Che materia stai cercando?

Riassunto esame Storia e critica della fotografia, prof. Menduni, libro consigliato La Fotografia Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia e critica della fotografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Fotografia, Menduni.

Simbolo della memoria privata, testimone e interprete di eventi, forma d'arte, presupposto del cinema e del video, la fotografia è protagonista della nostra quotidianità e di una civiltà sempre più visiva.... Vedi di più

Esame di Storia e critica della fotografia docente Prof. E. Menduni

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

4-LA FOTO NEL NOVECENTO

• Kodak

Nel 1871 un medico inglese, Maddox, sostituisce al collodio una gelatina al bromuro d'argento: diventa possibile scattare

la foto su una lastra già pronta, che sarà sviluppata in laboratorio con tempi di posa ristretti. Dopo il 1880 le lastre di vetro

sono sostituite da rotoli di carta per eseguire più scatti in successione, e poi di una sostanza chimica derivata dalla

cellulosa, la celluloide. Ha solo il difetto di essere infiammabile. Eastman lancia nel 1888 la Kodak, un apparecchio facile

da usare, economico e non ingombrante. La macchina è fornita all'origine con una pellicola, quando è esaurita, il cliente

la rimanda nei laboratori per lo sviluppo, e ne riceve un'altra dopo il pagamento di 10 dollari pronta allo scatto. Le prime

foto Kodak erano circolari e il funzionamento era elementare. Dal 1889 Eastman produce la celluloide, nel 1895 mette in

vendita la Kodak pocket che si carica e si scarica alla luce. Nel 1900 la Kodak Brownie è dedicata all'infanzia e costa solo

un dollaro.

• La scomposizione del movimento

Nel 1873 un astronomo francese usa un “revolver fotografico” per documentare le fasi di transito di Venere davanti al

sole. Marey studia il galoppo dei cavalli e il volo degli uccelli col “fucile fotografico”. Muybridge è assoldato da un

facoltoso allevatore che voleva vedere in quale momento della corsa dei cavalli i loro zoccoli erano tutti e 4 sollevati da

terra. Inizia ma è costretto a fuggire perché ha ucciso l'amante della moglie ma poi torna nel 1877 e riprende le sue

ricerche. Colloca la sue macchine lungo la pista di un galoppatoio con l'aiuto dei tecnici della compagnia ferroviaria.

Muybridge ha grande successo e continua le sue ricerche su animali e umani. Nelle esperienze di Marey e Muybridge c'è

l'anticipazione del cinema. I fratelli Lumiere lavorano nello stabilimento fotografico del padre e hanno brevettato il

meccanismo dentellato di trascinamento della pellicola fotografica 35mm. La filiazione del cinema dalla fotografia nasce

dalla comune adozione degli stessi principi e dispositivi ottici, chimici e meccanici.

• Cinema e Fotografia

Tra molti sperimentatori del cinema c'è Edison, che aveva già sviluppato il fonografo, il microfono, la lampadina elettrica.

Il suo kinetoscopio era una macchina a gettone in cui una persona alla volta da un visore poteva guardare scenette brevi.

Un peep show a cui mancava l'aspetto teatrale proprio del cinematografo Lumiere e che non ebbe successo. Fin dagli

inizi il cinema è un'opera aperta collettiva, la cui progettazione e realizzazione dura mesi, se non anni, e vede l'apporto di

più personalità artistiche; la fotografia è più individualista, è il prodotto di un singolo operatore. Il cinema vede la presenza

di molte persone sul set, il regista deve collaborare con più figure, invece l'operatore fotografico è pratica solitaria. Prima

che intervenga il montaggio, la macchina da presa è fissa e il film è una specie di fotografia animata. Esso continua a

condividere con la fotografia i vari piani e inquadrature e le regole compositive dell'immagine, ma il montaggio gli

consente di rappresentare lo svolgimento narrativo in cui collocare il momento culminante. La fotografia invece ha a

disposizione una sola inquadratura e la usa per inglobare in un'unica immagine tutti gli elementi utili per comprendere la

natura e lo sviluppo di un determinato momento. Qui sta il suo limite, il suo fascino. Il tributo del cinema alla fotografia è

altissimo e “fotografare il film” è elemento importante della sua estetica: il “direttore della fotografia” e il fotografo di scena.

• Novecento in pellicola

Nella società di massa il testo scritto viene sfidato sempre più dall'immagine, mentre su un altro piano è sfidato dall'oralità

della radio. La fotografia ha un ruolo centrale in molti aspetti della società. Il cinema si specializza in grandi narrazioni,

che attirano un pubblico popolare, a cui si aggiunge una dimensione informativa e una documentaria.; successivamente il

cinema dovrà dividere il suo spazio con la televisione. La fotografia è perfetta per far durare un breve momento, ma per

raccontare una vicenda lunga e complessa ricorriamo ad una collezione di fotografie, non ad un solo scatto. Su questo la

concorrenza del cinema è altissima, mentre sul piano della ricostruzione concettuale, critica o storica, il testo scritto

dimostra ancora la sua utilità.

• Tra pubblico e privato

Il cinema è sostanzialmente un'arte pubblica, ma una sua dimensione privata è sempre esistita, ma di minore rilievo. Il

problema che persisteva era la sua fruizione. La fotografia invece è forte nella sfera privata, familiare e intima. Una fascia

di amateurs esisteva fin dal suo inizio e la graduale semplificazione delle operazioni tecniche l'aveva molto ampliata. Il

messaggio della Kodak era che chiunque può scattare le sue foto. L'insieme delle immagini costituiva un santuario

privato di ogni famiglia, visto raramente ma custodito con cura, come punto di riferimento della memoria familiare. Se il

fotografo lavora in una città d'arte, amplierà i suoi affari vendendo immagini dei principali monumenti e degli aspetti più

interessanti della vita cittadina. Se vive in una capitale o in qualche centro politico cercherà di diventare il fotografo

ufficiale e ritrattista di riferimento. La più famosa casa fotografica è la Fratelli Alinari Firenze (1852) ancora esistente e

promotrice del museo di Storia della fotografia Fratelli Alinari, aperto nel 1985, museo nazionale dal 2006. Le immagini

sono documentazioni frontali dove la presenza dell'uomo è solo un termine di paragone per le dimensioni dell'oggetto

rappresentato. Tali immagini rigorose hanno un mercato plurimo.

• Cartoline

Un'applicazione popolare della fotografia è stata la cartolina illustrata. Nasce negli anni Settanta dell'800. Gli anni d'oro

della cartolina sono considerati i primi decenni del 900 prima di avvertire la concorrenza dei giornali illustrati. La loro

produzione era quasi ovunque libera e piccoli tipografi, fotografi e cartolai hanno continuato a produrne accanto a veri

giganti come la Tipografia Alterocca di Terni, con una produzione annua di 50 milioni di pezzi. Negli archivi della società ci

sono oltre un milione di immagini relative a 5000 località diverse. Il colonialismo e il turismo esotico produssero molte

rappresentazioni del diverso da noi. La rappresentazione del corpo, dei suoi movimenti diveniva sempre meno

inaccessibile e piano piano si passava dalla registrazione scientifica o antropologica al pittoresco e al bozzetto.

• L'identità fotograficamente

La scienza della seconda metà dell'800 tenta di stabilire dei legami tra l'aspetto fisico delle persone e la loro salute

mentale, o tra l'aspetto fisico e la propensione a comportamenti criminali. La sua ansia classificatoria incontra la

fotografia, considerata affidabile quanto a capacità di registrare le caratteristiche fisiche dei pazienti. La prima

applicazione riguarda la psichiatria, Nel 1851 Diamond fotografa i malati di mente a fini scientifici di documentazione.

Duchenne commissiona a Tournachon, fratello di Nadar, foto dei suoi pazienti che poi inserisce in un testo pubblicato poi

nel 1862 (Mechanisme de la phisionomie humaine). Charcot, lo psichiatra che influenzò Freud, fotografa nel manicomio

parigino tutte le ricoverate, questa classificazione avverrà anche in Italia. La malattia mentale viene esibita, senza rispetto

per i pazienti. Una seconda direttrice di studi sono le ricerche etnografiche. La fotografia si intreccia col colonialismo. Nel

secondo 800 sono in voga gli studi di fisiognomica, una disciplina che cerca di collegare aspetti del carattere e del

comportamento a tratti del volto. Molte ricerche del genere furono condotte da Lombroso, che poi pubblica l'uomo

delinquente nel 1876. I goversi si accorsero dell'utilità della fotografia e tra il 1852 e il 1855 la Svizzera rinchiuse tutti i

senzatetto in una località a Berna e furono costretti a cambiare il loro stile di vita. Durheim li fotografò per identificare

eventuali fuggiaschi. Le polizie di tutto il mondo fecero un uso sempre maggiore delle foto che assunsero un formato

standard. Bertillon fu inventore del cartellino segnaletico e Ellero delle “gemelle Ellero”. Le foto segnaletiche venivano

usate per l'identificazione, ma chiunque nelle condizioni di scatto di quel genere sarebbe apparso come un criminale. La

fotografia è stata spesso usata per dimostrare le identità delle persone comuni attraverso la fototessera. Il primo utilizzo

di questo formato è stato per gli abbonamenti dei pendolari della ferrovia americana Chicago-Milwaukee nella seconda

metà dell'800. La fotografia sui passaporti diventò obbligatoria solo nel 1920 dopo una conferenza internazionale a Parigi.

La carta di identità italiana nasce nel 1931, in Francia nel 1940.

5-NELLA SOCIETA' DI MASSA

• “clichè”

Nell'800 la fotografia aveva stabilito un fitto scambio con la carta stampata, soddisfacendo la sete di immagini. Il primo

giornale illustrato è l' “Illustrated London News” (1842) ma le immagini sono disegni in xilografia. La fotografia non può

essere ancora stampata. Gli eventi di vita quotidiana sono coperti da servizi fotografici, ma è materiale grezzo ché poi

deve essere convertito in disegno con qualità compositive e di sintesi superiori ai singoli scatti. Verso il 1880, dopo molti

tentativi non riusciti, compare la retinatura: grazie all'azione di composti chimici, dalla fotografia si produce un negativo

metallico (cliché) in cui l'immagine è suddivisa in tanti punti microscopici, ricordando la pittura pointilliste di Seurat e oggi

la scansione di un'immagine digitale. Il Cliché viene montato insieme ai caratteri tipografici e poi viene stampato il tutto.

La prima foto “retinata” appare sul “New York Daily Graphic” nel 1880. Dal 1904 l'inglese “Daily Mirror” illustrerà le sue

pagine unicamente con fotografie. La prima Guerra mondiale rappresenterà la consacrazione definitiva della foto

d'attualità.

• Foto a mezza stampa

Nel 900 la congiunzione tra fotografia e stampa si fa più stretta e alla fotografia è aggiunto quanto le mancava per essere

veramente un medium, cioè un circuito di distribuzione. La stampa adesso accoglieva largamente la fotografia nei formati

di quotidiani e settimanali. Testo scritto e fotografie sono gli uni il paratesto delle altre, compenetrandosi. Ogni foto ha una

didascalia in cui l'immagine viene spiegata e interpretata, aggiungendo giudizi e opinioni. Negli anni 50 si arriverà alla

“fotonotizia”, un evento descritto solo con una grande fotografia, recante un titolo e una didascalia. L'uso delle foto nella

stampa può ricondursi a due modelli, la pausa e il flusso. Nel primo la foto è destinata a fare da contrappunto al testo

illustrandone un dettaglio significativo. Nella collocazione a flusso delle foto la pubblicazione avviene in serie e illustra

nelle diverse fasi l'evoluzione di un evento. Uno dei primi esempi di inchiesta giornalistica è attribuibile al giornalista

americano Riis, che si dedicò alle abitazioni miserevoli degli emigrati italiani a New York, utilizzando la luce del magnesio

per illuminare le povere case. Queste immagini ebbero una triplice forma di diffusione: mostre, giornale e libro. Fin

dall'inizio l'inchiesta fotografica appare connessa alla dimensione dell'impegno. Le iniziative di Riis ebbero risalto

nell'opinione pubblica e ispirarono interventi legislativi; l'importanza della fotografia per campagne di sensibilizzazione

politica e per propagandare le idee emerse con forza.

• Fotografia e cultura del consumo

La fotoincisione ha avuto un grande effetto sulle applicazioni commerciali e pubblicitarie della fotografia. L'avvento della

società di massa alla fine dell'800 sviluppa il ruolo della pubblicità, generando nuovi formati e apparendo su quotidiani e

riviste. La comunicazione pubblicitaria ha nella fotografia un'importante alleata perchè essa identifica immediatamente il

prodotto e la marca e la collega a un'esperienza piacevole. Il passo successivo è associare direttamente persone di

bell'aspetto a qualunque prodotto descrivendo un'esperienza che il consumatore può avvertire come desiderabile. La foto

pubblicitaria è quella più connessa all'immaginario hollywoodiano. L'introduzione di campagne pubblicitarie ironiche e

graffianti, verso il 1968, ha modificato le impostazioni della fotografia del campo. Una scossa salutare verrà fatta da

Toscano che dal 1982 al 2000 ha curato le immagini pubblicitarie per Benetton. La storia della fotografia pubblicitaria si

intreccia con quella del fotogiornalismo. Settimanali illustrati già esistevano ma negli anni 20 si moltiplicano e hanno

grande successo. Nel 1925 in Germania compare la prima Leica, apparecchio fotografico innovativo simbolo del

cambiamento della fotografia. Pensata già dal 1914 da Barnack, messa nel cassetto per l'avvento della guerra, adottava

una pellicola 35 mm in fotogrammi 24x36 di provenienza cinematografica. Così leggera da da consentire per la prima

volta la foto a mano libera. Aveva un superbo design, un obbettivo fisso, retrattile, di 50 mm e tempi di esposizione fino a

1/500, perfetti per il reportage

6-GRAMMATICA, SINTASSI, TECNICA DI UNA FOTO

• Una foto in un click

Con la Leica la fotografia analogica raggiunge la piena maturità. Vedrà progressi meccanici e ottici e, a partire dagli anni

70, elettronici. La fotografia digitale ha poi assunto come propria l'interfaccia tra essere umano e fotocamera. La

conoscenza della tecnica fotografica rimane oggi fondamentale e fa la differenza tra un fotografo improvvisato e chi ha

una piena coscienza di quanto sta facendo. Ci sono varie parti della macchinetta: il corpo, l'obiettivo, il mirino. Nel corpo

c'è il dispositivo di avanzamento della pellicola dopo lo scatto, l'otturatore, il pulsante di scatto. Il mirino può essere

galileiano (col mirino sopra l'obiettivo, che non permette di inquadrare la stessa scena). Nel 1928 nasce la Rolleiflex con

due obiettivi sovrapposti (biottica) uno per la ripresa e uno per la visione (ciò comportava ancora il difetto del galileiano),

un dispositivo reflex. Questa macchina, con formato pellicola 6x6 cm, sarà popolarissima per praticità e luminosità. La

svedese Hasselblad con lo stesso formato, aveva un solo obiettivo e serviva per riprendere e inquadrare. Il reflex sarà

applicato sulle Leica. Le prime reflex di questo formato compaiono negli anni 30, ma funzionali solo dopo la guerra grazie

al pentaprisma, che permette di vedere l'immagine non capovolta. La prima sarà la Nikon F del 1959 che portò la

leadership al Giappone. La Zeiss sospende la produzione di apparecchi fotografici; la Rollei tenta invano di riprendersi

trasferendo la produzione in Giappone.

• L'obiettivo

E' composto da una serie di lenti concave e convesse. Può spostarsi lungo l'asse centrale dell'ottica. Una fotografia “a

fuoco” è nitida. Dagli anni 30 in poi gli apparecchi più sofisticati hanno permesso di montare sul corpo macchina una

crescente varietà di ottiche. Gli obiettivi cambiano a seconda dell'angolo di campo. A determinarlo c'è la lunghezza focale,

cioè la distanza in millimetri tra il piano della pellicola e il centro della lente dell'obiettivo. La qualità delle lenti determinano

la nitidezza. I “teleobiettivi” hanno una distanza focale molto lunga e un angolo di campo ristretto. I “grandangolari” hanno

una focale bassissima e un angolo di campo molto largo. Gli obiettivi “normali” hanno una lunghezza focale sui 50 mm,

vicina alla misura della diagonale del fotogramma e un angolo di campo di 46°. Più un obiettivo è grandangolare più

tende ad avere “aberrazioni” ai lati dell'immagine. Gli obiettivi zoom hanno fatto grandi progressi ma spesso sono meno

luminosi e hanno una qualità inferiore rispetto alle ottiche fisse della stessa lunghezza focale. La regolazione del

diaframma determina la profondità di campo. Negli anni 80 c'è la messa a fuoco automatica.

• Esporsi alla luce

L'otturatore va regolato con un tempo di esposizione che va impostato su una scala. Tempi di esposizione rapidi

permettono l'istantanea di soggetti in movimento. Il diaframma e l'otturatore devono essere correlati: la chiusura del

diaframma richiede un tempo di esposizione più lungo. Le sorgenti di luce non sono tutte uguali: c'è quella naturale e

quella artificiale (lampade, riflettori, flash). La sera, la notte o in interni è indispensabile un'illuminazione adeguata. Agli

inizi del 900 si usava la polvere di magnesio, luminosa ma la fiamma libera e il fumo provocavano problemi. Negli anni 30

ci sono le lampade flash monouso sincronizzato con lo scatto. Il flash elettronico arriverà negli anni 60 e sarà inserito nel

corpo macchina, cessando di essere un accessorio separato. Le luci si distinguono in dure, morbide e diffuse. Luce dura

è quella del sole meridiano: ombre pronunciate, forti contrasti. Attenzione nell'usarla nei ritratti ma ottima per le foto

architettoniche o di oggetti. La luce morbida è quella delle giornate nuvolose o nebbiose, è una grande alleata del

fotografo che vuole immagini sfumate, ma con poche ombre e contrasti. Quando si fotografa a colori è importante

distinguere luce calda da luce fredda. Per modificarla si possono usare filtri o pellicole speciali.

• Bianco e nero o colore

In questo tipo di fotografia è tutto in scala di grigi. Il fotografo ottocentesco spesso ritoccava le sue fotografie a mano,

colorandone alcune parti; all'inizio del 900 cominciarono a diffondersi le prime lastre a colori, come la Autochrome dei

Lumiere. Nel 1905 Stieglitz fotografa a colori i grattacieli di New York. Dagli anni 30 si diffusero le prime pellicole con 3

differenti strati sensibili, in America e in Germania. Dal 1941 esiste una pellicola per negativi a colori, la Kodakolor, madre

delle successive. Il rullino di pellicola doveva essere sviluppato in situazioni di oscuramento e stampato in un ambiente

illuminato da una luce rossa. Il sogno della fotografia istantanea diviene realtà con la Polaroid del 1947, a colori nel 1963,

come espressione popolare o artistica (Andy Warhol). Il tentativo della Kodak di lanciarne una propria linea fu fermato da

una sentenza in tribunale per violazione di brevetti Polaroid. Sarà la fotografia digitale a rendere obsoleta la Polaroid, che

cessa la produzione nel 2008.

• Grammatica e sintassi dell'immagine

In una foto esiste solo quello che si vede. La realtà non ha la parola. Tutto ciò che non è inquadrato non esiste.

L'inquadratura è frutto di una selezione dei vari punti di vista e delle varie soluzioni tecniche possibili. Nella foto il mettersi

in posa è spesso determinante. La ricerca di una posa e di un'ambientazione, più o meno felici, rispondono ad esigenze

narrative ed emotive.

• La composizione

La composizione è il modo di disporre i soggetti nell'immagine. La fotografia può scegliere fra lo scatto verticale od

orizzontale e potremmo tagliare quello che non ci serve. Gli oggetti non sono collocati al centro dell'immagine, ma agli

incroci di un reticolo ideale che divide la foto in 3 parti (regola dei terzi, una versione abbreviata della sezione aurea). La

profondità deve essere evocata, intuita, privilegiando le linee oblique e quelle curve rispetto a quelle orizzontali e verticali,

che appaiono banali, e valorizzando le diagonali, soprattutto quella che inizia in alto a sinistra e scende in basso a destra.

Occorre stare attenti agli accostamenti curiosi, che vanno evitati o ricercati a seconda dei casi.

• L'illuminazione e l'inquadratura

Il soggetto da fotografare deve essere adeguatamente illuminato. Nello studio avviene con lampade e flash; negli esterni

il fotografo grazie a strumenti come l'esposimetro dovrà misurare intensità e direzione della luce e agire di conseguenza.

La fonte di luce può essere frontale o laterale, zenitale (sole a mezzogiorno) o posteriore. Ogni luce illumina e forma

ombre. In generale una luce diretta accentua i contrasti e la durezza dei tratti e dei contorni, una luce diffusa

ammorbidisce le ombre e modella i lineamenti e i volumi.

L'inquadratura è lo spazio visivo ripreso dall'obiettivo della camera. La fotografia assegna una precisa denominazione alle

varie inquadrature distinte in piani e campi. Nei piani appare solo una persona o un oggetto; nei campi una scena più

ampia. Generalmente la foto è composta di tre piani successivi: il soggetto principale è al secondo, raramente al primo, il

terzo è lo sfondo. Sono da evitare gli sfondi troppo complessi che disturbano la centralità del soggetto. L'angolazione

della foto è importante: se il soggetto è una persona, l'obiettivo è collocato all'altezza degli occhi, ma può essere collocato

anche più in basso o più in alto a seconda di cosa vogliamo comunicare. L'angolazione orizzontale consente di

fotografare un soggetto frontalmente, di tre quarti, di profilo, dal retro. Quella con maggior profondità è quella di tre quarti,

ma quella frontale è più coinvolgente emotivamente. L'angolazione di profilo viene usata con cautela nei ritratti, perché

l'osservatore ha la sensazione che manchi qualcosa alla sua percezione del personaggio. La vista posteriore è usata di

rado, quando il soggetto non vuole essere riconosciuto, per comunicare alterità o distanza.

• La rilevanza

Per descrivere qualcosa il fotografo spesso dovrà scegliere una sola immagine che deve contenere in sé tutto il “senso”;

un risultato difficile da ottenere ma così non si corre il rischio della monotonia e della ridondanza. La rilevanza può essere

implicita o esplicita. In una dovrò ricorrere a delle didascalie, nell'altra l'immagine parla da sola. Al fotografo si chiede non

solo di studiare l'inquadratura, l'illuminazione, l'angolazione e la composizione, ma di inseguire il momento dominante e

preferire quello scatto. La fotografia contemporanea tende a capovolgere questi assunti. Privilegia un pensiero laterale in

cui un dettaglio o un accostamento non ovvio, possono dire di un evento o di una situazione molto più di un'immagine

canonica e un po' stereotipa, che ci è già nota attraverso i media e la televisione.

7-FOTOGIORNALISMO

• La grande guerra fotografica

La fotografia e il cinema sono insieme supporto alle operazioni, documentazione e materia prima per la propaganda. La

produzione autonoma di immagini di guerra da parte dei media è proibita. Ci sono criteri per la censura: moltiplicare le

immagini che evidenziano l'efficienza e la potenza dei mezzi tecnici, il morale elevato ecc...La morte viene, se possibile,

rimossa. Molti ufficiali e qualche soldato produssero le proprie immagini di guerra, spesso più crude delle ufficiali nella

rappresentazione della morte e nei disagi affrontati nei combattimenti. Furono proprio queste foto ad alimentare la cultura

e il cinema pacifista. Nel 1924 Friedrich pubblicò il suo libro fotografico plurilingue “Guerra alla guerra”. Il Museo

Antiguerra che egli aveva aperto a Berlino fu distrutto nel 1933 e al suo posto sorse una sede del Partito nazista.

• Avanguardie, politica e propaganda

Il periodo tra la 1 e 2 Guerra Mondiale è quello del massimo sviluppo dei regimi totalitari europei. Il trauma della guerra

azzera l'immaginario e le condizioni artistiche ottocentesche, i rapporti convenzionali tra le arti e la loro divisione del

lavoro, i rapporti tra espressione artistica e produzione in serie di artefatti industriali e anche culturali. Dove erano gli

artisti ora ci sono le avanguardie, movimenti che producono oggetti ed eventi. La fotografia è una metodologia di ricerca

e un procedimento generatore di materiali funzionali a comporre l'opera. Le avanguardie registrano l'Europa postbellica.

La fotografia ha avuto un ruolo importante per la lotta politica, combattuta con la propaganda, i manifesti e le fotografie.

Gli stati totalitari esercitano sulla fotografia un controllo, ma non è sempre possibile addomesticare l'evidenza fotografica.

Veniva applicata, alle volte la damnatio memoriae.

• Il rotocalco

Fra le due guerre si diffondono settimanali fotografici che si adeguano alla nuova cultura visiva dominata dal cinema e si

avvangono di innovazioni tecnologiche. Sono stampati in rotocalco, un procedimento di stampa che permette di stampare

velocemente testi corredati di fotografie di qualità. Ha un costo elevato quindi è usato solo per grandi tirature. Nel 1907

viene messo a punto un metodo di trasmissione a distanza delle fotografie. In questi nuovi giornali chiamati “rotocalchi” o

magazines, alla fotografia è affidato il ruolo principale mentre il testo ha un ruolo complementare. Nasce il mestiere del

fotoreporter. I primi rotocalchi appaiono in Germania e compare la figura del direttore artistico col compito di armonizzare

con coerenza i testi con le immagini. Modello di questo nuovo mestiere è Lorant che per la prima volta realizza il

resoconto di un evento attraverso una successione di foto. Il nazismo assestò un colpo durissimo a questi giornali

curvandoli ad esigenze propagandistiche. Erich Salomon riuscì a scattare foto in modo discreto e inosservato, di grande

naturalezza, grazie all'uso delle macchine tascabili. Con lui si afferma il principio che le foto devono essere firmate. Lo

strumento principale della rivista francese Vu è l'inchiesta fotografica, alle volte ricorrendo anche ad agenzie, oltre che a

dei singoli fotografi, e a fotomontaggi per le copertine. Vogel è di impronta pregressista, e prende posizione contro il

nazismo. Tra i volontari ci sarà una fotografa italiana Tina Modotti. Per l'appoggio dato alla causa repubblicana spagnola i

finanziatori del giornale sostituirono Vogel ma il giornale non sopravvisse e cessa le pubblicazioni nel 1940. In italia un

rotocalco moderno vede la luce solo nel 1937: Omnibus. Sarà soppresso due anni dopo. Seguito da “Oggi” e da “Tempo”.

• Morte di un Miliziano

Endre Friedmann trova un posto come assistente alla Dephot e diventa famoso per un servizio su Trotzkij a Copenaghen,

per il quale non si era trovato nessun altro. Nel 1933 con l'avvento di Hitler la sua condizione di ebreo, immigrato e uomo

di sinistra lo porta a Parigi dove conosce Gerda Pohorylle, ebrea di origine tedesca. Nel 1936 e due si attribuiscono dei

nomi americaneggianti probabilmente per vendere meglio le foto: Robert Capa e Gerda Taro. I due vengono mandati sul

posto della guerra di Spagna da “vu” e qui fotografano il miliziano repubblicano che cade e Gerda muore segnando la vita

del fotografo. La foto in sé è stata molto discussa.

• <<Farm Security Administration>>

Nel 1932 Roosvelt lanciò il New Deal. In questo contesto l'Agenzia per la sicurezza sociale in agricoltura, costituì un

gruppo di fotografi. Dorothea Lange fu tra i primi ad essere assunta. Girò in lungo e in largo la California, documentando

la vita dei braccianti agricoli ingaggiati a giornata. Qui nel 1936 scatta la foto Madre migrante, la più intensa di queste

foto, e che riprende l'impostazione della Madonna col Bambino. La foto ha avuto una larghissima diffusione per le

suggestioni che ci invia: la questione sociale, il rapporto madre e figli e anche quello tra i sessi, in cui l'elemento maschile

appare assente. Uno studio delle altre immagini dimostra che è stata scelta quella in cui il contesto materiale della

miseria è solo evocato e non esibito. Il pollice della mano appoggiata al bastone della tenda che si vede in primo piano è

stato ritoccato perché sia meno evidente.

• <<Time>> / <<Life>>

Nel 1936 nasce negli stati uniti il settimanale illustrato “Life”, fondato e diretto da Henri Luce. Luce era nel 1937 l'editore

di “Time”. Life si presenta come un settimanale visivo per eccellenza, che costava 10 centesimi. Questo settimanale di


ACQUISTATO

20 volte

PAGINE

15

PESO

94.48 KB

AUTORE

Liston93

PUBBLICATO

+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia e critica della fotografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Fotografia, Menduni.

Simbolo della memoria privata, testimone e interprete di eventi, forma d'arte, presupposto del cinema e del video, la fotografia è protagonista della nostra quotidianità e di una civiltà sempre più visiva. Nel volume si descrive l'evoluzione dell'immagine artificiale, delle sue pratiche e dei suoi prodotti, non tralasciando i rapporti con il giornalismo, la pubblicità e la moda. Lo sguardo dell'autore è proiettato sull'oggi, sulla straordinaria moltiplicazione dell'esperienza fotografica offerta dal digitale, anche grazie a Internet - con la sua intensa condivisione di milioni di documenti visuali - e alle fotocamere dei telefoni cellulari con cui ciascuno può, in ogni istante, generare e diffondere immagini del mondo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - DAMS
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Liston93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica della fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Roma Tre - Uniroma3 o del prof Menduni Enrico.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo - dams

Riassunto esame Culture e formati della televisione e della radio, prof. Menduni, libro consigliato I linguaggi della televisione e della radio, Menduni
Appunto
Riassunto esame Estetica del cinema e dei media, prof. Carocci, libro consigliato Attraverso le immagini Tre saggi sull emozione cinematografica, Carocci
Appunto
Riassunto esame Storia del cinema 1, prof. De Franceschi, libro consigliato Storia del cinema. Un'introduzione, Bordwell, Thompson  (da Capitolo 1 a 10)
Appunto
Riassunto esame Estetica del cinema e dei media, prof. Carocci, libro consigliato L'occhio del novecento. Cinema, esperienza, modernità, Francesco Casetti
Appunto