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La I guerra mondiale

Il 28 giugno 1914 a Sarajevo viene assassinato l’erede al trono d’Austria-Ungheria Francesco Ferdinando: del gesto terroristico fu ritenuta responsabile la Serbia. Il 23 luglio l’Austria impose un ultimatum alla Serbia per far cessare ogni attività antiaustriaca nel paese, ma invano. Il 28 luglio l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia.

La Russia, che proteggeva la Serbia per l’egemonia sui Balcani, mobilitò le sue truppe contro l’Austria; il 3 agosto la Germania dichiarò guerra alla Russia e alla Francia sua alleata; il 5 agosto dopo che le truppe tedesche invasero il Belgio neutrale, la Gran Bretagna si schierò a fianco di Russia e Francia.

  • La Germania puntava sull’egemonia continentale (inaccettabile per gli inglesi);
  • La Francia rivendicava i territori persi (Alsazia e Lorena) nel 1870 con la battaglia di Sedan;
  • L’Austria aspirava a salvare l’integrità del suo impero;
  • La Russia puntava a espandersi verso i Balcani.

I tedeschi puntarono su una guerra rapida di movimento, ma l’avanzata venne fermata sul fiume Marna. Il conflitto assunse così i caratteri di una guerra di posizione e logoramento. Fra le armi innovative (soprattutto fra i tedeschi) abbiamo i gas asfissianti, polvere da sparo senza fumo, cannoni da tiro e mitragliatrici. Sul piano delle comunicazioni vi fu l’uso massiccio del telefono (Meucci), telegrafo (Morse), e delle ferrovie. Le sorti della guerra si giocarono sulla capacità dei paesi belligeranti di sostenere sforzi umani, sociali ed economici. Per compensare la carenza di manodopera le donne vennero inserite in massa nella produzione.

Italia

Allo scoppio della guerra l’Italia era impreparata e mantenne la neutralità: per Giolitti si poteva ottenere tanto restando neutrali, mentre gli interventisti erano spinti da ideali risorgimentali e volontà di sconfiggere gli imperi centrali (Austria-Ungheria e Germania). Il 24 maggio 1915 l’Italia entra in guerra spinta dalla pressione del popolo, dalla volontà del re, del ministro degli esteri (Sonnino) e del capo del governo (Salandra). Secondo il patto di Londra, l’Italia aveva come obiettivi l’espansione nei Balcani, nel Mediterraneo e il completamento dei confini naturali con l’annessione di Trento e Trieste. Modesti furono i risultati italiani nel fronte austriaco con 11 battaglie sull’Isonzo; nel 1916 cadde il governo Salandra ma la guida dell’esercito restava in mano a Luigi Cadorna, personaggio non all’altezza della situazione. Nell’ottobre 1917 le truppe italiane subirono una controffensiva a Caporetto che li costrinse a ritirarsi fino al Piave perdendo in pochi giorni il Veneto e il Friuli. Il nuovo governo (affidato a Vittorio Emanuele Orlando) sostituì Cadorna con Armando Diaz la cui accorta guida dell’esercito creò i presupposti della vittoria finale avvenuta a Vittorio Veneto il 4 novembre 1918. Nell’agosto 1918 gli alleati sconfissero definitivamente i tedeschi ad Amiens e il 4 ottobre furono costretti all’armistizio.

Risolutivo per le sorti del conflitto furono la ritirata russa (per via della rivoluzione del 1917) e l’intervento degli USA nel 1918 a favore degli alleati.

Pace di Versailles

Nel giugno del 1919 i delegati dei paesi vincitori si riunirono a Versailles per ridisegnare l’assetto politico europeo: vi parteciparono gli USA (Wilson), Francia (Clemenceau), Gran Bretagna (Lloyd George), l’Italia (Vittorio Emanuele Orlando); furono esclusi i paesi sconfitti i cui trattati furono imposti senza nessuna condizione. La Germania dovette cedere alla Francia l’Alsazia e la Lorena (zone ricche di bacini minerari); la zona carbonifera del Saar per 15 anni; smilitarizzazione della zona del Reno e la perdita delle colonie in Africa (spartite fra Francia e Inghilterra). L’Italia ottenne Trentino, sud Tirolo, Trieste e l’Istria. Venne riconosciuta l’indipendenza dell’Austria tedesca e dell’Ungheria; nacque la Cecoslovacchia e si ricostituì la Polonia che con il corridoio di Danzica separava la Prussia orientale dalla Germania. Serbia, Bosnia e Montenegro formarono il regno di Jugoslavia.

Il presidente Wilson introdusse la Società delle Nazioni (un antenato dell’ONU) per risolvere i conflitti internazionali ricorrendo se necessario alla forza.

La rivoluzione russa

La Russia era entrata in guerra portandosi dietro molti problemi: disuguaglianza giuridica, arretratezza della società, impreparazione militare e inoltre la chiamata alle armi diminuì la produzione agricola. La rottura si ebbe nel marzo 1917 (rivoluzione di Febbraio) a Pietrogrado, dove una rivolta di operai fu appoggiata dai reparti militari che avevano il compito di reprimerla. Si formarono i soviet (consigli di operai e soldati), lo zar Nicola II fu costretto ad abdicare e la Duma (assemblea rappresentativa, una sorta di parlamento) costituì un governo provvisorio costituzional-democratico. In pochi mesi crebbe un’altra forza politica: i bolscevichi con a capo Lenin il quale sosteneva che bisognava opporsi al governo provvisorio e alla guerra, formare una repubblica di soviet anziché un regime parlamentare e di nazionalizzare le terre. Dopo il fallimento di un primo colpo di stato, i bolscevichi instaurarono una dittatura di operai e contadini e la conquista violenta del potere che avvenne nell’novembre 1917 (rivoluzione d’ottobre) proclamando la fine della guerra e l’assegnazione delle terre al popolo, nazionalizzazione di ferrovie, banche e industrie. (il calendario russo è sfasato di una decina di giorni rispetto a quello occidentale). Il trattato di pace fu firmato a Brest Litovsk nel 1918, dove vennero cedute le province baltiche, la Bielorussia e l’Ucraina alla Germania.

Il comunismo di guerra (biennio rosso)

Dal 1918 al 1920 la Russia fu dilaniata da una guerra civile scatenata dagli oppositori di destra del regime social rivoluzionario. I bolscevichi furono costretti a instaurare una fortissima dittatura e riuscirono a superare questa crisi grazie alla creazione di un esercito regolare (l’Armata Rossa). Il sistema di governo di questi anni fu denominato comunismo di guerra: fu abolito il libero commercio, si razionarono i beni di consumo alimentari, lavoro obbligatorio e fu abolita la moneta.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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