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1.LA CAMERA OSCURA-UN’INVENZIONE TRA ARTE E SCIENZA

L’esperienza della camera oscura è il principio ottico di base di un apparecchio fotografico. I suoi primi

studiosi furono:

 Aristotele che ne utilizzò il principio per osservare le fasi di un’eclissi di sole;

 Leonardo, grazie alla nuova mentalità rinascimentale (lo studio del reale).

Nel ‘700 la camera oscura diventa corredo di molti pittori → Giambattista Della Porta, in Magiae Naturalis

Libri Quatuor del 1558, già ne intuisce l’importanza non solo per gli scienziati ma anche pei i pittori/artisti.

Importanti furono i miglioramenti ad opera di studiosi rinascimentali: Gerolamo Cardano e Daniele Barbaro

per realizzare un’immagine della realtà più precisa (lente e diaframma), A.Kircher che disegnò i primi

modelli mobili di camera oscura ma soprattutto Joanne Zahn che progettò nel 1685 la cosiddetta reflex →

l’immagine raggiungeva il fondo della c.o. dove uno specchio a 45° la proiettava non capovolta sul piano

orizzontale superiore della scatola.

Cosa manca ancora? → Le sostanze: fotosensibili e stabilizzanti.

Nel 1807 W.H. Wollaston diffuse l’uso della camera lucida o camera chiara (visibilità del soggetto e foglio).

Il processo evolutivo da c.o. a macchina fotografica non è dettato solo dallo sviluppo meccanico-tecnico ma

da uno sviluppo socio-culturale della concezione dell’immagine: la prospettiva lineare di Brunelleschi e il

“De Pictura” di Alberti (1435) è un fondamentale passaggio → disegno prospettico e fotografia se vogliamo

coincidono in quanto esatta riproduzione del reale → la macchina fotografica diventa quindi l’emblema

automatico di quella concezione quattrocentesca: una finestra aperta sul mondo.

Studiosi del ‘900 delle origini della fotografia non guardano alle vicende rivoluzionarie artistiche del loro

secolo ma solo all’Ottocento. Schwarz in un orizzonte tecnicistico, dove il percorso prospettiva e fotografia

è lineare, mentre Galassi contrasta la linearità riconoscendo pratiche libere dell’800, estranee alla visione

albertiana, come modelli altri di interpretazione del reale. Comunque entrambi sottolineano la sudditanza

della fotografia al modello pittorico ottocentesco. Solo nel ‘900 essa riuscirà a staccarsi dal modello

“quadro”, riconquistando la sua dignità estetica e verrà concepita nella dimensione concettuale: in

relazione a categorie extra-percettive (memoria, temporalità, voyeurismo…) → non si può dunque fermarsi

a studiare solo l’eredità tecnica del mezzo.

2. IL DAGHERROTIPO-LA POLAROID

L’inventore J.N. Niépce (1765-1833) nel 1822 sperimentò il bitume di giudea spalmato su lastre di stagno e

nel 1826 realizzò (anche) il famoso ritratto del Cardinale D’Amboise.

Immagini dette FOTOINCISIONI dettero la svolta decisiva alle sue ricerche. Il bitume di giudea – che induriva

se esposto alla luce- veniva spalmato su una lastra di peltro e rame che, dopo essere stata messa a contatto

con un incisione o litografia, veniva messa ad essiccare → le parti inchiostrate bloccavano la luce e il bitume

rimaneva inalterato. Dopo l’esposizione Niépce continuava con le procedure dell’incisione litografica-

inventata da Senefelder nel 1796- cioè la intaccava la inchiostrava e la stampava.

Le fotoincisioni costituiscono un passaggio fondamentale per la genesi delle prime vere fotografie →

ELIOGRAFIE. Fu il primo che riuscì a fissare un’immagine prodotta in una c.o. strumento da lui definito

“occhio artificiale” anticipando le future teorie sui media→ protesi capaci di ampliare le nostre facoltà

percettive (M.McLuhan-anni ‘60).

Points de vue →riprese con la c.o. di paesaggi e vedute dalla finestra della camera del fratello, termine che

introduce l’idea dello sguardo sul mondo: scelta parziale, soggettiva.

1816 1826-‘27

lettera al fratello Claude: → bitume di giudea nella c.o. → prima immagine fotografica

PRIMO NEGATIVO. POSITIVA DIRETTA

Veduta da una finestra della casa di Gras è la prima copia unica e non riproducibile della storia, incisa su

una lastra di peltro in cui luci e ombre si creano grazie all’alternanza di bitume e metallo. Il titolo porta

inequivocabilmente all’associazione con la metafora di Alberti e quindi al legame con la c.o.

Niépce definisce la sua eliografia come un “riprodurre spontaneamente” termine che riconduce alla

nozione di automaticità e meccanicità fondamentali nel ‘900 per definire l’estetica della fotografia.

Niépce era già in contatto con Daguerre (1787-1851) grazie alla conoscenza degli stessi ottici parigini.

Daguerre quale proprietario di un diorama tenta di conoscere i metodi di Niépce, il quale è inizialmente

diffidente ma dopo il fallimento alla Royal Society è costretto a prenderlo in considerazione.

14 dicembre 1829: 1833:

firmano un accordo di di 10 anni: → muore Niépce, senza vedere fama → Daguerre continua grazie

Niépce-inventore, Daguerre-imprenditore sostitiuto dal figlio Isidore all’eredità di Niépce

“scopre” la fotosensibilità dello ioduro di argento (1835) e individua la presenza sulla lastra di rame

argentato di un’immagine latente rivelata grazie ai vapori del mercurio, fissata grazie a sale in acqua calda.

Natura morta (1837) con particolari e sfumature più precise rispetto alle prime eliografie. Così Daguerre

chiese un nuovo contratto dove si esplicitava che l’invenzione si sarebbe chiamata DAGHERROTIPIA.

7 gennaio 1839 → il fisico e astronomo Arago, membro della camera dei deputati annunciò nell’Académie

des Sciences di Parigi la NASCITA UFFICIALE DELLA FOTOGRAFIA.

8 marzo 1839 →incendio che distrusse il diorama, Daguerre in gravi condizioni finanziarie, invenzione

acquistata dal governo.

19 agosto 1839→ Arago rese pubblico il funzionamento del dagherrotipo (in una seduta comune

dell’accademia delle scienze e quella delle belle arti).

Boulevard du Temple (1839)→ prima immagine fotografica in cui compare un uomo e il lustratore di scarpe.

Nonostante l’esplosione della fama del dagherrotipo la sua precisione tecnica ( conservato nei ritratti),

l’esemplare unico positivo diretto verrà vinto dalla SERIALITA’ → massificazione della fotografia.

Importante sottolineare come nell’immagine dagherrotipica sono già presenti tutte le concettualità della

fotografia che la differenziano dalla pittura: è il doppio della realtà, trasmette presenza in assenza, capacità

di mantenimento nel tempo e il potere evocativo della memoria → un modo automatico e indelebile di

congelare la realtà tramite la luce, una traccia istantanea…

DAGHERROTIPO E POLAROID→ 1948 Erwin Land mise sul mercato il primo esempio fondato sulla

frantumazione di alcune capsule contenenti sostanze chimiche. Elementi in comune sono: la copia unica

(anche l’ambrotipo e il ferrotipo) e l’aspetto tattile e sensoriale.

Tra i cultori dell’immagine istantanea c’è Andy Warhol in perfetta sintonia con la sua no-hands look, Robert

Maplethorpe nei suoi autoritratti, intime, private performance come i lavori di Araki in una Tokyo equivoca.

3.IL CALOTIPO-LA RIPRODUCIBILITA’ TECNICA

Cronologia gennaio 1839 :

7 → ARAGO annuncia la nascita ufficiale della fotografia all’Accademia delle Scienze

12 → LITERARY GAZETE appare la notizia della presentazione del dagherrotipo a Parigi

25 → FARADAY anticipa Talbot presentando il procedimento alla Royal Institution

31 → TALBOT rispolvera gli esperimenti sull’ottica e lesse i suoi “Appunti” alla Royal Society

Tutti si rivolgono a istituzione scientifiche→ scoperta scientifica prima che artistica.

Gli esperimenti di Talbot risalivano alle scoperte fatte a Bellagio nel 1833 in una vacanza, dove scopre la

fotosensibilità dei sali d’argento. Al 1835 risale la sua immagine fotografica più antica → negativo su carta.

Talbot aveva scoperto il metodo negativo-positivo alla base della fotografia analogica.

DAGUERRE → COPIA UNICA SU LASTRA VS TALBOT→NEGATIVO SU CARTA

Talbot rivendica il primato temporale dell’invenzione. Pensa di rendere trasparente la carta con cera o

glicerina su cui erano impresse le infinite copie positive da una matrice (negativa) → serialità!

Nel settembre 1840 Talbot scopre l’IMMAGINE LATENTE e John Herschel suggerì di fissarla (dopo il bagno in

gallonitrato d’argento) con iposolfito di sodio. Herschel coniò i termini negativo/positivo e Wheatstone il

termine fotografia.

Secondo Walter Benjamin cinema e fotografia sono i distruttori della sacralità e dell’isolamento

dell’oggetto artistico rispetto a quello quotidiano. Ma l’oggetto mediale-seriale fotografico è allo stesso

tempo oggetto straniato e quindi unico.L’opera d’arte contemporanea va comunque intesa in una

dimensione concettuale di esperienza estetica allargata non formale oggetto ripetibile.

Dagherrotipo e calotipo sono (nonostante le differenze) tracce fotochimiche della realtà estremamente

diverse dal segno pittorico.

Talbot nel 1844-5 pubblica per primo testi illustrati con calotipie incollate “The Pencil of Nature and Sun

pictures in Scotland” → nell’avvertimento al lettore sottolinea l’automaticità delle illustrazioni (create dal

sole non dalla matita dell’artista!!) quell’automaticità rinnegata più volte negli anni successivi.

Molte furono le sperimentazioni:

 Sulle sostanze fotosensibili per lastre e carte fino alla scoperta del collodio nel 1846 sostituito negli

anni ’80 dalla gelatina-bromuro d’argento. Archer sostenne l’utilizzo del collodio umido che

riduceva i tempi (grazie alla sensibilità della lastra umi

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Fra9339 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della Fotografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Marra Claudio.
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