Storia della fotografia
René Magritte, foto copertina di Marra: sembra quasi un fotogramma, come se avessimo lasciato insospeso la questione, non sappiamo cosa stanno facendo, non riusciamo a capire. Quasi un pezzo di un film, un fermo immagine. Come se avesse una dimensione narrativa. L'utilizzo della dimensione narrativa spinge ad un confronto tra fotografia e cinema.
Formalisti russi e il cinema
Fondamentali le tesi espresse negli anni ’20 dai formalisti russi. Principali: Boris Ejcheunbaum, Jury Tynyanov, Osip Brik, Viktor Sklovskij. Jury Tynyanov scrisse: “Il cinema è nato dalla fotografia. Il cordone ombelicale che li univa è stato tagliato nel momento in cui il cinema si è trasformato in arte.”
Nella visione dei formalisti l’arte consiste in un particolare uso del linguaggio in una sua “deformazione” se vogliamo. Per avere arte occorre dunque una irrinunciabile condizione preliminare. Abbiamo un linguaggio quando esiste la possibilità di articolare tra loro un insieme codificato di segni. La semantica di una singola fotografia, priva di un “contesto”, situata fuori della “proposizione”, e perciò priva di qualsiasi “piano lessicale”, è povera e astratta. È evidente la vicinanza con la specificità del montaggio nel cinema teorizzata in quegli stessi anni da Ejzenstejn.
La fotografia è una parola isolata, non ha possibilità di linguaggio. Quello che in arte dovrebbe essere un limite (la mancanza di linguaggio), è invece uno stimolo in fotografia. Tornando alla foto di Magritte: la foto funziona perché vorremmo sapere, ma non possiamo. Magritte fu il primo ad usare la cabina fotografica “artisticamente”.
Neopittoricismo
Alfred Stieglitz (1864-1946), Edward Steichen (1879-1973), Paul Strand (1890-1976). La galleria che hanno aperto e in cui esponevano: 291. Il nome viene preso dal numero civico. La loro rivista a cui danno vita: Camera Work.
Sharon Widmer Bologna, 04.11.2009
Storia della fotografia
Lezione 15 - Surrealismo
Brassaï ama la fotografia notturna. Nella notte emergono le passioni, personaggi particolari. Potremmo vedere la fotografia come una sua compagna di strada. Brassaï, Due malavitosi, la malavita quasi romantica parigina, due apaches a Parigi. Brassaï ama i bar notturni e la gente che li affolla. L’amore del marinaio. Di notte cade la censura, si scoprono altre vite, altre situazioni, giovane coppia. Bordello monacale. Fotografava anche i graffiti, in quanto tracce, impronte, creatività anonima.
C. Beaton
C. Beaton usa la fotografia come un quadro, costruire un immaginario da sogno, Nancy nelle vesti di Maria Teresa d’Austria. Vecchio stile. Comparsa della moda. Intoccabilità della moda mentre il mondo sta crollando, foto di Vogue. Beaton per “Vogue” del 1941, Londra, donna ben vestita, alla moda, tra le macerie.
Sharon Widmer Bologna, 06.10.2009
Storia della fotografia
Lezione 2 – Introduzione
Arte moderna e contemporanea
1839: data di registrazione del brevetto della macchina fotografica. Dall’arte moderna a quella contemporanea Vi sono due grandi livelli superati con la nascita dell’arte contemporanea:
- Superamento del sistema di rappresentazione prospettico – rinascimentale.
- Rivoluzione totale del concetto di arte.
Dal 1400 fino al 1800 circa, infatti, il sistema di rappresentazione era lo stesso (prospettiva), gli stili cambiavano, ma il metodo di disegnare creato da Brunelleschi e Alberti rimane lo stesso. Si passa quindi da un sistema ordinato (arte moderna: prospettiva fatta di linee che convergono verso un punto di fuga) a un sistema più complesso.
La camera oscura
Il concetto di “camera oscura” esiste in realtà dal 1550 circa. Essa era nata come strumento scientifico: “data una camera completamente chiusa, con sulla parete solo un piccolo foro, l’immagine si proietta nella camera sulla parete opposta; ribaltata”. Dal 1680 circa, si è pensato di utilizzare questa camera anche in pittura e nel frattempo si scoprì che aggiungendo delle lenti al foro, l’immagine era più nitida. Quindi si metteva un obiettivo al foro, sulla parte dove si sarebbe proiettata l’immagine si metteva uno specchio e sul “soffitto” della scatola chiusa un vetro, per ricalcare l’immagine. Canaletto fu un pittore veneziano tra i primi grandi nomi ad usare questo strumento. Questo strumento era interessante perché dava una garanzia di verità: l’occhio può ingannarti, lo specchio no, quindi era più affidabile della pittura completamente a mano.
La macchina fotografica
La macchina fotografica ha quindi un principio noto da secoli: la camera oscura, appunto. Grazie alla chimica si è potuti arrivare al ragionamento che alcune cose reagiscono alla luce colorandosi (pelle, foglie,…) e si è cercato di unire questo alla camera oscura per “catturare” l’immagine. La fotografia è l’erede del sistema prospettico rinascimentale, è la stessa immagine che otterremmo se dipingessimo con i concetti di Brunelleschi e Alberti di prospettica rinascimentale.
La fotografia
La fotografia nasce esattamente quando nasce Paul Cézanne, importante personaggio che mise completamente fine all’era della visione prospettica rinascimentale e all’arte moderna. Ciò nonostante essa non può essere posta all’interno dell’arte contemporanea: la sua derivazione dal sistema visivo prospettico la inserisce nell’arte moderna, in quanto strettamente legata ad essa, anche se nata alla fine dell’epoca di questo tipo di arte, essa non sembra essere morta con essa.
Ancora in molti, però, discutono sull’artisticità della fotografia, a causa della sua automaticità: una macchina che sostituisce l’autore. La risposta più frequente a questo problema è questa: “attraverso un abile controllo dei propri strumenti (inquadratura, composizione, luce, ecc.) il fotografo supera le limitazioni derivanti dall’uso di una macchina, riuscendo ad imporre una visione personale”.
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