Estratto del documento

Il tempio deserto: ascesa e caduta della democrazia

Dopo la Prima guerra mondiale, scaturirono molti mutamenti costituzionali: prima solo 3 repubbliche, poi 13. Nel 1918, infatti, gli accordi di Parigi decretarono l’avvento della democrazia parlamentare come forma di governo. Ma fu di breve durata. La rivoluzione Russa ne svelò le debolezze. Le classi dominanti si mostrarono, prima democratiche poi anticomuniste, ciò affievolì i valori democratici che la grande depressione del 1929 cancellò del tutto portando i governi europei verso destra.

Negli anni ’30 la sinistra era ormai sgominata e costretta ad un angolo e la democrazia quasi estinta. Gli europei non erano ancora disposti a combattere per difenderla e preferirono altre forme di ordinamento politico (autoritarie) per risolvere i problemi della modernità. L’istanza di riforma costituzionale, già presente, divenne più pressante nel 1918 e dilagò in tutta Europa (Polonia, paesi baltici e i paesi dell’ex impero asburgico). L’elemento cardine era la Germania.

Le nuove costituzioni

In Germania, con il Kaiser in esilio, fu istituito un regime liberale e nel 1919 l’Assemblea costituente nazionale dichiarò che il Reich è una repubblica. Le costituzioni si ispiravano alle carte di regimi liberali di antica tradizione (Francia, UK, USA) basate sul diritto pubblico e sui legami con la politica e la società. Lo scopo era di subordinare la politica al diritto (progetto utopico), razionalizzare il potere e spazzare via le incongruenze.

  • Sottolineavano l’aspetto democratico, nazionale e repubblicano (conferiva il potere al popolo).
  • Espressero la sfiducia nel potere esecutivo, che venne concentrato in quello legislativo. In alcuni casi, ministri erano nominati dal parlamento anziché dal primo ministro.
  • Adottarono la rappresentanza proporzionale (referendum). Alcune costituzioni limitarono i poteri a vantaggio dello Stato centrale.
  • Fissavano in norme costituzionali obiettivi di politica sociale.
  • Riflettevano le diverse apprensioni politiche. Da un lato erano espressioni del classico liberalismo ottocentesco; dall’altro tentavano di soddisfare l’aspirazione popolare a un’autentica democrazia sociale.
  • Tentarono di conciliare il parlamentarismo vecchia maniera e le nuove pressioni generate da una moderna società di massa.

La guerra civile in Europa

Nel 1917 sembrò che la Russia potesse diventare la patria della democrazia (nemico: i Romanov, non i bolscevichi). Lenin stesso premeva per la costituzione di un’Assemblea costituente per inaugurare quel periodo di "governo borghese" che la teoria marxiana postulava come necessario. Tuttavia, quando i bolscevichi assunsero il potere, le elezioni dell’Assemblea costituente decretarono una loro sconfitta.

Lenin rispose a ciò mutando posizione e considerando una repubblica di Soviet superiore all’Assemblea costituente. Il suo trionfo fu il frutto del fallimento del liberalismo russo. I liberali russi furono i primi a presumere erroneamente che fosse possibile risolvere una crisi sociale offrendo al popolo le libertà costituzionali quando il popolo voleva pace e terra. I costituzionalisti si allontanarono sempre di più dall'URSS, la quale voleva una trasformazione socioeconomica, un consolidamento nazionale e la fine dell'anarchia giuridica e sociale.

In questo contesto, Lenin contrappose al parlamento il proletariato. Venne così approvata la Repubblica federativa russa per porre fine allo sfruttamento della borghesia, creando il socialismo e conferendo potere alla popolazione lavoratrice. In questo Stato non era il diritto di cittadinanza subordinato al sesso e al luogo di nascita (in teoria), ma all'estrazione sociale. Tuttavia, ciò comportò l'esclusione dal diritto a ben sette categorie: affittuari, monaci, commercianti. I diritti erano passibili di revoca qualora il loro esercizio fosse andato contro la rivoluzione socialista.

Già con Lenin appariva il carattere assolutista del governo. Il regime mantenne una concezione amministrativa del diritto, che differiva dalle innovazioni costituzionali rispetto alle libertà individuali e nella sua concezione di politica come guerra civile. Il sistema sovietico ebbe poco impatto sull'Europa, la temutissima rivoluzione non si materializzò mai o fu schiacciata. Solo in Ungheria attecchì (1919 regime liberale di Mihaly Karolyi rovesciato da Bela Kun, Repubblica Soviet, esercito romeno, con Intesa ribaltò la situazione, Horthy regime di terrore, anticomunista e antifascista).

Le democrazie e i dubbi della borghesia

Le democrazie erano sempre più schiacciate dai due opposti: comunismo e fascismo. I democratici per conquistare potere attuarono la riforma agraria. Latifondi furono parcellizzati per creare una nuova classe di piccoli proprietari terrieri, rendendo tale ceto indipendente e immune al comunismo. Tuttavia, tutto fu subordinato dalla volontà del governo di espropriare i grandi proprietari terrieri, laddove erano una minoranza etnica, la riforma si attuò (stati baltici, Cecoslovacchia), no in Ungheria, Italia, Germania, Spagna.

Fu nelle grandi città che i filobolscevichi conquistarono il potere, ma avevano una scarsa attrattiva sui contadini. In Europa i contadini erano in condizioni meno disagiate rispetto a quelli russi. La rivoluzione russa riecheggiò solo dove vi era un'ampia forza rurale. Le élites, quando la riforma non bastava per placare l'insorgere comunista, utilizzarono la forza.

Il crollo della democrazia non fu dovuto solo alle nuove costituzioni. Nel 1922, quando Mussolini fu invitato a formare un governo dal Re, il partito fascista era esiguo. Ciò che contribuì ad aumentarlo fu il timore per il socialismo scatenato dalle elezioni del 1919. Senza il sostegno dei liberali e di altri due partiti Mussolini non sarebbe riuscito a formare un governo e non sarebbe riuscito a far approvare la riforma elettorale del 1923 che assicurò al suo governo la camera dei deputati.

Solo nel 1925-26 il fascismo ottenne pieno potere: furono approvate le leggi che ampliavano i poteri dei prefetti nelle provincie, privavano della cittadinanza i critici del regime, sopprimevano partiti di opposizione e le libertà civili e di stampa. Lo Stato fascista mantenne il Re a capo dello Stato, rimase il parlamento. Tuttavia, lo Stato fascista mantenne una certa continuità col sistema liberale. Ruppe però i suoi legami attuando un'accésa difesa dello Stato autoritario: diritti individuali e collettivi erano ristretti. Disciplina o accettata o imposta. Esaltate virtù della violenza e dell'azione, e parlamento sotto accusa per la sua inefficienza.

La critica del parlamentarismo

Nell'attacco all'individualismo, il fascismo propose che una divisione borghese della vita in sfera politica e sfera privata andava soppiantata da una concezione totalitaria: politica onnicomprensiva. Dubbi anche sull'universalità della democrazia: paesi latini per natura assolutisti, anglosassoni con una tradizione storica e profondo attaccamento alla libertà. In Italia parlamenti compatibili con corruzione.

I mutamenti postbellici avevano ridotto l'importanza del Parlamento. Esso doveva condividere il potere con organizzazioni sindacali e industriali e con altri tipi di gruppi di interesse.

I fascismi nascono per il fallimento politico e sociale della democrazia liberale. La rappresentanza proporzionale produsse parlamenti frammentari e la nascita di un gran numero di partiti. Un sistema che rivelò la sua inefficacia in un misto di differenze di classe. Le nuove leggi elettorali avrebbero potuto scoraggiare una tale frammentarietà. La Francia e la Germania cambiarono il loro sistema dal proporzionale al maggioritario che avrebbe aumentato la stabilità della democrazia. Ma il problema andava al di là del sistema elettorale. I partiti politici erano accusati di essere di parte anziché agire nell'interesse del paese.

Si formarono partiti su basi etniche insieme a quelle di classe. Il parlamento ingigantiva anziché risolvere le tensioni sociali. I partiti politici non comunicavano tra loro in Germania, si scontravano. I partiti erano sempre più militarizzati. Di conseguenza le fondamenta teoriche del liberalismo e del parlamentarismo sono venute meno. La disgregazione del parlamento condurrà a un accresciuta importanza di altri elementi costitutivi del potere politico. La paralisi legislativa ha prodotto la richiesta di un dittatore che sia attivo ma che non sia soggetto a gruppi. Quella tedesca era una società spaccata in due in un'epoca di radicalizzazione politica ed economica. Si pensava che la democrazia potesse unire la nazione invece la divideva.

La formazione dei governi divenne sempre più complicata, non duravano più di un anno. Tale fenomeno rifletteva la mancanza di partiti che avevano la maggioranza assoluta. Governi di tale tipo incontrarono ovviamente difficoltà a promuovere le riforme socio-economiche. L'impasse legislativa sollevò la richiesta di un rafforzamento dell'esecutivo.

Le revisioni costituzionali

Revisioni costituzionali per rafforzare l'esecutivo furono approvate in Polonia, Lituania, Austria, Estonia. Lo scontro fra i democratici liberali e i costituzionalisti. I primi vedevano nel potere un nemico che non poteva essere indebolito. I secondi sostenevano che in una crisi l'esecutivo dovesse ricorrere a tutti i poteri costituzionali. Si sviluppò la tesi (destra) secondo cui i poteri costituzionali di emergenza andavano impegnati per difendere la costituzione e per instaurare la dittatura.

Negli anni '30, i nazisti e i comunisti risultarono al secondo e terzo posto nei partiti del paese, rendendo impossibile la coalizione di maggioranza. La Germania si ritrovò allora in situazioni in cui i decreti legge emanati in base all'articolo 48 (largo uso) della Costituzione erano essenziali se il governo non voleva consegnarsi nelle mani dei partiti votati al completo sovvertimento della democrazia. Non è facile definire quando la democrazia scivolò nella dittatura.

Negli anni '20, Weimar era una democrazia, sotto il cancelliere Brüning non lo era più tanto, sotto von Papen e Schleicher si era vicini allo stato autoritario. La popolazione riteneva che il modello liberale di democrazia parlamentare andasse rivisto. La questione era: 1) fin dove spingersi nel passaggio di poteri dall'organo legislativo a quello esecutivo; 2) quale funzione avrebbe svolto il Parlamento in un sistema a prevalenza del potere esecutivo.

La crisi della democrazia era determinata dall'assenza di valori democratici nell'opinione pubblica. Le dottrine antiliberali e antidemocratiche guadagnavano consensi. La generazione del 1914 era educata alla violenza più che al raziocinio. I veterani del fronte, tra cui anche intellettuali, si scagliarono contro la democrazia che accusarono di essere borghese.

Giovani intellettuali accolsero l'attacco di H. al razionalismo democratico. Non solo gli antidemocratici pensavano che la democrazia fosse superata. Il liberalismo sembrava troppo individualista per soddisfare i bisogni di un'epoca più collettivista. Il numero di democratici convinti si assottigliava.

Il lascito wilsoniano era minato dallo stesso isolamento degli USA mentre le potenze vittoriose europee temevano più il comunismo che la dittatura. Il fallimento della democrazia in Italia era determinato dalla mancanza di un forte partito democratico. Ciò non valeva solo per l'Italia. Il declino dei liberali nel Regno Unito ebbe scarso impatto sulla stabilità del sistema politico, ma ciò non accadde per il Partito democratico di Weimar. Il suffragio di massa minacciò di relegarli in un ruolo politico marginale rispetto ai partiti della sinistra. La paura del comunismo spinse i liberali a propendere per le soluzioni autoritarie.

La sinistra europea fu indebolita dalla spaccatura tra socialdemocratici e comunisti. I comunisti rifiutavano la democrazia parlamentare ma non riuscirono a distruggerla. Volevano distruggere la democrazia nella misura in cui questa potesse essere trasformata in socialismo. Solo dove i socialdemocratici strinsero un'alleanza con le popolazioni rurali (Scandinavia) o con i conservatori (Regno Unito e Belgio), la democrazia riuscì a sopravvivere.

La cura alla spaccatura della sinistra mediante la strategia del Fronte popolare venne troppo tardi. Il problema dei regimi democratici stava nel potere che conferivano alle masse. La democrazia fu accusata di porre l'accento sui diritti e poco sui doveri e incapace di stimolare una coscienza civile o un senso di comunità.

Di conseguenza, per coloro i quali la massima priorità era l'unità nazionale, furono tentati da forme di governo autoritarie; la democrazia liberale aveva tradito la nazione e poteva essere sacrificata per garantire la sopravvivenza della stessa. Le deboli radici della democrazia contribuirono a spiegare perché fu possibile instaurare regimi antiliberali con tanta facilità.

Le varie destre

Il liberalismo aveva perso il contatto con il mondo contemporaneo. Il liberalismo avrebbe dovuto imparare dall'esempio del fascismo su come conciliare la libertà individuale con il controllo delle politiche sociali. A metà anni '30 il liberalismo era ormai logoro. Solo la Francia continuò la guerra civile tra destra e sinistra. Ma la guerra civile era già scoppiata in Austria. In Italia, l'Europa centrale e nei Balcani la destra dominava. E variavano dalla dittatura monarchica (Romania) alle giunte militari (Spagna, Grecia, Ungheria) agli stati monopartitici (Italia, Germania). Non tutti però erano fascisti, anzi alcuni li consideravano i loro nemici.

La differenza tra la vecchia destra (Spagna e Grecia unite con la monarchia e la Chiesa) che voleva riportare le cose com'erano cioè ad una forma più elitaria, e la nuova destra che prese e preservò il potere utilizzando gli strumenti della politica di massa, il cui strumento fu il partito che le fornì una legittimità e un potere tali da indebolire i conservatori.

La tensione tra nuova e vecchia destra era riscontrabile in paesi come l'Austria, l'Ungheria e la Romania dove scoppiarono conflitti tra conservatori e nazionalisti radicali. La new destra offrì alternative al parlamentarismo.

Italia

Lo Stato corporativo di Mussolini si sviluppò negli anni '20. Il corporativismo italiano venne pubblicizzato come strumento tipicamente fascista di organizzazione delle componenti rappresentative della società attraverso associazioni di produttori anziché di classi. Il corporativismo, in realtà, fu una mistificazione a mascherare l'opera di addomesticamento dei lavoratori svolta dal regime. Tuttavia sembrava indicare la via per una forma di rappresentanza politica più organica. Anche il carattere gerarchico era segno della sua modernità.

Portogallo

Nel 1933 Salazar introdusse una nuova costituzione che definiva il paese una repubblica corporativa e unitaria. Ai diritti individuali si sovrapponeva il potere conferito al governo di limitarli per il bene comune. Un vestigio di parlamento sopravvisse così come in Germania, ma i partiti politici vennero messi al bando e il primo ministro governava con l'ausilio dei decreti legge. La Camera divenne una camera corporativa, lo Statuto nazionale del lavoro mise al bando scioperi e portò alla creazione delle gilde nazionali. Così le guerre di classe vennero soppiantati da una cooperazione.

La paura del comunismo da parte dei cattolici finì col attenuare la loro ostilità nei confronti dei capitalisti, e gli imprenditori mantennero la loro autonomia.

Austria

La costituzione di Kelsen non venne accolta bene. Il cancelliere Dollfuss risolse la tensione tra Vienna marxista e le provincie cattoliche sospendendo il governo parlamentare e poi lanciando un attacco militare contro i socialisti. Alla distruzione della Vienna rossa seguì l'istituzione di un regime cattolico autoritario. L'Austria seguì così il Portogallo nelle vesti di pioniera di quel nazionalismo-cristiano che avrebbe toccato altri paesi. Corollario di tutto ciò fu il diffondersi dell'antisemitismo. Già in Austria, molto prima dell'austrofascismo si andava perseguendo l'obiettivo di una comunità.

Ci sono similitudini tra austrofascismo e nazionalsocialismo ma anche differenze. L'austrofascismo mirava a un autoritarismo cattolico, ma accettava il ruolo dominante della Chiesa nella società. Ciò portò a una frattura tra i sostenitori del regime e i fautori della dottrina razziale. Il nazionalsocialismo al contrario fu un movimento antireligioso e nazionalista.

Di tutti gli attacchi della destra al liberalismo il nazionalsocialismo fu quello più estremo. Da un lato coloro che riconoscevano le basi tradizionali dell'autorità (Austria, Spagna, Romania) e dall'altro il Terzo Reich, che tentava con la forza della politica di massa di rimodellare la società. Persino l'Italia permise al Re e alla chiesa di coesistere col regime. Nella Germania la legittimità risiedeva nella volontà popolare, la quale si esprimeva attraverso i decreti di Hitler.

Il diritto e lo Stato nazionalsocialista

Le costituzioni liberali miravano a subordinare la politica al primato del diritto. Per Hitler il diritto era subordinato alla politica. Il regime nazista funzionava da guardiano della legge contro le forze dell'anarchia. Nei primi tre anni di vita vennero emanati molti decreti e ordinanze. Nel Terzo Reich le leggi abbondavano. La tradizione giuridica tedesca era conservatrice. I magistrati consideravano la legge uno strumento per la LE.

Anteprima
Vedrai una selezione di 9 pagine su 38
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 1 Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 2
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 6
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 11
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 16
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 21
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 26
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 31
Anteprima di 9 pagg. su 38.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower Pag. 36
1 su 38
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher maozinha di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Tolomelli Marica.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community