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La fotografia di moda: un viaggio tra realtà e immaginazione

La moda è lo specchio della nostra vita e dunque la fotografia di moda non è una semplice immagine che presenta abiti e accessori, s'impone piuttosto come rappresentazione di uno stile di vita. A tutto ciò si lega inevitabilmente il carattere caduco della moda e i suoi annessi, pubblicità compresa, e come diceva Jean Cocteau: "la moda muore giovane, ed è quell’aria da condannata che le conferisce nobiltà". Tuttavia la moda è un viaggio tra realtà e irrealtà perché se la confrontiamo con il presente tutto ciò che vediamo in una fotografia di moda risulta falso, ma al contrario se ci si lascia guidare dall’immaginario abbiamo la sensazione che quello in foto sia un altro mondo possibile.

Jean Cocteau e il dandy

Jean Cocteau: poeta, romanziere, drammaturgo, critico, regista cinematografico e teatrale, pittore. Fu uno dei protagonisti della Belle Epoque e dell’Avanguardia. Da tutte le sue opere, giovani e tarde, si evince la sua disperazione esistenziale. Riteneva infatti che l’uomo per diventare poeta doveva oltrepassare i confini del reale e varcare la soglia del mondo surreale. In questo processo l’uomo era aiutato dalle droghe, specie l’oppio, che erano in grado di astrarsi dal tempo e dal reale. Cocteau era un oppiomane ma dopo la tragica morte del suo compagno decise di disintossicarsi entrando in una clinica e proprio in quel periodo scrive “Oppio”, una specie di diario in cui racconta della sua condizione visionaria poetica, che condivideva con altri quali Baudelaire e Rimbaud, proveniente dall’uso di tale droga. Egli sapeva bene cosa significasse rappresentare uno stile di vita, era sempre ben attento alla cura del proprio stile. Si può considerare un dandy.

Dandy: è un esteta, volto alla ricerca del bello, cura molto il proprio abbigliamento fin nei dettagli e, avvilito dalla bruttezza delle cose intorno a lui, vorrebbe che la società tenesse in considerazione l’eleganza. Ha dei segni di distinzione come il fiore all’occhiello e il bastone, eredità della spada del gentiluomo. Il fiore all’occhiello invece si infilava nell’asola, che in origine serviva per chiudere le giubbe fino al collo e che è diventata poi un ornamento necessario solo all’inserimento del fiore (oggi invece l’asola è spesso cucita, perché non si usa più per nessuno dei due motivi). Il fiore all’occhiello inoltre simboleggiava l’amore per il decorativo anche se la decorazione proveniva dall’odiata natura, però la natura al servizio dell’uomo era ammissibile. Il fiore poi simboleggiava la natura del dandy, perché nasce dalla cruda terra e s’innalza verso l’alto.

  • Bohemien: artista incompreso amante dei piaceri notturni, dell’assenzio e delle novità in fatto di arte e costumi. Non curava né la forma né l’apparenza.
  • Damerino/modaiolo: termini che indicano in maniera quasi irrisoria persone eleganti.
  • Eccentrico: ha un atteggiamento tendente all’anarchismo come il dandy ma non ha la grazia di nasconderlo sconfinando nell’esagerazione.
  • Snob: è l’opposto del dandy perché lo snob cerca di arrivare ai gradi più alti della società mentre il dandy la ridicolizza cercando di tenersene fuori.

Storia della fotografia di moda

L'inizio della fotografia di moda è un argomento molto dibattuto. Pare abbia avuto origine tra il 1850 e il 1860 perché al MOMA di New York sono conservate numerose foto della Contessa di Castiglione con i suoi numerosi e svariati abiti e accessori. Questi scatti sono datati tra il 1853 e il 1857, realizzati dallo studio fotografico parigino di Mayer-Pierson, e mostrano la nascita del concetto moda, senza alcuno scopo commerciale. Sono state realizzate con il procedimento all’albumina e con la colorazione manuale.

Alcuni invece vedono l’origine della fotografia di moda nell’epoca di Nadar, quindi con la nascita del ritratto fotografico intorno al 1840. È pur vero però che Gaspard Tournachon (vero nome di Nadar) teneva conto più dell’espressione del volto e della personalità che di tutto il resto. Al contrario faceva Eugene Disderì (coetaneo di Nadar) che si concentrava più sull’effetto estetico dell’abito e degli ornamenti in quanto riescono a distogliere lo sguardo della persona che li indossa. E la moda non è altro che questo, attribuire un ruolo sociale, diversificare (ma ormai la diversificazione è diventata omologazione). Così le “cartes de visite” di Disderì sono vere e proprie fotografie di moda che lasceranno pian piano il posto alle foto di gruppo in cui rimane il concetto moda in quanto ci si faceva ritrarre con l’abito buono.

Da subito dunque la moda, e con essa la fotografia di moda, sono accompagnate da simboli (es. sigaretta che agli inizi del ‘900 era simbolo di una borghesia emergente contro il sigaro ormai non più di moda in quanto simbolo della nobiltà. Oggi ad es. è il contrario, questo perché la moda gira in continuazione).

È certo comunque che nel 1880 la fotografia di moda assume un ruolo commerciale grazie a un’innovazione delle tecniche di stampa che permette di stampare ogni fotografia un gran numero di volte e diffonderla più velocemente. Si tratta dell’halftone o mezzotono.

Contessa di Castiglione

Nasce a Firenze ma vive a La Spezia. Il suo vero nome era Virginia Verasis ma sposa molto giovane il Conte di Castiglione e diventa Contessa. È una donna di cultura, intelligente e bella. Molto attenta ai particolari dei suoi abiti e dei suoi accessori, sempre curata, ben vestita e dotata di un’eleganza naturale, conquista l’attenzione e l’ammirazione di tutti indistintamente quando entra nella vita di corte del Re Vittorio Emanuele II. Concede i suoi favori a molti uomini illustri tra i quali Cavour e il già citato Re che inizia a farle regali molto costosi. Il Conte di Castiglione, seppure innamorato, chiede la separazione per salvare la propria reputazione, ed è in questo momento che Cavour, d’accordo con il Re, manda la Contessa in Francia perché influenzi Napoleone III di cui diventa amante. Ma malvista da tutti, rientra in Italia e inizia il lungo vagabondaggio tra Italia e Francia alla ricerca di quel passato glorioso ormai lontano. Non trova altro che la sua fine in solitudine, ignorata da tutti. Muore nella sua casa senza clamore nel 1899.

Procedimento all’albumina

Estratta dal bianco dell’uovo, l’albumina è una sostanza proteica utilizzata per sensibilizzare la carta. Dopodiché la carta veniva messa a contatto con un negativo su un telaio di vetro ed esposta alla luce finché non appariva l’immagine.

Halftone o mezzotono

Tipo di fotoincisione a rilievo in cui le sfumature di grigio o di colore (quindi i diversi toni) sono rese attraverso punte emergenti di area uguale per ogni variazione di tono in modo che questo sia tanto più scuro quanto le punte siano più ampie e vicine, e viceversa.

Ritratto fotografico tra ottocento e novecento

Il ritratto prima dell’800 era sempre stato un genere pittorico, dunque soggettivo in quanto legato alla visione personale dell’artista che percepiva la realtà a modo suo. Nell’800 invece la fotografia consacra l’oggettività del reale. Inoltre il ritratto fotografico non richiede molto tempo e molti soldi come quello pittorico e diventa quindi alla portata di tutti. A metà ‘800 la figura del fotografo professionista diventa importante e con essa lo studio fotografico. Tutto ciò era possibile grazie all’invenzione della carta fotografica stampata che permetteva una riproduzione più rapida (con il dagherrotipo non sarebbe stato possibile a causa del costo elevato dei materiali che imponevano dunque l’unicità del prodotto). Oltre al fotografo professionista si formano anche i fotografi itineranti che fotografano le persone durante le feste e poi vendono le foto. A tutto ciò si lega anche l’aumento delle gallerie famigliari di ritratti perché ora anche gli strati sociali minori possono averne una grazie ai costi ridotti.

La vera svolta fotografica però arriva con l’invenzione di macchine fotografiche semplici e poco costose che tutti possono acquistare. In questo modo si arriva alla vera democratizzazione del ritratto e della fotografia. È il momento in cui la figura del fotografo professionista va quasi scomparendo. Nel 1880 infatti la Eastman Kodak Company lancia la prima macchinetta economica e facile da usare con lo slogan "Voi premete il bottone, noi facciamo il resto!". Qualche anno dopo crea un macchinetta con una pellicola a rullo da 100 scatti che una volta terminati si potevano ricaricare inviando la macchinetta alla Kodak che stampava le foto, ricaricava la macchinetta e rispediva il tutto al cliente a un piccolo costo. Nel 1900 perfezionano questo servizio lanciando la macchinetta Brownie che costava ancora meno.

Le già citate “cartes de visite” di Disderì furono realizzate ancora fino al primo dopoguerra ma già alla fine dell’800 non godevano più di grande successo perché rimpiazzate da formati più grandi. Le decorazioni apportate sulle “cartes de visite” rimangono però anche sui cartoni di supporto più grandi. Sul retro di questi cartoni poi furono apposti i servizi offerti da quel determinato studio fotografico e c’è quindi una prima forma di pubblicità.

Lo stile dei ritratti tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 era caratterizzato da una rigida compostezza dei soggetti, forse a causa dei tempi di esposizione molto lunghi che non consentivano pose spontanee. I soggetti spesso erano voltati di ¾. Gli sfondi non erano quasi mai reali o famigliari: neutri, dipinti a mano a rappresentare il cielo con le nuvole o con resti architettonici classici. Tutte le foto di quel tempo testimoniano gli sviluppi della moda a partire da quello stile borghese che si andava contrapponendo allo stile impero. La cintura ritorna in vita, le gonne si ampliano, le maniche diventano a prosciutto (larghe sopra e strette ai polsi), la silhouette è a clessidra perché le gonne avevano il sellino e il seno era spinto in fuori dal corpetto.

Entrando nel ‘900 lo stile cambia drasticamente per adeguarsi ai nuovi e veloci ritmi della vita industrializzata, viene ad es. introdotto il “tailleur”. Alla fine della prima guerra mondiale i sarti scoprono le gambe alle donne con le gonne più corte per un movimento migliore e per risparmiare tessuto. Ma gli orli dovevano essere perfetti poiché non c’erano più le decorazioni a coprire eventuali imperfezioni.

Queste importanti modifiche sono principalmente da attribuirsi alle innovazioni di due grandi sarti dell’epoca, Worth e Poiret.

Nei ritratti del ‘900 le pose sono ancora statiche ma meno rigide grazie ai progressi tecnologici che consentivano pose più naturali e immediate in quanto i tempi di esposizione erano ridotti. C’è quindi un’aderenza maggiore alla realtà. Inoltre si realizzano foto che durano maggiormente nel tempo perché vengono stampate direttamente sul cartoncino e non più sui supporti fatti di fibre biologiche che, in quanto tali, si deteriorano rapidamente. In questo modo le foto hanno una bordatura bianca che le incornicia.

Charles Friedrich Worth

Sarto inglese che ha dato vita all’ “haute couture” quando apre a Parigi il suo atelier. In questo modo invitava i suoi clienti a recarsi nella sua boutique invece di andare nelle loro case, com’era sempre stato. Mostrava ai suoi clienti i disegni degli abiti e poi li faceva indossare alle modelle (selezionate in base alle misure delle clienti) che sfilavano per mostrare tutte le qualità dell’abito. Insieme agli abiti creava anche tutti gli accessori (guanti, cappelli, ombrellini, ventagli etc). Queste innovazioni diventano poi definitive con Paul Poiret.

Paul Poiret

Anche lui sarto, applica importanti modifiche all’abito femminile in modo da renderlo più comodo. Elimina le sporgenze, quindi il busto a stecche, per cui si modifica il portamento e anche il fisico. Studia lo stile alla maschietta per le donne che dovevano lavorare in assenza dei mariti impegnati sul fronte di guerra.

La fotografia di moda in Italia

In Italia si può parlare di fotografia di moda solo dopo gli anni ’50 a causa delle due guerre mondiali. Tra l’altro prima ancora delle guerre c’erano solo illustratori che disegnavano abiti di moda e li divulgavano, senza spazio per la fantasia. La rivista ufficiale fino agli ’50 su cui apparivano questi disegni era “Bellezza”. Le immagini che si trovavano nelle pagine, inoltre, seguivano l’idea di un’Italia “paese delle meraviglie” (raccontata così anche dagli scrittori e artisti del Grand Tour), infatti i set fotografici erano i paesaggi naturali e i monumenti come ad es. il Colosseo, i resti archeologici di Ostia Antica, il Foro Romano etc. Le modelle posavano come fossero dive del cinema e tutto ciò probabilmente era dovuto dalla neo-industria cinematografica con centro a Cinecittà. Con lo sviluppo del cinema neo-realista però si afferma un modello di donna femminile ma anche sicura di sé e così le modelle iniziano ad essere fotografate in movimento, con più naturalezza. Cambia la fotografia di moda, anche perché è la moda stessa che sta cambiando e da elitaria diventa moda di massa.

Negli anni ’60 tra i fotografi principali troviamo Franco Rubertelli che lavora per Vogue Italia, America, Francia e per Linea Italiana. Il suo set privilegiato è Roma e la sua modella, nonché compagna, Veruschka.

Negli anni ’70 troviamo Giampaolo Barbieri che inserito nelle sue foto di moda citazioni legate all’arte e al mito di Hollywood. In un servizio per Vogue ad es. ricrea il mito della dolce vita riproponendo il bagno di Anita Ekberg nella fontana di Trevi.

C’è poi Oliviero Toscani con la sua ironia e le sue rappresentazioni tra realtà e illusione (ad es. usa la cronaca per farsi pubblicità o fa la pubblicità ad un fatto di cronaca?).

A fine anni ’80 troviamo anche Ferdinando Scianna con D&G che ricrea il mito dell’Italia popolare e della femminilità tutta mediterranea.

Infine c’è Occhiomagico, soprannome di Giancarlo Maiocchi, che fa un piacevole mix di arte, moda e design nelle sue foto.

Negli anni ’90, tra i tanti, ricordiamo Mario Sorrenti che ha esordito con la campagna del profumo Obsession di Calvin Klein.

La composizione in fotografia

È uno degli elementi soggettivi della fotografia, basata sul gusto personale e riguarda tutto ciò che non ha a che vedere con la tecnica: angolo di ripresa, inquadratura, accostamenti cromatici etc. Essa è difficile da interpretare perché fa sì che un’immagine possa piacere ad alcuni ma non ad altri. Ciò nonostante ha comunque delle regole da rispettare.

Rapporti di simmetria o asimmetria

In una composizione simmetrica gli elementi sono disposti in modo regolare ai lati di un asse centrale o intorno a un punto. La simmetria comporta un senso di stabilità e solennità. Dove non c’è simmetria prevale invece un senso di movimento e dinamicità. Inoltre è possibile comunque far cadere l’attenzione su un elemento anche non se è centrale.

I raggruppamenti servono ad analizzare le relazioni tra gli elementi che generalmente sono percepiti singolarmente. In questo modo si raggruppano le figure e si possono considerare le disposizioni e i rapporti tra un gruppo e l’altro. Le linee di direzione (o vettori dinamici) sono le relazioni di continuità tra i vari elementi (ad es. gesti o movimenti che legano una figura all’altra). Il ritmo è dato dalla ripetizione armonica, continua o alternata, dei soggetti ripresi, degli oggetti o di linee etc.

L’aspetto espressivo

L’aspetto espressivo di una fotografia dipende dall’inquadratura che, a sua volta, si basa su due elementi: il piano e il campo. L’inquadratura prevede l’inserimento di oggetti/soggetti nello spazio di un fotogramma della pellicola fotografica.

Il piano indica l’ampiezza dell’inquadratura in riferimento alla figura umana. A seconda della porzione della figura si parla di:

  • FI: figura intera quindi inquadrata dalla testa ai piedi.
  • PA: piano americano che ha origine nel cinema western e serviva per inquadrare i personaggi con il cinturone e le fondine. Inquadra la figura dalla metà coscia in su. Dà all’attore maggiore libertà espressiva.
  • PM (o MF, MB): cioè piano medio, mezza figura o mezzo busto. Inquadra dalla vita in su e si usa molto in televisione.
  • PP: primo piano, inquadra il volto dalle spalle in su. Si chiama anche formato tessera.
  • PPP: primissimo piano in cui il volto riempie l’inquadratura (a volte può anche essere tagliata sul mento o sulla fronte per dare maggiore espressività). È molto usato nel cinema.
  • Particolare o dettaglio: in cui una parte del viso o del corpo o di un oggetto è ripresa da molto vicino.

Il campo indica l’ampiezza dell’ambiente inquadrato e solitamente i soggetti non sono in rilievo. L’ampiezza della visuale, cioè l’angolo di campo, dipende dal tipo di obiettivo utilizzato ed è indicata o con i gradi (essendo una misura angolare) o con i seguenti termini:

  • CLL: campo lunghissimo in cui l’inquadratura è estremamente ampia e le figure umane quasi non si vedono.
  • CL: campo lungo in cui l’inquadratura è ampia ma le figure umane si distinguono pur rimanendo inglobate nel paesaggio.
  • CM: campo medio in cui le figure sono ben distinte.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Poggiogufo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Fotografia di moda e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Meledandri Giuseppe.
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