Origine e diffusione della letteratura cristiana nella chiesa antica
“Essi non erano dotati di abilità nel parlare o nel fornire una narrazione ordinata secondo le norme delle arti greche della dialettica e della retorica tale da persuadere gli ascoltatori. Mi sembra che se Gesù avesse scelto uomini sapienti agli occhi della moltitudine e capaci di pensare e parlare in modo gradito alle folle, e li avesse impiegati come tramiti per propagandare il proprio insegnamento, lo si sarebbe sospettato con ottimi motivi di avvalersi di un metodo simile a quello dei filosofi che sono a capo di una setta. La verità dell’affermazione che il suo insegnamento è divino non sarebbe più stata evidente, in quanto l’evangelo e la proclamazione sarebbero stati nelle parole persuasive della sapienza che consiste nello stile letterario e nella composizione.”
Così nel III secolo Origene di Alessandria difendeva i vangeli contro il pagano Celso, che ne criticava la scarsa raffinatezza letteraria e ne bollava gli autori come ignoranti. Origene dimostra come il livello di istruzione e di cultura letteraria nel cristianesimo fosse già oggetto di discussione alla fine del II secolo, proprio in virtù dell’attacco di Celso. Sicuramente Origene poteva essere d’accordo con Celso nella valutazione degli scritti, ma potendo tramutare la loro mancanza di eleganza in un elemento di forza, aumentandone la capacità persuasiva.
Relazione tra alfabetismo e cultura letteraria
Per comprendere meglio il rapporto tra libri e lettori nella chiesa antica è necessario delineare il rapporto esistente tra:
- Alfabetismo
- Cultura letteraria.
Gli studiosi non sono tutti d’accordo in questo tipo di contenuti, ma possiamo partire da alcuni interrogativi:
- In primo luogo, dobbiamo chiederci quanto le persone potessero accedere all’alfabetismo e quanto questo incise nella vita cristiana.
- In secondo luogo, dobbiamo chiederci quanto il cristianesimo antico dipese dai testi e si impegnò nella loro produzione.
- Infine, dobbiamo esaminare come vengano intesi i testi cristiani in rapporto alla letteratura dell’ambito sociale di cui la chiesa antica faceva parte.
Diffusione dell'alfabetismo nel cristianesimo e nella società antica
Gli studiosi della Bibbia e della patristica hanno condiviso con i classicisti l’idea che nell’antichità l’alfabetismo avesse lo stesso livello di diffusione che nelle moderne società occidentali, quindi avevano la visione di un cristianesimo largamente alfabetizzato. Chiaramente è molto complesso delineare un quadro completo di questo aspetto, ma sicuramente l’alfabetismo può indicare competenze di vario genere, che comprendono saper realizzare la propria firma, come comprendere dei testi. I dati inerenti all’antichità in generale sono molto scarsi, e lo sono ancor più riguardo il cristianesimo. La questione è complicata anche dal fatto che il cristianesimo ebbe sviluppo e diffusione in un ambiente plurilingue e multiculturale, incorporando sin da subito una eterogeneità, che si allontana molto da possibili generalizzazioni.
Nella Palestina del I secolo, un cristiano poteva essere:
- Alfabetizzato in aramaico;
- A buon livello in ebraico;
- Semialfabetizzato in greco;
- Analfabeta in latino.
Lo studio più esauriente in proposito è quello di William Harris, che ha tentato di scoprire quali sono le dimensioni dell’alfabeto nel mondo antico. Harris attinge a prove copiose ed eterogenee, considerando le diverse applicazioni dell’alfabetismo. Per l’Occidente, la conclusione sarà sostanzialmente negativa: il tasso di alfabetismo raggiunse il 10% della popolazione complessiva e non superò mai di molto questa cifra.
“La cultura scritta dell’antichità era perlopiù ristretta ad una minoranza privilegiata e coesisteva con elementi di cultura orale”.
Le ricerche sulla composizione sociale della chiesa antica ci hanno permesso di scoprire come il cristianesimo fosse stato un movimento socialmente eterogeno, che riproduceva fedelmente le stratificazioni della società romana. Non fu un movimento proletario: i membri di questo movimento erano sicuramente persone libere, che praticavano un mestiere - ad esempio commercianti, artigiani - perciò persone che avevano raggiunto un certo benessere economico e avevano i mezzi per garantirsi una certa mobilità sociale. Questo ci può consentire di affermare come l’accesso alfabetismo potesse essere in realtà più limitato rispetto ad altre società; per cui il fatto di interpretare, scrivere e leggere dei testi, fu chiaramente appannaggio di un piccolo numero di cristiani.
L'istruzione e il cristianesimo
Il mondo antico, inoltre, non ebbe un sistema d’istruzione e le possibilità limitate di accesso all’alfabetismo non erano sufficienti a realizzare un’alfabetizzazione generale. Un simile obiettivo, ciononostante, non fu nemmeno mai ricercato. L’accesso era limitato sulla base delle classi sociali. In più, l’istruzione pagana era fondata sull’utilizzo di testi pagani, che contenevano idee disapprovate dal cristianesimo.
Nei primi secoli della chiesa era considerata eccezione il fatto di essere allevati come cristiani, per cui i cristiani con una buona istruzione di solito l’avevano ricevuta prima di convertirsi. Le conseguenze furono varie, ma tra esse la più vistosa fu la nascita di scuole cristiane, indirizzate, però, alla formazione superiore degli studi sulle Scritture o teologici, che quindi prevedevano una buona formazione di base.
In ogni caso, se la famiglia era benestante, anche tra i cristiani esisteva la possibilità di studiare in casa, nel caso in cui qualcuno dei membri della famiglia fosse alfabetizzato. La chiesa non si trovò mai davanti al problema di creare degli strumenti per far studiare i propri seguaci. Tutto ciò indica che il tasso di alfabetismo nella chiesa antica non era superiore o paragonabile a quello della società in generale.
Alfabetismo e giudaismo
Tra i giudei, invece, l’insegnamento della lettura dell’ebraico s’impartiva molto più che quello greco e latino e anche senza troppa attenzione allo status sociale. Secondo Giuseppe, nel giudaismo del I secolo era un dovere insegnare ai bambini a leggere. Questo tipo di istruzione poteva essere praticata in casa, ma le fonti riportano una notevole diffusione e frequentazione delle scuole delle città. Si diceva che a Gerusalemme ci fossero 480 sinagoghe e che ognuna avesse annesse a sé due edifici:
- Casa di lettura: forniva ai bambini le basi per leggere la Scrittura;
- Casa di studio: istruiva i ragazzi più grandi nella torah orale.
Il tutto si svolgeva non per garantire l’istruzione, ma per far sì che si potesse prendere parte alla vita giudaica. Il saper scrivere rimaneva infatti una competenza di pochi, considerando che erano molte di più le persone che sapevano leggere. Non abbiamo sufficienti elementi per affermare che il giudaismo del I secolo aveva dato sviluppo ad un’alfabetizzazione di massa, ma le opportunità che venivano concesse non erano le stesse delle società antiche.
L'alfabetismo nella società greca e romana
Nella società greca e in quella romana, però, l’individuo aveva molte occasioni per avere accesso all’alfabetismo:
- Recitazioni poetiche e in prosa;
- Rappresentazioni in teatri e in feste;
- Declamazioni in stile retorico;
- Diatribe dei filosofi per la strada;
- Iscrizioni commemorative;
- Decreti ufficiali;
- Circolazione di documenti commerciali.
Tutto ciò poteva contribuire ad educare il pubblico agli usi di una società e divulgarne le convenzioni. Sempre nel mondo antico, era comune la pratica di farsi leggere i testi e di ricorrere a scribi che avevano il compito di occuparsi della stesura di lettere e contratti. L’analfabetismo, però, non impedì ai cristiani di acquisire pratica con i testi cristiani, in quanto coloro che volevano convertirsi al cristianesimo ricevevano un’intensa formazione sui suoi scritti. Un elemento essenziale era la lettura delle Scritture nelle assemblee liturgiche cristiane, in lunghe pericopi. Attraverso di esse, i cristiani analfabeti entravano in contatto con i dettami del cristianesimo. Vista l’importanza delle Scritture, con il passare del tempo, la chiesa non poté non considerare la questione dell’alfabetismo e chiaramente risulta poco credibile il fatto che la comunità cristiana potesse avere individui che non sapevano né leggere né scrivere oppure che, chi fosse in possesso di queste competenze non esercitasse una certa autorità.
Ad esempio, nella satira su Peregrino scritta da Luciano di Samosata, Peregrino riusciva a guadagnare prestigio, proprio grazie alla sua capacità di avere a che fare con i testi cristiani: “interpretava e spiegava alcuni loro libri e ne componeva anche parecchi, e quelli lo veneravano come un dio.”
Conclusioni sull'alfabetismo nella chiesa antica
Per concludere, possiamo dire che nella chiesa antica l’estensione dell’alfabetismo fu molto limitata; tanto che solo una minoranza di cristiani era in grado di leggere. La nozione di cultura antica può essere ambigua:
- A volte, indica l’utilizzare la letteratura in senso alto, quello delle belle lettere;
- A volte, ha un valore neutro, che indica un qualsiasi testo prodotto da una società, senza calcolare di che tipo, estensione o qualità.
Dal XX secolo prese piede la definizione di un cristianesimo come movimento non letterario, considerando il fatto che le prime generazioni produssero pochi libri. In particolare, ci si soffermò a ritenere che i loro testi non avessero particolari qualità estetiche.
Valutazioni sulla letteratura protocristiana
A chiedersi se i testi cristiani degli inizi potessero far parte della letteratura, ci fu Franz Overbeck, in un suo saggio pubblicato nel 1882:
- Egli sosteneva che il primissimo cristianesimo non produsse una vera e propria letteratura, ma solo Urlitteratur (preletteratura) e che un divario separa questi scritti da quelli della cultura greco-romana.
- In questa categoria rientravano Nuovo Testamento, scritti dei Padri apostolici, opere frammentarie di Papia ed Egesippo.
- Questi testi si caratterizzerebbero, da un lato per una coincidenza tra forma e contenuto, dall’altro per l’immediatezza del rapporto tra autore e lettore.
Per Overbeck, la coerenza tra forma e contenuto significava l’ottenere una semplicità senza alcun artificio. Era convinto che questa semplicità potesse favorire un rapporto immediato tra scrittore e lettori, fondato sulle convinzioni religiose della comunità. Questo tipo di rapporto permette all’autore di dare per scontate alcune nozioni e non renderle esplicite, oltre che far leva sul contenuto del testo per suscitare l’attenzione del lettore. La forma è in funzione del contenuto.
“Qui la parola scritta, senza pretendere di avere un significato in quanto tale, non è che un surrogato affatto inartistico e accidentale della parola orale.”
In qualsiasi opera di dichiarato valore letterario, invece, la forma è essenziale per il contenuto che si deve esprimere, perché lo scrittore, non conoscendo il suo pubblico, deve affidarsi a convenzioni di genere e di stile. Egli diede particolare attenzione alla questione della forma:
“La storia di una letteratura consiste nelle sue forme, talché ogni vera storia della letteratura sarà la storia delle sue forme.”
Egli stava anticipando quella che sarebbe stata la critica delle forme. Overbeck osservò che le forme dei primi scritti cristiani erano molto particolari:
- La lettera era una non forma dal punto di vista letterario;
- Le altre erano forme storiche.
La preletteratura fu: “una letteratura creata, per così dire, dal cristianesimo coi suoi propri mezzi, dal momento che si sviluppò sulla base dei particolari interessi interni alle comunità cristiane, prima del suo adattamento all’ambiente circostante.” Non esistono casi in cui i cristiani siano ricorsi a forme profane di tipo letterario e in questo si riscontra la differenza con la letteratura patristica, che ha invece adottato convenzioni letterarie greco-romane per elaborare i propri testi. Il cristianesimo divenne un movimento letterario solo nel momento in cui divenne un movimento storico.
La concezione di Overbeck
Questa è la concezione di Overbeck: la primissima letteratura cristiana fu di occasione e a uso interno, ossia nacque nell’ottica degli interessi della comunità cristiana e fu orientata su essi. La preletteratura appartiene ad una dimensione distante da quella di letteratura in senso vero e proprio, che al contrario viene creata per un vasto pubblico e sfrutta la forma letteraria per destare interesse nel lettore.
Un altro studioso si occupò invece del carattere non letterario del cristianesimo delle origini, analizzando una prospettiva differente: Adolf Deissmann, in una sua opera del 1908. Egli pose a confronto lo studio del Nuovo Testamento con le scoperte derivanti dai frammenti papiracei e affermò che esse rendevano possibile per la prima volta una valutazione filologica degli scritti protocristiani. I papiri recenti contenevano scritti di carattere non letterario e questo lo spinse a ritenerli di particolare valore nell’interpretazione degli scritti del Nuovo Testamento. Poté osservare che il linguaggio dei testi neotestamentari non era uno speciale idioma biblico, al contrario era: “nel complesso proprio quel genere di greco che il popolo semplice e ignorante dell’età imperiale romana era abituato a usare.” “La primissima letteratura cristiana è di tipo popolare, non è letteratura artistica per gente acculturata e mostra come il cristianesimo nel suo periodo creativo originario fosse molto più profondamente legato alle classi inferiori e non avesse nessun rapporto effettivo con la ristretta classe elevata che disponeva del potere e della cultura.”
Critica delle forme e Kleinliteratur
Influenzata da queste ipotesi, la critica delle forme ha deciso di accettare la tesi secondo cui il cristianesimo delle origini non fu un movimento letterario. Secondo questo movimento, il primissimo cristianesimo fu una cultura orale non incline alla scrittura. Per i critici, dunque, il primo cristianesimo non fu un movimento non letterario, ma aletterario, nel senso che il suo primo modo di trasmettere le informazioni era orale. I critici delle forme, allora, definirono Kleinliteratur, la letteratura che era da ricondursi ad una tradizione orale, contrapponendola alla letteratura colta.
In questa nuova categoria, elaborata sulle orme degli studiosi del folklore, rientrerebbe la letteratura protocristiana, in quanto prodotto di una comunità. I vangeli furono quindi la conseguenza naturale di questa tradizione orale e i loro autori furono considerati dei semplici compilatori, il cui lavoro si metteva a disposizione degli interessi della comunità. Il contesto sociale in cui la critica immagina si sia svolto questo processo sarebbe stata la comunità e la sua vita, proprio come era stata concepita dagli studiosi del folklore. Un altro punto importante esposto dai critici delle forme è che i cristiani sarebbero stati distratti dalla scrittura dalle loro imminenti attese escatologiche e il loro ricorso al testo scritto sarebbe avvenuto proprio quando esse cominciavano a dissiparsi. Martin Dilibelius aveva la convinzione che “la comunità di persone illetterate che ogni giorno aspettavano la fine del mondo non aveva né la capacità, né la convinzione a produrre libri, e non è dato affermare l’esistenza di una vera attività letteraria nella chiesa cristiana dei primi due o tre decenni”.
Influenzati da queste diverse tendenze, i neotestamentaristi iniziarono a classificare i primi scritti cristiani in:
- Kleinliteratur;
- Hochliteratur.
Nel complesso delle letterature del mondo antico, i primi scritti cristiani sembrano costituire una categoria a sé stante, priva di contesto e senza analogie con le altre letterature. In ogni caso, può essere rischioso ridurre la letteratura a queste due sole categorie, perché le differenze e le peculiarità a livello stilistico e formale sono diverse.
Altro fatto importante è però che il giudaismo e il cristianesimo produssero una letteratura non paragonabile a nessun gruppo religioso greco-romano. È necessario rivalutare le due categorie anche in vista del fatto che è necessario comprendere come il giudaismo abbia realmente influenzato il cristianesimo nella letteratura e nella cultura. Quando si diffuse il cristianesimo, la tradizione orale nel giudaismo era diventata secondaria:
- I profeti e la torah avevano un posto importante nella comunità;
- Le Scritture giudaiche vennero trascritte, conservate, interpretate da scribi e sapienti. Erano apprese dai bambini nelle scuole, recitate nel tempio e lette e meditate privatamente.
- Fissarono i modelli della letteratura successiva, imitandone gli stili, le forme e i generi.
- Nel giudaismo l’applicazione delle due categorie non risulta di alcuna utilità.
Elementi per la valutazione della cultura letteraria della chiesa antica
Per questa trattazione è necessario tenere conto di alcuni aspetti:
- Molteplicità di tipi e usi della letteratura greco-romana;
- La relazione del cristianesimo con la tradizione giudaica;
- Rapporto fra tradizione orale e testi letterari;
- Corrispettivi sociologici dell’attività letteraria.
Per compiere una qualsiasi valutazione della cultura letteraria della chiesa antica, è necessario valutare la letteratura protocristiana. I risultati delle opere esaminate ci porta a delineare il contributo che essi hanno portato in relazione ai testi cristiani antichi:
- Tipi;
- Circolazione;
- Funzioni.
Primissima letteratura cristiana
Si sa molto poco degli inizi della letteratura cristiana, ma è sicuramente necessario fare il punto sugli
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