Tra Bruxelles e Mosca: la strategia ambivalente
1970 – 1972: distensione internazionale
Completata con l'accordo SALT I sulla limitazione degli armamenti nucleari e con la conclusione dei trattati sul riconoscimento delle frontiere tra le due Germanie, Polonia e URSS. Berlinguer a questo punto mostrò di considerare chiusa la fase post '68 segnata da dissensi e ricuciture all'interno del PCI e propose di lanciare una strategia politica del PCI connotata sul piano internazionale.
Tale strategia si delineò in anticipo rispetto alla sua elezione a segretario generale (1972) al XIII congresso del PCI:
Settembre 1971: cambio di prospettiva internazionale
Subito dopo la fine di Bretton Woods, egli sostenne che la tesi dei “due campi” di memoria cominformista non era più adeguata al mondo contemporaneo e che ormai l'assetto internazionale non era più lo stesso. L'internazionalismo dei comunisti italiani non era quindi più fondato su una visione dicotomica del mondo. Ciò annunciava l'adozione di obiettivi politici graduali sulla questione dell'Alleanza Atlantica: il XIII congresso pose in sordina la tradizionale richiesta di uscita dell'Italia dalla NATO.
Anti-atlantismo e rapporti internazionali
Era un'inversione di tendenza ma non una svolta politica: l'antiatlantismo rimaneva una caratteristica del PCI. I comunisti italiani mantennero le distanze dal legame atlantico ribadito dalla SPD. I rapporti con essa si arrestarono alla morte di Bauer, l'uomo che aveva l'incarico di mantenere i rapporti con il PCI su incarico di Brandt. L'appoggio del PCI alla Ostpolitik non era quindi volto a superare i confini tra comunisti e socialdemocratici. Il PCI si impegnò per tessere la tela dei propri rapporti in seno al comunismo occidentale e il centro erano i rapporti con il PCF.
Amendola infatti invocò la necessità di un contatto permanente con i francesi, nella convinzione che i comunisti dovessero abbandonare le ristrette ottiche nazionali. Ma questa prospettiva doveva fare i conti con la diversa opinione riguardo l'invasione della Cecoslovacchia: gli italiani avevano espresso riprovazione, mentre i francesi avevano fatto marcia indietro. La loro contrarietà all'integrazione europea li collocava nello schieramento antieuropeista. La lealtà del PCF era accentuata dal segretario Marchais. Ciononostante, Berlinguer non abbandonò l'obiettivo dell'intesa.
Gennaio 1973: un'Europa né antisovietica, né antiamericana
La parola d'ordine fu quella di “un'Europa né antisovietica, né antiamericana”, anche se in realtà la visione di politica estera di Berlinguer era ancora dicotomica, visto che la guerra del Vietnam ai suoi occhi mostrava una modifica dei rapporti di forza mondiali in favore del movimento rivoluzionario contro il carattere aggressivo dell'imperialismo. Questo era indicativo di come fosse ancora importante in senso di appartenenza al polo internazionale dell'URSS e dai pesi socialisti.
Berlinguer presentò gli eventi più importanti verso la svolta della distensione come il fallimento degli obiettivi che l'imperialismo si era posto con la guerra fredda. Molti dirigenti del PCI erano però dubbiosi verso la formula del superamento dei blocchi, perché la collocazione europea del PCI doveva essere riconosciuta dai due blocchi, prima ancora di pretenderne il superamento. La formula del superamento dei blocchi non era ancora un approdo all'europeismo ma nemmeno un ritorno al neutralismo: era piuttosto il tentativo di presentare una posizione comunista occidentale distinta ma non antagonista rispetto a quella socialdemocratica.
La prima mossa dopo il lancio della strategia fu quella di andare a Mosca per verificarne il tasso di gradimento.
1973: Berlinguer e Breznev a confronto
Berlinguer espone a Breznev le posizioni del PCI sull'Europa, spiegando che la formula dell'Europa né antisovietica né antiamericana implicava il riconoscimento della realtà costituita dal MEC e dalla CEE, senza rinunciare all'idea della revisione dei trattati. Era una linea di politica estera nazionale volta a dare una connotazione positiva della comunità europea: il PCI si proponeva come mediatore nelle relazioni tra Est e Ovest.
Berlinguer sottolineava che il PCI era l'unico partito comunista con rappresentanza a Strasburgo e sperava in un'evoluzione degli altri partiti comunisti in questo senso. Non si fece inoltre scrupolo a sottolineare come l'invasione della Cecoslovacchia avesse danneggiato l'immagine socialista e l'influenza in Occidente. Ma la visione di Breznev rimane rigidamente bipolarista: per lui la distensione era il solo frutto dell'azione dell'URSS.
Per quanto riguarda la Cecoslovacchia, egli sostenne che la distensione non ci sarebbe stata se nel '68 non l'avessero invasa. I margini di consenso dell'URSS sulle posizioni di Berlinguer erano quindi ridotti, anzi, le sue posizioni erano viste come destabilizzatrici dell'Europa orientale, anche se di fatto non c'era un contrasto di fondo. Tuttavia Berlinguer era convinto che, anche se al momento l'interesse sovietico per la distensione non potesse inglobare anche l'idea del superamento dei blocchi, il suo futuro consolidamento avrebbe aperto le porte a tale prospettiva.
Ma con l'emergere della figura di Berlinguer, i sovietici diventarono sempre più sospettosi nei confronti del PCI, anche se il PCI stesso voleva evitare la rottura. Di fatto la politica di Berlinguer era in contrasto con la “dottrina Breznev”. L'europeismo del PCI costituiva un'acquisizione e una proposta di politica nazionale, ma anche una prospettiva indicata ai partiti comunisti dell'Europa occidentale. Il comunismo occidentale era indicato con un aggregato da privilegiare.
Compromesso storico e comunismo occidentale
Berlinguer incontrò Marchais a Bologna nel 1973 e i due si accordarono per realizzare una cooperazione dei comunisti nei paesi dell'Europa capitalistica, sebbene le posizioni del francese restassero ancorate alla convenzionale retorica antiperialistica. Il PCF aveva comunque attenuato l'antieuropeismo e si era deciso a mandare una delegazione al parlamento europeo.
Preparazione di una conferenza tra tutti i partiti comunisti occidentali. Il PCUS era intervenuto non per impedirla, ma per farne una tappa preparatoria per una conferenza comunista paneuropea; l'intenzione di Mosca era quella di limitare il significato della conferenza.
Incontro preparatorio a Berlino Ovest: emerge un fronte antieuropeo ispirato da Mosca e ciò minacciava di compromettere la preparazione di un documento politico per la conferenza. Berlinguer sapeva che c'era il rischio che la conferenza raggiungesse solo risultati modesti. Comunque per il momento i sovietici si mostrarono concilianti.
Conferenza di Bruxelles: Berlinguer e Amendola erano convinti che l'iniziativa di aggregare i partiti comunisti avesse senso se legata all'orientamento verso la funzione mondiale di un'Europa né antisovietica, né antiamericana. Ma la maggioranza dei partiti comunisti occidentali non modificò la propria opinione negativa sulla CEE. Il solo avvicinamento avvenne con il PC belga, spagnolo e francese, quindi la conferenza fece emergere più il dissenso che il consenso tra i partiti. La conferenza era rimasta sotto le aspettative e non aveva avuto alcuna concreta prospettiva politica.
La diffidenza dell'URSS verso l'integrazione europea era all'origine della diffidenza verso la Conferenza; essa temeva la costituzione di un centro di direzione dei partiti comunisti alternativo all'URSS stessa (infatti l'iniziativa del PCI incontrava un certo grado di attenzione positiva a est).
Compromesso storico: l'origine e le motivazioni
Il lancio di esso avvenne con tre saggi pubblicati su “Rinascita” nel settembre-ottobre 1973. La motivazione della proposta nasceva da una riflessione sul golpe di Pinochet in Cile, che aveva abbattuto il governo di sinistra di Allende. Berlinguer se ne servì per indicare i pericoli di una spaccatura frontale del sistema politico e insieme quelli di una violazione delle regole del gioco del sistema della guerra fredda (rifiuto dello scontro frontale e richiamo alla concezione dell'antifascismo quale esempio di concordia e moderazione, richiamando così un'analogia con l'Italia di trent'anni prima).
La concezione di Berlinguer si basava su una condanna in blocco di tutta la politica americana, bollata come una classica politica imperialistica dalla IIGM in poi. L'idea di Berlinguer era che la risposta alla crisi italiana dovesse condurre al recupero dell'esperienza antifascista originaria della repubblica. La fine dell'esclusione dal potere del comunismo ne avrebbe preservato l'identità ed esaltato le particolarità.
Questa visione attribuiva al comunismo italiano una missione transnazionale: quella di costituire un laboratorio politico per la liquidazione dei paradigmi della guerra fredda. La combinazione di europeismo e compromesso storico suggeriva che aspetti essenziali delle posizioni del PCI fuoriuscissero dall'architettura bipolare.
In ogni caso fonti di archivio non registrano l'esistenza di un conflitto aperto tra Mosca e PCI.
Crisi economica e politica internazionale
Crisi economica determinata dalla guerra del Kippur (1973) spinse Mosca a illudersi di trarre vantaggi politici dallo stato di debolezza del mondo occidentale: si pensava infatti a una crisi dell'imperialismo e a un'avanzata delle forze rivoluzionarie.
L'Italia era vista come l'anello debole dello schieramento atlantico a causa della crisi interna, che spinsero l'URSS a continui moniti circa l'involuzione verso il fascismo, insistendo con il riportare il PCI alle motivazioni del legame organico con il passato, insinuando dubbi sull'efficacia della linea di difesa della democrazia (che comunque Berlinguer continuò a perseguire, ribadendo la linea del compromesso storico e del ruolo del PCI di partito dell'ordine in difesa delle istituzioni democratiche).
Europa, Nato, URSS: il problema della legittimazione
1974:
- Caduta delle dittature in Portogallo, Grecia e tramonto del franchismo in Spagna.
- Governo Aldo Moro, che inaugura la “strategia dell'attenzione”.
- Il PCI dichiara di non volere più l'uscita dell'Italia dalla NATO. Ma l'URSS era più preoccupata per l'europeismo, ovvero per la concezione dinamica della distensione e per l'ipotesi di un polo comunista occidentale, che per l'abbandono della posizione anti-NATO. Mosca infatti aveva paura di vedere messa in discussione la propria leadership: la correzione che indicava come teatro dell'azione politica del PCI l'Europa occidentale e non l'Europa in generale, non era abbastanza rassicurante. Era ovvio che la posizione europeista del PCI simboleggiasse per l'URSS un possibile scisma.
Gli USA sono comunque diffidenti verso il PCI: per quanto esso potesse differenziarsi dalla madre sovietica, ne rimaneva comunque attaccato.
Cambiamenti nella storia del PCI
Le analisi della realtà internazionale del PCI e dell'URSS collimavano: il tema della distensione imposta dall'URSS agli USA, indeboliti dalla guerra del Vietnam e dallo scandalo Watergate, nonché la visione catastrofista della crisi del capitalismo accomunavano le due parti. Le conclusioni politiche erano sempre più diverse.
Al XIV congresso, Berlinguer enfatizzò soprattutto i punti di contatto con l'URSS.
La “questione comunista” in Europa
Prima ancora che in Italia la questione comunista si era affermata in Portogallo, quando il partito di Cuhnal iniziò a cercare consensi tra i militari, seguendo una linea in contrapposizione sia verso i socialisti che le forze moderate. Era la prima volta (e anche l'ultima) che l'opzione di un'occupazione comunista del potere si proponeva dopo la morte di Stalin.
Berlinguer non aveva preso posizione riguardo il PCI portoghese, ma dopo si trovò costretto a prenderne le distanze quando il governo portoghese giunse a escludere il partito dei democratici cristiani dalle elezioni. Tra i due partiti comunisti scese il gelo.
Ma il punto era che il PC portoghese riceveva gli appoggi da Mosca e dall'Europa centro-orientale: l'appoggio dell'URSS al Portogallo implicava un dissenso sulla strategia di Berlinguer.
Accordi di Helsinki e la politica sovietica
Prima dell'Atto finale di Helsinki (con tali accordi furono, tra l'altro, riconosciute e accettate le frontiere esistenti fra gli stati europei, compresa quella che divideva la Germania in due entità politiche distinte e sovrane e, in cambio dell'implicito riconoscimento del dominio sovietico in Europa orientale, l'URSS si impegnò al rispetto dei diritti umani) Berlinguer incontrò Gromkyo, il ministro degli Esteri sovietico, al quale manifestò la sua preoccupazione riguardo alla situazione portoghese.
Gli accordi di Helsinki sui diritti umani erano una bomba a orologeria per il sistema sovietico e per l'ordine stesso della guerra fredda. Il sostegno sovietico a Cunhal era il sostegno a un modello di comportamento alternativo a quello del PCI, un modello più ortodosso. L'intransigenza di Kissinger (che rifiutava di accettare un partito comunista nel governo di un paese occidentale) aggiungeva ulteriore complessità alla situazione.
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