Estratto del documento

Le radici storiche del Novecento: il "sistema europeo" degli stati dalle origini al dominio mondiale

La nascita del sistema internazionale europeo

L’Europa del '900 aveva alle proprie spalle un percorso peculiare: si era sviluppato nei secoli sul continente un "sistema" di stati moderni. Rapporti tra entità politiche diverse, che si concepivano come "sovrane". A partire dai secoli XIII-XIV, una serie di monarchi avevano avviato percorsi di autonomia dall’Impero e dal Papato, puntando a centralizzare l’autorità in un territorio ben definito. Faceva parte di queste relazioni tra entità sovrane anche la capacità di regolamentare la violenza militare, imponendo la pace all’interno di un territorio e casomai utilizzando la forza verso l’esterno. Il "monopolio della forza legittima" all’interno di un determinato territorio divenne un carattere fondamentale della sovranità degli stati moderni.

Si trattò di un processo complesso, che conobbe il punto di non ritorno e di definitiva affermazione alla metà del ‘600: si cita la pace della Westfalia del 1648, che mise fine alla guerra dei Trent’anni e al ciclo di guerre di religione centro-europee, come momento di rivelazione compiuta di un assetto nuovo. Questo sistema contemplava contemporaneamente logiche particolaristiche e tendenze universalistiche. L’autonomia assoluta che lo stato sovrano rivendicava, esigeva un orizzonte di riconoscimento reciproco, in un rapporto teoricamente paritario, per non cadere nella distruttività. Da qui si sviluppò un insieme di regole di relazione, il cosiddetto ius publicum europaeum: una serie di norme di diritto internazionale a carattere vincolante, anche se non più sanzionate da un’autorità superiore.

Comunità e competizione tra stati: equilibrio o egemonia?

La componente anarchica del sistema non è da trascurare. L’altra faccia del riconoscimento e della parità era un’accesa tendenza alla competizione e all’autoaffermazione di ogni stato a scapito degli altri. La "ragion di stato" portava ogni principe a voler mantenere/tutelare/rafforzare il proprio dominio politico. L’ambizione o la difesa del prestigio di un principe, la contesa per il possesso di un territorio strategico, la necessità di regolare una controversa successione dinastica: erano tutti motivi accettabili di ricorso alle armi. L’esercito permanente restava lo strumento di potere decisivo per consolidare l’autorità del sovrano e per affermarla nella competizione con gli altri sovrani.

I monarchi europei, che concepivano lo stato come proprietà personale, cercarono anche di organizzare le economie al servizio della propria potenza. L’economia conduceva con le sue esigenze anche nella direzione di rafforzare la cooperazione interstatale. La nascita e la crescita della prima sfera economica internazionale condusse a nuovi accordi/convenzioni/regolamentazioni, inizialmente del tutto pratiche e non formalizzate, intese a rendere possibili i commerci e le relazioni finanziarie attraverso le frontiere.

All’inizio dell’800 venne formalizzato il concetto di "grande potenza": stati territorialmente estesi, solidi militarmente ed economicamente e quindi con interessi generali e capacità di gestione del "sistema" delle relazioni europee. Questi stati erano cinque:

  • L’Inghilterra che aveva sottratto agli Olandesi il primato marittimo e stava conoscendo le prime trasformazioni connesse alla Rivoluzione industriale;
  • La Francia, il paese più popolato e produttivo d’Europa, con una monarchia in rapida ascesa;
  • L’Impero degli Asburgo che facevano valere la solidità del nucleo territoriale dell’Austria;
  • La Russia con una notevole potenza militare e con istanza di modernizzazione ed imitazione della cultura europea più avanzata;
  • La Prussia in via di rapido consolidamento militare.

Tra questi attori maggiori, il gioco della ricerca di una qualche "egemonia" era consueto. Il sistema europeo era da secoli in rapporto (non sempre pacifico) con altri sistemi di entità politiche confinanti o lontane. Con il mondo islamico, i rapporti del sistema europeo avevano visto alternarsi momenti di scontro (es. la contesa sull’occupazione balcanica) oppure fasi e processi di intreccio culturale ed economico. Peraltro il progresso tecnico diede lentamente agli europei una forza maggiore di altre civiltà e permise quindi di instaurare rapporti di controllo/dipendenza.

L’età delle rivoluzioni e l’impatto della vicenda napoleonica

Questo sistema fu scosso dai cambiamenti politici/economici dei decenni finali del ‘700. Le rivoluzioni americane del 1776-1783 e francese del 1789-1799 videro all’opera forze nuove, elaborando concetti, prospettive e visioni del tutto nuove che ebbero notevole influsso sul sistema internazionale. Nella cultura del sistema, i cambiamenti furono più forti e duraturi. Nel contesto rivoluzionario francese cominciò a essere usata in senso politico nuovo l’antica idea di "nazione", che alludeva alla comunanza di nascita di un gruppo sociale su un territorio: il popolo diveniva soggetto politico unitario e organizzato, di fronte al potere sovrano. La Francia diventava la Grande Nation, proprio in quanto capace di comunicare a tutta l’Europa la spinta originale della libertà.

Fu Napoleone imperatore che dopo il 1804 radicalizzò la tendenza francese verso l’egemonia europea, sull’onda della sua abilità militare. Solo Gran Bretagna e Russia riuscirono a mantenere un ruolo di grande potenza di fronte alla Francia: gli altri stati, comprese l’Austria e la Prussia, più volte sconfitti militarmente, divennero pedine del sistema continentale francese, che si estendeva dalla Spagna alla Polonia e dalla Svezia a Napoli. La volontà di andare militarmente sempre oltre i risultati raggiunti lo portò a compiere scelte sprovvedute, come la campagna di Russia del 1812.

La nuova coalizione antinapoleonica, nata nel 1813, si impegnò a ricondurre la Francia nei suoi confini storici. Ogni potenza dichiarava in modo inedito di voler cooperare per vent’anni con gli contraenti per controllare la pace europea. Si decise di convocare a Vienna un grande congresso europeo che avrebbe dovuto porre le basi di un ordine stabile per il futuro: le controversie andavano risolte in un quadro capace di imporre un ordine condiviso. Si parlò di legittimismo: l’Europa pensava se stessa come una comunità basata sul diritto, in cui i regni riconoscibili erano quelli sanzionati dalla tradizione, dalle norme dinastiche, dalla legge riconosciuta e dalla religione.

Furono quattro i vincitori, più la potenza sconfitta, ritornata parte integrante del sistema, a prendere le decisioni importanti. La revisione della Carta d’Europa provò che le esigenze delle diverse potenze non erano affatto facili da mitigare. La casa d’Austria ottenne un’influenza prevalente in Italia ed in Germania; la Gran Bretagna confermò il predominio esclusivo nel settore extraeuropeo; la Russia ottenne il permesso di spingersi verso il centro Europa occupando la Polonia; la potenza prussiana ottenne nuovi territori sul Reno.

Il "concerto europeo" della prima metà dell’800

Nel Congresso di Vienna (1815) le grandi potenze assumevano un impegno comune per la stabilità e la pace europea. In questa promessa di cooperazione si trovano le basi di un originale meccanismo di consultazione, autolimitazione, decisioni comuni ed elaborazione di compromessi che venne definito "concerto europeo". Questo meccanismo funzionò garantendo una sorta di supervisione consensuale fra le relazioni europee, con una certa capacità di mediazione tra gli interessi della grandi potenze. Si stabiliva che ogni problema europeo dovesse ricevere soluzioni "europee"; che ogni potenza prima di agire in un campo dovesse che toccasse lo status, gli interessi o i diritti delle altre dovesse consultarle; che nessuna delle grandi potenze poteva essere esclusa da una conferenza/congresso; che i piccoli stati avessero diritto di protezione e di ascolto, ma non di partecipare alle decisioni.

La minaccia all’ordine europeo e alla sua stabilità cominciò a provenire:

  • Dal moltiplicarsi di rivoluzioni costituzionali e liberali;
  • Dalla diffusione di nuovi movimenti culturali e politici: la ricerca culturale, linguistica e storica, tipica della cultura romantica "costruiva" nuove identità nazionali.

Lo scontro delle nuove tendenze con l’ordine di Vienna fu quindi inevitabile. Secondo la versione metternichiana della pace europea, l’Europa, cioè le grandi potenza riunite in concerto, dovevano aiutare ogni sovrano il cui potere fosse messo in discussione, fino all’intervento solidale dall’esterno per stroncare le rivoluzioni. A questa posizione si contrappose la linea britannica, che intendeva difendere l’assetto di Vienna solo nella misura in cui ne fossero minacciate le basi territoriali, senza per questo dover sostenere ogni vacillante trono europeo.

Nel frattempo, le crisi si susseguivano: una nuova consistente ondata di disordini avvenne nel 1830-31 con la rivoluzione di luglio in Francia e le rivoluzioni nazionali che scoppiarono in Belgio e in Polonia, accompagnate da nuove agitazioni nell’area italiana e tedesca.

L’Europa alla conquista del mondo: la "pax britannica" e la prima mondializzazione

Cresceva intanto l’influsso europeo verso il mondo esterno, sull’onda della diffusione del processo di industrializzazione e delle correlate modificazioni economiche/tecnologiche/sociali che davano agli europei e alla loro merci la forza di estendere il proprio raggio di influenza nel mondo. I tratti distintivi di quest’epoca "del carbone e dell’acciaio" furono:

  • Applicazione della forza del vapore ai trasporti;
  • Enorme incremento della velocità delle comunicazioni resa possibile dall’invenzione del telegrafo.

Ciò ebbe diverse conseguenze:

  • Lo sviluppo economico chiedeva la guida dello stato come quadro decisivo;
  • L’industrializzazione si espandeva anche nell’Europa continentale e non più solo nelle isole britanniche;
  • L’espansione economica oltre i confini nazionali era considerata una condizione necessaria alla crescita.

Crebbe l’emigrazione di europei che colonizzarono altre regioni, si completarono le esplorazioni geografiche e migliorarono i trasporti e le comunicazioni postali e telegrafiche, si sviluppò un sistema monetario internazionale mentre crebbe in modo rapido il commercio mondiale.

La Gran Bretagna era al centro di questo percorso di crescente dominio. La rivoluzione industriale aveva condotto il paese a divenire l’economia più produttiva e a creare un mercato finanziario cruciale per tutto il mondo. Attorno alla metà del secolo la classe dirigente inglese si convertì definitivamente al liberoscambismo, abbandonando il mercantilismo ed il protezionismo del passato e chiedendo analoga apertura ai propri partner commerciali.

Completavano il quadro le colonie: non erano il centro essenziale di funzionamento del sistema egemonico della pax britannica, ma un suo completamento: in primo luogo l’India, dove verso la metà del secolo venne imposto il governo diretto della corona. L’estensione progressiva fuori dall’Europa dell’influenza del sistema europeo fu favorita dal notevole contributo britannico, che collocò il paese insulare in una condizione di egemonia globale. Ma come conseguenza di queste tendenze, la Gran Bretagna cominciò a considerare sempre meno importanti le dinamiche continentali europee: ad esempio di fronte agli sconvolgimenti che investirono il centroeuropea nel decennio ’60, il paese aveva assunto una posizione di vigilanza critica ma senza coinvolgimento diretto.

Il trionfo degli stati-nazione e la modificazione del sistema di Vienna

La crisi liberal-nazionale si generalizzò a tutta Europa nel 1848. Il tema centrale, diffuso in modo omogeneo in tutta Europa era la battaglia per realizzare la sovranità nazionale. A partire dalla rivoluzione parigina del febbraio 1848, che instaurò la Seconda repubblica, una serie di altri episodi pose in crisi l’Impero asburgico ed aprì la questione dell’unificazione italiana e tedesca. La scossa rivoluzionaria non aveva cambiato il sistema internazionale di Vienna, ma aveva contribuito a indebolirne le premesse. Bastava un momento di contrasto ulteriore tra le potenza per far crollare le basi del sistema. L’occasione fu la guerra di Crimea (1853-1856), contrastata da Francia e Gran Bretagna, che appoggiarono la resistenza turca contro le pressioni russe fino a una guerra di scarso rilievo militare ma di notevole importanza politica. Era la prima guerra, da 40 anni a questa parte, che vedeva alcune grandi potenza europee contrapposte militarmente tra loro in modo diretto. Il Congresso di Parigi del 1856 fissava le regole della pace del Mar Nero e nei Balcani: portò alla rottura il legame fra Austria e Russia, umiliò la potenza militare russa, isolò ulteriormente la Prussia e fece ritornare in primo piano il ruolo europeo della potenza francese.

Nel lungo periodo di stabilità relativamente pacifica dell’800, si ebbero 17 anni di guerre che contrapposero le grandi potenze europee tra il 1854 e il 1871. Tale fase conflittuale portò a modificare molti dati dell’assetto della Restaurazione, ponendo fine al controllo asburgico dell’Europa centrale e conducendo a realizzare l’unità statuale italiana e tedesca.

Nel caso italiano, Cavour riuscì a tradurre il problema italiano in termine di dinamiche internazionali, valendosi della leva militare francese per la guerra all’Austria, che allargò il regno con l’annessione della Lombardia. Raccolse la spinta che venne dal basso, con le rivoluzioni liberali nei Ducati dell’Italia centrale, nei territori pontifici e nel Regno del Sud. Cavour si presentò come colui che era in grado di incanalare queste spinte rivoluzionarie nella continuità del vecchio Stato sabaudo. Con l’appoggio ideologico britannico e l’impotenza delle altre potenze isolate, si giunse a costituire nel 1861 in nuovo Regno d’Italia.

Nel caso tedesco, il cancelliere prussiano Bismarck operò una sapiente sintesi di tradizionalismo dinastico ed utilizzazione strumentale del sentimento nazionale tedesco per affermare un disegno di unificazione tedesca guidato dallo stato tradizionalista/conservatore prussiano. La sua iniziativa si basò sull’uso spregiudicato della forza ove necessaria e su un’accorta valutazione delle circostanze. La guerra della Prussia all’Austria del 1866 fu il passo decisivo per escludere gli Asburgo dagli affari tedeschi. La guerra alla Francia del 1870 gli permise di completare l’opera di unificazione dei diversi principi tedeschi sotto la tradizionalista corona prussiana. L’unificazione del centroeuropea avrebbe modificato molte carte del sistema europeo. Lo stato unitario tedesco, per i suoi caratteri demografici e per la sua moderna e dinamica economia, non poteva che esercitare un sostanziale ruolo egemonico sul continente.

Le altre grandi potenze reagivano diversamente ai successi bismarckiani del 1870:

  • La Russia si accontentò di modesti miglioramenti del proprio status nel Mar Nero e del sostegno di Bismarck alla causa della repressione polacca;
  • La Francia con la lunga transizione alla Terza Repubblica covava speranze e sogni di una futura rivincita, mentre considerava sempre più problematico il divario demografico ed economico con il dinamismo tedesco;
  • L’Austria, privata dei suoi possedimenti in Germania ed Italia, estese la propria influenza e il suo controllo verso l’area balcanica, con significati implicitamente anti-russi;
  • La Gran Bretagna dopo il 1870 accentuò il suo carattere di potenza marittima e mondiale, con una posizione di isolamento rispetto agli affari europei.

Stati nazionali e imperi globali. Il vertice dell’influenza europea e la prima guerra mondiale (1890-1918)

La politica e l’economia europea conobbero una svolta competitiva verso la fine dell’800. Sull’esempio del successo del modello britannico, si diffondeva la pulsione degli stati nazionali a realizzare sfere di dominio imperiale. Una nuova fase di espansione economica e produttiva dell’Europa si innestò dall’inizio del nuovo secolo su queste rivalità nazionali: la consistente crescita del commercio internazionale iniziò ad essere vissuta come un nuovo campo competitivo tra le potenze. L’apparire sulla scena della potenza americana e di quella giapponese tolse l’esclusività delle relazioni mondiali all’Europa. La gara imperialistica tra le potenze europee per controllare il mondo esterno causava le prime reazioni di popoli soggetti.

La concentrazione territoriale crescente: protezionismo e nazionalismo alla fine del secolo

Negli ultimi decenni dell’800 si verificò una svolta decisiva in un processo di concentrazione territoriale del potere. La nazione diventerà un modello generale proprio in questi anni: si afferma la centralità degli aggregati politici nazionali, indipendenti e sovrani e ogni modello federale o confederale viene sconfitto. Erano i mezzi tecnici del progresso a favorire il controllo e l’unificazione dei territori. Ferrovie e telegrafo furono strumenti di prima grandezza nel trasferimento e nell’esecuzione di ordini e decisioni.

La necessità di rappresentare la molteplicità delle forze sociali in espansione chiedeva di rafforzare sul piano simbolico e ideologico la legittimazione delle strutture statuali. Gli stati si attivarono per estendere l’universo mitologico ed ideologico della nazione nella coscienza di popolazioni che vivevano spesso una marcata estraneità rispetto alla vita pubblica. Per questo la nazionalizzazione procedette soprattutto attraverso il rafforzamento delle istituzioni educative e culturali.

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 31
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 1 Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Scirocco, libro consigliato La politica internazionale nel Novecento, Formigoni Pag. 31
1 su 31
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher pietrolicini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Scirocco Giovanni.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community