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È   un  movimento  religioso   che  fiorì  a   partire  dalla  seconda  metà   del  secolo   e  si  ramificò  in   varie   sette   e  

scuole,   alcune   di   esse   di   tipo   elitario.   Gli   gnostici   considerano   gli   umani,   i   depositari   di   una   particella  

divina,   di   origine   celeste   ed   estranei   al   mondo   in   cui   vivono.   Questa   estraneità   li   porta   a   fuggire   dalla  

prigione   del   corpo   e   del   mondo   materiale   per   reintegrarsi   con   il   divino.   La   chiave   per   la   liberazione  

sarebbe   la   GNOSI   o   CONOSCENZA,   che   non   si   acquisisce   attraverso   l’esercizio   delle   facoltà   umane,   ma  

attraverso  una  sorta  di  illuminazione.  Lo  gnostico  prende  coscienza  della  propria  origine  divina  e  mette  

in  atto  tutte  le  misure  necessarie  per  staccarsi  dal  mondo  materiale.  

Vista l’inconciliabilità delle tesi, la Chiesa si preparerà allo scontro aperto.

COS’E’ UN APOCRIFO??

È qualcosa che la chiesa non riconosce e non ammette nel canone biblico;

⇒ È qualcosa la cui autenticità è dubbia

la prima definizione ci rimanda al processo di determinazione di un canone delle

scritture, infatti si usa questo termine per indicare degli scritti che non sono

entrati a far parte del canone. La seconda definizione trasferisce il concetto al

piano della valutazione. Ambedue però non chiariscono nel migliore dei modi

questo termine. Il termine si riferisce più al processo di trasmissione che ai

contenuti e in questo senso lo troviamo usato negli scrittori più antichi. Gli autori

di questo tipo di scritti sono convinti di essere portatori di tradizioni non hanno la

minima intenzione di entrare a far parte di un canone.

Gli apocrifi hanno posto in passato problemi di identificazione, per questo motivo siamo

soliti dividerli in due categorie:

1. vangeli senza cornice narrativa, che trasmettono solo detti e parole di Gesù;

2. vangeli con cornice narrativa, che ne contengono anche le azioni.

  10  

la forma più antica di trasmissione si pensa sia stata la raccolta di detti singoli privi di

contesto:

i detti venivano raggruppati per temi;

• un espediente era quello di trovare parole cerniera, che permettevano di

• collegare tra loro i detti che li contenevano.

Noi conosciamo due raccolte di parole di Gesù:

1. fonte Q;

2. Vangelo secondo Tommaso.

La teoria privilegiata in questo momento è quella delle due fonti. Il vangelo più antico dei

tre sarebbe quello di Marco e ad esso avrebbero attinto quelli di Matteo e Luca. Il

materiale che questi ultimi non hanno ripreso dalla fonte più antica, sarebbe

riconducibile ad una terza fonte, la fonte Q. Essa è il risultato di una ipotesi degli

studiosi per spiegare il loro materiale in comune non ripreso da Marco. Il nucleo

originario di questa fonte si ricostruisce meglio se prendiamo a riferimento Luca, che non

effettua grandi spostamenti, al contrario di Matteo che è più propenso a inserire il

materiale della tradizione in contesti che egli ritiene più appropriati. Si nota che si tratta

di una raccolta di parole di Gesù senza un preciso contesto di tipo narrativo.

Queste parole fanno parte di discorsi articolati, che seguono un’argomentazione

coerente. I generi di riferimento sono quello:

Sapienziale: i testi sapienziali fondano la propria autorità sulla forza persuasiva

• dell’esperienza umana, accumulata nelle riflessioni dei sapienti e trasmessa si

posteri in forma di proverbi e aforismi.

Profetico.

Non mancano i riferimenti di carattere escatologico e i detti sono attribuiti soltanto a

Gesù. Le formulazioni sono sempre le stesse:

Beatitudini;

• Guai;

• Promesse;

• Requisitorie;

• Minacce;

• Oracoli di salvezza o di rovina.

In questa fonte, Gesù viene messo a confronto con Salomone e con il profeta Giona.

Le caratteristiche del documento risaltano soprattutto se lo mettiamo a confronto con i

vangeli canonici:

Emerge con enorme rilievo l’importanza attribuita alla predicazione di Gesù.

• Singolare silenzio riguardo episodi di morte e risurrezione.

  Questa omissione non è senza significato e gli studiosi hanno cercato di

spiegarla. È chiaro che non si può dedurre che chi ha redatto la fonte Q

ignorasse la morte di Gesù o rifiutasse di credere nella sua resurrezione. Quello

che si può ipotizzare è che la morte e la risurrezione di Gesù non fossero il

fulcro della riflessione, come lo sono state nella predicazione di Paolo.

  11  

Mancano le controversie e le dispute sulla legge;

• Mancano le antitesi;

• La fonte Q mantiene il proprio valore intatto.

La maggior parte degli studiosi concorda nel collocare la composizione della fonte Q nella

Palestina e ad essere più precisi in Galilea. Questa precisione deriva da alcuni studi sui

luoghi citati nella fonte:

1. Il cerchio più interno comprende Nazareth;

2. Cafarnao, Chorazin, Betsaida;

3. Gerusalemme, Tiro e Sidone;

4. Sodoma e Ninive

Per quanto riguarda la datazione si pensa sia stata scritta attorno al 80-90. Dal punto di

vista dell’ambiente di origine, invece, gli studiosi concordano nell’affermare che vi fosse

alle spalle un gruppo formato da piccole comunità locali, legate alla predicazione dei

predicatori itineranti; anche se risulta anche più chiaro presupporre la presenza di

comunità più o meno stabili, organizzate.

“Vangelo secondo Tommaso” è il titolo che identifica un codice di Nag Hammadi. Sono

una raccolta di 114 detti, privi di contesto narrativo, attribuiti a Gesù. La scoperta di

questo sito ci ha permesso di identificare alcuni frammenti conosciuti di un vangelo

perduto. La lingua originale non fu il copto, ma il greco, oppure l’aramaico o il siriaco.

Dal punto di vista contenutistico, una gran parte dei detti presentano paralleli con i

vangeli sinottici o con la fonte Q, un terzo, invece, è costituito da materiale originale. Uno

dei problemi postisi dagli studiosi è quello della mancanza di un principio di

composizione della raccolta, infatti i detti:

Sembrano disposti alla rinfusa;

• Senza un criterio di organizzazione, che possa spiegarne la sequenza i

• rapporti reciproci, la strategia comunicativa.

Sono state avanzate quindi alcune ipotesi:

Si è segnalato che alcuni appaiono raggruppati per tema; altri secondo delle

⇒ parole cerniera (sono comunque ipotesi che si concentrano solo su alcune

parti ma non sul complesso).

April DeConick ha proposto una spiegazione complessiva del processo di

⇒ formazione dell’opera: all’inizio ci sarebbe stato un corpus iniziale delle parole di

Gesù, intorno al quale si sarebbero aggiunte nuove parole.

Il gruppo di detti presenterebbe un inizio di organizzazione in cinque discorsi, costruiti

attorno ad un tema ed elaborati secondo una precisa strategia retorica e comunicativa.

Le aggiunte successive, sarebbero opera di una costante pratica di performance pubblica

di questi detti all’interno delle comunità.

Il nucleo originale è costituito da materiale con paralleli nella tradizione sinottica.

L’immagine di Gesù, quindi, non è molto diversa da quella che troviamo nei vangeli

canonici. Questo aspetto sarebbe confermato dai temi, costruiti attorno ai cinque

discorsi. Tuttavia, emerge un’immagine di Gesù che presenta alcuni tratti peculiari:

Opera solo attraverso la parola, cioè ammonisce, rivela insegnamenti;

  12  

È depositario di rivelazioni che trasmette soltanto a quanti ne sono degni;

⇒ Smentisce altri maestri.

Il titolo sembra più quello di profeta, cioè colui che rivela la verità nel nome di Dio. I

cinque discorsi sembrano essere stati utilizzati:

1. all’interno delle comunità dei seguaci di Gesù, che originariamente erano

composte da membri di provenienza giudaica.

2. Nel contesto della prima attività missionaria del gruppo, concentrata all’inizio

all’interno di ambienti giudaici, poi aperta anche ai gentili.

Ci si pone il problema del rapporto di questo scritto con i vangeli canonici, visti i paralleli

riscontrati:

Per quanto riguarda i Sinottici, il problema era già stato risolto con la teoria

⇒ delle due fonti, ma la scoperta di questo vangelo spingeva a rivedere le varie

posizioni in proposito.

Per il Vangelo di Tommaso, si propose quindi una sua provenienza da

⇒ ambienti gnostici intorno al II secolo. Fu risolto così il problema.

Oggi, il fatto di aver trovato in esso molto materiale antico, ha spinto gli studiosi a

ritenere che esso non provenga da ambienti gnostici e che lo scritto abbia avuto una

tradizione indipendente e non parallela a quella dei Sinottici.

Le aggiunte successive sono sempre collegate ad eventi di conflitto o di crisi:

1. Un primo periodo dal 60 al 100 è caratterizzato dal trauma provocato dal

mancato avvenimento dell’evento escatologico. Chi sta dietro questa fonte,

reagisce reinterpretando i detti di Gesù: se ne creano di nuovi e si scrivono

glosse esplicative a detti già esistenti per spostarne l’orientamento;

2. Un secondo periodo dall’80 al 120, vede lo sviluppo di una concezione

completamente immanente del regno. La comunità dei credenti trova in

Gesù sulla terra uno stato paradisiaco attraverso la continenza e le

esperienze mistiche. L’obiettivo proposto è quello della rinuncia radicale alle

realtà di questo mondo.

Attorno alla fine del XIX secolo, emerse nuovamente il problema della classificazione del

materiale della tradizione riguardante i detti di Gesù, proprio quando Alfred Resch cercò

di raccogliere e studiare in modo sistematico tutti i detti che gli erano stati attribuiti, non

appartenenti ai vangeli canonici. Nella sua opera egli usa il termine AGRAPHA, che

indica qualcosa di non scritto; e proprio a questo qualcosa l’autore si riferisce per

indicare tutti i detti dei Gesù che non erano rientrati nella stesura dei vangeli canonici.

Il suo interesse era quello di trovare, attraverso un lavoro critico, di ritrovare le

autentiche parole di Gesù, che erano rimaste escluse dai vangeli canonici. Il risultato del

lavoro fu piuttosto deludente e questa prospettiva di indagine, risultò essere troppo

ristretta. L’interesse verso questo tipo di lavoro ebbe però due conseguenze:

1. La prima, fu quella di riconoscere maggiore credibilità alle tradizione

extracanoniche delle parole di Gesù;

2. La seconda, fu il prodursi di un sostanziale cambiamento di prospettiva, che

fece sviluppare un nuovo obiettivo: ricostruire le modalità, le occasioni e le

finalità delle raccolte delle parole di Gesù nelle prime comunità di quanti si

richiamavano a lui.

Ci sono alcuni esempi interessanti:

  13  

“ha detto: ci saranno scissioni e dissensi”: è il secondo dei 4 detti di Gesù,

ü

che viene citato da Giustino. Sono introdotti da una affermazione dell’autore,

secondo cui Gesù avrebbe anticipato ai suoi discepoli ciò che sarebbe successo.

Quello che l’autore cita, non proviene dai Sinottici, ma da una linea di tradizione

indipendente;

“anche per questo il Signore nostro Gesù Cristo ha detto: nella condizione

ü

in cui vi sorprenderò, in quella anche vi giudicherò”: questo è citato anche da

Cipriano di Cartagine e nel Liber graduum siriaco come parola di Gesù. Un gruppo

di autori, però, cita queste parole come se il soggetto sia Dio.

“giustamente anche la Scrittura, desiderando che noi diventiamo dialettici

ü

siffatti, esorta: diventate cambiavalute accorti, che rifiutano certe cose, ma

conservano ciò che è buono”: Clemente Alessandrino è il primo a citare questo

detto, che verrà ripreso molte volte nella letteratura cristiana antica.

Le parole di Gesù possono essere raccolte e trasmesse:

sotto forma di detti singoli, privi di contesto e giustapposti l’uno all’altro;

ü organizzati secondo criteri elementari.

ü

Con il tempo, l’attività di trasmissione di queste parole assunse forme più complesse:

da un lato, si manifestò la tendenza a dare un contesto ai singoli detti,

a arrichendoli con indicazioni spazio temporali e illustrando il momento in cui

furono pronunciati;

dall’altro, si registra la tendenza di organizzare le parole di Gesù in discorsi

a ampi e articolati, che rispondono a precise norme di comunicazione.

Nella letteratura apocrifa, si trova un’altra forma organizzativa, che sarebbe quella

DIALOGICA, in cui il maestro risponde a una serie di domande sugli argomenti più

svariati, posti da diversi interlocutori.

Furono soprattutto gli gnostici a preferire questa modalità di trasmissione e ne

codificarono le caratteristiche in una forma letteraria particolare: DIALOGO DI

RIVELAZIONE GNOSTICO. Con questo, essi legittimarono le proprie dottrine esoteriche.

Come destinatari essi privilegiarono altri personaggi della cerchia di Gesù, in particolare i

familiari e le donne. Ne riportiamo qui alcuni esempi.

EPISTOLA APOCRIFA DI GIACOMO

È Il nome attribuito al primo trattato contenuto nel codice di Nag Hammadi. Lo scritto si

apre con una classica cornice:

“Giacomo scrive a […] Pace a te da parte della Pace, amore da parte dell’amore,

grazia da parte della grazia, fede da parte della fede, vita da parte della vita, santa!”

il testo successo rivela che questa è solo una cornice, che preannuncia e contiene le

rivelazioni fatte a Giacomo e messe per iscritto. Il documento non presenta una struttura

chiara e coerente, si connota per alcune peculiarità:

il dialogo sembra procedere senza un obiettivo preciso;

a le domande posta da Giacome affrontano argomenti molto diversi e non

a coordinati tra loro;

l’obiettivo primario sembra voler stabilire la superiorità di Giacomo rispetto

a a Pietro. Giacomo si dimostra molto più attivo nei confronti delle rivelazioni

segrete ce Gesù comunica.

  14  

Diverse sezioni del dialogo rivelano l’uso di materiale tradizionale, parallelo a

a quello dei vangeli sinottici e il vangelo di Giovanni.

DIALOGO DEL SALVATORE

È il quinto scritto del codice suddetto e si tratta di un testo che occupa 27 pagine e si

presenta piuttosto lacunoso. Lo scritto si apre con un discorso lungo del Salvatore sul

tema della risalita dell’anima verso il mondo celeste. Il resto del documento si presenta

come un dialogo, in cui il Signore risponde alle domande dei suoi discepoli. Le risposte

sono a tratti concise a tratti articolate, variando il ritmo del dialogo. Questo è dovuto al

tentativo di un redattore di combinare assieme materiali provenienti da fonti diverse

senza armonizzarle tra loro. Altre caratteristiche:

Una prima fonte è di carattere sapienziale e consiste nel dialogo tra il

a Salvatore e i suoi discepoli. Questa fonte attinge ad una serie di detti di Gesù

e presentano materiale parallelo ai vangeli canonici. Il tema principale è

quello della conoscenza di sé.

Un’altra fonte riguarda il mito cosmogonico gnostico e il tema della salvezza.

a La sua forma è quella di un dialogo tra il rivelatore e Giuda, che si

caratterizza per risposte più articolate ed estese.

VANGELO SECONDO GLI EGIZIANI

Si tratta di un vangelo che non è giunto a noi per tradizione diretta, ma

indirettamente attraverso la testimonianza degli autori cristiani. In particolare,

CLEMENTE ALESSANDRINO, ne cita alcuni frammenti quando affronta il tema del

matrimonio e della sessualità. In questo libro, l’autore polemizza contro gli gnostici

libertini, che:

Da un lato, esaltavano un uso sfrenato della sessualità;

a Dall’altro, contro gli encratiti, che rifiutavano l’esercizio della sessualità e

a della procreazione cercando di difendere il valore del matrimonio, inteso

come cooperazione con il Creatore.

Egli non condanna l’opera nella sua totalità, ma cerca di correggere l’interpretazione

sbagliata dei suoi avversari. Le testimonianze affermano la circolazione di questo vangelo

nella seconda metà del II secolo.

LETTERA DEGLI APOSTOLI

SI tratta di un’opera originariamente redatta in greco, a noi nota solo attraverso

traduzioni più antiche. Dal punto di vista dei contenuti, lo scritto può risalire alla

seconda metà del II secolo. La cornice letteraria è quella di una lettera inviata dal collegio

degli apostoli a tutte le chiese di Oriente e Occidente. Questa è solo una cornice

secondaria, che è valida solo per una lunga introduzione. Il resto del documento è

organizzato nella forma di dialogo tra il Cristo risorto e gli apostoli, che lo interrogano

nel periodo che precede la sua ascensione in cielo. L’insegnamento di Cristo risorto verte

su: Preesistenza divina;

a

  15  

Incarnazione;

a Parusia.

a

DOMANDE DI BARTOLOMEO

È uno scritto apocrifo, in cui Bartolomeo interroga Cristo risorto su argomenti vari, che

sono ignorati dagli scritti canonici. Lo scritto si articola in:

Diverse scene;

a Di lunghezza diversa;

a Ciascuna con un quadro narrativo, personaggi, temi propri.

a

L’interlocutore principale è sempre Bartolomeo, di cui viene sottolineato il ruolo di spicco

rispetto agli altri discepoli:

la prima scena si colloca in un periodo non precisato dopo la resurrezione e

⇒ consiste in una serie di domande relative ad alcuni fatti misteriosi connessi

alla morte di Gesù, che Bartolomeo soltanto ha notato.

La seconda scena ruota attorno alla domanda che i discepoli pongono a

⇒ Maria, riguardo il mistero della sua concezione verginale. Le indicazioni di

tempo e luogo sono vaghe.

La terza scena si svolge sette giorni prima dell’ascensione.

⇒ La quarta e ultima scena ruota attorno alla figura di Satana e riguarda

⇒ l’origine della sua potenza.

 

 

 

 

 

 

  16  

A differenza dei testi sinora descritti, questo gruppo di vangeli apocrifi presenta uno

schema compositivo inaugurato da Marco e ripreso anche da Matteo e Luca, per finire

poi a Giovanni. Il materiale può essere diviso in due grandi blocchi:

Il primo comprende gli scritti che elaborano materiale analogo a quello

⇒ confluito nei vangeli canonizzati e vanno inseriti tra i testimoni della

tradizione evangelica;

Il secondo comprende gli scritti di carattere più leggendario, che cercano di

⇒ legittimarsi integrando nuove informazioni in quegli aspetti rimasti un po’

allo scuro.

VANGELI GIUDEOCRISTIANI

Gli studiosi vi raggruppano una serie di frammenti evangelici, giunti a noi solo perché

citati indirettamente da altri autori antichi o medievali. Il termine di definizione è

piuttosto controverso e lascia spazio a qualche ambiguità, anche se continua ad essere

utilizzato. Il movimento di Gesù conobbe i suoi primi sviluppi all’interno del giudaismo;

ben presto però si aprì anche a chi non era ebrei e così ottenne maggiore diffusione.

l’apertura ai pagani fece sì che il cristianesimo nascente fosse parte di un processo di

ellenizzazione, che non lo esentò da lacerazioni e conflitti. Alcuni settori del movimento di

Gesù, continuarono però a sentirsi legati a:

Giudaismo;

⇒ Legge mosaica;

⇒ Costumi;

⇒ Modi di vita dei giudei.

Questi gruppi sono definiti GIUDEOCRISTIANI. Alcuni di questi gruppi iniziarono a

produrre vangeli, composti dal loro punto di vista. Ne conosciamo tre, di cui riporteremo

una breve descrizione.

VANGELO DEGLI EBIONITI

Il termine è un calco di una parola ebraica che significa “poveri” e rimanda al tema della

povertà, che è tipico tema ricorrente nella Bibbia ebraica. Da quello che possiamo

ricavare dai frammenti, il vangelo doveva avere un carattere simile a quello dei Sinottici,

e in particolare dipende dal vangelo di Matteo. Si parla infatti:

Del ministero di Giovanni Battista;

⇒ Della vocazione dei Dodici;

⇒ Del battesimo di Gesù;

⇒ Dell’ultima Pasqua.

I tratti giudeocristiani si collocano nel fatto che Gesù compare sulla scena già adulto e

diventa Cristo. L’aspetto che più ci colpisce è che questo apocrifo costituisce uno dei

primi esempi di armonia evangelica.

Questo è uno dei primi tentativi di armonizzazione dei vangeli Sinottici, che va collocata

nel II secolo, dopo che i 4 vangeli cominciano a diffondersi.

VANGELO DEI NAZAREI

  17  

È il titolo moderno assegnato a un certo numero di frammenti, citati da Girolamo, che

sarebbero appartenuti a un vangelo di una setta giudeocristiana, che portava quel nome.

Li conosciamo attraverso Epifanio. Si trattava di gruppi di seguaci di Gesù, di origine

ebraica, il cui carattere eterodosso consisteva nel continuare a praticare le osservanze e i

precetti della legge mosaica. Sembra che questo vangelo circolasse in lingua semitica

prima di essere tradotto e circolare in greco e in altre lingue. Va collocato nel II secolo.

VANGELO SECONDO GLI EBREI

Doveva essere il vangelo dei gruppi giudeo cristiani stanziati in Egitto. La lingua dello

scritto era il greco e viene datato alla fine del II secolo. È strutturato in modo analogo ai

sinottici, anche se le parole di Gesù non hanno paralleli con quelli.

VANGELO DI PIETRO

IL MANOSCRITTO contiene un lungo frammento sulla morte e la risurrezione di Gesù. Il

racconto inizia con il processo davanti a Pilato e si conclude con una narrazione di

apparizione del Risorto ad alcuni discepoli, tra cui Pietro. Gli eventi li racconta lui in

prima persona. È molto simile al Vangelo secondo Matteo, anche se si distingue per

numerosi dettagli e per il diverso accento che pone su alcuni aspetti. Gli avvenimenti

della passione di Gesù sono presentati come il compimento delle Scritture. l’accentuata

prospettiva antigiudaica, invita a collocare questo scritto molto più avanti nel tempo

rispetto ai vangeli canonici. È verosimile che sia stato composto in greco, intorno al II

secolo.

VANGELO SEGRETO DI MARCO

È un testo molto controverso, perché dopo la sua scoperta e pubblicazione si è spesso

pensato che si trattasse di un falso. Questo manoscritto riproduceva una parte di una

lettera Di Clemente di Alessandria a un certo Teodoro. L’autore mette in guardia il suo

destinatario delle false dottrine dei carpocraziani, una setta gnostica diffusa in Egitto e

fondata da Carpocrate. Sottolinea come questo vangelo sarebbe stato in uso presso

questi eretici. Secondo lo scrittore, Marco avrebbe redatto due versioni del suo vangelo:

La prima messa per iscritto a Roma;

⇒ La seconda ad Alessandria avrebbe contenuto delle aggiunte, relative a parole

⇒ dette da Gesù, che portavano insegnamenti elevati e segreti per un pubblico

segreto.

Dalla fine dell’800, gli scavi hanno riportato alla luce nuovo materiale documentario:

In alcuni casi si tratta di testi molto brevi, di difficile lettura, lacunosi;

⇒ In altri casi si tratta di testi più estesi, che consentono di formulare ipotesi

⇒ sullo scritto dal quale provengono.

La maggior parte proviene da Ossirinco.

VANGELI DELL’INFANZIA

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia del cristianesimo antico e medievale della professoressa Colombi, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente I Vangeli apocrifi, Gianotto . Gli argomenti trattati sono i seguenti: i Vangeli apocrifi, l'affidabilità del messaggio di Gesù, il gruppo dei dodici, la resurrezione del capo carismatico.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze dell'antichità: archeologia, storia, letterature
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher jessicabortuzzo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia del cristianesimo antico e medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Colombi Emanuela.

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