La storia di Callisto Grandi
Ricostruzione dei fatti e delle fonti documentarie
In questo libro viene ricostruita nei minimi particolari la storia di Callisto Grandi, attingendo a fonti documentarie sia dell'archivio di Stato (fiorentino) sia del Tribunale di Firenze e delle note redatte dai carabinieri di Figline. La narrazione si concentra sulla cattura, l'interrogatorio, il processo e i relativi commenti sui giornali, nell'opinione pubblica e negli interventi degli scienziati dell'epoca di un certo Callisto Grandi, di Incisa, che avrebbe ucciso quattro bambini. I fatti si svolsero tra il 1873 e il 1875, con gli ultimi due omicidi avvenuti nel 1875.
Il profilo di Callisto Grandi
Quest'uomo faceva il carradore (riparatore di carri e barrocci) ma aveva la caratteristica di essere terribilmente brutto e gobbo (gobbino di Incisa). Dalle testimonianze dell'epoca emerge che aveva in effetti un brutto carattere, era un po' scontroso ma faceva bene il suo lavoro ed era anche capace di leggere e scrivere.
I crimini e il sospetto
I bambini sparivano ma nessuno avrebbe sospettato di lui, perché non aveva mai dato segni di dar noia neppure alle donne. La sua bottega spesso era usata dai bambini per giocare a nascondino, proprio di questo lui approfittò. Solo che l'ultimo bambino, Amerigo Turchi, riuscì a sfuggirgli, scappò ferito e sanguinante e raccontò la sua vicenda.
L'indagine e la scoperta
Così qualcuno cominciò a sospettare. Furono chiamati i carabinieri di Figline e il pretore che, nella bottega, scoprirono già fatta una buca, forse per Amerigo. Insospettiti, scavarono e trovarono ben presto gli altri cadaveri. I carabinieri lo salvarono a stento dalla folla inferocita, lo portarono alla stazione e con il treno a Firenze per affidarlo ai magistrati della città.
Il processo e il colpo di scena
La sua prima deposizione, molto lucida e chiara, fu una piena confessione ripetuta anche al giudice Satti di Montevarchi. Disse di averli uccisi perché lo prendevano in giro. Il processo dovrebbe essere semplice, visto che c'è una piena confessione, la testimonianza del bambino e di altri adulti, le prove. Ma comunque si svolse con la massima correttezza e l'accusa si avvalse del futile motivo dell'esser preso in giro rispetto alla gravità del delitto.
Il cambiamento del processo
In effetti tutto andava bene fino a una delle ultime sedute quando avvenne un colpo di scena: ad un’ultima deposizione il Grandi diede risposte folli. Queste stramberie proseguirono (e proseguiranno anche 20 anni dopo quando lui devolse i suoi soldi guadagnati in carcere alle sette piccole orfanelle del fratello, che invece è vivo e non ha femmine).
Il processo mediatico
A questo punto il processo si interruppe e iniziò il processo mediatico (con i giornali locali, “Fieramosca”, “La Nazione”, “Il Mattino”) che prese anche un’intonazione socio-politica facendo apparire il Grandi come un minorato psichico.
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