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Riassunto esame Storia del cristianesimo, prof. Galavotti, libro consigliato Papa Giovanni (1881-1963), Alberigo

Riassunto per l'esame di Storia del cristianesimo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: "Papa Giovanni (1881-1963)" di Giuseppe Alberigo. Il riassunto di 15 pagine tratta in maniera approfondita della biografia di papa Roncalli, dall'infanzia agli ultimi giorni di vita, passando per il Concilio Vaticano II. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Papa Roncalli,... Vedi di più

Esame di Storia del cristianesimo docente Prof. E. Galavotti

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Capitolo sesto: “Obbedienza e pace”. Vescovo: un decennio a Sofia

Dal 1925 al 1934, Roncalli è inviato da Pio XI in Bulgaria, paese a maggioranza ortodossa, come

visitatore apostolico e delegato apostolico in seguito. L’essere divenuto vescovo accentua l’istanza

pastorale in lui e non ci si imbatte mai in cenni all’aspetto giuridico della Chiesa, dato che egli era

rimasto estraneo alla stagione della teologia cattolica che l’aveva esaltata a società giuridica

sovrana. Egli si sente messo ai margini, ma non si rifugia in una visione diplomatica della Chiesa

stessa, ma aumenta la sua opera pastorale.

Egli utilizzerà come motto per la sua consacrazione “Oboedentia et pax”, ripreso dal Baronio i cui

termini erano, comunque, invertiti. Questa scelta pare essere presa da alcuni passi dell’”Imitazione

di Dio” in cui la si dice che la pace interiore è il frutto del completo abbandono a Dio. Questo

riferimento all’obbedienza potrebbe far pensare ad un richiamo alla propaganda fascista ma, in

realtà, oltre al fatto che egli è un “a-fascista”, è la sua concezione dell’obbedienza ad essere

importante: Cristo è l’unico destinatario dell’obbedienza, che Roncalli riconosce nella volontà del

papa a proprio riguardo.

Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Russa, avevano fatto credere a Pio

XI che ci fosse la possibilità di far tornare i cristiani ortodossi alla Chiesa di Roma e sarà proprio

questo il motivo per cui il papa voleva instaurare questi rapporti con questi paesi. Roncalli si

impegnerà nel ricercare incontri con gli ortodossi, col desiderio di realizzare la pace tra le

confessioni cristiane.

Prima di partire per la Bulgaria, Roncalli aveva avuto rapporti con Beauduin, uno dei primi

apostoli dell’ecumenismo verso le chiese orientali, che gli aveva consigliato anche di portare con sé

un benedettino che gli farà da segretario. Sarà molto importante per la crescita della coscienza

ecumenica. Durante il suo saluto al Sinodo ortodosso di Bulgaria nel 1925, Roncalli afferma la

necessità di ricercare ciò che unisce e sostiene che le chiese ortodosse hanno, come la chiesa

cattolica, conservato come un tesoro i dogmi della fede.

Inizierà anche un’intensa opera caritativa per i profughi provenienti dalla Tracia e dalla

Macedonia, aprendo alcuni refettori e inviando tre suore eucaristiche, assieme al Sinodo della

chiesa ortodossa autocefala.

La sua iniziativa non ha nulla a che vedere con la propaganda o il proselitismo. Roncalli sarà però

fatto oggetto più volte di richieste da parte dei migliori giovani alunni dei seminari ortodossi che

miravano alla possibilità di completare gli studi ecclesiastici in seno alla chiesa cattolica. Egli

informò del fatto non solo la Santa Sede, ma anche il ministro degli esteri bulgaro e il metropolita

Stephan. Risponderà ad uno di questi ragazzi con una lettera in cui invita ad approfittare degli

insegnamenti del seminario di Sofia e si sofferma sugli aspetti di comunione tra le due religioni

cristiane.

In questi anni si fa sempre più evidente la marginalità di Roncalli. Egli è costretto a congratularsi

per la nomina di qualche suo coetaneo, mentre le voci che riguardano lui si rivelano sempre

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infondate. Egli costruisce la sua personalità nel silenzio, ma è comunque capace di trovare aspetti

positivi anche in questa situazione

Intorno al 1930, Roncalli scrive sul Giornale delle sue pene per la realizzazione del seminario

bulgaro, progetto che faceva parte delle aspirazioni degli unionisti, ma che veniva ostacolato dai

cappuccini e passionisti che vedevano in questo la rinuncia alla latinizzazione. Roncalli aveva già

acquistato il terreno, ma sarà costretto a vedere il suo progetto realizzato e consegnato ai gesuiti

nel 1934. L’esperienza in Bulgaria farà si che egli si accorga che il problema dell’unità cristiana è

più pressante di quello della conversione degli infedeli.

Il 25 Ottobre 1930, ad Assisi, re Boris di Bulgaria aveva sposato Giovanna di Savoia con rito

cattolico e il sovrano aveva sottoscritto gli impegni del Codice canonico in materia di matrimoni

misti. Ma sei giorni dopo, il matrimonio era stato celebrato nuovamente con rito ortodosso. Il Papa

censurò l’accaduto tramite l’enciclica “Casti Connubii” e questo rese problematica la posizione di

Roncalli, che era esposto in prima persona sia negli ambienti romani che in quelli ortodossi.

Nonostante questo, riceverà la nomina a Delegato apostolico ad Istanbul.

Capitolo settimo: A Istanbul in contesto islamico

Il trasferimento di Roncalli in Turchia, con la responsabilità anche della Grecia, viene reso pubblico

il 27 Novembre 1934. Qui il predecessore Margotti, aveva avuto numerosi attriti col governo

laicista di Ataturk e col clero, spaccato in piccoli gruppi nazionalisti. Egli lasciava Sofia per un

paese dove il rappresentate del papa non era nemmeno riconosciuto e dove stava per essere

vietato l’uso dell’abito talare agli ecclesiastici ortodossi e latini.

Oltre alle mansioni diplomatiche, Roncalli svolge anche quelle di Vescovo ordinario dei cattolici di

rito latino che lo impegna, in qualche modo, di un’attività pastorale diretta. Roncalli utilizzerà

spesso il turco per leggere il vangelo e questo provocherà il malcontento di Roma. Nel 1939

Roncalli perde la madre, dieci giorni dopo la morte di Pio XI. Questo fatto, impedisce ogni suo

spostamento da Istanbul.

Nell’epifania del 1939, Roncalli pronuncia un’importante omelia contro il razzismo che sta

dilagando in Germania, Italia e Spagna. Questo discorso suscita una vasta eco nell’opinione

pubblica, di cui darà resoconto anche la comunità ebraica, ma che metterà in stato d’allerta la

diplomazia italiana.

Alla morte di Pio XI, Roncalli si lancia in un’operazione che egli stesso chiama “Progetto

Roncalli”, che consiste nell’approfittare delle solennità funebri per avviare un contatto non segreto

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con il patriarcato di Costantinopoli. L’iniziativa ha successo, dato che ai funerali del pontefice

intervengono l’intero corpo diplomatico, i rappresentanti del Fanar, il vescovo armeno-gregoriano

di Beyolu e il presidente del consiglio della comunità ebraica.

Anche l’elezione del successore comporta gli stessi impegni, e le personalità che avevano

partecipato al lutto per Ratti, si recano alle celebrazioni per l’elezione di Eugenio Pacelli, Pio XII. È

un risultato di grande peso che solo pochi mesi prima sarebbe stato inimmaginabile.

Più difficile è il compito in Grecia. Qui il cristianesimo ortodosso è molto più compatto e vede una

forte opposizione alla presenza di Roncalli. Egli sarà costretto ad entrare nel paese solo con visto

turistico. Il 10 Ottobre 1941, durante un’udienza presso Pio XII, il papa stesso parlò a Roncalli del

proprio silenzio a proposito delle atrocità naziste in termini preoccupanti.

Nel 1939-40 scoppia la seconda guerra mondiale. Roncalli è in una posizione preziosa e scomoda

allo stesso tempo: preziosa perché può dedicarsi agli interventi umanitari, scomoda perché il

rappresentante ad Istanbul della Germania nazista è von Papen, politico cattolico molto ambiguo.

Sotto il punto di vista politico, ci sono molte fonti che ci dimostrano la sua insensibilità, che oscilla

fra l’accettazione passiva della situazione e la credulità sprovveduta di fronte ai professionisti della

politica. Secondo alcuni, anche in alcune lettere alla famiglia si può leggere in Roncalli un filo-

fascismo che tuttavia è giustificato dalla volontà di non mettere in difficoltà i suoi cari, dato che

sapeva che quelle lettere sarebbero state lette in pubblico. Più volte richiama alla riservatezza i

famigliari.

Si dimostrerà molto sprovveduto anche nei confronti di von Papen, che svolge un’opera di

aggiramento nei confronti di Roncalli per far giungere alla Santa Sede i propri messaggi, nei quali

le componenti “tedesca” e “nazista” pretenderebbero di essere distinte. Questa sua estrema

credulità, faceva si che i suoi dispacci erano annotati a Roma con ironia. La motivazione di ciò, è

dovuto al fatto che egli è molto più attento alle questioni pastorali che politiche, a cui presta

un’attenzione minore.

Durante questi stessi anni, Roncalli assiste al dramma ebraico e ci sono numerosi rapporti che

dimostrano il suo aiuto nella loro fuga dai territori occupati dai nazisti. Accettata la nomina a

Parigi, egli deve lasciare in fretta Istanbul per Ankara, da dove l’aviazione lo riporterà in Italia.

Capitolo ottavo: Nella capitale del dopoguerra: Parigi

Roncalli riceve la nomina a nunzio a Parigi a 63 anni, dopo un curriculum modesto. De Gaulle

aveva imposto il ritiro di mons. Valeri, accusato di collaborazionismo assieme ad altri 30 vescovi.

Questo trasferimento, deciso da Pio XII, era urgente dato che con la mancanza del nunzio, decano

del corpo diplomatico, il saluto del capodanno 1945 sarebbe stato letto dall’ambasciatore sovietico,

il che sarebbe stato di notevole imbarazzo per Roma e per De Gaulle. 7

Alcune fonti dimostrerebbero che Papa Pacelli, con questa nomina voleva rispondere duramente

all’affronto di De Gaulle, inviando un nunzio di livello più modesto rispetto alla sede parigina.

Roncalli vede questa nomina come una conferma che il seguire del motto “oboedentia et pax”,

paga anche sul piano umano.

Nei primi mesi, Roncalli è assorbito dalla discussione col governo francese relativa alla questione

dei vescovi da destituire. Egli, in modo prudente ed arduo allo stesso temo, ottiene le dimissioni di

pochi vescovi che saranno prontamente sostituiti dalla Santa Sede. Altri problemi sono relativi alla

questione dei preti-operai, di cui Roncalli sembra non dare la stessa importanza data dagli

ambienti romani, e quella sulla “nouvelle théologie”.

Il movimento ecumenico, la condivisione tra credenti e non credenti nelle lotte sociali e la rinuncia

all’integrismo sono gli stimoli principali di quegli anni. Roncalli ascolta e assimila argomenti molto

importanti per il futuro. Egli esercita le sue funzioni con numerose visite nelle diocesi francesi, con

una mobilità inedita per il nunzio a Parigi.

Questo provocherà malumori al governo e a Roma, tant’è che Pio XII inviterà Roncalli a ridurre le

assenze dalla capitale. Egli però affiancherà alle altre visite, anche un viaggio in Algeria, scossa

dalla guerra di liberazione.

Capitolo nono: “Sono Giuseppe, vostro fratello”: cardinale e patriarca di Venezia

Nel novembre 1952 gli viene chiesta da Roma la disponibilità a succedere al patriarca di Venezia,

morente. Ancora una volta Roncalli obbedisce e finalmente ottiene un incarico pastorale. La

nomina cardinalizia gli è comunicata il 29 Novembre 1952.

La diocesi veneziana era particolarmente prestigiosa e la nomina dell’anziano Roncalli, assente da

30 anni dall’Italia e privo di esperienze pastorali, faceva prevedere una fase cuscinetto. Inoltre, il

carattere del vecchio patriarca Agostini era l’esatto opposto di quello di Roncalli.

Egli lascia Parigi il 23 Febbraio 1953 e ai veneziani chiede che in lui si cerchi solo “il sacerdote, il

ministro della grazia e non altro”. Nasce anche una considerazione che illumina un aspetto

generale della sua ecclesiologia: “la chiesa non è un museo, ma è una realtà viva e in divenire, una

chiesa che sa cambiare perché sa di dover cambiare”. Si riferisce anche alla divisione della chiesa,

che dovrebbe soffrire per la sua non unità e non tramutare la questione nella consapevolezza di

essere la vera chiesa.

Due giorni dopo il suo insediamento, visitò l’ospedale della città e il 24 Aprile diffuse la sua prima

lettera pastorale, dichiarando di voler utilizzare il metodo delle comunicazioni brevi e frequenti

del patriarca La Fontaine.

Iniziò ad amministrare di persona le cresime nelle parrocchie e a presiedere le principali

celebrazioni liturgiche nella basilica di S.Marco, pronunciando omelie brevi e piene di contenuto

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spirituale. Nel corso del 1955, perde le due sorelle che l’avevano accompagnato a Roma negli anni

precedenti e in una nota sul Giornale fa presente come egli debba tenersi lontano dai suoi

famigliari, a differenza del resto del clero veneziano le cui famiglie creano ingombro al loro

ministero pastorale.

Durante il suo patriarcato, trova anche spazio la questione delle ideologie. Alla conclusione di una

lezione tenuta a Torino nel 1953, al Congresso eucaristico, egli – citando Agostino – dirà “uccidete

l’errore, amate gli erranti”. Era un atteggiamento completamente diverso da quello del Sant’Uffizio

che pochi anni prima aveva raggiunto l’apice della condanna al comunismo e ai comunisti.

Per Roncalli c’è una necessità importante di un approccio più immediato ed impegnativo alla

Bibbia di quello prevalente nel cattolicesimo moderno. Egli scrive che tra i vari cardinali italiani

era proprio lui a mettere l’accento su questa necessità. Probabilmente, è il contatto col cattolicesimo

francese ad aver fatto maturare in lui questa convinzione.

L’apice della visione roncalliana della chiesa è costituito dal riferimento al Cristo come luce,

indicando questa visione come l’unica in grado di evitare alla chiesa la presentazione di se stessa

come centro della fede. In questa visione egli colloca il sinodo della diocesi, dominato dalle cinque

omelie del patriarca e concluso con le approvazioni delle costituzioni. Non ci sono norme sui

comportamenti elettorali a favore della Democrazia Cristiana o contro la collaborazione con i

comunisti e sembrano insoddisfacenti le norme sui beni ecclesiastici e del tutto assenti indicazioni

sul ruolo delle donne nella chiesa.

Roncalli modificherà le parti del questionario in cui il suo predecessore chiedeva durante le visite

pastorali, dei comportamenti politici delle popolazioni; invita ad un atteggiamento di accoglienza

verso il congresso socialista in programma a Venezia; il rango cardinalizio e quello di patriarca,

facevano si che fosse alla presidenza dei vescovi delle Tre Venezie e membro della Congregazione

episcopale.

Era la prima volta che veniva a contatto con i vertici della chiesa italiana, impegnati nel

fronteggiare il successo popolare delle organizzazioni marxiste. Roncalli mostrò una completa

intransigenza dottrinale contro il marxismo e la convinzione che fossero preferibili metodi diversi

da quelli prevalenti nel cattolicesimo italiano del dopoguerra.

Il pensiero della morte è molto presente in questo periodo, a causa della sua età avanzata. Egli è

sempre più convinto che la sua vita si concluderà a Venezia. Nella città, nel frattempo, alcune

opposizioni al patriarca si riferivano al suo non intervento nel bloccare le iniziative del gruppo

democristiano di Dorigo, fautore di un’alleanza politica con il partito socialista. Ma Roncalli restò

fedele alla propria convinzione che le questioni politiche non dovessero rientrare nei compiti del

pastore. 9

Capitolo decimo: Un papa di transizione

Alla morte di Pio XII il conclave si orientò per una candidatura di transizione e, proprio per la sua

età avanzata, Roncalli raccoglieva consensi. La scelta del nome Giovanni, implica già la ricerca di

qualcosa di nuovo. I motivi per cui lo sceglierà saranno legati agli affetti famigliari, ragioni storiche

e di fede: era il nome di suo padre, il nome della sua vecchia parrocchia, è il nome di numerose

cattedrali, il nome della basilica lateranense, è il nome di altri ventidue papi che ebbero un breve

pontificato.

Giovanni XXIII non si sottrae alle attese di normalizzazione della curia dei suoi elettori: ripristina

le udienze di tabelle ai responsabili dei dicasteri di curia; affida a Tardini il ruolo di segretario di

stato vacante; provvede a una creazione cardinalizia, attesa invano dal 1953. Inviterà i cardinali che

ricoprivano doppi incarichi di curia, ad optare per uno solo. Questa normalizzazione però non era

per il papa la sostanza del servizio papale.

Roncalli fece intendere qualcosa dei propri orientamenti quando mise ripetutamente l’accento sul

suo essere vescovo di Roma. Egli ridiede solennità alla presa di possesso della basilica lateranense,

dimostrando che lui era realmente vescovo di Roma e non simbolicamente. Fece ripetute visite in

città, rompendo quella consuetudine di riservatezza che contraddistingueva il papa. Questo favorì

la crescita di un reale consenso intorno alla sua figura, non solo dal punto di vista dell’opinione

pubblica, ma formando un vero e proprio fenomeno ecclesiale ignoto a quei tempi.

Del suo programma di pontificato, inizia a parlarne a vecchi amici e al segretario di stato. Non si

tratta però di consultazioni, ma di semplici riscontri sul suo orientamento che lui giudica

completamente di sua proprietà.

Con questa sua volontà di convocare un concilio, papa Giovanni esercitava al livello massimo le

proprie prerogative primaziali proprio per mettere in moto una dinamica collegiale giudicata

impossibile nella Chiesa cattolica. Proprio per questo motivo, l’annuncio provocherà un grande

consenso in tutto il mondo. Il concilio fu un atto inatteso all’interno di un clima completamente

occupato dal clima di Guerra Fredda e dall’immobilismo tipico della chiesa. Il Papa dedica

un’attenzione particolare nell’annunciarlo e nel prepararlo.

Il concilio viene annunciato il 25 Gennaio 1959, ai cardinali riuniti a S. Paolo fuori le mura per la

giornata conclusiva della settimana di preghiere per l’unità della chiesa. Oltre al concilio, annuncia

la decisione di tenere un sinodo per la chiesa romana e di avviare la revisione del codice di diritto

canonico. La reazione dei cardinali presenti è di assoluta sordità: da sempre c’era una stretta unità

tra curia e papa, ma in questo caso Roncalli si troverà completamente solo, pur senza desistere

dato che le resistenze lo stimolavano a precisare meglio il suo progetto.

Lo scopo fondamentale che Giovanni XXIII assegna al concilio è quello di accrescere l’impegno dei

cristiani, in una natura completamente pastorale. Non solo, vuole abbracciare l’umanità nel suo

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Riassunto per l'esame di Storia del cristianesimo, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente: "Papa Giovanni (1881-1963)" di Giuseppe Alberigo. Il riassunto di 15 pagine tratta in maniera approfondita della biografia di papa Roncalli, dall'infanzia agli ultimi giorni di vita, passando per il Concilio Vaticano II. Gli argomenti trattati sono i seguenti: Papa Roncalli, Papa Giovanni XXIII, la formazione nel Seminario Romano.


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Corso di laurea: Corso di laurea in Storia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eowyn87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Gabriele D'Annunzio - Unich o del prof Galavotti Enrico.

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