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Storia contemporanea

Popolo ≠ cittadini perché il cittadino ha la consapevolezza dei propri diritti, di essere parte di una cittadinanza. Se si prende in considerazione il punto di vista politico, la storia contemporanea, secondo alcuni, inizia con la Rivoluzione Francese (la maggioranza della popolazione in quel periodo era analfabeta, ma la politica ha dei propri linguaggi, come i linguaggi emozionali: colore rosso, inni, simboli come i fiori o modo di vestire). Questo perché per alcuni la storia contemporanea è storia politica, cioè una storia di date, di grandi personaggi, di generali, di guerre e di partiti per esempio; diversa dalla storia sociale, che invece tiene presente il complesso dell’umanità, cioè com'è stata la storia per la gente comune. Quindi si attribuisce il suo inizio alla Rivoluzione francese perché tutto il linguaggio politico moderno nasce grazie ad essa. Altri fanno iniziare la storia contemporanea con la rivoluzione bolscevica.

La colonna sonora del risorgimento

La colonna sonora del risorgimento era l’opera lirica, composta per la maggior parte agli inizi dell’800, ma non con l’obiettivo di creare un inno patriottico (la musica è importante per capire la rivoluzione di un paese e di un pensiero). Esempio: Va Pensiero di Nabucco -> appropriazione del linguaggio da parte della gente comune.

Prima guerra mondiale (1914-1918)

Considerata uno spartiacque tra due epoche storiche (il '900 è chiamato anche perché, secondo alcuni storici, esso è iniziato con la Prima Guerra Mondiale e la Rivoluzione Bolscevica del 1917 ed è finito con il crollo del muro di Berlino nell’1989), essa è anche chiamata “Grande Guerra” perché non c’è mai stato un conflitto così esteso, sia per il numero di morti, che per i disastri che ha provocato – determinati anche dal massiccio uso bellico degli apparati industriali e delle nuove tecnologie – ma anche per le conseguenze economiche e sociali.

Inoltre, nonostante fosse combattuta soprattutto in Europa, essa coinvolse anche stati extraeuropei come il Giappone e gli Stati Uniti (essa ha infatti determinato l’entrata degli Stati Uniti nel continente europeo, cosa che si completerà successivamente con la Seconda Guerra Mondiale).

Con la Prima Guerra Mondiale è nato un assetto, sia in Europa che nel mondo, che per certi versi è destinato a durare fino al crollo del muro di Berlino, quindi essa porta alla creazione di equilibri che dureranno per molto. Inoltre, tra gli effetti della guerra vediamo anche la scomparsa di quattro imperi: quello russo, quello degli Asburgo, quello tedesco e quello turco, sostituiti dalla nascita di tante repubbliche, come quella Austriaca. In più gli Stati Uniti prendono il posto della Gran Bretagna come superpotenza mondiale, anche perché l’Impero britannico, che possedeva un quarto del mondo, ha iniziato a sgretolarsi dopo la Prima Guerra Mondiale.

Il fatto che scatenò la guerra fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, il 28 giugno 1914 a Sarajevo. L’Austria reagì consegnando un ultimatum alla Serbia che però lo rifiutò e il 28 luglio 1914 l’Austria le dichiarò guerra.

Le alleanze e i fattori del conflitto

Per quanto riguarda le alleanze, vediamo da una parte gli imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero Ottomano e Bulgaria) e dall’altra gli alleati (Serbia, Francia, Gran Bretagna, Russia, Giappone, Grecia, Romania, Belgio, Portogallo, Montenegro e successivamente anche Stati Uniti – 1917 – e l’Italia – 1915).

Tra i fattori che contribuirono a provocare il conflitto possiamo vedere: le rivalità imperialistiche, la corsa agli armamenti, le tensioni internazionali fra le grandi potenze (acuite in seguito all’esaurirsi della corsa alle colonie e il crescente bipolarismo del sistema di alleanze basato sulla Triplice Alleanza – Austria, Germania e Italia – e sulla Triplice Intesa – Francia, Russia e Inghilterra), i movimenti nazionalistici, i meccanismi istituzionali e i problemi sociali dei vari paesi. Quindi non fu per esempio solo il prodotto del militarismo e dell’aggressività della Germania.

Nonostante alcuni successi iniziali, l’offensiva della Germania verso occidente non portò agli effetti sperati e venne arrestata dagli anglo-francesi sul fiume Marna. A uscire sconfitta da quella battaglia fu l’idea di una campagna-lampo di annientamento. Al contrario, già alla fine del 1914 la guerra era diventata una guerra di posizione, di trincea e non una guerra di movimento.

A ciò seguirono varie battaglie poco risolutive e intanto, il 24 maggio 1915, l’Italia è entrata in guerra a fianco dell’Intesa, anche se all’inizio aveva subito proclamato la sua neutralità nonostante la sua appartenenza alla Triplice Alleanza. Comunque, all’interno dell’Italia, vediamo anche numerosi “interventisti democratici” che volevano sconfiggere il militarismo e l’autoritarismo degli imperi centrali e tra gli interventisti c’era anche Mussolini, prima socialista.

Disfatta di Caporetto e cambiamenti italiani

Per quanto riguarda l’Italia una svolta nella conduzione del conflitto è avvenuta nel 1917 con la disfatta di Caporetto, quando le linee italiane sono state sfondate. Ciò portò alla formazione di un nuovo governo presieduto da Vittorio Emanuele Orlando e Diaz divenne generale che portò alla vittoria il 24 ottobre 1918 a Vittorio Veneto.

In Italia, i cambiamenti portati dalla guerra risultarono più sconvolgenti che in altri paesi europei a causa della sua maggiore arretratezza istituzionale, sociale ed economica. In più, nonostante la sua uscita vittoriosa dal conflitto, essa era così indebolita che la sua situazione era paragonabile a quella di una nazione sconfitta.

La situazione in Russia

Invece, per quanto riguarda la Russia, essa era caratterizzata da squilibri e contraddizioni, comparsi anche a causa della guerra. Il punto di rottura si è verificato con la rivoluzione di febbraio nel 1917, quando una serie di agitazioni spontanee a Pietrogrado si sono trasformate in uno sciopero generale a cui si unirono anche i reparti incaricati di domarlo. Ciò portò alla presenza di un “doppio potere”: da un lato il governo del partito costituzionale-democratico (“cadetto”) e dall’altro i soviet (consiglio) degli operai e dei soldati, dove prevalevano i menscevichi e i socialisti rivoluzionari.

Però il governo provvisorio era in realtà debolissimo e presto la sola autorità riconosciuta sono diventati i soviet, che però rinunciarono ad assumere il potere, accodandosi al partito “cadetto” e, di conseguenza, sia i menscevichi che i socialrivoluzionari si sono divisi e hanno perso influenza nel paese. Così in pochi mesi è cresciuta un’altra forza politica: i bolscevichi con a capo Lenin. Egli si voleva opporre al governo provvisorio e voleva passare subito alla presa di potere da parte degli operai e dei contadini. Ciò ha aumentato i consensi dei bolscevichi fra gli operai, i soldati e i contadini, ma il partito è stato represso ed è stato costretto a tornare nella clandestinità. Però, dopo aver aiutato a fermare il tentativo di colpo di stato controrivoluzionario del capo dell’esercito, essi si sono rafforzati. A questo punto, Lenin era convinto che bisognava instaurare una “dittatura degli operai e dei contadini” attraverso una conquista violenta del potere e ciò determinò la Rivoluzione d’ottobre e Lenin è diventato capo del governo e viene instaurato per la prima volta un regime comunista. Comunque, alla fine, incapace di reggere lo sforzo bellico, il governo aveva ottenuto un armistizio e ha firmato una pace separata nel marzo 1918 perché resistere alla Germania sarebbe stato impensabile.

La Prima Guerra Mondiale è stata anche definita una guerra di logoramento, infatti il terreno conquistato fu ben poco e i fronti rimasero per lo più immobili per tutta la durata della guerra, la quale si svolge in pochissimi chilometri di fronte. Inoltre, la mobilitazione bellica ha avuto un carattere totale: più che sui campi di battaglia, le sue sorti dipendono dalla capacità di reggere un tale sforzo umano, sociale ed economico per mandare al fronte sempre nuove truppe, produrre sempre più velocemente armi e munizioni ed equipaggiare ed alimentare gli eserciti.

Era determinante perciò il differenziale produttivo e tecnologico, oltre che umano, fra le due parti. Di conseguenza, la vita di tutti i paesi fu riorganizzata in funzione di questi obiettivi. Tra le atrocità della guerra ci fu anche il genocidio del popolo armeno attuato dal governo turco.

Dimensioni e tecnologie della guerra

La particolarità del conflitto è data dalle sue dimensioni di massa, ma il numero dei combattenti è solo uno dei fattori che hanno reso “grande” questa guerra, la cui novità sta invece nell’uso di tecnologie avanzate: gas asfissiante che i tedeschi hanno lanciato nelle trincee, polvere da sparo senza fumo, cannoni a tiro rapido e mitragliatrici portatili per esempio. Anche il ruolo delle ferrovie fu fondamentale per trasportare truppe e approvvigionamenti e vediamo anche le prime prove dei sommergibili.

Infatti, risultò decisiva la guerra per mare: l’Inghilterra impose un blocco navale alla Germania, che rispose colpendo anche navi non militari, violando il diritto internazionale, e ciò provocò l’intervento degli Stati Uniti (oltre al fatto che essi erano esposti finanziariamente e la sconfitta dell’Intesa sarebbe stata disastrosa per gli interessi americani) proprio quando il fronte orientale stava crollando a causa del collasso della Russia. Ciò ha rappresentato una svolta decisiva e ha rafforzato l’Intesa sul piano economico, militare, ma anche su quello ideologico. Dopo ciò, Bulgaria e Turchia sono state le prime a chiedere l’armistizio, seguite dall’Austria e infine dalla Germania.

Durante la Prima Guerra Mondiale l’industria ha avuto quindi un ruolo essenziale e in particolare le industrie degli armamenti sono cresciute vertiginosamente, come anche le acciaierie, i cantieri navali e le aziende chimiche. Inoltre, in paesi meno progrediti come la Francia e l’Italia fu la guerra a portare a compimento il processo di industrializzazione. Infatti, dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Italia cessa di essere un paese solo agricolo e, soprattutto al nord, l’industria diventa diffusa.

La guerra determinò anche un rigido e capillare controllo statale sull’economia e tutto ciò ha modificato profondamente i rapporti tra Stato, economia e società. Delle alterazioni si verificarono anche nel campo della finanza: l’aumento delle imposte indirette non ottenne i risultati sperati perché i consumi crollarono con l’aumento dei prezzi, alzati dall’inflazione, incrementata dall’aumento del denaro circolante, quindi l’Intesa ha finanziato la guerra con un sistema di prestiti internazionali che portò i paesi più deboli ad indebitarsi con i più forti e tutti con gli Stati Uniti. Infatti, ora gli equilibri erano mutati e l’Europa aveva perso la sua supremazia.

Gli stati nazionali uscirono molto diversi dalla guerra a causa dell’economia sempre più regolamentata, la concentrazione del potere nelle mani dei governi (controllo e censura della stampa, censura sulla corrispondenza privata e sviluppo della propaganda), insieme anche all’intervento e alla regolamentazione della vita quotidiana dei cittadini. Quindi così è sorto uno Stato centralizzato, burocratico e interventista.

In questo periodo si è potuto notare anche un mutamento della condizione femminile: per ovviare alla carenza di manodopera, le donne vennero inserite in massa nella produzione e il loro ruolo nella società è cambiato di conseguenza.

Per ciò che riguarda il fronte interno, l’opinione pubblica era a favore della guerra, avvertita come un fatto quasi liberatorio, probabilmente perché i popoli europei erano relativamente ignari della tragicità dell’esperienza bellica, visto che da decenni erano stati coinvolti solo in pochi conflitti brevi e non molto cruenti, e anche perché valori e sentimenti nazionali, insieme ad una retorica patriottica e imperialista erano piuttosto diffusi.

Il dopoguerra in Europa: rivoluzione, reazione, stabilizzazione

Nel 1919 i delegati dei paesi vincitori si sono riuniti a Versailles per ridisegnare l’assetto dell’Europa. Alla conferenza di pace vediamo gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia e l’Italia, anche se quest’ultima è stata relegata in un ruolo secondario, insoddisfatta anche nelle sue pretese di ampliamenti territoriali (“vittoria mutilata” perché non vengono consegnati all’Italia tutti i territori che voleva, come l’Istria e la Dalmazia). Invece, sono stati esclusi i paesi vinti a cui i trattati sono stati imposti senza possibilità di discuterli, quindi il risultato fu una pace punitiva nei loro confronti. In particolare, è stata individuata nell’aggressione tedesca la causa della guerra e anche le analisi successive hanno attribuito le maggiori responsabilità all’Austria e alla Germania.

Il trattato di pace più importante fu quello di Versailles, che impose alla Germania di restituire l’Alsazia e la Lorena alla Francia e di cedere altri territori alla Danimarca e alla Polonia, come il “corridoio” della Danzica. Inoltre, la regione carbonifera della Saar fu assegnata alla Francia, Inghilterra e Francia si sono spartite le colonie tedesche e tutto ciò è stato sommato ad una grandissima cifra da pagare come “riparazione” dei danni di guerra.

Per quanto riguarda l’Italia, essa ha ottenuto il Trentino, il Sud Tirolo, Istria e Trieste (anche se i triestini non erano d’accordo perché quando la città entra a far parte dell’Italia perde tutto il suo prestigio – prima era una delle capitali europee – e diventa molto povera).

Comunque, nei trattati di pace il principio di autodeterminazione nazionale è stato rispettato solo in piccola parte e si può notare soprattutto la volontà dei vincitori di far valere i propri interessi e impedire la rinascita della Germania.

Il nuovo assetto europeo è scaturito quindi da un compromesso tra la politica imperialistica della Gran Bretagna e soprattutto della Francia e gli orientamenti di Wilson, il quale ha fatto introdurre nel trattato di Versailles l’atto costitutivo della Società delle Nazioni che avrebbe dovuto risolvere i conflitti internazionali. In realtà, non ha svolto tali funzioni ed è diventata uno strumento che Inghilterra e Francia hanno usato per raggiungere i propri interessi. Inoltre, a causa del Senato americano, gli Stati Uniti stessi non hanno aderito alla Società delle Nazioni.

Tutto ciò ha portato a nuovi motivi di antagonismo e in effetti la pace imposta alla Germania era umiliante e ha alimentato rancore e volontà di rivincita. Il trattato ha infatti indebolito la nuova repubblica democratica tedesca, che non ha trovato altro modo di pagare le riparazioni se non stampando cartamoneta, cosa che ha portato ad un’inflazione devastante. Inoltre, a causa del ritardo nei pagamenti, la Francia ha occupato il bacino industriale della Ruhr.

Nel frattempo, dal 1918 al 1920, in Russia ci fu una terribile guerra civile tra i cosiddetti “bianchi” e i “rossi”, cioè i bolscevichi. Ciò portò alla dittatura del Partito comunista. Tra la guerra mondiale, la guerra civile, le epidemie e le carestie si verificò una catastrofe demografica insieme ad una crisi economica che provocarono un processo di ruralizzazione della società, facendo progredire il paese a livelli molto più arretrati di quelli del 1914. In quegli anni si instaurò un sistema economico chiamato “comunismo di guerra”, cioè la vita economica si concentrò quasi per intero nelle mani dello Stato, che aveva tutti i mezzi di produzione e di distribuzione, ma questo sistema si rivelò un completo fallimento. Appena finita la guerra civile, il malcontento popolare per la fame, la mancanza di combustibili da riscaldamento e la burocratizzazione autoritaria del regime esplosero in rivolte armate e scioperi e il segnale più clamoroso fu la ribellione dei marinai. Come conseguenza i bolscevichi accelerarono il varo di una nuova politica economica: la NEP.

La guerra lasciò l’Europa in preda a un’acuta conflittualità sociale, unita anche alla suggestione esercitata dall’esempio russo sulle masse europee. Quindi il biennio 1919-20 prese il nome di “biennio rosso”. Tra l’altro i bolscevichi hanno fondato nel 1919 un’organizzazione internazionale (il Comintern) perché volevano la creazione di forti partiti comunisti e speravano nella rivoluzione in Europa. Quindi il socialismo si divide e da ciò nasce il comunismo, ma in Italia per esempio questa scissione fu minoritaria (anche se comunque l’estrema sinistra del PSI uscì dal partito per costituire il Partito comunista d’Italia). Lo slogan del partito comunista era “fare come i rossi”, cioè seguire l’esempio della rivoluzione bolscevica, perciò si guarda il modello della Russia.

La guerra ha cambiato l’economia e ha determinato sconvolgimenti politici, economici e sociali enormi. Dopo la Prima Guerra Mondiale, generali e ufficiali si sono trovati senza ruolo e ciò ha portato ad un forte senso di risentimento e di frustrazione e a ciò segue un sentimento di rivincita. L’Italia esce vittoriosa, ma fortemente indebitata ed essa, al contrario di Francia o Gran Bretagna, è una nazione giovane e di conseguenza anche debole. Le conseguenze sono una maggiore pressione fiscale dello stato e la crisi della piccola e media borghesia.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara_101 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Pivato Stefano.
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