INTRODUZIONE
A Hobsbawn non piaceva il nazionalismo; nel suo discorso egli rimase dell’insolita
forse ancor a
opinione di disapprovare e temere il nazionalismo ovunque esso esista (
più negli anni ‘70), ma allo stesso tempo ne riconosceva l’enorme forza. Affermando
anche che non si poteva permettere alla destra di avere il monopolio della
bandiera, egli voleva collegarsi al fatto che alcune cose potevano essere ottenute
mobilitando sentimenti nazionalisti.
Il suo antinazionalismo non ci deve però sorprendere: egli era un ebreo però contrario
(che lui critica fortemente).
al sionismo Cresciuto tra Vienna e Berlino, da bambino era
stato testimone dell’ascesa al potere dei nazisti, un’esperienza che lo segnò
moltissimo e che lo influenzò verso una scelta politica propriamente marxista e
(un progetto politico che, riconosceva, era completamente fallito
comunista ).
In questa raccolta di scritti sul nazionalismo, troviamo alcuni dei suoi fondamentali
contributi storici su questo argomento controverso, oggi più che mai rilevante perché
ci troviamo sulla soglia di un’epoca in cui l’internet e la globalizzazione del
in parte
capitale minacciano di spazzare via molti confini nazionali e il nazionalismo (
come reazione) riemergere con rinnovata forza
sembra .
Hobsbawn riteneva che:
1. gli storici migliori sono da sempre consapevoli di quanto sia pericolosa la
creazione dei miti
(e ha tutt’ora)
2. la storia avesse un grande potere e peso
Hobsbawn amava anche ripetere che c’era stato un tempo in cui pensava che gli
storici, a differenza degli architetti o gli ingegneri civili, non potessero causare disastri.
In seguito, però, egli avrebbe riconosciuto che la storia, nelle mani dei nazionalisti, può
uccidere più gente di quelle due categorie professionali e da qui Hobsbawn ha
“la storia è la materia prima per le
ammesso che lo storico è un grande responsabile:
ideologie nazionalistiche, così come i papaveri sono la materia prima per la
produzione di eroina” passato (che è costruito dagli storici, da
Hobsbawn credeva anche che fosse proprio il
qui la loro grande responsabilità a legittimare e giustificare una nazione, perché
)
una nazione senza passato è di per sé una contraddizione .
[La professione dello storico diventa quindi una componente essenziale del
nazionalismo, dove quest’ultimo e il patriottismo, per Hobsbawn, non sono dei
concetti assurdi]
Al tempo, molti esponenti della sinistra rimasero sconvolti e persino sorpresi da questa
esplosione del nazionalismo nel Regno Unito, ma non Hobsbawn che, come storico,
ricordava ai suoi lettori che il patriottismo non va trascurato e che esso non
andrebbe lasciato alla destra non approvare qualcosa non ci legittima a non provare
a comprenderlo.
Il punto di partenza di Hobsbawn fu la costruzione relativamente recente del
nazionalismo e l’idea di nazione, che egli riteneva come un fenomeno soprattutto
europeo: America Latina
nel XIX sec. c’era poco nazionalismo in e quel poco si doveva alle
élite patrizie, poiché le masse cattoliche mantennero un atteggiamento passivo,
quasi come le popolazioni indigene colombiana o venezuelana
non si può infatti parlare di una coscienza nazionale
nella prima metà del XIX sec. e probabilmente non fino al XX sec.
Giappone
in , invece, la Restaurazione Meiji del 1868 era il segno che il problema
nazionale aveva raggiunto l’Estremo Oriente sebbene anche qui fosse opera delle
élite USA
negli il discorso è diverso, perché la guerra civile fu combattuta per
preservare l’unità nazionale
[In larga parte, il nazionalismo al di fuori dell’Europa fu una conseguenza del potere
imperale europeo]
In Europa, il nazionalismo fu il risultato della duplice rivoluzione:
ロ la rivoluzione francese
ロ la rivoluzione industriale
Qualcuno faceva risalire la sua invenzione ai pensatori dell’Illuminismo tedesco.
L’identità tedesca, però, in questo caso era culturale e linguistica; infatti, la
moderna identità tedesca si sviluppò sotto Bismarck come conseguenza delle guerre
contro altri popoli e l’instaurazione del Reich tedesco.
Secondo Hobsbawn, dunque, la nascita del nazionalismo tedesco era in realtà un
evento recente; una situazione anche non troppo diversa dai cittadini americani,
poiché molti dei quali alla fine del XIX sec. non avevano un’identità nazionale comune
come in
e vennero perciò americanizzati con un processo simile a quello tedesco (
Germania, gli vennero inculcati dei riti, che avevano come fine la celebrazione del
passato di quello stato).
[Le idee nazionaliste, tuttavia, acquisirono forza nei decenni successivi alla rivoluzione
francese (non fu neanche necessario un movimento rivoluzionario)]
Le varie fasi del nazionalismo:
1. Per gran parte del XIX sec., però, il nazionalismo fu solitamente indentificato con il
liberalismo
2. Poi venne principalmente associato alla destra patriottica
3. Nel secolo successivo fu molto più un vessillo della dell’estrema destra
(fascismo e nazismo sono gli esempi più ovvi ), per quanto anche i comunisti nella
Spagna e nella Francia degli anni ’30 sventolassero la bandiera nazionale
4. Nel corso della Seconda guerra mondiale, la resistenza combatteva gli invasori
stranieri nel nome della nazione e trattava i traditori come tutti coloro che
collaboravano con i nazisti
5. L’assenza di un’ideologia nazionalista stabile continuò dopo il 1945 con i
movimenti di decolonizzazione che potevano essere sia patriottici che socialisti
fasce più povere
Nell’Europa del XIX sec., le più tradizionali, più retrograde o della
(le ultime ad essere conquistate dal nazionalismo venivano ridestate
popolazione )
classi colte e borghesi quelle che crearono il nazionalismo
dalle : proprio . Di solito
quest’ultimo precedeva la nazione o uno stato reale, MA esso aveva bisogno di un
criterio ideologico e, nell’Europa di metà Ottocento, questo tendeva a essere radicale,
lingua
liberale, democratico e persino rivoluzionario, e, proprio in questo, la era
importante. vittime che incolpavano l’altro
Il problema principale era che si sentivano vittime,
per la situazione difficile in cui versavano , qualunque essa fosse. La speranza
che li accomunava era la convinzione che le cose sarebbero migliorate se solo
oggi possiamo farci un’idea di
fossero stati separati, autonomi, più indipendenti (
questi sentimenti, in quanto sono riaffiorati nel 2016 con il referendum sulla Brexit nel
regno Unito).
I nazionalisti europei della metà del XIX sec. ambivano a essere progressisti e moderni,
miti e canti popolari
ma spesso erano appassionati di . Italia e Germania non erano
mai esistiti in quanto stati, ma i nazionalisti italiani e tedeschi sentivano che per
essere moderni, per assomigliare alle nazioni che invidiavano avevano bisogno di un
proprio paese. Per questo Hobsbawn distingueva tra l’ideologia del nazionalismo e i
modi in cui questa ideologia veniva reclutata per una finalità politica ovvero la
costruzione di uno stato. Tali costruzioni avrebbero successivamente richiesto quegli
strumenti delle istituzioni statali che potessero imporre un’uniformità nazionale:
pubblico impiego, scuole statali che insegnassero la lingua nazionale, una storia
nazionale e, spesso, un leva obbligatoria a livello nazionale.
MA, il ruolo più importante nella costruzione del nazionalismo fu svolto
dall’istruzione primaria : ad esempio, in Svezia il numero dei maestri elementari
triplicò, mentre il numero dei bambini che frequentavano le scuole primarie nei Paesi
Bassi raddoppiò, negli UK triplicò e in Francia, l’istruzione primaria fu resa persino
obbligatoria dal 1882.
La sua funzione non era solo quella di insegnare le varie materie scolastiche, ma
“siate orgogliosi del vostro paese”
anche di inculcare i valori nazionali: era il
fondamento educativo delle scuole primarie.
La nazione, tuttavia, non viene costruita esclusivamente dall’alto, ma si sviluppa in
modo NON uniforme tra le classi e i ceti sociali, entrando anche in sintonia con i
popoli che hanno qualcosa in comune. Hobsbawn era restio a tracciare un percorso
culturale-letteraria-folcloristica”,
rigido, ma suggerì che spesso c’era una fase iniziale “
intellettuali romantici
in cui gli svolgevano un ruolo di primo piano. Costoro erano
poi seguiti da un piccolo gruppo di nazionalisti entusiasti con uno specifico
programma politico per la costruzione di una nazione.
[Negli anni ’90 del XIX sec., si assiste allo sviluppo di movimenti separatisti nazionali
anche negli stati già consolidati, come il movimento del Giovane Galles promosso da
Lloyd George o il partito nazionalista basco] XIX sec.),
Paradossalmente, al tempo della sua costruzione ( ci sono pochissime opere
Mill
teoriche sul nazionalismo, MA una possibile eccezione è rappresentata da , che
“Considerazioni sul governo rappresentativo
nelle sue ” egli cercò di offrire una
“Una nazione si forma quando i soggetti sono uniti da
definizione del nazionalismo:
comuni vincoli di simpatia che li distinguono da altre collettività. Questi comuni
sentimenti spingono chi li prova ad agire insieme per gli stessi obiettivi, a voler vivere
sotto la stessa autorità e a desiderare che il governo sia solo nelle loro mani ”.
Mill aggiunge poi che il sentimento di nazionalità può avere cause diverse, come la
razza, la cultura, la lingua, la religione, un territorio o un nemico comune quindi “è
opportuno in generale che le istituzioni di governo coincidono con una nazione”.
Il fatto che un nazionalista fosse qualcuno che pensava di essere parte di una nazione
nebuloso”,
era evidente per Mill, ma secondo Hobsbawn questo concetto era “ poiché
un nucleo di
fornisce soltanto una guida a posteriori di ciò che è una nazione: “
persone sufficientemente ampio che si ritengano membri della stessa nazione ” e se
ciò accade, abbiamo una nazione.
Fin qui, la posizione di Hobsbawn è molto simile a quella di Mill, ma quest’ultimo
“il fondamento più vivo è comunque l’identità del destino politico, la
aggiunge che
presenza di una comune storia nazionale Hobsbawn, una storia nazionale
”. Per
non è un dato di fatto : le persone possono identificarsi come membri di una nazione
anche se non vivono nello stesso territorio, non parlano la stessa lingua o non
condividono la stessa cultura.
L’altro grande pensatore inglese del XIX sec. che affronta la questione del
Lord Acton
nazionalismo fu , uno storico che era in disaccordo con quei nazionalisti
che cercavano di fare del principio del nazionalismo il fondamento della costruzione
degli stati. In passato, spiegò, i disordini sociali erano finalizzati al ritorno di un
precedente status quo, MA dopo la rivoluzione francese le masse volevano
qualcosa di nuovo e questo era pericoloso.
[Il principio di nazionalità aveva “convertito un diritto dormiente in un sentimento in
un’aspirazione e un sentimento in una rivendicazione politica”, diventando “la più
potente alleata della rivoluzione”] Renan
L’unico teorico dell’‘800 con cui Hobsbawn si identificava era , che in una
grande solidarietà, costituita dal sentimento
conferenza definì una nazione come una “
dei sacrifici che si son fatti [in passato] e di quelli che si è disposti ancora a fare ”. Ma
l’oblio l’errore
questo passato è spesso costruito, poiché presupponeva e anche
storico , due fattori essenziali per la creazione di una nazione.
“l’esistenza di una nazione è un plebiscito di tutti i giorni
Per Renan, inoltre, ”, nel
l’unità nazionale va costantemente costruita e ricostruita
senso che . E dunque,
anche se la nazione è un’opera di élite, senza il sostegno popolare sarebbe di fatto
impossibile costruirla e sviluppare una vasta coscienza nazionale. Naturalmente, i
nazionalisti non volevano solo celebrare una nazione, ma anche la sua trasmutazione
stato incarnasse il popolo
in uno stato sovrano: l’idea era infatti che lo , qualcosa di
molto diverso dagli stati del passato, che invece erano incarnati nella figura del
sovrano.
Il fatto che il nazionalismo nel XIX sec. fosse la prerogativa delle classi colte non
impediva, secondo Hobsbawn, che in alcuni casi anche tra i ceti popolari potessero
esistere sentimenti di appartenenza a qualcosa che si potrebbe definire nazione.
Quest’identità, tuttavia, dovevano molto al territorio, alla religione o alla lingua.
A parte la religione, l’identità principale, nelle società preindustriali, era in gran parte
(dove le persone parlavano un dialetto simile
limitata ai villaggi e alle regioni );
inoltre, l’emigrazione, che aumentò drasticamente nel XIX sec., era ancora vista come
NON DAL PROPRIO PAESE
uno sradicamento dalla propria città, .
[E dunque, i nostri veneti sarebbero diventati più “italiani” all’estero che a casa loro,
anche se in questo caso la coscienza nazionale appena acquisita non sarebbe stata
ispirata o costruita dai nazionalisti, ma dagli altri ]
Altro aspetto fondamentale, è il fatto che avere un nemico comune agevola
fortemente i nazionalisti: le rivolte dei contadini contro la dominazione straniera non
potevano essere definite nazionaliste, quando coloro che si battevano erano
accomunati soltanto dalla consapevolezza dell’oppressione, dalla xenofobia e da un
attaccamento a un’antica tradizione.
Secondo Hobsbawn, i greci, forse, con la loro lotta per l’indipendenza negli anni Venti
del XIX sec. rappresentarono l’eccezione alla regola.
[I contadini potevano essere mobilitati contro le tasse, i proprietari terrieri, gli ebrei,
MA NON A FAVORE della patria] che Hobsbawn fisse tra il 1870 e il
In quella che è considerata l’era del nazionalismo (
1914
) nacquero relativamente pochi stati: Germania, Italia, Montenegro, Bulgaria,
nessuno di questi stati è nato a causa di una rivolta
Serbia, Romania e Norvegia (
popolare o di un movimento nazionalista di massa ).
Oltre a Stalin e al suo libro, dove egli elencava i tratti caratteristici di una nazione, in
internazionalista”
generale, la sinistra fu “ solo quando sosteneva coloro che lottavano
per una causa che essa approvava. Altre organizzazioni, come la Seconda
internazionale e l’Internazionale comunista erano fondate sugli stati. Anche la Russia
rivoluzionaria riconobbe le nazioni e il diritto dei popoli di staccarsi da quello che era
stato l’impero zarista e di formare stati separati.
“nazionalismo”
L’uso del termine crebbe nel corso del XX sec., stabilizzandosi
momentaneamente durante la Seconda guerra mondiale, che Hobsbawn definì
“l’apogeo del nazionalismo”. Scrivendo nel 1990, e quindi prima dell’esplosione di
questo termine, Hobsbawn credeva che il nazionalismo avesse perso di
importanza, come lo era stato nel XIX sec., che gli stati-nazione fossero in declino e
che il fenomeno del nazionalismo avesse superato il suo apice. Certamente nel 1970
egli non immaginava che il nazionalismo gallese e quello scozzese, da lui trattati con
una certa sufficienza, avrebbero assunto tanta importanza a distanza di qualche
decennio.
AL CONTRARIO , invece, negli ultimi 20 anni l’uso del termine nazionalismo è
aumentata vertiginosamente a causa della crescente ondata di partiti nazionalisti,
“il paradosso del nazionalismo era che, nel costruire la propria nazione, esso
poiché:
creava automaticamente il contronazionalismo di coloro ai quali imponeva la scelta fra
assimilazione e inferiorità”.
Nel XIX sec., l’obiettivo del nazionalismo consisteva nell’unificare le regioni in stati
in particolare, dopo il 1945),
più vasti chiamati nazioni, mentre nel XX sec. ( i tipici
movimenti nazionalisti non erano più a favore dell’unificazione, ma erano sempre più
orientati verso la secessione.
[Il movimento secessionista ebbe inizio con il disfacimento degli impero ottocenteschi ]
Nel XIX anche tra i nazionalisti c’era un pregiudizio contro la polverizzazione degli stati
in mininazione. I minuscoli principati tedeschi o le microscopiche repubbliche
balcanizzazione”
dell’America Centrale erano barzellette, mentre la “ era un termine
offensivo. OGGI, AL CONTRARIO, anche gli stati più piccoli sono considerati vitali.
Comunità
Hobsbawn fece anche sue le parole di Benedict Anderson che, nel suo libro “
immaginate”, “una comunità politica immaginata. È
definisce una nazione come:
immaginata in quanto gli abitanti della più piccola nazione non conosceranno mai la
maggior parte dei loro compatrioti, né li incontreranno o li sentiranno mai parlare,
eppure nella mente di ognuno vive l’immagine del loro essere comunità. In fin dei
conti, è stata questa fraternità ad aver consentito a tanti milioni di persone di
morire in nome di queste immaginazioni così limitate ”.
Hobsbawn si servi delle parole di Anderson per definire quegli stati moderni in cui gli
abitanti si sono immaginati legati tra loro, poiché accomunati dalla lingua, la cultura,
l’appartenenza etnica, come una comunità omogenea un invito permanente a
“sbarazzarsi” “pulizia etnica”.
degli altri attraverso la
[Una lingua nazionale comune diventa significativa solo quando i cittadini comuni
assumono
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia dell'Europa moderna e contemporanea, Prof. Nicolosi Salvo, libro consigliato Il secolo breve…
-
Riassunto esame Storia delle Dottrine Politiche, prof. Aldobrandini, libro consigliato Nazioni e Nazionalismi, Hobs…
-
Riassunto esame storia contemporanea, prof. Tolomelli, libro consigliato Le ombre d'Europa, Mazower
-
Riassunto esame Storia Contemporanea, prof. Pivato, libro consigliato Il Secolo Breve, Hobsbawm