Storia contemporanea
Convenzionalmente si fa iniziare la storia contemporanea dal Congresso di Vienna (1815) -> periodizzazione tradizionalmente italiana. Questa periodizzazione inizia con un atto di restaurazione. Per qualche altro storico invece l’età contemporanea inizia con un atto di rottura con il passato, ovvero con la rivoluzione francese. N.B. ogni periodizzazione è arbitraria -> le tradizioni storiografiche impongono un certo tipo di periodizzazione. La periodizzazione dipende anche dal punto di vista, dai temi affrontati, da che tipo di storia si sta facendo: storia delle istituzioni, del clima ecc. A seconda del “tipo” di storia la periodizzazione cambia. La periodizzazione cambia anche a seconda i luoghi studiati (Europa, America ecc.) -> ci sono altre prospettive oltre a quella eurocentrica.
Difficoltà nel fare storia globale a causa delle specificità dei vari gruppi umani, i quali hanno storie diverse tra loro (ad esempio il rapporto dell’uomo con l’ambiente è ed è stato diverso a seconda dell’area studiata). Nonostante la difficoltà di praticare la storia globale, oggi le relazioni globali sono una parte fondamentale della nostra vita, del nostro presente. E studiando storia ci si rende conto di come le relazioni globali siano sempre state presenti nella vita degli uomini.
Importanza della storiografia -> essa mostra come uno stesso processo, uno stesso avvenimento possono essere interpretati in modo diverso. In storia non esistono verità. Necessità di avere onestà intellettuale nei confronti delle fonti (ovvero non piegare le fonti per avvalorare una propria tesi preconcetta) -> noi siamo sempre influenzati dai nostri pensieri, soprattutto negli avvenimenti più vicini a noi. Quando si studia storia si studia il passato ma anche il presente -> Benedetto Croce “ogni storia è sempre storia contemporanea” cioè noi siamo uomini del nostro tempo e quindi non riusciremmo mai a calarci completamente nei panni degli uomini che vissero quegli avvenimenti.
Federico Chabod è stato uno dei più grandi storici italiani del Novecento, assieme a Elio Cantinori. Chabod nel saggio L’idea di nazione, distingue due tipi di idea di nazione: un’idea di nazione volontaristica a cui si aderisce volontariamente (nazione alla francese -> io scelgo di essere francese a prescindere che io sia nato in Francia), e un’idea di nazione naturalistica, a cui si appartiene perché vi si è nati, nazione alla tedesca (nazione romantica, l’800 è caratterizzato soprattutto da questo tipo di idea di nazione)
Alberto Banti ha impostazione innovativa sugli studi sulla nazione -> nazione vista da un punto di vista culturale (qual è l’idea di nazione che avevano i patrioti?). Alle fondamenta del patriottismo italiano del Risorgimento vi sono elementi prepolitici come ad esempio elementi religiosi (una delle icone rinascimentali è Garibaldi con le sembianze di Cristo). Altro elemento, proveniente dall’antico regime e presente nel risorgimento è l’onore (la necessità di vendicare l’onore calpestato dall’occupante è ciò che spinge ad abbracciare la causa risorgimentale).
La storia vive sempre nel suo presente. Noi ci occupiamo di storia a partire dal nostro presente. Ogni generazione guarda al proprio passato con occhi diversi, con occhi propri. Ogni volta che noi studiamo eventi passati sappiamo già come vanno a finire -> questo è un grosso condizionamento per noi. Secondo Nietzsche la memoria era un fardello troppo grande per gli uomini.
Età napoleonica
Si fa cominciare l’età napoleonica nel 1799 quando Napoleone diventa primo console grazie al colpo di Stato del 18 brumaio dell’anno VIII (9 novembre 1799). Ma Napoleone fa parte o no del grande processo rivoluzionario della Rivoluzione francese? La Francia in questo momento è così forte che gli altri stati europei stipulano tutta una serie di coalizioni contro di essa.
La rivoluzione francese ha tante fasi, tante facce, varie costituzioni (cui preambolo è la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino). Con la Rivoluzione francese si afferma il principio della libertà individuale. La libertà diventa la caratteristica fondamentale di ciascun uomo. Vengono sanciti i diritti della persona umana e della persona giuridica.
L’età napoleonica si colloca tra la Rivoluzione francese e la Restaurazione, tra due eventi spesso considerati antitetici, ma l’età napoleonica ha in sé sia elementi della Rivoluzione che elementi della Restaurazione (ovvero della normalizzazione). Si disse che con Napoleone la rivoluzione era finita, ma finita nel senso di conclusa, pienamente realizzata.
Tocqueville L’ancien Régime et la Révolution 1856 -> volume fondamentale perché affronta il tema delle continuità e delle discontinuità (cosa cambia e cosa resta uguale). Tocqueville dice che Napoleone è stato l’artefice della continuità amministrativa in Francia tra antico regime e periodo della restaurazione. Napoleone ha recuperato la stagione della monarchia amministrativa in Francia. Il sovrano che meglio incarna lo spirito della monarchia amministrativa fu Luigi XIV. Quindi dal punto di vista amministrativo età napoleonica si porrebbe in continuità con l’Antico Regime. Il codice civile napoleonico (1804) invece sarebbe una cesura rispetto al passato.
Età napoleonica: continuità o discontinuità rispetto all’Antico Regime? Le continuità dominano rispetto alle discontinuità, ma dipende anche da cosa si prende in considerazione: ad esempio quanto riguarda l’organizzazione dello Stato e del potere politico vi è senz’altro continuità con l’Antico Regime, invece per quanto riguarda il riconoscimento e la tutela dei diritti vi è discontinuità (poiché c’è stata la rivoluzione).
Nella penisola italiana tra il 1797 e il 1799 si costituirono, a seguito dell’occupazione militare francese, le repubbliche sorelle. Napoleone unì i territori delle repubbliche sorelle del nord, costituendo il Regno d’Italia (di cui re è Napoleone, ma chi lo comanda veramente è il suo figliastro). Costituzione del Regno d’Italia: atto di normalizzazione.
Per Napoleone lo spazio, il territorio era fondamentale. Nel suo memoriale, redatto durante il suo esilio a Sant’Elena (scritto da De Las Cases), c’è un capitolo dedicato alla penisola italiana in cui si legge: “spazio della penisola è molto ben delimitato, unica delimitazione terriera a nord sono le Alpi, il miglior sistema di difesa [...] la sua forma longitudinale l’ha penalizzata politicamente. La conformazione geografica ha avuto le sue responsabilità sulla tardiva unione nazionale. Inoltre si fa fatica ad individuare il suo punto centrale, non di riesce ad individuare quale potrebbe essere la capitale.”
Risorgimento italiano
Varie teorie di unificazione -> ad esempio Luigi Torelli propose un’Italia confederata (divisa in tre parti con due capitali per ciascuna, una per il governo e altra per l’assemblea -> in questo modo si eliminerebbero gli storici conflitti tra le città), o Carlo Cattaneo propose una soluzione federalista.
Nel Risorgimento il tema della capitale che diventa fondamentale. Gli unitaristi, ovvero coloro che interpretano lo spirito nazionale, si trovano uniti sotto la bandiera dei Savoia. Per gli unitaristi del neonato Regno d’Italia la capitale non può che essere Roma. A distanza di una settimana dalla proclamazione del Regno d’Italia con a capo Vittorio Emanuele II (primo re d’Italia è già II) in parlamento (a Torino), vi è un’interpellanza circa la questione Romana -> Carlo Buoncompagni pone un ordine del giorno in cui dice la capitale del nuovo regno non può che essere Roma (l’Unità d’Italia non poteva dirsi compiuta senza Venezia e soprattutto senza Roma).
Inoltre Tocqueville in L’Antico Regime e la Rivoluzione non interpreta la rivoluzione come un atto di cesura violento, immediato e totale e cerca di capire cosa era accaduto nella monarchia prima del 1789, egli rivaluta quei processi di riforme che prima della rivoluzione avevano cercato di cambiare le cose. Le riforme però non sono state in grado di scongiurare la rivoluzione. (La Francia è una monarchia amministrativa ma manca degli apparati periferici “La Francia è una grande testa senza corpo”)
Riforme e Rivoluzione. Il ‘700 è il secolo delle riforme, è il secolo del dispotismo illuminato -> la ragione viene applicata all’organizzazione dello Stato. Ad esempio le riforme dei catasti: fino ad allora i beni immobili si erano censiti secondo le dichiarazioni dei proprietari, grazie a questa riforma del catasto si passa da una dichiarazione a una misurazione (N.B. in Italia c’erano gli Asburgo -> riformismo asburgico). In questa riforma del catasto vi sono elementi che riguardano la tecnica (attraverso la triangolazione si è introdotta una misurazione precisa dei campi, tecnici che perlustrano, misurano e valutano i beni). Lo scopo di questa riforma è una tassazione fedele e giusta. Attraverso il catasto uno Stato conosce quali sono i beni dei suoi cittadini.
Quando nella nostra storia occidentale è stato posto per la prima volta il problema della misurazione dei beni per la prima volta? Nel 1085 quando Guglielmo il Conquistatore fece redigere dai suoi funzionari il Domesday Book, ovvero un registro che raccoglie i risultati di un grande censimento riguardante quei territori che aveva appena conquistato ovvero la maggior parte dell'Inghilterra e parte del Galles (il problema era proprio capire che cosa aveva conquistato). Problemi dei catasti: ci sono delle forti opposizioni (i contadini inseguono i misuratori poiché credevano che fossero arrivati gli esattori delle tasse).
Riforme e rivoluzione -> due grandi temi che ricorrono per tutto ‘800 es. Quando Carlo Alberto Savoia nel 1848 concede lo Statuto Albertino lo fa perché i suoi consiglieri nel consiglio che redige lo Statuto gli dicono che è meglio concedere una costituzione che affrontare una rivoluzione (riformare per prevenire una rivoluzione).
La Corsica
Bonaparte: famiglia di origine toscana trasferitasi in Corsica nel XVI secolo (dai primi del ‘600 membri del Consiglio degli anziani di Ajaccio, carica riconosciuta che dopo l’annessione alla Francia equivale ad un titolo nobiliare). La Corsica venne ceduta con il Trattato di Versailles (15 maggio 1768) alla Francia dalla Repubblica di Genova incapace di esercitare i suoi diritti sull’isola. Questa era sostanzialmente governata dal generale Pasquale Paoli, l’artefice dell’indipendenza dell’isola; all’arrivo dei francesi, i corsi si ribellarono e dopo che la ribellione venne sedata, il padre di Napoleone, Carlo, si schierò con i francesi. Napoleone rinnega la scelta del padre e, pur essendo un ufficiale dell’esercito regio, si schiera violentemente contro i francesi. Ma dopo la rivoluzione francese Napoleone da indipendentista/separatista convinto muterà completamente opinione.
La spedizione in Egitto 1798
È interessante l’atteggiamento di Napoleone: egli vuole rivaleggiare con i grandi della storia quali Cesare o Alessandro Magno (è un uomo dalle grandi ambizioni). Il nemico (storico) della Francia è l’Inghilterra. L’Egitto fa parte dell’impero ottomano. Nonostante la vittoria francese nella Battaglia delle Piramidi, la flotta francese viene distrutta dall’ammiraglio inglese Nelson. L’esercito stesso rimane bloccato in Egitto (alcuni reparti vengono addirittura sterminati dalla peste) ma alla fine Napoleone riesce a tornare in Francia nell’ottobre del 1799 (Fallimento dell’impresa militare).
Nonostante l’impresa sia militarmente fallimentare, ha un alto valore scientifico -> per la prima volta squadre di esperti (archeologi, linguisti, ingegneri, topografi) studiano l’Egitto. Dominique Vivant Denon (primo direttore del Louvre aperto al pubblico) coordina la pubblicazione della monumentale Descrizione dell’Egitto in 23 volumi pubblicati tra il 1809 e il 1823 (prime notizie scientificamente fondate che giungono in Europa). Con Napoleone giungono molti allievi e ingegneri dell’Ecole Polytechnique -> a questa scuola si ispireranno tutti i politecnici europei. È una delle Grandi Scuole francesi. Nonostante sia stata fondata nel 1794, cioè durante la rivoluzione, aveva alle spalle una grande tradizione di Grandi Scuole per amministrazione statale (continuità con l’Antico Regime). Iniziano i primi studi per aprire una comunicazione tra Mar Rosso e Mediterraneo, cioè gli studi preparatori per quello che poi sarà il Canale di Suez -> interesse di Napoleone per il territorio.
Ritrovamento nel 1799 della Stele di Rosetta: una pietra con iscrizioni in egizio geroglifico, egizio demotico e in greco antico che consentirà all’egittologo Jean Francois Champollion nel 1822 di decifrare la scrittura geroglifica.
Uno stato militare
Lo Stato che Napoleone fonda è innanzitutto uno Stato militare. Infatti fin dalla rivoluzione la società francese è una Società fortemente militarizzata: la Francia deve difendersi da nemici che si è fatta, nemici sia interni (non tutti i francesi sono rivoluzionari) e soprattutto esterni. La Francia è quindi una nazione in armi, che deve difendersi. Per questo deve costruire un grande esercito di leva. La Leva generale del 1793 portò in campo a schierare 600 mila uomini. Il 5 settembre 1798 si approva la Legge Jourdan, che è la legge della coscrizione obbligatoria che prevede la leva obbligatoria per i maschi celibi dai 20 ai 25 (articolo 1 dichiara che ogni francese è soldato). Questa legge darà grande stabilità al esercito militare. Su questa legge di basa la grande forza delle truppe rivoluzionarie e napoleoniche ma allo stesso tempo la coscrizione obbligatoria creerà a Napoleone parecchi nemici -> in particolare negli Stati conquistati (nei quali questa legge viene esportata) sarà molto odiata.
In Tirolo Andreas Hofer sarà il capo dell’insurrezione prima anti bavarese e poi anti napoleonica (Napoleone deve intervenire perché il governo bavarese non riesce a contenere la ribellione). Il principale motivo per cui questi ribelli insorgono è che non accettano la coscrizione obbligatoria -> oltre a questo non accettano il fatto che Napoleone elimini le comunità esistenti e crei i comuni in senso moderno, non accettano le leggi anti ecclesiastiche.
Il colpo di Stato del 18-19 brumaio
18-19 brumaio dell’VIII anno della Rivoluzione corrisponde al 9 novembre 1799. N.B. brumaio è un nuovo mese del calendario rivoluzionario. Con questo colpo di stato comincia l’età napoleonica. Napoleone fa fare ai suoi irruzione nell’assemblea riunita e la scioglie. Fine del Direttorio, inizio Consolato.
Espressione “colpo di Stato” risale al ‘600 e venne usata da Gabriel Naudé nelle sue Considérations politiques sur les coups d’états (considerazioni politiche sul colpo di Stato) 1639 -> è un piccolo trattato di Machiavellismo applicato, in cui l’autore legittima qualsiasi provvedimento straordinario e/o traumatico preso per il bene pubblico, cioè ogni qualvolta il bene pubblico viene messo in pericolo è giusto che il sovrano intervenga con provvedimenti straordinari (in questi provvedimenti rientrano i colpi di Stato). Naudé difende e considera legittimo il massacro della notte di San Bartolomeo (23-24 agosto 1572), in quanto erano state messe in pericolo la pace e la sicurezza dello Stato. Naudé, erudito, bibliofilo e bibliotecario, autore del primo trattato di biblioteconomia (direttore della biblioteca di Cristina di Svezia e responsabile della biblioteca di Mazarino).
La revolution est finie
Napoleone si può considerare come il grande normalizzatore. Dopo il colpo di Stato si instaura un regime consolare (fase consolare a cui seguiranno la fase di consolato a vita e la fase imperiale). Con un proclama i tre consoli (Bonaparte, Sieyès e Ducos) presentano la nuova Costituzione ai francesi (1799) “Una costituzione è presentata a voi. Essa fa cessare le incertezze che il governo provvisorio [il Direttorio] comportava nelle relazioni verso l’estero, nella situazione interna e militare della Repubblica. Essa sistema nelle istituzioni che viene a stabilire i primi magistrati, la cui devozione è parsa necessaria alla sua attività. La Costituzione è fondata sui veri principi del governo rappresentativo, sui diritti sacri della proprietà, dell’eguaglianza, della libertà. I poteri che essa istituisce saranno forti e stabili, come questi devono essere per poter garantire i diritti dei cittadini e gli interessi dello Stato. Cittadini, la rivoluzione è fissata ai principi che l’hanno cominciata. essa è finita.” N.B. la proprietà viene prima dell’eguaglianza e della libertà.
Costituzione e potere costituente
C’è una dialettica di fondo tra potere costituente e potere costituito. Un esempio di potere costituente è l’Assemblea costituente italiana (1946). Il potere costituente però prima di appartenere all’Assemblea costituente appartiene al popolo sovrano (il mandatario dell’Assemblea è il popolo). Quindi dire che tutte le costituzioni hanno paura del potere costituente significa che tutte le costituzioni (in quanto potere costituito) hanno paura al popolo sovrano (a cui appartiene il potere costituente). Sin dalla costituzione del 1791 (cioè la prima Costituzione della fase rivoluzionaria), il modello costituzionale francese imbocca la via della “nazione una e indivisibile”, alla base della quale sta la volontà del popolo sovrano, che si esp
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Storia del diritto contemporaneo
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Storia del diritto moderno e contemporaneo
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Prima lezione Storia del diritto contemporaneo
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Ottava lezione Storia del diritto contemporaneo