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La nouvelle vague: un movimento di rinnovamento cinematografico

È un movimento coerente, limitato nel tempo, le cui condizioni di sviluppo sono una serie di fattori simultanei intervenuti alla fine degli anni '50. André Bazin, fondatore dei Cahiers du Cinéma, ha definito il movimento della Nouvelle Vague quello degli “hitchcocko-hawksiani”.

Capitolo 1

Nell’agosto del '57 “L’Express” (prototipo del nuovo settimanale all’americana) lancia un’inchiesta: la Francia deve cambiare cinema, perché sta cambiando regime e volto. I risultati dell’inchiesta escono con uno slogan “La Nouvelle Vague arrive!”  i film che derivano dai valori di questa nuova generazione sono quelli che testimoniano nuovi costumi. Il film-vessillo è “Piace a troppi” del '56 di Vadim, in cui la protagonista è finalmente libera ed emancipata.

La rivista “Cinéma” fa uscire il suo primo numero nel novembre del '54. Nel '58 si distingue tra i vecchi e i giovani registi: i vecchi sono quelli nati prima del '14, i giovani dopo il '18  Jean-Pierre Melville è nel mezzo ed è precursore del movimento. Il termine nouvelle vague viene ripreso da “L’Express” per attribuirlo ai nuovi film distribuiti all’inizio del '59.

Al convegno di La Napoule, sostenuto dal Ministero della Cultura, vengono radunati alcuni giovani e futuri cineasti: i cineasti-critici e i critici di Cahiers du Cinéma vi partecipano (Truffaut, Chabrol, Godard). Anche se la nouvelle vague esiste a malapena, è indeterminabile e indefinibile, ma è già oggetto di esegesi (interpretazione critica e ricerche di significato) storiche.

Film precursori: “Il silenzio del mare” di Jean-Pierre Melville e “Weekend” di Jean-Luc Godard. L’espressione nouvelle vague compare sulla stampa non specializzata a partire da febbraio-marzo 1959 e accompagna l’uscita commerciale dei primi due lungometraggi di Claude Chabrol “Le beau Serge” e “I cugini”. Godard: “Il disprezzo”, “Les carabiniers”. Truffaut: “I quattrocento colpi”, film che viene scelto per il Festival di Cannes, ma che non vince (vince “Orfeo negro”, film più convenzionale). Il successo commerciale de “I quattrocento colpi” e “Hiroshima, mon amour” supera qualunque pronostico.

Dal punto di vista dei media, la nouvelle vague ha segnato solo due stagioni cinematografiche, dall’inizio del '59 alla fine del '60. Inizialmente i cineasti all'interno del movimento affermeranno la propria originalità, pronunciandosi contro questo amalgama “superficiale”, ma quando l’estetica nouvelle vague viene attaccata, affermeranno la propria appartenenza al movimento. Il fenomeno di rinnovamento degli autori raggiunge 160 nuovi cineasti tra il '59 e il '62  la nouvelle vague non termina tanto in fretta, ha avuto 4-5 anni di vita, ma ha sconvolto il paesaggio cinematografico francese e non, provocando shock psicologici.

Nel '58 si assiste ad una prosperità economica del cinema francese, ma accompagnato da una profonda crisi artistica: prosciugamento dell'ispirazione e immobilismo estetico. La Francia era assai sfavorevole alla nascita di una nuova generazione come successe negli altri paesi perché:

  • Non vi era un settore di produzione sperimentale
  • L'organizzazione professionale era incoerente e assurda
  • Il cortometraggio teneva per sé i migliori talenti
  • C'era la tendenza a sviluppare i grandi film internazionali in coproduzione con star straniere
  • Mancava spirito di ricerca e di gusto

In 12 anni ('45-'67) il 20% della produzione totale sono stati realizzati da 9 registi, con una concezione artigianale della loro attività  i nuovi talenti si orientano piuttosto verso la TV.

Vigilia dell’esplosione della nouvelle vague: sclerosi estetica e buona salute economica. Tra il '47 e il '57 ci fu il record di affluenza nelle sale cinematografiche  età d’oro del cinema francese, ma in accezione monetaria, perché nella seconda metà degli anni '50 si vanno a vedere più che altro produzioni americane. Il '59, anno di nascita della nouvelle vague, ha come campione d’incassi “Relazioni pericolose” di Vadim.

Tra il '54 e il '58 il Festival di Cannes assegna la palma d’oro solo a un film di quelli francesi: “Il mondo del silenzio”, del '56. Gli Oscar hollywoodiani per il miglior film raggiungono due volte René Clément, Jacques Tati e Marcel Camus. Gli autori consacrati appartengono dunque alla generazione che ha esordito all’epoca del muto e la maggior parte dei nuovi venuti riprende gli schemi del cinema commerciale di consumo. Registi di questo periodo che sono passati alla storia: Jean Renoir, Robert Bresson, Jacques Tati.

Nel '58 il cinema francese è diventato un’industria a pieno titolo anche se la produzione mantiene una forma in qualche modo artigianale. Verso la fine del decennio il cinema cambia la sua funzione sociale per diventare un mezzo di espressione artistica. Nel '59 il cinema esce dalla tutela del Ministero dell’Industria e del Commercio per tornare a dipendere dal Ministero della Cultura. Questa rottura di status sociale è espressa anche nella nouvelle vague: è ciò che si chiama “crisi del cinema” già dal '58.

Capitolo 2

Uno dei primi criteri di appartenenza al movimento è l’esperienza della critica. I giovani cineasti sono cinefili. Innanzitutto la nouvelle vague è un’etichetta, uno slogan giornalistico. La nouvelle vague è una delle scuole più solide e coerenti della storia del cinema. Una scuola richiede:

  • Un corpo dottrinale critico
  • Un programma estetico
  • Opere corrispondenti a tali criteri
  • Un supporto editoriale
  • Una strategia promozionale
  • Un leader
  • Degli avversari

André S. Labarthe offre una tavola dei punti di riferimento, una sorta di genealogia del movimento, ed ha conosciuto fortuna critica.

Alexandre Astruc pubblica l’articolo “Naissance d’une nouvelle avant-garde: la caméra-stylo” nel '48, in cui dimostra che il cinema sta diventando un nuovo mezzo di espressione. Per lui, fino al '48 il cinema è stato solo spettacolo, e con il sonoro è diventato “teatro filmato”. Il cinema, come la letteratura, è un linguaggio in grado di esprimere qualunque settore del pensiero. Viene definito “pellicola in movimento” che si dipana nel tempo, è un teorema (definizione ripresa da Godard). Secondo Astruc, lo sceneggiatore deve realizzare egli stesso il proprio film, perché in un simile cinema la distinzione tra autore e regista non ha più alcun senso. La regia è diventata una vera e propria scrittura. Le sue tesi suscitano, ovviamente, polemiche.

François Truffaut pubblica un articolo nel '54 intitolato “Una certa tendenza del cinema francese” in cui dà tutt’altra ampiezza a questa posizione teorica. La pubblicazione del pamphlet ha suscitato numerose resistenze, che hanno diverse cause: l’aspetto polemico del testo, il fatto che attacchi registi largamente apprezzati dalla critica e dagli stessi Cahiers du Cinéma, sui quali è stato pubblicato. L’articolo si scaglia contro i film ambiziosi che vengono ricompensati nei festival, che sono appartenenti al realismo psicologico e sono adattamenti di romanzi classici o contemporanei. Nella pratica di adattamento Truffaut critica la ricerca di equivalenze tra procedimenti letterari e cinematografici: per lui, il più delle volte viene tradito l'opera originale.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher arianna.silene di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia e critica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof De Berti Raffaele.
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