Meriggi. Il Risorgimento rivisitato: un bilancio
Tra quanti volevano l'Italia unita, le aspettative a proposito dell'indirizzo politico che questa avrebbe dovuto darsi erano in molti casi tanto diverse da risultare antitetiche; per tanti desideri diversi la soluzione fu una sola, quindi gli insoddisfatti furono in quantità nettamente superiore (abbiamo un'Italia repubblicana, cattolica, reazionale, municipalista, democratica, protosocialista).
Nel periodo Risorgimentale i volontari affluiti da tutta Italia verso il Nord sono circa 15000 (nel periodo 1848-1860) e sono perlopiù contadini; le cifre del Risorgimento sono molto simili a quelle della Rivoluzione Francese e ci fanno capire l'elevato grado di coinvolgimento alla causa da parte dell'intera popolazione italiana. Se poi si guarda agli Stati Uniti le cifre si fanno ancora più elevate e non dipendono solo dal fatto che la popolazione fosse in numero maggiore ma anche dalla diffusione della carta stampata e dall'alto grado di alfabetizzazione.
Il volontariato in Italia accentuò ulteriormente la spinta alla mobilitazione di una società civile che poteva identificarsi con cause diverse e opposte ma che tendeva ad esprimersi per se stessa e per la propria capacità di intrusione. Il processo di formazione dell'unità italiana portò le diverse parti della penisola a conoscersi reciprocamente e a dar vita ad una sorta di gerarchia tra le diverse aree geografiche della nazione.
Fruci. La nascita plebiscitaria della nazione (1797-1870)
La missione che i patrioti italiani si prefiggono non è tanto quella di costruire, plasmare, generare la nazione, ma semmai di far emergere e portare alla luce una comunità nazionale che essi immaginano e oggettivamente vedono sulla base di una pluralità di elementi quali la storia, la memoria, la geografia, la lingua, la religione, la discendenza e la razza.
Allestita a più riprese nella penisola dal 1848 al 1870, essa ha per fine di legittimare a suffragio universale maschile prima il Regno dell'Alta Italia, poi il Regno unitario sotto i Savoia; in questo contesto le votazioni plebiscitarie non sono considerate un gesto individuale volontaristico ma un atto corale di affratellamento nazionale.
Inizialmente il movimento plebiscitario risorgimentale è stato trascurato dalla storiografia, ma da un quindicennio a questa parte gli studiosi si sono focalizzati sullo studio delle dottrine, norme e procedure dei plebisciti risorgimentali rilevandone diverse peculiarità: il contesto teatrale e di festa in cui si tengono le operazioni di voto (che coinvolgono anche la popolazione non votante); il duplice significato attribuito ai comizi, che da una parte sono visti come dei festival dell'unità nazionale, dall'altra come una consacrazione collettiva del capo della comunità nazionale ritrovata; la considerevole mobilitazione femminile assieme a quella dei minorenni.
Macry. Miti del Risorgimento meridionale e morte dello Stato borbonico
Anche in occasione del 150esimo anniversario dell'Unità d'Italia il processo che porta alla fine dei Borboni appare un tema secondario. I quattro fenomeni che vengono messi in campo per spiegare il crollo dei Borboni sono l'arretratezza del regno, il contesto internazionale, l'intervento di Garibaldi ed i limiti delle classi dirigenti locali.
Si è spesso detto che lo Stato borbonico verrebbe meno a causa delle strutture economiche inadeguate ai processi di sviluppo ottocenteschi, la società poco articolata, le istituzioni e il governo incompatibili con l'Europa del liberalismo e dei diritti individuali. Tuttavia collocate nel loro tempo le Due Sicilie non appaiono come un malato terminale, sebbene alcuni elementi di arretratezza concettuale persistano: la società è tenuta sotto controllo non soltanto con la coercizione ma anche grazie al clero filogovernativo.
Per quanto riguarda il contesto internazionale, non è usuale la spiegazione del crollo delle Due Sicilie come un effetto del gioco diplomatico tra Inghilterra e Francia. Di certo il regno borbonico non era ben visto dalle altre nazioni, le quali gli imputavano la mancanza di una Costituzione, di un sistema rappresentativo dei diritti politici e della libertà di stampa e siccome l'opinione pubblica è ormai divenuta uno strumento importante gli Stati non possono non tenerne conto.
L'intervento di Garibaldi è forse il motivo principale dello scarso interesse da parte degli storici per il crollo dell'impero borbonico anche se in verità a sconfiggere i Borboni non è tanto Garibaldi quanto la Sicilia, la quale dopo il 1830 si era assegnata il compito di distruggere gli oppressori.
In Sicilia l'ordine pubblico borbonico era assai fragile e le forze dell'esercito si vedevano circondate dal dissenso della massa: Francesco Crispi approfitta di questo risentimento ed invia sull'isola un'orda di rivoluzionari i quali alleandosi con la popolazione locale riescono a sconfiggere i Borboni. Le Due Sicilie in quest'ottica collassano per motivi interni che vanno dalla passività del ceto politico agli intrighi del partito di corte, dall'inefficienza delle amministrazioni pubbliche all'inaffidabilità politica dei comandi militari.
Isabella. Il movimento risorgimentale in un contesto globale
In un intervento durante il Congresso di Storia del Risorgimento, Franco Venturi nel 1953 affermò che se si volevano analizzare le origini del Risorgimento era necessario tornare alla circolazione delle idee Illuministiche di libertà a livello globale. Se, infatti, il Risorgimento è stato interpretato come un fatto nazionale, è necessario inserirlo in un contesto globale.
Il Risorgimento infatti fa parte di un'epoca delle rivoluzioni, che va dalla rivoluzione americana alle rivoluzioni degli anni Venti dell'Ottocento e poi alle rivoluzioni mondiali del 1848. L'interesse per la mobilità internazionale o globale delle idee comporta una sensibilità nuova per la dimensione spaziale della loro circolazione e per la dimensione intra ed extra regionale della loro circolazione.
Gli italiani stringono legami con altri patrioti greci, spagnoli, portoghesi, ispanoamericani negli anni Venti e negli anni Trenta anche con i polacchi e con espatriati francesi, tedeschi e romeni nel '48: i rifugiati contribuirono alla creazione di correnti ideologiche internazionali costituite da patrioti ed intellettuali di origine diversa, esiliati o meno. Oltre agli esuli, anche la stampa favorì la circolazione dell'informazione politica e delle idee rivoluzionarie non solo dal Nord Europa verso la penisola, ma facilitò allo stesso tempo la diffusione di notizie su eventi ed idee italiane nel resto del mondo.
A fornire un altro importante elemento di commistione e relazione tra i vari movimenti rivoluzionari fu il volontariato militare, il quale rifletteva la convinzione dei patrioti che la solidarietà internazionale fosse necessaria per assicurare il successo della propria causa.
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