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Il percorso multidisciplinare

Il percorso multidisciplinare della mia ricerca ha tratto il suo spunto dalla ricorrenza del de-

cimo anniversario degli eventi tragici di piazza Tien an men che cade proprio in questi giorni. Ciò

Dichiarazione Universale dei Diritti

mi ha indotto a ricostruire il quadro storico della nascita della

dell'uomo e ad analizzare la struttura della Dichiarazione mettendo in luce le differenti caratteristi-

che dei diritti in essa contenuta. Questo studio mi ha permesso di approfondire, attraverso i testi di

dell'universalità storicità

N.. Bobbio, le tematiche e dei diritti e del loro fondamento ed analizzare

come essi non vadano considerati come qualcosa fuori dal tempo e dallo spazio ma come si modifi-

chino nel tempo a seconda delle nuove problematiche socio- economiche che emergono nel corso

dello storia ( diritti della terza e quarta generazione).Da qui la necessità di considerare i 30 articoli

della Dichiarazione non come semplici principi astratti ed ideali, genericamente enunciati, che gli

stati di fatto non ritengono di dover rispettare, ma come norme etiche fondamentali che vanno di-

vulgate e protette e fatte rispettare anche dagli altri. Questa considerazione mi ha dato lo spunto di

sviluppare le odierne problematiche relative al dibattito sull'impegno concreto della loro difesa e

sulle difficoltà che ne limitano l'azione, nonostante l'impegno delle organizzazioni internazionali

che pongono alla base del loro statuto il principio del rispetto. L'analisi del ruolo di queste organiz-

zazioni e dei principali trattati internazionali mi ha permesso di affrontare nella loro complessità le

problematiche giuridico-politiche legate alla Dichiarazione. Lo studio dei diritti umani mi ha in-

dotto a collegare in maniera viva e attuale le dinamiche profonde del mondo contemporaneo, dal

dell'abolizione

ruolo dell'ONU nel panorama geopolitico internazionale fino al problema scottante

della pena capitale, estendendo la mia indagine al percorso della storia, dell'arte, della filosofia e

della letteratura studiate in classe. Si spiegano così i collegamenti che ho inteso instaurare con il ca-

polavoro Guernica di Picasso nel contesto della guerra civile spagnola, con le tematiche del liberali-

smo come dottrina che difende i diritti inalienabili dell'individuo contro le invadenze del potere

statale o con le teorie del marxismo che protegge i diritti legati al mondo del

lavoro e, infine, con il documento agghiacciante di denuncia contro le violenze naziste sulla dignità

umana che P. Levi ci ha consegnato attraverso le pagine autobiografiche di "Se questo è un uomo".

Mi ha fatto molto riflettere, tuttavia, la considerazione che questo cinquantennio, seguito alla ap-

provazione della Dichiarazione, abbia visto l'esplodere di circa duecento guerre in una successione

ininterrotta di violazioni dei diritti umani. Da qui la consapevolezza sull'enorme quantità di lavoro

ancora necessaria per formare le coscienza verso una cultura della pace e della tolleranza autentica e

viva. Sotto questo profilo mi è parso significativo inserire nella mia trattazione uno spazio dedicato

cultura multietnica

alla finalizzata all'intento di appianare razionalmente i conflitti pur nel rispetto

delle diversità: conciliare non significa assimilare ed appiattire, ma trarre ricchezza dalla molteplice

diversità delle culture, rivendicando all'educazione dei diritti dell'uomo un ruolo fondamentale nella

formazione della persona libera, responsabile e solidale.

"Le guerre nascono dal cuore degli uomini, è nel cuore degli uomini che devono essere

- così recita l'UNESCO.

elevate le difese della pace " 3

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Tienanmen: la primavera della libertà

L’immagine in copertina che ho scelto a simbolo del mio lavoro sui diritti umani si riferisce alla

violenta repressione di Tien An Men: un giovane studente Wang Weilin di 19 anni sfida da solo

una colonna di carri armati di soldati cinesi che puntano le armi contro la propria gente per repri-

mere la civile protesta contro il malgoverno. Essa non vuole rammentare unicamente l’essersi veri-

ficato di un tale evento storico per rafforzarne, a distanza di 10 anni, la memoria storica, ma porta

con sé almeno altri due pregnanti significati : il contrasto tra il potere tota-

1. L’immagine in copertina evoca in maniera altamente simbolica

litario e brutale (rappresentato nella sequenza dei carri - armati che opprimono con la forza le

e la forza morale del sin-

richieste e le speranze di libertà e democrazia della gioventù cinese)

golo individuo disposto a resistere anche a costo della sua vita per difendere i diritti fondamen-

tali della persona. ( lo studente è stato poi condannato a morte). Quella che sembra una debo-

lezza e una fragilità, il corpo e la volontà di un giovane, contro l'acciaio e la forza delle armi pe-

santi, si dimostra in realtà uno strumento potente capace di cambiare non solo la corsa dei carri

ma anche il corso della storia di un paese.

un impegno morale e civile

2. Essa è anche il simbolo politico di che è ancora vivo nel difendere

e nel promuovere la libertà e la democrazia in un Cina che ancora oggigiorno viola sistematica-

mente i diritti dell’uomo. La lotta ideale del movimento degli studenti nato nell’aprile 1989 che

chiedeva la fine della corruzione governativa e una serie di riforme politiche e in materia di ri-

spetto dei diritti umani è ancora vivo, malgrado la repressione ha lasciato un significato pro-

fondo nella coscienza delle persone.

A suscitare il mio interesse ha contribuito tanto più il fatto che la sua memoria, ancora viva ne-

gli animi, si è potuta esprimere lì, dove si è verificato, solo privatamente nel cuore della gente dal

momento che il massiccio schieramento di polizia ha impedito qualunque manifestazione.

Solo due persone hanno osato una protesta: un uomo ha aperto un ombrello con scritto

“ricordiamoci di 10 anni fa”, mentre uno studente ha lanciato volantini contro la corruzione e le di-

seguaglianze sociali. La polizia è intervenuta in pochi secondi: i due sono stati portati subito via.

Cinque giornalisti occidentali che avevano assistito alla scena dell'ombrello sono stati interrogati

dai poliziotti che hanno sequestrato ai fotografi le pellicole. Un cristiano, Liu Feng, è stato fermato

a Pechino per aver organizzato una preghiera in suffragio dei morti di Tienanmen. E mentre la gente

ritornava con la memoria a quel tragico 4 giugno, la TV di stato dedicava un notiziario sul rifaci-

mento della piazza per il 50° anniversario della Repubblica Popolare.

I fatti

Nella notte tra il 3 e il 4 giugno 1989, a Pechino, centinaia di cittadini disarmati furono uccisi a

colpi di arma da fuoco. Molti vennero uccisi quando i soldati, dirigendosi dalla periferia verso il

centro della capitale, aprirono il fuoco contro qualunque ostacolo e assembramento di persone si pa-

rasse di fronte a loro. Altre vittime furono colpite alle spalle mentre tentavano di fuggire dalle

truppe che stavano avanzando. E ancora, un gran numero di persone venne passato per le armi nei

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giorni successivi al massacro, quando il controllo del centro di Pechino era ormai assicurato.

Le luci di Tiananmen vennero spente intorno alle 4 di notte.

Contemporaneamente, nella piazza fecero irruzione centinaia

di soldati. Un'ora dopo, il Movimento per la Democrazia era

stato spazzato via e i militari erano rientrati in possesso

della piazza. Alcuni manifestanti vennero stritolati dai carri

armati che passarono sopra alle tende sorte intorno alla Dea della

Democrazia, la statua eretta al centro di Tiananmen. Altri

vennero uccisi quando i soldati aprirono il fuoco alla cieca

sulla folla. A Pechino, così come in buona parte della Cina

un’ondata di arresti colpì decine di migliaia di manifestanti.

Tutti furono sottoposti a processi iniqui. La battaglia è finita. I

conservatori del premier Li Peng hanno vinto reprimendo nel

sangue le aspirazioni di giustizia, democrazia e libertà.

L situazione attuale

A

La Costituzione Cinese (art. 35) dice che "I cittadini della Repubblica Popolare Cinese hanno libertà

di parola, stampa, organizzazione, associazione e manifestazione" é possono quindi organizzarsi in

gruppi. In pratica non è così.

La dilagante condizione e il forte sviluppo economico sembrano trovare impreparato le

autorità che rispondono aumentando e intensificando la repressione del dissenso e

limitando ulteriormente le libertà civili dei loro cittadini.

Molti tra coloro che promossero il Movimento per la Democrazia del 1989 e ne furono attivi pro-

tagonisti, sono ancora in carcere o sono stati costretti ad abbandonare il paese.

Nonostante la firma da parte del governo cinese della Convenzione internazionale sui Diritti Politici

e Civili (ICCPR)e la visita in Cina del Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e dell'Alto Commis-

sario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Mary Robinson, siano state propagandate come grandi

successi della diplomazia e del "dialogo" sui diritti umani le autorità cinesi hanno ricominciano a

opprimere i dissidenti e gli attivisti. Dall'ottobre 1998, data in cui la Cina ha firmato l'ICCPR, è

stato stimato che almeno 80 oppositori siano stati arrestati ed almeno altri 15 esponenti del dissenso

siano stati condannati a molti anni di detenzione o alla "rieducazione attraverso il lavoro". Le nuove

accuse riguardanti presunte violazioni della "sicurezza nazionale", che hanno rimpiazzato quelle sui

crimini contro-rivoluzionari, vengono usate per continuare la repressione e l'imprigionamento dei

dissidenti e degli attivisti politici.

IL CONTESTO STORICO

La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo fu certamente un evento storico:

per la prima volta nella storia dell’umanità un’assemblea di rappresentanti di governi di

tutto il pianeta riconosceva una comune tavola di valori etico-politici su cui ricostruire il

mondo distrutto fisicamente e moralmente dalla 2° guerra mondiale, per la prima volta

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una comunità internazionale si assumeva la responsabilità della tutela e della promozione

di specifici diritti posti alla base di ogni convivenza. Si era diffusa la consapevolezza che le

ingiustizie commesse in una qualsiasi parte del globo si ripercuotevano come onde sonore

in tutte le direzioni trasmettendo la loro eco anche nelle zone più lontane e sperdute.

Il fatto che il preambolo colleghi esplicitamente il mancato rispetto dei diritti umani agli “atti di

barbarie” della seconda guerra mondiale indica la stretta correlazione tra la dichiarazione e il clima

in cui nasce. Alla fine della II guerra mondiale più ancora che i disastri materiali colpirono i disastri

morali che la guerra aveva provocato: stermini e genocidi di intere minoranze ( dagli ebrei agli zin-

gari), l'uso metodico di bombardamenti popolazioni civili, l'atomica e le deportazioni di massa ne

erano la terribile prova. L'Olocausto e Hiroshima insieme alle altre tragedie dimostrano che l'uma-

nità è in grado di pianificare la distruzione di se stessa nella sua totalità, da qui nasce l'esigenza di

non solo di non dimenticare ma di creare le condizioni perché questo non si ripeta. La dichiarazione

nasce in questo clima etico - culturale e con lo scopo di garantire in futuro la pace e il rispetto di-

ritti umani: il legame stretto tra la sopravvivenza della future generazioni ( terrore di un'altra guerra

totale) e il rispetto dei diritti umani è evidente. Essa doveva innanzitutto rappresentare un'autorità

morale e civile cardine per la costruzione della pace e della tolleranza.

Le tappe significative

Date Avvenimenti storici Tappe verso la Dichiarazione

1919 Fine della 1° Guerra Mondiale, Nasce la Società delle Nazioni basata sui 14

Conferenza di Parigi e firma dei punti di Wilson.

Gli Stati Uniti non vi partecipano.

trattati di pace

1936 Scoppia la Guerra Civile in

Spagna

1939 La Germania invade la Polonia:

ha inizio la 2° Guerra Mondiale

1941 Truppe tedesche invadono Gran Bretagna e stati Uniti firmano la Carta

l’URSS; il Giappone entra in Atlantica

guerra: attacco di Pearl Harbor

1942 Inizia la battaglia di Stalingrado A Washington le 26 nazioni in guerra contro

il patto tripartito firmano La Dichiarazione

delle Nazioni Unite

1945 Conferenza di Yalta, la Germania Conferenza di San Francisco: 50 Stati

firma la resa incondizionata danno vita all’ONU

10 dicembre Entra in vigore la costituzione ita- L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

1948 liana adotta LA DICHIARAZIONE UNIVER-

SALE DEI DIRITTI DELL’UOMO

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LA STRUTTURA

- I Diritti riconosciuti dal documento sono di due tipi: I diritti civili e politici, gradualmente affer-

matisi attraverso la storia del pensiero e delle istituzioni democratiche e i diritti economici e sociali,

la cui importanza è stata riconosciuta più di recente, nel momento in cui ci si rese conto che senza

l’affermazione reale di questi ultimi, il godimento dei diritti civili e politici rimaneva puramente

formale. Nella concezione della Dichiarazione i due tipi di diritti, pur ricevendo trattazione separata

sono interdipendenti e indivisibili.

I 30 articoli possono essere così suddivisi:

- art. 1-2: sono la base di tutto il documento e stabiliscono come, principio fondamentale, che “gli

uomini nascono liberi e uguali in dignità e diritti”.

- art. 3: sancisce il diritto alla “vita, libertà, e alla sicurezza della persona” ed introduce la serie di

articoli riguardanti i diritti civili e politici.

-art.4-21:precisano i diritti civili e politici.

-art.22: stabilendo il diritto alla "sicurezza sociale"”, introduce l’esposizione dei diritti economici,

sociali e culturali la cui soddisfazione è affidata allo sforzo nazionale e alla cooperazione interna-

zionale.

-art.23-27 enunciano i diritti economici, sociali e culturali di cui ciascuno deve godere ”in quanto

membro della società”.L’art.26 è dedicato all’istruzione e all’educazione ai diritti umani.

- art 28-29: enunciano il diritto a un ordine sociale e internazionale in cui i diritti umani possano es-

sere realizzati e affermano la presenza di doveri dell’individuo verso la comunità.

- art. 30: intende proteggere la Dichiarazione da interpretazioni che ne contraddicano contenuti e fi-

nalità.

IL PROBLEMA DEL FONDAMENTO ASSOLUTO E

LA STORICITÀ DEI DIRITTI: la lettura di N. Bobbio

Il filosofo Norberto Bobbio sostiene, in opposizione ai giusnaturalisti i quali

credettero di aver messo certi diritti al riparo da ogni possibile confutazione derivandoli

direttamente dalla natura dell’uomo, che la ricerca di un fondamento assoluto sia

infondata.

A sostegno di questa sua considerazione solleva quattro punti.

1. Il primo deriva dalla considerazione del fatto che “diritti dell’uomo” è un’espressione

molto vaga che non consente di elaborare una categoria dei diritti dell’uomo dai

“contorni netti”; segue la domanda sulla possibilità di porre il problema del

fondamento, assoluto o non assoluto, di diritti di cui non è possibile dare una nozione

precisa.

2. In secondo luogo introduce uno dei concetti cardine del suo pensiero: la storicità dei

diritti. Difatti è facile constatare, proprio come sostiene il filosofo, che l’elenco dei diritti

dell’uomo si è modificato e va modificandosi col mutare delle condizioni storiche, cioè

dei bisogni e degli interessi, delle classi al potere, dei mezzi disponibili per la loro

attuazione, delle trasformazioni tecniche. Ad esempio diritti che erano stati dichiarati

assoluti alla fine del Settecento, come la proprietà «sacre et inviolabile», sono stati

sottoposti a radicali limitazioni nelle dichiarazioni contemporanee; diritti che le

dichiarazioni del Settecento non menzionavano neppure, come i diritti sociali, sono

ormai proclamati con grande ostentazione in tutte le dichiarazioni recenti. Non è difficile

prevedere che in avvenire potranno emergere nuove pretese che ora non riusciamo

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neppure a intravedere, come il diritto a non portare le armi contro la propria volontà, o il

diritto di rispettare la vita anche degli animali, e non solo degli uomini. Il che prova che

non vi sono diritti per loro natura fondamentali.

3. Infine sostiene che la classe dei diritti dell’uomo è eterogenea, in quanto vi

appartengono diritti con uno “status” molto diverso tra loro. Alcuni valgono in ogni

situazione e per tutti gli uomini indistintamente, come ad esempio il diritto a non essere

resi schiavi e a non essere torturati, ma sono ben pochi perché, dal momento che sono

ritenuti fondamentali, non possono venire sospesi né limitati in alcuna circostanza e

non possono costituire motivo di concorrenza con altri diritti, ritenuti a loro volta

fondamenti, imponendo una scelta. Altri giungono tra loro a un compromesso,

introducendo dei limiti alla loro estensione in modo che siano in parte salvaguardati an-

che quelli con cui potrebbero entrare in conflitto. Questi ultimi, pur sempre

fondamentali ma assoggettabili a restrizioni, non possono avere un fondamento

assoluto che non permetterebbe di sostenere una valida giustificazione alla restrizione.

4. Ne segue di qui (4°punto) un’antinomia fra i diritti invocati dagli stessi soggetti: in poche

parole esiste una determinata categoria di diritti, che consiste in poteri, che

presuppone l’imposizione ad altri (tra cui gli organi pubblici) di un certo numero di

obblighi. Se partiamo dal presupposto che i diritti umani sono cose desiderabili, la

ragione per la quale il giusnaturalismo ha voluto porre all’origine un fondamento

assoluto si basa sul dogma, appartenente al razionalismo etico, che la dimostrata

razionalità di un valore è condizione” non solo necessaria ma sufficiente della sua

attuazione”.

L’osservazione storica per la quale non si può dire che i diritti dell’uomo siano stati

rispettati di più nelle età in cui i dotti erano concordi nel ritenere di aver trovato per

difenderli un argomento inconfutabile, cioè un fondamento assoluto, e la proclamazione di

comune accordo della prima dichiarazione dei diritti dell’uomo da parte della maggior parte

dei governi esistenti in un contesto di crisi dei fondamenti hanno fatto concludere al

filosofo che oggi il problema che ci dobbiamo porre non è più tanto quello di giustificarli ma

quello di proteggerli . Il momento delle opposizioni ad essi non è tanto quello

dell’enunciarli ma di metterli in pratica:

“Si ricordi che il più forte argomento addotto dai reazionari di tutti i paesi contro i diritti dell’uomo, in specie

contro i diritti sociali, non è già la loro mancanza di fondamento, ma la loro inattualità”

In sostanza Bobbio ci vuole dire che il problema di fondo oggi non è filosofico ma politico.

Contro chi o contro cosa l’uomo deve difendersi?

L’emancipazione dell’uomo.

Oggi si sta formando un unico grande disegno di difesa dell’uomo, che comprende tre sommi beni: la vita, la

libertà e la sicurezza sociale. Difesa da che cosa? La risposta che ci viene dall’osservazione della storia è molto

semplice e netta: difesa dal potere, da ogni forma di potere. Il rapporto politico per eccellenza è un rapporto tra

potere e libertà. Vi è una stretta correlazione fra l’uno e l’altro. Più si estende il potere di uno dei due termini del

rapporto più diminuisce la libertà dell’altro termine del rapporto e viceversa. Ciò che contraddistingue il

momento attuale rispetto alle epoche precedenti, e rafforza la richiesta di nuovi diritti è la forma di potere che

prevale su tutti gli altri. In sostanza i diritti non nascono tutti insieme dati una volta per sempre ma emergono

gradualmente dalle lotte che l’uomo combatte per la propria emancipazione e dalla trasformazione delle

condizioni di vita che queste lotte producono. Nel corso di questa emancipazione la forma di potere prevalente è

variata a seconda delle condizioni storiche e ha dato luogo allo sviluppo dei diritti attraverso tre fasi:

1. Libertà dallo stato. In un primo tempo sono stati affermati i diritti di libertà, cioè tutti quei diritti che tendono a

limitare il potere dello stato e a riservare all’individuo o a gruppi particolari una sfera di libertà dallo stato.

2. Libertà nello stato. In un secondo tempo sono stati propugnati i diritti politici che, concependo la libertà

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non soltanto negativamente come non-impedimento, ma positivamente come autonomia, hanno avuto per

conseguenza la sempre più ampia e diffusa e frequente partecipazione dei membri di una comunità al potere

politico.

3. Libertà attraverso lo stato. Infine sono stati proclamati i diritti sociali che esprimono la maturazione di nuove

esigenze, di nuovi valori quali quelli del benessere e dell’eguaglianza non soltanto formale.

In riferimento a questi ultimi si parla poi di diritti di seconda generazione per evidenziare l’emergere nel contesto

attuale di un’altra categoria di diritti, chiamati di terza generazione. Oggi le minacce alla vita, alla libertà, alla

sicurezza vengono dal potere della scienza e delle sue applicazioni tecniche. Siamo entrati nell’era che viene

chiamata “post-moderna” ed è caratterizzata dall’enorme progresso tecnico, vertiginoso e irreversibile.

Irreversibile perché con il progresso tecnico non si torna più indietro. Non si torna più alla carrozza a cavalli e

non si torna più ai fucili quando ci sono le armi atomiche: questo è chiarissimo. L’età post-moderna è

caratterizzata dalla trasformazione tecnologica e tecnocratica del mondo. Dal giorno in cui Bacone disse che la

scienza è potere, l’uomo ha fatto molta strada. Mai come oggi vale il tema di Bacone secondo cui chi più sa più

ha potere; oggi però l’uomo sa molto di più di quello che si sapeva ai tempi di Bacone. La conoscenza è diventata

la principale causa e la condizione, se non sufficiente, necessaria, del dominio dell’uomo sulla natura e sugli

altri uomini. Bastino i seguenti due esempi che hanno riempito le riviste, i libri, le conversazioni, i congressi, le

tavole rotonde di questi ultimi anni, e che quindi sono al centro del dibattito attuale:

1. Primo: il diritto a vivere in un ambiente non inquinato, donde hanno preso le mosse i movimenti ecologici che

hanno movimentato negli ultimi anni la vita politica, tanto all’interno dei singoli Stati quanto nel sistema

internazionale.

2. Secondo: il diritto ad una sfera privata che viene messo in serio pericolo dalla possibilità che hanno i pubblici

poteri di memorizzare tutti i dati riguardanti la vita di una persona e con ciò di controllarne i comportamenti

senza che egli se ne accorga.

Ma già si affacciano nuove richieste, che si potrebbero definire come diritti della quarta generazione, riguardanti

gli effetti sempre più sconvolgenti della ricerca biologica. Mi riferisco in particolare al diritto all’integrità del

proprio patrimonio genetico, che va ben oltre il diritto all’integrità fisica, già affermato negli articoli 2 e 3 della

Convenzione dei diritti dell’uomo. Si tratta di un diritto che sta già sollevando dibattiti nelle organizzazioni

internazionali, e su cui probabilmente avverranno gli scontri più accaniti è più difficili da risolvere fra due

visioni opposte della natura umana.

In conclusione i diritti elencati nella Dichiarazione non sono i soli e possibili diritti dell’uomo: sono i diritti

dell’uomo storico quale si configurava alla mente dei redattori dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.

E’ una sintesi del passato e un’aspirazione per l’avvenire.. Per questo il contenuto della dichiarazione va

perfezionato continuamente e in questi anni sono sorti altri documenti che dal generale ne hanno sviluppato

punti specifici.

Per citarne alcuni: La dichiarazione dei diritti del fanciullino, La convenzione sui diritti politici della donna, La

convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale.

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Come difenderli?

Il fatto che i diritti della persona siano nati in momenti diversi, e che esprimono esigenze di-

verse (che lo Stato si astenga dall'interferire in una sfera di libertà individuale, o che al contrario si

attivi per soccorrere l'individuo) non implica che essi possano essere difesi 'in ordine sparso', rinun-

ciando a qualcuno di essi nella speranza di realizzarne più efficacemente altri. I diritti umani vanno

sostenuti tutti insieme, e non in ordine gerarchico, privilegiando la prima generazione rispetto alla

seconda o viceversa. La teoria che le libertà civili e politiche sono un lusso dei paesi ricchi è stata

drammaticamente smentita dalla storia recente: non ci sono diritti economici e sociali, né sviluppo

né giustizia, dove non c'è libertà, e dove le elites politiche sfuggono al controllo popolare. Vice-

versa la democrazia è un guscio vuoto, dove la fame, lo sfruttamento e l'ignoranza avviliscono la

dignità umana.

Prescindendo dalle difficoltà derivanti dall’eterogeneità dei diritti di cui si è già parlato, esistono due ordini di

difficoltà nel proteggere i diritti dell’uomo.

Il primo è di ordine giuridico-politico,in quanto gli organismi internazionali possiedono rispetto agli stati che li

compongono un’influenza, definibile come vis directiva, ma non un potere (vis coactiva).L’efficacia della vis

directiva dipende da due condizioni:

I. colui che la esercita deve essere molto autorevole

II. colui al quale è rivolta deve essere molto ragionevole.

Spesso una delle due (se non entrambe) viene a mancare. E’ evidente che esiste una differenza sostanziale tra la

protezione giuridica in senso stretto e le garanzie internazionali. E’ lecito allora domandarsi quale sia il grado di

efficacia delle misure attualmente applicate. Esse possono essere considerate sotto tre aspetti:

- promovimento che ha lo scopo di introdurre in tutti gli stati una disciplina specifica per la tutela dei diritti

dell’uomo.

- controllo che consiste nella verifica del rispetto delle convenzioni

- garanzia che ha di mira la creazione di una nuova e più alta giurisdizione di grado internazionale, sostitutiva di

quella nazionale.

Paradossalmente in merito a quest’ultimo punto si può affermare che le forme di garanzia internazionale sono

oggi più progredite dove sono più progredite le garanzie nazionali, quindi probabilmente là dove ce ne sarebbe

meno bisogno.

Il secondo è relativo al fatto che per la realizzazione dei diritti dell’uomo occorrono spesso condizioni obbiettive

che non dipendono dalle buona volontà di coloro che li proclamano né dalle buone predisposizioni di coloro che

possiedono i mezzi per proteggerli. Tra le più attuali vi sono le condizioni economiche che spesso non permettono

la piena protezione della maggior parte dei diritti sociali. Ad esempio la protezione del diritto al lavoro (nato con

la rivoluzione industriale) è un problema la cui soluzione dipende da un certo sviluppo della società, mettendo in

difficoltà anche la costituzione più progredita o il più perfetto meccanismo di garanzia giuridica.

In tema di difesa di diritti umani è bene ricordare: Il tribunale penale internazionale permanente

Amnesty international 10

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Il tribunale penale Internazionale permanente

Nel corso del mezzo secolo successivo alla fine della seconda guerra mondiale la maggior

parte dei responsabili delle innumerevoli violazioni dei diritti umani si sono sottratti alla giustizia.

Le autorità dei singoli stati si sono spesso mostrate riluttanti o non in grado di processarli e non vi è

stata alcuna corte internazionale a cui fare riferimento. Molti abusi e violazioni dei diritti umani

colpiscono la coscienza dell’umanità in maniera così forte da essere ritenuti crimini in base al diritto

internazionale, anche quando le leggi nazionali non li contemplano come tali.

Dopo la seconda guerra mondiale i tribunali chiamati a giudicare i crimini di guerra a Norimberga e

a Tokyo avevano acceso la speranza che venisse creato un nuovo sistema di giustizia internazio-

nale. Ma, con l’inizio della guerra fredda, questo progetto non è mai stato realizzato.

L’anno successivo al crollo del muro di Berlino, l’Assemblea generale chiese alla commissione di

riprendere il lavoro sullo statuto della corte e finalmente il 17 luglio 1998, a chiusura della confe-

renza diplomatica di Roma, i governi hanno adottato un trattato per l’istituzione del Tribunale Pe-

nale Internazionale Permanente, competente a giudicare i responsabili di genocidio, altri crimini

contro l’umanità, crimini di guerra e aggressione. Purtroppo il risultato ottenuto è stato reso meno

efficace di quello che poteva essere a causa dell’azione di una minoranza di stati –probabilmente gli

stessi che sceglieranno di non ratificare il trattato istitutivo- che è riuscita a imporre alcuni com-

promessi inaccettabili per un corretto funzionamento. Ciò nonostante sono rilevanti anche i risultati

positivi, come quello di un procuratore indipendente dal potere politico in grado di avviare l’azione

penale di propria iniziativa, di adeguati programmi di protezione per le vittime e i testimoni e

dell’ampia tutela stabilita per i diritti degli imputati. A riguardo ricordo la frase di Robert H.

Jackson al tribunale per i crimini di guerra a Norimberga nel novembre 1945 “…Così come noi

giudichiamo questi imputati oggi, sarà la storia a giudicare noi domani. Porgere ad essi un calice

avvelenato equivale ad avvicinarlo alle nostre labbra”.

Amnesty International

Mettere fine agli arresti segreti alla tortura e agli omicidi politici richiede un lavoro

organizzato ed internazionale. Accanto agli organismi governativi, intergovernativi fanno parte di

Amnesty International.

tale lavoro anche numerose organizzazioni internazionali , tra le quali

Breve storia: AMNESTY INTERNATIONAL è un movimento internazionale, indipendente da

qualsiasi governo, parte politica, interesse economica o creda religioso. Nasce nel 1961 ad opera di

…CONTINUA . Lavora per la promozione e la difesa dei diritti umani e incentra innanzitutto la sua

azione sui casi di singoli prigionieri. Possiede status consultivo presso le Nazioni Unite, ed ha rice-

vuto il premio Nobel per la Pace nel 1977.

Gli obiettivi dello statuto:

Si batte per la liberazione e l'assistenza di Prigionieri per motivi d'opinione: uomini e donne

♦ ovunque detenuti per le proprie opinioni, il colore della pelle, il sesso, l'origine etnica, la lingua

o la religione che non abbiano usato violenza e non ne abbiano promosso l'uso.

Sollecita procedure giudiziarie eque e rapide per i prigionieri politici e lavora a favore di coloro

♦ che si trovano detenuti senza processo o imputazione.

Si oppone incondizionatamente alla pena di morte e alla tortura così come ad ogni altro tratta-

♦ mento crudele inumano e degradante .

Si oppone alla pratica delle sparizioni e delle esecuzioni extragiudiziali perpetrate dai governi,

♦ come pure alle uccisioni arbitrarie e deliberate ad opera dei gruppi armati di opposizione ai go-

verni. 11

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Amnesty lnternational svolge inoltre un'attività di Educazione ai Diritti Umani attraverso la

♦ quale promuove la consapevolezza e aderenza alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani-

e ad altri strumenti in materia di diritti umani riconosciuti a livello internazionale - e ai valori in

essi contenuti.

Amnesty International non lavora a favore o contro i governi né si pronuncia sui sistemi politici.

I suoi membri sparsi nel mondo hanno convinzioni politiche e religiose assai diverse, ma riescono a

lavorare insieme perché condividono gli obbiettivi che il movimento si propone.

Le tecniche i

Per fronteggiare vari tipi di repressione politica Amnesty International usa tecniche diverse, tutte

miranti ad esercitare una forte pressione, internazionale sui governi, richiamandoli al rispetto della

agli impegni che hanno assunto approvando e

DL'cbiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e

ratificando i Patti Internazionali sui diritti umani.

Le tecniche d'intervento variano a seconda delle situazioni.

1. tecnica azioni a lungo termine intraprese nel caso di con-

dell'adozione, prigionieri d'opinione

dannati a molti anni di detenzione.

2. sono garantite nel caso di persone in stato di fermo e in serio pericolo di morte o

azioni Urgenti

di torture, in cui la reazione deve essere tempestiva e concentrarsi nelle ore immediatamente

successive all'arresto.

3. rappresentano un momento di massiccia mobilitazione del movimento. Esse

Le campagne

hanno il duplice obiettivo di denunciare ben documentate violazioni dei diritti umani, cercando

di, coinvolgere l'opinione pubblica internazionale in azioni concrete a favore delle vittime; e di

esercitare al tempo stesso una forte e simultanea pressione sulle autorità dei paesi in cui queste

violazioni si verificano. Le campagne possono essere a tema (contro la tortura, le sparizioni, gli

omicidi extragiudiziali, la pena di morte ecc.) oppure su paesi.

4. sono state studiate per fronteggiare situazioni per le quali

Reti d'intervento su aree regionali

non sarebbe né efficace, né praticabile.

l'adozione Diritti dell’uomo, Democrazia e Pace

In linea di principio, l'enorme importanza del tema dei diritti dell'uomo dipende dal fatto

che esso è strettamente connesso con i due problemi fondamentali del nostro tempo, la demo-

crazia e la pace. Il riconoscimento e la protezione dei diritti dell'uomo stanno alla base delle

costituzioni democratiche, e, nello stesso tempo, la pace è il presupposto necessario per l'effet-

tiva protezione dei diritti dell'uomo nei singoli Stati e nel sistema internazionale. È sempre vero

il vecchio detto - e ne abbiamo fatto recentemente nuova esperienza - che inter arma silent le-

ges. Oggi siamo sempre più convinti che l'ideale della pace perpetua non può essere perseguito

se non attraverso una progressiva democratizzazione del sistema internazionale e degli Stati

che fanno parte di questo sistema, e che questa democratizzazione non può andare disgiunta

dalla graduale e sempre più effettiva protezione dei diritti dell'uomo anche al di sopra degli

Stati. Diritti dell'uomo, democrazia, pace sono tre momenti necessari dello stesso movimento

storico. Senza diritti dell'uomo riconosciuti ed effettivamente protetti non c'è democrazia.

Senza democrazia non ci sono le condizioni minime per la soluzione pacifica dei conflitti che

sorgono tra individui, tra gruppi, e tra quei grandi gruppi che sono gli Stati, tradizionalmente

indocili e tendenzialmente critici rispetto agli altri Stati, anche quando sono democratici al pro-

12

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prio interno.

Ci sarà pace stabile, una pace che non ha la guerra come alternativa, solo quando vi saranno

cittadini non più soltanto di questo o quello stato ma del mondo.

Non sarà inutile ricordare che la Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo comincia affer-

mando che "il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei

loro diritti uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della

pace nel mondo". Con queste parole, essa si riallaccia direttamente allo Statuto dell'ONU, nel

quale, alla dichiarazione che fosse necessario "salvare le future generazioni dal flagello della

guerra", seguiva subito dopo la riaffermazione nella fede nei diritti fondamentali dell'uomo.

Il concetto di democrazia alla fine della seconda guerra

mondiale

In un momento così drammatico, quale era il contesto della seconda guerra mondiale, occorreva

prendere le distanze da chi legava i destini delle istituzioni democratiche solo alla loro capacità,

vera o presunta, di favorire lo sviluppo economico. Di fronte a rilevanti successi dei regimi totalitari

anche in questo campo, l'equazione tipicamente americana "democrazia = libero mercato = crescita

dei consumi" si dimostrava ingenua per eccesso di realismo. Senza un'etica pubblica fondata sulla

dignità e sui diritti dell'uomo, non c'era alcuna possibilità di creare consenso intorno alle istituzioni

democratiche, le quali per loro natura hanno bisogno di partecipazione attiva, e in qualche misura

disinteressata, del cittadino. Quest'etica non poteva che essere fondata su una visione lato sensu

umanistica, cioè sull'idea che l'uomo come tale avesse in qualche modo un'intrinseca dignità e una

propensione naturale alla libertà. Nelle condizioni offerte dalla storia (ma anche dallo sviluppo eco-

nomico e tecnologico moderno), questa forma di umanesimo deve radicarsi nell'idea dei diritti

umani. 13

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L’INIZIO DI UNA NUOVA CULTURA

Nell'art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'uomo del 1948, si legge: 'L'educa-

zione deve essere rivolta al pieno sviluppo della personalità umana e al rafforzamento del rispetto

dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Essa deve favorire la comprensione, la tolleranza e

l'amicizia tra tutte le nazioni e tutti i gruppi razziali o religiosi, come pure lo sviluppo delle attività

delle NN. UU. per il mantenimento della pace'. Già nel preambolo della Dichiarazione, e nella pre-

cedente Carta delle Nazioni Unite, si individuava nella violazione dei diritti umani una delle cause

scatenanti della seconda guerra mondiale. Ma le forme più estese e terribili di tale violazione, a loro

volta, erano state favorite da principi educativi anti-umanistici ed illiberali, che avevano esaltato

acriticamente l'obbedienza, il gregarismo, l'adesione ai fini e all'ideologia dello Stato, ai danni del-

l'autenticità, della tolleranza, dell'immedesimazione negli altri. Tale convinzione era emersa già

prima dell'insediamento della Commissione (presieduta da Eleanor Roosevelt) che aveva lavorato

alla stesura del testo, quando il Congresso Ebraico aveva denunziato le colpe del modello educativo

prussiano. La cultura dei diritti umani fu perciò individuata dall'ONU come visione del mondo uni-

ficante e funzionale alla creazione di un ordine di pace (art. 28 della Dichiarazione Universale). Nel

contesto della Dichiarazione Universale, la sua diffusione appare per il conseguimento della pace

non meno importante di fattori quali il disarmo, lo sviluppo economico, le stesse istituzioni demo-

cratiche.

Con la Dichiarazione del '48, gli insegnanti sono stati dunque chiamati ad assumere un ruolo nuovo

e significativo: quello di operatori di pace, nell'ambito di un nuovo modello educativo cosmopoli-

tico e democratico. In questo modo, non soltanto l'ONU dichiarò di assumersi in proprio una fun-

zione pedagogica transnazionale, ma impegnò tutti gli stati a conformare la propria legislazione a

finalità educative prevalenti rispetto agli immediati interessi nazionali.

Più di recente, su scala 'regionale', la Conferenza di Helsinki del 1976, ha delineato come nuovo di-

ritto dell'uomo il diritto a... conoscere i diritti dell'uomo (punto VII), chiamando, come già in prece-

denza il Consiglio d'Europa, gli stati a predisporre i mezzi per adempiere a tale compito formativo.

Il contenuto di questo programma di formazione del cittadino del mondo è stato precisato, per

quanto riguarda i minori, dalla Convenzione dei diritti del fanciullo, del 1989, che all'art. 29 stabili-

sce: 'Gli stati parte della presente convenzione concordano sul fatto che l'educazione del bambino

deve tendere allo sviluppo della personalità del bambino, dei suoi talenti, delle sua abilità mentali e

fisiche al massimo della sua potenzialità. Lo sviluppo del rispetto per i diritti umani e per le libertà

fondamentali e per i principi della Carta delle NN.UU., lo sviluppo del rispetto per i genitori del

bambino, per la sua identità culturale, la sua lingua, i suoi valori, per i valori nazionali del paese in

cui il bambino vive, per il paese di cui è originario e per le civiltà diverse dalla propria'. Si delinea

in questi strumenti internazionali un progetto interetnico, interculturale, e in una certa misura anche

interetnico. Si 'investe', cioè, sulla probabilità di trovare un minimo di consenso sui valori etico-po-

litici tra culture anche molto distanti tra loro, purché si parta da una valorizzazione comune della

dignità della persona e dalla tolleranza dell'altro.

Questa visione irenistica ha dunque come momento fondativo una filosofia pratica di orientamento

cosmopolitico. Libero poi ognuno di riscoprire nei principi dei diritti umani la mano di Dio, la na-

tura, o un prodotto dell'esperienza storica: fatto sta che in settori vastissimi dell'opinione pubblica

mondiale essi sono attualmente considerati il principale parametro di legittimazione del potere in

ogni possibile comunità politica moderna. 14

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DESCRIZIONE APPUNTO

Tesina approfondita Storia contemporanea suiDiritti Umani in cui si analizzano i seguenti argomenti: L'Assemblea Generale Nazioni Unite, Dichiarazione Universale Diritti dell'uomo, UNESCO, Tienanmen: la primavera della libertà, fine della prima Guerra Mondiale, Conferenza di Parigi e firma dei trattati di pace, Conferenza di San Francisco.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche e relazioni internazionali (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2008-2009

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