo fu denunciata da alcuni confratelli e su iniziativa dell'arcivescovo fu aperto nei

suoi confronti un processo per eresia . Appellatosi al papa Eckhart ottenne che il processo fosse trasferito ad Avignone ,

dove le proposizioni incriminate furono esaminate da un collegio . L'inquisito morì poco prima della sentenza. La bolla

papale “In agro dominicio” condannò diciassette sue proposizioni come eretiche e altre undici come malsonanti ,

temerarie e sospette di eresia, specialmente perché esposte nelle sue prediche di fronte al popolo incolto.

6. verso la devozione moderna

La condanna di Eckhart impresse un duro colpo alla mistica speculativa dei domenicani , spingendone alcuni verso

soluzioni di sorvegliato ripiegamento. La devozione mistica prendeva il posto della dottrina venendo resa oggetto di

studio.Il diffondersi di tali pratiche è legato al nome di Geert Groote un canonico di Deventer che propose una mistica

priva delle pretese divinizzatrici di matrice eckhartiana e incentrata invece sulle dimensioni psichiche e affettive da

viversi in comunità , la nuova devozione alla figura di Gesù , fondata sulla meditazione della sua passione e del mistero

della sua morte sorresse i tentativi di rinnovamento delle congregazioni religiose e delle forme di pietà fra XIV e XV

secolo

7. Il ritorno del Papato a Roma tra calcolo e profezia

Contro Ludovico il Bavaro , la chiesa Romana giocò la carta di un principe della casa di Lussemburgo , il boemo

Venceslao che eletto alla carica imperiale con il nome di Carlo Iv , si atteggiò a nuovo Carlo Magno. Carlo scese a Roma

per ricevere la corona imperiale dal cardinale d'Ostia , delegato dal papa avignonese (1355) . L'anno dopo stabilì tuttavia

con la Bolla d'oro (1356) che l'elezione imperiale era riservata a sette principi elettori di Germania . I nessi tra elezione

venivano così recisi , nel frattempo i vertici ecclesiastici andavano maturando la decisione di rientrare a Roma da

Avignone e così sottrarsi alla crescente dipendenza dal re di Francia . Tale programma fu sostenuto da ambienti che

invocavano il ritorno richiamandosi a calcoli apocalittici e a visioni profetiche . Fra le più celebri le esortazioni al papa

documentate dalle lettere di Caterina da Siena e dai testi della Principessa Brigida di Svezia. Tra la fine del 300 e gli

inizi del '400 l Rivelazioni circolarono in tutta Europa in diverse lingue e in forme rimaneggiate diffondendo un

messaggio catechetico e di riforma morale , la cui autorevolezza fu esaltata dall'autorità carismatica universalmente

riconosciuta alla veggente svedese. Il ritorno del papa a Roma divenne infine possibile grazie alla raccolta di mezzi

finanziari adeguati e di un vasto consenso a livello europeo . Dopo un primo tentativo compiuto da Urbano V , il

definitivo rientro di Gregorio XI (1378) fu reso possibile dai re di Francia, Navarra e Napoli .

Capitolo quindicesimo

Tra conciliarismo e monarchia papale . Riforma , profetismo e devozione nel XV secolo

1. Il grande scisma d'occidente

Urbano VI (1378-1389) entrò subito in disaccordo con i cardinali che lo avevano eletto . Quattro mesi dopo,questi gli

contrapposero un altro papa , Clemente VII che riportò la sua curia ad Avignone, la rottura coinvolse gli episcopati , gli

ordini religiosi fin dentro conventi e monasteri. Lo scisma centralizzava i conflitti politico-militari in corso,fissando la

divisione dell'Europa in zone d'influenza ; dai più rinomati centri universitari si cominciò a ventilare la via del concilio ,

rispondente ai modelli di organizzazione corporativa e di collegialità affermatasi nelle università. In mancanza di

un'iniziativa dei contendenti , occorreva stabilire chi avesse l'autorità di convocare il concilio . I cardinali romani

riunitisi per eleggere il nuovo papa decisero che chiunque fosse stato eletto avrebbe convocato il concilio . Poiché il

nuovo papa Gregorio XIII (1406) non si attenne ai patti , cardinali delle due parti convocarono autonomamente il

concilio a Pisa ; dove il concilio si propose come supremo organismo giudicante del Papato, per attestare pubblicamente

la condizione di due sedicenti pontefici ,che con i loro comportamenti si erano macchiati di eresia. Dichiarati decaduti i

contendenti , elesse Alessandro V , alla sua scomparsa , la linea pisana fu proseguita da Giovanni XXIII (1410-1417) ,

che indisse contro gli avversari la crociata , raccogliendo fondi e assicurando indulgenze ; il papa si decise infine a

convocare un nuovo concilio a Costanza (1414) , che avrebbe dovuto rispondere a esigenze generali di riforma della

chiesa . La questione di fondo , la riforma complessiva e strutturale della chiesa intera , a partire dai suoi vertici. Il

concilio delineò un progetto di governo ecclesiastico più partecipato e condiviso da sottoporre a periodiche verifiche

collegiali.

2. Il movimento riformatore tra Inghilterra e Boemia

Il movimento nazionale e religioso affermatosi in Boemia e Moravia nella prima metà del '400 fu la riforma prima della

riforma, il movimento infranse in pochi anni un collaudato sistema di poteri e di gerarchie , con implicazioni di grande

portata per tutto l'occidente. Dalla metà del XIV secolo si erano profilati in Boemia predicatori il cui messaggio ,

incentrato sulla denuncia della simonia di chierici e frati e su appelli alla penitenza e alla devozione rivolti ai laici

nell'imminenza dell'Anticristo e della fine , raggiunse un pubblico ampio. Il movimento riformatore boemo , mostrò una

specifica attenzione per le posizioni del teologo ed esegeta John Wyclif . Fondate sulla contrapposizione tra chiesa

visibile e invisibile: la prima è rappresentata dalla gerarchia ,corrotta con l'ausilio della sua stessa legge non

evangelica,il diritto canonico;la chiesa invisibile è fondata sulla sola Scrittura e costituita dagli eletti predestinati da Dio

alla salvezza. La teoria di Wyclif fu seguita dal movimento dei lollardi che rigettavano la dottrina eucaristica vigente e la

“Plenitudo Potestatis” papale cui contrapponevano il sacerdozio universale dei fedeli e la diffusione della scrittura in

lingua volgare , per renderla accessibile a tutti . Quando Giovanni XXIII coinvolse la Boemia nella crociata contro il re

di Napoli Ladislao , sostenitore del papa romano Gregorio XII , Hus indisse una disputa pubblica : denunciò le

indulgenze dubbie e fallaci di un papa moderno e mise in dubbio che la legge divina permettesse di aderire al mandato

papale di predicazione della crociata e che esso giovasse all'onore di Dio alla salvezza del popolo e all'utilità del regno.

Invitato a comparire dinanzi al concilio di Costanza Hus si presento con un salvacondotto di Sigismondo , incarcerato

pochi giorni dopo l'arrivo , fu poi interrogato da una commissione di teologi presieduta da Pietro d'Ailly , che lo

condannò al rogo come seguace di Wyclif.

3. Programmi e tentativi di governo collegiale della chiesa a , al centro e in periferia

Il concilio prese progressivamente le distanze da Giovanni XXIII . Il decreto “Haec sancta” affermò allora la superiorità

del concilio sul papa e il diritto a procedere nella riforma della chiesa anche senza di lui . Il decreto contiene espressioni

che rimandano oltre il fine immediato di ristabilire l'unità , evocando l'esigenza della riforma della chiesa. Poco dopo

Giovanni XXIII fu arrestato e processato per mancanza di fede , simonia, eresia , omicidio , adulterio e sodomia.

Deposto fu deportato a Heidelberg . Si chiudeva così il lungo scisma , su cui protagonisti lo stesso Papato romano

mostrò a distanza di tempo giudizi oscillanti. Il concilio concluse i propri lavori con due decisioni di grande portata

:emise il decreto Frequens (1417) in cui ribadì la propria funzione di suprema istanza di governo ecclesiastico e stabilì di

riconvocarsi una volta ogni dieci anni : inoltre elesse il nuovo papa , Oddone Colonna (Martino V) . Nell'ultima seduta

conciliare Martino V dichiarò di condividere e approvare tutti i decreti di riforma. Tentativi di riforma si profilarono

piuttosto dal basso e in sedi locali , là dove il modello conciliare di governo collegiale incrociava istanze di autogoverno

sociale e religioso.

4. Esiti dell'hussitismo : dai wyclifiti alla chiesa nazionale ultraquisita

Il movimento riformatore boemo trovò un motivo riformatore nell'ultraquismo , cioè nell'affermazione dottrinale e

pratica della comunione sotto le due specie a tutti i fedeli. Il movimento fu costituito da soggetti diversi , in conflitto con

l'imperatore , la grande nobiltà cattolica e la chiesa cattolica , ma profondamente divisi tra quanti rigettavano la dottrina

dei sacramenti e quanti non volevano del tutto abbandonare liturgia e riti cattolici. I wyclifiti presero inizialmente il

sopravvento con il riuscito attacco al municipio della Città nuova di Praga , ma subì un duro colpo con l'uccisione del

predicatore apocalittico Zelivsky . A pisek in Boemia meridionale instaurarono un regime fondato sull'amministrazione

comune dei fondi , sulla loro distribuzione in relazione ai bisogni dei singoli e sulla confisca di proprietà private .

Impadronitisi di una fortezza abbandonata la trasformarono nelle città fortificata di Tabot che si mantenne per decenni

come entità indipendente , militarmente solida , ma in una condizione di crescente marginalità politica di spopolamento

e di mancato sviluppo economico. Più volte la chiesa romana chiamò i boemi alla crociata contro gli hussitisti ma , le

forze crociate incalzte dalle milizie hussite , dovettero accettare , accordi che assicuravano ai paesi di lingua ceca la

libertà del calice e a tutti i residenti estese libertà religiose.

5. Osservanze mendicanti , movimenti penitenziali e rinnovamenti monastici in occidente

Appelli al rispetto rigoroso delle regole della propria congregazione religiosa risuonarono entro gli ordini sia monastici

sia mendicanti . In ambienti minoriti fu avviato un controllato recupero della tradizione letteraria degli spirituali e dei

fraticelli. Gli osservanti minoriti avanzarono più volte la richiesta di essere staccati dall'ordine , ma incontrarono le

resistenze dei conventuali , poco disposti a dividere con i nuovi venuti la prestigiosa eredità di Francesco. Solo nel 1517

Leone X autorizzò formalmente la divisione di fatto esistente. Degli eremi osservanti erano passati nelle città , dove si

affermarono grazie a eccellenti predicatori. Nella predicazione i frati osservanti insistevano sulla preghiera più volte al

giorno e sulla necessità di estirpare inimicizie private e di fazione , ricercare la concordia civile e famigliare , rinunciare

a lusso e vanità , rispettare festività e riposo domenicale. L'annuncio dell'anticristo era frequente , il messaggio

escatologico mirava a rendere gli ascoltatori consapevoli dei lo peccati e della necessità di sottomettersi prontamente

alla disciplina morale ecclesiastica. Ai testi in latino per i confessori cominciarono ad affiancarsi manuali in volgare , per

istruire i fedeli a prepararsi alla confessione. Impegnati a orientare e disciplinare il popolo , i predicatori spesso

ottennero da principi e città provvedimenti in linea con il proprio messaggio di cristianizzazione. O predicatori

osservanti intervennero significativamente nei campi dell'economia e della morale sociale , riproponendo e sviluppando

le dottrine dell'Olivi , imperniate sulla valorizzazione dell'esercizio di attività mercantili e bancarie da parte dei cristiani

e sulla denuncia degli usurai , la cui avarizia era indicata come principio di morte sociale.

6. Dalle pretese di governo al sovrano Pontefice

Eugenio IV (1431-1447) dovette subito affrontare l'impegno assunto da Martino V di convocare il concilio a Basilea

(14319 , nel ribadire il dato acquisito a Costanza della superiorità del concilio sul papa. I conciliaristi attribuivano al

concilio la promessa di infallibilità divina e pretendevano quindi che il papa vi si sottomettesse. Il papa era interessato

alla questione mediterranea , invece la maggioranza dei prelati convenuti metteva al centro la questione hussita e la

situazione dell'Europa centro-orientale . Il conflitto fra il concilio ed Eugenio Iv si radicalizzò quando a Basile si pretese

di attribuire valore dogmatico alla Haec sancta . I sostenitori a oltranza delle prerogative conciliari scomunicarono e

deposero Eugenio IV ed elessero nuovo papa Amedeo VIII di Savoia , con il nome di Felice V. Di contro Eugenio IV

spostò il concilio prima a Ferrara poi a Firenze , dove fu stipulato un accorso di unione con la chiesa greca. Sul versante

opposto , l'indebolito fronte conciliarista doveva subire l'abdicazione di Felice V e la sua sottomissione a papa Nicolò V,

che lo nominò cardinale. La crisi del movimento conciliarista segnò una svolta di lunga durata nel governo centrale della

chiesa. La curia organizzò i propri apparati in modo da renderli più adatti a governare sia la chiesa universale sia il

territorio pontificio . Fu tra l'altro messo a punto un sistema di ambasciate . A partire da Nicolò V il papa fu occupato in

misura crescente dalle questioni legate al suo ruolo di sovrano di uno stato territoriale di media grandezza , ne derivò

una pressione crescente nei confronti della popolazione sul piano finanziario ed economico. Alla lunga la crescita

dell'imposizione fiscale determinò ritardi di sviluppo e arretratezza e contribuì ad alimentar sentimenti anticlericali nei

sudditi.

7. Il rinnovato primato del Papato

Il concilio di Basilea rappresentò un passaggio importante per la ridefinizione dei rapporti fra Stati e Chiesa. Carlo VII

re di Francia , promulgando la Prammatica sanzione di Bourges, aveva di fatto adattato alla situazione francese i decreti

di Basilea circa la superiorità del concilio sul papa. A questa affermazione conciliarista papa Nicolò V replicò dieci anni

dopo con il Concordato stipulato con re Federico di Germania (Vienna 1448) , che rapprentò un colpo definitivo per il

concilio di Basilea . La concessione al sovrano del diritto di nomina dei vescovi nei suoi territori puntava a disarticolare

le autonomie locali tedesche , limitando i poteri vescovili. La nuova stagione del Papato fu trionfalmente aperta dal

giubileo del 1450 . Nicolò V avviò i lavori della nuova basilica di San Pietro . La costruzione della nuove basilica durò

fino ai primi del '600 . Il rinnovato legame con la città , reso visibile da progetti e realizzazioni di grandi e costose opere

pubbliche , rappresentarono la cifra più vistosa del Papato dalla seconda metà del'400.

8. Vescovi e preti, laici e confraternite.

Nell'Italia del XV secolo i vescovi furono nel complesso più deboli rispetto ai secoli precedenti . Chi riceveva la carica

episcopale era preoccupato innanzi tutto della redditività del beneficio acquisito. A volte non risiedevano neppure nella

propria diocesi. A livello europeo le istituzioni diocesane manifestavano una vitalità complessivamente maggiore, nel

XV secolo la Chiesa romana vide limitato il proprio potere di designare vescovi oltre le Alpi.Gli stati Italiani godevano

di una specie di diritto di presentazione dei candidati ai benefici maggiori. I benefici da assegnare nell'ambito dei

singoli stati potevano essere numerosi . A volte le trattative si sovrapponevano e incrociavano ; gli esiti registravano gli

equilibri sempre ridefinibili tra Roma e singoli Stati . In tutta Europa il tessuto connettivo del laicato delle città era

costituito dalle confraternite , autentico interfaccia tra vita religiosa e vita civile. Le confraternite potevano avere finalità

primarie differenti. Soprattutto , aiutavano i propri membri ad affrontare la morte , avvertita come unico fattore di

livellamento sociale e temuta in quanto passaggio verso i supplizi ultraterreni. Erano previste attività di formazione

religiosa interna , con riunioni periodiche dedicate alla lettura degli statuti e all'ascolto da parte dei confratelli dei

semoni tenuti da uno di loro. Le confraternite rappresentarono un fattore potente nel consolidarsi della cosiddetta

religione civica. La città è ormai divenuta nel suo complesso uno spazio sacro , uno spazio conteso fra chierici e laici, e

allo stesso tempo conteso fra esponenti delle diverse congregazioni religiose che rivendicano un ruolo specifico nella

vita civile.

9. Bibbia , spiritualità ,preghiera

Johann Gutenberg lo stampatore della celebre Bibbia comprese meglio di altri le potenzialità della stampa a caratteri

mobili in uso già da qualche anno. La stampa degli incunaboli comportò una profonda trasformazione della letteratura

religiosa . Con la riduzione del costo dei libri e la moltiplicazione delle scuole , crebbe il numero dei laici alfabetizzati e

in grado di accedere direttamente a testi biblici e spirituali . La devozione e la pietà per la passione di Gesù erano

divenute da tempo stimolo e motivo di un'ampia produzione letteraria realizzata con particolare determinazione in

ambiente cistercensi , certosini e francescani. L'imitazione di Cristo si caratterizza come un invito al combattimento

spirituale, in cui l'anima si impegna , alla sequela di Gesù attraverso la pratica delle virtù ed esercizi spirituali . Si tratta

dunque di amare Gesù disprezzando se stesi , fino a trovare la consolazione interiore in Dio. Le immagini come veicolo

di istruzione religiosa e tramite di meditazione e preghiera erano d'altronde importanti per quanti non sapevano leggere e

scrivere . Comune a tutti i ceti era la preghiera , la preghiera cristiana è fondamentalmente di due tipi : di invocazione e

di rendimento di grazie, rivolta a Dio Padre oppure a Gesù Cristo , alla Vergine , agli angeli e ai santi.

Capitolo sedicesimo

La riforma protestante

1. La situazione nell'Europa centro-occidentale alle soglie del'500

Il problema della riforma della chiesa era stato posto già dai primi del '400 , nel corso dello scisma d'occidente. Sul

piano religioso gran parte dell'Europa risultava profondamente segnata dall'affermazione visibile del cristianesimo , dei

suoi riti , dei modelli sociali e delle pratiche che esso ispirava , soprattutto secondo i tratti della confessione cattolitica .

Accanto a una minoranza dotata di una ricca cultura religiosa , sussisteva tuttavia in ambito rurale e tra i ceti popolari

una religiosità che intrecciava elementi devozionali , sedimentate pratiche idolatrici, aspetti devozionali , quasi ai

espressione consapevole di modelli alternativi al cristianesimo . Il ritorno alle fonti classiche promosso dall'Umanesimo

rimise ampiamente in discussione le metodologie di acquisizione e i contenuti del sapere dell'epoca , innescando una

specie di rivoluzione culturale . Lo studio del nuovo testamento sul piano filologico portò a contestare la corrispondenza

tra la Vulgata e gli originali greci. All'interno delle istanze emergenti dalla cultura umanistica un ruolo essenziale fu

svolto da Erasmo da Rotterdam che tentò di favorire un rinnovamento religioso che permettesse il ritono al modello

della chiesa apostolica , Erasmo vi accostò una convinta sollecitazione ad assicurare una maggiore formazione

intellettuale dei cristiani per ovviare alla notevole diffusione della superstizione e aiutare gli uomini a vivere il nucleo

spirituale e morale del cristianesimo delle origini. La crescita del papato come principato era stata caratterizzata in

termini non dissimili da quanto accadeva negli altri Stati alle soglie dell'età moderna . Con un chiaro significato

ideologico, si era dato avvio a un ampio programma di edificazione e di abbellimento della residenza papale e della città

capitale , la cui realizzazione comportò un crescente fabbisogno finanziario. Si ebbe un netto sviluppo di pratiche

nepotistiche destinate a prolungarsi nel tempo, che contribuirono rapidamente a diffondere un'impressione di decadenza

profonda della curia romana.

2. Il << Libellus ad Leonem X >> e il concilio Lateranense V

Il “Libellus ad Leonem X” propose una restaurazione interna della chiesa come base della futura azione volta a unificare

il mondo sotto l'unica Chiesa cristiana . Il Libellus , anche quando mostrava di accogliere alcune istanze degli umanisti ,

le inseriva all'interno di una prospettiva di rafforzamento delle istituzioni ecclesiastiche. L'intervento suggerito dal

Libellus prevedeva : un intervento di riforma degli ordini religiosi , criticati anche dalla cultura umanistica per le loro

degenerazioni ; l'introduzione di robusti studi di teologia per il clero , fondati sulla Sacra Scrittura e la patristica, la

traduzione della Bibbia negli idiomi nazionali per consentirne un più largo accesso da parte della popolazione

alfabetizzata ; l'eliminazione degli aspetti magici dalla Liturgia . Inoltre si sollecitava un rimedio all'abitudine dei

vescovi di non risiedere nelle loro diocesi. Per raggiungere l'obiettivo della riunificazione della cristianità Querini e

Giustiniani proponevano anche la lotto contro la stregoneria e gli ebrei . Nel 1555 Paolo IV , con la bolla “Cum nimis

absurdum” decretò per gli ebrei la segregazione nei ghetti. Il Libellus intese contribuire ai lavori del concilio

Lateranense V (1512-1517) convocato da Giulio II soprattutto contro il conciliabolo di Pisa , voluto da Luigi XII in

reazione alla politica antifrancese del Papati. Nel 1516 il Lateranense V recepì il concordato tra il nuovo papa Leone X e

Francesco I , con il quale fu messo fine al contrasto con la Francia .

3. La Riforma : Lutero

L'agostiniano Lutero fece circolare 95 tesi per chiarire l'efficacia delle indulgenze , episodio che in seguito fu

considerato l'avvio della riforma . Se il discorso della confessione sacramentale comportava il perdono del penitente ,

non lo scioglieva però dalle pene temporali. In età tardorinascimentale il ricorso alle concessione di indulgenze fu

sempre più spesso vincolato , oltre che alle penitenze consuete , al versamento di una somma di denaro, cosicché la

pratica era diventata una delle forme di finanziamento della chiesa e in particolare del papato. Lutero sostenne che le

indulgenze non eliminavano le conseguenze del peccato e che soltanto il perdono gratuito di Dio poteva provvedervi. In

base a questa concezione , le opere buone degli uomini non erano la causa della salvezza , ma una manifestazione

concreta di ringraziamento spontaneo conseguente alla salvezza ricevuta da Dio . La riforma costituì un vasto e

articolato movimento di rinnovamento del cristianesimo e della Chiesa , diffusosi in larga parte dell'Europa. La riforma

accolse molti aspetti propri dell'epoca precedente , ma rivisitandoli profondamente . Tutte le confessioni riconducibili

alla riforma , come la natura della chiesa o la concezione dei sacramenti , condividono alcune affermazioni di base sotto

il profilo dottrinale .La salvezza compiuta da Dio in Gesù è unica e completa , perciò le chiese della riforma rifiutano il

culto dei santi , passando dalla loro invocazione come intercessori alla loro memoria ai fini dell'emulazione . Soltanto la

grazia divina opera la salvezza ; solo la fede in Dio permette la giustificazione dell'uomo. L'elemento chiave del

fenomeno della riforma fu il concetto di sacerdozio universale : una nozione che rendeva inutile l'intermediazione del

clero ai fini della salvezza e minava la dimensione gerarchica della chiesa. Solamente il 15 giugno 1529 Lutero fu

sollecitato da papa Medici a ritrarre alcune delle sue tesi sotto la minaccia della scomunica . Invece Lutero reagì

riproponendo all'attenzione della Chiesa il tema della partecipazione attiva dei laici cristiani alla vita della chiesa . In

alternativa le chiese riformate , introdussero un corpo di pastori dotato di poteri e prerogative limitate e attivarono forme

di ministero all'interno di un modello sinodale di Chiesa, che prevedeva il concorso delle diverse componenti alla sua

gestione. Il protestantesimo permise il matrimonio dei pastori , ammetteva i soli sacramenti del battesimo e

dell'eucarestia , quanto all'organizzazione della cristianità Lutero aveva sostenuta che essa esigeva dei capi dotati solo di

funzione spirituale e non di poteri di giurisdizione. Per Lutero la vera chiesa era una comunione di tipo spirituale

composta dai cristiani autentici. Leone X reagì il 3 gennaio 1521 con l'emanazione della comunica . Il temporaneo

indugio di Carlo V consentì al principe di Sassonia di porre segretamente Lutero al riparo della propria protezione e in

seguito di sottrarlo alle misure deliberate della dieta di Worms, che lo aveva dichiarato eretico e bandito dall'impero. Nel

1524-1525 si compì anche la frattura tra Erasmo e Luteo , che contribuì ad alienare le simpatie di una parte degli

umanissti verso il riformatore tedesco. Erasmo aveva rimproverato Lutero di distruggere la responsabilità morale

individuale , Lutero replicò con il violento “De servo arbitrio” asserendo che la volontà dell'uomo non è libera , ma

soggetta a Dio o al peccato , e la salvezza viene solo da Dio.

4. Diffusione e consolidamento del luteranesimo

Nella seconda parte degli anni Venti la diffusione del luteranesimo trasse vantaggio dalla debolezza di Carlo V ,

impegnato in guerre contro la Francia e i turchi , e pressato dalle spinte autonomistiche dei principi e delle città libere

tedesche favorevoli a Lutero. Proprio alle proteste avanzate alla dieta di Spira del 1529 contro le misure oppressive

assunte verso i luterani si deve la genesi remota del termine protestante per definire i seguaci della riforma .Alla dieta

imperiale di Augusta del 1530 , furono esposte la “Confessio Augustana” presentata da Melantone e la ben più radicale

“Fidei Ratio” inviata da Zwingli. Le divisioni tra protestanti indussero Carlo V a far confutare da teologi cattolici la

Confessio Augustana e a concedere ai protestanti un anno di tempo per sottomettersi. Per reazione questi si unirono nella

lega di Smalcalda . La riapertura dello scontro con i turchi spinse Carlo V a concedere agli smalcalcidi la facoltà di

professare la loro fede sino a quando non fosse stato convocato il concilio da parte del papa. Nel coro degli anni trenta la

lega guadagnò alle proprie posizioni altre importanti aree della Germania . Perciò Carlo V tentò la via dell'aaccordo sul

piano religioso , momento chiave fu la dieta di Regensburg del 1541 , durante la quale si raggiunse un'intesa sulla

giustificazione , subito smentita da Roma e dai maggiori esponenti della riforma. Dopo l'apertra del concilio nel 1545

Carlo V attaccò la lega di Smalcalda , ma il netto successo militare non bastò per rimediare a un trentennio di

circolazione delle dottrine luterane. La successiva sconfitta patita nel 1552 contro i principi luterani , aprì le porte alla

pace di Augusta del 1555 durante la quale Carlo V dovette riconoscere la confessione luterana. Sebbene il luteranesimo

non si fosse ancora consolidato a livello dottrinale , la sua affermazione eccedeva ormai i confini dell'impero.

5. La corrente riformata : Bucero

L'ex domenicano Bucero giunse Strasburgo nel 1523 , quando la città viveva già da quasi un quinquennio i fermenti di

riforma. Bucero vi si inserì riconoscendo al potere civile il diritto di gestire la riforma della chiesa , per ricondurla alle

sue finalità essenzialmente spirituali . Le riforme si concretizzarono nella sostituzione del latino con il tedesco nella

celebrazione della messa ; nella soppressione dei conventi , con i cui beni fu avviato un sistema di pubblica assistenza ;

nell'introduzione dell'istruzione primaria obbligatoria ; in un rigido controllo della moralità da parte delle magistrature .

In occasione della dieta di Augusta Strasburgo presentò la Confessio Tetrapolitana che conteneva una dottrina

intermedia fra quelle luterana e zwingliana . Nel trattato sulla vera cura pastorale Bucero delineò una chiesa governata

collegialmente e dotata di quattro ministeri: dottori , pastori , diaconi e anziani.

6. La corrente riformata: Zwingli

Zwingli sacerdote legato ai circoli umanistici , inizialmente fu mosso da preoccupazioni etiche per il risanamento della

società e della Chiesa . Nei primi anni Venti, cominciò a operare per una riforma della chiesa zurighese , il modo di

procedere di Zwingli aprì la via all'assunzione della gestione della riforma da parte dell'autorità politica . In ogni caso le

autorità locali , provvidero all'abolizione della liturgia cattolica , all'introduzione di un culto fondato sulla Sacra Scrittura

letta in lingua corrente , alla soppressione dei conventi , alla costituzione della prima scuola teologica per pastori

riformati , al varo di un'organizzazione di assistenza pubblica laica che soppiantava le strutture caritative cattoliche,

all'affermazione dell'obbligo scolastico , a un rigido controllo della moralità de cittadini , Zwingli fu assertore

dell'unicità del regno di Dio . Su questa base si impegnò per il risanamento della res pubblica e combatté gli anabattisti .

Il cui rifiuto della vita pubblica spinse il consiglio cittadino di Zurigo a decretarne la morte nel 1526 , senza che il

riformatore vi si opponesse. Zwingli si scontrò con Lutero intorno alla presenza di Cristo nella Cena .

7. La corrente riformata : Calvino

La teologia di Calvino insisteva sull'assoluta sovranità di Dio e la totale subordinazione dell'uomo , che era liberamente

salvato in cristo a prescindere dalle opere . Ne deriva anche una predestinazione ai fini della salvezza e della dannazione

eterna , preordinate da Dio in modo tale che l'uomo non poteva sapere chi fosse destinato all'uno o all'alto esito. Su

queste affermazioni poggiava la concezione della chiesa : quella invisibile era formata dai predestinati alla salvezza

mentre quella visibile,comprendeva insieme i chiamati alla salvezza e i predestinati alla dannazione . Calvino desiderava

spingere le istituzioni civili a una stabile cooperazione con la chiesa , ma di fatto il Concistoro ginevrino negli anni

successivi fu al centro di gravi tensioni tra la componente laica e quella ecclesiastica.Nel secondo 500 per opera di

Calvino Ginevra diventò il riferimento ideale del protestantesimo riformato. Anche negli altri paesi europei in cui si

diffusero le dottrine riformate,i contrasti religiosi si intrecciarono con le tensioni politiche.

8. Il rifiuto del modello costantiniano : la riforma radicale

La volontaria rinuncia agli strumenti del potere della società nella realizzazione del Christum sequi caratterizzò per

molti versi anche le esperienze della riforma radicale nel '500 . Fu il caso degli anabattisti che si opponevano nettamente

al mantenimento del nesso tra comunità religiosa e comunità civile caratteristico della cristianità nel medioevo,

adottavano un orientamento comunitaristico nella gestione dei beni , rifiutavano di assumere cariche civili, di utilizzare

le armi o di prestare giuramento. Ma proprio il rifiuto del modello costantiniano fu la causa principale dell'opposizione

violenta con la quale i movimenti radicali furono drasticamente combattuti dalle autorità ecclesiastiche e da quelle civili.

Le autorità ecclesiastiche delle varie confessioni si ritennero provocate dalla carica profetica e dal radicalismo cristiano

di quelle esperienze religiose e agirono spinte dalla preoccupazione di svellere ogni presenza ereticale . Il rifiuto di ogni

forma di sovversione dell'ordine costituito sollecitò anche il convinto , sanguinoso concorso del potere politico nella

repressione dei movimenti radicali.

9. La riforma della chiesa d'Inghilterra : l'anglicanesimo

La riforma della chiesa d'Inghilterra approdò a un compromesso fra aspetti mutuati dalle teologie riformate e tratti propri

del cattolicesimo. Elemento peculiare fu la sua stretta dipendenza dalla politica ecclesiastica dei monarchi succedutosi

sul trono . L'avvio della riforma (1531-1547) comportò soprattutto uno scisma tra la chiesa inglese e la chiesa romana.

Più dell'iniziativa del clero inglese fu quella del Parlamento , abilmente guidato da Thomas Cromwell , che spinse verso

la rottura dei rapporti con il papa. Nel giro di pochi anni Enrico VIII assunse il controllo del clero e la guida delle

istituzioni ecclesiastiche come capo supremo in terra della chiesa d'Inghilterra. Tuttavia Enrico VIII non intese

provvedere a modifiche dottrinali che sancissero una rottura con il cattolicesimo sul piano teologico . I Sei articoli del

1539 confermavano la volontà di ortodossia del monarca. La situazione cambiò durante il breve regno di Edoardo VI

che per la minore età dovette lasciare il governo a un consiglio di reggenza , guidato da fautori del protestantesimo .

Contemporaneamente Tomas Crammer , arcivescovo di Canterbury . Promosse un luteranesimo moderato in campo

religioso. L'anglicanesimo mantenne diversi aspetti della liturgia cattolica , ma sostituì al concetto di sacrificio rinnovato

a ogno celebrazione eucaristica quello di commemorazione di un evento che si era compiuto una volta per tutte con la

morte di Cristo sulla croce. Quindi nel 1543 Edoardo VI approvò i 42 articoli , nei quali si alternavano formulazioni

intonate al luteranesimo con altre di carattere riformato, La struttura istituzionale della chiesa d'Inghilterra mantenne

l'episcopato e rimase fondata sull'organizzazione parrocchiale . L'avvento di Maria I Stuart , sovrana dal 1553 al 1558

,comportò una quasi completa restaurazione del cattolicesimo e l'avvio di una violenta repressione dei protestanti. Infine

il lungo regno di Elisabetta I Tudor (1558-1603) favorì il definitivo assestamento della riforma grazie all'accorta azione

del ministro William Cecil . Nel 1571 furono approvati i 39 articoli che il parlamento dichiarò confessione di fede della

chiesa inglese. All'inizio del '600 per volontà del nuovo re Giacomo I , si provvide a una nuova traduzione della Bibbia

in Inglese che diventò il testo ufficiale della chiesa Anglicana.

Capitolo diciassettesimo

Lotta all'eresia,disciplinamento della società l'età delle confessioni

1. La reazione cattolica alla riforma . L'espansione missionaria

Con Paolo III (1534-1549) parve che le esigenze di riforma trovassero udienza ai vertici della stessa chiesa romana :

egli inserì nel proprio programma la convocazione del concilio e nei primo anni del suo pontificato promosse al

cardinalato alcuni assertori di un'ampia azione di riforma. Per volontà di Paolo III una parte di questi cardinali nel1536

elaborò , un “Consilium de emendamenda Ecclesia” , un articolato programma volto a rimuovere gli abusi che

caratterizzavano la chiesa . In questo clima di fervore si inserì la nascita di nuove congregazioni di religiosi e di chierici

dediti alla vita in comune; nel 1537 Paolo III riconobbe la piena dignità delle popolazioni dell'America e

conseguentemente la necessità di evangelizzarle . Si trattava di una prima presa di posizione a tutela dei nativi. In

seguito l'attività missionaria si allargò all'Asia e all'Estremo oriente soprattutto grazie ai gesuiti. La Compagnia di Gesù

ottenne l'approvazione papale nel 1540 , raggiunse dimensioni considerevoli e diventò un pilastro a servizio della

formazione religiosa della popolazione europea , e in particolare dei ceti dirigenti , e uno straordinario strumento per la

diffusione delle concezioni controriformistiche concorrendo alla conservazione dello status quo sociale e politico nei

paesi cattolici.

2. L'azione del Santo Ufficio

Con la creazione del santo ufficio Paolo III attribuì poteri eccezionali a un gruppo di cardinali , in una situazione di

emergenza dovuta al dilagare del protestantesimo nell'Europa cristiana , di fatto il santo ufficio fini per agire al di là

delle proprie prerogative istituzionali di tribunale delle coscienze , riuscendo via via a proporsi come strumento capace

di influire sui rapporti politici tra Roma e gli Stati. In particolare in Italia il papato fu in grado di operare come potere

centrale a livello politico . L'azione del santo ufficio concorse al rafforzamento dell'autorità papale nei confronti dei

principi. All'interno della chiesa essa , da un lato andò a scapito del ruolo dei vescovi , dall'altro lato favorì l'assunzione

di una progressiva autonomia da parte dell'inquisizione ai vertici delle istituzioni ecclesiastiche. Nel complesso il

sistema inquisitoriale favorì lo sviluppo di un clima ossessivo di sospetto e perciò il ricorso alle delazioni e alle denunce

spontanee. In poco più di un decennio l'impegno fondamentale del santo ufficio attraverso i processi per eresia contro il

cardinale Morone e numerosi vescovi e la raccolta di un dossier sugli orientamenti dottrinali del cardinale Pole,

contribuì a orientare l'atteggiamento della chiesa cattolica nei confronti del luteranesimo e ad affermare ai suoi vertici un

personale selezionato sulla base della sua congruità alla retta dottrina così era interpretata dal santo ufficio.

3. Il concilio di Trento

Il concilio si aprì il 13 dicembre 1545 a Trento , i lavori si svolsero in tre fasi : dal 1545 al 1548 a Trento e poi Bologna ;

dal 1551 al 1552 durante il pontificato di Giulio III infine dal 1562 al 1563 sotto Pio Iv . Paolo III , nella bolla

d'indizione “Laetere Jerusalem” aveva fissato gli obiettivi del concilio nell'eliminazione della frattura dottrinale , la

riforma del popolo cristiano , il ristabilimento della pace tra i popoli dell'occidente , il recupero dei luoghi santi da tempo

caduti in mano musulmana. Gli obiettivi furono largamente mancati. L'opera di riforma promossa dal concilio risultò

caratterizzata dalla prospettiva della salvezza delle anime, e conseguentemente della cura pastorale, come criterio

fondamentale per la vita della chiesa. Tuttavia nella pratica l'affermazione di questa linea si scontrò con lo sviluppo

verticistico della chiesa facente perno sul papato. L'attività pastorale risultò gravemente limitata dalle interferenze

romane . Nel 1547 il concilio si espresse sul problema della giustificazione : i padri conciliari stabilirono che la virtù che

muoveva poi alle buone azioni era assegnata precedentemente da Cristo agli uomini per grazia , ma che il loro retto agire

doveva essere considerato utile al conseguimento della vita eterna. Il decreto segnò la sconfitta della corrente

riformatrice. Reagendo al principio luterano della sola Scrittura , il concilio stabilì che le fonti della rivelazione per i

cattolici erano due , la sacra Scrittura e la Tradizione . Dei sacramenti fu ribadita l'istituzione a opera di Cristo e la loro

dimensione di segni efficaci della grazia necessari alla salvezza e ne fu fissato definitivamente il numero in sette . Della

celebrazione eucaristica furono definiti il carattere teologico preminente di sacrificio e la dottrina della

transustanziazione. Circa la riforma della disciplina , il concilio previde l'istituzione dei seminari , per assicurare , una

migliore formazione religiosa , culturale e morale del futuro clero, ai fini di renderlo all'altezza di svolgere l'attività

pastorale . Ai vescovi si raccomandò la celebrazione triennale di sinodi diocesani per formulare le norme che avrebbero

dovuto regolare la vita delle diocesi , e si ingiunse lo svolgimento di analoghi sinodi provinciali , sotto la guida del

metropolita. Importanti furono le decisioni relative al matrimonio , definitivamente confermato dal concilio come uno

dei sacramenti , ma nello stesso tempo fu clericalizzato , poiché se richiese la celebrazione sulla soglia della chiesa e alla

presenza di un sacerdote . Le norme relative alla tenuta dei libri canonici e dei registri parrocchiali per la verifica

dell'assolvimento degli obblighi sacramentali contribuirono a creare una rete di controllo capillare dei comportamenti

della popolazione ; nel primo '500 non mancarono tuttavia fermenti di rinnovamento religioso , su questa situazione

incise l'intervento del concilio : con l'attribuzione ai vescovi del controllo disciplinare su tutti i monasteri femminili si

avviò un processo di uniformazione del regime monastico femminile e della normativa che ne regolava l'organizzazione.

Il concilio cercò di eliminare alcuni abusi frequenti nell'accesso alla vita religiosa e in particolare tentò di impedire l

monacazione forzata . Nel 1566 Pio VI riorganizzò la clausura , rendendola rigida e obbligatoria per tutte le religiose .

Tra il 1562 e il 1563 si svolse il tormentato di battito , sull'istituzione divina dei vescovi . L'accordo tra Pio IV ,

l'imperatore e il cardinale francese Carlo di Lorena , portò all'abbandono della linea riformatrice , la cui affermazione

avrebbe bloccato il sistema di funzionamento della curia , causato il ridimensionamento del potere papale e forse indotto

il ripristino delle dottrine sulla superiorità del concilio sul papa . Invece fu approvata una definizione che confermava la

superiorità dei vescovi sui sacerdoti senza però menzionare il fondamento divino. Alla fine del concilio i padri decisero

che tutti i decreti pubblicati fossero sottoposti all'approvazione papale . Era una chiara conferma di come in poco più di

un secolo il concilio avesse ceduto definitivamente il passo all'autorità papale. L'attività pastorale dell'episcopato risultò

gravemente limitata dalle interferenze romane. Ulteriori limiti allo sviluppo dell'azione di governo di vescovi derivarono

dal perdurare di abusi nella gestione delle rendite , che posero non pochi vescovi in notevoli difficoltà finanziarie. Dopo

la fase iniziale , il concilio stesso , finì per costituire uno strumento a sostegno del rafforzamento dell'assolutismo papale

, impegnato in una vasta azione antiereticale e nell'estensione del proprio controllo sulla società . Fu un processo di

centralizzazione che rese via via marginale l'impegno riformatore e rigorista di quei vescovi che nel corso del '500 si

erano impegnati nel ristabilimento della retta dottrina . Con il passare degli anni Roma riuscì a inserire saldamente i

vescovi all'interno del progetto controriformistico , attraverso un graduale ridimensionamento delle loro prerogative a

tutto vantaggio del papa e della curia .

4. L'applicazione del concilio : la controriforma

Oltre ad approvare i decreti il Papa si era visto riservare dal concilio la soluzione di alcuni problemi di prim'ordine: la

preparazione di un catechismo, la riforma dei libri liturgici , l'adozione di un nuovo Indice dei libri proibiti dopo quello

voluto da Paolo IV nel 1558 . Vi si aggiunse la decisione di preparare una “Professione di fede tridentina” , un

giuramento che doveva essere prestato per assumere un beneficio ecclesiastico , ma che fu richiesto anche agli

insegnanti , ai medici e a coloro che avevano pubblici uffici. Il testo che Pio IV emanò nel 1564 presentava una sintesi

delle dottrine approvate dal concilio e insieme vincolava alla sede romana e al papa , cui si prometteva obbedienza. Il

“Catechismo romano del concilio di Trento” , caratterizzò dall'impianto tomistico , e i nuovi libri liturgici concorser

all'affermazione della dottrina cattolica post Tridentina . L'indice dei libri proibiti del 1564 attenuava il rigore censorio di

portata radicale che aveva caratterizzato il primo indice. L'avvio della Riforma suscitò un animato confronto testuale e

teologico intorno alla Bibbia , alla sua effettiva struttura , al suo corretto impiego . La lettura diretta della Bibbia

cancellava il ruolo di mediazione del clero tra il testo biblico e il popolo , e la distinzione fra chierici deputati al

monopolio della cultura e laici relegati a destinatari dell'istruzione . Inoltre l'approccio filologico al testo biblico

comportava la sottrazione all'autorità ecclesiastica. Il santo ufficio approfittò di questa situazione per estromettere i

vescovi dal ruolo di guide intellettuali e religiose delle rispettive popolazioni diocesane, sottraendo loro il diritto di

intervenire sulla circolaione locale dei volgarizzatori biblici. La fase di contrasto ai vertici della chiesa si chiuse nel

1596 con la pubblicazione dell'indice clementino , che proscrisse i volgarizzamenti biblici. La pubblicazione del testo

biblico latino della Vulgata in una versione quanto più possibile accurata , fu avviata sotto Sisto Ve giunse a conclusione

solamente durante il pontificato di Clemente VIII . LA riforma della curia romana realizzata da Sisto V (1588) favorì un

ulteriore accentramento del governo della chiesa cattolica nelle mani del Papa . Il collegio cardinalizio ne uscì

drasticamente ridimensionato nelle sue prerogative di governo , I cardinali furono ridotti al ruolo di potenti funzionari

,allo stretto servizio del pontefice , e di elettori del papa. Quindi Gregorio XIII completò la rete delle nunziature e ne

allargò le competenze al coordinamento locale dell'attuazione delle disposizioni tridentine .Inoltre avviò un sistematico

ricorso alle visite apostoliche per le diocesi della penisola italiana. Nel 1585 Sisto V stabilì l'obbligo per i vescovi di

visitare a intervalli regolari le tombe degli apostoli Pietro e Paolo di Roma.

5. Le conseguenze politico-religiose della Riforma

All'inizio del '500 il regno da tempo non si identificava più con l'impero a causa della nascita degli stati moderni. Solo il

papato continuava a proporsi come guida universale della cristianità . La Riforma mise fine a tale pretesa, nel XV secolo

le popolazioni dell'Europa sentivano di appartenere a un modo universalmente e integralmente cristiano. Era una realtà

che al proprio interno scontava come eccezione sempre meno tollerabili , da discriminare o sradicare con la forza e che

ai propri margini,tutt'altro che stabili e definiti , combatteva apertamente da tempo le significative infiltazioni e presenze

islamiche. La pace di Augusta stabilì un criterio di confessionalizzazione del territorio dell'Impero . Sebbene per i

riformati la confessionalizzazione dell'Europa centro-occidentale portò a maturazione il processo di formazione di

chiese nazionali. Inoltre la Riforma creò le condizioni perché gli stati moderni potessero esercitare quella pienezza di

poteri che in precedenza erano stati rivendicati dal romano pontefice a livello universale. Nel complesso la

confessionalizzazione della società europea e la progressiva sottrazione del potere politico al controllo ecclesiastico

comportarono il superamento della concezione medievale del “Corpus Christianum” come compenetrazione tra

comunità religiosa e comunità civile , e sconfissero definitivamente le pretese universalistiche del Papato.

Capitolo diciottesimo

Il << lungo '600>> delle chiese cristiane.

1. La cristianità in oriente all'inizio dell'età moderna

Nel '550 le chiese dell'oriente rimasero ai margini della riforma ; un vero momento chiave nella storia del cristinesimo

ortodosso era sta la caduta dell'impero bizantino del 1453 , in seguito il baricentro si spostò , in parte, verso il mondo

slavo orientale . Il crollo dell'impero bizantino era stato preceduto dalla tormentata unione fiorentina con la chiesa di

Roma , le chiese slave rifiutarono l'unione e per reazione iniziò un processo di allontanamentoo da Bisanzio che la

caduta della Nuova Roma nelle mani turche non fece che accellerare e rendere più drammatica. Nel 1459 un concilio

pose il metropolita di Kiev e di tutta la Rus' alle dipendenze del principe . Le chiese slave individuarono nei principi

ortodossi le figure in grado di continuare la decisiva opera di sostegno politico e culturale alle istituzioni ecclesiastiche .

Per Mosca questi movimenti si saldarono con la crescente affermazione polico-militare dei suoi principi. Nel 1625 la

decisione del potere politico di estendere la giurisdizione patriarcale su tutti i beni delle istituzioni ecclesiastiche

dipendenti dalla sede moscovita manifestò concretamente lo straordinario sostegno delle autorità zariste al vertice della

chiesa russa . L'emergere di un contrasto tra il patriarca Nikon e lo zar Alessio I nel 1658 degenerò in un aspro conflitto

che si concluse nel 1666 , con la deposizione del patriarca a opera di un concilio ecclesiastico convocato appositamente

da Alessio I . La decisione segnò la sottomissione della chiesa moscovita allo zar dando corpo a un processo che si

sarebbe completato con l'abolizione del patriarcato decisa da Pietro I nel 1721. Mentre la Russia assurgeva a soggetto

politico di riferimento per l'ortodossia slava, le chiese e la cristianità postbizantina continuarono a guardare a

Costantinopoli , agevolate anche dalle modalità di organizzazione delle popolazioni non islamiche adottate dalla Porta.

2. L'affermazione e l'esaurimento della Controriforma

La controriforma trovò la sua principale elaborazione ideologica nella teologia politica del gesuita Roberto Bellarmino .

Inizialmente l'opera sotto Sisto V, rischiò la messa all'indice a causa della sua teoria della potestà indiretta del papa sul

potere temporale : un potere superiore , di cui si riconosceva l'infallibilità nel dirimere le controversie in materia di fede,

in realtà con quella proposta teorica Bellormino prendeva atto lucidamente del processo in corso nella formazione degli

stati moderni e della situazione creatasi dopo la Riforma, quando il sostegno alla causa della chiesa romana da parte

degli stati cattolici era stato ottenuto dal Papato attraverso contrattazioni che avevano dovuto riconoscere al potere

politico varie competenze nella sfera della giurisdizione ecclesiastica . Durante la Controriforma , anche la politica delle

canonizzazioni sia stata condizionata dall'esigenza di affermare il potere papale. La controriforma ottenne l'applicazione

più pervasiva nella penisola italiana , attraverso un controllo minuzioso della vita individuale frutto dell'opera

convergente di padri spirituali confessori , parroci , inquisitori . Quando poi erano toccati i capisaldi della chiesa della

controriforma , in particolare il nesso autorità obbedienza centrato sulla figura del papa , il Santo Ufficio fu solerte nel

reprimere con energia ogni dissenso e deviazione. Nel seicento l'attenzione dell'inquisizione si spostò dalle eresie alle

manifestazioni di devianza. L'articolato disciplinamento della società nei paesi cattolici , fu caratterizzato anche dallo

sviluppo della pietà barocca accentuato e a tratti duro contenuto penitenziale. Notevole fu l'incremento della devozione

eucaristica promossa e regolata da papi e vescovi . Solo con l'avanzare del secolo cominciò una ripresa di forme

devozionali più dolci e sentimentali. Così in pieno XVII secolo emersero il culto del Sacro Cuore di Gesù , la devozione

di Gesù bambino , a Maria bambina, all'Angelo custode , e si sviluppò un ricco filone di devozione mariana articolato in

varie forme. Contemporaneamente la Santa Sede attuò un controllo più stretto della sanità , sottoposta via via a regole e

procedure tese a evitare ogni forma di superstizione e di culto abusivo da parte delle popolazione prima che si fosse

pronunciata l'autorità romana. Le esperienze religiose eccezionale di donne claustrate profetesse e visionarie non erano

cessate , ma nel contesto della controriforma le espressione mistiche furono sottoposte al rigido controllo dei direttori

spirituali e dei confessori. E per coloro che non riuscirono ad accedere a un monastero per mancanza di dote o altre

ragioni , la dedizione alla vita religiosa poteva facilmente sconfinare nell'accusa di finzione di santità . Anche

l'organizzazione dei luoghi di culto subì trasformazioni che rivelavano il lato misogeno dei nuovi orientamenti cattolici ,

poiché nelle chiese si introdusse nel tempo l'uso di riservare uno spazio distinto per le donne. L'ottica controriformistica

incise a fondo sulla definizione dei rapporti del papato con gli stati. La conclusione delle guerre di religione in Francia ,

con l'abiura del protestantesimo di Enrico di Borbone e l'emanazione dell'editto di Nantes (1598) aveva restituito al

Papato un ruolo di primaria importanza sul piano internazionale tra Francia e Spagna. In particolare Gregorio XV (1621-

1623) intraprese un impegnativo disegno politico di ricattolicizzazione dell'Impero. Affinché quella corona rimanesse

appannaggio di principi cattolici sostenne gli Asburgo d'Austria . Inoltre concorse al finanziamento della guerra

soprattutto attingendo ai fondi della camera apostolica . Nel 1621 Gregorio XV riformò le regole che presiedevano allo

svolgimento del conclave . Nel 1622 istituì la congregazione De Propaganda fide a sostegno delle missioni cattoliche

d'oltremare e della restaurazione cattolica dei paesi protestanti. Durante il pontificato di Urbano VII Roma assunse un

ruolo decisivo nel controllo dell'iconografia cristiana . Tuttavia la decisione della cattolica Francia di schierarsi a fianco

degli Stati protestanti contro l'imperatore di Spagna nel 1635 segnò emblematicamente il processo di distacco della

politica di religione . E la pace di Westfalia del 1648 pose fine alle grandi guerre di religione e comportò il fallimento

del progetto di restaurazione controriformistica dell'Europa.

3. Controversie teologiche , correnti mistiche

Nel corso del'600 all'interno del cattolicesimo si svilupparono nuove controversie teologiche centrate tra la grazia e la

libertà dell'uomo. Le dottrine e i movimenti che ne furono oggetti concorsero di fatto a fornire una definizione dell'uomo

moderno. La più importante discussione sorse intorno all'Augustinus (1640) opera postuma del vescovo Giansenio , egli

ne aveva tratto una concezione radicalmente pessimistica dell'uomo , che , senza la grazia divina , a suo avviso era

incapace di compiere il bene. La predestinazione gratuita alla salvezza concessa da Dio all'uomo chiedeva però a

quest'ultimo un assoluto impegno ascetico. In un primo '600 dominato dalle guerre e dallo scontro fra l confessioni

religiose , la visione cupa dell'umanità segnata dal male presente in Giansenio ben si accordò con la sensibilità di una

parte dei contemporanei , dando vita a un'articolata corrente , che fin dall'inizio ebbe anche un chiaro connotato politico.

Il vivace dibattito teologico sulle tesi di Giansenio giunse a un salto di qualità , dopo una prima riprovazione da parte di

Urbano VIII con la condanna per eresia di cinque proposizioni estrapolate dalla sua opera , formulata da Innocenzo X

nel 1653 : l'intervento romano di fatto colpì anche gli orientamenti gallicani dei giansenisti. Questi lo rifiutarono non nel

merito dei suoi contenuti dottrinali , ma sotto il profilo della rispondenza tra le affermazioni condannate e il vero

pensiero di giansenio. Alcuni ambienti cattolici sentivano l'esigenza di reagire al modello introdotto dalla casistica

gesuita , la riflessione morale condotta dai gesuiti , si era articolata in modo da rendere possibile una pluralità di opinioni

e comportamenti di fronte ai diversi problemi , purché ne fosse ammessa la probabilità a prescindere dal fatto che si

trattasse dell'opzione più corrispondente alla verità . Questa proposta , fu accusata di rilassatezza morale e aspramente

combattuta dai giansenisti . Peraltro l'affermazione del probilismo comportò una contrazione della soggettività non solo

del penitente bensì anche del confessore . L'impiego della confessione da parte dei gesuiti si situava all'interno di un

processo di individualizzazione della pratica sacramentale , svincolata dai ritmi dell'anno liturgico , fino ad approdare a

un ricorso quotidiano alla comunione eucaristica . La confessione sacramentale , resa frequente era utilizzata come

strumento per controllare la popolazione e perseguire gli eretici e i criminali. La mistica si sviluppò rigogliosa anche nel

corso del '600 , alle correnti mistiche è riconducibile il quietismo un articolato movimento diffusosi dalla seconda metà

del XVII secolo sulla base della dottrina elaborata dallo spagnolo Miguel de Molinos , questi aveva proposto un nuovo

metodo di contemplazione , fondato sull'orazione mentale, volto a favorire un'intima relazione personale e un contatto

diretto con Dio . Nel combattere il quietismo come portatore di tesi ereticali , i vertici ecclesiastici ne elaborarono una

raffigurazione ideologica caratterizzata soprattutto da una spiritualità centrata sul perfetto riposo passivo dell'anima

davanti a Dio. Il quietismo fu combattuto soprattutto in quanto proponeva un'esperienza religiosa autonoma , che

induceva i credenti a sottrarsi al controllo e al disciplinamento esercitato da confessori , direttori spirituali , tribunali

dell'inquisizione . Nel 1687 Innocenzo XI incalzato dagli ambienti curiali ostili ai suoi programmi di riforma e fautori di

un orientamento antimistico e pressato da Luigi XIV , con la bolla “Pastore celeste” ne fece condannare numerose

proposizioni , fu costretto ad abiurare e fu condannato al carcere a vita.

4. La prospettiva riformatrice dalla svolta di Innocenzo XI al suo esaurimento sotto Benedetto XIV

Dalla seconda metà del '600 , per circa un secolo, si ebbe una ripresa dell'impegno riformatore all'interno della chiesa .

NE fu caratterizzata in modo particolare la prima metà del pontificato di Innocenzo XI . L'opera riformatrice del papa si

inseriva in un contesto nel quale , si era aggiunta nella seconda metà del secolo una crisi della coscienza europea ,

mentre la Francia di Luigi XIV procedeva a una politica militare aggressiva e una ridefinizione unilaterale in chiave

giurisdizionale dei rapporti con la chiesa di Roma e la cristianità era alle prese con la nuova avanzata turca . Le riforme

del papa miravano a rilanciare un papato moralizzato come guida della cristianità e garante della pace universale per

bilanciare la debolezza della sede apostolica in campo internazionale. Innocenzo XI impresse una svolta pastorale al

papato : avviò una selezione più rigorosa dei vescovi e cercò di imprimere al clero secolare una spiritualità più austera e

una maggiore formazione culturale. Inoltre il papa ridimensionò il santo ufficio e predispose interventi correttivi del

nepotismo , anche se la sua abolizione si ebbe solo dopo il breve pontificato di Alessandro VIII (1689-

1691).L'intervento con il quale Innocenzo XII nel 1692 pose fine a una prassi sospetta di deviazioni simoniache , ebbe lo

scopo di rilanciare il prestigio internazionale del papato. Il passaggio dal '600 al '700 comportò una ridefinizione degli

equilibri politici in Europa . Innocenzo XII (1691-1700) vi si inserì abbandonando la politica filospagnola e

filoimperiale dei suoi predecessori e attuando un riavvicinamento alla Francia . Sul piano interno Innocenzo XII si

mosse in continuità con l'impegno riformatore , una linea ripresa più tardi da Benedetto XIII (1724-1730) , il cui sinodo

romano del 1725 attribuì alle strutture e alla normativa canonica un ruolo di supporto all'azione per la salvezza delle

anime. Tra questi due pontificati si colloca il lungo regno di Clemente XI (1700-1721) , caratterizzato da fallimenti

politico-militari e dal duro intervento alla nuova esplosione della questione giansenista. Solo nel 1730 si ebbe la

sconfitta di quelle dell'episcopato e della chiesa di Francia che si erano schierate contro la “Unigenitas” che tuttavia non

segnò la scomparsa del giansenismo , ma anzi ne favorì la diffusione a livello popolare. Inoltre nel primo '700 le chiese

dovettero cominciare a misurarsi con le istanze razionalistiche delle correnti illuministiche . Benedetto Xiv (1740-1758)

oltre a introdurre un relativo alleggerimento della pratica inquisitoriale , permise un certo pluralismo teologico.

Promotore degli studi e fautore della riammissione delle edizioni della Bibbia nelle lingue moderne , inizialmente

Benedetto Xiv tentò di giungere a una riconciliazione con la chiesa giansenista scismatica di Utrecht . Invece la seconda

parte del pontificato fu segnata dalla manifestazione i un irrigidimento dottrinale , di cui furono passi salienti , il nuovo

divieto per i cattolici di appartenere alla massoneria e la messa all'indice dello “ Spirito delle leggi” di Montesquieu ,

seguita dall'analoga condanna delle principali opere degli illuministi. Inoltre Benedetto XIV emanò norme tese a limitare

la possibilità di adattare la dottrina e i riti liturgici alle culture delle popolazioni indigene delle aree teatro

dell'evangelizzazione dei missionari cattolici. In campo politico alternò la intransigente difesa di principio dei diritti

della Santa Sede e dei privilegi ecclesiastici con il frequente ricorso allo strumento del concordato per dirimere i

contrasti con gli Stati. In sintesi il drastico ripiegamento della seconda parte del pontificato benedettino mise fine al

ciclo riformatore avviato nella seconda metà del '600.

5. La riforma della riforma , i movimenti di risveglio

Nel corso del XVIII secolo si svilupparono movimenti tesi a riportare al centro del protestantesimo l'ispirazione e

l'esperienza religiosa dei grandi riformatori del '500. A partire dall'ultimo terzo del '600 queste istanze furono raccolte

nel pietismo , il cui movimento , inizialmente caratterizzato da una rigenerazione morale , dal ritorno alla lettura diretta

della Bibbia come nella Riforma e a una religiosità interiore , nel '700 trovò il suo stabile territorio di radicamento nella

Prussia di Federico Guglielmo I ,nella quale si operò una saldatura tra il paternalismo autoritario del monarca e il

rigorismo morale dei pietisti, per poi allargarsi e radicarsi maggiormente nella chiesa luterana. Verso la metà del '700 la

chiesa anglicana denotava una sostanziale incapacità di offrire risposte efficaci ai problemi materiali morali e religiosi

che affliggevano i nuovi ceti operai sviluppatisi nell'ambito della prima industrializzazione , Un'efficace proposta venne

invee da un nuovo movimento risvegliato il metodismo, che intraprese da un lato un'intensa opera di predicazione

itinerante del Vangelo presso gli strati più umili della popolazione inglese e delle colonie americane , dall'altro lato una

sistematica azione formativa . Alla fine del secolo il movimento metodista si strutturò in una nuova chiesa , che assunse

come base dottrinale un testo di 25 articoli sviluppato dai 39 articoli di religione che erano posti a fondamento

dell'anglicanesimo . Proprio l'accoglimento da parte della chiesa episcopale di Scozia dei 39 articoli portò più tardi nel

1811 alla formazione della <<Comunione anglicana>> sotto la presidenza dell'arcivescovo di Canterbury.

Capitolo diciannovesimo

Le chiese e la modernità

1. I primi processi di secolarizzazione

I processi di secolarizzazione iniziarono ad allargarsi dal mondo della cultura , alla sfera dei comportamenti individuali .

Di Fatto il progressivo superamento della confessionalizzazione e l'affermarsi dei primi articolati processi di

secolarizzazione misero in discussione aspetti importanti delle società di antico regime e contribuirono al loro

superamento , che però si compì soltanto con la rivoluzione Francese, che segnò l'affermazione di quel modello di

società moderna che era in gestazione e che si era diffuso nei secoli dal XVI e al XVIII . La chiesa cattolica reagì

secondo una linea di rigida chiusura ai cambiamenti in corso . Invece le chiese protestanti alternarono alle critiche di

alcuni aspetti della modernità i tentativi di rielaborare il messaggio evangelico e la prassi cristiana a partire dalle nuove

istanze. Sul piano istituzionale si deve cogliere la prosecuzione del lungo movimento di accentramento dei poteri

dell'ufficio papale , nell'ambito delle diocesi si assiste a un processo di relativo rafforzamento dei vescovi , alla dinamica

di accentramento intorno all'ufficio papale si affiancò la progressiva riduzione delle molte peculiarità locali del

cattolicesimo a un modello meno articolato e maggiormente rispondente agli insegnamenti emanati da Roma ,

imperniato localmente sulla figura del vescovo . MA vi concorse anche l'importante stagione del riformismo illuminato

settecentesco, la riforma e la riduzione degli spazi per i regolari aprì contemporaneamente il problema della cultura

scientifica nell'ambito di un cattolicesimo che , ancor alla fine della società di antico regime , in alcuni centri monastici e

conventuali aveva i propri maggiori produttori di erudizione e riflessione teologica , e che soltanto nel corso del XIX

secolo avrebbe cominciato a ovviare alla lacuna creatasi nel secondo settecento.

2. Il confronto con le correnti illuministiche

A rinforzare i provvedimenti contro i gesuiti e a farne un bersaglio privilegiato del movimento antiromano e antipapale

fu la considerazione sempre più frequente che essi costituissero uno degli elementi fondamentali di quella società che i

sovrani illuminati intendevano superare con decisione .Clemente XIV , con il breve “Dominus ac Redemptor” del 1773

decretò lo scioglimento dell'intera compagnia di Gesù, l'abolizione dell'ordine gesuitico attirò sul papa le accuse più

violente degli ambienti zelanti, mentre gli ex gesuiti alimentarono un movimento di reazione alle politiche

giurisdizionalistiche degli stati , al riformismo religioso , alle istanze tardo gianseniste, esse auspicavano che la riforma

della chiesa fosse intrapresa con il sostegno dei principi illuminati. Pio VI con la bolla “Auctorem fidei” del 1794

condannò definitivamente il giansenismo in uno scenario ormai notevolmente mutato , anche per le chiese della

rivoluzione francese. Il settecento fu un secolo caratterizzato dall'alternanza tra misure represive e tolleranza nei

confronti delle minoranze protestanti dei paesi europei a maggioranza cattolica . Inoltre il settecento segno la svolta

nell'atteggiamento della chiesa cattolica verso gli ebrei , dopo che la canonistica li aveva sostanzialmente assimilati agli

eretici, dall'accusa di omicidio rituale , alle pratiche per ottenere la conversione a forza degli ebrei al cattolicesimo,

l'inquisizione romana , abbandonò il precedente atteggiamento di relativa garanzia e assunse una linea di netta

intolleranza . Nel corso del settecento l'obiettivo di convertire gli ebrei a ogni costo e con ogni mezzo sembra essersi

imposto sulle pratiche persecutorie fine a se stesse ,temporaneamente ridimensionate in modo significativo soltanto

durante il pontificato di Clemente XIV . Ma già nel 1775 Pio VI riportò gli ebrei dello Stato pontificio a una condizione

più dura di quella vigente prima dei provvedimenti di Clemente XIV.

3. Il cristianesimo d'oriente sotto il controllo dello stato : i cristiani dell'impero ottomano , la chiesa russa

Per quanto riguarda il cristianesimo ortodosso , due furono i grandi processi che segnarono il periodo che va dalla fine

del '600 alla conclusione dell'età napoleonica . Le chiese interne all'impero ottomano continuarono a ruotare attorno alla

sede del Patriarcato di Costantinopoli. Invece la chiesa russa subì un processo di profonda riforma imposta dall'alto

attraverso l'intervento delle autorità zariste , che ne causò un definitivo asservimento al controllo dello stato e generò

per reazione nuove dissidenze e lacerazioni che si aggiunsero al movimento scismatico dei <<vecchio-credenti>>. In

Russia il lungo regno di Pietro I fu caratterizzato da un esercizio del potere forte e pragmatico , orientato a modernizzare

la Russia sul modello di quanto stava accadendo nei più sviluppati paesi europei. Di qui l'imposizione di un nuovo

modello di comportamento etico per i russi. Provvedimenti che rompevano clamorosamente con la secolare tradizione

russa , La volontà di affermare la dimensione assoluta e unitaria del potere zarista mosse Pietro ad abolire il Patriarcato

di Mosca. Nel 1721 fu istituita la Santa Sinodo Governante , collegio di ecclesiastici di nomina zarista , deputato al

governo della chiesa in Russia e assoggettato al controllo di un procuratore laico. Dunque nei primi del '700 l'ortodossia

russa fu sottoposta a cambiamenti profondi che rispondevano agli orientamenti dello zar e di Prokopovic , fortemente

influenzati dal protestantesimo. Con la zarinaa Caterina II (1762-1796) il processo di assimilazione dell'episcopato russo

a un corpo di funzionari dell'impero fu ulteriormente accentuato , nonostante i tentativi di alcuni prelati di ottenere la

trasformazione della Santa Sinodo Governante in un concilio episcopale indipendente .

4. Le chiese e la rivoluzione francese

Alla vigilia della rivoluzione la chiesa gallicana di Francia godeva ancora di notevoli prerogative , tra le quali

spiccavano l'esenzione dall'obbligo del pagamento delle imposte sulle entrate derivanti dalla riscossione delle decime e

dai diritti percepiti per lo svolgimento di atti di culto ; il diritto per i membri del clero ad essere giudicati nel foro

ecclesiastico anche per reati comuni. Tuttavia le condizioni del clero secolare e regolare riflettevano le consuete

articolazioni delle società di antico regime. Tale situazione spiega come mai nel giugno del 1789 lo stato del clero si sia

schierato a maggioranza a favore del Terzo stato che si era costituito in assemblea nazionale costituente . La politica dei

rivoluzionari non fu segnata da una pregiudizievole ostilità verso il cattolicesimo . Il rifiuto di confermare il

cattolicesimo come religione dello stato; al contrario gli abati democratici , se accettavano la fine del regime monarchico

confessionale , aspiravano in ogni caso ad assicurare alla chiesa il compito di definire le norme etiche del consorzio

civile . In effetti alla fine del '700 , sotto lo choc causato dalla rivoluzione , era iniziata un'importante rielaborazione del

concetto di cristianità . Accanto al più consueto significato di carattere prevalentemente geopolitico teso a rappresentare

la repubblica cristiana , ne assunse con il passare del tempo anche uno più immediatamente legato al problematico

rapporto tra la chiesa cattolica e la modernità . Ideologia di cristianità nella sua nuova accezione,la cui ricezione, costituì

un significativo strumento politico-culturale dell'opposizione cattolica al moderno , riproposto dal magistero. Esso si

fondò sul mito della cristianità medievale come esemplare realizzazione di una civiltà conforme ai principi della dottrina

cattolica e sulla cosiddetta genealogia degli errori moderni. Nella prospettiva di cristianità , soltanto il ritorno degli stati

all'obbedienza nei confronti del magistero cattolico avrebbe consentito la ricostruzione di una società cristiana.

L'atteggiamento della chiesa di Francia verso la rivoluzione si determinò soprattutto nel corso del 1790 , dopo

l'introduzione del divieto d professare i voti religiosi e il successivo varo della Costituzione civile del clero .

Quest'ultima ridisegnava le circoscrizioni ecclesiastiche metropolitiche , diocesane e parrocchiali sulla base di quelle

amministrative , razionalizzava l'organizzazione delle diocesi e introduceva elementi democratizzanti nella selezione del

personale ecclesiastico. In effetti la rivoluzione francese aveva portato rapidamente alla concessione della libertà

religiosa , dapprima in Francia poi negli altri paesi caduti sotto il controllo francese , cosicché gli evangelici erano potuti

emergere dalle condizioni di tolleranza o di discriminazione civile e religiosa , erano ancora relegati dalle normative

vigenti negli stati di confessione cattolica. La teologia protestante non ebbe difficoltà ad affermare la matrice cristiana

dei grandi principi rivoluzionari , ma anche i pastori riformati di Francia durante la fase del Terrore finirono per subire

una durissima persecuzione fisica.

5. Il cesaropapismo napoleonico

Nonostante la relativa attenuazione delle misure repressive dopo la metà del decennio , una significativa ripresa della

chiesa cattolica in Francia si verificò soltanto dopo l'avvio , nel 1799 , del consolato di Napoleone Bonaparte , che si

appoggiò strumentalmente alla istituzioni ecclesiastiche per ragioni politiche. Così si poté giungere alla ratifica di un

concordato con la Francia , il 15 luglio 1801, seguito due anni più tardi da quello con la napoleonica Repubblica italiana.

L'unilaterale proclamazione da parte dllo Stato di alcune norme , disegnò un regime di streto controllo governativo sulla

chiesa cattolica , dando corpo a una politica ecclesiastica sempre più caratterizzata da un orientamento cesaropapista

( termine con il quale si indica un modello di rapporto tra potere politico e potere spirituale nel quale il primo assume il

controllo del secondo , intervenendo sugli aspetti religiosi e teologici) . Nel complesso il concordato napoleonico

consentì di risolvere la divisione tra chiesa costituzionale e chiesa refrattaria e comportò anche la fine dell'esperienza

gallicana a tutto vantaggio delle posizioni ultramontane. Negli anni successivi , le tensioni e i contrasti tra Pio VII e

Napoleone crebbero , fino a degenerare in un duplice conflitto di natura politica e religiosa che fece saltare gli accordi

concordatari . Sul piano relgioso , i contrasti si svilupparono su versanti diversi : Napoleone cercò di associare al culto

cattolico quello per la propria persona. Inoltre fu introdotta la festa liturgica dell'inesistente San Napoleone. Sul piano

politico , lo scontro si ebbe a causa dei disegni espansionistici di Napoleone : quando Pio VII si rifiutò di alleari con la

Francia contro l'Inghilterra , Napoleone fece occupare Roma (1808) e poi annettere gli stati pontifici all'impero . Quindi

reagì all'emanazione della scomunica papale facendo imprigionare Pio VII . La sconfitta di Napoleone a Lipsia ,

nell'ottobre del 1813 , mutò l'atteggiamento dell'imperatore anche verso il papa: con il consenso dell'imperatore , Pio VII

poté fare rientro in modo trionfale a Roma .

Capitolo ventesimo

Le chiese durante la Restaurazione. Liberalismo e socialismo (1814-1914)

1. Le chiese durante la Restaurazione

Nella prima metà dell'800 le confessioni cristiane , contribuirono allo sviluppo dell'identità nazionale di diversi popoli

europei . Fu un complesso processo caratterizzato prevalentemente dalla convergenza con ideologie e forze politiche

conservatrici, ma che non escluse talvolta anche esiti aperti alle istanze liberali . L'avvio della restaurazione ,fu

rapidamente seguito dalla ricostituzione della Compagnia di Gesù a opera del papa, la riapertura del ghetto di Roma e la

reintroduzione della discriminazione civile degli ebrei , l'adeguamento della legislazione civile a quella canonica e la

clericizzazione dell'amministrazione pubblica. Il segretario di stato Consalvi attuò una politica di accordi con gli stati

che garantirono ala chiesa limitati ma concreti spazi di azione e di potere nella società . Con la condanna da parte di Pio

VII della carboneria come promotrice dell'indifferentismo religioso. Il magistero avviava , un lungo e aspro confronto

con la massoneria. Alla morte di Pio VII il cattolicesimo risultava ancora diviso sugli orientamenti da assumere . Il

nuovo papa Leone XII (1823-1829) denunciò che l'origine dei mali dell'epoca , era l'ostinato disprezzo dell'autorità della

chiesa romana e combatté con la forza la presenza dei carbonari all'interno dello stato. Tutt'altro fu l'indirizzo del suo

successore Gregorio XVI (1831-1846) : netta fu la sua opposizione alle libertà morali moderne. Nell'enciclica “Mirari

vos” condannò la libertà di stampa e di pensiero . L'autodeterminazione dell'uomo nell'organizzazione della società era

interpretato come un radicale attacco alla religione e alla chiesa cattolica cui occorreva rispondere riproponendo il

modello della società cristiana medievale di impianto ierocratico.

2. Pio IX : il cattolicesimo intransigente come risposta alla modernità

Dopo l'ascesa al pontificato Pio IX assunse alcuni provvedimento di politica interna , tra cui l'amnistia per i condannati

politici , la creazione dei ministri nello stato politico aperto anche a laici cattolici, l'introduzione di una limitata libertà di

stampa ; essi furono letti come la disponibilità del nuovo papa a superare l'orientamento antimoderno e liberale del suo

predecessore . Le aperture e i ripensamenti che segnarono i primi anni del pontificato di Pio IX testimoniano come fino

a quel momento la posizione assunta da Roma nei confronti del Risorgimento apparisse e di fatto fosse non ancora

definitivamente determinata. All'interno della chiesa le oscillazioni di Pio IX diedero involontariamente spazio a tutte

quelle posizioni che pure non costituendo una reale alternativa al modello di rapporti tra la chiesa , gli Stati e la società

civile che era stato elaborato dall'intransigentismo cattolico, se ne distaccavano chiaramente per i metodi d'attuazione ,

la lettura della modernità , i presupposti di riforma interna della chiesa che venivano avanzati come pregiudizievoli alla

ripresa del suo ruolo di guida morale , civile e indirettamente politica della società. Le rivoluzioni del 1848 e soprattutto

l'instaurazione della Repubblica romana nel febbraio del 1849 e la sua politica ecclesiastica causarono uno choc nei

vertici della chiesa cattolica , che portò alla definitiva adozione della linea intransigente da parte del pontificato. Con

l'enciclica “Nostis et nobiscum” il papa condannò il socialismo e il comunismo e li inserì in quella genealogia degli

errori moderni che nell'ottica intransigente costituiva l'asse portante della lettura della storia da Lutero al presente. Con

la proclamazione del dogma dell'Immacolata concezione di Maria (1854) Pio IX intese contestare radicalmente la

possibilità di organizzare la società civile prescindendo dal riferimento ai principi cattolici , pubblicando l'enciclica

“Quanta cura” , Pio IX formulò una condanna complessiva della modernità. Nello stesso tempo il papa promosse il

rilancio dei concili provinciali e delle sinodi diocesane. Pio IX fece ricorso per sollecitare i vescovi a una più efficace

difesa dei diritti della chiesa cattolica nella situazione di particolare difficoltà in cui essa si trovava . L'adozione di un

regime costituzionale da parte di un numero crescente di paesi dell'Europa indusse la chiesa cattolica a permettere e a

incoraggiare lo sviluppo di organizzazioni del laicato cattolico e di partiti confessionali programmaticamente destinati a

tutelare gli interessi della chiesa e a promuovere i principi del cattolicesimo all'interno degli organismi parlamentari . In

questo modo il laicato cattolico emergeva nel corso dell'ottocento come strumento per la ricostruzione di una società

cristiana e di opposizione al liberalismo e al socialismo.

3. Il concilio Vaticano I . La fine del potere temporale

Dal1860 , lo Stato della chiesa si era ridotto all'attuale Lazio meno la provincia di Rieti. Pio IX sollecitò la

convocazione di un concilio che proclamasse solennemente l'infallibilità papale. Il concilio Vaticano I , apertosi nel 1869

, il 18 luglio 1879 proclamò come verità di fede per la chiesa cattolica il primato di giurisdizione del papa su tutta la

chiesa e la sua infallibilità nell'ambito dell'insegnamento dottrinale e morale. Il rifiuto di aderire al nuovo dogma causò

uno scisma che interessò soprattutto una minoranza di cattolici tedeschi , svizzero e austriaci e portò allo sviluppo della

chiesa dei vecchi cattolici. Nel frattempo lo scoppio della guerra franco-prussiana costrinse la Francia a ritirar le truppe

dallo stato pontificio. L'Italia ne approfittò per cercare per via diplomatica un'intesa con Roma che permettesse di

completare simbolicamente l'unificazione politica della penisola. Di fronte al rifiuto di Pio IX , il 20 settembre 1870 le

truppe italiane invasero Roma e misero fine al potere temporale del papa. Pio IX si dichiarò prigioniero dell'Italia e si

isolò nei palazzi apostolici, mentre il Regno , si impegnava a tutelare l'esercizio del ministero spiritual del papa e

regolava i rapporti della chiesa con lo stato. A sua volta la Penitenzieria apostolica dichiarò inopportuno che i cattolici

partecipassero alle elezioni politiche indette nel Regno. A questa reazione dei vertici ecclesiastici si contrappose la

politica laicizzatrice dell'Italia. Tale politica culminò nella legislazione eversiva che portò alla soppressione degli ordini

religiosi regolari, delle corporazioni religiose, di gran parte delle confraternite laicali e all'incameramento del loro

patrimonio immobiliare da parte del demanio e poi nell'abolizione delle facoltà di teologia delle università italiane .

4. Leone XIII : modernizzazione della chiesa e lotta alla modernità , la via cattolica alla questione sociale

Leone XIII (1878-1903) adottò un'articolata linea di governo che mirava a combattere la civiltà moderna con i suoi

stessi strumenti. Al fine di ricostruire una società cristiana. Con l'enciclica “Aeterni Patris” il papa mise fine al

pluralismo teologico-filosofico che ancora caratterizzava , gli ambienti accademici e le istituzioni scolastiche cattoliche

e impose la restaurazione del tomismo. Quindi nel contesto di un amplissimo insegnamento ufficiale , trovò spazio la

tolleranza delle moderne libertà civili e politiche , purchè impegnate in vista del ristabilimento di una società cristiana di

impianto ierocratico. Netto rimase il rifiuto di accogliere le prospettive indicate dai gruppi riconducibili all'articolato

filone del cattolicesimo liberale. Nessuno spazio fu concesso all'accettazione non condizionata delle libertà moderne e la

rinuncia alla rivendicazione del potere temporale da parte del papa fu considerata inaccettabile. Proprio nello specifico

contesto italiano , durante la seconda parte del pontificato leonino fu accentuato il ricorso ad alcuni strumenti operativi:

la pubblicistica cattolica, le organizzazioni del laicato cattolico , l'attivazione delle conferenze episcopali regionali. Il

tentativo di arginare la secolarizzazione fece leva anche su una politicizzazione dei culti che favorì la mobilitazione dei

cattolici in vista dell'edificazione della società cristiana . Leone XIII si avvalse soprattutto del culto mariano ,

promuovendo la pratica del rosario , della devozione al Sacro Cuore di Gesù , del correlato culto della regalità sociale di

Cristo. Nel corso del pontificato diventò centrale l'intervento sulla questione sociale , compiuto con l'enciclica “Rerum

novarum” , con la quale Leone XIII intese risolvere il conflitto tra capitale e manodopera , per arginare l'avanzata del

socialismo. L'enciclica riaffermava il diritto naturale della proprietà privata , ma ne sottolineava la funzione sociale ;

assegnava allo Stato il compito di promuovere il benessere pubblico e privato , superando l'assenteismo statale liberista ,

ma all'interno di limiti invalicabili per lo stato stesso. Inoltre Leone XIII sollecitava gli operai all'adempimento dei

propri doveri nei confronti degli imprenditori , ma ricordava a questi ultimi il dovere di corrispondere agli operai una

retribuzione che ne garantisse un dignitoso tenore di vitta , infine richiamava la necessità di offrire una serie di tutele ai

dipendenti e in particolare ai minori e alle donne , essa però contribuì allo sviluppo dell'impegno sociale ed economico

del clero , spinto a uscire dalle sacrestie e ad attivarsi in favore del popolo per riguadagnarne il consenso.

5. Fermenti di rinnovamento , restaurazione cristiana, crisi modernista : il pontificato di Pio

Pio X si fece promotore di un programma di restaurazione cristiana della società che la rendesse impermeabile alle

istanze della modernità e anzi capace di combattere con maggiore efficacia. Si inseriscono in questa prospettiva i

provvedimenti e le riforme di Pio X nell'ambito della liturgia e della pratica sacramentale , della catechesi , della

formazione del futuro clero nei seminari, della curia romana , del diritto canonico . Di lì a pochi anni si giunse alla dura

condanna del modernismo come la sintesi di tutte le eresie , con l'enciclica “Pascendi dominici gregis “ Pio X impose

una serie di norme disciplinari che vincolarono strettamente la formazione del clero e la sua attività di studio ai principi

del neotomismo e a una rigida separazione delle correnti culturali della società. Nonostante l'iniziale tentativo di ridurre

lo spettro della condanna e di favorire un qualche dialogo con la modernità , la linea adottata da Pio X e dai suoi più

fedeli collaboratori condusse a una loro emarginazione , portata a effetto in occasione della riforma dell'organismo

curiale realizzata da Pio X nel 1908 . L'apparato repressivo antimodernista lavorò con pieno vigore e con il sostegno

papale nella seconda parte del pontificato. Inoltre nel 1910 Pio X rese obbligatoria per tutti coloro che godevano di un

ufficio nella chiese la professione di un giuramento antimodernistico che aveva lo scopo di spingere fino ai recessi delle

coscienze il controllo dottrinale esercitato dalle gerarchie ecclesiastiche.

6. Il protestantesimo nel XIX secolo . I rapporti tra le chiese cristiane e i primi fermenti ecumenici

A partire dalla fine del XIX secolo il protestantesimo fu caratterizzato dai tentativi degli esponenti di conciliare il

Vangelo con la modernità . Sullo sfondo della costruzione del grande Impero coloniale inglese , i movimenti di risveglio

nel '700 avevano causato una diffusa rinascita spirituale nei ceti popolari all'interno della chiesa anglicana. La

liberalizzazione legislativa attuata nel corso del XIX secolo sottrasse progressivamente alcuni privilegi alla chiesa

anglicana riducendo al contempo le discriminazioni verso i protestanti dissidenti o non conformisti e nei confronti dei

cattolici romani. In particolare il Test Act del 1828 rimosse il divieto di accesso alle cariche e agli uffici pubblici per i

non anglicani . Il miglioramenti delle condizioni legali per i non anglicani favorì il ristabilimento della gerarchia

ecclesiastica cattolica in Inghilterra alla metà del secolo. La conferenza di Lambeth Palace contribuì a definire gli

elementi la cui condivisione nell'ottica anglicana era ritenuta fondamentale per giungere a un reciproco riconoscimento

tra le chiese cristiane .

7. La chiesa la guerra la pace

L'atteggiamento delle chiese cristiane verso le guerre moderne e la pace costituisce un aspetto significativo del più

complessivo atteggiamento delle chiese rispetto alla storia , agli Stati e alle società e della riflessione teologica che ne ha

sorretto gli sviluppi. Tuttavia già in Gregorio XVI affiorava una distinzione tra la componente spirituale e quella

temporale che destinava alla seconda soprattutto i compiti collegati con il mantenimento dell'ordine interno e la

repressione dei moti insurrezionali. Contemporaneamente alcuni esponenti della cultura cattolica neoguelfa iniziavano a

elaborare una lettura che, senza rinunciare alla componente temporale delle sue prerogative,ne faceva però un potenziale

elemento di unificazione a livello europeo. Le ragioni per le quali, con l'allocuzione del 29 aprile 1848, Pio IX affermò

di non poter condurre una guerra conto la cattolica Austria , facevano leva sulla sua condizione di padre di tutti i popoli.

Nel XIX secolo la riflessione cattolica sulle cause della guerra ruotò intorno alla netta convinzione che attraverso di

essa,Dio intendesse punire duramente le colpe e gli errori degli uomini . Invece le posizioni ispirate al pacifismo

rimasero sostanzialmente estranee all'insegnamento della chiesa cattolica , mentre trovarono una qualche eco nell'ambito

delle chiese della riforma. Leone XIII articolò ulteriormente l'atteggiamento della Santa Sede verso la guerra:ribadì che

le cause della guerra consistevano nell'abbandono dei principi cristiani da parte degli Stati e dei popoli e che

l'instaurazione della pace sarebbe dipesa dalla libera sottomissione degli uomini al potere di Cristo. Il contributo della

Santa Sede al regolamento pacifico delle controversie fu indissociabile dal movimento generale di rafforzamento

dell'autorità romana all'interno della chiesa e anche nei confronti della società.Pio X sviluppò una riflessione sulla guerra

in continuità con il suo predecessore centrata sui seguenti elementi:la denuncia delle condizioni di forte conflittualità che

segnavano la situazione internazionale in quei tempo.Il rifiuto di una guerra che ormai aveva caratteristiche

sommamente deleterie,la conferma che soltanto in Dio si poteva trovare il fondamento per realizzare la pace.

Capitolo ventunesimo

Le chiese , le guerre mondiali , i totalitarismi

1. Le chiese cristiane e la prima guerra mondiale

L'esortazione che Pio X rivolte ai cattolici il 2 agosto 1914 perché elevassero preghiere volte a scongiurare

l'allargamento dl conflitto , inaugurò la serie degli interventi della Santa Sede per il ristabilimento della pace , che

ebbero in seguito come principale protagonista Benedetto XV . Questi ripropose la dimensione di espiazione e sacrificio

propria di ogni conflitto bellico per le colpe degli uomini . Inoltre affiancò a questa lettura della guerra l'adozione di una

linea di imparzialità che , intese coprire la riservata azione diplomatica condotta dalla Santa Sede ai fini di conseguire

una pace di compromesso . Fu un operazione che sfociò nella lettera diretta da Benedetto XV ai capi dei popoli

belligeranti, il 1° agosto 1917 , nella quale egli propose il ricorso all'istituto dell'arbitrato con la sua alta funzione

pacificatrice. É verosimile che il papa intendesse candidare la Santa Sede allo svolgimento di questa funzione

straordinariamente delicata, che avrebbe nuovamente reso il romano pontefice giudice dei popoli . In effetti la lettera

avanzava una proposta di mediazione e l'enunciazione di un'articolata serie di principi che avrebbero dovuto consentire

il ristabilimento dell'equilibrio internazionale e della pace sulla base del diritto e di criteri di equità e giustizia . Invece il

documento abbandonava il ricorso al concetto di guerra come castigo di Dio per l'apostasia dell'Europa del cristianesimo

Infine Benedetto XV indicava un altro aspetto come elemento decisivo ai fini del ristabilimento della concordia

internazionale , cioè il fattore religioso . In questo modo egli cominciava ad aprire la via a una delegittimazione religiosa

della guerra. Ma la lettera ai capi dei popoli belligeranti fu criticata e sostanzialmente respinta da diverso degli

interlocutori politici cui era indirizzata . Essa incontrò anche il biasimo di diversi esponenti dell'episcopato e del clero

,impegnati a difendere le ragioni della guerra giusta condotta di rispettivi paesi di appartenenza. Durante il conflitto le

chiese cristiane concorsero all'assistenza delle popolazioni investite dal conflitto . In questo contesto si distinse l'opera

della Santa Sede agì prescindendo da qualsiasi distinzione di schieramento , a beneficio dei militari caduti prigionieri ,

dei feriti e delle popolazioni colpite dalla guerra . Nella primavera del 1915 , con il patto di Londra l'Italia , in cambio

dell'ingresso in guerra a fianco dell'Intesa , aveva ottenuto l'assicurazione che la Santa Sede sarebbe stata esclusa dalle

future trattative di pace . Ma nonostante la prosecuzione del pluridecennale contrasto fra chiesa e stato intorno alla

questione romana , la guerra spinse la popolazione cattolica a un coinvolgimento diretto. La questione dei rapporti fra

chiesa cattolica e Stato italiano si pose nuovamente ai margini delle conferenze per la pace , avviate nell'immediato

dopoguerra. La guerra causò una flessione della pratica religiosa che si estese significativamente anche alle aree rurali ,

alle donne , ai ragazzi , che fini a quel momento erano risultati meno permeabili ai processi di secolarizzazione . Le

gerarchie ecclesiastiche cattoliche proposero per attribuire la responsabilità di questa nuova ondata della

scristianizzazione moderna soprattutto alla diffusione delle teorie socialiste e alle attività propagandistiche dei partiti e

dei movimenti che vi si rifacevano.

2. I cattolici , tra conservatorismo e aperture democratiche.

L'orientamento conservatore di un'ampia parte dei cattolici , trovò ulteriori ragioni nell'ondata rivoluzionaria che

attraversò vari paesi europei nell'immediato dopoguerra, anche in questo caso l'analisi prevalente negli ambienti cattolici

individuò il motore delle insurrezioni rivoluzionarie in una congiura internazionale ordita ai danni della chiesa. A partire

dal 1920 la stampa cattolica , si impegnò a fondo nella diffusione in Europa occidentale delle tesi riportate nei falsi

“Protocollo dei Savi di Sion”sulla presunta cospirazione ebraico-bolscevica . Numerosi movimenti cattolici , nel

complesso diedero sostanza a una linea politica che dal conservatorismo sfumava fino a rasentare la prospettiva

autoritaria. Il Ppi , fondato dal sacerdote Luigi Sturzo nel 1919 , era formalmente aconfessionale , ma contava tra i

propri quadri in prevalenza laici militanti nell'associazionismo cattolico e vari preti. Benedetto XV aveva permesso la

nascita del partito per consentire ai cattolici italiani di agire all'interno del parlamento in funzione antisocialista.

3. Il Pontificato di Pio XI

Pio XI assunse come programma la ricostruzione di una società cristiana , era necessario instaurare il regno di Cristo in

terra e riconoscere alla sua unica autentica chiesa , quella cattolica romana, un potere direttivo sulle società civili . Nel

1925 con l'enciclica “Quas primas” Pio XI offrì un definitivo fondamento teologico all'orientamento ierocratico come

rimedio alla diffusione dello stato laico . Il pontificato di Pio XI si sviluppò negli anni venti secondo un orientamento

conservatore in campo politico. Nella sua enciclica programmatica “Ubi arcano “ Pio XI affermò che la lotta di classe

era divenuta il massimo male per la società dell'epoca e lamentò che le democrazie liberali fossero meno in grado di altri

regimi di reggere l'urto delle sovversioni. In seguito questo atteggiamento trovò ulteriori conferme e fu replicato nei

confronti di altri regimi autoritari . Esso trovava il suo fondamento nella persuasione che simili regimi potessero

diventare strumenti efficaci per la realizzazione di società cristiane o caratterizzate almeno in parte dal riferimento sul

piano legislativo ai principi del cattolicesimo. Questo obiettivo risultò tra gli elementi decisivi che spinsero i vertici della

chiesa cattolica a ricercare intese con quei sistemi politici di destra.

4. La chiesa e il fascismo in Italia

In Italia Mussolini condusse una politica larga di favori nei confronti della chiesa , al clero e di alcuni enti legati al

cattolicesimo . Inoltre il capo del fascismo mostrò la sua disponibilità a risolvere la questione romana . Pertanto la Santa

Sede avviò un rapporto più diretto con Mussolini . Nel frattempo si sviluppava un movimento clerico-fascista alternativo

al popolarismo sturziano,che nel 1924 si coagulò nel Centro nazionale italiano. L'11 febbraio 1929 furono conclusi i

patti lateranensi : l'Italia riconosceva la sovranità del papa sulla zona del Vaticano , accordava un cospicuo indennizzo

finanziario alla Santa Sede per risarcire i danni causati dall'occupazione di Roma nel 1870 , concludeva un concordato

che offriva garanzie e privilegi di notevole ampiezza alla chiesa cattolica e imprimeva un carattere marcante

confessionale alle istituzioni del Regno. In cambio Mussolini otteneva l'appoggio pubblico della chiesa e un

significativo ritorno d'immagine sulla scena internazionale , il concordato permise alla Chiesa cattolica il rilancio dei

progetti di cristianizzazione della società italiana negli anni seguenti. La chiesa cattolica , in Spagna si accingeva a

instaurare un rapporto di convivenza con la dittatura del generale Miguel Primo dr Rivera (1923-1930) . La gran parte

dell'episcopato spagnolo , del clero , dell'associazionismo laicale e dei singoli cattolici diede il proprio consenso al

dittatore , la cui dittatura fu salutata in termini provvidenzialistici. L'instaurazione della democrazia nel 1931 segnò il

temporaneo fallimento di quest'ultimo progetto. Esso fu ripreso 5 anni più tardi dopo la sollevazione di Franco contro il

governo repubblicano di sinistra: l'episcopato spagnolo si schierò abbastanza rapidamente su una posizione molto netta a

favore di Franco. Dopo l'instaurazione della dittatura franchista , l'episcopato spagnolo garantì , fino al pontificato di

Paolo VI , la fedeltà della chiesa cattolica al regima franchista che si esaurì nel 1975. Il rapporto tra la chiesa e il

fascismo in Italia mostra chiaramente come l'incontro con le dittature permettesse alle istituzioni ecclesiastiche di

conseguire ampi spazi d'intervento nella società , ma scontasse anche limiti e generasse tensioni . In Italia frizioni si

ebbero per il controllo dell'insegnamento scolastico , un ambito nel quale l'influenza dl cattolicesimo diventò

preponderante nella scuola pubblica primaria. Un conflitto più duro tra la chiesa e il regime si accese nell'ambito della

gestione dell'educazione della gioventù , dal quale si allargò all'Azione cattolica accusata dal regime di svolgere attività

politica in alternativa al fascismo. I massimi livelli di sintonia furono raggiunti con la guerra d'Etiopia. Fu nell'ambito

della morale e dell'educazione dei giovani che nel corso degli anni trenta si sviluppò un lungo confronto tra chiesa e

fascismo; la posta in gioco era la definitiva fascistizzazione dell'Italia attraverso l'assorbimento del cattolicesimo

nell'ideologia mussoliniana oppure la progressiva trasformazione delle istituzioni civili in chiave nazional-cattolica.

L'insuccesso della tentata cattolicizzazione del paese comportarono l'affiorare di qualche disagio in una parte delle

gerarchie ecclesiastiche . In quel contesto fu Pio XI , in forma quasi isolata che negli ultimi mesi del suo pontificato

accentuò le proprie critiche , prendendo di mira soprattutto la politica razzista del regime mussoliniano.

5. La chiesa cattolica e il nazionalsocialismo in Germania

Di fronte all'emergere del movimento hitleriano la conferenza dei vescovi prussiani e dell'alta Renania dichiarò

inammissibile l'iscrizione al Partito nazionalsocialista . Tuttavia , con la mediazione di figure autorevoli del

cattolicesimo politico , al momento dell'avvento di Hitler al potere si giunse rapidamente a un superamento delle

interdizioni e all'offerta di un sostegno che si auspicava servisse a trasformare il nazionalsocialismo in un mezzo in

grado di garantire l'ordine pubblico contro ogni possibile esito rivoluzionario . Fu inizialmente in quest'ottica che si

giunse alla stipula di un concordato che mirava a consolidare l'accordo tra stato e chiesa . Le successive vicende videro

l'impegno della chiesa per isolare l'ala del nazionalsocialismo fautrice di orientamenti neopagani a vantaggio di quella ,

apparentemente capeggiata da Hitler , che si presentava meno ostile sul piano religioso. Si inseriscono in questa

prospettiva le condanne all'indice di alcune opere di Alfred Rosenberg e soprattutto la pubblicazione nel marzodel 1937

dell'enciclica “Mit brennender Sorge con la quale Pio XI condannò duramente il neopaganesimo , l'esaltazione della

razza e dello stato e la persecuzione della chiesa cattolica in atto in Germania, l'enciclica segnò un inasprimento dei già

difficili rapporti tra nazismo e chiesa cattolica , mostrò di considerare ormai il regime hitleriano un pericolo non

inferiore a quello rappresentato dal comunismo sovietico.


ACQUISTATO

67 volte

PAGINE

43

PESO

393.56 KB

AUTORE

Savy89

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Savy89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Boccadamo Giuliana.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in storia

Riassunto esame Geografia Umana, prof. Frallicciardi, libro consigliato Geocartografia di Lavagna e Lucarno
Appunto
Colonialismo, imperialismo e Africa
Dispensa
Antropologia culturale - teorie e storia dell’antropologia culturale
Appunto
Secondo Ottocento
Dispensa