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Introduzione al corso di storia: l'illuminismo

L'illuminismo è una filosofia, un modo di interpretare le cose, un modo di pensare, che si riflette nella letteratura. Si cerca di illuminare con la ragione le tenebre dell'ignoranza e della superstizione. Il capolavoro dell'illuminismo europeo è l'enciclopedia (raccolta del sapere umano, ordinata in ordine alfabetico). Si palesava l'ambizione di reinterpretare tutto, in modo critico, alla luce della ragione. Con l'ordine alfabetico erano state messe sullo stesso piano tutte le cose, non c'erano più gerarchie nel sapere umano (la parola Dio era sullo stesso piano della parola Dado). Si ebbe una rivalutazione della cultura tecnica e pratica e di conseguenza una rivoluzione di tipo borghese. La cultura illuminista è alla base della nostra cultura moderna europea. Il rinnovamento culturale ha una funzione concreta: contribuire al progresso dell'umanità.

Concetti chiave dell'illuminismo

  • Progresso: basato sulla convinzione che la storia dell'uomo sia un lento processo di miglioramento (cammino verso il miglioramento). Gli illuministi vogliono incidere sulla realtà grazie al bagaglio culturale. La cultura illuminista è legata alla concretezza e al miglioramento delle cose.
  • Divulgazione e cosmopolitismo: cosmopolitismo vuol dire avere per città il mondo. Non c'è distinzione fra gli abitanti del mondo, si è tutti sullo stesso piano. Se si crede solo nella ragione, allora tutti l'abbiamo e quindi tutti siamo uguali. Il cosmopolitismo si basa sull'uguaglianza (diritti naturali).
  • Antistoricismo: l'illuminismo è antistoricista. La tendenza è di partire da zero e quindi sottovalutare il passato e la sua importanza. Il passato è da processare. La storiografia è ideologica. C'è una tendenza critica verso il passato.
  • Religione: gli illuministi combattono contro le chiese, vedevano le religioni rivelate (che hanno una rivelazione dall'alto), come religioni non razionali. Le religioni hanno dei dogmi e devi credere senza chiedere spiegazioni. Le chiese vogliono il monopolio della verità e non tollerano che gli altri affermino di avere anch'essi la verità, agli occhi degli illuministi tutto ciò è fonte dei mali dell'umanità. La maggior parte degli illuministi era deista, cioè credeva nell'esistenza di un Dio, ma non credeva nella Chiesa. Diderot, attraverso la ragione, nega anche l'esistenza di un Dio.
  • Agnosticismo (non conoscere): è la dichiarata impossibilità di conoscere.

Gli aspetti della società

L'autorità politica è governata dal cittadino che ha dei diritti naturali – vedi punto 2. Tale autorità politica può essere concretizzata attraverso varie forme di governo, esse sono:

  • Dispotismo (Voltaire): "...tutto deve essere fatto per il popolo, ma nulla deve essere fatto dal popolo..." Il sovrano assoluto, proprio perché è tale, può aiutare il popolo avendo autorità. (illuminismo paternalistico).
  • Liberalismo (Montesquieu): nel 1748 ha scritto un libro fondamentale "Lo spirito delle leggi", che è alle basi del liberalismo moderno. Presuppone che il popolo abbia libertà e diritti che non sono garantiti dal governo dispotico. Montesquieu prevede che lo stato moderno non debba più avere poteri assoluti; oltretutto ipotizza anche una divisione dei poteri.
  • Democrazia (Rosseau): Rosseau è un illuminista che porterà avanti, a suo modo, una critica all'illuminismo. La sua idea è quella di poter lavorare sopra ad una testa non ancora colta, seguendo la sua natura e i suoi istinti. Spesso affiancherà la natura alla civiltà e questo è un aspetto poco illuminista: ciò che è natura è buono, l'uomo civile è schiavo della società. Vede tutto il civile come una costrizione e considera come per natura gli uomini sono tutti uguali. Egli crede che "Il contratto sociale" sia un patto fra i cittadini, sulla cui base poter convivere. È scritto liberamente e attraverso questo si decide di autolimitare le propria libertà per una buona convivenza. Egli sostiene la democrazia diretta anche perché se si delegano altre persone al proprio posto, non si è più liberi.

Le teorie economiche dell'illuminismo

Durante l'illuminismo si sviluppano anche varie teorie economiche. La prima è quella del Quesnay: egli cerca di analizzare l'economia, la società e quindi le classi sociali da produrre. Secondo lui l'unica forma economica con prodotto netto è l'agricoltura. Definisce le altre classi "parassite", anche se sa che è anche grazie agli altri campi, se l'agricoltura viene migliorata (come le macchine per l'agricoltura). È considerato il padre del liberismo, che vuol garantire ad ogni individuo la possibilità di produrre; compito dello stato è fissare delle regole per impedire la formazione dei monopoli e degli oligopoli.

La nascita degli Stati Uniti

Con la rivoluzione americana è nato il modello di stato che costituisce ancora oggi, per noi, un riferimento. Essa è stata sostanzialmente una guerra d'indipendenza delle colonie americane dall'Inghilterra. Alla base di tale rivoluzione e di tale senso di libertà ci sono le teorie illuministe.

Le colonie inglesi in America erano tredici e si estendevano da nord a sud.

  • NORD: a causa del clima sfavorevole fiorì l'industria; nacque così una società costituita da artigiani, mercanti e piccoli industriali.
  • SUD: clima favorevole all'agricoltura, si sviluppò un'aristocrazia terriera, che sfruttava i neri deportati dall'Africa che erano trattati in modo disumano.

Nacquero malcontenti tra colonie e madrepatria: pur avendo una certa autonomia, i coloni non potevano inviare i propri rappresentanti al Parlamento londinese e quindi non potevano discutere sulle leggi che li riguardavano. Infatti, gli inglesi consideravano le colonie un mercato riservato allo sfruttamento da parte della madrepatria:

  • Le materie prime dovevano arrivare solo all'Inghilterra;
  • I prezzi erano decisi dagli inglesi;
  • Le importazioni solo dalla madrepatria.

A seguito dell'attivo contributo alla politica con la guerra dei sette anni, i coloni pensavano di ottenere un trattamento migliore dall'Inghilterra, rispetto dell'autonomia, libertà nel commercio e la possibilità di migrare. Dopo la pace di Parigi (1763) l'Inghilterra non alleggerì le restrizioni e si oppose all'ampliamento coloniale, per paura di perdere la supremazia sulle colonie. Si determinò, inoltre un'impostazione parlamentare di tasse sui generi importati dalle colonie. Gli inglesi imposero tasse su giornali, fatture commerciali, documenti legali: tutto per debellare il commercio clandestino delle colonie.

La risposta delle colonie fu rapida e dura: dopo il Tea Act, con cui l'Inghilterra concede il monopolio del commercio del tè alla Compagnia delle Indie, danneggiando i commercianti delle colonie, si ebbero insurrezioni decisive da parte dei coloni nel porto di Boston. Nel settembre 1774 si stilò la Dichiarazione dei Diritti al Congresso Continentale di Philadelphia. La dichiarazione era fondata su tre diritti:

  • Gli uomini sono tutti uguali;
  • Gli uomini hanno diritti inalienabili;
  • Il governo legittimo si ha quando si governa col consenso dei governati.

Tale dichiarazione fu respinta dal re George III: questo portò ad una guerra d'indipendenza. Nell'aprile 1775 venne convocato un nuovo congresso, nel quale fu arruolato un esercito che fu affidato al comando di George Washington. Il quattro luglio 1776 venne firmata dalla tredici colonie la Dichiarazione di Indipendenza, redatta da Thomas Jefferson e basata sull'opposizione ad un regime tirannico. Ovviamente l'Inghilterra non accettò tale dichiarazione, e si ebbe la guerra. La guerra si pose male per i coloni che non potevano fronteggiare le truppe inglesi, l'Europa però corse in loro aiuto, soprattutto per togliere all'Inghilterra la sua supremazia. Le truppe del re George III dovettero ritirarsi ed il sovrano riconobbe con la pace di Versailles, il 3 settembre 1783, l'indipendenza delle tredici colonie e la loro trasformazione negli Stati Uniti d'America.

Il 17 settembre 1783 fu promulgata la costituzione, che fu un frutto dell'illuminismo, poiché:

  • Fu esteso il diritto di voto;
  • Furono abolite le disposizioni che ostacolavano la vendita terriera;
  • Furono eliminati i privilegi ecclesiastici;
  • Fu data piena tolleranza a tutti i culti religiosi.

Si stabilisce inoltre che il presidente ha potere esecutivo e il congresso potere legislativo. Quest'ultimo si divide in:

  • Camera dei rappresentanti (eletti in modo democratico);
  • Senato (camera federalista). Ogni stato mandava due rappresentanti per eguagliare gli stati grandi e quelli piccoli.
  • La corte suprema di giustizia aveva potere giudiziario ed era composta da nove membri eletti a vita.

La rivoluzione francese

Gli antefatti

Durante il lungo regno di Luigi XV (1723-74) la situazione economica della Francia era andata progressivamente peggiorando: la guerra e i crescenti bisogni della vita di corte (Versailles) richiedevano l'imposizione di continue tasse. Per accrescere il gettito delle imposte e contenere il deficit di bilancio, il governo era ricorso a manovre finanziarie assai pericolose: concessione di alti tassi d'interesse sui prestiti dei cittadini, indiscriminata vendita di uffici pubblici, alterazioni del valore della moneta, riduzione arbitraria dei debiti dello Stato (bancarotta). Tutto questo perché le classi privilegiate (nobiltà e clero) erano riuscite, per interi decenni, a bloccare ogni provvedimento fiscale che estendesse anche a loro il peso tributario. Le tasse erano prevalentemente pagate dai contadini e dalla borghesia. Nelle campagne il diritto di proprietà spettava ancora quasi interamente alla Corona, alla nobiltà e al clero. I contadini non erano più servi della gleba, come nel Medioevo, perché disponevano della libertà personale, però, non essendo proprietari di nulla, erano costretti a versare al clero le decime (cioè una parte dei prodotti dei campi), pagavano imposte e gabelle regie, erano obbligati dallo Stato a prestazioni di lavoro gratuite (corvée) per la costruzione di strade e caserme, ecc. Gli stessi nobili li obbligavano a pagare tasse sul commercio al minuto, pedaggi per l'uso di strade e ponti, tributi in natura, in denaro, in corvée. La borghesia si era arricchita notevolmente, ma non aveva alcun potere politico. Solo una piccola parte s'era procurata titoli nobiliari ereditari mediante l'acquisto degli uffici pubblici. Le piccole aziende manifatturiere si erano trasformate in opifici di vaste dimensioni. La ricchezza dovuta ai commerci, all'industria, alle società per azioni e agli istituti bancari aveva indotto la borghesia a chiedere la fine del regime del privilegio di clero e nobiltà, la libera disponibilità della terra, la piena libertà dei commerci (senza vincoli doganali e corporativi).

La rivoluzione

L'incapacità della monarchia (Luigi XVI) a dirigere dall'alto le istanze di rinnovamento dei ceti borghesi (dispotismo illuminato) rese inevitabile la convocazione degli Stati Generali, non convocati dal 1614 (non avevano potere legislativo ma solo consultivo). Il ministro delle finanze Necker si batté perché la borghesia (Terzo stato) mandasse all'Assemblea più delegati di quanti non potessero disporre nobiltà e clero messi insieme, di contro alla consuetudine che prevedeva invece, per ogni circoscrizione elettorale, la designazione di un candidato per ciascun ordine sociale. Nell'Assemblea la borghesia propose che il voto non fosse dato per ordine ma per testa (per avere la maggioranza) e che i lavori non si svolgessero in camere separate secondo gli ordini, ma in un'unica assemblea (per affermare la parità sociale dei delegati). Di fronte al rifiuto di nobiltà e clero, la borghesia si costituì in Assemblea Nazionale, proclamandosi rappresentante della volontà nazionale (giugno 1789).

La maggioranza dei delegati del clero, che provenivano da parrocchie rurali, decise di unirsi alla borghesia. Il re fece chiudere la Camera delle riunioni, ma il Terzo stato si trasferì in una sala adibita dalla Corte al gioco della pallacorda, giurando di riunirsi finché la Costituzione non fosse stabilita (Giuramento della Pallacorda). Il re ingiunse agli eletti di sciogliersi e di tornare a riunirsi l'indomani separatamente nelle sale assegnate a ciascun ordine. La borghesia non obbedì. Evitando di usare la forza, il re invitò clero e nobiltà a unirsi alla borghesia: l'assemblea così si proclamò Assemblea Nazionale Costituente. Sospinto dagli aristocratici, Luigi XVI licenziò Necker e ammassò truppe mercenarie svizzere e tedesche nei pressi di Parigi. Il popolo di Parigi rispose occupando la Bastiglia, cioè la prigione per i condannati politici, simbolo dell'autorità assoluta del monarca. Il popolo creò nuovi organi di governo (a Parigi) e di difesa (la Guardia Nazionale, capeggiata da La Fayette, che già aveva combattuto a fianco degli insorti americani). L'esempio di Parigi viene seguito da altre città, che considerano la Costituente come l'unica vera fonte d'autorità. Nelle campagne si diffonde la "Grande Paura" dei nobili, che vedono le loro proprietà saccheggiate o espropriate dai contadini. Nell'agosto '89 l'Assemblea dichiara abolito il sistema feudale (corvée, decime), anche se vincola questa abolizione all'indennità che i contadini devono pagare ai nobili per le proprietà requisite. L'atto di morte dell'ancien régime viene ratificato con la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino.

Principi fondamentali:

  • Sovranità popolare,
  • Diritti di libertà (opinione, stampa, religione, riunione),
  • Uguaglianza giuridica,
  • Tutela della sicurezza personale e della proprietà individuale.

La Costituente si preoccupò non solo di convogliare le forze popolari contro i ceti privilegiati, ma anche d'impedire che queste forze potessero dirigere il corso della rivoluzione. Venne perciò introdotto il principio della separazione dei poteri dello Stato:

  • Quello esecutivo spettava al re, che aveva il diritto di veto, col quale poteva bloccare per 4 anni le decisioni dei rappresentanti eletti;
  • La borghesia si riservava l'assoluta preminenza nella funzione legislativa;
  • Fu approvato il sistema monocamerale (cioè senza una Camera Alta da riservare alla nobiltà);
  • Viene sancito il criterio censitario come condizione per l'esercizio dei diritti politici (solo i cittadini, cioè i maschi con almeno 25 anni di età, che pagassero un'imposta diretta pari a 3 giornate lavorative, potevano votare ed essere eletti).

Il re rifiutò l'abolizione dei diritti feudali, la suddetta Dichiarazione e la Monarchia costituzionale, ma una folla affamata si recò a Versailles per costringerlo ad approvvigionare la capitale, a ratificare le decisioni della Costituente e a trasferire la corte a Parigi. Questa parte di popolazione venne sempre più definendosi come Quarto Stato o Sanculotti, e i due circoli politici che esprimevano di più le sue esigenze erano i giacobini e i cordiglieri.

Intanto la Costituente, per fronteggiare la grave situazione finanziaria, prese la decisione d'incamerare i beni degli ordini religiosi a favore del demanio statale. L'esecuzione della vendita dei latifondi ecclesiastici fu affidata ai Comuni, ma siccome l'operazione era lunga e complessa, e l'erario aveva bisogno di soldi, l'Assemblea autorizzò il Tesoro ad emettere dei titoli di stato (assegnati) col valore di cartamoneta, garantiti dai beni espropriati. In tal modo chi comprava gli assegnati si sentiva strettamente legato agli esiti della rivoluzione. L'Assemblea inoltre abolì il clero regolare, trasformò quello secolare in funzionari stipendiati dallo Stato mediante la Costituzione civile del clero, la quale prevedeva il principio elettivo per tutti i gradi della gerarchia ecclesiastica, senza diritto di conferma canonica da parte del papa. Il clero si divise in due parti: costituzionali e refrattari (questi ultimi favorevoli al papa, che condannò sia la Dichiarazione che la Costituzione del clero).

Luigi XVI, dopo essere stato costretto a ratificare la Costituzione del clero, decide di fuggire dalla Francia, ma alla frontiera belga viene riconosciuto e arrestato. Il sistema della monarchia costituzionale entra in crisi: il re passa per un traditore della nazione, fomentatore di guerra civile e alleato delle potenze straniere antifrancesi. Cordiglieri e giacobini ne approfittano per rivendicare maggiori poteri in seno all'Assemblea, la quale però al Campo di Marte (Parigi) fa sparare sulla folla, sospende la libertà di stampa e di riunione.

L'Assemblea (ove dominano i girondini) cerca di superare la paralisi del movimento democratico in tre modi:

  • Fa credere all'opinione pubblica che la fuga del re era un rapimento tramato da controrivoluzionari;
  • Si scioglie, trasformandosi in Assemblea Legislativa, eletta a suffragio censitario (impedisce a tutti quanti avevano fatto parte della Costituente di poter partecipare anche alla Legislativa);
  • Dichiara una guerra preventiva all'imperatore d'Austria e Prussia.

Alla guerra contro Austria-Prussia si giunse per tre ragioni:

  • Fame e disoccupazione dilagavano nel Paese;
  • Gli ambienti di corte erano convinti che la Francia rivoluzionaria ne sarebbe uscita sconfitta;
  • Gli ambienti rivoluzionari videro nella guerra un modo per consolidare le conquiste interne e propagare la rivoluzione all'estero.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof Silvio Berardi.
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