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Sharon Widmer Bologna, 19.10.2009

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Lezione 7 – Pittorialismo, Nadar e Disdéri

La fotografia come arte

Dopo la presentazione ufficiale del 07.01.1839 presso l’accademia delle scienze, l’invenzione di Daguerre fu

presentata il 18.08.1839 in seduta comune dell’accademia delle scienze insieme a quella di belle arti: viene

quindi proposta agli studiosi di belle arti, e quindi da valutare e prendere in considerazione.

Nel 1859 la fotografia venne per la prima volta ospitata nel “Salon” e Baudelaire intervenne con uno scritto

intitolato “il pubblico moderno e la fotografia”, dove sottolinea i difetti che secondo lui impediscono alla

fotografia l’identità:

1) Il mimetismo nei confronti del reale

2) La scarsa manualità necessaria

3) L’asservimento all’industria

Per l’estetica Ottocentesca, l’oggetto d’arte, per essere considerato tale, doveva essere:

1) Una trasfigurazione, un’interpretazione simbolica del reale

2) Il risultato del virtuosismo e dell’esercizio delle abilità manuali

3) La realizzazione concreta del genio artistico nel suo isolamento nell’atelier

Baudelaire definì la fotografia come “una palestra dei pittori mancati”.

Pittorialismo, ovvero il fotomontaggio

Nel 1869 Henry Peach pubblicò il saggio “pictorial effect in photography” che contiene anche la definizione

ancor oggi usata in inglese per chiamare il fotomontaggio; “combine printing”. Nasce dunque il fenomeno

che anche presso la critica e la storiografia di settore prenderà il nome di “pittorialismo”; questa parola non

è negativa, l’ha praticamente inventata Peach (che era un artista!), purtroppo la critica, più tardi, lo usò

come termine negativo.

Il fotomontaggio fu una prima maniera di sfuggire a quei concetti che rendono la fotografia “non-arte”:

essendo manuale, il fotomontaggio ci riporta alla tecnica.

Nadar

Fu uno dei primi fotografi importanti e conosciuti: il mago delle luci. Fece le prime foto dall’alto, volando in

mongolfiera; e, fotografando le fogne di Parigi, fu il primo ad utilizzare le luci artificiali.

Eugène Disdéri

Inventò una ritrattistica a basso costo grazie ad una macchina con più obiettivi; la lastra era divisa in 4 o in 6

e tutte le foto venivano impresse sulla stessa.

Sharon Widmer Bologna, 20.10.2009

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Lezione 8 – Futurismo

Avanguardie

Il fenomeno tipico dell’età contemporanea, del formarsi di gruppi più o meno ristretti di artisti che pongono

come fondamento della loro azione la polemica radicale contro la tradizione e, al tempo stesso, contro la

situazione contemporanea delle varie arti, in nome di un rinnovamento radicale di strutture, di linguaggi, di

tecniche, coinvolgendo nella loro azione eversiva la società stessa intesa come espressione di conformismo.

Avanguardie storiche: quelle comprese tra il 1900 e la seconda guerra mondiale.

Neoavanguardie: quelle operanti negli anni sessanta/settanta.

Futurismo

Il 20.02.1909 nasce il futurismo da un quotidiano francese, “le figaro”, grazie a Tommaso Marinetti e

diventò un manifesto. L’importanza filosofica del futurismo si basa sull’idea che le tecnologie sono le prime

responsabili dei comportamenti, dei modi di essere e, più in generale di tutto, l’assetto sociale. Le

tecnologie indicate dai futuristi sono principalmente quelle meccaniche in tutte le loro applicazioni

(fabbriche e mezzi di trasporto) ma intuiscono anche l’importanza della nascente tecnologia elettrica e dei

derivanti mezzi di comunicazione.

Fotodinamismo futurista

I tre fratelli Bragaglia (Anton Giulio, Arturo e Carlo Ludovico) furono dei giovani fotografi che tentarono di

entrare nel gruppo del futurismo (quello all’avanguardia, alla moda). Anton Giulio scrisse un libro,

“fotodinamismo futurista, sedici tavole”. Cercò di farsi accettare nel movimento futurista e lui stesso

inventò il nome “fotodinamismo”, con il quale indicava le creazione sue e dei suoi fratelli di “fotografia in

movimento”, in fondo anche i pittori futuristi tentavano di rappresentare il movimento ed il dinamismo

della vita.

Sharon Widmer Manifesto del Futurismo

Le Figaro - 20 febbraio 1909

1. Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.

2. Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.

3. La letteratura esaltò fino ad oggi l'immobilità pensosa, l'estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il

movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.

4. Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova; la bellezza

della velocità. Un'automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti

dall'alito esplosivo...un'automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bella della

Vittoria di Samotracia.

5. Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la Terra,

lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita.

6. Bisogna che il poeta si prodighi con ardore, sfarzo e munificenza, per aumentare l'entusiastico

fervore degli elementi primordiali.

7. Non v'è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può

essere un capolavoro. La poesia deve essere concepita come un violento assalto contro le forze

ignote, per ridurle a prostrarsi davanti all'uomo.

8. Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se

vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi

viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.

9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto

distruttore dei liberatori, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.

10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d'ogni specie, e combattere contro

il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.

11. Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le

marce multicolori e polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante

fervore notturno degli arsenali e dei cantieri, incendiati da violente lune elettriche; le stazioni

ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole per i contorti fili dei loro

fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che fiutano l'orizzonte, e le locomotive dall'ampio petto, che

scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli

aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla

entusiasta. È dall'Italia che noi lanciamo per il mondo questo nostro manifesto di violenza

travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il FUTURISMO perché vogliamo liberare questo

paese dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e d'antiquari. Già per troppo

tempo l'Italia è stata un mercato di rigattieri. Noi vogliamo liberarla dagli innumerevoli musei che

la coprono tutta di cimiteri.

Filippo Tommaso Marinetti

Sharon Widmer Bologna, 26.10.2009

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Lezione 10 – Futurismo e dadaismo

Futurismo e fotodinamismo futurista

Il manifesto ufficiale della fotografia futurista (1930), firmato da Marinetto e “Tato” (Sansoni).

Alcune fotografie di rilievo:

1) 2) 3)

1) Ivos Pacetti, 1933

Autoritratto futurista,

2) 3) Depero, autoritratti

4) 5) 6)

4) Wanda Wulz, 1932

Io + gatto,

5) Tato, 1934

Aeroritratto fantastico di Mino Somenzi,

6) Tato, 1930

Il perfetto borghese,

Sharon Widmer

Dadaismo

- Zurigo, 1° febbraio 1916, fondazione del cabaret Voltaire, inizio ufficiale del Dadaismo. Poeti e

scrittori: Tristano Tzara, Hugo Ball. Pittori: Hans Arp, Hans Richter, più tardi nel 1918 si aggiunge lo

spagnolo Francis Picabia.

- New York, 1916, Marcel Duchamp, Man Ray, Francis Picabia. Antiarte.

- Berlino, 1917, Raoul Hausmann, Hans Richter, George Grosz. Si inventa il fotomontaggio.

- Hannover (Germania), 1917-1918, Kurt Schwitters.

I dadaisti odiano l’artista. Amano il disegno tecnico. Principali tecniche:

- Assemblage

- Collage

- Pittura meccanica

- Fotografia sperimentale

- Ready made (cose per cui non ci vuole tecnica, Duchamp)

- Fotomontaggio

“La condanna di Baudelaire della fotografia (troppo realistica, facile)… avrebbe potuto, parola per parola,

essere ripresa da coloro che si sono indignati che uno scolabottiglie o un orinatoio fossero presentati in un

esposizione d’arte.” Jean Clair, 1977.

Duchamp et la photographie,

Se abbiamo accettato la fotografia dobbiamo accettare anche il ready made. Gli argomenti sono gli stessi.

Sharon Widmer Bologna, 27.10.2009

STORIA DELLA FOTOGRAFIA

Lezione 11 – Picabia e Duchamp

Francis Picabia

Francis Picabia (Picabià) si concentra sul disegno “tecnico” (Parossismo 1915). La macchina è

del dolore,

vista come il simbolo di un’avanguardia importante per il futuro, per la rivoluzione tecnologica.

Pittura deartisticizzata, automatizzata. Ricorda un po’ la fotografia, per l’automatizzazione (disegni di

macchine e “schiacciare un bottone”).

(Voilà 1915) La donna perché lei genera prodotti, genera la vita, la donna è come una macchina.

la femme,

Scrittura in stampatello: tecnica, impersonale.

(Ici, 1915) Stieglitz era un personaggio importante in quanto possedeva una galleria,

c’est ici Stieglitz,

proprio al 291 della 5th avenue, dove venivano esposte fotografie e le opere artistiche dei personaggi più

illustri d’Europa (tra cui Picasso). La leva è un cambio di automobile: ha mescolato la macchina fotografia

con un’automobile.

p. 49 di Fotografia e pittura: “Com’è vero che sono uno che si diverte, preferisco mille volte di più la

fotografia alla pittura e la lettura del “Matin” alla lettura di Racine”

1) La fotografia è estranea al sistema tradizionale delle arti

2) La fotografia non prosegue la pittura ma anzi ad essa si oppone

3) La fotografia pare predisposta a portare l’arte verso la vita

Dunque: i caratteri globali della fotografia sembrano in accordo con la poetica complessiva del Dadaismo.

Duchamp

(Rrose 1921) nel 1921 da vita ad un suo alter ego femminile. Gioco di parole, suoni e significati: il

Sélavy,

nome Rrose Selavy, infatti, significa “l’eros c’est la vie”; la doppia r fa suonare il nome in quel modo. La foto

l’ha scattata Man Ray, fotografo professionista. Le mani, il cappello e il soprabito sono della compagna di

Picabia, Germaine Everling. Ciò che è davvero straordinario è che una fotografia con tali ambiguità sessuali

sono generalmente degli anni ’90. Lui intendeva rendere credibile il fatto che esistesse questa donna,

voleva rendere l’ambiguità: è lui oppure no?

(Tonsure, 1919, Duchamp, scatto di Man Ray) Bologna, 28.10.2009

Man Ray: Rayograph, 1922


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia della Fotografia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia della Fotografia, Marra. Gli argomenti trattati sono: René Magritte, confronto tra fotografia e cinema, neopittoricismo, concetto di “camera oscura", la macchina fotografica, l’artisticità della fotografia nell’Ottocento, Joseph-Nicéphore Niépce, camera lucida, o camera chiara - Talbot.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in dams (discipline delle arti, della musica e dello spettacolo)
SSD:
Università: Bologna - Unibo
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bologna - Unibo o del prof Marra Claudio.

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