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Il passato del nostro presente (Lupo)

Capitolo 1. Fuori dall’Antico regime

Nel libro Lo spirito delle leggi, Montesquieu spiega come un uomo libero è quello che si sente sicuro facendo tutto ciò che le leggi permettono mentre uno Stato libero è quello in cui il potere è sottoposto alle leggi prima che ai governanti e in cui la gravità delle pene è proporzionata a quella dei reati. Ogni stato ha quindi tre poteri: legislativo (fare leggi), quello esecutivo (che garantisce autoconservazione in guerra o in pace) e quello giudiziario (che applica le leggi); in questo modo un governo è moderato quando applica la divisione e il reciproco equilibrio dei poteri. La variante preferita dall’autore è quella inglese dove il potere legislativo è affidato alla Camera dei Comuni (rappresentativa dei vari territori del regno) e alla Camera dei Lord (in cui siedono di diritto i membri della nobiltà). I pregi del governo inglese stavano anche nel self-government su scala locale e alle giurie popolari nei tribunali, i suoi limiti stavano proprio nel Parlamento poiché di fatto era l’aristocrazia a comandare.

Nel finire del Settecento ci furono diverse rivoluzioni, la prima delle quali fu quella americana: alla fine del Settecento gli inglesi possedevano il Canada e gran parte del Nord America mentre la parte meridionale del suddetto, il centro e il sud America erano sotto l’impero spagnolo. Gli inglesi insediarono immigrati all’interno dei nuovi territori (li colonizzarono) e dove il clima lo consentiva i proprietari terrieri provenienti dal Vecchio Continente installarono piantagioni di tabacco e cotone coltivate da schiavi neri importati dall’Africa; le 13 colonie si autoamministravano attraverso le proprie assemblee rappresentative e si difendevano grazie a delle milizie locali. Gli anglo-americani protestarono per le limitazioni poste alla loro libertà di commercio in un crescendo di polemiche giornalistiche e affermarono che la ricchezza dipendeva dalla possibilità di commerciare liberamente e dall’efficienza dei procedimenti produttivi; si rifiutarono dunque di pagare le imposte votate dal parlamento britannico e influenzati dagli scritti di Adam Paine che li invitava a rovesciare la tirannia fecero guerra alla madre patria. L’indipendenza venne proclamata nel 1776 insieme ad una serie di principi secondo cui gli uomini sono uguali, godono di diritti alla libertà e alla ricerca della felicità. Le singole colonie si trasformarono in repubbliche e si unirono tra loro nella Confederazione degli Stati Uniti d’America. Nel 1787 fu promulgata la Costituzione, venne eletto come presidente Washington e si formarono due partiti: quello repubblicano, che voleva conservare il potere ai singoli Stati, e quello federalista, che puntava sul rafforzamento del governo federale-centrale.

La seconda importante rivoluzione scoppiò in Francia. Nel 1788 il governo francese sciolse i parlamenti da cui veniva la maggiore opposizione perché alla ricerca di un sistema per razionalizzare la fiscalità e aumentare le entrate. Seguì quindi un’ondata di proteste e di richieste di convocazione degli stati generali, tra assemblee riservate alla nobiltà, al clero e al popolo. Nel 1789 questi furono convocati e al momento della riunione il “terzo stato” proclamò se stessa unica Assemblea nazionale costituente, sostenuta dal popolo in armi che il 14 luglio prese possedimento della Bastiglia, la fortezza-prigione parigina e simbolo dell’assolutismo. Dalla stessa Assemblea venne proclamata la “Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino” in cui si afferma che tutti gli uomini nascono uguali e tali devono restare e tutti godono degli stessi diritti. La sovranità passa così dal re alla nazione e la Francia viene trasformata in una monarchia costituzionale, causando la morte dell’Antico regime (questo si basava sul fatto che l’aristocrazia e la chiesa erano titolari di diritti signorili e quindi ricevevano denaro o una quota di raccolto o prestazioni lavorative gratuite per dare disponibilità al popolo di terre da coltivare, strade, ponti, mulini e frantoi). La rivoluzione era destinata a continuare, soprattutto a causa dell’intervento degli eserciti austriaci e prussiani proprio per riportare la Francia all’Antico regime che causarono l’inasprimento del conflitto interno, soprattutto a Parigi dove il re fu arrestato e ghigliottinato assieme a tutta la famiglia. Nel 1792 fu eletta una nuova assemblea, la Convenzione, per la quale si votò con il suffragio universale maschile. Nella Convenzione emersero un Comitato di salute pubblica e un partito radicale giacobino; il Comitato, guidato da Robespierre, fece ricorso al “Terrore”, ossia alla compilazione di liste di sospetti da essere eliminati finché lo stesso Robespierre e i giacobini furono accusati di tradimento e uccisi. Nel 1794 si raggiunge il “Termidoro”. Consumato il Termidoro, il potere fu assunto da un Direttorio mentre la classe dirigente francese trovò il suo uomo nella figura di Napoleone Bonaparte il quale, assumendo nel 1799 la carica di “Primo console”, assunse il controllo dell’esercito e instaurò il cosiddetto “bonapartismo”, una soluzione autoritaria e liberticida che sancì due cambiamenti fondamentali introdotti dalla rivoluzione: in primo luogo ci fu l’accentramento dell’apparato statale nella città di Parigi e in secondo luogo ci fu la codificazione di raccolte di leggi valide per tutti. Napoleone portò la Francia al trionfo in tutta Europa riducendola alla subordinazione ma quando decise di attaccare Gran Bretagna e Russia iniziò il suo declino: la flotta della Gran Bretagna si rivelò troppo potente e il territorio russo troppo impervio. Fu così catturato, nel 1815, dagli inglesi, dove finì i suoi giorni. La caduta di Napoleone portò le nazioni vincitrici a riunirsi nello stesso anno nel Congresso di Vienna, dove si decise che l’Europa avrebbe ritrovato l’assetto territoriale che aveva prima dell’avvento del generale; la Spagna perse il suo grado di superpotenza (anche a livello coloniale), il Piemonte tornò, assieme alla Sardegna, sotto la dinastia Savoia, la Toscana diventò un granducato di origini austriache, il papa tornò a suo Stato della Chiesa e il sud fu dato in mano alla casata dei Borbone. Nel 1830 si ebbe a Parigi una nuova rivoluzione al termine della quale fu eletto re Luigi Filippo D’Orleans.

Una sorta di terza rivoluzione che si ebbe in quegli anni fu quella industriale. Non si può parlare di vera e propria rivoluzione, perché cambiamenti (le cosiddette “rivoluzioni industriose”) ci furono anche prima che in Gran Bretagna iniziò l’espansione industriale. Il sistema fabbrica vide le sue origini già con le innovazioni di metà Settecento nell’industria tessile inglese che videro l’introduzione di macchine prima alimentate ad acqua e poi a vapore ricavato dalla combustione del legno o del carbone. L’industrializzazione, in questo senso, indica l’allargamento e la generalizzazione del sistema fabbrica, che ebbe come conseguenza l’aumento della produttività. Verso la metà del XIX secolo gli impianti rimasero di piccola dimensione e utilizzavano acqua piuttosto che vapore, legna piuttosto che carbone. Per quanto riguarda gli operai, questi non lavoravano tutto l’anno nelle fabbriche: per un periodo erano operai, per il resto dell’anno contadini.

Capitolo 2. La nuova politica

Nella prima metà dell’Ottocento ci furono quattro grandi correnti ideali: liberalismo, democrazia, socialismo e nazionalismo. Attorno al 1830 si sviluppò in Francia e Gran Bretagna il liberalismo moderato: il termine liberalismo dopo il Congresso di Vienna aveva definito quella corrente politica che sosteneva la monarchia costituzionale e la divisione dei poteri legislativo, esecutivo e giudiziario. Le donne continuavano ad essere escluse dal voto perché naturalmente dipendenti dal padre o dal marito, così come i salariati dipendevano dal loro padrone e i poveri dalla pubblica assistenza. Quello che caratterizza il liberalismo è la congruenza tra la sua teoria e il nuovo universo sociale che si va creando in Europa occidentale o negli Stati Uniti tra Sette e Ottocento: l’opinione pubblica prende forma negli organi di informazione in circuiti editoriali, associazioni, club e salotti. Il liberalismo individua nel mercato il luogo in cui i fattori della produzione si dispongono nel modo più razionale possibile e di conseguenza qualsiasi intervento statale sarà visto non solo come violazione dei diritti individuali, ma come un veicolo di irrazionalità e spreco. Il cosiddetto “liberismo” assunse la guida di un blocco di interessi industriali, considerati moderni e produttivi, contro interessi agricoli considerati tradizionali e parassitari.

Nemico del pensiero liberal-moderato fu il movimento radicale, attorno al quale di creano associazioni comprendenti tessitori, calzolai, sellai, tipografi, muratori, piccoli maestri artigiani, piccoli commercianti. Per combattere le oppressioni dello Stato contro i lavoratori, entrarono in campo i socialisti, i quali possono essere divisi in tre modelli:

  • Di mutuo soccorso (che aiutavano i soci nel caso di malattia o di disoccupazione)
  • Di mestiere (composte dai lavoratori qualificati che cercavano di ottenere un certo livello salariale)
  • Di resistenza (che guidavano i lavoratori nello sciopero)

Il nazionalismo nasce in Europa in età napoleonica; i nazionalisti avevano l’ambizione di immaginare se stessi come membri di una comunità, compaesani appellandosi anche alle...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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