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1975 – 1976: La fine del centro-sinistra

L'ascesa di Bettino Craxi alla segreteria del Psi inaugura una nuova fase del socialismo italiano che durerà fino al crollo della Prima Repubblica (1992-1994) quando scomparvero quei partiti che erano stati protagonisti della politica italiana a partire dalla IIGM. Fra il 1972 e il 1976 emerge tutta la debolezza dei governi di centro-sinistra di fronte alla crisi economica e al terrorismo, a causa di un quadripartito ormai esausto che governa l'Italia da più di 30 anni.

Nel luglio 1976 i socialisti si riunirono al Comitato Centrale per discutere di come rinnovare il partito e come rompere gli schemi dell'accordo tra e Pci: infatti dal 1963 in poi i socialisti avevano perso sempre più voti. La prospettiva di rompere l'alleanza con la Dc sembra un salto nel buio, anche se la tensione fra Dc, Pri, Psdi e Psi aumenta di giorno in giorno e certo non aiutano i via vai dentro e fuori dall'esecutivo dei socialisti.

Il presidente De Martino propone la formula degli "equilibri avanzati", che vedeva il ruolo del Psi come mediatore tra governo e opposizione comunista, col duplice vantaggio di godere dell'appoggio di Longo senza rinunciare alla propria autonomia. Ma in questo scenario i socialisti si ritrovano con un piede nel governo in cui restano subalterni alla Dc e con un piede nell'opposizione in cui restano subalterni al Pci.

La virata verso sinistra di De Martino ha comunque un risvolto positivo nel Psi, che spera di giocare la partita su più tavoli: ma le elezioni del 1972 costringono De Martino a cambiare strategia. Si accentua infatti la linea di dialogo con il Pci e il contrasto con la Dc, culminato nel 1974 quando il Psi si ritira ancora dall'esecutivo. Ma nel 1974 la sconfitta della coalizione antidivorzista (dove per la prima volta in 30 anni i democristiani sono finiti all'opposizione) dà vita all'ipotesi di una possibile alternativa minoritaria nel Psi: non è quindi un'utopia pensare di poter effettuare un ricambio di coalizioni governative dove il Psi sostituisce il partito cattolico come guida per il nuovo governo comprendente tutte le forze di sinistra.

La proposta di un Psi "ponte"

Intanto, sulla scia di quello che è successo in Francia (il Psf di Mitterand ottiene risultati sorprendenti, Mitterand ha firmato un'alleanza con il Pcf che decreta la sua vittoria alle presidenziali), la proposta di un Psi "ponte" tra governo e Pci si rafforza, ma l'ostacolo è Berlinguer, che di un ricambio maggioranza-opposizione non vuole proprio sentire parlare. Il Pci infatti si sta muovendo – alla luce di un'Italia fragile – in direzione di un accordo con la Dc. Alla caduta del governo Rumor nel 1974, i socialisti decidono di non partecipare al successivo governo, che quindi diventa un esecutivo bicolore tra Dc e Pci, che però ha intenzione di coinvolgere anche le opposizioni. Lo dichiara Moro mentre La Malfa si dichiara pronto ad accettare il compromesso storico.

Il punto però è che quello che viene deciso non rispecchia gli umori del paese, dove è palese la volontà di rinnovamento del sistema, sottraendolo al monopolio democristiano. I socialisti si fanno molto suggestionare da questi desideri; tanto più che, alla vigilia delle elezioni regionali del 1975, essi si illudono che la rivalità tra Pci e Dc, entrambi determinati a fare il pieno di voti, spingesse Berlinguer ad arretrare sulla strada del compromesso storico. Ma è solo un'illusione: i socialisti non possono sperare di bloccare l'intesa fra i due partiti che inoltre erano molto irritati con il Psi perché con questa storia dell'alternativa disturbano la partita politica in atto, senza contare che nella Dc il risentimento è più forte per via delle continue entrate e uscite dal governo dei socialisti.

Il ruolo centrale del dialogo

La necessità di ottenere finalmente un successo spinge in Psi ad alzare i toni contro Dc e Pci. De Martino continua a insistere sul ruolo centrale del dialogo con il Pci, perché per loro i comunisti sono una forza che hanno sempre tenuto presente. Questa posizione non giova al Psi perché agli occhi degli elettori non è chiaro quale sia la sua posizione. De Martino risponde che il Psi punta a un radicale cambiamento della società; inoltre egli è in difficoltà perché non può rifiutare il compromesso storico, perché significherebbe la rottura del rapporto con il Pci, ma da qui a definire il compromesso storico "augurabile" ce ne vuole, dal momento che neppure a De Martino possono sfuggire i danni di un'intesa Dc-Pci; soprattutto per il Psi, che verrebbe ridotto a forza marginale.

Il Psi comunque è abbastanza rilassato per le elezioni perché è convinto di avere un responso favorevole alle elezioni. In effetti il verdetto delle urne è positivo: 12% per il Psi, due punti in più delle elezioni del 1970. Ma non possiamo definirlo un grande passo in avanti, perché le elezioni locali sono sempre state un terreno più favorevole per i socialisti. Tuttavia, basta questo per riaccendere le speranze di una ripresa.

L'illusione della crescita

Il Pci raggiunge quota 33% mentre la Dc 35%: lo scenario di un ricambio sembra sempre più realistico, visto l'incalzare del Pci; lo scenario di Lombardi di raggiungere il 51% per dar corpo alla strategia alternativa non sembra un'utopia. Il ruolo del Psi in questo caso sarebbe quello di fare nascere uno schieramento di sinistra che costringerebbe la Dc all'opposizione. L'obiettivo dell'alternativa obbliga il Psi ad essere autonomo e aumentare la sua forza. A questo punto De Martino, sicuro di vincere le prossime elezioni, firma, nel dicembre del 1975, l'atto di morte del centro-sinistra. Alle proteste di Berlinguer risponde "Perché vuoi obbligare a sostenere un governo che non piace neanche a te?". Gli avversari politici del compromesso storico si accorgono quanto sia scomodo per il Pci questo protagonismo socialista che trascina il paese verso le elezioni.

Su questo gesto piovono una serie di critiche, soprattutto da parte comunista, che vedevano danneggiato il loro gioco per il compromesso. Alla viglia delle elezioni i socialisti contano sulla propaganda della "Repubblica" ma si rendono conto che l'attenzione è focalizzata sullo scontro Pci-Dc: in effetti il Psi ha un'effettiva centralità, ma non un effettivo spazio, tanto che la speranza di un governo monocolore socialista proposta da Antomio Giolitti è un'utopia. Moro è comunque preoccupato per il protagonismo del Psi, perché teme che l'agitarsi del socialisti possa confondere gli elettori: votare il Psi significherebbe perdere i suffragi in un momento cruciale; nel duello fra Dc e Pci, l'azione del Psi è solo di disturbo.

De Martino, che non può permettersi di irritare ulteriormente Berlinguer, rinvia la proposta dell'alternativa e propone l'ingresso del Pci al governo. Il Psi si trova schiacciato tra i due grandi partiti, ma è l'ago della bilancia: un governo senza socialisti non è possibile ed essi non vogliono entrarci senza comunisti al seguito.

La congiura del Midas

Ma le elezioni del 21/06/1976 si rivelarono un disastro:

  • Dc → 37%
  • Pci → 34,4%
  • Psi → 9,6%

Per De Martino la tendenza la bipolarismo ha impedito la vittoria del Psi. Il Psi è angosciato per due motivi:

  • L'esiguità dei voti → in quasi 20 anni ha perso il 5%
  • La crescita dei comunisti → che adesso hanno il 25% di vantaggio sui socialisti

Per il Psi questa è una condanna al ruolo di partito minore. A luglio viene convocato al Midas, un albergo romano, il Comitato Centrale: qui si decide che i vecchi leader devono farsi da parte lasciando spazio ai giovani. L'uscita di scena del segretario De Martino è così rapida da fare parlare di una vera e propria congiura, anzi, di un "parricidio", perché i protagonisti di questo "colpo di Stato" (Craxi, Signorile, Landolfi, Manca, tutti quarantenni) sono i delfini dei capi storici delle correnti del Psi. Il loro improvviso arrivo suscita molte perplessità nell'opinione pubblica, anche perché i "congiurati" non sono volti noti, sono persone che hanno fatto i primi passi nelle associazioni universitarie e quindi le loro biografie politiche sono esigue.

Il nuovo segretario è Benedetto (detto Bettino Craxi), autonomista, che non viene bene accolto dall'opinione pubblica di sinistra: egli è orientato sulla destra e i suoi modelli sono Brandt e Palme piuttosto che Mitterand; un orientamento che lo colloca nella tradizione del socialismo riformista, molto radicato a Milano. Per Lombardi l'elezione di Craxi è "il fatto più negativo del recente Comitato Centrale socialista", giudizio condiviso dai vecchi leader del Psi: si parla infatti della "defenestrazione di De Martino" da parte di Mancini, che, in un capolavoro di strategia politica, avrebbe spinto per fare largo ai giovani per poterli manovrare.

Craxi è stato eletto da una maggioranza troppo eterogenea per potere essere un sostegno e per di più non ci si può aspettare una politica nuova considerando l'opposizione alla sua persona. Viene poi organizzato un convegno sulla "questione socialista" dalla rivista Mondoperaio, dove si afferma che il Psi è malato nel sangue e che la leucemia è la crescita comunista, che ha assorbito il naturale elettorato del Psi. I comunisti si sono sostituiti al Psi e ne hanno assorbito i consensi. Bobbio in questa occasione afferma che il Psi è un partito medio e come tale si viene sempre a trovare in una posizione subordinata al Pci all'opposizione e alla Dc nella maggioranza. La sfida quindi sta nel rivendicare uno spazio di crescita autonomo per il Psi a destra e a sinistra.

Il laboratorio di "Mondoperaio"

La presenza dei nuovi leader dà una scossa al partito, che suscita l'irritazione comunista. I nuovi leader hanno una visione laica e ludica della politica, terreno di competizione. Per Craxi la battaglia con il Pci non si può vincere con le armi, ma solo con le idee: dopo anni di indifferenze verso gli intellettuali, ecco che Craxi fa un'inversione di tendenza e si rivolge direttamente alla cultura in cerca di aiuto. Il partito infatti rifiutava di principio gli intellettuali organici, perché nella cultura socialista si considerava l'essere organico incompatibile con l'essere intellettuale. Per gli intellettuali il Psi doveva essere trasformato in un partito democratico modernizzante.

La stagione del centro-sinistra rappresenta un momento felice che aveva visto numerosi intellettuali intorno al Psi con l'obiettivo della "pianificazione", periodo chiuso dalla sconfitta elettorale del Psu. Norberto Bobbio, intellettuale più importante del Psi e filosofo, rivendicava il compito di ridefinire le basi culturali della politica, attraverso una riflessione sul socialismo nel quale andavano innestati molti elementi del liberalismo. Nella rivista "Mondoperaio" si concentravano i "chierici" socialisti, legati sempre meno al Psi.

Nel 1976 Formica denuncia l'immobilità del Psi, portando a un'inversione di tendenza al disinteresse della cultura e istituendo l'Istituto socialista di Studi storici. In questo clima, Mondoperaio si trasforma in una sorta di braintrust. Rimasto sempre sede di un libero confronto per tutta la sinistra, grazie soprattutto all'impostazione data da Raniero Panzieri. Bobbio riesce quindi a trovare spazio per riflettere su alcune questioni:

  • L'approdo democratico del Pci
  • Il fatto che la sinistra italiana abbia riflettuto poco sulla teoria marxista dello Stato, un nodo centrale se lo si lega alla prospettiva di un governo delle sinistre o a qualche programma comune tra Psi e Pcigli intellettuali sono allarmati dalla deriva del centro-sinistra e dal fatto che il Psi fosse schiacciato tra due colossi.

La soluzione è quindi quella di reinventare il partito e rifondare il socialismo italiano, come aveva fatto Mitterand con il socialismo francese. Nel 1975 Bobbio invita i socialisti a rileggersi Weber, Stuart-Mill, Locke, Hobbes, indispensabili per riempire il vuoto teorico ora che è sparito l'obiettivo rivoluzionario.

1976 – 1978: La congiura dei professori

Il Psi deve diventare un partito modernizzatore, riemerge il mito della terza forza laica, moderna, progressista, in grado di attirare a sé gli strati sociali più avanzati che si sono rivolti ai comunisti. Conseguente riscoperta del liberalismo per recuperare la "cultura del relativismo" contro la "cultura dell'assoluto", che nasconde l'insidia totalitaria, denuncia della politica espansionista dell'Urss, strettamente connessa al carattere totalitario del sistema.

Attacco a Berlinguer che afferma la superiorità dell'Urss sui paesi capitalisti, che descrive l'Urss come un grande paese forte e pacifico, seppur con lati negativi. Molti vedono in questo discorso un distacco del Pci dall'Urss, ma non i chierici socialisti, perché non basta spezzare il legame con l'Urss per spezzare il nesso causa-effetto che lega l'ideologia leninista all'instaurazione di sistemi autoritari e ciò è dimostrato dalla repressione del dissenso. Carlo Ripa di Meana a questo punto organizza la Biennale del Dissenso (1977-1978), iniziativa per dare voce ai dissenzienti perseguitati.

Il divorzio dal marxismo, come si è detto, era vicino. Fu vicino al Psi di Craxi, ma ne frequentò solo i piani nobili, in particolare il bellissimo mensile Mondoperaio, sulle cui colonne fu protagonista (con Norberto Bobbio e Massimo Salvadori, fra gli altri) di un incalzante attacco al dogmatismo culturale del Pci, che i comunisti non troppo scherzosamente definirono, parafrasando Stalin, "la congiura dei professori".

Alla ricerca di una rotta

I socialisti non sanno che direzione prendere forse proprio a causa del repentino cambio di guida del partito. Craxi non è in grado di imprimere una svolta decisiva perché non dispone di una propria maggioranza e i vecchi leader riescono ancora a condizionare i nuovi. Craxi è anche cauto sulla prospettiva di resuscitare il centro-sinistra, malgrado la Dc abbia difficoltà a varare il nuovo esecutivo. Egli sa bene che il Psi gioca un ruolo decisivo, ma sia la strada dell'alternativa, sia quella del centro-sinistra sembrano impraticabili perché:

  • La crisi del partito
  • L'alternativa senza il Pci non ha senso
  • Rinnovare l'accordo con la Dc è impensabile per Craxi, che si è presentano come "uomo del rinnovamento"

Quindi la scelta della continuità è obbligata, anche se non entusiasmante. Craxi rinvia la sua prima uscita nelle tribune politiche alla fine del gennaio 1977, dopo il varo del governo Andreotti delle astensioni che così riesce a criticare, definendolo "figlio dell'acrobazia parlamentare". A questo "pasticcio" non c'è però alternativa se non quella di una maggioranza che comprenda anche il Pci. Questa è la prova dell'impotenza dei socialisti, Craxi non riesce a uscire dalla passività e cerca di chiedere l'ingresso del Pci nel governo.

Seminario "Alternativa socialista" per fare il punto sulla strategia da adottare: la prospettiva dell'alternativa è condivisa da tutti, prospettiva entusiasmante perché si tratta di ridisegnare l'intero sistema che è stato per anni lo stesso. Ci vuole un esecutivo democratico efficiente, capace di realizzare riforme economiche e sociali nel rispetto del pluralismo. Per fare questo bisogna rinnovare l'intero edificio istituzionale, a cominciare da un rafforzamento del potere di regioni e comuni; innovare le modalità di funzionamento, allentando i lacci dei partiti per riacquistare un'autorevolezza per un'azione libera da condizionamenti, anche perché la società civile inizia a mostrarsi insofferente alla partitocrazia. I partiti non sono più in grado di rispondere alle esigenze di una società eterogenea, molto diversa da quella omogenea si trent'anni prima.

Su questo ultimo punto la distanza tra Psi e Pci è molta: il Pci infatti è favore al rafforzamento dell'esecutivo e del legislativo, ma questo maggiore potere comporta un rafforzamento dei partiti. Infine per Bobbio il compromesso storico appare poco credibile perché produce una democrazia consociativa, mentre ormai è tempo che l'alternanza si realizzi anche in Italia, unico paese a non conoscere questo meccanismo.

Contro la solidarietà nazionale

Craxi non è intellettuale, ma riesce a capire come sfruttare le occasioni a suo favore, in particolare il laboratorio di Mondoperaio. Infatti sono gli stessi intellettuali a legittimare la distruzione del compromesso storico, che è l'obiettivo a cui Craxi ha sempre puntato. Per Craxi l'alternativa è da perseguire, ma sa che è un processo che richiede tempo, anche se l'opera culturale di modernizzazione è fondamentale per rinnovare il Psi che rischia la sua stessa sopravvivenza se rimane un'appendice del Pci. Furono proprio gli intellettuali alternativisti, quelli che sostenevano la necessità di concordare un programma comune con il Pci per una sinistra al governo.

Eterogenesi dei fini, l'elaborazione degli intellettuali è destinata a dare forza al progetto politico di Craxi che nel 1979 riaprirà il dialogo con la Dc, alla faccia del governo di sinistra.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valsfm di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Punzo Maurizio.
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