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della Sicilia era l'ERAS, (ente per la riforma agraria in Sicilia) negli anni 70 ESA (enti per lo sviluppo

agricolo), il compito di questo ente era quello di aiutare le aziende a fare delle bonifiche, fare dei piani

idrici collettivi con un sistema di approvvigionamento idrico, come quello fatto nella nostra provincia,

l'attuale diga di Santa Rosolia che doveva servire come centro di irrigazione per le campagne iblee.

Benché fossero stati creati questi enti di riforma agraria, anche se hanno sperato con convegni, progetti

presi da enti, non hanno creato dei laboratori di ricerca di studio atti ad introdurre dei progetti di

modernizzazione. Quindi la riforma agraria ha avuto dei limiti consistenti: da un lato industrie

piccole, dall'altro le politiche pubbliche sull'agricoltura carenti, ma nonostante questi limiti è riuscita a dare

un'impalcatura a questa nazione, che aveva ancora forti residui feudali, per chiudere il discorso della

riforma agraria, dobbiamo collegarci ai primi anni 50, i governi italiani soprattutto il governo De Gasperi

(1945-53) che guidò diversi governi, a cui si deve riconoscere il merito particolare per avere creato l'altra

gamba dell'intervento straordinario che è la cassa per il mezzogiorno. Questa grande agenzia che si

occupava di lavori pubblici, nata per realizzare nel sud le infrastrutture, fra il 1950 e il 1993 data della sua

liquidazione è stata la principale istituzione che ha erogato capitale sociale per le zone del meridione con

l'obiettivo di industrializzare l’area del mezzogiorno. I pionieri della cassa del mezzogiorno furono tecnici

e manager facenti parte degli enti a partecipazione statale, l'Italia aveva una grande tradizione di

capitalismo pubblico, (l'IRI- l'IMI) creati durante la crisi degli anni 30, ma in realtà questi enti furono

creati da tecnocrati di ispirazione socialista democratica seguaci di Francesco Saverio Nitti, studioso

meridionalista ed in particolare di Alberto Beneduce, che aveva lavorato con l'alta dirigenza socialista

negli anni della prima guerra mondiale e che nel periodo fascista svolse un ruolo tecnico. Non dobbiamo

dimenticare che nel periodo tardo fascista, si sono rinvenuti dei documenti che parlano di interventi a

favore del mezzogiorno a partire 1938-40. Nel 1947 si crea l'ISVEMEZ l'istituto per il credito agevolato

per il mezzogiorno che utilizza una parte delle risorse provenienti dal banco di Napoli da destinare ai

finanziamenti per investimenti da attuarsi nella zona della Campania e nel mezzogiorno, essa fu fratello

maggiore dell'istituto regionale dei finanziamenti all'industria (IRFI) quella che oggi dà in Sicilia dà

credito alle imprese. Ma non dobbiamo dimenticare che dal 1904 a Napoli esisteva l’industria siderurgica,

fu questo uno dei motivi di spinta. Quindi il progetto della cassa del mezzogiorno era un progetto

esistente già negli anni trenta e che la seconda guerra mondiale lo aveva messo da parte, tra i nomi

spiccano Sartori, Rodolfo Morandi, Pasquale Saraceno che sono tutti giovanissimi cattolici, o

democristiani che nel periodo fascista non separarono la loro contrarietà a questa corrente. Dopo la

guerra, questi cervelloni quali Saraceno che era a capo della democrazia, Morandi che divenne ministro

socialista dell'industria dei primi governi postbellici, tra questi Donato Menichella che diventerà

governatore della Banca d'Italia nel 1948, dopo che Einaudi verrà eletto presidente della Repubblica.

Questi erano tutti seguaci Kenesiani, che hanno vissuto la crisi degli anni 30, hanno visto che cosa è stato

il New Deal negli Stati Uniti, e come Roosvelt avevano attuato delle politiche di salvataggio

dell'economia, nella depressione degli anni 30 e avevano visto come regimi totalitari dello stalinismo in

Russia e nazismo in Germania avevano potenziato il ruolo dello Stato come intervento pubblico

nell'economia del paese. Ad un paese che usciva dalla seconda guerra mondiale, non si poteva promettere

delle terre al meridione avremmo creato un dualismo tra un Nord industriale ed un sud con un'economia

agricola, quindi si rese necessario creare delle infrastrutture primarie per il mezzogiorno, tali da poter di

incentivare l'industrializzazione anche per questa parte del territorio. Questo era lo scopo di questo trio

democristiano cattolico socialista. Lungo dove si dibatte la nuova questione meridionale,che riguardava

l'industrializzazione, in quanto la vecchia era stata la questione relativa al latifondo, è la SVIMEZ,

associazione per lo sviluppo del mezzogiorno, creata da Rodolfo Morandi e Pasquale Saraceno, fondata

nel 1946 che inizia a studiare il mezzogiorno e a mettere in luce i numeri accanto ai problemi. Pasquale

Saraceno sottolinea il concetto di "depressione permanente " che è un concetto, che nacque da una

diceria del mezzogiorno come area sottosviluppata, Saraceno afferma che: il mezzogiorno non è un'aria

sottosviluppata ma è un paese che fa parte dell'Occidente e che negli anni 50 cresceva velocemente. Anche

con un'economia più debole rispetto all'Italia del centro-nord ed europea. D'altra parte i problemi del sud

non sono congiunturali, quindi area depressa, significa aria poco sviluppata all'interno delle aree

sviluppate quindi questa parte dell'Occidente è un'aria depressa e come tale deve essere ripresa attraverso

mezzi di intervento per industrializzarla. Si crea una sorta di IRI, istituto di ricostruzione industriale creato

gli anni 30 per salvare il capitalismo italiano specialmente l’industria settentrionale in preda alla crisi,

battezzata per il mezzogiorno col nome di cassa per il mezzogiorno. Questo istituto speciale, doveva

espletare essenzialmente tre cose:

primo doveva fare un piano di opere pubbliche ( creare delle ferrovie o modernizzare quelle esistenti,

creare degli aeroporti civili e dei sistemi portuali, impianti elettrici rete fognarie) questo è l'unico obiettivo

che la cassa del mezzogiorno poté realizzare

secondo obiettivo era quello di trovare delle risorse finanziarie per aiutare le imprese esistenti e quelle

future ( cofinanziare secondo il principio della sussidiarietà )

terzo obiettivo, la cassa del mezzogiorno doveva dov'era necessario fare di investimenti industriali, in

quei settori in cui l'iniziativa privata sarebbe stata particolarmente carente. Fu questo il programma

presentato da Mentella Saraceno Morandi si aprì un aspro dibattito fra il 1948 50, in questo dibattito vi

sono stati alcuni a favore della linea Morandi Saraceno, ed avversari che alla fine hanno impedito che la

cassa nascesse col suo programma di partenza, in quel periodo avevamo partito di destra quindi un centro

sinistra, la democrazia e socialisti, le spaccature erano trasversali e non di schieramento politico, per

esempio a sinistra, i socialisti erano a favore della cassa del mezzogiorno i comunisti no, psi e pci erano

già all'opposizione il partito comunista di cui era segretario Togliatti si spaccò. Si caratterizzò per essere

un bagaglio di politiche clientelari, Giorgio Amendola PC intervenne negli anni 50 per giustificare il voto

contrario alla nascita per questo istituto motivando che in Italia le opere pubbliche non erano una novità

bisognava attuare una rivoluzione politica e poi gli strumenti delle politiche pubbliche, non dobbiamo

dimenticare che il PC era legato alle lotte contadine, alle sue battaglie con la riforma agraria e molti dei

suoi dirigenti erano contadini, mentre socialisti anche se all'opposizione erano disposti a migliorare la

situazione del mezzogiorno. La maggioranza ossia, la democrazia cristiana così giocarono due indirizzi

uno che era quello che era vicino ai socialisti di Saraceno ed era la sinistra cattolica democratica

rappresentata da don Giuseppe Dossetti ( mistico e Kenesiano) che nel 50 e vice segretario della

democrazia cristiana, che erano a favore della linea di Keneys sulle riforme che vanno dalla classe operaia

alle piccole imprese, con l’intervento dello Stato per favorire lo sviluppo, ma la democrazia cristiana, era

in minoranza. La maggioranza della Dc era in mano a De Gasperi, il problema della cassa del

mezzogiorno si chiamò confindustria presidente allora era Angelo Costa, che deteneva i 2\3 della marina

navale italiana, questa si batté duramente a favore della riforma agraria, che erano contro i proprietari

latifondistici, contro le rendite parassitarie del sud, contro il latifondo per la riforma agraria in quanto la

sua abolizione fa sì che un milione di famiglie, si vedono aumentare propri redditi di conseguenza cresce

l'incentivo per la crescita dei consumi. Ma la Confindustria era contraria all'istituzione della cassa per il

mezzogiorno in quanto, questo poteva essere da minaccia alla concorrenza, erano d'accordo sono della

cassa del mezzogiorno ma che avesse solo il compito di creare delle infrastrutture, e non

l'industrializzazione diretta di un capitalismo già esistente. Questi interventi a favore del mezzogiorno che

miravano alla creazione di infrastrutture ma senza un intervento diretto per l'industrializzazione che ha dei


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia contemporanea riguardanti la storia del territorio con particolare riferimento ai seguenti argomenti trattati: lezione di storia del Mezzogiorno, la Riforma agraria e la Cassa del Mezzogiorno, Legge a favore della piccola proprietà contadina, Legge Stralcio, limiti riforma agraria, l'ERAS, ISVEMEZ.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze storiche e politiche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Barone Giuseppe.

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