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La politica internazionale dal XX al XXI secolo

Il trionfo degli Stati-nazione e la modifica del sistema di Vienna

In seguito al Congresso di Vienna (dal 1-11-1814 al 9-6-1815) l'Europa sembrava avere riacquistato l'assetto politico precedente al periodo napoleonico: i vecchi sovrani erano ritornati sui loro legittimi troni e le libertà conquistate dai popoli sull'onda della Rivoluzione Francese del 1789 erano state totalmente cancellate. Tuttavia rimasero dei problemi, ad esempio le aspirazioni nazionalistiche dell’Italia, della Polonia e della Germania (infatti, fu proprio in questo periodo che si aprì la questione dell'unificazione italiana e tedesca) che minacciavano questo rigido ritorno al passato.

D'altro canto, nei singoli stati europei, con l'unica eccezione dell'impero austriaco, il ritorno al passato fu meno drastico. Nel 1848 dalla Francia, la rivoluzione si estese rapidamente a tutta l'Europa, sostenuta dalle spinte indipendentiste e nazionaliste dei diversi stati, che contribuì ad indebolire le premesse del Congresso di Vienna. Inoltre in questi anni si aprì un lungo periodo di conflitti (come ad esempio la guerra di Crimea che vide la Russia da una parte e la Francia e la Gran Bretagna che appoggiavano la Turchia dall'altra), che portò a cambiare molti aspetti dell'assetto della Restaurazione, ponendo fine al controllo asburgico sull'Europa e conducendo a realizzare l'unità italiana e tedesca.

L'Italia realizzò l'unità nel 1861 ed entrò nel sistema ma era ancora difficile considerarla “una grande potenza” per ragioni di arretratezza economica e debolezza militare. Invece il cancelliere prussiano Bismarck fece ricorso al sentimento nazionale e all'uso della forza, ove necessaria, per affermare l'unità tedesca. In questo senso la guerra alla Francia del 1870 (anno di grande importanza simbolica in quanto mise fine alle illusioni democratiche e impose una visione autoritaria della nazione) fu decisiva in quanto gli permise di completare l'opera di riunificazione dei tedeschi sotto la corona prussiana. Bismarck riconobbe i confini della potenza tedesca nel 1871 ma questa situazione non rimase stabile a lungo.

Dopo il 1870 il quadro europeo si presentò profondamente modificato (caratterizzato da una relativa stabilità):

  • La Russia si accontentò di modesti miglioramenti del proprio status territoriale e del sostegno di Bismarck.
  • La Francia sconfitta, sperava in una rivincita, mentre era sempre più preoccupata del divario con la Germania.
  • L'Austria che aveva perso la sua posizione di egemonia in Germania e in Italia trovò una nuova stabilità dell'Ausgleich (“compromesso”).
  • L'Inghilterra accentuò il suo carattere di potenza marina e mondiale e rimase sempre meno coinvolta negli affari europei.

Il sistema diplomatico di Bismarck si rivelò abbastanza efficace. Ad esempio operò da mediatore al Congresso di Berlino attribuendo all'Austria la Bosnia-Erzegovina per ridimensionare il successo russo. L'incapacità però di una pacifica spartizione tra Russia e Austria di sfere di influenza balcaniche portò Bismarck a legarsi maggiormente all'Austria nella Duplice alleanza del 1879 (Triplice alleanza con l'Italia nel 1882).

La concentrazione territoriale crescente: protezionismo e nazionalismo

Negli ultimi anni del 800 si verificò un processo di consolidamento e accentramento statuale e di crescita degli Stati nazionali. Per nazionalismo si intende un movimento politico e ideologico avente quale programma l’esaltazione e la difesa della nazione. Si affermò così l'idea di uno stato forte dal punto di vista burocratico e dell'esercito, che aveva la necessità di contenere e rappresentare la molteplicità delle forza sociali attraverso la legittimazione delle strutture statuali. Lo stato trovò la soluzione di questo problema proprio nel principio di nazionalità, che dimostrò una grande forza coesiva (si pensi ad esempio al caso degli ebrei che rivendicarono la propria patria attraverso il movimento sionista).

Inoltre, venne avviato un processo di “nazionalizzazione delle masse” che fece ricorso alla sfera simbolica ed estetica delle bandiere, dei cortei, delle celebrazioni, dei monumenti ma utilizzò anche forme di comunicazione più moderne come lo sport, il teatro, la moda e l'istruzione. La scuola e l'esercito rappresentarono i capisaldi fondamentali di questa strategia di unificazione delle popolazioni. Non furono processi facili e immediati ma con il passare del tempo portarono a molti progressi (es. in Russia fu lanciata da Alessandro III una politica di russificazione forzata delle minoranze).

In questi decenni crebbe anche la diplomazia tra i diversi Stati, dove intese ed alleanze spesso chiedevano la conservazione del segreto o al contrario la pubblicazione di alcuni documenti era intesa come strumento di pressione nei confronti degli altri governi o di manipolazione dell'opinione pubblica.

Occorre inoltre sottolineare la crescita dell'interesse nei confronti del commercio estero (oggetto di crescente regolazione, vincoli e controlli) in chiave competitiva, che venne incrementato dalla “grande depressione” causata dal crack finanziario viennese nel 1873. L'epoca di incertezza economica indusse tendenze protezionistiche in quasi tutti gli stati (Germania, Francia, Italia e Stati Uniti). La Gran Bretagna invece rimase l'unico paese a mantenere la posizione liberoscambista.

L'accresciuta competizione economica rafforzava al tempo stesso forme di rivalità e portò ad una nuova fase di corsa alle armi: vennero applicate agli eserciti innovazioni tecnologiche industriali e la produzione non si limitò solo agli arsenali di Stato ma fu estesa anche a grosse industrie private. I governi sostennero queste imprese e cercarono di controllare i flussi commerciali di armi, indirizzandoli a paesi alleati e proibendo le esportazioni verso avversari.

L'imperialismo

Tra il 1880 e il 1914 si è parlato di una vera e propria età dell'imperialismo, che presentava alcuni risvolti nuovi: arrivò a maturare la coscienza di una superiorità dell'Europa, da cui scaturiva un compito di “civilizzazione” dei popoli “arretrati” e si precisò l'idea che un certo standard di civilizzazione fosse il requisito necessario perché un paese potesse avere un riconoscimento politico.

Il colonialismo quindi rappresentò una manifestazione peculiare dell'imperialismo europeo. Vennero favorite le tendenze al controllo o al protettorato sui paesi extraeuropei da parte di potenze “civili”. Dopo il 1880 molti paesi extraeuropei entrarono così in una regime coloniale. Per esempio prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, nel 1914, quasi tutta l'Africa era controllata dalle potenze coloniali europee (facevano eccezione soltanto l'Etiopia e la Liberia), l'Asia, la Cina e l'India rappresentavano i poli dell'interesse europeo e la spartizione degli arcipelaghi del Pacifico completò il quadro.

I motivi di questa svolta verso la creazione di domini coloniali erano diversi:

  • Gli Stati nazionali cominciarono a concepire se stessi in nuovi termini imperiali.
  • La competizione portava i diversi paesi a ricercare nuovi spazi in cui espandersi fuori dall'Europa.
  • L'antagonismo nei confronti della posizione dominante inglese.

Uno stato che attuò questa politica imperialistica fu la Gran Bretagna, che prese le distanze dal sistema europeo e guardava con una certa diffidenza la diplomazia di Bismarck. La sua posizione venne definita con l'espressione “splendido isolamento”. Allo stesso tempo però dovette adattarsi alla crescente competizione internazionale e maturò la volontà di tutelare i propri interessi economici nel quadro internazionale, così venne portata a rafforzare le proprie posizioni imperiali.

La Gran Bretagna intendeva creare una federazione di popoli, il Commonwealth, e organizzò i suoi possedimenti in:

  • Colonie, come la Nigeria e l'India.
  • Protettorati, come l'Egitto.
  • Dominions (caratterizzati da una presenza cospicua di europei, da un governo parlamentare e fedeltà alla corona) come Canada, Australia, Nuova Zelanda.

Il secondo stato che si delineò come impero coloniale fu la Francia, che al contrario della Gran Bretagna, scelse la linea dell'assimilazione delle popolazioni controllate. La Francia conquistò l'Algeria, il Senegal, l'Annam, il Tonchino (con una vittoria contro la Cina), il Madagascar e parte dell'Africa.

La Germania invece era sempre stata sprezzante nei confronti del colonialismo, anche se si decise tra 1884 e 1885 per una serie di acquisizioni in Africa (Togo e Camerun) e nel Pacifico. La Russia aveva già rinunciato da tempo ai progetti di allargare la propria influenza nei Balcani e nel Mediterraneo e stava proseguendo la sua espansione in maniera non organica.

Anche l'Italia volle partecipare alla corsa alle colonie occupando Eritrea e Somalia e avviando poi la penetrazione in Etiopia che l'avrebbe portata a scontrarsi con il Negus Menelik con il quale nel 1889 stipulò il trattato di Uccialli, che regolava i rapporti tra i due paesi e riconosceva il controllo italiano sull'Eritrea.

Nonostante le tensioni politiche restarono alte non si arrivò mai a guerre europee per la spartizione delle colonie. Lo scontro tra inglesi e francesi in Africa infatti si delineò progressivamente e raggiunse il vertice nel 1898. Le due potenze si incontrarono nella città di Fashoda, ma grazie all'abbandono delle truppe francesi, che risparmiarono così i danni di guerra e ottennero il consenso di espandersi altrove, si riuscì ad evitare lo scontro.

Contrasti imperialistici

Una volta finita la politica di Bismarck salì al potere Guglielmo II che attuò una politica militarista a indirizzo personale, disinteressandosi delle conseguenze delle proprie scelte. Già nel 1984 venne pianificata una possibile guerra europea che vedeva prima la rapida sconfitta della Francia e poi la concentrazione delle truppe contro l'esercito russo.

L'impegno del Kaiser Guglielmo II nell'incrementare la marina militare fu il chiaro segnale del nuovo obiettivo imperiale. Questa politica di potenza determinò l'allontanamento delle simpatie dell'Europa e soprattutto dell'Inghilterra, che non voleva rinunciare al suo predominio sui mari. La crescita della spesa pubblica per gli armamenti aprì consistenti deficit di bilancio introducendo ulteriore instabilità.

Una delle principali conseguenze di questa politica fu la nascita dell'alleanza tra la Francia e la Russia, le quali arrivarono ad un accordo difensivo, nonostante le differenze tra i due paesi non resero facile l'avvicinamento diplomatico. La comune esigenza difensiva le portò a raggiungere un'intesa, costituita da due diversi documenti:

  • Un'intesa politica di carattere più generale;
  • Un'intesa militare soprattutto in senso anti-tedesco, che prometteva un impegno difensivo reciproco nel caso di attacco da parte della Germania o dell'Austria verso una delle due potenze.

Il continente così si ritrovò diviso in due alleanze difensive contrapposte:

  • La Triplice Alleanza del 1882 (Germania, Austria e Italia).
  • L'alleanza franco-russa.

Queste due principali alleanze però non erano due blocchi rigidi, perciò non si può attribuire loro la responsabilità del peggioramento delle relazioni tra le potenze che portò allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Lo sviluppo della potenza giapponese e americana

Gli eventi che si verificarono tra il 1894 e il 1905 costituirono una svolta della storia. Ormai la politica internazionale aveva raggiunto dimensioni mondiali, in cui i tradizionali stati europei non erano più i soli protagonisti. Infatti, in questo periodo si affacciarono sulla scena mondiale Stati Uniti, che dopo la guerra di Secessione avevano conosciuto una considerevole espansione economica, e il Giappone. L'epoca Meiji, in Giappone, vide una rapidissima modernizzazione: per esempio si sviluppò un'industria tecnologicamente avanzata, venne costituito un apparato amministrativo centralizzato, venne potenziato l'esercito e la crescita economica si accompagnò a quella demografica. Il paese inoltre applicò con i più deboli paesi vicini la stessa politica di imposizione che aveva subito dalle potenze occidentali.

La guerra cino-giapponese scoppiò proprio sulla questione della rispettiva influenza in Corea e si chiuse con la rapida vittoria del Giappone. Questi episodi suscitarono una certa preoccupazione nei paesi europei, tuttavia la pressione sul Giappone di Francia, Russia e Germania aveva anche un significato anti-britannico. Infatti sostenendo la Cina, volevano ottenere che essa modificasse la politica commerciale “della porta aperta”, imposta dagli inglesi, che permetteva loro di controllare ancora tre quarti del commercio internazionale cinese. Il governo dovette quindi istituire delle concessioni. Nel 1900 scoppiò una rivolta xenofoba dei Boxers che uccise 200 o 300 europei e che indusse le potenze europee a cooperare militarmente per garantire un nuovo equilibrio imperialistico.

In generale comunque si moltiplicarono gli interventi in chiave anti-britannica, che fecero emergere definitivamente le difficoltà della politica estera britannica. In Gran Bretagna così si accese una cospicua discussione sulla possibilità di continuare a seguire la logica dello splendido isolamento. Per uscire da questa situazione era necessario trovare degli alleati.

L'alleanza anglo-giapponese convinse il Giappone ad osare di più negli scontri con la Russia in Asia orientale. Il fatto però che tale scontro russo-giapponese restasse circoscritto alle due potenze senza coinvolgere i rispettivi alleati (Francia e Gran Bretagna), era un chiaro segnale del miglioramento dei rapporti tra i due paesi; fu quindi annunciata una “entente cordiale” (intesa cordiale anglo-francese). Nel frattempo la Francia era riuscita anche a migliorare i rapporti con l'Italia. Lo scontro si concluse con la netta sconfitta della Russia che fu costretta a rinunciare alle sue mire espansionistiche in Asia e determinò la crisi del paese. Infatti dopo la sconfitta aumentarono le rivolte popolari e la rivoluzione di San Pietroburgo portò lo zar a fare alcune concessioni promulgando una costituzione e istituendo la prima assemblea elettiva, la Duma. Tutto ciò però non bastò a democratizzare la società russa.

Di fronte a questi riallineamenti, la diplomazia tedesca si trovò in difficoltà. Tentò così di costruire un legame con la Russia per indebolire l'intesa zarista con la Francia. Tuttavia il riavvicinamento fallì perché la Russia non intendeva mettere in discussione l'alleanza con la Francia. La Germania prese posizione a favore dell'indipendenza del Marocco che era minacciato dalla Francia, aprendo così la prima “crisi marocchina” nel 1905. La questione venne regolata della conferenza internazionale ad Algeciras, che portò la Germania all'isolamento. Essa aveva sfiorato una guerra europea senza ottenere nessun chiaro risultato.

Proprio alla conferenza ad Algeciras fecero per la prima volta comparsa gli Stati Uniti, che fino a quel momento avevano mantenuto fede alla logica di distinzione dei due mondi. L'evento che rese palese il nuovo ruolo di potenza mondiale degli Stati Uniti fu la questione di Cuba, contro cui aveva ottenuto una rapida vittoria e aveva permesso loro di allargare ulteriormente la propria influenza mondiale. La figura che meglio impersonò questi sviluppi fu Roosevelt che venne ricordato soprattutto per la politica condotta in Centro America: nel 1904 proclamò il “corollario roosevelt”, che affermava il diritto nordamericano di intervenire nelle questioni dell'America centro-meridionale.

Già negli ultimi decenni del '800 e nei primi anni del '900 emerse una nuova tendenza dei popoli soggetti alla colonizzazione: in molti paese extraeuropei si radicarono infatti culture e nazionalismi anti-europei. Significativa in questo senso è stata la vittoria del Giappone contro la Russia, la prima di un paese extraeuropeo contro una tradizionale grande potenza europea, in quanto suscitò una scossa e una volontà di imitazione in buona parte dell'Asia e in vari paesi sottomessi.

Ad esempio in Cina il nazionalismo moderno comparve all'inizio del secolo, con la fondazione del Goumindang, ad opera di Sun Yatsen. Il nuovo governo si pose il duplice obiettivo di far della Cina un membro “civile”, come gli altri paesi europei, e di abolire i trattati ineguali che erano stati imposti dalle potenze europee (es. con le guerre dell'oppio). Questo obiettivo fu largamente mancato e gettò la Cina in una lunga crisi che vide l'intensificazione della pressione europea e nipponica. In conclusione, al di là dei successi e fallimenti, emergeva una reazione anti-europea.

La dimensione di massa dei nazionalismo integrali

Nei primi anni del secolo, in molti Stati nacquero partiti e movimenti aggressivi e bellicisti, che erano ancora minoranze, ma solidi ed efficaci. Le loro iniziative si collegavano all'uso dei nuovi mezzi di diffusione delle idee e propaganda, come la stampa. Questa tendenza si diffuse soprattutto in Germania, dove venne fondata la Lega pangermanica con l'obiettivo di costruire “una più grande” Germania, che riunisse tutte le popolazioni di lingua tedesca sotto un unico stato.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra.b di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia politica, sociale e culturale dell'età contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Margotti Marta.
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