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politiche diverse, ma uniti dagli stessi valori, potessero tentare di affrontare

insieme il difficile cammino della coesistenza.

Nel 1877 il Convent del Grande Oriente di Francia, decise di eliminare dai

doveri massonici l’obbligo del credo in Dio. Ne conseguì la rottura delle

relazioni con le obbedienze anglosassoni, che accusarono i francesi di aver

violato uno dei punti di riferimento dell’identità massonica. Al massone Jules

Ferry si dovettero così le leggi dei primi anni Ottanta sull’insegnamento laico,

gratuito ed obbligatorio. Seguirono altre leggi che istituirono il divorzio, che

autorizzavano i funerali e le sepolture civili.

La massoneria iberica fra democrazia e nazionalismo.

Anche nella Spagna dell’800 la massoneria divenne una scuola di formazione

delle élite democratiche e un veicolo di modernizzazione del paese. Nel corso

del XIX secolo la massoneria iberica ebbe un’esistenza molto tormentata.

Infatti, all’età d’oro del triennio costituzionale (1820-1823), seguirono il

decennio assolutista e la messa al bando da parte di Ferdinando VII nel 1824.

Nel 1838 venne fondato a Lisbona, in esilio, il Grande Oriente Nazionale di

Spagna, che ebbe un carattere molto politicizzato ma anch’esso conobbe degli

ostacoli fino al 1868, quando la rivoluzione di Settembre portò alla caduta dei

Borboni e al varo di una costituzione liberale (1869), che ripristinò il diritto di

associazione e pose fine alle persecuzioni contro la massoneria. Per la

massoneria cominciò una fase di grande sviluppo; le logge in questo periodo

furono circa 1.750 e la regione che accolse il maggior numero di logge fu

l’Andalusia. Per quanto riguarda l’estrazione sociale degli affiliati, si registrò la

prevalenza della piccola e media borghesia, ma con una presenza significativa

di artigiani e operai. Le logge spagnole avevano una forte connotazione

nazionalistica. La questione nazionale esplose con violenza durante la crisi di

fine secolo, quando le logge massoniche furono accusate di sostenere la lotta

per l’indipendenza di Cuba, di Portorico e delle Filippine e di tramare contro gli

interessi nazionali. Dopo questa crisi sopravvissero solo due organizzazioni

massoniche: il Grande Oriente Spagnolo (GOE), fondato nel 1889, e la Gran

Loggia Simbolica Regionale Catalana-Baleare, che nel 1920 avrebbe assunto il

nome di Gran Loggia Spagnola.

Massoneria e sinistra democratica nell’Italia unita.

In Italia la massoneria rinacque dopo la Restaurazione, sul finire del 1859,

quando a Torino un gruppo di liberali fondò il Grande Oriente Italiano (GOI),

con l’intenzione di creare una struttura associativa con finalità politiche.

Poco dopo nacque a Palermo un’altra obbedienza, il Supremo Consiglio, che

divenne il luogo di raccolta delle logge di tendenza democratica e repubblicana.

Le due componenti massoniche riflettevano la spaccatura esistente dopo il 1860

fra le due anime del Risorgimento italiano: quella moderata, uscita vincitrice

dalle lotte per l’indipendenza nazionale, e quella mazziniana, rimasta sconfitta e

insoddisfatta, e perciò protesa verso l’obiettivo di una trasformazione in senso

democratico – repubblicano dello stato sabaudo. La componente democratica

riuscì ad assumere il controllo del Grande Oriente, imponendo come gran

maestro Giuseppe Garibaldi e creando le premesse per la riunificazione delle

due obbedienze, che si verificò nel 1862 grazie a Giuseppe Mazzoni e a

Federico Campanella. Da quel momento la parte maggioritaria italiana si

identificò con le posizioni della sinistra costituzionale, arrivata al potere nel

1876. L’elemento unificante di questi segmenti della sinistra italiana fu

innanzitutto l’anticlericalismo. Anche in Italia, come in Francia e in Spagna,

all’inizio del ‘900 la massoneria subì una svolta in senso democratico, cui

corrispose un graduale abbassamento dell’estrazione sociale dei suoi membri,

appartenenti perlopiù al ceto medio impiegatizio.

Il caso tedesco e quello russo.

La massoneria tedesca del secondo Ottocento fu attraversata da una profonda

divisione fra le tre Grandi Logge prussiane e le Grandi Logge delle regioni

sudoccidentali del paese e della Sassonia. La cesura riguardò la scelta

ideologica compiuta dalle istituzioni massoniche berlinesi a favore di un rigido

cristianesimo di matrice luterana, che le portò a negare l’ammissione nelle

logge agli ebrei. Il dato che spicca nel contesto germanico è il forte

coinvolgimento dei massoni nella vita politica e locale e la loro quasi totale

assenza sul piano nazionale, questo perché c’erano profonde differenze e

rivalità tra le varie Grandi Logge locali. L’unico vero principio che la

massoneria tedesca condivise con i fratelli spagnoli, francesi e italiani fu

l’anticattolicesimo.

Per quanto riguarda la massoneria russa, questa fu fortemente politicizzata e

poté risorgere soltanto nel 1905, nel periodo delle ondate rivoluzionarie, perché

prima era stata messa al bando da Alessandro I dal 1822. Sia il Grande Oriente

di Francia sia quello d’Italia non fecero mancare il loro appoggio al moto

rivoluzionario russo, invocando la fine del potere autoritario zarista.

Nel 1908, come reazione ai provvedimenti antiliberali varati dal governo, le

logge esistenti vennero sciolte e riorganizzate su basi clandestine, riducendo il

numero degli affiliati. La direzione e il controllo delle logge furono affidati a un

supremo consiglio, che prese il nome di Grande Oriente dei popoli di Russia.

Alcune considerazioni conclusive.

Tutte le obbedienze liberomuratorie dell’Europa continentale conobbero tra

‘800 e ‘900 un intenso processo di politicizzazione. Inoltre, l’anticlericalismo,

perlopiù concepito come avversione alla Chiesa cattolica, costituì il principale

elemento di coesione della massoneria europea.

2 – FRA ORIENTE E OCCIDENTE LE LOGGE MASSONICHE

ITALIANE NEL MEDITERRANEO.

I primi anni dopo l’Unità.

Nell’età d’oro della massoneria italiana, fra il 1860 e il 1925, un contributo, in

termini di logge e di iscritti, venne dalle strutture costituite fuori dei confini

nazionali. Su circa 70.000 nomi di affiliati al Grande Oriente, quasi 9.000

appartenevano a logge fondate all’estero. Questo sviluppo della massoneria

italiana nel bacino del Mediterraneo cominciò subito dopo l’Unità.

3 – MASSONERIA, SCUOLA E QUESTIONE EDUCATIVA

DALL’UNITA’ AL FASCISMO.

Il paradigma massonico.

In vista della prima assemblea costituente del Grande Oriente d’Italia, che

venne convocata a Torino per la fine di dicembre del 1861, circolò un progetto

di programma massonico stilato da David Levi. Levi concepiva la massoneria

come uno strumento di intervento nella sfera pubblica, come un mezzo per

favorire l’evoluzione della società e del sistema politico. In questo documento

Levi indicava di promuovere il benessere delle varie classi sociali mediante

l’educazione morale, fisica, intellettuale del popolo e suggeriva di fondare case

di ricovero per anziani, asili d’educazione per l’infanzia, scuole serali e tecniche

per gli operai. Fu Ernesto Nathan a definire la massoneria come associazione

patriottica ed educativa e non come associazione politica.

La massoneria deve quindi essere: scuola di libertà, esempio di moralità e

d’amore, leva del progresso umano.

L’ambito scolastico ed educativo fu al centro dell’intervento pubblico della

massoneria nei primi decenni dopo l’Unità nel tentativo di contrastare

l’egemonia esercitata dalle forze cattoliche e di realizzare un più ampio progetto

di modernizzazione del Paese.

Alcuni obiettivi importanti che il parlamento avrebbe dovuto perseguire furono

una promozione dell’istruzione primaria con il miglioramento della classe dei

docenti. Adriano Lemmi, maestro del Grande Oriente d’Italia dal 1885 al 1895,

fece della questione scolastica uno dei cardini dell’impegno massonico e della

laicizzazione dello stato. Affinché lo stato diventasse laico era necessario

abolire le guarentigie (legge che garantiva al pontefice l’inviolabilità della

persona; l’extraterritorialità; la libertà di comunicazioni postali e telegrafiche; il

possesso dei sacri palazzi del Vaticano, del Laterano e di villa di Castel

Gandolfo), vietare l’insegnamento del catechismo nelle scuole, non permettere

il matrimonio religioso prima di quello civile e istituire il divorzio.

Questo ambizioso progetto necessitava, però, della presenza massonica negli

organi di governo, nella burocrazia e nell’amministrazione. La massoneria, per

essere attiva ed efficace, doveva agire nelle istituzioni pubbliche (scuola,

magistratura, forze armate). Il 20 settembre 1897, si tenne a Milano un

congresso massonico dove furono discusse e approvate alcune mozioni, con le

quali si vincolava la massoneria a:

- Promuovere uno Stato caratterizzato da una politica laica;

- Provvedere a che l’istruzione sia impartita con esclusione di ogni concetto

religioso;

- Dare maggiore importanza alle scienze;

- Agire con il popolo per la promulgazione delle leggi.

Le tipologie dell’azione educativa.

Nelle costituzioni approvate si affermò che lo scopo della massoneria doveva

portare al miglioramento e al perfezionamento morale e intellettuale tramite

l’educazione.

Nel 1877 fu approvata la legge Coppino, che estendeva l’obbligo scolastico fino

al nono anno di età, la quale da tempo rientrava nel programma della sinistra

costituzionale appena salita al potere.

Fin dai primi anni dopo l’Unità, varie logge raccolsero l’invito del Grande

Oriente a fondare scuole private gestite dall’ordine liberomuratorio, e in

qualche località l’iniziativa riuscì ad andare in porto. A causa della mancanza di

fondi non sempre tutte le richieste vennero accettate, perciò la massoneria

italiana postunitaria si concentrò su strutture educative e culturali, nelle quali

potessero riconoscersi e impegnarsi persone del mondo laico.

Notevole fu l’impegno della massoneria anche nel settore ricreativo, con lo

scopo di riunire i giovani nei giorni festivi per istruirli e divertirli, in modo da

scalfire l’egemonia delle organizzazioni cattoliche che operavano tramite

oratori collegati alle parrocchie. Questa idea non ebbe mai grande successo.

5 – IL PARTITO DELLA BORGHESIA? BANCHIERI E

IMPRENDITORI NELLA MASSONERIA ITALIANA FRA OTTO E

NOVECENTO.

La massoneria nel giudizio di Antonio Gramsci e Gaetano Mosca.

Il 16 maggio 1925 alla Camera dei Deputati iniziò la discussione di una legge

nota come legge contro la massoneria. Il movimento fascista, ormai avviato ad

assumere i connotati del regime dittatoriale, decideva così di abbandonare ogni

legame con la massoneria, nonostante la massoneria avesse contribuito

all’ascesa del fascismo. Gramsci cercò di dimostrare che la legge contro la

massoneria in realtà intendeva colpire le organizzazioni politiche e sindacali del

proletariato. Il vero obiettivo del fascismo, disse Gramsci, era quello di lottare

contro la borghesia. Gaetano Mosca affermò, così come Gramsci, che la

massoneria era necessaria nella vita pubblica italiana perché aveva svolto una

funzione politica rilevante. Sia Gramsci sia Mosca sostenevano che la

massoneria avesse svolto una funzione politica simile a quella di un partito, ma


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione primaria
SSD:
A.A.: 2014-2015

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