Novecento d'Europa
Parte prima: l'età dell'illusione
1 – Imperi e nazioni
Il 22 gennaio moriva la regina Vittoria, che aveva regnato per 64 anni sull'impero britannico. Dopo la sua morte, Edoardo VII sale al trono, dando inizio all'Inghilterra Edoardiana, violando platealmente le regole austere della corte e chiudendo definitivamente il "trionfo della borghesia" dell'era Vittoriana.
Agli inizi del 900, le culture politiche (liberalismo, anarchismo, socialismo, nazionalismo) diffuse nei diversi stati sociali erano tutte continentali, ovvero non rinchiuse entro i limiti di una nazione. Continentali erano anche i movimenti sociali e culturali, dall'antisemitismo al pacifismo. La Germania, a seguito della rivoluzione industriale, ebbe una crescita mastodontica; Berlino diventa la capitale dello stato appena unificato, crescendo sugli immigrati dei territori confinanti. In poco più di trent'anni si trasforma in una potenza dell'industria, nel commercio e negli armamenti, sorpassando la Francia.
L'assolutismo settecentesco dei sovrani illuminati ancora ingabbiava i cittadini tedeschi e austriaci; in Russia, invece, veniva a mancare la forma di rappresentanza politica per i sudditi, nonostante l'elezione delle Dume, le assemblee rappresentative che però vennero subito sciolte.
2 – Etnie e nazioni
L'intera Europa a cavallo tra Ottocento e Novecento viene definita come una sorta di patchwork di etnie, ciascuna con una propria lingua e con proprie religioni diffuse tra le popolazioni. Rituali, costumi, comportamenti e valori marcavano un fossato non colmabile neanche dalla lingua. I gruppi etnici abbastanza vasti si riconoscevano come nazioni i cui confini però restavano indeterminati all'interno degli Stati Imperiali.
La stabilità veniva garantita grazie alla concessione di larghe autonomie linguistiche e culturali e abolendo i dazi in tutto il territorio imperiale. Al contrario, nell'impero assoluto degli zar, veniva imposta una russificazione aggressiva. La stabilità qui veniva garantita da un governo centralizzato ed autoritario e dall'analfabetismo di massa. Situazione simile è quella dell'impero ancora feudale e multietnico degli Ottomani. I turchi investivano nella modernità, convinti che l'imitazione del modello europeo avrebbe evitato la loro rovina.
3 – Rivendicazioni nazionali
Le etnie sotto il dominio di altri stati rivendicavano la propria appartenenza nazionale: la risposta dei dominatori era diversa da paese a paese: in Belgio vi era un fragile compromesso che consentiva una convivenza paritaria alle due etnie, in Gran Bretagna e in Spagna la questione Irlandese e la questione Catalana rimasero piaghe aperte per lunghi anni. Un nazionalismo aggressivo che si convertiva quindi in imperialismo.
Questo sentimento nazionale era inquinato dal rifiuto di voler condividere il proprio territorio con altre etnie. Alfieri del nuovo credo nazional-imperialista erano alcuni movimenti serbi come gli Slavi del Sud o l'organizzazione segreta La mano nera, che proclamavano l'unificazione o la morte. In Italia crescevano le rivendicazioni dei territori irredenti, al di là dei confini raggiunti con l'unificazione del regno sabaudo, ovvero il Trentino, la Venezia Giulia, l'Istria, la Dalmazia, la Corsica, la Savoia, Nizza e le isole del Dodecaneso. Lo sviluppo della stampa e delle moderne tecniche di propaganda mutano il nazionalismo in un'ideologia della forza e della razza.
4 – Sociopolitica e cambiamenti economici
Agli inizi del Novecento, i giornali prosperavano grazie alla pubblicità, venivano fatti i primi studi sulla psicologia delle masse, la borghesia si identificava nell'uomo dell'era tecnologica. Tuttavia, la povertà era ancora una grande piaga. La crisi agraria del 1873, dovuta al massiccio afflusso di merci dagli Stati Uniti, costringe la fuga dai campi verso la città, gonfiando anche il flusso di emigrazione oltreoceano.
I partiti socialisti e cattolici guidavano e coordinavano le lotte di emancipazione per il lavoro. Le classi più povere, sulla base degli ideali marxisti e socialisti, chiedevano diritti sociali e riforme che da sempre gli venivano negate. Rivoluzioni contadine esplodevano inesorabili e spesso a reprimerle interveniva l'esercito. Nei primi del Novecento furono concessi allora diritti di associazione, di sciopero e il suffragio universale maschile. Grazie alle migliori condizioni di vita si registrò quindi una straordinaria crescita demografica.
5 – La rivoluzione in Russia nel 1905
In Russia nel 1905 avveniva una vera e propria rivoluzione. Inizialmente erano state le campagne a rivoltarsi contro l'autocrazia Zarista, poiché ad essi non era concesso nessuno spazio legalitario. A seguito della sconfitta nel 1904 della Russia contro il Giappone, in ogni centro industriale e porto dilagavano scioperi degli operai che si organizzavano nei primi soviet.
La saldatura tra protesta sociale e rivendicazioni nazionali trasformava la rivoluzione in una guerra civile, cui vittime sacrificali erano gli ebrei, chiusi nei pogrom. Lo Zar allora concede nel 1907 l'apertura di due Dume, sciolte dopo poche settimane poiché antigovernative. Ovunque in Europa, la crisi economica del 1907 alimentava manifestazioni operaie e contadine che si sarebbero susseguite fino alla vigilia della prima guerra mondiale.
Questi tumulti diedero vita, in ambito artistico, alle avanguardie, che rifiutavano categoricamente il presente. Dominavano il nichilismo eroico, il superomismo, la mitizzazione della potenza dell'uomo e della macchina, ma soprattutto la violenza, ormai parte integrante dell'ideologia dei socialisti rivoluzionari e degli anarco-sindacalisti di Sorel, che guidavano gli scioperi di fine decennio. Si affermava un culto per i capi carismatici che sarebbero stati la base dei regimi dittatoriali, totalitari e autoritari che si sarebbero poi affermati negli anni Venti Trenta e Quaranta. Questi anni verranno definiti gli anni della Vertigine, a causa dello sbandamento e della distorsione ottica dominante in una parte ancora minoritaria dei popoli europei.
2 - La prima guerra mondiale
1 - La fine della Belle Epoque
Nel 1914 finisce definitivamente la Belle Epoque: i quaranta anni di pace europea. Da Sarajevo parte la scintilla che metterà a ferro e fuoco tutta l'Europa. Le tensioni tra gli stati erano molte: vi era il conflitto tra Mosca e Tokyo, sostenuto da Londra, che intendeva fermare l'imperialismo Zarista in Asia, inoltre le tensioni tra Francia e Germania per il Marocco crescevano ogni anno sempre di più, e neanche la conferenza internazionale di Algeciras riuscì a migliorare la situazione. La Francia inoltre rivendicava l'Alsazia e la Lorena, diventate tedesche a seguito della guerra del 1870. L'Italia invece, schierata al fianco di Germania e Austria-Ungheria con la Triplice Alleanza, sognava un impero coloniale, per cui strinse accordi con la Francia e l'Inghilterra.
2 - Conferenze di pace e movimenti pacifisti
All'Aia nel 1899 gli Stati Europei tengono una conferenza di Pace che porta alla formazione di una Corte permanente di arbitrato, che detta nuove norme per proteggere la popolazione civile e bandisce l'uso di armi chimiche in guerra. Vi è quindi l'attivazione del movimento pacifista supportato da quello femminile.
Ultima conferenza dell'Aia fu nel 1907, mentre nel 1911 veniva creata l'Unione interparlamentare Pacifista, a cui aderivano tre continenti e centinaia di senatori e deputati. I continui progressi tecnologici incitavano ciascun paese ad allargare il proprio territorio e a conquistarne di nuovi, alla ricerca di materie prime per la macchina industriale. Lo schema bellico fanteria-cavalleria appariva ormai desueto: nulla potevano contro le moderne mitragliatrici o mezzi corazzati. L'illusione di una guerra lampo rassicurava ogni paese, nonostante pochi paesi disponessero di adeguati fondi economici.
3 - Fattori di guerra
Numerosi fattori portarono alla guerra: il combinato tra militarismo e industrializzazione, l'anarchismo, il sindacalismo e il marxismo rivoluzionari, oltre che i fermenti delle generazioni più giovani.
L'assassinio di Francesco Ferdinando e di sua moglie nel giugno 1914 portò l'Austria a dare un ultimatum alla Serbia, che tuttavia risultò pesantemente lesivo nei confronti della sovranità, e quindi inaccettabile sia a Belgrado che per Mosca, che vedeva dietro gli austriaci i tedeschi, i quali volevano umiliare anche la Russia. Al rifiuto dell'ultimatum corrisponde la mobilitazione delle truppe austriache per piegare l'orgoglio serbo in una spedizione punitiva.
L'Italia, facente parte della Triplice Alleanza, rimane neutrale per i primi periodi appellandosi ad una clausola per cui il suo intervento sarebbe stato obbligatorio solamente in caso di una guerra difensiva. Al fianco dell'Austria interveniva allora la Germania, che si schiera contro lo Zar, mentre la Francia si schiera con la Russia contro la Germania, invadendo l'Alsazia e la Lorena. La Gran Bretagna entrò in guerra solamente in seguito all'invasione del Belgio neutrale da parte della Germania.
La seconda internazionale (un gruppo socialista con ideali antimilitari) era convinta di poter fermare il conflitto, come avrebbero voluto anche i socialisti tedeschi, ma quando furono aggrediti e il nemico era alle porte, prevaleva il senso di patriottismo di difendere la nazione ed il proletariato in pericolo.
4 - Invasioni e alleanze
Ai primi di ottobre il Belgio cade nelle mani dei tedeschi e il sovrano Alberto I fugge in Gran Bretagna. Avviene una enorme campagna mediatica contro la Germania, parlando addirittura di "Stupro del Belgio", mirata a scuotere l'opinione pubblica francese ed inglese.
Sulla Marna muoiono centinaia di migliaia di soldati francesi, sbarrando la strada ai Tedeschi arrivati ormai a 40 chilometri da Parigi. Falliva quindi il piano Schlieffen, che puntava sulla rapida sconfitta dei nemici sul fronte occidentale per poi rivolgersi contro i Russi ad est.
Belgrado cade nelle mani degli Asburgo il 15 dicembre 1914, ingenti sono le perdite di ogni paese, compresa la Russia, cui unica preoccupazione era la mancanza di materiali dovuta ad un'industria ancora acerba. Questa mancanza spingerà la Russia e l'Inghilterra a stipulare nel marzo del 1915 un patto segreto, per cui l'Inghilterra avrebbe rifornito la Russia di materiali in cambio del cedimento di alcuni territori alla fine della guerra.
L'entrata in guerra del Giappone contro la Germania risulta ininfluente per gli equilibri bellici, Tokyo riesce a strappare dal Kaiser le isole del pacifico e i possedimenti in Cina. La Turchia invece forma un blocco navale sul Mar Nero per bloccare i rifornimenti alla Russia, che spingerà la triplice intesa a dichiararle guerra.
La Russia con l'aiuto degli inglesi allora fa arrivare i rifornimenti tramite la penisola di Gallipoli, contesa ai turchi. La sconfitta della Gran Bretagna fa fallire il piano di rifornimenti dello zar. La vittoria di Mustafa Kemal spinge Germania e Turchia a battere inglesi e francesi creando rivolte tra i musulmani: il sultano Mohamed V lancia la fatwa per cui sunniti e sciiti dovessero rivoltarsi ai cristiani. Questi invece fecero rivolte contro i turchi ed i sultani, alimentate dalla contropropaganda inglese.
La Grecia si schierò al fianco della Triplice intesa nel 1917, mentre nel 1916 il Portogallo dopo le insistenze degli inglesi prende parte alla guerra. Il governo Salandra Italiano si distacca definitivamente dalla Triplice Alleanza e stipula il patto di Londra nell'aprile del 1915, con cui si assicurava il recupero delle terre irredente ed alcune colonie.
Il conflitto si allargava su tutti i fronti in terra come in mare, qui regnavano gli U-boot tedeschi che affondavano le navi di rifornimenti degli Stati Uniti. Nel Mediterraneo Francia, Inghilterra e Italia chiudevano il canale d'Otranto e l'Egeo, rendendo l'Adriatico un mare chiuso teatro degli scontri tra Italia e Austria-Ungheria, che vedrà alla fine la seconda vincitrice.
La situazione di stallo era in terra quanto in mare: lo stretto dei Dardanelli difeso dai Turchi impediva i rifornimenti da parte degli alleati, mentre le navi imperiali russe e tedesche alternavano successi a insuccessi.
5 - Guerra di trincea e declino
Sul continente a partire dall'inverno 1915 la guerra di movimento si trasforma in guerra di posizione: una guerra di trincea destinata a durare molto a lungo. I media fomentavano l'odio per i tedeschi che commettevano atrocità ovunque in terra, sul mare ed in aria. In questo modo il terrore di cadere nelle mani avversarie stimolava i soldati a combattere.
Infuriavano però delle vere e proprie pulizie etniche, come il milione di tedeschi dell'Ucraina e della Polonia deportati. La Grande Guerra dava inizio al declino delle nazioni europee, che si sarebbe consolidato con la seconda guerra mondiale.
Prima dell'entrata in guerra dell'Italia, si tenne un dibattito in cui si formarono due fazioni opposte: gli interventisti e i neutralisti:
- L'interventismo democratico: i repubblicani spingevano per l'entrata in guerra a fianco dell'Intesa perché concepivano questa guerra come la prosecuzione delle lotte risorgimentali contro l'Austria;
- L'interventismo nazionalistico: i nazionalisti sostengono la supremazia e l'egemonia quindi l'entrata in guerra è sempre voluta;
- L'interventismo anarco-sindacalista: i socialisti volevano cacciare la classe dirigente (borghesia) e indebolirla perché aveva portato l'Italia ad entrare in guerra, ma puntavano sulla sconfitta perché solo tramite quella si sarebbe potuto scatenare una rivoluzione contro la borghesia.
- Il neutralismo socialista: i socialisti erano convinti che la guerra fosse un fatto capitalistico quindi non premevano per l'entrata in guerra del paese;
- Il neutralismo cattolico: vogliono la pace ed infine,
- Il neutralismo di Giolitti: credeva che l'Italia non fosse ancora pronta per entrare in guerra.
3 - La rivoluzione in Russia e la pace di Versailles
1 - Economia e guerra
Nei paesi belligeranti la guida dell'economia passava nelle mani dei ministeri del Tesoro e delle Finanze, con il compito di pianificare e allocare le risorse. L'interesse collettivo veniva posto al di sopra dell'interesse individuale, colpendo il credo borghese e avendo l'appoggio dei nazionalisti e persino dei socialisti rivoluzionari.
L'organizzazione dell'economia passava per la militarizzazione della manodopera: il lavoro diventava un obbligo, astenersene, scioperare o manifestare erano reati di alto tradimento. Vennero perciò sospese o ristrette le libertà civili e politiche, censurata pesantemente la stampa e razionato il cibo. La propaganda aveva la funzione centrale di garantire la compattezza dei fronti interni, per cui fanti e marinai venivano visti come degli eroi dediti al sacrificio per la patria.
I paesi erano ormai privi di uomini: tutti venivano mandati al fronte. Le fabbriche, i servizi pubblici e gli uffici si riempirono così di operaie. Inghilterra e Francia fecero blocco insieme, mettendo in comune le loro risorse, e scambiandosi beni come il grano anticipando il processo di integrazione economica europea destinato ad affermarsi dopo il 1945.
2 - La sconfitta della Russia
La sconfitta della Russia avrebbe portato un enorme vantaggio ad Austria e Germania, le quali avrebbero potuto impiegare le truppe impegnate ad est ad ovest e a sud. L'esercito russo incontrava difficoltà insuperabili, tuttavia a giugno venne provata un'ultima offensiva contro i tedeschi, finita miseramente. In Italia ad ottobre gli austriaci ed i tedeschi riuscirono a sfondare la linea dell'Isonzo, penetrando nel territorio italiano e fermandosi sul fiume Piave.
La disfatta di Caporetto aumentava la depressione generale che nel 1917 si trasformava in ribellione aperta all'interno dei paesi e sui fronti di guerra. La situazione in Germania era tesa già dal 1916, quando i militanti della Spd criticavano la politica patriottica dei vertici socialdemocratici, specie dopo la delusione della battaglia di Verdun, dove le truppe del principe ereditario Guglielmo venivano distrutte.
Gli scioperi esplosero nel 1917 e costrinse la Spd, il Centro cattolico e i Liberali a votare al Reichstag una risoluzione per aprire trattative di pace. Ignorate le volontà del parlamento da parte di Guglielmo II, vi fu un vero e proprio colpo di stato, per cui Hinderburg e Ludendorff instauravano una dittatura militare fondando il Partito della Patria. Alla nuova organizzazione di destra socialisti, cattolici e liberali si contrapponevano con la Lega del popolo per la libertà e la patria. Dal 1916 erano sempre più frequenti negli eserciti casi di diserzioni o autolesionismo, fino ad arrivare all'ammutinamento.
3 - La rivoluzione in Russia
La Russia era il paese più arretrato di quelli che si impegnarono nel conflitto, alla cui guida vi era la dispotica monarchia degli zar, sostenuta dall'aristocrazia terriera. A dare il segnale della rivoluzione fu una società civile profondamente scossa nei suoi vecchi equilibri dalle mutazioni intervenute con la guerra. Nel febbraio del 1917 vi furono i primi incendi per il razionamento davanti ai negozi di San Pietroburgo, mentre ad aprile la protesta popolare dilagava anche nell'esercito.
Con l'abdicazione di Nicola II si forma un governo di tutte le forze riformatrici e moderate, criticato dai bolscevichi guidati da Lenin, che miravano all'instaurazione del comunismo. Il ritorno di Lenin dall'esilio di Finlandia venne agevolato dai tedeschi con il fine di piegare le ultime resistenze dei nuovi governanti. A dividere le forze politiche dei soviet erano tre problemi principali: la questione contadina che richiedeva una riforma agraria impossibile da affrontare durante la guerra, che i menscevichi volevano a tutti i costi continuare per non tradire gli alleati occidentali e per non perdere i territori. Inoltre i rivoluzionari non riuscivano ad affrontare il nodo multietnico russo ormai sul punto di sciogliersi.
Contro il governo di Kerenskij vi erano i bolscevichi guidati da Lenin, che andavano contro a una dura repressione. La pace negoziata proposta ai tedeschi venne resp
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