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La rivoluzione russa

Distinzione fra bolscevìchi e menscevìchi, che in realtà, nonostante i ripetuti tentativi di conciliazione,

costituirono due diversi partiti e nel 1912 si separarono anche formalmente:

Bolscevichi: guidati da Lenin, sostenevano la tesi del partito compatto, centralizzato, formato

sostanzialmente da rivoluzionari di professione, impegnati fino in fondo nella lotta politica;

Menscevichi: proponevano invece una prospettiva più aperta e graduale, capace di mobilitare un grande

movimento di opinione, che doveva in primo luogo battersi per una riforma democratica della società

lasciando al futuro il trapasso al socialismo. Essi accusavano Lenin di bonapartismo e denunciavano il

pericolo implicito nelle tesi da lui sostenute che - secondo quanto sosteneva Trotzki, allora militante nelle

file dei menscevichi - avrebbero portato a una dittatura sul proletariato e non del proletariato, perché la

rigida disciplina necessaria per bruciare le tappe verso la rivoluzione avrebbe imposto l'egemonia

dell'apparato organizzativo sul partito, del comitato centrale sull'apparato, e infine del potere personale di

un dittatore sullo stesso comitato centrale.

Marzo 1917: il regime zarista di Nicola II viene abbattuto dalla rivolta degli operai e dei soldati di

Pietroburgo.

Si instaura un governo provvisorio, formato da borghesi di orientamento liberale, con l’obiettivo di

continuare la guerra a fianco dell’Intesa e di promuovere l’occidentalizzazione. Condividevano questi

obiettivi anche i menscevichi e i socialisti rivoluzionari, che entrano nel governo provvisorio. Gli unici a

non farne parte sono i bolscevichi.

Al potere del governo provvisorio si affianca subito quello dei soviet, soprattutto quello di Mosca,

guidato da operai, contadini e soldati, che emanava ordini spesso in contrasto con il governo. Era nato un

movimento di massa, contrario all’autorità centrale e che voleva porre fine alla guerra.

I rapporti fra governo provvisorio e soviet - nel periodo del «doppio potere», che si protrarrà fino alla

rivoluzione di ottobre - non sono ovviamente regolati da alcuna norma giuridica e variano dalla

collaborazione all'antagonismo, a seconda delle circostanze e del prevalere di questo o quel partito:

mentre infatti i menscevichi vogliono che i soviet si limitino a sorvegliare e stimolare il governo

provvisorio, i bolscevichi, sotto l'influenza di Lenin, considerano i soviet come uno strumento

rivoluzionario, destinato in prospettiva a eliminare e sostituire il governo provvisorio.

Lenin, leader del partito bolscevico, ritornò in Russia in opposizione al governo provvisorio e subito

emanò le “tesi di aprile”, un documento in cui si affrontava il problema della presa del potere. Gli

obiettivi immediati erano quelli di conquistare la maggioranza nei soviet, di porre fine alla guerra, di dare

la terra ai contadini poveri e di lasciare il controllo della produzione ai consigli degli operai.

Luglio 1917: a Pietrogrado soldati e operai armati scendono in piazza per impedire la partenza per il

fronte di alcuni reparti. L’insurrezione è però sedata dal governo.

Settembre 1917: tentato colpo di Stato represso dal governo di Kerenskij. I bolscevichi però riescono lo

stesso a conquistare la maggioranza nei soviet di Pietrogrado e di Mosca.

Novembre 1917: rivoluzione d’ottobre→ soldati rivoluzionari e guardie rosse (milizie operaie)

comandate da Trotzkij circondano il Palazzo d’Inverno, sede del governo provvisorio, e se ne

impadroniscono.

A Pietroburgo si riunisce il Congresso panrusso dei soviet, l’assemblea dei delegati dei soviet di tutte le

provincie dell’ex Impero russo. Vengono approvati due decreti voluti da Lenin: uno che invocava la pace

e uno che aboliva la proprietà terriera.

Viene costituito un nuovo governo rivoluzionario, composto da bolscevichi e con Lenin presidente,

chiamato Consiglio dei commissari del popolo. 48

I menscevichi e i socialrivoluzionari convocano le elezioni per l’Assemblea costituente; i risultati non

sono favorevoli ai bolscevichi, mentre trionfano i socialrivoluzionari.

Gennaio 1918: si riunisce la Costituente, che viene subito sciolta dall’intervento dei militari bolscevichi.

Si pongono le premesseper l’instaurazione di una dittatura di partito bolscevica.

I bolscevichi speravano di conquistare in tempi brevi l’appoggio delle masse popolari e di costruire un

nuovo stato proletario, secondo il modello delineato da Lenin in “Stato e rivoluzione”→ Lenin prevedeva

che, abbattuto il dominio borghese, lo Stato si sarebbe estinto e le masse si sarebbero autogovernate

secondo i principi della democrazia.

Si voleva creare una sollevazione generale dei popoli europeiperfar scaturire una pace equa. Ciò non si

realizzò.

3 marzo 1918: pace con la Germania (trattato di Brest-Litovsk)

Le potenze dell’Intesa considerarono però questa pace come un tradimento e quindi appoggiarono le forze

antibolsceviche e inviarono contingenti militari (armate bianche)perscatenare una guerra civile.

Il regime rivoluzionario dovette allora accentuare l’autoritarismo; creò una polizia politica, la Ceka, e

istituì il Tribunale rivoluzionario centrale,per processare i disubbiedienti al governo operaio e contadino.

La capitale fu trasferita da Pietrogrado a Mosca.

Giugno 1918: tutti i partiti d’opposizione vengono messi fuori legge, viene reintrodotta la pena di morte e

riorganizzato l’esercito (armata rossa)

La guerra russo-polacca

Aprile 1920: inatteso attacco esterno da parte della nuova Repubblica di Polonia, insoddisfatta dei confini

definiti a Versailles.

Marzo 1921: pace con la Polonia, che incorpora varie parti della Bielorussia e dell’Ucraina.

La Terza Internazionale

La vittoria dei bolsceviche nella guerra civile permise a Lenin di sostitiuire alla vecchiab Internazionale

socialista una nuova Internazionale comunista,per coordinare i partiti rivoluzionari di tutto il mondo.

Marzo 1919: la Terza internazionale (Comintern) o Internazionale comunista si riunisce a Mosca.

Luglio 1920: II congresso a Mosca→ vengono fissate da Lenin le condizioni a cui i singoli partiti

dovevano sottostareper essere ammessi all’Internazionale (i 21 punti). I partiti aderenti dovevano ispirarsi

al modello bolscevico, cambiare il proprio nome in Partito comunista, difendere la causa della Russia

sovietica e rompere con le correnti riformiste.

Tra il 1920 e il 1921 in tutto il mondo nacque una rete di partiti sul modello bolscevico e con lo scopo di

fare della Russia sovietica il centro del comunismo mondiale.

La nuova politica economica (Nep)

Quando i comunisti presero il potere l’economia russa era in grave dissesto; si finì con il ritornare al

sistema del baratto.

Il governo bolscevico cercò quindi di attuare una politica più autoritaria, definita comunismo di guerra. Si

cercò di fornire gli approvvigionamenti alle città dalle campagne, fu incoraggiata la creazione di “fattorie

collettive” (kolchoz) e furono istituite “fattorie sovietiche (sovchoz), gestite dallo stato o dai soviet locali.

Vennero nazionalizzate tutte le industrie più importanti.

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Grazie a ciò il governo bolscevico riuscì ad armare e mantenere il suo esercito, anche se l’economia era

sempre in dissesto.

Nel 1921, a causa della guerra civile e della siccità, ci fu una terribile carestia che colpì le campagne della

Russia e dell’Ucraina.

Marzo 1921: i marinai della base di Kronstadt si ribellano al governo chiedendo maggiori libertà politiche

e sindacali; la protesta viene subito repressa.

Si tiene a Mosca ilper congresso del Partito comunista: viene avviata una parziale liberalizzazione nella

produzione e negli scambi→ nuova politica economica (Nep), con il compito di stimolare la produzione

agricola e l’approvvigionamento nelle città. Lo stato mantiene cmques il controllo delle banche e dei

maggiori gruppi industriali.

La Nep ebbe conseguenze benefiche sull’economia, ma nelle campagne portò al riemergere del ceto dei

contadini ricchi (kulaki), che controllavano il mercato agricolo; la liberalizzazione commerciale portò

invece alla comparsa di trafficanti (nepmen).

La questione costituzionale

Luglio 1918: prima costituzione della Russia rivoluzionaria→ il potere doveva appartenere alle masse

lavoratrici e ai loro organi rappresentativi; il nuovo stato doveva avere un carattere federale; si voleva

creare un’unica repubblica socialista mondiale.

In realtà si attuò solo l’unione alla Repubblica russa delle altre province dell’ex Impero zarista (Ucraina,

Bielorussia, Azerbaigian, Armenia e Georgia)

Dicembre 1922: nasce l’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (Urss)

il potere supremo spetta al Congresso dei soviet dell’Unione; il

1924: nuova costituzione dell’Urss→

potere reale al Partito comunista, il quale fornisce le direttive al governo, controlla la polizia politica e

propone i candidati alle elezioni dei soviet.

La questione sociale

I comunisti russi miravano a cambiare la società, a cancellare i vecchi valori e a creare una nuova

cultura;per compiere ciò furono intraprese due direzioni:

La lotta contro la Chiesa ortodossa→ la scristianizzazione del paese fu condotta con molta durezza,

anche se l’influenza della chiesa non fu del tutto eliminata. per quanto riguarda i valori morali il governo

rivoluzionario riconobbe il matrimonio cvile, semplificò le procedureper il divorzio, legalizzò l’aborto,

proclamò la parità fra i sessi e favorì la liberalizzazione dei costumi.

fu resa obbligatoria fino ai 15 anni; ci furono innovazioni nei

L’educazione della gioventù→l’istruzione

metodi e nei contenuti d’insegnamento, che privilegiò l’istruzione tecnica; fu incoraggiata l’iscrizione in

massa nell’organizzazione giovanile del partito; fu introdotto l’insegnamento della dottrina marxista.

Da Lenin a Stalin

Aprile 1922: Stalin viene nominato segretario generale del Partito comunista dell’Urss.

Gennaio 1924: Lenin muore.

Gli scontri all’interno del partito si fecero più aspri.

Il più importante fu quello tra Trozkij e Stalin sul problema della burocratizzazione del partito:

Trozkij riteneva inoltre che l’Urss doveva accelerare i ritmi di industrializzazione e favorire il processo

tesi della rivoluzione permanente.

rivoluzionario nell’Occidente capitalistico→ 50

Stalin sosteneva invece la tesi del socialismo in un solo Paese e riteneva l’Urss capace di fronteggiare da

sola l’ostilità del mondo capitalista→ teoria del socialismo in un solo paese.

L’idea di Stalin fu condivisa dalle altre potenze europee e Trozkij fu emarginato.

Un secondo scontro si ebbeper la politica economica:

Zinov e Kamenev volevano l’interruzione dell’esperimento della Nepper un rilancio

dell’industrializzazione a spese degli strati contadini privilegiati.

Bucharin invece, con l’appoggio di Stalin, voleva la prosecuzione della Nep e la piccola impresa agricola.

I primi si unirono a Trozkij e cercarono di organizzare un fronte unico di opposizione, ma vennero espulsi

dal partito→ sconfitta dell’opposizione di sinistra.

La nuova fase vide la crescita del potere di Stalin e il suo tentativo di portare l’Urss alla condizione di

grande potenza industriale e militare. 51

Il dopoguerra in Europa

Trasformazioni sociali

La guerra fu un acceleratore dei fenomeni sociali: le donne erano subentrate nel lavoro ai mariti in guerra

e si erano rese più indipendenti, le strutture della famiglia patriarcale erano state messe in crisi, nuove

mode provenienti dall’America, maggiore ricerca di divertimenti e tempo libero.

Il primo problema fuper le classi dirigenti il reinserimento dei reduci. Con la guerra si era dimostrata

l’importanza del principio di organizzazione applicato alle masse, e il popolo era più fiducioso nel

chiedere rivendicazioni di massa. Si auspica la creazione di un ordine nuovo, governato dalla pace e dalla

giustizia.

Si accentuò la massificazione della politica; gli iscritti ai partiti aumentarono.

Aumentarono le manifestazioni pubbliche basate sulla partecipazione diretta dei cittadini.

Conseguenze economiche

Tranne gli Usa, tutti i paesi uscirono dalla guerra in dissesto economico.

I governi avevano fatto fronte al fabbisogno di denaro stampando carta moneta in eccedenza e

provocando così un processo inflazionistico molto rapido, che distrusse posizioni economiche solide e

consumò i risparmi dei ceti medi. Usa e il

Un altro problema era quello del passaggio dall’economia di guerra a quella di pace→gli

Giappone avevano sostituito l’Europa negli scambi commerciali; altri stati avevano sviluppato una

propria produzione industriale allentando la dipendenza dall’europa; Francia e Gran Bretagna persero

molti partner commerciali europei stremati dalla guerra o smenbrati, come la Germania, la Russia e

l’Impero austro-ungarico.

Si ebbe una ripresa del nazionalismo economico e del protezionismo doganale.

Il “biennio rosso”

Tra la fine del 1918 e il 1920 i lavoratori europei organizzati dai sindacati diedero vita ad una serie di

agitazioniper migliorare le retribuzioni e ottenere la riduzione dell’orario di lavro a 8 ore a parità di

salario.

Oltre a questi gruppi organizzati si alimentarono, anche ispirandisi alle vicende russe, aspirazioni più

radicali, portate avanti da consigli operai.

In Francia e Gran Bretagna le classi dirigenti riuscirono a contenere il fenomeno.

In Germania, Austria e Ungheria, anche a causa della sconfitta, ci furono veri e propri tentativi

rivoluzionari, che furono però rapidamente stroncati.

In Italia

L’economia aveva i tratti tipici della crisi postbellica: deficit, inflazione…

La classe operaia chiedeva miglioramenti economici, maggior potere in fabbrica e manifestava tendenze

rivoluzionarie.

I contadini del centro-sud volevano l’attuazione dei diritti promessi dalla classe dirigente.

I ceti medi si mobilitavano più che in passatoper difendere i loro interessi e gli ideali patriottici.

Di fronte a ciò la classe dirigente liberale perse l’egemonia a favore delle forze socialiste e cattoliche.

Gennaio 1919. i cattolici creano il Partito popolare italiano (Ppi), che ebbe come segretario don Luigi

Sturzo; il programma si presentava laico e aconfessionale.

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Importante fu anche la crescita del Partito socialista; in esso prevalevano le correnti di sinistra, detta

massimalista→ i massimalisti volevano l’instaurazione della repubblica socialista fondata sulla dittatura

del proletariato e si ispiravano alla rivoluzione bolscevica.

La questione adriatica:

L’Italia aveva stipulato il Patto di Londra, in cui si stabiliva che la Dalmazia fosse annessa all’Italia e

che la città di Fiume restasse all’Impero austro-ungarico.

Al congresso di Versailles la delegazione italiana capeggiata dal ministro degli esteri Sonnino e dal

presidente del Consiglio Orlando chiese l’annessione di Fiume, ma trovarono l’opposizione degli alleati,

tra cui quella di Wilson.

Orlando si dimise e gli succedette Francesco Saverio Nitti.

Si creò un clima di ostilità verso gli ex alleati e si diffuse la sensazione di aver raggiunto una vittoria

mutilata, secondo D’Annunzio.

Settembre 1919: alcuni militari ribelli e voltari capeggiati da D’annunzio occupano Fiume e ne

proclamano l’annessione all’Italia. Si instaura la reggenza di Quarnaro.

Tra il 1919 e il 1920 l’Italia fu percorsa da agitazioni sociali, legate soprattutto all’aumento dei prezzi.

Anche nel settore del servizio pubblico ci fu una serie di scioperi.

Anche i lavoratori agricoli erano in agitazione.

Nelle campagne del centro-sud si verificò il fenomeno dell’occupazione delle terrre incolte e dei latifondi

da parte di contadini poveri.

Novembre 1919: prime elezioni politiche del dopoguerra; furono tenuteper la prima volta con il metodo

della rappresentanza proporzionale con scrutinio di lista.

I gruppi liberal-democratici persero, mentre i socialisti si affermarono come il primo partito, i popolari

come secondo; dato che il Psi non voleva collaborazioni, la maggioranza al governo fu assunta dalla

coalizione fra popolari e liberal-democratici.

Giugno 1920: nuovo governo di Giolitti.

Novembre 1920: Trattato di Rapallo con la Jugoslavia; l’Italia conserva Trieste, Gorizia e l’Istria; la

Jugoslavia ottiene la Dalmazia, tranne Zara. Fiume viene dichiarata città libera.

1920: agitazione degli operai metalmeccanici e occupazione delle fabbriche, in risposta

all’atteggiamento intransigente degli industriali del settore. Alla fine viene stipulato un accordo che

accoglie le vertenze sindacali.

I ceti borghesi accusavano il governo di debolezza nei confronti di queste manifestazioni, mentre i

lavoratori erano ancora delusi.

Le correnti più radicali del movimento operaio, capeggiate da Gramsci e dalla rivista “Ordine Nuovo”, di

cui facevano parte anche Togliatti e Terracini, accusavano la Cgil di aver abbandonato le prospettive

rivoluzionarie.

Gennaio 1921: congresso del Partito socialista a Livorno; la minoranza di sinistra esce dal Psi e forma il

Partito comunista, guidato da Bordiga, con un programma ispirato a Lenin.

Il fascismo

Marzo 1919: a Milano nasce il movimento fascista, quando Benito Mussolini fonda i Fasci di

combattimento.

Il fascismo chiedeva riforme politiche e sociali, ostentava un acceso nazionalismo e una forte

avversioneper i socialisti. 53

Tra il 1920 e il 1921 il movimento abbandonò il programma radical-democratico e si fondò su strutture

paramilitari, le squadre d’azione, ed ebbe come obiettivo la lotta al socialismo.

I socialisti nella campagne padane attraverso le leghe rosse controllavano il mercato del lavoro e avevano

una rete di cooperative.

21 novembre 1921: i fascisti cercano di impedire l’insediamento della nuova amministrazione comunale

socialista a Palazzo Accursio; i socialisti,per errore, sparano sulla folla.

In seguito a ciò i fascisti scatenano una serie di ritorsioni.

I proprietari terrieri capirono che grazie al fascismo potevano sconfiggere le leghe; nuove reclute

affluirono al partito fascista. Il fenomeno dello squadrismo (camicie nere) si estese.

Le spedizioni dell’offensiva squadrista partivano dalle città alle campagne verso i municipi, le sedi delle

leghe, le case del popolo, che venivano incendiate.

Maggio 1921: elezioni; i socialisti diminuirono in modo lieve; entrarono in Parlamento dei fascisti,

capeggiati da Mussolini.

Il successore di Giolitti è Ivanoe Bonomi.

Agosto 1921: firma di un patto di pacificazione tra socialisti e fascisti.

Novembre 1921: congresso dei Fasci a Roma; Mussolini annulla il patto di pacificazione e il movimento

fascista diventa Partito nazionale fascista (Pnf)

Febbraio 1922: ministero Facta

1 agosto 1922: sciopero generale legalitario del Psi in difesa delle libertà costituzionali.

Ottobre 1922: i riformisti guidati da Turati abbandonano il Psiper fondare il Partito socialista unitario

(Psu)

Il progetto di Mussolini era ora quello di salire al potere;per questo intrecciò trattative con i liberali, con

la monarchia, con gli industriali. Nello stesso tempo si preparòper attuare un colpo di stato.

Il re però non firmò la proclamazione dello stato d’assedio, richiesta da Facta, che affidava tutti i poteri

alle autorità militari.

30 ottobre 1922: marcia su Roma: squadristi entrano a Roma; Mussolini è ricevuto dal re. Secondo

Vittorio Emanuele il fascismo poteva attuare l’obiettivo risorgimentale mancato dai liberali.

Francia

Sul piano della pilitica interna l’obiettivo della stabilizzazione fu raggiunto.

Al governo vi era dal ’19 il centro-destra, che attuò una politica conservatrice che faceva ricadere il peso

della ricostruzione sulle classi popolari.

1924: i radicali uniti ai socialisti in coalizione (cartello delle sinistre) guadagnanoper breve tempo la

maggioranza e nominano presidente del Consiglio il loro leader Edouard Herriot. Il governo però dura

poco anche a causa di una crisi finanziaria.

1926: il governo è assunto dal leader dei moderati Raymond Poincarè; in 3 anni riesce a stabilizzare il

corso della moneta e a risanare il bilancio fiscale aumentando le tasse sui consumi popolari. C’è un boom

economico ed un aumento della produzione. 54

Gran Bretagna

Anni ’20: fase di ristagno economico.

1926: i domini di Canada, Sudafrica e Australia vengono associati al Commonwealth britannico, una

libera federazione di Stati utileper assicurare il mantenimento di legami economici ed istituzionali fra

Gran Bretagna ed ex-colonie.

Fra il 1918 e il 1929 i conservatori furono sempre al potere, tranne nel 1924 quando ci fu un esponente

del Labour Party, James Mac Donald→ primo governo a guida labourista.

I governi laburisti portano avanti una politica di austerità finanziaria e di contenimento dei salari, eper

questo si scontrano con i sindacati.

1926: imponente sciopero dei minatori.

1929: i laburisti vincono le elezioni e si forma un governo di coalizione liberal-laburista con a capo

ancora Mac Donald.

La rivoluzione in Germania

Durante la firma dell’armistizio la Germania si trovava in una situazione rivoluzionaria; il governo legale

era esercitato da un Consiglio dei commissari del popolo presieduto da Ebert, ma nelle città comandavano

in realtà i consigli degli operai e dei soldati.

I leader democratici però non volevano una rivoluzione di tipo sovietico, ma una democratizzazione del

sistema politico basato sul sistema parlamentare e la convocazione di un’assemblea costituente (linea

moderata); condivideva questa opinione anche la vecchia classe dirigente, in particolare i capi

dell’esercito.

Contrari a questa scelta moderata erano le correnti più radicali del movimento operaio tedesco, l’Uspd e i

rivoluzionari della Lega di Spartaco, che puntavano sui consigli.

durante una manifestazione a Berlino contro la

5-6 gennaio 1919: insurrezione spartachista→

destituzione di un esponente della sinistra dalla carica di capo della polizia, i dirigenti spartachisti (Rosa

Luxemburg) incitano i lavoratori a rivesciare il governo.

La reazione del governo socialdemocratico è durissima ed è sostenuta dal commissario alla difesa Noske,

che riesce a sedare la rivolta.

19 gennaio 1919: elezioniper l’Assemblea costituente.

I socialdemocratici (Spd) si riconfermano il partito più forte, ma non raggiungono la maggioranza

assoluta, e quindiper governare devono cercare un accordo con i cattolici.

Presidente della repubblica è nominato Ebert; si forma un governo di coalizione a direzione

socialdemocratica e si vara la nuova costituzione repubblicana, la costituzione di Weimar→ struttura

federale dello stato, suffragio universale, Parlamento, elezione diretta del Presidente della repubblica.

L’estrema destra però cercò di screditare la Repubblica e la classe dirigente, accusandola di tradimento in

guerra.

Nelle elezioni del 1920 la Spd venne sconfitta e cedette il governo ai cattolici.

La Repubblica di Weimar però ebbe motivi di debolezza, tra cui l’accentuata frammentazione dei gruppi

politici e l’assenza di una forza egemone.

L’unica forza era la Spd, la socialdemocrazia, che rimase il partito più forte.

Le classi medie si riconoscevamno nel Pattito tedesco-nazionale e nel Partito tedesco-popolare.

I borghesi e i progressisti si riconoscevano invece nel Partito democratico tedesco.

Un altro elemento di debolezza era la diffidenza nei confronti del sistema democratico.

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Nel 1921 venne reso noto l’ammontare delle riparazioni post-guerra; la grossa cifra da pagare a rate

provocò un’ondata di proteste.

I gruppi dell’estrema destra nazionalista, tra cui il Partito nazionalsocialista di Hitler, scatenarono

un’offensiva terroristica contro la classe dirigente repubblicana.

I governi furono così costretti a pagare con l’aumento della stampa di carta-moneta, ma in pochi mesi il

valore del marco precipitò e si creò un processo inflazionistico.

Gennaio 1923: la Francia e il Belgio, traendo il pretesto da un mancato pagamento, occupano il bacino

della Ruhr; la Germania attiva una resistenza passiva. Ma l’occupazione toglieva molte risorse alla

Germania; il marco non ha praticamente più potere d’acquisto.

Agosto 1923: si forma un governo formato da tutti i gruppi costituzionali con a capo Gustav

Stresemann; egli ordina la fine della resistenza passiva nella Ruhr e riallaccia i contatti con la Francia.

Decreta lo stato d’emergenza e così reprime un’insurrezione comunista ad Amburgo e fronteggia la

ribellione della destra nazionalista.

8-9 novembre 1923: a Monaco c’è un complotto di Hitler contro il governo centrale; viene subito represso

e Hitler incarcerato.

Ottobre 1923: il governo emette un nuovo marco e avviata una politica deflazionistica basata sulla

limitazione delle spese e sull’aumento delle imposte.

1924: accordo sulle riparazioni elaborato da Dawes→ la Germania poteva far fronte ai suoi impegni solo

se la sua situazione sarebbe migliorata; la finanza internazionale, in particolare degli Usa, avrebbe

finanziato la Germania con dei prestiti a lunga scadenza.

In politica i partiti di centro e centro-destra mantennero il potere fino al 1928; dopo la guida del governo

passò ai socialdemocratici.

Ottobre 1925: accordi di Locarno→ Germania, Francia e Belgio riconoscono le frontiere comuni

tracciate a Versailles; la Gran Bretagna e l’Italia si impegnano a fare da garanti contro eventuali

violazioni.

C’è il superamento dello storico contrasto franco-tedesco.

1929: la Germania è ammessa nella Società delle nazioni.

Giugno 1929: piano Young→ l’entità delle riparazioni è ridotta e il pagamento è in 60 anni.

Settembre 1930: incrinazione dei rapporti con la Francia; la Francia costruisce fortificazioni difensive, la

linea Maginot, lungo il confine con la Germania.

Repubblica in Austria

I socialdemocratici furono al governo nel passaggio verso la democrazia.

1920: alle elezioni vince il Partito cristiano-sociale.

Repubblica in Ungheria

Dopo un esperimento breve di Repubblica sovietica, si instaurò un regime autoritario guidato da Horty.

I regimi autoritari in Europa

Negli anni ’20 in Europa si assiste ad una crisi delle istituzioni liberal-democratiche.

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In Ungheria, Polonia, Bulgaria e Jugoslavia si instaurarono regimi autoritari, sostenuti dall’esercito e dai

gruppi conservatori.

Spagna:

1923: il generale Primo de Rivera conquista il potere fino al 1930; in seguito si instaura una repubblica,

con vita breve.

Portogallo:

1926: l’economista Antonio Oliveira de Salazar guida il regime autoritario e clericale.

Turchia:

Era oggetto di un tentativo di spartizione da parte della Gran Bretagna e della Francia e parte del suo

territorio era stato occupato dalla Grecia.

Le forze armate guidate da Mustafà Kemal fondano un movimento di riscossa nazionale; la Turchia

sconfigge la Grecia, ottiene la sovranità su tutta l’Anatolia e recupera il controllo sugli Stretti.

La Turchia si avvia a diventare uno Stato nazionale, laico e repubblicano.

Novembre 1922: viene abolito il sultanato e proclamata la repubblica con presidente Kemal; egli si

impegna in una politica di occidentalizzazione e laicizzazione dello Stato.

Gli Stati Uniti e la crisi del ‘29

Durante la Guerra gli Usa avevano concesso prestiti ai loro alleati ed erano divenuti i maggiori esportatori

di capitali. Il dollaro era la nuova moneta forte dell’economia mondiale.

Dopo la depressione post-bellica degli anni ’20-’21 il sistema economico statunitense conobbe una grande

prosperità.

Si diffuse la produzione in serie e la razionalizzazione del lavoro in fabbrica secondo i principi del

taylorismo, che aumentò la produttività.

Crebbe anche il reddito nazionale, anche se dimunuirono gli occupati dell’industria;crebbero invece gli

occupati nel settore dei servizi.

Conseguenza di ciò fu l’euforia speculativa, la frenetica attività di Wall Street; però la capacità produttiva

era maggiore della possibilità di acquisto (crisi di sovrapproduzione), sia perchè i beni di consumo

eranoper la maggior parte durevoli, sia a causa della crisi del settore agricolo.

Gli Usa avevano ovviato a ciò con l’aumento delle esportazioni all’estero; fra economia americana ed

europea si venne così a creare uno stretto rapporto di interdipendenza: gli Usa finanziavano la ripresa

europea, e l’Europa alimentava lo sviluppo degli Usa importandone i prodotti.

Nel 1928 però molti capitali americani furono usati in operazioni speculative a Wall Street; subito

l’Europa ne risentì le conseguenze e fece calare l’indice delle esportazioni americane.

1929: Crollo della borsa di New York→ il corso dei titoli raggiunse livelli elevati e gli speculatori

liquidarono i loro pacchetti azionariper realizzare i guadagni. QUESta corsa alle vendite provocò una

precipitosa caduta del valore dei titoli che impoverì molti.

La capacità di acquisto dei ceti ricchi diminuì e ciò ebbe conseguenze negative sull’intero sistema

economico mondiale.

Gli Usa contribuirono al crollo economico mondiale anche aumentando il protezionismo e riducendo

l’erogazione dei crediti all’estero. Anche gli altri paesi adottarono misure protezionistiche.

Fra il 1929 e il 1932 il valore del commercio mondiale diminuì del 60%.

A causa della diminuizione degli scambi la recessione economica si diffuse in tutto il mondo, tranne in

Urss: industria in chiusura, lavoratori senza occupazione, aggravio della crisi dell’agricoltura.

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La crisi in Europa

La crisi finanziari si mostròper prima in Germania ed in Austria.

Essa portò ad un allarme sulla solidità delle finanze inglesi; le banche dovettero far fronte al ritiro dei

capitali stranieri e alle richieste di conversione delle sterline in oro.

Settembre 1931: la Banca d’Inghilterra esaurisce le riserve auree e deve sospendere la convertibilità della

sterlina;la valuta inglese è svalutata.

I governi europei cercarono di fronteggiare la crisi rifacendosi ai principi dell’economia liberale, come il

pareggio del bilancio;per ottenerlo venne tagliata la spesa pubblica e imposte nuove tasse.

QUESti provvedimenti ridussero però ancora la domanda interna.

Solo a partire dal 1933 ci furono i primi miglioramenti, ma solo con la guerra l’Europa e il mondo

uscirono dalla grave depressione.

La crisi in Germania:

In Germania la crisi si fece sentiredi più a causa del sistema di prestiti internazionali con l’economia

statunitenseper fronteggiare le riparazioni.

Marzo 1930: la guida del governo passa al leader del Centro cattolico Heinrich Bruning.

Con una politica di sacrifici riesce a tenere fede all’obbligo delle riparazioni, che nel 1932 vengono

ridotte.

La crisi in Francia

Anche qui fu applicata una politica di austerità.

La crisi giunse solo nel 1931 ma durò più a lungo e coincise con un periodo di instabilità politica.

La crisi in Gran Bretagna

Mac Donald cercò di fronteggiare la crisi con un programma che prevedevaun drastico taglio del sussidio

ai disoccupati. Le Trade Unions del partito laburista però si opposero.

Mac Donald ruppe con il suo partito e si accordò con liberali e conservatoriper formare un “governo

nazionale” con lui alla guida. Con questo governo la sterlina si svalutò e venne adottato un sistema di

tariffe doganali.

Nel 1933-1934 l’Inghilterra cominciò ad uscire dalla crisi.

La Russia, grazie a due piani economici quinquennali che aumentarono l’industrializzazione, non

conobbe la crisi. Anzi le masse operaie, con il sistema a cottimo, aumentarono la loro produttività e

didero vita al fenomeno dello stacanovismo.

Nel 1929-37 la produzioneindustriale aumentò e l’Urss divenne una grande potenza industriale.

Roosvelt e il “New Deal”

Novembre 1932: elezioni in Usa; vince il democratico Franklin Delano Roosvelt, anche grazie al

rapporto che riesce ad instaurare con le masse infondendo loro speranza e coraggio.

Nei primi mesi del suo governo (i “cento giorni”) venne avviato il “New Deal” (“nuovo corso”), che

comprendeva una serie di provvedimentiper arrestare la crisi: ristrutturazione del sistema creditizio;

svalutazione del dollaroper rendere più competitive le esportazioni; aumento dei sussidi di

disoccupazione e concessioni di prestiti.

In seguito furono varati vasti programmi di lavori pubblici e aumentata la spesa pubblica.

1935: Roosvelt vara una riforma fiscale, una legge sulla sicurezza sociale e una nuova disciplina dei

rapporti di lavoro. 58

Con il New Deal era stato smentito il liberismo, mostrando che l’intervento statale era indispensabileper

arrestare la crisi.

Non riuscì però a ridare slancio all’iniziativa economica dei privati.

Il nuovo ruolo dello Stato

Con la crisi del ’29 lo Stato dovette assumersi la maggior parte degli oneri: sostegno esterno alle attività

produttive, adozione di più radicali misure di controllo ; lo Stato assunse il ruolo di soggetto attivo

dell’espansione economica.

1936: l’economista inglese John Keynes diede una sistemazione teorica delle trasformazioni in corso.

Egli confutò alcune proposizioni fondamentali della teoria economica classica; i meccanismi spontanei

del capitalismo da soli non erano in grado di consentire un’utilizzazione ottimale delle risorse, xciò

doveva intervenire lo Stato con l’espansione della spesa pubblica.

Le teorie di Keynes erano simili al New Deal di Roosvelt.

L’età dei totalitarismi

Negli anni ’30 la democrazia attraversò la sua crisi peggiore; infatti in molti Stati d’Europa si erano

affermati regimi autoritari, soprattutto dopo la grande crisi, i successi del nazismo in Germania e la

crescita dei movimenti autoritari.

Nella maggioranza dell’opinione pubblica si diffuse l’idea che i sistemi democratici sarebbero presto

crollati perchè troppo deboliper tutelare gli interessi nazionali e inefficientiper garantire il benessere.

Le alternative erano rappresentate dal comunismo sovietico e dai regimi autoritari di destra.

Il fascismo

La loro caratteristica era quella di proporsi come artefici di una propria rivoluzione.

accentramento del potere nelle mani di un capo, struttura gerarchica dello

Organizzazione politica→

stato, inquadramento delle popolazioni nelle organizzazioni di massa, controllo sull’informazione e la

cultura.

Organizzazione economico e sociale→ aveva indicato una terza via fra capitalismo e comunismo;

soppressione della dialettica sindacale, maggior intervento statale in economia.

Il fascismo fu appoggiato soprattutto dagli strati sociali intermedi, mentre le classi popolari lo accettarono

di malavoglia. Ai ceti medi il fascismo dava la sensazione di appartenere a una comunità e di riconoscersi

in un capo, di essere inseriti in una gerarchia basata sul merito e non sui privilegi; li difendeva dai

processi di massificazione.

Il fascismo riuscì a capire più di altri la società di massa e sfruttò controllandoli i mezzi di propaganda, i

canali di informazione e di istruzione, le strutture associative. Così fecero anche gli altri regimi definiti

totalitari, in quanto cercavano di dominare tutta la società, di condizionare i comportamenti e la mentalità

dei cittadini.

La crisi della Repubblica di Weimar e l’avvento del nazismo

Novembre 1923: Hitler è incarcerato; è ancora semisconosciuto ed è il leader del Partito

nazionalsocialista dei lavoratori tedeschi.

Fino al 1929 il suo partito, definito nazista, rimase un gruppo minoritario; si serviva della violenza contro

gli avversari politici e possedeva una forte organizzazione armata, le SA (reparti d’assalto), comandato da

Ernst Rohm.

Il suo programma prevedeva: la denuncia del trattato di Versailles, la riunione dei tedeschi in una nuova

“grande Germania”, l’adozione di misure discriminatorie contro gli ebrei.

QUESto programma venne esposto nel libro Mein Kampf (La mia battaglia).

59

Hitler credeva nell’esistenza di una razza superiore e conquistatrice, quella ariana, ormai inquinata dalla

commistione con altre razze inferiori; essa doveva diminare sull’Europa e sul mondo→ utopia

nazionalista e fascista.

X realizzare ciò era necessario sconfiggere i nemici interni, primi fra tutti gli ebrei, popolo senza patria,

considerato portatore di dissoluzione morale, responsabile di misfatti del capitale finanziario e del

bolscevismo.

Dopo aver costituito un nuovo stato guidato da un nuovo capo, i tedeschi dovevano respingere le

imposizioni di Versailles, recuperare i territori perduti ed espandersi verso est a danno dei popoli slavi,

considerati anch’essi inferiori.

QUESto programma trovò dapprima scarsi consensi, e alle lezioni del ’24 e del ’28 i nazisti ottenero

pochi voti.

Con lo scoppio della grande crisi però la maggioranza dei tedeschi perse ogni fiducia nella Repubblica e

nei suoi partiti.

Settembre 1930: il cancelliere Bruning, sostenuto dal presidente Hindenburg, convoca le nuove elezioni. I

nazisti conquistano molti voti

1932: apice della crisi economica.

Si verificano nelle città vari scontri tra nazisti e comunisti, agguati e spedizioni punitive.

Marzo 1932: elezioniper la presidenza della Repubblica; i partiti democratici appoggiano ancora

Hindenburg.

Una volta rieletto cede alle pressioni militari e della grande industria: congeda Bruning e chiama alla

guida del governo due uomini della destra conservatrice, Franz von Papen e Schleicher.

30 gennaio 1933: Hitler è convocato dal presidente della Repubblica e messo a capo del governo.

Il Terzo Reich

27 febbraio 1933: incendio al Reichstagh, il Parlamento nazionale.

Di ciò viene accusato un comunista olandese; nasce un’imponenente operazione di polizia contro i

comunisti e vengono varate misure eccezionali che limitavano le libertà di stampa e di riunione.

Hitler, nonostante avesse vinto le elezioni del marzo 1933, e potesseformare un nuovo governo con la

destra, mirava ad abolire il Parlamento. Il Reichstagh lo appoggiò e conferì con una legge pieni poteri al

governo, tra cui quello di legiferare e modificare la costituzione.

Pian piano tutti i partiti si sciolsero. A luglio Hitler varò una legge in cui il Partito nazionalsocialista era

l’unico consentito in Germania.

30 giugno 1934: “notte dei lunghi coltelli”→ reparti delle SS (“squadre di difesa”) assassinano Rohm,

capo delle SA, e tutto il suo stato maggiore.

Hitler chiede alle forze armate l’assenso alla sua candidatura alla successione di Hindenburg.

Agosto 1934: Hitler ricopre le cariche di cancelliere e capo dello Stato. Gli ufficiali sono costretti a

prestare giuramento di fedeltà ad Hitler e al nazismo→ nasce il Terzo Reich, il terzo Impero (dopo il

Sacro Romano Impero).

Nel nuovo regime il capo (Fuhrer) era anche la fonte suprema del diritto, colui che esprimeva le

aspirazioni del popolo.

Attorno al partito vi erano una serie di organizzazioni di massa: il Fronte del lavoro, che sostituiva i

sindacati; le organizzazioni giovanili che facevano capo alla Hitlerjugend (gioventù hitleriana), il cui

compito era quello di trasformare l’insieme dei cittadini in una comunità del popolo compatta e

disciplinata.

Gli ebrei erano concentrati nelle grandi città e occupavano le zone medio-alte della scala sociale; la

propaganda nazista riuscì a risvegliare nei loro confronti i sentimenti di ostilità contro la diversità etnica e

religiosa e contro il rpivilegio economico. 60

Settembre 1935: leggi di Norimberga→ tolgono agli ebrei la parità dei diritti e proibiscono i matrimoni

tra ebrei e non ebrei.

Novembre 1938: notte dei cristalli→ dopo l’uccisione di un diplomatico tedesco a Parigi per mano di un

ebreo, i nazisti organizzano un pogrom in tutta la Germania.

La difesa della razza prevedeva anche manifestazioni razziali contro altre minoranze.

La Chiesa si adattò al regime, anche in seguito al concordato stipulato dalla chiesa di Roma col governo

nazista del luglio 1933.

Marzo 1937: Papa Pio XI interviene con un’enciclica per condannare il nazismo.

Il consenso generele dato al nazismo dipendeva anche dall’apparato repressivo e terroristico,

rappresentato dalle molte polizie, tra cui la Gestapo e le SS, e i lager.

Un altro fattore di consenso fu la ripresa economica, grazie all’impulso dato ai lavori pubblici ed alla

politica di riarmo. Inoltre il nazismo riuscì ad imporre formule e miti per toccare l’anima popolare, anche

grazie alle comunicazioni di massa; l’ideale era la formazione di una società patriarcale lontana dalle

metropoli moderno e dalle malattie della civiltà industriale (mito della terra e del sangue).

Per diffondere quest’utopia antimoderna, il regime si servì però di mezzi moderni; istitui un ministero per

la Propaganda, affidato a Goebbels; la stampa fu sottopoasta a stretti controlli; gli intellettuali furono

inseriti in un’organizzazione nazionale.

L’Unione Sovietica

Stalin tra il 27 ed il 28 decise d accellerare lo sviluppo industriale e di porre fine alla Nep. Egli voleva

costruire un’economia collettivizzata e industrializzata; l’ostacolo era il ceto dei contadini benestanti, i

kulaki.

1929: Stalin vuole la collettivizzazione del settore agricolo; contro di lui si schierò Bucharin, teorico della

Nep. La maggioranza del partito si schiero con Stalin.

Milioni di contadini furono deportati in Siberia o nella Russia settentrionale; i kulaki vennero eliminati.

Il vero scopo della collettivizzazione era quello di favorire l’industrializzazione con lo spostamento di

risorse economiche ed energie umane.

1928: primo piano quinquennale per l’industria

1937: secondo piano quinquennale.

L’aumento dell’industrializzazione avvenne anche grazie al clima di entusiasmo che Stalin seppe

suscitare nella classe operaia intorno agli obbiettivi del piano.

Nacque il mito dell’URSS in occidente.

Stalin riuscì ad assumere in URSS il ruolo di capo assoluto, sorretto da un grande apparato burocratico e

poliziesco e dal consenso di milioni di lavoratori; divenne il depositario della dottrina marxista-leninista.

1934: periodo delle “grandi purghe” viene assassinato Kirov, membro del gruppo dirigente comunista;

segue un’imponente ondata di arresti soprattutto tra i quadri del partito, attuata con una repressione

poliziesca o con pubblici processi irregolari. Tutti gli antichi oppositori di Stalin vengono eliminati.

Trotzkij venne ucciso nel 1940.

La crisi della sicurezza collettiva e i fronti popolari

Ottobre 1933: Hitler ritira la Germania dalla Società delle nazioni.

Luglio 1934: in Austria gruppi nazisti tentano di impadronirsi del potere ed uccidono il cancelliere

Dollfuss per preparare l’unificazione fra Austria e Germania. Mussolini fa schierare quattro divisioni al

confine italo-austriaco e riesce a fermare Hitler.

Aprile 1935: Il governo tedesco reintroduce in Germania la coscrizione obbligatoria, vietata dal trattato di

→ conferenza di Stresa: i rappresentanti di Italia, Francia e Gran Bretagna si riuniscono per

Versailles 61

condannare il riarmo tedesco, per ribadire la validità dei patti di Locarnoe per riaffermare il loro interesse

all’indipendenza dell’Austria.

1934: l’Urss entra nella Società delle nazioni e stipula un patto di alleanza con la Francia.

Agosto 1935: settimo congresso del Comintern a Mosca→ viene palesata la lotta al fascismo. I partiti

comunisti avevano il compito di riallacciare i rapporti con gli altri partiti operai e con le forze

democratico-borghesi, per favorire la nascita dei fronti popolari e appoggiare i governi democratici contro

il fascismo.

Ciò non bastò: nel 1935 l’Italia fascista aggredisce l’Etiopia e nel 36 Hitler viola un altra clausola di

Versailles e reintroduce truppe tedesche nella Renania.

I fronti popolari ebbero come risultato solo quello di restituire unità al movimento operaio europeo.

Febbraio 1936: una coalizione di fronte popolare vince le elezioni in Spagna.

La stessa cosa avviene in Francia, dove si forma un governo composto da radicali e socialisti, guidato dal

socialista Leon Blum. Nel giugno 1936 gli operai ottengono la firma degli accordi di Palazzo Matignon.

I salari vennero aumentati, ma aumentò anche l’inflazione con una successiva svalutazione del franco; a

causa dell’ostilità degli ambienti industriali Blum si dimise nel 37.

La guerra di Spagna

1936-1939: guerra civile spagnola

Febbraio 1936: le sinistre unite in una coalizione di fronte popolare si affermano nelle elezioni politiche e

salgono al governo.

Esplode la tensione: le masse proletarie iniziarono una rivoluzione sociale contro i grandi proprietari e il

clero cattolico. La vecchia classe dominante reagì con un nuovo pronunciamento (colpo di Stato) messo

in atto dai militari.

Luglio 1936: inizia la ribellione, sostenuta dalla truppe coloniali del Marocco spagnolo e organizzata da 5

generali, tra i quali Francisco Franco, capo degli insorti (franchisti).

I governo repubblicano riesce però a mantenere il controllo della capitale delle regioni ricche del nord-est.

Italia e Germania aiutano i nazionalisti di Franco, nessuna potenza democratica aiuta la Repubblica.

Agosto 1936: il governo francese di Fronte popolare promuove un accordo fra le grandi potenzeper il

non intervento nella crisi spagnola; esso viene sottoscritto anche da Italia e Germania, ma viene rispettato

solo da Francia e Gran Bretagna.

Solo l’Urss apportò un grosso aiuto alla Repubblica, fornendo materiale bellico e favorendo la formazione

di Brigate internazionali→ reparti di volontari comunisti e antifascisti.

I repubblicani però rimasero inferiori agli avversari sul piano militare e indeboliti politicamente dalle loro

divisioni interne. La borghesia progressista si allontanò da Fronte popolare; sorse un contrasto fra

anarchici ed altri partiti della coalizione.

Franco invece venne nominato caudillo (duce) e realizzò l’unità di tutte le destre in un partito unico, la

Falange nazionalista.

Primavera 1938: i franchisti spezzano in due il territorio controllato dai repubblicani.

1939: i nazionalisti fanno cadere Madrid→ fine della guerra civile e sconfitta dei repubblicani.

L’Europa verso la guerra

La tensione aumentò a causa della politica di Hitler; Gran Bretagna e Francia mantenevano un

comportamento arrendevole, l’Italia appoggiava Hitler.

Egli sperava di poter evitare uno scontro con la Gran Bretagna, a patto che gli avesse lasciato campo

liberoper espandersi in Europa centro-orientale. 62

Maggio 1937: in Gran Bretagna sale al governo Neville Chamberlain, sostenitore della politica

dell’appeasement→ basata sul presupposto che fosse possibile controllare Hitler accontentandolo nelle

sue rivendicazioni più ragionevoli e risarcendo la Germania dal duro trattamento subito a Versailles.

La Francia era invece attraversata da lacerazioni politiche e da una crisi morale.

QUESti fattori consentirono alla Germania di ottenere grossi successi senza cominciare una guerra.

Marzo 1938: annessione dell’Austria al Reich tedesco (Anschluss) senza reazioni dalle potenze esterne.

Questione dei sudeti: rivendicazione etnica riguardante i sudeti, cioè i milioni di tedeschi che vivevano

in Cecoslovacchia. Hitler voleva l’annessione della regione dei Sudeti distruggendo la Cecoslovacchia.

29-30 settembre 1938: a Monaco, su proposta di Mussolini, Hitler incontra i capi delle grandi potenze

europee, ad esclusione dell’Urss; Chamberlain e il ministro francese Deladier accettano il progetto

presentato dall’Italia che prevedeva l’annessione al Reich tedesco del territorio dei Sudeti.

I cecoslovacchi devono accettare la dissoluzione della loro Repubblica.

La pace stabilita era però fragile.

Nazionalisti e comunisti in Cina

1913: regime autoritario imposto dal generale Yuan Shi-kai.

QUESto governo non era abbastanza forte da imporre la sua autorità alle province, comandate da

governatori militari, i signori della guerra.

1917: la Cina interviene nella guerra mondiale a fianco dell’Intesa; ne esce però umiliata dalle grandi

potenze occidentali, che permettono al Giappone di controllare la regione dello Shantung.

1921: lotta del leader del Kuomintang, Sun Yat-sen, contro il governo. Riesce a formare un proprio

governo a Canton, con l’appoggio del Partito comunista cinese, fondato da un gruppo di intellettuali, tra i

quali Mao Tse-tung. L’Urss sostiene la causa di Sun Yat-sen.

1925: Chang Kai-shek succede a Sun Yat-sen

1927: a Shangai le truppe di Chang sconfiggono le milizie operaie. Il Partito comunista viene messo fuori

legge.

1928: la capitale Pechino viene conquistata dall’esercito di Chang.

Chang cerca di riorganizzare l’economia e l’apparato statale secondo i modelli occidentali.

1931: i giapponesi invadono la Manciuria e vi creano uno stato fasullo, il Manchu-kuo.

Il governo di Chang non reagisce e riprende vigore l’azione dei comunisti.

essa indicava nelle masse rurali le vere protagoniste del

Mao Tse-tug imposta la strategia contadina→

processo rivoluzionario.

1931-1934: Chang lancia campagne militari contro le zone controllate dai comunisti.

Con la lunga marcia Mao Tse-tung riuscì a salvare il nucleo dirigente comunista e a riprendere la lotta

contro i giapponesi.

1937: accordo fra nazionalisti e comunistiper contrastare l’imperialismo giapponese.

1939: i giapponesi giungono però a controllare le zone più importanti del paese.

Giappone

Con la partecipazione alla prima guerra mondiale il Giappone riuscì a consolidare la sua massima potenza

asiatica e a rafforzare la sua struttura produttiva. Riuscì ad avviare una politica imperiale, con l’obiettivo

di sottomettere vaste zone della Cina.

Il quadro istituzionale rimase di tipo liberale. 63

Anni ’20: compaiono sulla scena movimenti autoritari di destra, ispirate al fascismo e con una cultura

tradizionalista.

Anni ’30: regime autoritario appoggiato dal nuovo imperatore Hiroito.

America Latina

Con la grande crisi si ridussero i tradizionali flussi commerciali e crollarono i prezzi delle materie prime e

delle derrate alimentari.

I paesi più grandi, come Brasile, Argentina, Cile e Messico, reagirono promuovendo un processo di

diversificazione produttiva che sviluppoò alcuni settori di industria manifatturiera.

1930: sommovimenti politici in Argentina→ un colpo di Stato militare rovescia le istituzioni

democratiche.

Sommovimenti politici in Brasile→ una rivolta popolare contro le vecchie oligarchie porta al potere

Getulio Vargas; egli da vita ad un regime autoritario, basato sul rapporto diretto fra capo e masse, su un

acceso nazionalismo, su un intervento statale a sostegno della produzione e sulla concessione di una

legislazione socialeper i lavoratori urbani. QUESto regime, diffuso poi in altre politiche ltino-americane,

prende il nome di populismo.

Messico→ sotto la presidenza di Cardenas viene praticata una forma di populismo molto avanzata.

Il populismo si sarebbe affermato anche in Argentina con Juan Domingo Peròn e il suo movimento del

peronismo.

L’Italia fascista

Gli alleati liberali e cattolici, detti fiancheggiatori, continuarono ad appoggiare Mussolini anche quando

fu ormai chiaro che il Partito fascista era incompatibile con i princìpi dello stato liberale.

Dicembre 1922: viene istituito il Gran consiglio del fascismo, con il compito di indicare le linee della

politica fascista e di fare da raccordo tra il partito e il governo.

Gennaio 1923: le squadre fasciste vengono inserite nella Miliziaper la sicurezza nazionale.

Sul piano economico si attuò una politica liberista, volta a restituire libertà d’azione e margini di profitto

all’iniziativa privata. Essa riuscì a far tornare in pareggio il bilancio dello stato e ad aumentare la

produzione.

Un sostegno decisivo Mussolini lo ebbe anche dalla Chiesa, dopo l’avvento del nuovo papa Pio XI, di

stampo conservatore.

Mussolini abbandonò i toni anticlericali e si mostrò disposto a concessioni: la riforma scolastica del 1923

varata da Giovanni Gentile prevedeva infatti, oltre all’insegnamento della religione nelle scuole

elementari, anche l’introduzione di un esame di stato al termine di ogni ciclo di studi.

Il Partito popolare risentì dell’avvicinamento fra fascismo e Chiesa; infatti, considerato ostile alla Chiesa,

nel 1923, Mussolini impose le dimissioni dei ministri popolari, liberandosi di don Sturzo.

Luglio 1923: nuova legge elettorale maggioritaria; avvantaggiava la lista che otteneva la maggioranza

relativa, assegnandole i 2/3 dei seggi disponibili

1924: la Camere viene sciolta; molti esponenti liberali, tra cui Orlando e Salandra, e alcuni cattolici

conservatori si candidano assieme ai fascisti nelle liste nazionali.

Le forze antifasciste sono invece divise; ogni partito si presenta infatti con una propria lista, partendo così

svantaggiato.

6 aprile 1924: elezioni; vincono i fascisti.

10 giugno 1924: il deputato Giacomo Matteotti, segretario del Partito socialista unitario, viene rapito a

Roma da un gruppo di squadristi illegali e ucciso.

Poco prima di essere ucciso Matteotti si era espresso alla Camera contro il fascismo, denunciandone le

violenze e contestando la validità dei risultati elettorali.

64

La sua uccisione suscita nell’opinione pubblica indignazione contro il fascismo e contro Mussolini; il

fascismo si ritrova isolato.

Secessione dell’Aventino→ i gruppi di opposizione si astengono dai lavori parlamentari e si riuniscono

separatamente, sperando nell’intervento del re; egli non interviene ed inoltre i fiancheggiatori non tolgono

l’appoggio a Mussolini.

3 gennaio 1925: in un discorso alla Camera Mussolini minaccia di usare la forza contro le opposizioni; si

verificano una serie di arresti e sequestri nei confronti dei partiti di opposizione e dei loro organismi di

stampa.

Ogni spazio di libertà politica e sindacale era ormai chiuso. Molti antifascisti furono costretti ad andare in

esilio; Giovanni Amendola, leader dei liberali d’opposizione morì nel 1926 dopo un aggressione

squadrista; anche Piero Gobetti morì.

Il fascismo, messi a tacere gli oppositori, diede vita ad una legislazione autoritaria; il suo artefice fu il

ministro della Giustizia Alfredo Rocco.

1925: legge che rafforza i poteri del capo del governo rispetto agli altri ministri e al Parlamento.

1926: legge sindacale che proibisce lo sciopero.

Novembre 1926: leggi fascistissime→ vengono sciolti i partiti antifascisti e soppresse le pubblicazioni

contrarie al regime; vengono fatti decadere i deputati aventiniani; viene reintrodotta la pena di morteper i

colpevoli di reati contro la sicurezza dello Stato; viene istituito un Tribunale specialeper la difesa dello

stato composto da ufficiali delle forze armate e della milizia.

1928: legge elettorale→ introduceva il sistema della lista unica e lasciava agli elettori solo la scelta se

approvarla o respingerla.

Il Gran consiglio diventa un organo dello Stato.

Il totalitarismo imperfetto

A metà degli anni venti in Italia lo Stato totalitario era già una reltà consolidata (partito unico, milizia,

sindacati di regime etc.).

La caratteristica del regime era la sovrapposizione tra la struttura dello stato, simile al vechcio stato

monarchico, e quella del partito. Al di sopra di tutti vi era il potere di Mussolini, che riuniva in se la

qualifica di capo del governo e di duce del fascismo. Nel fascismo italiano l’apparato dello stato era più

importante della macchina del partito; per comunicare con la periferia, infatti, Mussolini si serviva dei

prefetti, mentre per controllare l’ordine pubblico era preposta la polizia di stato; la Milizia era solo un

corpo ausiliario.

Dalla fine degli anni venti l’iscrizione al partito fascista divenne una pratica di massa, necessaria per

ottenere un posto nell’amministrazione statale.

Un ruolo importante era svolto dalle organizzazioni giovanili del partito: i Fasci giovanili, i Gruppi

universitari fascisti e l’Opera nazionale Balilla; nata nel ’26 comprendeva i giovani fra i 12 e i 18 anni e

forniva anche un indottrimento ideologico. I bambini sotto i 12 anni facevano parte dei Figli della lupa.

Tramite queste organizzazioni di massa il fascismo voleva riplasmare la società, e per questo fu definito

totalitario. L’ostacolo maggiore era però rappresentato dalla Chiesa; Mussolini perciò cerco una intesa col

Vaticano.

11 febbraio 1929: Patti lateranensi, firmati tra Mussolini e il segretario di stato vaticano Gasparri; erano

divisi in tre parti: un trattato internazionale, in cui la santa sede riconosceva lo stato italiano e la sua

capitale e si vedeva riconosciuta la sovranità sullo stato del vaticano; una convenzione finanziaria, con cui

l’Italia doveva pagare al Papa un’indennità per la perdita dello stato pontificio; un concordato, che

regolava i rapporti interni fra la chiesa e il regno d’Italia.

Fu però il vaticano a cogliere i maggiori successi dai patti; in cambio della rinuncia allo stato pontificio,

la chiesa acquistò una posizione di privilegio nei rapporti con lo stato e rafforzò la sua presenza nella

società. Mantenne intatta la rete di associazioni e circoli che faceva capo all’Azione cattolica, e riuscì così

ad entrare in concorrenza con il fascismo nel settore delle organizzazioni giovanili

65

Marzo 1929: prime elezioni plebescitarie, tenute con il sistema della lista unica; pieno successo del

regime.

L’altro ostacolo alle aspirazioni totalitarie del fascismo era rappresentato dalla monarchia; per quanto

esautorato, il re restava sempre in teoria la più alta autorità dello stato; aveva infatti il comando supremo

delle forze armate, poteva scegliere i senatori e aveva anche il diritto di nomina e revoca del capo del

governo.

Durante il regime del fascismo l’Italia conobbe uno sviluppo demografico, comune a tutta l’Europa

occidentale e vide accentuata l’urbanizzazione.

Non ostante questo sviluppo alla vigilia della seconda guerra mondiale l’Italia era ancora paese arretrato e

distaccato dalle grandi potenze europee. Questa arretratezza economica e civile favorì le tendenze

conservatrici e tradizionaliste dell’ideologia fascista: la ruralizzazione e lo scoraggiamento all’afflusso dei

lavoratori verso i centri urbani; l’esaltazione della funzione del matrimonio e della famiglia, come

garanzia di stabilità e base per lo sviluppo demografico.

Anche le donne ebbero durante il fascismo le loro strutture organizzative, anche se poco vitali: i Fasci

femminili, le piccole italiane, le giovani italiane e le massaie rurali, con la funzione principale di

valorizzare le virtù domestiche della donna.

Il fascismo però non era solo conservatore immobilista, ma era anche proiettato al futuro, verso un

sistema totalitario moderno, che aveva come ostacoli il ritardo economico e culturale.

1927 Carta del lavoro; documento che cercava di far breccia fra le classi lavoratrici, ormai prive di

autonomia organizzativa e capacità contrattuale e con salari diminuiti.

Il maggiore consenso al regime derivò invece dalla media e piccola borghesia, che fu favorita dalle scelte

economiche del regime. La fascistizzazione toccò solo superficialmente le classi popolari.

Il fascismo dedicò particolare attenzione al mondo della cultura e della scuola; nel 1923 con la riforma

Gentile venne accentuata la severità degli studi e sancito il primato delle discipline umanistiche su quelle

tecniche.

Nel campo della cultura, tutto il settore della stampa politica fu sottoposto a un controllo sempre più

stretto; nel 1937 fu creato il nuovo ministero per la cultura popolare, con il compito di controllare le

pubblicazioni. Un altro controllo era posto sulle trasmissioni radiofoniche, dal 1927 affidate all’ente di

stato Eiar; la radio si affermò come canale di propaganda solo dopo il ’35.

Il cinema ricevette generose sovvenzioni dal regime per favorire la produzione nazionale e limitare la

penetrazione dei film americani.

Il fascismo e l’economia

Il fascismo adottò la formula del corporativismo, che significava gestione diretta dell’economia da parte

delle categorie produttive, organizzate in corporazioni distinteper settori e comprendenti sia gli

imprenditori sia i lavoratori dipendenti.

Le corporazioni vennero però istituite solo nel 1934 e diventarono una nuova burocrazia.

1922-1925: fase liberista del fascismo; incremento produttivo, aumento dell’inflazione, crescente deficit

nei conti con l’estero e deterioramento del valore della lira.

1925: fase basata sul protezionismo, sulla deflazione, sulla stabilizzazione monetaria e su un maggiore

intervento statale in economia inasprimento del dazio sui cereali, accompagnato dalla campagna

propagandistica detta battaglia del grano, con lo scopo di raggiungere l’autosufficienza nel settore dei

cereali; lo scopo fu in buona parte raggiunto. Il prezzo di ciò fu pagato dal settore dell’allevamento e delle

colture specializzate.

La seconda battaglia fu quellaper la rivalutazione della lira, fissando l’obiettivo di quota novanta (90

lireper una sterlina); esso fu raggiunto grazie ad una serie di provvedimenti che limitavano il credito, ma

furono diminuiti i salari dei lavoratori dipendenti; a guadagnarne furono soprattutto le grandi imprese.

66

Con la grande crisi si fece sentire la recessione; il commercio con l’estero si ridusse, l’agricoltura subì un

nuovo colpo a causa del calo delle esportazioni e del tracollo dei prezzi.

Il regime cercò di reagire sia con lo sviluppo dei lavori pubbliciper rilanciare la produzione e attutire la

tensione sociale, sia con l’intervento diretto o indiretto dello stato a sostegno dei settori in crisi.

1931-34: bonifica dell’Agro Pontino.

L’intervento maggiore dello stato fu però nel settore dell’industria e del credito; erano in crisi soprattutto

le grandi banche;per salvarle dal fallimento il governo creò nel 1931 un istituto di credito pubblico, l’Imi

(Istituto mobiliare italiano),per sostituire le banche nel sostegno alle industrie in crisi, e nel 1933 creò

l’Iri, l’Istitutoper la ricostruzione industriale, che divenne azionista di maggioranza delle banche in crisi

e controllando alcune fra le maggiori imprese.

La riprivatizzazione risultò poi impraticabile e l’Iri divenne nel ’37 un ente permanente; quindi lo stato

controllava una quota dell’apparato industriale e bancario superiore al resto dell’Europa, divenendo uno

Stato-imprenditore.

Alla metà degli anni ’30 l’Italia uscì dalla fase più acuta della crisi.

Però dal 1935 Mussolini cominciò una politica di dispendiose imprese militari che accentuò l’isolamento

economico→ economia di guerra.

L’imperialismo fascista

Nel fascismo fu sempre presente una forte componente nazionalistica; infatti il fascismo si presentava

come paladino della riscossa nazionale e restauratore delle glorie della Roma antica.

Fino ai primi anni 30 le aspirazioni imperiali rimasero vaghe.

Aprile 1935: accordo di Stresa con le democrazie occidentali per contrastare il riarmo tedesco.

Dopo quest’accordo Mussolini decise di intraprendere guerra contro l’Etiopia, anche per vendicare il torto

subito dall’Italia nel 1896 con la sconfitta di Adua e per far passare in secondo piano i problemi

economico sociali del paese.

Ottobre 1935: invasione dell’Etiopia; Francia ed Inghilterra condannano l’azione e propongono al

Consiglio della Società delle nazioni l’adozione di sanzioni, consistenti nel divieto di esportare in Italia

armi.

Contro queste sanzioni ci fu una mobilitazione popolare e numerose espressioni di solidarietà verso il

fascismo e la guerra.

L’impresa in Etiopia fu molto difficile, in quanto gli etiopici si batterono duramente sotto la guida del

negus Selassiè.

5 maggio 1936: le truppe italiane comandate da Badoglio entrano in Addis Abeba.

Dal punto di vista economico la conquista dell’Etiopia non migliorò la situazione, ma sul piano politico il

successo fu clamoroso, in quanto si ebbe la sensazione di aver conquistato per l’Italia una posizione di

grande potenza. patto di amicizia tra l’Italia e la Germania, che Mussolini

Ottobre 1936: Asse Roma - Berlino→

considerava come un mezzo di pressione sulle potenze occidentali e in grado di ottenere qualche

vantaggio in campo coloniale. In realtà il duce fu condizionato da Hitler.

Maggio 1939: patto d’acciaio, che lega definitivamente le sorti dell’Italia a quelle dello stato nazista.

L’Italia antifascista

Per coloro che si volevano opporre al fascismo c’erano solo due vie, o l’esilio o l’agitazione clandestina

in patria.

1930: all’estero si riuniscono i due partiti socialisti, massimalista e riformista, sotto la guida di Pietro

Nenni; così fanno anche altri partiti antifascisti. 67

1927: i gruppi si federano in un organismo unitario, la Concentrazione antifascista.

1929: Emilio Lussu e Carlo Rosselli fondano il movimento di Giustizia e Libertà (GL), punto d’incontro

fra socialisti e liberal-democratici e organismo di lotta.

Il maggior contributo alla lotta clandestina venne però dal Partito comunista (Pci), che ebbe come leader

Palmiro Togliatti, subentrato a Gramsci dopo il suo arresto nel 1926; esso riuscì a mettere in piedi una

propria rete clandestina e rimase in polemica fino al ’35 con gli altri partiti antifascisti. I dirigenti

comunisti erano legati alle direttive di Mosca.

Dopo il ’35 il Pci riannodò i contatti con le altre forze di opposizione e nel 1934 strinse una patto di unità

d’ azione con i socialisti.

Nel 1943 sorse un movimento di resistenza armata al nazifascismo.

Apogeo e declino del regime fascista

Dopo il successo della campagna etiopica ci furono incrinature nel consenso al fascismo.

Una era legata alla politica economica, legata al prestigio nazionale e condizionata dalle spese militari.

1935: Mussolini rilancia la politica dell’autarchia, che ricercava una maggiore autosufficienza

economica ed aumentava la stretta protezionistica. QUESto traguardo però non viene raggiunto ed inoltre

crescono anche i prezzi.

Un altro motivo di disagio era dato dalla politica estera attuata da Mussolini e dal genero Galeazzo Ciano,

ministro degli Esteri; inquietava soprattutto l’amicizia con la Germania, ancheper l’antipatia verso lo stato

nazista eper il timore di una guerra.

Il duce invece non pensava alla pace, ma auspicava un avvenire di conquiste e confronti militari.

1938: Mussolini introduce delle leggi discriminatorie nei confronti degli ebrei, simili a quelle naziste.

Esse suscitano sdegno nell’opinione pubblica e aprono un serio contrasto con la Chiesa.

L’unico settore in cui le aspirazioni totalitarie ottennero qualche successo fu quello giovanile; ma questo

sostegno durò fino alla scoppio del conflitto.

La seconda guerra mondiale

Le origini

A provocare il conflitto fu la politica di conquista e aggressione della Germania nazista.

1938: conferenza di Monaco tra Hitler e le democrazie occidentali, le quali sperano di aver placato la

Germania con la cessione dei Sudeti.

Marzo 1939: Hitler occupa la Boemia e la Moravia, regioni della Cecoslovacchia, dando vita ad un

protettorato incluso nel Reich. La Slovacchia si proclama indipendente; lo Stato cecoslovacco è distrutto.

Francia e Inghilterra stipularono un patto di assistenza militare con la Polonia, che era nelle mire

tedesche; Hitler infatti aveva rivendicato il possesso di Danzica e il diritto di passaggio alla zona che si

univa con la Polonia. Le potenze europee si unironoper impedire che la Polonia subisse la sorte della

Cecoslovacchia.

Aprile 1939: Mussolini occupa il Regno di Albania,per penetrare nei Balcani.

Maggio 1939: patto d’acciaio tra Mussolini e Ciano con Hitler→ se una delle due parti era in conflitto

l’altra doveva scendere in campo al suo fianco.

23 agosto 1939: i ministri degli Esteri di Germania e Urss, Ribbentrop e Molotov, firmano a mosca un

patto di non aggressione fra i due paesi. L’Urss ottiene, tramite un patto segreto, un riconoscimento delle

sue mire sugli Stati baltici, sulla Romania e sulla Polonia, di cui si prevedeva la spartizione.

1 settembre 1939: i tedeschi invadono la Polonia. 68

3 settembre 1939: Gran Bretagna e Francia dichiarano guerra alla Germania. L’Italia dichiara la sua

belligeranza, in quanto non in grado di mantenere le promesse del patto d’acciaio→ inizio delle Seconda

Guerra mondiale.

Ci fu l’applicazione della guerra-lampo che si basava sull’uso dell’aviazione e delle forze corazzate. →

I tedeschi assediarono e distrussero Varsavia, mentre i Russi si impadronirono delle regioni orientali

fine della Repubblica polacca.

30 novembre: l’Urss invade la Finlandia; solo nel ’40 però è costretta a cedere alle richieste sovietiche di

espansione territoriale, ma conserva la sua indipendenza.

9 aprile 1940: la Germania attacca la Danimarca e la Norvegia.

10 maggio 1940: offensiva tedesca sul fronte occidentale; la Francia, nonostante le fortificazioni difensive

della linea Maginot viene sconfitta e viene lasciato scoperto il confine con il Belgio e col Lussemburgo.

Oltre al Belgio vengono invasi anche Olanda e Lussemburgo.

12-15 maggio 1940: i tedeschi sfondano le linee nemiche a Sedan.

14 giugno 1940: i tedeschi entrano a Parigi.

22 giugno 1940: il presidente del consiglio francese Petain firma l’armistizio con la Germania; il governo

fine della Terza Repubblica.

stabilisce la sua sede a Vichy→

Petain promuove una rivoluzione nazionale che riporta all’ancien regime.

10 giugno 1940: entrata in guerra dell’Italia; l’offensiva sulle Alpi però si risolve con un armistizio

richiesto dalla Francia; anche l’attacco lanciato contro le forze inglesi in Egitto deve arrestarsi..

Era ormai rimasta solo la Gran Bretagna a combattere contro la Germania, anche per la volontà del primo

ministro Winston Churchill, intransigente contro le pretese hitleriane.

Luglio 1940: invasione dell’Inghilterra (operazione Leone marino); i tedeschi cercano di conquistare il

dominio dell’aria; gli attacchi tedeschi sono però contrastati dagli aerei da caccia della Royal Air Force

(Raf).

Ottobre 1940: l’esercito italiano attacca la Grecia, ma viene sconfitto. In Africa gli inglesi passano al

contrattacco e Mussolini deve accettare l’aiuto di truppe tedesche, comandate da Rimmel, per conservare

la Pirenaica, la parte orientale della Libia.

Anche nei Balcani le iniziative italiane falliscono; la Jugoslavia e la Grecia, attaccate da tedeschi ed

italiani, vengono travolte.

6 aprile 1941: gli inglesi occupano Addis Abeba, dominio italiano.

22 giugno 1941: attacco tedesco alla Russia (operazione Barbarossa). La guerra però dura molto e la

Germania è costretta a tenere il suo esercito nelle gelide pianure russe (guerra d’usura).

Intervento degli Usa:

14 agosto 1941: incontro fra Roosevelt e Churchill; Carta atlantica: documento in 8 punti in cui si

ribadiva la condanna dei regimi fascisti e si fissavano le linee di un nuovo ordine democratico.

Gli stati uniti intervenirono nel conflitto dopo l’aggressione subita nel pacifico da parte del Giappone; nel

settembre 1940 il Giappone aveva stipulato un Patto tripartito con Germania e Italia.

Luglio 1941: i giapponesi invadono l’Indocina francese; Stati Uniti e Gran Bretagna bloccano le

esportazioni verso il Giappone.

7 dicembre 1941: l’aviazione giapponese attacca la flotta degli Stati Uniti a Pearl Harbor e la distruggono.

Anche Germania ed Italia dichiarano guerra agli Stati Uniti.

Maggio 1942: i giapponesi controllano le Filippine, la Malesia e la Birmania britannica, e l’Indonesia

olandese.

Conferenza a Washington; le 26 nazioni in guerra contro Giappone, Germania ed Italia sottoscrivono il

patto delle Nazioni Unite. 69

Il nuovo ordine

Sia la Germania che il Giappone cercano di costruire nelle zone di loro controllo un nuovo ordine, basato

sulla supremazia della nazione eletta e sulla subordinazione degli altri popoli.

La Germania adottò un trattamento particolarmente duro contro i popoli slavi, ma soprattutto contro gli

ghetti, lager; Hitler decise contro di loro di adottare la

Ebrei, considerati il nemico principale→

“soluzione finale”, affidata alle SS e consistente nell’eliminazione fisica degli ebrei.

La resistenza al nazismo aumentò dopo l’aggressione tedesca all’URSS, che orientò alla lotta armata i

comunisti di tutta Europa, tra cui Tito in Jugoslavia.

1942-1943

La spinta offensiva dei giapponesi viene fermata dagli americani nelle battaglie del Mar dei Coralli e

delle isole Midway.

Agosto 1942: i tedeschi assediano Stalingrado, ma sono costretti ad arrendersi.

Battaglia di El Alamein: l’esercito britannico contro il contingente italo-tedesco di Rimmel, nel deserto

del nord Africa; in seguito sbarca anche in Algeria e in Marocco. Gli italo-tedeschi devono arrendersi.

Gennaio 1943: conferenza di Casablanca; inglesi e americani decidono di attaccare l’Italia e si

accordano sul principio della resa incondizionata da imporre agli avversari.

La campagna d’Italia

10 luglio 1943: contingenti anglo-americani sbarcano in Sicilia e si impadroniscono dell’isola→ colpo di

graziaper il regime fascista.

Marzo 1943: scioperi operai in Italia

Luglio 1943: riunione del Gran consiglio del fascismo, in cui il fascista moderato Dino Grandi invita il re

a riassumere le funzioni di comandante supremo.

25 luglio 1943: Mussolini, convocato da Vittorio Emanuele III, viene incarcerato; il nuovo capo del

governo è Pietro Badoglio caduta di Mussolini.

3 settembre 1943: armistizio con gli anglo-americani.

I tedeschi sono attestati sulla linea difensiva (linea Gustav) con centro a Cassino e riescono a bloccare gli

Alleati.

Il fascismo è ancora presente nel nord dell’Italia.

12 settembre 1943: i tedeschi liberano Mussolini dalla prigionia di Campo Imperatore; il duce annuncia

l’intenzione di dar vita, nella parte occupata dai tedeschi, ad un nuovo stato fascista, la Repubblica

sociale italiana (Rsi) con capitale a Salò (Repubblica di Salò), ad un nuovo Partito fascista repubblicano

e ad un nuovo esercito. L’unica funzione della Repubblica di Salò era quella di reprimere e combattere il

movimento partigiano dell’Italia occupata.

Si da l’avvio alla Resistenza degli antifascisti patrioti (Gruppi di azione patriottica), i tedeschi

rispondono con dure rappresaglie tra cui quella delle Fosse Ardeatine.

Le bande partigiane si organizzarono poi in Brigate Garibaldi, in formazioni di Giustizia e Libertà, in

Brigate Matteotti, in formazioni cattoliche e in bande autonome.

Esistevano già dei partiti antifascisti: il Partito d’azione, la Democrazia cristiana, il Partito liberale, il

Partito repubblicano.

I rappresentanti dei partiti si riunisco a Roma e costituiscono il Comitato di liberazione nazionale.

Marzo 1944: il contrasto tra Cln e governo Badoglio viene sbloccato per iniziativa del leader comunista

svolta di

Palmiro Togliatti che propose di formare un governo di unità nazionale per la lotta al fascismo→

Salerno.

Aprile 1944: primo governo di unità nazionale, con Badoglio e i partiti del Cln.

Giugno 1944: il successore di Vittorio Emanuele III, Umberto assume la luogotenenza generale del

Regno. Il nuovo governo è presieduto da Ivanoe Bonomi.

70

Le formazioni partigiane indicarono la loro guida politica nel Cln Alta Italia, nonostante le rappresaglie

dei tedeschi tra cui quella di Marzabotto.

In alcune zone dell’Italia settentrionale, la Resistenza riuscì anche a creare delle “repubbliche partigiane”.

L’offensiva americana iniziò però ad arrestarsi anche se il movimento partigiano riuscì a sopravvivere;

l’offensiva alleata riprese nella primavera del ’45.

La sconfitta della Germania

1945: avanzata dell’Armata rossa che conquista Berlino.

Gli anglo-americani preparano uno sbarco sulle coste francesi contro i tedeschi, che avevano munito la

zona di fortificazioni difensive. Il piano prevedeva lo sbarco in Normandia stotto il comando

dell’americano Eisenhower. →

6 giugno 1944: sbarco in Normandia operazione Overlord. Gli alleati riescono a sfondare le difese

tedesche.

25 agosto 1944: gli anglo-americani entrano a Parigi; quasi tutta la Francia è liberata.

Autunno 1944: la Germania può dichiararsi sconfitta. I russi e gli jugoslavi entrano a Belgrado, mentre gli

inglesi sbarcano in Grecia.

La Germania era sottoposta ai bombardamenti degli alleati, che avevano il dominio dell’aria. Hitler però

rifiuta ogni proposta di resa. la Germania deve essere divisa in 4 zone di

Febbraio 1945: conferenza di Yalta degli alleati→

occupazione e il nazismo deve essere eliminato. L’Urss si impegna ad entrare in guerra contro il

Giappone.

Nel mentre l’Armata rossa raggiunge Vienna e Praga, mentre gli anglo-americani dilagano in Germania.

25 aprile 1945: i tedeschi abbandonano Milano, Mussolini viene ucciso dai partigiani.

28 aprile 1945: il cadavere di Mussolini è esposto a piazzale Loreto a Milano.

30 aprile: Hitler si suicida mentre i russi stavano entrando a Berlino. La presidenza del Reich va a Karl

Donitz.

7 maggio 1945: resa tedesca firmata a Reims. L’8 e il 9 cessano le ostilità.

La sconfitta del Giappone

Il nuovo presidente americano Harry Truman decise di impiegare contro il Giappone, che non voleva

arrendersi, la nuova bomba atomica.

6 agosto 1945: bomba atomica ad Hiroshima e a Nagasaki

15 agosto: dopo che l’Urss dichiara guerra al Giappone, l’imperatore Hiroito si arrende.

2 settembre 1945: firma dell’armistizio.

Conseguenze della guerra

Liquidazione del nazifascismo e trionfo delle democrazie.

Francia e Gran Bretagna perdono il ruolo di potenze mondiali, assunto dagli Stati Uniti,per la supremazia

economica e militare, e dall’Unione Sovietica→ nascita di un nuovo sistema mondiale bipolare.

I morti civili in guerra furono 50 milioni. →

Si mettono in atto numerosi processi contro i capi nazisti e i dirigenti giapponesi processi di

Norimberga (1945-46)e Tokyo (1946-48). 71

1945: creazione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu), al posto della Società delle nazioni. Il

→composto

suo statuto prevedeva un’Assemblea generale degli Stati membri e un Consiglio di sicurezza

da 15 membri, ciascuno dei quali godeva di un diritto di veto.

viene creato il Fondo monetario internazionale,per creare

Luglio 1944: accordi di Bretton Woods→

riserve valutarie mondiale, a cui viene affiancata una Banca mondiale,per occuparsi dei prestiti.

Fine della grande alleanza

Nascono contrasti tra Usa e Urss nell’approccio ai problemi della pace.

Roosevelt sperava di riuscire a cooperare con l’Unione Sovietica, ma con l’avvento di Harry Truman

riaffiorarono i nodi del futuro della Germania sconfitta e degli sviluppi in Europa occidentale.

L’Urssper imporre la propria egemonia decise di imporre al potere i partiti comunisti locali.

1946: Churchill tiene un discorso in cui denuncia il comportamento dell’Urss→ grande alleanza in

frantumi. → nuovi confini fra Urss, Polonia e Germania; a Urss vanno

Luglio-ottobre 1946: conferenza di Parigi

le ex repubbliche baltiche ( Estonia, Lituania, Lettonia), parte della Polonia e della Prussia; la Polonia

annette vaste zone tedesche (Slesia, Pomerania, la restante Prussia)

Il mondo diviso

Unione Sovietica e Stati Uniti diedero inizio alla guerra fredda, un’ostilità fra due blocchi contrapposti di

Stati. Essa durò fino al 1953, anno della morte di Stalin.

Agosto 1946: crisi tra l’Urss e la Turchia, appoggiata dagli Usa,per lo stretto dei Dardanelli. Truman invia

la flotta americana nel Mar Egeoper appoggiare i Turchi→ teoria del containment, che consisteva nel

contenere l’espansionismo dell’Urss tramite l’uso della forza.

Truman dide il via alla dottrina Truman, con cui gli Stati Uniti si impegnavano ad intervenire in favore

delle minoranze contro l’Urss.

Giugno 1947: gli americani lanciano il piano Marshall, un piano di aiutiper le economia europee, il quale

però viene osteggiato dai sovietici; questo piano porta a più stretti legami dei paesi interessati con gli Stati

Uniti.

Settembre 1947: Stalin in risposta costituisce un Ufficio d’informazione dei partiti comunisti

(Cominform), una sorta di riedizione della Terza Internazionale.

Il fattore di scontro maggiore tra Usa e Urss era la questione della Germania, che era stata divisa in 4 zone

di occupazione (americana, inglese, francese e sovietica)e la cui capitale si trovava nell’area sovietica.

Stati Uniti e Gran Bretagna integrarono le loro zone, attuandovi riforme economiche e dando vita alla

rinascita di un forte stato tedesco integrato nel blocco occidentale.

Giugno 1948: blocco di Berlino→ l’Urss chiude gli accessi alla città impedendone il rifornimento,

sperando che gli occidentali abbandonassero la zona.

Maggio 1949: i sovietici tolgono il blocco, rivelatosi inefficace.

Vennero poi unificate tutte e tre le zone occidentali della Germania e venne proclamata la Repubblica

federale tedesca, con capitale Bonn e con una costituzione democratico-parlamentare.

I sovietici crearono una Repubblica democratica tedesca, con capitale Pankow e retta da un regime

comunista.

Aprile 1949: Patto atlantico, un’alleanza difensiva firmata a Washington fra i paesi dell’Europa

occidentale, gli Stati Uniti e il Canada. Viene creato un dispositivo militare integrato composto da

contingenti degli stati membri: la Nato (Organizzazione del trattato del Nord Atlantico).

Nel 1951 aderiscono anche la Grecia e la Turchia e nel 1955 la Germania federale.

1955: l’Urss stringe un’alleanza militare con i paesi satelliti, il Patto di Varsavia, anch’essa con

un’organizzazione militare integrata. 72

L’Unione Sovietica

Lo stalinismo accentuò i suoi connotati autocratici e repressivi.

La ricostruzione economica sovietica fu molto rapida, anche grazie alle riparazioni imposte ai paesi ex

nemici. La priorità andò all’industria pesante.

La tecnologia creò la bomba atomica e la bomba all’idrogeno.

In politica estera i paesi dell’Europa orientale occupati furono trasformati in democrazie popolari.

Stalin voleva costituire in Polonia un governo amico dell’Urss, ancheper la sua posizione strategica; gli

inglesi invece volevano difendere l’indipendenza della Polonia,per la quale erano entrati in guerra nel ’39.

Giugno 1945: a Varsavia si instaura un governo presieduto dal socialista Morawski, ma in realtà

controllato dai comunisti.

Gennaio 1947: elezioni; vincono i comunisti, che iniziano ad eliminare le altre forze politiche.

In Ungheria le forze non comuniste che cercavano di resistere erano particolarmente tenaci, soprattutto il

Partito dei contadini; i comunisti iniziarono una campagna di arresti contro gli avversari→ processo di

sovietizzzione dell’Ungheria.

In Cecoslovacchia le elezioni del 1946 avevano portato al governo il comunista Gottwald e il governo

fondato sull’alleanza fra i partiti di sinistra. QUESta coalizione si ruppeper l’ostilità dei comunisti

all’accettazione degli aiuti del piano Marshall. I comunisti attuarono quindi una violenta campagna contro

gli avversari e costrinsero il presidente della Repubblica Benes ad affidare il potere ad un loro nuovo

governo. In marzo morì il ministro degli esteri Masaryk, l’unico non comunista del nuovo ministero.

Dopo le elezioni del ’48 il presidente si dimise.

In Jugoslavia i comunisti guidati da Tito si imposero al governo, i comunisti jugoslavi si staccarono poi

dalle direttive di Stalin, che li condannò.

Negli altri paesi dell’Europa orientale la diffusione del comunismo portò modernizzazione e decollo

economico, ma anche forte compressione dei consumi e del tenore di vita; essi rimasero stati satelliti

subordinati allo Stato-guida. I tassi di cambio e i prezzi vennero regolati attraverso il Consiglio di mutua

assistenza economica (Comecon).

Il dopoguerra negli Stati Uniti e in Europa occidentale

Gli Stati Uniti dovettero affrontare un problema di riconversione: il sistema economico orientato e

stimolato dalla guerra doveva essere riorganizzato a scopi di pace.

A capo del paese c’era Truman, che però non aveva il carisma di Roosevelt.

A partire dal ’49 si scatenò una campagna anticomunista, che ebbe come principale ispiratore il senatore

repubblicano Joseph McCarthy (maccartismo); venne adottata una legge per eliminare coloro che erano

sospettati di filocomunismo.

In tutta l’Europa occidentale dopo la guerra ci fu una forte spinta in senso democratico e riformista:

Inghilterra: alle elezioni di luglio 1945 Churchill venne battuto dai laburisti di Clement Attle; il nuovo

governo nazionalizzo alcune industrie e i trasporti, introdusse il salario minimo e il Servizio sanitario

nazionale. Furono gettate le basi del Welfare State.

Francia: Furono varati nazionalizzazioni e programmi di sicurezza sia dal governo provvisorio di De

Gaule sia dai ministeri di coalizione formati da partito comunista, dalla Sfio e dal Movimento

repubblicano popolare. Quarta

Nel ’46 venne elaborata una nuova costituzione di stampo democratico-parlamentare→

Repubblica.

Nel ’47 l’alleanza fra i tre partiti di massa si ruppe a causa dei contrasti fra i comunisti e le altre forze.

73

Germania federale: l’economia tedesca mostrò straordinarie capacità di recupero. Gli Stati Uniti

consentirono alla Germania Ovest di beneficiare degli aiuti del piano Marshall. Alla base di questo

miracolo tedesco vi era una notevole stabilità politica, anche grazie alla costituzione del ‘49.

La guida del governo fu mantenuta dall’Unione cristiano-democratica federata con l’Unione cristiano-

sociale, prima con Adenauer e poi con Erhard. Il partito d’opposizione era il partito social-democratico.

Giappone

Era sottoposto all’amministrazione del generale Mac Athur, che nel ’46 impose una nuova costituzione

redatta da funzionari americani, la quale introdusse una monarchia costituzionale e un sistema

parlamentare. Sempre nel ’46 fu varata una radicale riforma agraria.

Negli anni ’50 grazie al contenimento dei consumi e il rilancio produttivo il Giappone ebbe un tasso di

investimento molto elevato. Era presente un sistema delle imprese basato sulla compresenza di pochi

grandi complessi industriali-finanziari e di molte piccole-medie aziende.

Le cause di questo miracolo erano attribuite all’abitudine all’organizzazione e alla disciplina, alla forte

coesione nazionale e allo spirito di gruppo.

La guida del paese fu sempre mantenuta dal Partito liberl-democratico, composto da gruppi moderati.

La rivoluzione comunista in Cina e la guerra di Corea

1949: avvento al potere dei comunisti in Cina. Questa rivoluzione segnò la rinascita della Cina come stato

indipendente e come grande potenza e affermò un modello di società comunista distinto da quello russo.

Con la guerra nel pacifico l’alleanza tra i comunisti di Mao Tse-tung e i nazionalisti di Chang entrò in

crisi. I nazionalisti si concentrarono contro i comunisti; i comunisti invece combatterono contro i

giapponese e riuscirono a rafforzare i loro legami con le masse contadine. Chung iniziò una campagna

militare contro i comunisti, i quali però potevano contare sull’appoggio della popolazione contadina.

Febbraio 1949: i comunisti entrano a Pechino e Chung si rifugia a Taiwan.

! ottobre 1949: nascita della Repubblica popolare cinese a Pechino; essa è riconosciuta dall’Urss e dalla

Gran Bretagna, ma non dagli Stati Uniti che consideravano come illegittimo solo il governo di Taiwan.

La nuova repubblica a guida comunista diede il via a misure di socializzazione, riuscì a far accrescere il

settore industriale.

Febbraio 1950: trattato di amicizia e di mutua assistenza tra la Cina e l’Unione Sovietica.

1950: la Corea era divisa in 2 zone, delimitate dal 38° parallelo: la Corea del Nord, governata dal regime

comunista di Kim Ill Sung, e la Corea del Sud, con un governo nazionalista appoggiato dagli americani.

A giugno le forze nord-coreane, armate dai sovietici, invasero il sud. Gli Stati Uniti inviano truppe in

Corea e respingono i nord coreani. Mao in difesa dei comunisti invia dei volontari che penetrano nella

Corea del Sud.

Aprile 1951: Truman apre le trattative con la Corea del Nord.

La coesistenza pacifica, la destalinizzaizone e la crisi ungherese

Con la fine della presidenza Truman e la morte di Stalin nel ’53 la guerra fredda assunse nuove forme.

Giugno 1953: gli operai di Berlino est protestano contro il regime comunista e vengono repressi nel

sangue.

Negli Stati Uniti la nuova amministrazione repubblicana passa al generale Eisenhower. In questi anni

vennero poste le premesse della coesistenza pacifica tra i 2 blocchi.

In Unione Sovietica si impose come leader Nikita Kruscev→ si fece promotore di aperture in politica

estera (1955: trattato di Vienna, che sanciva l’indipendenza e la neutralità dell’Austria e la riconciliazione

con i comunisti jugoslavi), e in politica interna in cui ci fu la fine delle grandi purghe e un rilancio

dell’agricoltura.

Kruscev in un rapporto al XX congresso del Pcus del febbraio 1956 si espresse contro lo scomparso

destalinizzazione.

Stalin, denunciandone i crimini→

In Polonia nel ‘56 gli operai chiedono un cambiamento; l’Urss decide di favorire l’ascesa al potere di

Gomulka. 74

In Ungheria ad ottobre ci fu una vera e propria insurrezione dei lavoratori, i quali formarono consigli

operai. A capo del governo fu chiamato Nagy; le truppe sovietiche si ritirano.

Il 1 novembre Nagy annuncio l’uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia; il segretario del partito

comunista Kadar invocò l’intervento sovietico, che stronca la resistenza e pone al governo Kadar.

L’Europa occidentale e il Mercato comune

Nel corso degli anni ’50 i maggiori stati dell’Europa Occidentale diventarono potenze dipendenti

dall’alleato statunitense.

Il paese che visse questo passaggio in modo più drammatico fu la Francia.

In Gran Bretagna invece la smobilitazione dell’Impero avvenne senza traumi; fra il ’51 e il ’64 al governo

ci furono i conservatori, che non smantellarono il Welfare State, ma non riuscirono a impedire il declino

dell’economia britannica.

In questo periodo nacque l’ideale di un Europa unita nella pace, nella democrazia e nella cooperazione,

come auspicato da Churchill, De Gasperi, Blum etc.

1951: comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Marzo 1957: trattato di Roma fra i rappresentanti di Francia, Italia, Germania federale, Belgio, Olanda e

Lussemburgo→ istituzione della Comunità economica europea (CEE), con lo scopo di creare un

Mercato comune europeo; i suoi organi principali erano la Commissione, il Consiglio dei ministri, la

Corte di giustizia e il Parlamento europeo.

Un ostacolo ai progetti di integrazione europea fu però rappresentato dalla crisi istituzionale in Francia:

nel ’58 la crisi legata al problema algerino giunse al culmine. Alla guida del governo venne chiamato De

Gaulle, che redisse la nuova costituzione e portò alla nascita della Quinta Repubblica; il capo dello stato

aveva il potere di nominare il capo del governo, di sciogliere le camere e di indire referendum.

De Gaulle venne eletto presidente della repubblica e riuscì a risolvere l’affare algerino e, per via della sua

vocazione nazionalista, attuò una politica estera che tendeva a svincolare la Francia da legami con gli

Stati Uniti e a proporla come guida di una futura Europa indipendente; per attuare ciò ritirò le truppe

francesi dalla nato, si oppose all’integrazione politica fra i paesi della CEE.

La decolonizzazione del Terzo Mondo

Smantellamento del sistema coloniale e accesso all’indipendenza dei popoli afroasiatici.

Decolonizzazione:

Durante la 2 guerra i movimenti indipendentisti extraeuropei, appoggiati dai belligeranti, acquistarono

sempre maggiore forza.

Inoltre Stati Uniti e Unione Sovietica spingevanoper eliminare gli europei dall’Asia e dall’Africa,

eliminando l’eurocentrismo.

Con la Carta atlantica del 1941 era stato proclamato il principio di autodeterminazione dei popoli, che

potevano scegliere la forma di governo più adatta.

La Gran Bretagna cercò di allentare il proprio dominio preparando i popoli soggetti all’indipendenza e

cercando di trasformare l’Impero in una comunità di nazioni sovrane associate nel Commonwealth.

La Francia invece oppose resistenza ai movimenti indipendentisti e cercò di riunire la madrepatria e le

colonie in un unico Stato.

L’eredità coloniale lasciò le sue tracce nelle abitudini e nella cultura, mentre si affermò solo in pochi

paesi la democrazia parlamentare di tipo europeo.

L’emancipazione dell’Asia

Fu il primo continente ad affrancarsi dal dominio coloniale, soprattuttoper il carattere più avanzato della

sua organizzazione politica e della sua struttura sociale.

Il movimento nazionalista era cresciuto tra le due guerre con l’affermazione del Partito del congresso e

del suo leader indipendentista Gandhi attuò nuove forme di lotta basate sulla non-violenza e sul rifiuto

75

di collaborazione con i dominatori., con lo scopo di guadagnare l’indipendenza e di eliminare il sistema

delle caste.

1935: gli inglesi concedono il diritto di voto e aumentano l’autonomia delle singole province.

Il Partito del congresso, guidato dal ’41 da Nehru, durante la 2 guerra promosse un movimento di

resistenza non violenta alla guerra, con la promessa di diventare dominion.

Gandhi voleva la formazione di uno stato unitario laico in cui convivessero indù e musulmani, i quali

però non erano d’accordo.

Agosto 1947: nascono due stati→ l’Unione Indiana, a maggioranza indù, e il Pakistan, musulmano.

Indù e musulmani continuarono però a scontrarsi fra loro.

Gennaio 1948: Gandhi viene assassinato da un estremista indù.

1964: muore Nehru; gli succede la figlia Indira Gandhi. Le istituzioni democratico-parlamentari nate

con l’indipendenza reggono.

L’emancipazione del Sud-Est asiatico

L’emancipazione fu condizionata dallo scontro fra nazionalisti (conservatori o progressisti) e movimenti

comunisti, diffusi nelle campagne.

→ il movimento nazionalista guidato da Sukarno ottenne l’indipendenza nel 1949.

Indonesia

Nel 1965 ci fu un fallito tentativo rivoluzionario dei comunisti e Sukarno dovette cedere il potere ai

militari. → 1946: gli Stati Uniti concessero l’indipendenza; i governi autoritari,

Filippine tra cui quello di Marcos,

al potere dal ’65 all’ 86, si scontrarono con le forze comuniste e separatiste musulmane.

→ i comunisti, guidati da Ho Chi-min, rimasero maggioritari nella Legaper l’indipendenza

Vietnam

(Vietminh).

1945: Ho Chi-min proclama la Repubblica democratica del Vietnam. I francesi però non riconoscono il

nuovo stato.

1946: guerra tra francesi e Vietminh, conclusa nel 1954 quando la piazzaforte dei francesi capitola.

Luglio 1946: accordi di Ginevra→ sanzionano il ritiro dei francesi dalla penisola indocinese e la division

provvisoria del Vietnam in due stati: uno comunista al Nord ed uno filo-occidentale al Sud.

Il Medio Oriente

Già all’inizio del ‘900 si formò un movimento nazionale arabo contro la dominazione ottomana.

1916: francesi ed inglesi si spartiscono la zona compresa fra la Turchia e la penisola arabica.

1917: dichiarazione Balfour→ gli inglesi riconoscono il diritto del movimento sionista a cercare in

Palestina una sedeper il popolo ebraico.

1946: la Gran Bretagna riconosce l’indipendenza della Transgiordania e la Francia della Siria e del

Libano.

La Palestina rimane ancora contesa fra arabi ed ebrei; la causa sionistaper la creazione di uno stato

ebraico venne sostenuta dagli Stati Uniti, dove la comunità ebraica era numerosa ed influente.

1947: a causa della lotta armata delle organizzazioni militari ebraiche, il governo inglese ritira le sue

truppe dalla Palestina e chiede alle Nazioni Unite di risolvere la questione.

Maggio 1948: gli ebrei proclamano la nascita dello Stato di Israele; gli Stati arabi lo attaccano subito.

organizzazione

Maggio ’48- gennaio ’49: prima guerra arabo-israeliana; vittoria dello Stato ebraico→

economica basata sul capitalismo industriale e il cooperativismo delle comunità agricole; lo stato fu

guidato da leader laburisti, tra cui Gurion. 76

Lo stato arabo di Palestina non nacque mai; cominciò il dramma palestinese.

Egitto:

1936: conquista l’indipendenza dagli inglesi; regime monarchico corrotto.

1952: un Comitato di ufficiali liberi guidato da Nasser assume il potere→ riforme in senso socialista e

processo di industrializzazione.

Nasser voleva assumere la guida dei paesi arabi nella lotta contro Israele.

Nazionalizzò la Compagnia del Canale di Suez, dove francesi ed inglesi avevano interessi; si aprì una

crisi internazionale

Ottobre 1956: d’intesa con Francia ed Egitto, Israele attacca l’Egitto e lo sconfigge. L’Urss invia un

ultimatum a Francia, Gran Bretagna ed Israele, che devono lasciare l’Egitto.

L’indipendenza dell’Africa

1956: Marocco e Tunisia ottengono l’indipendenza dalla Francia.

Lotta in Algeria:

Si affermò dopo gli anni ’50 il Fronte di liberazione nazionale (Fln) guidato da Ben Bella.

1957: battaglia di Algeri; i francesi riescono a piegare l’insurrezione.

Maggio 1958: i coloni costituiscono ad Algeri un Comitato di salute pubblica; la Quarta Repubblica

francese va in crisi e ritorna al potere De Gaulle.

Marzo 1962: il governo francese e il governo rivoluzionario provvisorio del Fln si accordanoper un

progetto di indipendenza.

La nuova Algeria indipendente fu guidata prima da Ben Bella, poi da Bumedien.

Libia:

1969: rivoluzione che porta al potere i militari guidati da Gheddafi.

Decolonizzazione dell’Africa nera:

1957: indipendenza del Ghana dall’Inghilterra.

1958: indipendenza della Guinea dalla Francia.

1960: ottengono l’indipendenza la Nigeria, il Senegal e la Somalia.

Il processo di indipendenza fu di solito pacifico e a volte pilotato dalle stesse potenze europee.

Kenya: il processo di indipendenza fu insanguinato dalla campagna condotta da mAu-Mau e dalla

repressione inglese.

Ultima a conquistare l’indipendenza fu l’Unione Sudafricana, dove si inasprì il regime di apartheid a

danni della maggioranza nera, da parte del monopolio politico della minoranza bianca.

Congo:

Era sotto la dominazione belga. Dopo l’indipendenza nel 1960 ci fu una guerra civile e un tentativo di

secessione della provincia del Katanga. Il regime che si impose fu quello militare di Mobutu.

In Nigeria ci fu una repressione del tentativo di secessione del Biafra;in Etiopia le lotte degli

indipendentisti eritrei, soprattutto dopo il colpo di stato di Menghistu, che rovesciò l’imperatore Selassiè.

Il Terzo Mondo

I paesi di nuova indipendenza cercarono di garantirsi dalle tendenze egemoniche delle superpotenze, con

la politica del non allineamento rispetto ai grandi blocchi militari ed ideologici. Si venne a creare un

Terzo Mondo distinto dall’Occidente capitalistico e dall’Est comunista, le due grandi potenze egemoni.

77

1955: conferenza afroasiatica di Bandung, a cui partecipò anche la Cina→ segnò la nascita del

movimento dei non allineati e l’affermazione del Terzo Mondo sulla scena mondiale.

I membri del non allineamento aumentarono nel tempo e si vennero a creare delle divisioni.

Caratteristica dei paesi non allineati fu però, dal punto di vista economico, il sottosviluppo, dovuto a

carenza di strutture industriali, all’aretratezza dell’agricoltura, all’emarginazione dagli scambi

internazionali, alle poche risorse disponibili.

America Latina

Diffusa arretratezza e forte dipendenza dagli Usa.

Durante la 2 guerra ci fu però un considerevole sviluppo economico che determinò nei ceti medi

sentimenti nazionalistici e avversioneper le oligarchie tradizionali.

Argentina:

1946: in Argentina si instaura il regime populista di Juan Domingo Peròn; egli attua una politica di

incentivi all’industria e di aumenti salariali (riformismo sociale), guadagnandosi largo consenso. La sua

prassi politica però era autoritaria.

1955: Peròn viene rovesciato da un colpo di Stato militare; il governo militare lascia il posto a governi

civili.

1966: nuovo colpo si stato; si instaura una dittatura di destra.

Brasile:

anni ’30: regime populista di Getulio Vargas, esautorato nel ’45 e nel ’54 dai militari.

1964: colpo di stato appoggiato dagli Usa; il potere dei militari riesce a sviluppare l’economia a discapito

di aumento degli squilibri sociali.

Regimi militari si affermarono anche in Venezuela, in Bolivia e in Perù.

In Messico la stabilità politica fu assicurata dal dominio del Partito rivoluzionario istituzionale.

La rivoluzione cubana:

1959: la dittatura reazionaria di Batista viene rovesciata dal movimento rivoluzionario guidato da Fidel

avvia subito una riforma agraria; gli Stati Uniti, che avevano appoggiato la rivoluzione,

Castro→

assumono ora un atteggiamento ostile.

Castro si rivolge all’Urss, rompendo le relazioni democratiche con gli Usa.

Il regime cubano si orienta in senso socialista, statizza l’economia e istituisce un regime a partito unico.

Con la rivoluzione di Castro si afferma, in una paese vicino agli Usa, un regime di tipo marxista e

filosovietico, che mirava ad asportare il suo modello rivoluzionario nel resto dell’America Latina e nel

Terzo Mondo.

Anni ‘60

Nei paesi occidentali sono ricordati come un periodo di grande sviluppo economico e civile→trionfo

della civiltà del benessere.

Sul piano degli equilibri internazionali ci fu un equilibrio del terrore, con conflitti locali nelle aree più

calde, come il Medio Oriente e il Sud-Est asiatico.

Kennedy e Kruscev il primo cattolico alla Casa Bianca; si

1960: Kennedy presidente degli Usa dopo Eisenhower→fu

riallacciò alla tradizione progressista di Wilson e Roosevelt con il riferimento ad una nuova frontiera di

tipo spirituale, culturale e scientifica.

portò un forte incremento della spesa pubblica e cercò di imporre l’integrazione

Politica interna→

razziale agli Stati del Sud. 78

Politica estera→desiderio di pace e distensione con l’Est.

1961: incontro a Vienna tra Kennedy e Kruscev sul problema di Berlino Ovest. Gli Usa però riaffermano

il loro impegno a difendere la città; i sovietici allora innalzano un muro che separa le due parti della

città→ muro di Berlino.

Il problema maggiore tra Usa e Urss riguardava però l’America Latina.

Kennedy cercò di eliminare il regime socialista a Cuba, alleandosi con gli anticastristi; essi sbarcarono

nella Baia dei porci, ma il tutto fallì.

L’Urss installò nell’isola alcune basi di lancioper missili nucleari. Kennedy ordinò il blocco navale

attorno a Cuba contro le navi sovietiche.

16-21 ottobre 1962: il conflitto generale viene evitato e Kruscev smantella le basi in cambio dell’impegno

americano di non compiere azioni militari contro Cuba.

1963: Stati Uniti e Unione Sovietica firmano un trattatoper la messa al bando degli esperimenti nucleari

nell’atmosfera..

1964: Kruscev viene fatto dimettere.

22 novembre 1963: Kennedy viene ucciso a Dallas.

1964: a Kennedy subentra Johnson, che avvia molti processi di legislazione sociale.

Il contrasto russo-cinese

Contrasto fra le due maggiori potenze comuniste a causa di rivalità e divergenze politico-ideologiche.

1958: la Cina vara, promuovere la produzione agricola, una strategia, definita “grande balzo in avanti”,

diffusa con una grossa propaganda. Le cooperative vengono riunite in comuni popolari, ciascuno con

autosufficienza economica. L’esperimento però fallisce.

Le componenti più moderate del gruppo dirigente cinese, tra cui il presidente Liu Shao-chi, ottennero

maggiore spazio. Mao, con l’esercito di Lin Piao, mobilitò i giovani contro gli avversari dirigenti.

1966-1968: rivoluzione culturale→ si contestava ogni potere burocratico e ogni autorità basata sulla

competenza tecnica. Gruppi di guardie rosse mettono sotto accusa insegnanti e intellettuali, cercando di

provocare un mutamento nella cultura.

A partire dl ’68 anche Mao cerca di frenare le guardieper evitare una crisi, eliminando i più radicali; a ciò

contribuisce anche il capo comunista Chou En-lai.

Egli avviò dagli anni ’70 una normalizzazione in campo internazionale: apertura agli Stati Uniti; Nixon

andò nel ’72 a Pechino.

Esplose nel mentre il contrasto con l’Urss: i sovietici criticarono il piano del balzo e richiamarono i propri

tecnici impiegati in Cina→ rottura con l’Urss.

1969: scontri armati lungo il fiume Ussuri.

La guerra del Vietnam

1964-1975.

Gli accordi di Ginevra del 1954 divisero il Vietnam in 2 repubbliche: del Nord, retta dai comunisti di Ho

Chi-min, e quella del Sud, governata da un regime semidittatoriale appoggiato dagli Usa.

Contro il governo del Sud si sviluppò il movimento di guerriglia del Vietcong, guidato dai comunisti.

Gli Stati uniti,per evitare la formazione di un’Indocina comunista, inviarono dei consiglieri militari.

escalationdell’impegno militare americano;

Febbraio ’65: bombardamenti contro il Vietnam del Nord→

gli americani però falliscono ed entrano in crisi.

Negli Usa infatti il conflitto vietnamita apparve all’opinione pubblica come una guerra ingiusta, contraria

alla tradizione democratica americana e con costi molto alti; vi furono imponenti manifestazioni di

protesta. 79

Johnson sospese i bombardamenti sul Nord. Il successore Nixon avviò negoziati con il Vietnam del Nord

e con il governo rivoluzionario provvisorio. Cercò anche di potenziare l’esercito sudvietnamita e fece

operazioni belliche con i confinanti Laos e Cambogia,per tagliare ai vietcong le vie di rifornimento.

Gennaio 1973: americani e nordvietnamiti firmano un armistizio a Parigi; ritiro delle truppe americane.

La guera continuaper 2 anni.

30 aprile 1975: i vietcong entrano a Saigon, capitale del Sud, e cacciano il governo. La stessa cosa

avviene con Phnom Penh, capitale della Cambogia.

Agosto 1975: Laos cade→ tutta l’Indocina diventa comunista e gli Stati Uniti sono sconfitti.

L’Urss e l’Europa orientale

Dopo Kruscev salì al potere Leonid Breznev; si accentuò ogni forma di dissenso.

In politica estera il rapporto con la Cina non migliorò; ci fu una decisa politica di riarmo.

1968: Primavera di Praga: esperimento di liberalizzazione tentato dalla Cecoslovacchia comunista→

Dubcek, leader dell’area innovatrice, introduce nel sistema socialista elementi di pluralismo economico e

politico.

21 agosto 1958: l’Urss, considerando la politica cecoslovacca come una minaccia, occupa il paese,

rimuove Dubcek.

Dicembre 1970: crisi polacca→ gli operai di Danzica e Stettino,per protestare contro la politica di

austerità e di aumento dei prezzi, iniziano un’insurrezione. La crisi viene risolta concedendo aumenti

salariali e allontanando il leader Gomulka.

L’Europa occidentale negli anni del benessere

Gli anni ’60 e ’70 rappresentarono un periodo di prosperità e di importanti mutamenti politici.

In Italia, Germania occidentale e Gran Bretagna questa fase coincise con l’entrata al governo dei

socialisti.

In Francia mantennero la guida del governo i gruppi di obbedienza gaulista, con le presidenze di

Pompidou e Giscard d’Estaing, dopo l’uscita di scena di De Gaulle nel 1969.

In Germania federale i cristiano democratici nel 1966, per affrontare una congiuntura economica

sfavorevole, formarono una grande coalizione con i socialdemocratici guidati da Bandt. Nel 1969, dopo

che l’economia si riprese, i socialdemocratici ruppero la grande coalizione e si allearono con i liberali,

conducendo una politica estera di normalizzazione dei rapporti fra la Germania federale e i paesi del

blocco comunista→ Ostpolitik (politico orientale).

In Gran Bretagna i laburisti inglesi tornarono al potere nel 1964 con Wilson; egli per gestire la crisi

economica attuò una politica di austerità ed inoltre dovette fronteggiare anche la questione irlandese→

nell’Ulster (Irlanda del nord, rimasta nel Regno Unito), la minoranza cattolica diede vita, alla fine degli

anni ’60, ad una serie di violente agitazioni, con episodi di terrorismo per rivendicare sia l’unità irlandese

sia la protesta sociale.

1967-1972: negoziato che si conclude con l’ingresso della Gran Bretagna, insieme ad Irlanda e

Danimarca, nella CEE.

L’Italia dopo il fascismo

Nel 1945 l’economia era in gravi condizioni.

Esisteva il problema degli approvvigionamenti alimentari e dell’inflazione alle stelle.

C’erano anche problemi come la fame, la mancanza di alloggi e l’elevata disoccupazione, che rendevano

precaria la situazione dell’ordine pubblico; in Italia settentrionale avevano ripreso vigore le lotte sociali,

mentre gli ex partigiani non volevano deporre le armi ed erano contro i repubblichini e gli ex gerarchi

fascisti. 80

Al Centro Sud contadini e braccianti occupavano terre incolte e latifondi; ma la manaccia più grave nel

Mezzogiorno e nelle isole era la malavita comune legata al contrabbando ed alla borsa nera, oltre che alla

mafia.

L’Italia era una nazione sconfitta, occupata militarmente e che dipendeva dagli aiuti alleati.

La lotta politica dalla liberazione alla Repubblica

Tra i partiti pareva destinato ad assumere un ruolo da protagonista il partito socialista (Psiup), guidato

dal popolare Pietro Nenni; il suo gruppo dirigente era però diviso tra le spinte rivoluzionarie e il richiamo

alla tradizione riformista, inoltre non aveva svolto un ruolo di primo piano nella resistenza al

nazifascismo.

Il partito comunista invece traeva nuova forza dal contributo offerto alla lotta antifascista; il leader

Togliatti aveva creato un partito nuovo, molto diverso dall’originario: un autentico partito di massa

inserito nelle istituzioni democratico-parlamentari, ma legato anche all’Urss e alle aspettative

rivoluzionarie della classe operaia.

Democrazia cristiana (Dc): guidata da Alcide De Gasperi, traeva spunto dall’esperienza del partito

popolare di Sturzo, ma rispetto ad esso aveva un appoggio maggiore da parte della Chiesa.

Partiti laici: il partito liberale, il partito repubblicano e il partito d’azione. La destra era forte soprattutto al

sud, ma non avendo ancora un movimento organizzato si unì alla Dc, al Pli o al movimento qualunquista,

difensore del cittadino medio.

Dopo Bonomi, nel ’45 andò al governo Ferruccio Parri, esponente del partito d’azione; formò un

ministero con tutti i partiti del Cln e si occupò del problema dell’epurazione, contro gli esponenti più

legati al fascismo. Annunciò provvedimenti contro le grandi imprese, ma le forze moderate si opposero e

il Pli ritirò la fiducia al governo, facendolo cadere (novembre ’45).

Successore fu Alcide De Gasperi, esponente della Dc; il nuovo governo promise una svolta in senso

moderato e rallentò l’epurazione (Togliatti, ministro della giustizia, varò una larga amnistia).

9 maggio 1946: Vittorio Emanuele III, a sorpresa, tenta di risollevare le sorti della dinastia Sabauda

abdicando in favore del figlio Umberto II, ma la mossa non ha gli effetti sperati.

2 giugno 1946: elezioni dell’assemblea costituente, le prime consultazioni politiche libere dopo 25 anni e

le prime in cui potevano votare anche le donne; i cittadini dovevano decidere se mantenere in vita la

monarchia o scegliere la repubblica. Si afferma la repubblica e Umberto II va in esilio in Portogallo.

La Dc si afferma come il primo partito, seguita dal Psiup e dal Pci. Era evidente l’ulteriore avanzata dei

partiti di massa e la crisi definitiva dei vecchi gruppi liberal democratici.

Gli elettori avevano definitivamente voltato pagina al fascismo, dando fiducia ai partiti democratici e

antifascisti; in realtà solo il centro nord aveva votato per la repubblica, mentre il sud si era schierato con

la monarchia.

La crisi dell’unità antifascista, la costituzione e le elezioni del ‘48

In questo periodo l’Italia definì il suo nuovo assetto istituzionale col varo della costituzione, riorganizzo

l’economia secondo i modelli capitalistici occidentali e si diede un equilibrio politico duraturo.

Dopo le elezioni del ’46, democristiani, socialisti e comunisti continuarono a governare assieme e si

accordarono sull’elezione del primo e provvisorio presidente della repubblica, Enrico De Nicola. In

realtà vi erano motivi di contrasto tra la Dc e le sinistre, a causa dell’inasprirsi dello scontro sociale e del

profilarsi della guerra fredda; la Dc tendeva ad assumere il ruolo di garante dell’ordine sociale e della

collocazione del paese nel campo occidentale, mentre i comunisti si ponevano alla testa delle lotte operaie

e contadine e si schieravano con l’Urss.

All’interno del partito socialista si delinearono invece due schieramenti contrapposti: quello di Nenni, che

voleva mantenere nel partito i caratteri classisti e rivoluzionari; e quello di Giuseppe Saragat, che voleva

allentare i legami col Pci. i seguaci di Saragat abbandonano il partito socialista, che riprende

Gennaio 1947: congresso di Roma→

il vecchio nome di Psi, e a palazzo Barberini fondano un nuovo partito, il partito socialista dei lavoratori

italiani (Psli), che diventa poi partito socialdemocratico italiano (Psdi).

81

La democrazia cristiana era sempre più contraria alla coabitazione con le sinistre; De Gasperi quindi aprì

una crisi e formò un governo di soli democristiani→ cattolici al potere e sinistre all’opposizione.

1 gennaio 1948: costituzione repubblicana→ da vita ad un sistema di tipo parlamentare, con il governo

responsabile di fronte alla camera dei deputati e al senato, titolari del potere legislativo, eletti a suffragio

universale e con il potere di scegliere un capo dello stato con mandato di 7 anni. Prevede anche una corte

costituzionale per vigilare sulla conformità delle leggi alla costituzione e che le leggi possano essere

sottoposte a referendum abrogativo; viene istituito anche il nuovo istituto della regione.

La costituzione rappresentò un compromesso equilibrato fra le istanze delle diverse forze politiche.

Marzo 1947: discussione sulla proposta democristiana di inserire nella costituzione un articolo (articolo

7) in cui i rapporti fra stato e chiesa sono regolati dal concordato stipulato nel ’29 fra Santa Sede e regime

fascista. L’articolo viene approvato grazie al voto favorevole del Pci di Togliatti.

1948: campagna elettorale→ vede due schieramenti contrapposti, quello di opposizione, formato da Pci e

Psi uniti nel Fronte popolare, e quello governativo guidato dalla Dc e con i partiti laici minori.

La Dc di De Gasperi ha dalla sua parte due potenti alleati: la chiesa, con il pontefice Pio XII, e gli Stati

Uniti.

La propaganda dei social comunisti è invece danneggiata dalla sua adesione alla causa dell’Urss e alla

politica di destra di Stalin, il periodo in cui l’immagine del comunismo sovietico era in declino.

18 aprile 1946: elezioni→ vittoria della Dc, sconfitta dei partiti di sinistra.

Luglio 1948: attentato a Togliatti→ uno studente di destra spara e ferisce il segretario comunista

Togliatti; agitazione delle principali città e delle fabbriche.

Dopo queste agitazioni ci fu la rottura della convivenza delle forze politiche nella Cgil: la parte cattolica

diede vita alla confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl), mentre i repubblicani social democratici

fondano la Uil (unione italiana del lavoro).

La ricostruzione economica

In politica economica le forze moderate riuscirono subito a prendere il sopravvento.

Si affermò una restaurazione liberista.

Durante il ministero De Gasperi al Bilancio vi fu il liberale Luigi Einaudi, che avviò una manovra

economica con lo scopo di ridurre l’inflazione, di ritornare alla stabilità monetaria e di risanare il bilancio

statale; essa era basata su inasprimenti fiscali, su una svalutazione della lira e su una restrizione del

creditoper limitare la circolazione della moneta→ linea Einaudi

Con questa manovra la lira recuperò potere d’acquisto, i capitali esportati rientrarono in Italia; ma ebbe

anche forti costi sociali, soprattutto aumentò la disoccupazione.

Gli strumenti di controllo dell’economia, come l’Iri e l’Agip furono poco utilizzati.

Il trattato di pace e le scelte internazionali

1946: accordi De Gasperi-Gruber→ l’Italia si impegna a concedere autonomie amministrative e

linguistiche alla provincia di Bolzano.

Febbraio 1947: trattato di pace fra l’Italia e gli alleati a Parigi→l’Italia è considerata come una nazione

sconfitta, deve quindi pagare riparazioni agli stati che aveva attaccato, ridurre le sue forze armate e

rinunciare alle sue colonie, già perse in guerra.

Ad Ovest l’Italia non subisce grosse mutazioni; a Nord riesce a mantenere l’Alto Adige; i problemi

maggiori si presentano sul confine orientale, in cui gli jugoslavi avevano occupato parte della Venezia

Giulia e Trieste→viene attuata una sistemazione provvisoria, che lasciava alla Jugoslavia la penisola

istriana, eccetto un territorio compreso tra Trieste e Capodistria, che avrebbe dovuto costituire il

Territorio libero di Trieste; esso viene diviso in una zona A (Trieste e dintorni), occupata dagli alleati, e in

una zona B, tenuta dagli jugoslavi. jugoslavo sulla zona

Ottobre 1954: si giunge ad una spartizione di fatto fra Italia e Jugoslavia→controllo

B e passaggio dall’amministrazione alleata a quella italiana nella zona A; Trieste è così riunita all’Italia.

82

Novembre 1975: trattato di Osimo→le due parti riconoscono reciprocamente la sovranità sui territori.

Il contrasto fra italiani e slavi era riesploso alla fine della guerra, nelle zone occupate dagli jugoslavi,

sotto forma di rappresaglie contro gli italiani, culminate con l’uccisione di migliaia di italiani nelle foibe

del Carso.

18 aprile 1948: estromissione delle sinistre dal governo e scelta filo-occidentale.

Marzo 1949: adesione dell’Italia al Patto atlantico (alleanza difensiva fra i paesi dell’Europa occidentale,

che diede vita alla Nato)→ De Gasperi e il ministro degli esteri Carlo Sforza decidono di accettare

l’alleanzaper creare una più stretta integrazione con l’Occidente.

Gli anni del centrismo

Dal 1948 al 1953 ci furono i primi 5 anni della legislatura repubblicana, il periodo di massimo potere

della Democrazia cristiana, sempre con a capo De Gasperi.

Essa puntò sull’alleanza con i partiti laici minori; appoggiò come Presidente della Repubblica Luigi

formula del centrismo: Dc molto

Einaudi; associò ai suoi governi rappresentanti del Pli, del Pri e Psdi→

forte al centro dello schieramento politico; moderata dose di riformismo che conservasse il consenso delle

masse popolari.

1950: riforma agraria→ l’obiettivo è quello di rafforzare il ceto dei contadini indipendenti, guidato dalla

Dc attraverso la Confederazione dei coltivatori diretti (Coldiretti); non riesce però a contenere il

fenomeno della migrazione dalle campagne.

Agosto 1950: legge che istituisce la Cassaper il Mezzogiorno, un ente pubblicoper promuovere lo

sviluppo del Sud attraverso il finanziamento statale e il credito agevolato.

La destra avversò queste riforme dei governi centristi, ed anche le sinistre continuarono una dura

opposizione, ancheper lo stato di disagio in cui si trovavano le classi lavoratrici a causa della

disoccupazione e dei bassi salari.

I partiti di sinistra e la Cgil organizzarono scioperi e manifestazioni; il governo rispose intensificando i

mezzi repressivi: furono creati dei reparti celeri, comunisti e socialisti vennero discriminati.

I militanti di sinistra si schierarono soprattutto contro il ministro degli Interni Mario Scelba, in carica dal

’47 al ’55, a causa della sua politica illiberale e repressiva.

Marzo 1953: Il governo centrista cerca di tutelarsi cercando di modificare i meccanismi elettorali in senso

maggioritario, assegnando il 65% dei seggi alla Camera al gruppo di partiti alleati che otteneva almeno la

metà più uno dei voti; questa legge elettorale viene soprannominata legge truffa.

Giugno 1953: la coalizione di governo viene sconfitta.

Cominciò così una lunga fase di transizione e di nuovi equilibri politici.

Il paese cominciò a modernizzarsi e ci fu una ripresa economica, con l’aumento dei legami con l’Europa

più avanzata. piano di programmazione economica presentato in Parlamento dal ministro del

1955: piano Vanoni→

Bilancio Vanoni.

Dicembre 1956: viene creato il ministero delle Partecipazioni statali,per coordinare le aziende di Stato.

Aprile 1956: creazione della Corte costituzionale→composta da magistrati e membri nominati dal

parlamento e dal presidente della Repubblica, aveva la funzione di adeguare la vecchia legislazione ai

principi costituzionali e di far cadere le norme più anacronistiche.

1953-1958: seconda legislatura repubblicana→ Amintore Fanfani diventa segretario della Dc; egli

cercò di rafforzare la struttura organizzativa del partito e divincolarlo dai condizionamenti della grande

industria privata, collegandolo invece alle emergenti industrie di stato, in particolare all’ Eni di Enrico

Mattei. vince Giovanni Gronchi, democristiano di sinistra, sostenuto da una parte

1955: elezioni presidenziali→

della Dc e dai socialisti e comunisti. 83

Dopo la denuncia dei crimini di Stalin e l’invasione sovietica dell’Ungheria, il Psi avviò una svolta

autonomista, distaccandosi in modo definitivo dal modello sovietico, mentre il Pci vi rimase ancora

fedele.

1958: elezioni→ il Psi ha un netto progresso. Ci sono le premesse politiche per l’apertura a sinistra e i

margini economici per una politica di riforme.

Apogeo e crisi del bipolarismo

Durante gli anni ’70 ci furono trasformazioni economiche e sociali, ma anche delle ideologie e della

cultura politica, che portarono negli anni ’80 al collasso improvviso di una delle due potenze post

belliche: l’Unione Sovietica..

Negli anni ’60 e nei primi dei ’70 la cultura di sinistra era stata cultura egemone; essa riteneva che il

sistema economico avesse un’illimitata capacità espansiva e che i processi sociali si potessero controllare

con gli strumenti della politica.; queste certezze vennero però meno con lo shock petrolifero e con la crisi

economica.

L’Unione Sovietica aveva visto in quegli anni incrinarsi la sua immagine, siaper le denunce degli esuli

sulla repressione interna, siaper l’intervento militare in Afghanistan, siaper gli insuccessi in campo

economico.

Anche altri regimi rivoluzionari persero il loro prestigio: quello cinese, quello cambogiano.

Il modello del Welfare State, proposto dalla sinistra riformista, cominciò a mostrare delle difficoltà: i costi

dei servizi sociali erano sempre più onerosi, quindi i governi dovevano aumentare la pressione fiscale; ciò

suscitò nell’opinione pubblica critiche contro lo Stato assistenziale, ed un ritorno in auge delle dottrine

liberiste e del monetarismo (intervento statale soloper controllare l’emissione e la circolazione della

moneta).

Esponenti con programmi liberisti vennero eletti in Gran Bretagna, la Thatcher, e negli Usa, con il

presidente Reagan.

In Italia si usò il termine di “grande riflusso”per indicare la caduta dei progetti di trasformazione politica

e sociale.

Si giunse ad un calo di fiducie nelle ideologie e nella militanza politicaper vari motivi: la riscoperta di

gerarchie e valori tradizionali come la nazione, l’etnia, la religione; la ricerca di nuove forme di

mobilitazione più legate ai temi della vita quotidiana.

La caduta della tensione politica penalizzò gli estremisti dei movimenti rivoluzionari che praticavano la

lotta armata; essi divennero meno controllabili ed esasperati; in alcuni paesi dell’Europa occidentale

attuato da piccoli gruppi clandestini militarizzati (Brigate Rosse in

esplose così il terrorismo politico→

Italia…), ispirati da una versione estremizzata del marxismo-leninismo, che colpivano personaggi e

istituzioni che si identificavano con il sistema da abbattere. QUESti gruppi, diffusi in Italia e Germania,

furono sconfitti prima politicamente, in quanto non riuscirono a mobilitare la classe operaia, poi con

l’arresto di molti dei loro componenti.

Il terrorismo internazionale però non scomparve; una loro azione fu l’attentato al papa nel 1981, da parte

di un turco di estrema destra.

La difficile unità dell’Europa occidentale

1973: crisi pertolifera→ difficoltà economiche e importanti mutamenti politici.

Tutti i paesi della CEE vengono colpiti dal rincaro dei prezzi del petrolio, ad eccezione della Gran

Bretagna, e devono affrontare il declino di settori industriali come il siderurgico e il minerario.

Le tensioni sociali vengono inasprite. → sistema di cambi fissi fra le singole monete

1979: istituzione del Sistema monetario europeo (SME)

nazionali; non è sufficiente però per coordinare in modo efficace le varie politiche economiche.

L’Europa occidentale perse terreno rispetto agli Stati Uniti ed al Giappone ed accentuò la dipendenza

militare dagli Usa. 84

Gran Bretagna:

1979: conservatori al governo con la Thatcher; con un intransigente liberismo attaccò il potere delle

Trade Unions, mise in discussione i fondamenti del Welfare State e privatizzo settori importanti

dell’industria pubblica. I conservatori ottennero la maggioranza anche nell’83 e nell’87.

1990: la Thatcher deve lasciare la guida dell’esecutivo in seguito alla ribellione del suo stesso partito.

Germania:

1983: in Germania federale l’era dei governi socialdemocratici prima con Brandt e poi con Schmidt, si

conclude con la rottura dell’alleanza con i liberali e con l’ascesa al governo del cristiano-democratico

Helmut Kohl.

Francia:

1981: alle elezioni si impone l’unione delle sinistre con il socialista Mitterrand. I socialisti, a causa delle

difficoltà economiche, adottano una serie di misure restrittive.

1988: secondo mandato presidenziale di Mitterrand.

1993: sconfitta ad opera della coalizione moderata.

Portogallo:

1974: i militari danno vita ad un colpo di stato; il potere viene poi assunto da un gruppo di ufficiali di

sinistra appoggiati dal partito comunista.

1975: i militari più radicali vengono emarginati; si instaura un regime parlamentare e pluripartitico, con

l’alternanza al potere dei socialisti di Soares e di gruppi moderati di centro destra.

Grecia:

1967: i militari con un colpo di stato rovesciano il regime liberale ed attuano una dura repressione contro

l’opposizione democratica.

1974: la dittatura dei colonnelli finisce dopo l’esito disastroso di un’azione per ottenere l’annesione

dell’isola di Cipro, che era divisa fra una comunità greca ed una turca→ la Turchia, militarmente più

forte, occupa parte della Grecia; i militari devono lasciare il potere ai partiti democratici: la Nuova

della monarchia.

democrazia di Karamanlis e i socialisti di Papandreu→Fine

Spagna:

Il Re Juan Carlos, al potere dal 1975, pilotò il paese alla democrazia→ legalizzò i partiti ed i sindacati

liberi e nel 78 fece approvare una costituzione democratica. La democrazia spagnola si consolidò

rapidamente, nonostante le azioni terroristiche dei separatisti baschi.

1982: vittoria elettorale dei socialisti di Gonzales.

La diffusione della democrazia portò all’adesione alla CEE della Grecia nel 1981 e nel 1986 della Spagna

e del Portogallo.

Gli Stati Uniti da Nixon a Bush

Anni ’70: negli Stati Uniti crisi del dollaro, sconfitta politico militare in Vietnam e caso Watergate→

1974: il presidente Nixon è costretto alle dimissioni perché accusato di aver coperto i comportamenti

illegali (spionaggio ai danni del partito democratico) di alcuni suoi collaboratori.

1976: capo dello stato il democratico Jimmy Carter, successore del repubblicano Ford; cerca di

promuovere una politica fondata sul diritto di autodeterminazione e sulla difesa dei diritti umani nel

mondo. Questa politica però era incerta e contribuiva a rendere tesi i rapporti con l’Urss e lasciava spazio

ai regimi ostili. 85

1980: elezione del repubblicano Reagan; presenta un programma liberista in economia e promette una

politica estera più dura nei confronti di tutti i nemici dell’America.

Reagan viene confermato alle elezioni dell’84, anche grazie alla ripresa economica→ boom degli anni

’80. Esso fu accompagnato anche da aspetti negativi: alcuni settori industriali e imprese agricole

entrarono in crisi perché privati di sussidi governativi; aumentarono le disuguaglianze sociali dopo il

taglio delle spese per l’assistenza pubblica.

La strategia di Reagan prevedeva il mantenimento di un alto livello di armamenti, per far valere il peso

militare degli Usa, per acquisire potere nei confronti dell’Urss. Appoggiò l’Iniziativa di difesa strategica,

un progetto che voleva creare uno scudo elettronico spaziale capace di neutralizzare minacce

missilistiche.

La presenza americana nel mondo si concretizzo con il sostegno ai guerriglieri afgani contro l’invasione

sovietica, con gli aiuti forniti ai contras del Nicaragua e con la sfida ai regimi integralisti in Medio

Oriente, Iran e Libia.

1988: presidenza del repubblicano Bush; riprende l’eredità reaganiana, ma con uno stile più prudente ed

equilibrato. In politica interna lottò contro il traffico ed il consumo della droga.

1989: intervento militare a Panama per deporre e arrestare il dittatore Noriega, accusato di legami con i

narcotrafficanti.

L’Urss

Anni ’70: Breznev al governo→dinamismo in politica internazionale.

Lo stato sovietico approfittò delle incertezze di leadership in Usaper avvantaggiarsi nella corsa agli

armamenti eper allargare la sua influenza in tutti i continenti:

Intervento in Afghanistan→stato situato nell’Asia musulmana in posizione chiaveper il controllo del

golfo Persico. Nel 1979 i sovietici,per imporvi un governo fedele alle loro direttive, inviano truppe che

devono scontrarsi con i guerriglieri islamici; i sovietici vincono ma ad un duro prezzo.

In politica interna si inasprì la repressione degli intellettuali dissidenti e si accentuarono i tratti

burocratico-autoritari del regime.

1975: l’Urss partecipa alla conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa e ne

sottoscrive gli accordiper garantire il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà politiche fondamentali.

1985: dopo la morte di Breznev sale al governo Gorbacev:

politica economica→perestrojka: segno di interventi nel segno della liberalizzazione,per introdurre

elementi di economia di mercato.

Nel 1988 si fa promotore di una nuova costituzione con un limitato pluralismo.

Emersero però movimenti autonomisti o indipendentisti fra le popolazioni non russe all’interno dei

confini dell’Urss→ le tre repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) sono le prime a muoversi.;

nel 1990 la repubblica russa rivendicò la propria autonomia dal potere federale ede elesse presidente il

riformista radicale Eltsin.

Gorbacev avviò un processo di liberalizzazione interna sotto il segno della glasnost, la libertà

d’espressione; ciò portò al rilancio del dialogo con l’Occidente. Gorbacev si mostrò disponibile ad

avviare un negoziato con Reaganper la trattativa sugli armamenti→ fine dell’incomunicabilità tra Urss e

Usa e accordo sulla riduzione degli armamenti missilistici in Europa. Ulteriori accordi sulla riduzione

degli armamenti vengono presi anche con Bush.

1989: l’Urss si impegna a ritirare le sue truppe dall’Afghanistan. i paesi della Nato e del Patto di

1990: Conferenza per la sicurezza e la cooperazione in Europa a Parigi→

Varsavia, insieme alla Germania riunificata, firmano un trattato di non aggressione e di riduzione degli

armamenti. 86

La crisi dell’Europa comunista e la riunificazione tedesca

La crisi del comunismo sovietico aveva portato al crollo dei regimi comunisti imposti all’Europa dell’est

dopo la seconda guerra e alla perdita da parte dell’Unione Sovietica del suo dominio.

Polonia:

Tra l’80 e l’81 era sorto e si era affermato un sindacato indipendente, Solidarnosc, guidato da Lech

Walesa; il movimento fu protagonista di una serie di scioperi.

1981: il generale Jaruzelski attua un colpo di stato militare, mettendo fuori legge Solidarnosc.

1988: accordi di Danzica→ il capo dello stato si impegna ad una riforma costituzionale.

1989: prime libere elezioni in un paese del blocco comunista→ vittoria dei candidati di Solidarnosc e

formazione di un governo di coalizione presieduto da Mazowiecki.

Ungheria:

1989: i nuovi dirigenti comunisti, per avviare un processo riformatore, riabilitano i protagonisti della

rivolta del ’56, legalizzano i partiti e indicono libere elezioni.

Inoltre eliminano i controlli polizieschi e le barriere di filo spinato al confine con l’Austria→ breccia

nella cortina di ferro.

Migliaia di cittadini della Germania orientale cercano di raggiungere le repubblica federale tedesca; iol

regime comunista è messo in crisi e il segretario del partito Honecker è costretto alle dimissioni. I nuovi

dirigenti, con l’appoggio di Gorbacev, avviano un processo di riforme interne e liberalizzano la

concessione dei visti di uscita. i confini tra le due Germanie vengono aperti; cade il

9 novembre 1989: caduta del muro di Berlino→

simbolo della guerra fredda.

Cecoslovacchia:

dopo una serie di manifestazioni popolari cadde il gruppo dirigente comunista e si avviò un processo di

democratizzazione.

Il parlamento elesse come presidente della repubblica Havel.

Romania:

Il mutamento di regime ebbe sviluppi drammatici per la resistenza opposta dalla dittatura di Ceausescu.

Dicembre 1989: la sua dittatura viene abbattuta da un’insurrezione popolare.

Maggio 1990: alle elezioni si afferma il presidente Iliescu, contestato poi dall’opposizione.

1990: prime elezioni libere:

In Ungheria si afferma un partito di centro destra, il Forum democratico, e scompaiono quasi del tutto gli

ex comunisti.

In Cecoslovacchia vince una formazione di centro sinistra, il Forum civico di Havel.

In Polonia le nuove elezioni presidenziali vedono la divisione del movimento di Solidarnosc e la guida

dello stato in mano a Walesa.

In Jugoslavia si accentuano le spinte centrifughe; in Slovenia e Croazia vincono i partiti autonomisti, in

Serbia il neocomunismo nazionalista Milosevich.

In Germania dell’Est vengono puniti tutti i gruppi di sinistra; vincono i cristiano democratici, i quali

eliminano la Repubblica democratica tedesca. Il governo Kohl riesce a far assorbire la Germania orientale

nelle strutture internazionali ed economiche della repubblica federale tedesca.

Viene firmato un trattato per l’unificazione economica e monetaria→ la Germania torna ad essere uno

stato unitario.

Il Medio Oriente

Fu terreno di scontro fra l’Urss, protettrice dell’Egitto, e gli Stati Uniti, schierati con Israele.

87

1967: Nasser chiude il golfo di Aqaba, vitaleper gli approvvigionamenti israeliani, e stringe un patto

militare con la Giordania; gli Israeliani rispondono attaccando l’Egitto, la Giordania e la Siria→ l’Egitto

perde la penisola del Sinai, anche la Giordania ha gravi perdite, come la Siria. (“guerra dei 6 giorni”).

I movimenti di resistenza palestinese, riuniti nell’Olp (Organizzazioneper la liberazione della Palestina),

si distaccano dalla tutela dei regimi arabi.

1969: l’Olp è guidato da Arafat, che pone le basi dell’organizzazione in Giordania.

1970: settembre nero→ Il re di Giordania Hussein, esposto alle rappresaglie israelianeper gli attentati

terroristici dei feddayn (combattenti) palestinesi, mobilita le sue truppe contro di essi e contro i profughi

palestinesi, che sono costretti a rifugiarsi in Libano.

Il successore di Nasser in Egitto fu Sadat→ attuò una radicale revisione della politica egiziana;per

recuperare il Sinai attaccò gli israeliani nel giorno della loro festa, ma venne respinto.

Gli stati arabi in seguito chiusero il canale di Suez e attuarono un blocco petrolifero contro i paesi

occidentali amici di Israele→ crisi mondiale.

Sadat cercò allora di trovare una soluzione politica al conflitto con Israele→1978: accordi di Camp

David fra Sadat e il primo ministro israeliano Begin, con la mediazione del presidente americano Carter;

l’Egitto riottene il Sinai e stipulò con Israele una trattato di pace.

QUESti negoziati non vennero però avviati a causa dell’opposizione degli stati arabi e dell’Olp; essi

assunsero poi posizioni più moderate e si dissero disposti a trattare con Israele e a riconoscerne l’esistenza

in cambio del suo ritiro dai territori occupati (Cisgiordania e striscia di Gaza); i dirigenti dello stato

ebraico rifiutarono però la trattativa con l’Olp e la creazione di uno Stato palestinese.

1987: i palestinesi dei territori occupati danno vita ad una rivolta (intifada) contro gli occupanti, che

reagiscono.

Libano:

Piccolo stato pluriconfessionale dove l’Olp aveva trasferito le sue basi.

1975: guerra civile fra le diverse comunità libanesi.

1982: l’esercito israeliano invade il paeseper scacciarne le basi dell’Olp; Stati Uniti, Francia, Italia e Gran

Bretagna inviano in Libano una forza multinazionale di paceper far evacuare i combattenti dell’Olp, la

quale è poi costretta a ritirarsi.

L’Italia dal miracolo economico ai giorni nostri

Il miracolo economico

Le elezioni del 1948

Il quarto governo De Gasperi segna la fine dell’unità resistenziale e l’avvio di una fase nuova nella vita

politica italiana, quella del centrismo. I socialisti e i comunisti inizialmente non si oppongono con

particolare veemenza alla estromissione dalla coalizione di governo, perché sono convinti che l'avventura

degasperiana sia destinata al fallimento. Il successo della politica economica ed il conseguente

rafforzamento della Dc, però, spingono Togliatti e Nenni a passare al contrattacco, con una serie di

manifestazioni di piazza, che spesso si concludono con gravi disordini, sui temi caldi della riduzione dei

posti di lavoro e della produzione.

Sul finire del 1947 inizia la rigida contrapposizione tra Pci e Dc, tra comunismo e anticomunismo, anche

in conseguenza di quanto sta accadendo a livello internazionale, con l’inizio della guerra fredda. In

settembre si tiene la prima riunione del Cominform che formula la cosiddetta "teoria dei due campi",

quello "imperialista antidemocratico" contro quello "antimperialista democratico". Ai partiti comunisti di

Francia e Italia - fortemente criticati per la collaborazione coi conservatori - viene ordinato di mettere a

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soqquadro i rispettivi paesi; tutti i partiti comunisti, inoltre, devono rinsaldare il loro legame con l’URSS,

guida del comunismo mondiale.

Sul fronte opposto scende in campo direttamente la chiesa cattolica di Pio XII che ripropone i termini del

dibattito politico-ideologico con la formula "con Cristo o senza Cristo". In dicembre, per effetto della

forte tensione, i repubblicani e i socialisti di Saragat accettano di entrare nella coalizione che sostiene il

governo De Gasperi.

È in questo clima di forte tensione e di rigida contrapposizione che si svolge la campagna elettorale per le

elezioni del 1948. Le forze di sinistra, comunisti e socialisti, si uniscono nel Fronte Popolare. Ad esse si

contrappone il blocco capeggiato dalla Dc, alleata coi socialdemocratici e i repubblicani, mentre liberali e

quel che resta dell’Uomo Qualunque confluiscono nel Blocco Nazionale. All’estrema destra, si collocano

i monarchici ed il neonato Movimento Sociale Italiano.

L'esito elettorale decreta la netta affermazione della coalizione guidata dalla Dc, mentre nel Fronte

Popolare sconfitto, il Pci ottiene più consensi dell’alleato socialista (inizia così il periodo dell’egemonia

del Pci sulla sinistra italiana). Questo risultato mette in evidenza una delle tendenze elettorali costanti

della storia repubblicana italiana, e cioè che quando il voto si svolge in un clima di netta contrapposizione

politico-ideologica l’elettorato preferisce far confluire i voti sui due partiti maggiori (Dc e Pci) dei blocchi

contrapposti, piuttosto che disperderli sulle liste minori alleate; non appena la tensione si allenta questi

suffragi ritornano verso la collocazione originaria.

Sul risultato elettorale del 1948 pesa anche l’influenza delle vicende internazionali. Il colpo di stato in

Cecoslovacchia, ad opera di un partito comunista minoritario, spaventa l’opinione pubblica. Così come fa

paura la più o meno velata minaccia americana di escludere l’Italia dagli aiuti del piano Marschall qualora

le urne avessero sancito la vittoria del fronte di sinistra. Gli Alleati, inoltre, offrono a De Gasperi la

promessa del ritorno di Trieste all’Italia, mentre dagli USA arrivano lettere di italo-americani che

esortano i propri connazionali a non votare per i comunisti, esaltando la ricchezza ed il benessere che

regnano negli Stati Uniti. A ciò va aggiunto il diretto impegno in favore della Dc da parte della chiesa

cattolica.

Dopo il voto la tensione non si smorza, anzi si arriva sull’orlo della guerra civile vera e propria quando, in

luglio, il leader comunista Togliatti subisce un attentato. Viene proclamato lo sciopero generale e in tutte

le piazze italiane i dimostranti si scontrano con le forze dell’ordine. Il buonsenso dei dirigenti comunisti e

l’invito alla calma dello stesso Togliatti evitano il peggio, ma da questo momento in poi il Pci accetta in

pieno la logica della guerra fredda, incentrando la propria politica sulla opposizione durissima su temi

quali la partecipazione al Patto Atlantico (che nasce nel 1949) e il dislocamento in Italia delle basi Nato.

La "linea Einaudi" e la riforma agraria

Esclusi PCI e PSI dal Governo, De Gasperi si affida alla politica economica di Einaudi per rimettere in

moto la macchina produttiva del Paese e avviare la ricostruzione. I punti cardine della "linea Einaudi"

sono due: da un lato restringere il credito bancario per salvare lo Stato dalla bancarotta frenando le

speculazioni e per riorientare i capitali verso i titoli di Stato piuttosto che verso gli investimenti borsistici;

dall’altro immettere sul mercato generi alimentari a basso costo, acquistati all’estero, per frenare

l’inflazione e salvare il potere d’acquisto della lira.

La politica economica di Einaudi mette un freno all’inflazione, genera un miglioramento nella bilancia

dei pagamenti e garantisce più stabilità alla lira consentendo all'Italia di inserirsi nel mercato

internazionale. Al tempo stesso, però, provoca una caduta della domanda e la conseguente riduzione degli

investimenti e della produzione industriale, con riflessi negativi sull'occupazione e sulla crescita del

reddito nazionale. Ma in soccorso della finanza pubblica arrivano gli ingenti aiuti americani del Piano

Marschall (1.470 milioni di dollari dal 1948 al 1952).

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Sul piano politico, invece, i provvedimenti adottati da Einaudi hanno l'effetto di orientare verso la Dc il

consenso dei ceti medi urbani con stipendio fisso, il cui tenore di vita viene salvaguardato.

L’estromissione delle sinistre dal governo, inoltre, contribuisce ad arrestare l’emorragia di voti verso

destra, specie verso l’Uomo Qualunque.

L’esigenza più pressante con la quale la politica economica del governo De Gasperi deve confrontarsi è la

riforma agraria. Nelle campagne meridionali le rivolte contadine e l’occupazione delle terre sono

all’ordine del giorno e, per la DC, è forte il rischio che i contadini meridionali aderiscano ai partiti di

sinistra. De Gasperi deve fare i conti con le richieste divergenti delle diverse anime del partito: il gruppo

che fa capo agli industriali (col benestare americano) e la sinistra dossettiana sono favorevoli alla riforma

agraria, mentre i proprietari terrieri meridionali sono fermamente contrari. Schiacciato fra questi interessi

antitetici, il governo centrista non attua una vera e propria riforma organica, ma si limita ad alcuni

interventi legislativi, sia pure di vasta portata come la legge per la Sila (maggio 1950) e la legge stralcio

(luglio 1950), relativi alla espropriazione e alla distribuzione della terra. I provvedimenti colpiscono le

proprietà fondiarie superiori ad una certa estensione (legge per la Sila) o ad un certo valore (legge

Stralcio) per un totale di 700 mila ettari espropriati e divisi fra 120 mila famiglie, sotto forma di "poderi"

per chi non possedeva altra terra e "quote" aggiunte alle piccolissime proprietà. Gli ex-proprietari

vengono indennizzati con buoni del tesoro, mentre i contadini devono pagare una piccolo affitto per 30

anni prima di acquistare definitivamente la proprietà dell’appezzamento. A livello locale vengono fondati

Enti di riforma, col compito di fornire crediti, aiuti tecnici ed informazioni ai coltivatori.

La riforma per certi versi si rivela un fallimento. Innanzitutto perché l’agricoltura moderna si sta

orientando verso le grandi e medie aziende capaci di dotarsi di mezzi, tecnologie e tecniche

all’avanguardia, e non su piccole proprietà condotte con criteri arcaici e inserite in un contesto del tutto

privo di infrastrutture e di industrie di trasformazione dei prodotti agricoli. La terra espropriata, inoltre,

non basta per tutti ed è per lo più impervia, difficile da lavorare e poco fertile, soprattutto perché i

proprietari eludono la confisca degli appezzamenti migliori dividendoli tra i famigliari o realizzando

piccole migliorie. Molti di loro riescono anche a piazzarsi in posizioni di potere negli Enti di riforma che

ben presto si tramutano in nicchie di potere democristiano. Temi come i patti agrari, il piano nazionale di

bonifica, il miglioramento dei salari e delle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti non vengono

neppure sfiorati dalle leggi di riforma. Anche sul piano politico non vengono raggiunti i risultati sperati: il

malcontento di quanti sono esclusi dalla redistribuzione o ricevono terre poco fertili e poverissime diventa

immediatamente un cavallo di battaglia del Pci che amplia così il suo bacino elettorale nel mezzogiorno.

Il 1950 è anche l’anno della istituzione della Cassa per le opere straordinarie di pubblica utilità nel

Mezzogiorno (Cassa per il Mezzogiorno). Fino al 1984 la Cassa gestirà circa 100 mila miliardi per

infrastrutture agricole e industriali e provvedimenti per l’occupazione. Ma la gigantesca attività della

Cassa si disperde su di un area troppo vasta, spesso senza aver preventivamente acquisito informazioni

sulle aree in cui realizzare gli investimenti e sugli effetti nel medio e lungo periodo. A ciò si aggiunge la

piaga della corruzione, che spinge ad utilizzare il denaro pubblico al fine di creare ed alimentare le

clientele dei partiti e interessi particolari.

Altra riforma attuata negli anni del centrismo (nel 1952) è quella fiscale, la riforma Vanoni. Essa

rappresenta un primo passo verso la creazione di un moderno sistema fiscale grazie alla introduzione della

dichiarazione dei redditi il cui principale scopo è essenzialmente quello di contrastare l’evasione.

La legge truffa e la crisi del centrismo

L’esperienza del quadripartito centrista guidato da De Gasperi è legata a filo doppio alla realtà in cui si

svolge, caratterizzata dalla tensione internazionale ideologica e militare della guerra fredda, che si

ripercuote anche sul dibattito politico interno, esasperando la contrapposizione comunismo-

anticomunismo e garantendo alla coalizione di centro il consenso massiccio dell’elettorato piccolo e

medio borghese. Altro elemento distintivo di questa esperienza di governo è la grande abilità politica di

De Gasperi, capace di mediare continuamente tra forze diverse e portatrici di interessi e aspirazioni anche

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contrapposte che coabitano in quel grande contenitore che è il partito della Democrazia Cristiana. Le

differenze sono lampanti anche tra i partiti della coalizione, basti pensare che la Dc è un partito

confessionale, mentre i partiti minori suoi alleati sono profondamente laici.

La grande eterogeneità interna del partito di maggioranza relativa, nonché della coalizione che sostiene il

governo, è un elemento di profonda debolezza che, sommandosi al radicale mutamento della situazione

interna ed internazionale (il cambiamento di rotta politica da parte del Psi; l’equilibrio raggiunto tra le

superpotenze, l’allentarsi, a tratti, della tensione internazionale e, in seguito, la morte dello stesso De

Gasperi) provoca la crisi del centrismo. Il centrismo, infatti, non si era realizzato tanto per la grande forza

aggregatrice della DC, quanto piuttosto per grazie alle difficoltà di coalizzarsi, per le fratture interne,

degli schieramenti antagonisti di sinistra e di destra.

La crisi del Centrismo inizia nei primi anni Cinquanta, quando riprende l’emorragia di voti democristiani,

sia verso destra che verso sinistra, perché le condizioni che hanno permesso il successo schiacciante del

1948 non esistono più. Per fare fronte all’emergenza De Gasperi – non potendo estendere l’alleanza ai

partiti di destra - gioca la carta della riforma elettorale, con un sistema che prevede un premio di

maggiorana pari a 2/3 dei seggi per il partito o la coalizione che ottiene la maggioranza assoluta dei voti.

Il sistema, in pratica, è tale da consentire alla Dc di ottenere la maggioranza assoluta, a patto che scatti il

premio di maggioranza per la coalizione di centro.

Alle elezioni del 1953 però l’operazione fallisce, anche a causa della opposizione durissima contro quella

che viene definita la "legge truffa". La coalizione guidata da De Gasperi, accusata dagli avversari di voler

conservare il potere in modo antidemocratico, non raggiunge la maggioranza assoluta per soli 57 mila

voti e il premio non scatta. Il voto di molti elettori si sposta vero gli estremi dello schieramento politico, il

Pci a sinistra e i monarchici e missini a destra. Il risultato elettorale, perciò, suona come una netta

bocciatura della linea politica di De Gasperi. Quest’ultimo, non potendo ricostituire il quadripartito

centrista per le resistenze di repubblicani e socialdemocratici, da vita ad un governo monocolore

democristiano, il cui fallimento segna di fatto la fine della sua carriera politica.

Con le elezioni del 1953 inizia un periodo di forte instabilità politica. Nella coalizione di centro i piccoli

partiti acquistano una maggiore forza contrattuale e di ricatto, poiché senza il loro apporto la Dc non

potrebbe governare. Prende piedi la prassi del cosiddetto "governo ai margini", in base alla quale la

principale preoccupazione di tutti i partiti politici (opposizione compresa) è quella di rafforzarsi in termini

elettorali piazzando i propri uomini di fiducia nei punti chiave della pubblica amministrazione, della

burocrazia e di ogni struttura organizzata in seno alla società civile. In seno alla Dc, intanto, si diffonde la

consapevolezza che il Centrismo è in crisi e che perciò è indispensabile ideare un nuovo blocco di potere

anticomunista, sempre incentrato sulla Dc: inizia così la fase di transizione al Centrosinistra, con

l’apertura al Partito Socialista.

Il miracolo economico

Gli anni ‘50 sono il decennio del grande sviluppo economico, il "miracolo", che trasforma radicalmente la

società italiana. Inizia l’era del consumismo e della società di massa, con la diffusione dell’automobile,

della televisione e degli elettrodomestici. Il vasto piano di costruzioni stradali fa da traino all’intera

economia nazionale e fra il 1951 e il 1962 l’industrializzazione del paese cresce ad un ritmo senza

precedenti, con un saggio di incremento fra i più alti d’Europa.

I motivi del miracolo vanno ricercati nel recupero e nell’ammodernamento degli impianti industriali fino

ad allora non totalmente utilizzati, nell’impiego di fonti di energia più a basso costo (derivati del petrolio

e i giacimenti di metano e idrocarburi in Val Padana, Abruzzo e Basilicata), nell’intervento statale

attraverso l’IRI e l’ENI, nella crescita graduale di un mercato nazionale di base e soprattutto nella

disponibilità di un serbatoio di mano d’opera a basso costo a causa della disoccupazione dilagante specie

al sud. A ciò si aggiunge, sul versante internazionale, una congiuntura positiva di grande crescita

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pressoché generalizzata, i primi passi dell’integrazione europea, gli aiuti americani e gli investimenti

degli stranieri in Italia.

La storiografia economica ha individuato due fasi distinte nel processo di crescita degli anni Cinquanta:

dal 1951 al 1958 il miracolo è dovuto essenzialmente alla domanda interna; dal 1958 al 1963 invece il

fattore trainante è l’esportazione, anche grazie ai primi effetti del Mercato Comune. Le modalità stesse di

questo sviluppo, però, accentuano il divario fra nord e sud della penisola. Il mezzogiorno è interessato da

un nuova ondata migratoria verso le regioni industriali settentrionali che sottrae alla già povera

agricoltura locale buona parte della mano d’opera più giovane e quindi migliore. La strategia dei poli di

sviluppo inoltre segna anche l’acuirsi dei dualismi interni alle stesse aree del sud.

Nel modello di sviluppo italiano degli anni Cinquanta, secondo una parte della storiografia, sono insiti i

germi della successiva fase di recessione. Oltre al divario nord-sud, infatti, il miracolo accentua anche gli

squilibri tra diversi settori industriali e fra industria e agricoltura, visto che alla riduzione degli addetti nel

settore agricolo non corrisponde un adeguato ammodernamento del settore. Il grosso degli investimenti,

inoltre, è finalizzato ad accrescere la produttività e non l’occupazione, e perciò parallelamente allo

sviluppo dei settori trainanti, crescono a dismisura anche piccole imprese e terziario col compito di

assorbire mano d’opera. Il sistema delle partecipazioni statali, infine, in assenza di una guida politica

univoca e omogenea, si trasforma in mera supplenza e integrazione dell’industria pubblica nei confronti

di quella privata, con l’industria pubblica che si accolla l’onere di realizzare le infrastrutture, giudicate

troppo costose e rischiose dal capitale privato il quale si limita a sfruttare tutti i vantaggi offerti dalla

spesa pubblica.

Il 1963 segna una battuta d’arresto nella crescita economica e la fine del miracolo. Il rapporto

produttività-salario, fino ad allora favorevole, inverte la tendenza e ciò, sommato alla crescita eccessiva e

rapida dei prezzi e alla perdita di competitività delle esportazioni, fa esplodere le tensioni sociali latenti.

Verso il centrosinistra

Negli anni del miracolo economico, i partiti politici creano un articolato sistema di conservazione e

rafforzamento del proprio potere. I partiti, specie la democrazia cristiana e gli alleati di governo, si

assicurano un vasto controllo sociale, soprattutto sulla massa dei contadini poveri del Mezzogiorno,

creando una pluralità di enti statali autonomi che allestiscono una gran quantità di programmi per la

realizzazione di opere pubbliche nelle aree depresse. Questi enti si trasformano ben presto in centri di

potere, funzionali anche al soddisfacimento degli interessi delle diverse correnti. Il controllo di tali enti,

infatti, consente di gestire discrezionalmente l’erogazione a livello locale delle risorse pubbliche stanziate

in favore del sud, oltre che di controllare poteri minori (come concessioni di licenze, assunzioni, ecc.)

utilissimi in termini elettorali e clientelari.

Per quanto riguarda le coalizioni di governo, nella seconda metà degli anni Cinquanta, entrato in crisi il

Centrismo, inizia la lunga fase di transizione verso il Centrosinistra, cioè l’alleanza tra Dc e Psi. Il 1956 è

un anno denso di avvenimenti a livello internazionale che si ripercuotono sulla politica interna italiana: al

XX congresso del Pcus Krusev rivela i crimini di Stalin dando così il via ad un processo di

smantellamento del culto della sua persona, e in autunno scoppia la rivoluzione ungherese duramente

repressa dai sovietici. In questo nuovo quadro, mentre il Pci avverte l’esigenza di ritagliarsi un ruolo più

autonomo rispetto agli altri partiti comunisti europei e al ruolo-guida dell’URSS, nel Psi si fa strada la

convinzione che l’alleanza coi comunisti non giova alla propria causa, specie in termini elettorali. Inizia

così un lento processo di distacco dall’estrema sinistra e di avvicinamento alla Dc.

Al Congresso di Torino del 1955 il leader socialista Nenni lancia esplicitamente l’invito alla Dc di "aprire

a sinistra". I tempi però non sono ancora maturi, perché il Psi è ancora troppo legato ai comunisti, coi

quali la sua ala di sinistra è intenzionata a proseguire l’alleanza, mentre con la Dc esistono ancora nette

divergenze di vedute specie sulla politica estera. 92

Le elezioni del 1958 decretano una forte crescita del Psi contro la sostanziale stabilità dei comunisti,

mentre nella Dc prende il sopravvento l’ala sinistra di Fanfani. Quest’ultimo però non riesce ad allestire

un esecutivo capace di ottenere la fiducia parlamentare. E così, passando attraverso l’esperienza del

monocolore democristiano guidato da Segni col sostegno delle destre (Pli, Monarchici e Msi), si approda

all’esperimento Tambroni che segna un momento decisivo nel processo che spiana la strada all’alleanza

Dc-Psi.

Il governo Tambroni è il classico governo di transizione, con un programma limitato e senza una

maggioranza precostituita. Ottiene la fiducia grazie al voto missino e, vista la piega presa dagli eventi, la

direzione della Dc obbliga Tambroni a dimettersi. Fanfani però non riesce ad allestire un governo con Pri

e Psdi e con l’astensione del Psi e il Presidente della Repubblica Gronchi è costretto a rigettare le

dimissioni di Tambroni che anche al Senato ottiene la fiducia col voto, sia pure non determinante, del

Msi. Nel paese la tensione sale alle stelle, con gravissimi scontri di piazza, soprattutto a Genova dove è in

programma il congresso del partito neofascista. In luglio il vertice della Dc dichiara conclusa la funzione

del governo di transizione e costringe Tambroni a dimettersi. Il nuovo incarico viene affidato a Fanfani

che presenta al Parlamento l’ultimo governo di transizione al centrosinistra. Il caso Tambroni infatti

dimostra che la Dc non può svoltare a destra senza provocare fortissime tensioni nel Paese e che la

formula centrista non è più praticabile per l’opposizione di repubblicani e socialdemocratici: la via

obbligata da seguire è l’apertura a sinistra, resa possibile anche dalla mutata situazione internazionale (la

linea politica di Kennedy, presidente USA; il maggiore distacco dalle cose politiche da parte della chiesa

di papa Giovanni XXIII).

Il centro-sinistra

Le riforme

Il quarto governo Fanfani, nato all’inizio del 1962, ottiene la fiducia grazie all’astensione dei socialisti e

segna l’inizio dell’era del centrosinistra, cioè l’alleanza tra Dc e Psi. Rimane in carica poco più di un

anno, fino alle elezioni del giugno 1963, ma realizza alcune delle grandi riforme care ai socialisti e punti

cardine dell’intero programma di governo del centrosinistra. Nel 1962 viene istituita una commissione per

la programmazione economica e, in dicembre, viene nazionalizzata l’industria dell’energia elettrica con la

nascita dell’Enel. All’inizio dell’anno successivo vengono adottati i provvedimenti di riforma della

scuola, con la realizzazione della scuola media unica e l’estensione a 14 anni della frequenza obbligatoria.

Non saranno mai realizzati, invece, il piano verde per l’agricoltura e l’attuazione dell’ordinamento

regionale previsto in Costituzione, che rappresentavano altri obiettivi prioritari dell’alleanza di governo.

Alla vigilia delle elezioni, dunque, la spinta riformatrice del centrosinistra ha già perso vigore, anche

perché inizia un periodo di crisi economica caratterizzato dalla forte crescita dell’inflazione. Il risultato

elettorale, inoltre, mette in luce tutta la debolezza dell’alleanza DC-PSI: il partito cattolico perde voti a

vantaggio del PLI (strenuo oppositore dell’apertura a sinistra) e del PSDI, mentre a sinistra cresce il PCI.

I socialisti entrano direttamente nella compagine di governo solo alla fine dell’anno quando, dopo il

governo balneare formato da Leone, Aldo Moro dà vita al primo dei tre governi consecutivi cui

partecipano tutti i membri del quadripartito di centrosinistra (DC, PRI, PSDI, PSI). Il programma di

riforme originario, rimasto incompiuto, viene subito rilanciato ma la coalizione sembra aver perduto forza

e la incisività iniziale. La crisi economica in atto frena la realizzazione di interventi radicali molto costosi,

e inoltre Moro deve fare i conti con le pressioni dei grandi potentati economici dell’edilizia, dei

finanzieri, delle lobby agrarie, favorevoli alla conservazione dello status quo normativo.

Nel 1966 PSI e PSDI si fondono nuovamente, dando vita al PSU. Il PCI – dopo la morte di Togliatti nel

1964, al quale succede Luigi Longo - rimane così isolato e quasi totalmente immobile. Due anni dopo,

però, le elezioni del 1968 decretano il fallimento del PSU. Il 2 luglio 1969 l’anima socialista e quella

socialdemocratica, confluite nel PSU, divorziano nuovamente e rientrano separatamente nella compagine

93

governativa. Nel frattempo si susseguono governi di transizione guidati da Leone e da Rumor. Ma la

carica innovatrice e riformatrice del centrosinistra si è ormai irrimediabilmente esaurita, mentre in seno

alla società civile aumentano le tensioni, cui si aggiungono gli scandali legati all’esistenza - vera o

presunta - di piani di destabilizzazione e di colpi di Stato (il piano "Solo" di De Lorenzo, ad esempio). È

iniziata una nuova stagione, quella della contestazione studentesca prima, e del terrorismo poi.

Dall’autunno caldo agli anni di piombo

Nel 1968 esplode la contestazione studentesca. La società del miracolo economico, infatti, ha promesso

benessere e successo per tutti, che in realtà non può offrire. Di qui il rifiuto, anche da parte dei giovani di

estrazione sociale piccolo e medio borghese, dei valori e dei modelli figli del miracolo stesso. Alla società

consumistica di massa i giovani studenti contrappongono l’alternativa del collettivismo, da realizzare

attraverso una rivoluzione culturale e l’instaurazione di una controcultura. In questo quadro, l’autorità e i

valori della famiglia diventano i principali bersagli dei contestatori. Mentre da un punto di vista

ideologico i miti di riferimento sono l’antifascismo, la dottrina marxista (ma solo dopo un’attenta

revisione dei tratti originari) e l’antimperialismo (ma non più con riferimento all’URSS, bensì alle

rivoluzioni contadine e culturali sul modello cinese o vietnamita).

Alla contestazione giovanile e studentesca si somma anche quella operaia. In questo clima di alta

tensione, infatti, il movimento sindacale giunge all’apice della sua forza, facendosi portavoce di richieste

relative ad un vastissimo arco di problemi, fino a mettere sotto accusa le basi stesse dell’intero sviluppo

economico degli ultimi anni. Lo sciopero, quindi, cessa di essere uno strumento di lotta finalizzato

esclusivamente alle rivendicazioni salariali o ai problemi specifici del mondo del lavoro, e si tramuta in

mezzo più funzionale alla strategia sindacale che mira all’attuazione di quelle riforme radicali che i

governi di centrosinistra non hanno avuto la forza di realizzare. Tanto è vero che si è parlato di

"pansindacalismo", cioè di un tentativo dei sindacati di sostituirsi ai partiti politici, guadagnandosi un

canale privilegiato di dialogo e trattativa col governo. Il loro limite. Però, è di non riuscire a coagulare

intorno al proprio programma l’intera società, a causa della naturale propensione a difendere gli interessi

della sola classe operaiache li costringe a rimanere chiusi e isolati nel mondo delle fabbriche.

Di fronte alla contestazione, i partiti politici rimangono spiazzati. La destra italiana, diversamente da

quella francese ad esempio, non riesce ad esprimere un forte partito conservatore capace di coinvolgere,

in nome della salvaguardia di interessi comuni, tutte le forze che guardano con timore alla contestazione.

A sinistra, invece, né il PCI né tantomeno il PSI sono in grado di imporsi alla testa del movimento e

quindi di sfruttarlo, poiché il loro patrimonio culturale ed ideologico ancora non si è adeguato ai tempi e

non c’è possibilità di dialogo con i giovani, portatori di ambizioni spesso estremistiche, radicali e globali.

Le vicende dell’autunno caldo del 1968-69, tuttavia, condizionano l’attività legislativa degli anni

seguenti, contribuendo ad alimentare una nuova spinta riformatrice che si concretizzerà nell’approvazione

dello statuto dei lavoratori, nell’attuazione delle regioni, nei referendum e negli interventi in tema di

divorzio. Malgrado ciò, il bilancio di questa stagione è deludente non solo perché il movimento

studentesco non riesce – come era scontato – ad imporre una trasformazione rivoluzionaria della società e

della politica, ma soprattutto perché le forze progressiste riescono ad attuare solo una piccola parte – sia

pure importante - del loro programma di riforme. Intanto si fa strada la consapevolezza che prima di ogni

altra riforma, occorrerebbe una radicale revisione dell’intero apparato burocratico-amministrativo dello

Stato.

L’esperienza della contestazione fallisce, in certa misura, anche sul piano culturale poiché ha come

bersagli l’autorità, il capitalismo, la repressione sessuale, la famiglia e il consumismo, ma è proprio verso

questi valori, scaturiti dal miracolo economico, che la società italiana continuerà a dirigersi. I modelli di

riferimento adottati dai contestatori, del resto, appartengono a realtà terzomondiste, come Cuba, la Cina e

il Vietnam, che male si adattano alla società italiana. Il movimento rivoluzionario, inoltre, è una piccola

minoranza che non riesce a coinvolge la maggioranza degli operi, anche a causa delle profonda

94

eterogeneità della classe proletaria italiana (grande industria del nord; campagna industrializzata della

terza Italia, ecc.).

Nei primi anni Settanta la contestazione studentesca e l’offensiva sindacale (che ha ottenuto la firma dei

contratti collettivi) perdono vigore. Nel nord del Paese, contro i disordini provocati dai gruppi di estrema

sinistra, scende in piazza la cosiddetta "maggioranza silenziosa". Al sud, invece, è la destra ad alzare la

voce come nel caso della rivolta di Reggio Calabria e de L’Aquila (alle elezioni amministrative del 13

giugno 1971, nei centri meridionali si registra un netto balzo in avanti del MSI).

L’Italia arriva così alla vigilia di una nuova e ben più grave emergenza, quella del terrorismo, i cosiddetti

"anni di piombo", caratterizzati da una incredibile serie di attentati e stragi. Il terrorismo non ha un volto

unico, ma è un fenomeno estremamente variegato e poliedrico. C’è un terrorismo di destra e un

terrorismo di sinistra (su tutti, le Brigate Rosse). E si è perfino ipotizzata l’esistenza di un terrorismo di

Stato, cioè ad opera di rami deviati dei servizi segreti, funzionale cioè agli interessi di determinate parti

politiche. Ma sulla gran parte degli avvenimenti di quegli anni, la magistratura ancora non ha fatto piena

luce.

Verso il compromesso storico

La quinta legislatura è la prima a finire con lo scioglimento anticipato delle camere. Questa soluzione fa

comodo a tutti i partiti perché permette di rinviare lo svolgimento del referendum abrogativo della legge

sul divorzio: le forze di sinistra, che hanno voluto fortemente la legge, temono infatti di essere sconfessate

dagli elettori, mentre la DC vuole ad ogni costo evitare di dover combattere una accesa battaglia

referendaria contro il divorzio spalla a spalla col MSI, pregiudicando la possibilità di rimettere in piedi la

coalizione di centrosinistra.

L’ultimo governo della quinta legislatura ed il primo della successiva sono guidati da Giulio Andreotti,

con l’appoggio di liberali, socialdemocratici e repubblicani. Sono i cosiddetti governi della "centralità", e

segnano una battuta d’arresto del censtrosinistra.

L’alleanza DC-PSI viene ripristinata nell’estate del 1973, grazie all’accordo di palazzo Giustiniani fra i

tre principali esponenti democristiani Moro, Fanfani e Rumor. Il problema più urgente da fronteggiare è

la crisi economica. La politica di dilatazione della spesa pubblica finora seguita, la cosiddetta "politica

delle mance", ha fatto crescere l’inflazione. Il 1973 è anche l’anno della crisi petrolifera, che costringe ad

adottare severe misure restrittive di risparmio energetico. Per fronteggiare questa situazione, il quarto

governo Rumor si affida ad uno speciale direttorio interministeriale, la cosiddetta troika, con Colombo

alle Finanze, Giolitti al Bilancio e La Malfa al Tesoro.

Il PCI, dal canto suo, annuncia una opposizione più tenue sui temi di politica economica e il voto

favorevole sui provvedimenti utili ad alleviare la crisi. Inizia così la marcia di avvicinamento al governo e

sul finire del 1973 il nuovo segretario Berlinguer - succeduto a Longo - lancia per la prima volta l’idea del

"compromesso storico", tra Dc e Pci. A livello internazionale, intanto, sta per essere inaugurata, con i

partiti comunisti di Francia e Spagna, la linea dell’eurocomunismo, incentrata sulla richiesta di una

maggiore autonomia da Mosca nell’elaborare, nei diversi contesti in cui si opera, la propria strategia per

la conquista del potere.

Nel maggio del 1974 si svolge il referendum sul divorzio, che rappresenta un momento di passaggio

decisivo nella storia politica italiana ed in particolare nella vicenda del centrosinistra. La scelta imposta

dal referendum, infatti, segna una netta spaccatura tra laici e cattolici e perciò mette a nudo l’incapacità

dell’alleanza tra DC e PSI di proporsi come guida della società civile a causa del forte disaccordo su molti

temi cruciali come, oltre al divorzio, l’aborto, la politica economica e l’ordine pubblico (la legge Reale,

che da più poteri alle forze di polizia, passa malgrado l’astensione socialista, grazie al voto favorevole dei

missini). 95

A fine anno i socialisti escono dal governo Rumor, al quale succede un esecutivo guidato dal leader

democristiano Aldo Moro, favorevole ad instaurare un dialogo con l’opposizione comunista. Sei mesi più

tardi, alle elezioni amministrative, le prime in cui votano anche i diciottenni, il PCI ottiene un notevole

successo, ridisegnando a vantaggio delle forze di sinistra la mappa del potere locale. Per lo scenario

politico italiano è un piccolo terremoto: il massiccio spostamento a sinistra dell’elettorato - non solo

quello giovanile giovani, ma anche ceti medi e cattolici – dimostra che per la prima volta si guarda al PCI

non più come fautore di tendenze rivoluzionarie, bensì di tecniche di buon governo.

Sullo sfondo, intanto, impazza il terrorismo in un clima di terrore e di tensione. E proprio per fronteggiare

questa drammatica situazione, si fa strada l’idea di un governo di solidarietà nazionale, cioè con la

partecipazione anche del PCI. La legislatura termina con lo scioglimento anticipato delle camere, per

iniziativa dei socialisti che vogliono sfruttare alle politiche l’onda del successo elettorale delle

amministrative. Le elezioni del 20 giugno 1976, segneranno una nuova svolta nella storia politica italiana.

Il terrorismo e la solidarietà nazionale

Il governo di solidarietà nazionale

La campagna elettorale del giugno 1976 è dominata dal tema del probabile sorpasso dei comunisti ai

danni della DC. Dopo il successo delle forze di sinistra nelle amministrative dell’anno prima, i

democristiani issano nuovamente la bandiera dell’anticomunismo sviscerato, riproponendosi agli elettori

come unico baluardo contro il "pericolo rosso". I socialisti, invece, continuano a presentarsi agli elettori

nella duplice veste di alleati di governo del partito cattolico e al tempo stesso possibile alternativa proprio

ai democristiani. Il PCI di Berlinguer, infine, continua a caldeggiare l’ipotesi di un "compromesso

storico", cioè della rinascita della coalizione antifascista e di un governo di "unità democratica", per

fronteggi il momento di crisi gravissima. Fa la sua comparsa il Partito Radicale di Marco Pannella, che è

protagonista in quegli anni delle principali battaglie sui diritti civili, dal divorzio all'aborto.

Il risultato elettorale sancisce una netta affermazione del PCI, che mai aveva ottenuto tanti voto, e lo

promuove unico partito di opposizione, espressione non più della sola classe operaia ma di un ampio

bacino elettorale che abbraccia anche frange più progressiste del ceto medio. Il previsto sorpasso ai danni

della DC però non si realizza perché il partito cattolico recupera larga parte dei consensi che aveva perso

alle amministrative del 1975. Sconfitto invece il PSI, che raggiunge il suo minimo storico, così come i

piccoli partiti alleati di governo della DC, ad eccezione del PRI, che subiscono un drastico

ridimensionamento.

Il sistema politico italiano, a questo punto, raggiunge la sua massima bipolarizzazione e la DC non può

governare né alleandosi col PSI, che dopo la batosta elettorale vive un momento di crisi interna, né

appoggiandosi ai piccoli partiti suoi tradizionali alleati, anch’essi ridimensionati dal risultato delle urne.

L’unica soluzione, dunque, è quella di affidare la guida del Paese ad una vasta alleanza, cioè ad un

governo di solidarietà nazionale. Ma non da subito, poiché l’ingresso del PCI al governo sarebbe difficile

da far digerire dopo che l’intera campagna elettorale è stata impostata all’insegna dell’anticomunismo.

Nasce così il governo monocolore guidato da Andreotti, detto "governo della non-sfiducia", grazie

all’astensione del Pci. Per la prima volta dai tempi del CLN, dunque, i comunisti entrano nell’aria di

governo, sia pure non direttamente ma solo sul piano parlamentare. E’ la fine della "conventio ad

excludendum".

Il governo di solidarietà nazionale nasce, in primo luogo, per fronteggiare la gravissima situazione che il

Paese sta vivendo sul fronte dell’ordine pubblico a causa del terrorismo, ma è anche funzionale alla

strategia politica dei due principali partiti. I dirigenti comunisti, infatti, sanno bene – anche se non

mancano remore e dubbi interni - che il rilancio della coalizione antifascista è l’unico modo per rientrare

al governo, poiché la natura stessa del sistema politico italiano rende assai improbabile la vittoria

elettorale di una coalizione di sinistra. La DC, dal canto suo, deve fronteggiare la preoccupante crescita

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Corso di laurea: Corso di laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Niccolò Cusano - Unicusano o del prof Silvio Berardi.

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