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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Papadia, libro consigliato Stalin e lo stalinismo, McCauley Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia contemporanea della professoressa Papadia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Stalin e lo stalinismo",R. McCauley, il Mulino .
Questo di McCauley è un libro bellissimo, si addentra in cose che molto spesso si danno per scontate e che fa bene e piacere sapere, fatti che forse tante volte non pensiamo neanche siano... Vedi di più

Esame di Storia contemporanea dal corso del docente Prof. E. Papadia

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ESTRATTO DOCUMENTO

collaboratore. La seconda questione attorno alla quale ci fu un acceso dibattito riguardava la

repubblica in cui era nato Stalin, la Georgia. La Georgia voleva essere uno stato autonomo,

fondare su se stessa la repubblica sovietica e non dipendere da Mosca. Stalin non voleva

compromessi ma era disposto a far rispettare le decisione ai suoi compatrioti. Lenin si inserì nella

disputa e prese le parti del partito ferito, i georgiani. Il 24-25 dicembre 1922 a seguito di un altro

ictus Lenin riuscì a dettare una lettera al congresso nota come il Testamento. Stalin aveva

concentrato un enorme potere nelle sue mani e Lenin non era sicuro che egli fosse sempre capace

di usare quel potere con la necessaria prudenza. Lenin considerava Trockij il più abile del Comitato

centrale ma temeva che egli mostrasse un’eccessiva sicurezza e preoccupazione per il mero

aspetto amministrativo del lavoro. La questione della Georgia costrinse Lenin ad aggiungere uno

scritto al Testamento del 4 gennaio 1923, nel quale sosteneva che il segretario generale era troppo

rozzo e che i compagni dovevano pensare al modo di rimuoverlo da quella carica. In marzo Lenin

scoprì che sua moglie era stata insultata da Stalin e dettò subito una lettera in cui lo minacciava di

rompere ogni rapporto se non si fosse scusato. Un altro problema che assillava la mente di Lenin

era la burocrazia. Era consapevole che il modo di fare dell’epoca zarista incominciasse a

standardizzarsi nella Russia sovietica e credeva che Stalin fosse responsabile per questo. Stalin

aveva le proprie opinioni ed era pronto ad affrontare considerevoli rischi politici. Un triumvirato non

ufficiale, composto da Zinov’ev, Kamenev e Stalin era sorto nel 1922 con lo scopo di fermare

Trockij, ma i tre membri non sembra si fidassero molto l’uno dell’altro. Trockij chiedeva il ritorno

della democrazia di partito e la fine del potere burocratico della segreteria. Lenin, da persona

semplice, aveva sempre contrastato il culto della sua persona e rifiutava il termine di leninismo

poiché si riteneva marxista. Ciò nonostante, il livello culturale dei leader di partito era basso. Il

partito si sentiva debole. Stalin aveva acutamente capito di cosa avessero bisogno i membri del

partito. Alla vigilia dei funerali di Lenin, il 26 gennaio 1924, tenne un discorso degno di nota.

L’umore era tetro e molti temevano il futuro senza Lenin. Il segretario generale dapprima tessé

l’elogio dei membri del partito, poi parlò dei loro doveri nominando insistentemente come una

litania, Lenin. I membri giurarono di essere comunisti esemplari, di preservare l’unità del partito. Il

corpo di Lenin non fu sepolto, ma venne posto in un mausoleo dove lo si sarebbe potuto ammirare.

Nacque lo slogan Lenin è sempre con noi. La mossa successiva fu definire il leninismo in termini

accessibili a tutti. Secondo Stalin, {l’essenza del leninismo consisteva in una volontà tenacemente

rivoluzionaria, nell’attivismo politico e nel rifiuto delle opinioni di quei marxisti che facevano

dipendere i mutamenti politici dalle condizioni di sviluppo economico e sociale. Il leninismo

comportava anche un estremo relativismo nella valutazione delle forze sociali e dei valori}. Lo

stesso relativismo doveva essere applicato anche alle riforme sociali, alla cultura, alla democrazia,

alla politica estera. Il partito era la principale forza motrice della rivoluzione. Pietrogrado fu

ribattezzata Leningrado dal partito. Stalin si definì l’umile apostolo e il fedele seguace. All’inizio del

1924 il partito si era ridotto a 350 mila membri, ma fu istituita la leva leninista che avrebbe portato

circa 240 mila nuovi iscritti. Poiché l’arruolamento fu opera di Stalin, si può tranquillamente

affermare che ai nuovi membri si richiedeva esplicitamente l’assoluta obbedienza alle direttive del

partito, anche la loro istruzione politica finì nelle mani di uomini scelti da Stalin e dai suoi

collaboratori. Un’autentica piena di insulti si riversò sullo sventurato Trockij. Il fondatore dell’Armata

rossa si dimise dal suo ultimo importante incarico governativo, quello di commissario degli affari

militari e navali ed entrò nel deserto politico. La controversia sulle Lezioni dell’Ottobre fece

scaturire un altro dibattito, quello sul socialismo in un solo paese. Stalin affermò che le opinioni di

Trockij erano in contraddizione con la dottrina leninista della rivoluzione proletaria. Lenin a detta di

Stalin aveva sostenuto l’idea che l’Unione Sovietica da sola fosse in grado di costruire il

socialismo, ma che la vittoria finale del socialismo avrebbe dovuto aspettare la rivoluzione nei

diversi paesi del capitalismo avanzato. L’Unione Sovietica avrebbe fatto da battistrada e non

avrebbe atteso gli avvenimenti mondiali. Si trattò di un’efficace arma psicologica sia per il partito

che per la nazione. Sebbene nel 1924 il raccolto fosse buono, il grano non arrivò alle città. La

politica ufficiale fu favorevole ai contadini e nell’aprile 1925 il partito annunciò nuove concessioni.

Bucharin difese strenuamente la politica ufficiale e nel 1925 si spinse anche oltre e incoraggiò i

contadini ad arricchirsi, dichiarando che essi non avevano nulla da temere dalle autorità. La

situazione, dopo l’eccellente raccolto del 1925, gettò benzina sul fuoco. I prezzi aumentarono di

nuovo e i produttori trattennero il grano. L’imposta agricola era stata ridotta e ciò comportò un

alleggerimento della pressione fiscale. A ogni modo, c’erano pochi prodotti di qualità da comprare.

Zinov’ev e Kamebev abbandonarono la loro precedente posizione e si schierarono contro i

contadini. Uno dei loro bersagli fu Bucharin. Zinov’ev e Kamenev gestivano le maggiori città

industriali del paese ed è normale che favorissero gli operai e l’industrializzazione. Stalin si servì di

tutto il suo potere per avere la meglio al XIV congresso del dicembre 1925. Zinov’ev e Kamenev

videro così la fine. Nel luglio 1926 Trockij, Kamenev, Zinov’ev e altri firmarono la dichiarazione dei

trenta, una condanna alla politica economica di destra e dell’assenza di una libera discussione che

lasciava presagire una degenerazione della rivoluzione. L’Opposizione unita cerò di portare i suoi

argomenti nelle fabbriche. Trockij descrisse Stalin come il becchino della rivoluzione. Alla XV

conferenza del partito Stalin e Bucharin si scagliarono contro l’opposizione unita. Bucharin sostituì

Zinov’ev alla presidenza del Komintern. I rapporti con l’estero costituivano una spina nel fianco

della leadership. In Cina la politica del Komintern si rivelò un disastro. Con una leadership scossa

da insuccessi, venne fuori un documento, noto come la dichiarazione dell’ 83, elaborato

principalmente da Trockij. Malgrado fosse un debole attacco, la leadership ne approfittò per

accusare Trockij di tradimento dopo che gli era stata estorta l’affermazione che egli non era pronto

a impegnarsi completamente nella difesa del paese. Trockij e Zinov’ev in occasione del decimo

anniversario della rivoluzione, fecero ricorso alle strade di Mosca e Leningrado per proclamare la

loro opposizione. Il comitato centrale reagì espellendo T. e Z. dal partito. Al xv congresso ci fu

un’altra purga, T. e i suoi più stretti sostenitori furono mandati sulla frontiera cinese e nel 1929

Trockij fu esiliato in Turchia. Nel 1927 il raccolto fu soddisfacente ma il grano non arrivò alle città

come ci si attendeva, i contadini più ricchi preferivano accumulare. La crisi del grano prevista

dall’Opposizione unita si stava avverando. Il partito comunista passò all’azione e furono requisite

ingenti quantità di grano. Ciò porto alla formazione di un altro gruppo di opposizione, l’Opposizione

di destra, guidata da Bucharin, Rykov e Tomskij. Essi chiedevano la fine dell’uso della forza,

maggiori profitti per i contadini e una minore accelerazione dell’industrializzazione. L’inverno del

1928-1929 vide una frequente mancanza di pane. La sconfitta dell’Opposizione unita tolse ogni

freno all’intensificazione dell’industrializzazione appoggiata da Stalin e dai suoi sostenitori. Stalin

deliberatamente esagerò il pericolo che veniva dalla destra e si spinse a dichiarare che Bucharin e

i suoi sostenitori erano traditori della classe operaia e della rivoluzione. La vittoria di Stalin fu

confermata nel gennaio del 1929 quando Bucharin, Rykov e Tomskij si dimisero dal Politbjuro e dai

loro incarichi governativi. Il primo piano quinquennale fu adottato alla conferenza del partito

dell’aprile 1929. Questo stabiliva di portare il 20% della terra sotto il controllo delle fattorie

collettive, i kolchozy. In queste fattorie si doveva accedere volontariamente.

Contemporaneamente, le fattorie di stato, sovchozy, dovevano espandersi soprattutto nelle zone di

terra vergine, dove esse dovevano essere molto ampie. Il culto della personalità di Stalin inizia il

21 dicembre 1929, quando il suo 51 compleanno fu celebrato con toni entusiastici. Fu solo nel

1936 che egli divenne politicamente inattaccabile. L’apparato di partito fu alla base del potere di

Stalin. La maggior parte dei funzionari venivano scelti da lui. Le campagne contro Trockij, le due

Opposizioni, diedero la possibilità agli ambiziosi di dimostrare la loro fedeltà alla leadership del

partito. Uno stimolo in più era costituito dal fatto che la sconfitta degli oppositori avrebbe liberato

molte sedie. Poiché la vita era spesso difficile, i privilegi e le prerogative che ne derivavano erano

molto ricercati. Stalin non sembrò mai essere il leader di una fazione, giocò sempre il ruolo del

moderato, spesso accusato di non avere idee proprie, di essere un parassita. Politico molto abile e

con grandi capacità tattiche, poteva prevedere le reazioni e indovinare con occhio infallibile le

debolezze personali. Fece e disfece alleanze, non avendo alcuna lealtà verso i colleghi e si

sarebbe scagliato contro chiunque avesse giudicato la sua politica poco opportuna. Questa

spietatezza gli giovò molto. Tutte le questioni affrontate da Stalin ebbero uno scopo pratico, dal

momento che egli non era interessato all’ideologia in sé. L’industrializzazione e la collettivizzazione

erano per Stalin la rivoluzione dall’alto. Fu Stalin a far sembrare destra e sinistra sempre più

inconciliabili. Tutti i bolscevichi concordavano sul fatto che il socialismo implicava

l’industrializzazione ma ciò che li divideva era il ritmo da seguire. La sinistra era per una crescita

rapida mentre la destra si sarebbe accontentata di una crescita moderata. La sinistra era pronta a

subordinare tutto al raggiungimento di uno scopo predeterminato, cioè la crescita industriale annua

del 10%. I soldi sarebbero venuti da una pesante imposizione fiscale sui contadini. La destra

guardava all’economia come a un qualcosa che dovesse svilupparsi organicamente, con industria

e agricoltura che camminano sullo stesso binario. Per entrambe le fazioni lo scopo erano il

socialismo o l’agricoltura collettivistica, ma dove la sinistra non era intenzionata a concedere ai

contadini la decisione sulla velocità della crescita economica, la destra pensava che la coercizione

avrebbe determinato la resistenza dei contadini e sarebbe stata economicamente disastrosa. Il

ricorso di Stalin alla collettivizzazione forzata fu connesso alla sua offensiva per

l’industrializzazione. Con i suoi sostenitori adottò tassi di crescita molto maggiori di quelli sostenuti

dalla sinistra. Questo significava lavorare extra per l’industria e garantiva forniture di cibo a spese

della campagna. Dopo il 1930 le condizioni della campagna erano così miserabili che i contadini

abbandonarono in massa la terra per andare in città a lavorare nelle industrie.

Capitolo secondo-gli anni trenta

Dopo il timore di una guerra, nel 1927 crebbe la paura di un intervento economico straniero. Nel

1928 Stalin allertò la nazione dicendo che i nemici stavano aumentando e cercavano di agire

contro il potere sovietico. Fu poi annunciato che una cospirazione su vasta scala era stata

scoperta. Stalin si servì di queste minacce per creare un’atmosfera di tensione e apprensione; in

questo modo l’energia della popolazione poteva essere utilizzata per il raggiungimento di

determinati obiettivi, stabiliti dal primo piano quinquennale. La Grande Depressione che iniziò nel

1929 nelle nazioni avanzate, fece pensare che i bolscevichi erano sulla strada giusta. La stessa

leadership sovietica sembrò sorpresa dalle facilità con cui si stava accelerando la

collettivizzazione. Il numero dei contadini nelle fattorie collettive aumentò tra giugno e ottobre del

1929 e Stalin il 7 novembre dichiarò che il grande processo verso la collettivizzazione era ormai

avviato. Il 5 gennaio 1930 fu stabilito che la produzione su vasta scala dei kulaki doveva essere

rimpiazzata da quella dei kolchozy. Fu anche annunciata la liquidazione dei kulaki come classe. Un

ruolo importante fu svolto anche da molti operai che si spostarono nelle campagne per accelerare

il processo di collettivizzazione. Erano 25 mila operai e riversarono sui kulaki tutta la loro violenza,

i loro magazzini e i loro attrezzi furono dati ai kolchozy. I kulaki furono divisi in tre classi:

1. La prima comprendeva circa 63 mila famiglie controrivoluzionarie che dovevano essere

eliminate o esiliate e i loro beni confiscati

2. La seconda comprendeva 150 mila famiglie di sfruttatori o attivi oppositori della

collettivizzazione, esse dovevano essere deportate in remote regioni dell’est o del nord ma

potevano conservare alcuni beni

3. Un altro gruppo era composto da un gruppo di famiglie compreso tra le 396 mila e le 852

mila che potevano restare nelle loro regioni ma su un’area al di fuori delle fattorie collettive.

Nessuno nel Polibjuro si preoccupò della loro sorte. Altri abbandonarono i villaggi e si trasferirono

in città. I bambini dei kulaki spesso venivano lasciti morire, dal momento che i loro padri deportati

appartenevano alla classe sbagliata. Stalin lanciò un duro attacco verso tutti quei funzionari che

avevano costretto i contadini ad entrare nelle fattorie collettivizzate. Ma se era stato lui a guidarli!

Molti abbandonarono i kolchozy, i contadini iniziarono a macellare il loro bestiame e a distruggere i

loro attrezzi piuttosto che vederli collettivizzati. Per il governo il trattore divenne il simbolo della

meccanizzazione e della modernizzazione dell’agricoltura, l’asso nella manica dei nuovi kolchozy e

delle fattorie statali, i sovchozy. Furono molti a chiedersi perché l’industrializzazione andasse così

veloce, perché non si potesse rallentare. Stalin al rallentamento rispose con un secco no.

Combattere lo specialista divenne lo sport popolare durante i primi anni del primo piano

quinquennale. Molti ingegneri furono arrestati per aver commesso crimini o per sabotaggio. Mosca

chiedeva ingegneri che si sforzassero di fare l’impossibile. Gli anni 1928-1931 videro gli operai

esercitare un’influenza senza eguali sulla produzione. Alcuni esponenti della leadership credettero

che il baratto avesse preso il posto della moneta a mano a mano che la Nep fosse stata messa da

parte. Nel luglio del 1931 Stalin operò un cambiamento. Attaccò il diffuso egalitarismo e propose

salari differenziati in base all’abilità e alla responsabilità. Gli specialisti e gli ingegneri furono

reinvestiti di autorità. Il primo piano quinquennale fu un periodo di genuino entusiasmo, e furono

raggiunti risultati notevoli nella produzione. Secondo le statistiche ufficiali il primo piano

quinquennale nell’industria era stato completato con una produzione di beni di produzione più che

soddisfacente. Una grande industria pesante stava nascendo e l’aumento della produzione di

macchinari, macchine utensili, turbini e trattori fu alquanto impressionante. Non sorprende che

nell’agricoltura il risultato fosse meno incoraggiante. La fuga dalla campagna comportò un

aumento della forza lavoro maggiore di quanto si fosse pianificato e nel 1932 la disoccupazione

nelle città era scomparsa. L’industria occupò più operai di quanto stabilisse il piano. Gli standard di

vita erano incredibilmente bassi e se lo erano nelle città figuriamoci in campagna. Malgrado il

notevole incremento della forza lavoro rispetto al piano, la produzione industriale fu ufficialmente

solo un po’ più alta di quella pianificata. Determinati sforzi furono fatti per aumentare la disciplina

del lavoro durante il primo piano quinquennale. La prima legislazione che prevedeva la prigione

per coloro che violavano la disciplina del lavoro fu approvata nel 1931. Dal novembre del 1932

perdere un giorno di lavoro significava essere licenziati, e il 27 dicembre 1932 furono introdotti i

passaporti interni per limitare il movimento e aumentare il controllo. La confusione della

collettivizzazione e gli scarsi raccolti del 1932 portarono alla carestia del 1933. Essa fu resa ancora

più grave dalla necessità di confiscare semi di grano nelle fattorie per approvvigionare i depositi

destinati a nutrire l’Armata rossa in caso di conflitto con Giappone in Estremo Oriente. Il numero

dei morti per fame fu di 7,2-8,1 milioni, ma nella stampa sovietica non se ne trova traccia. Il

secondo piano quinquennale (1933-1937) iniziava sotto i peggiori auspici così fu ridisegnato nel

gennaio 1934. La nuova versione rivelò che la pianificazione sovietica era diventata più realistica.

L’agricoltura era in uno stato penoso del 1933, ma in seguito ebbe un rapido sviluppo. Sui

contadini gravavano alte imposte e consegne obbligatorie, e quando non potevano ottemperare a

tutti gli impegni, i loro beni e averi erano venduti per saldare il debito. Il numero di capi di bestiame

aumentò rapidamente dopo le depredazioni dei primi anni Trenta. Questo fu ottenuto grazie alla

volontà statale di concedere agli allevatori il possesso di animali. A ogni famiglia fu concesso

anche un appezzamento privato. L’eccedenza di produzione poteva essere venduta legalmente nei

mercati kolchoziani nelle città, sebbene soltanto da parte degli stessi produttori. Nel 1935 fu

convocato un congresso per redigere uno statuto modello per i kolchozy. Il kolchoz fu definito

cooperativa volontaria che lavorava la terra data dallo stato gratuitamente e per sempre. Il

presidente doveva essere eletto dai membri, ma in pratica il kolchoz usufruì di poca autonomia, dal

momento che gli obiettivi erano fissati dal partito e dal governo. Il lavoro meccanico era regolato

per contratto dalla Stazione macchine e trattori. Le fattorie collettive non offrivano ai loro membri

un salario garantito prima del 1966: se la fattoria andava bene, i profitti venivano divisi alla fine

dell’anno, se il risultato era scarso, poco o niente veniva pagato. Il secondo piano quinquennale

realizzò, in generale, risultati superiori di un 3% rispetto agli obiettivi previsti. L’industria si diffuse

nel paese, anche alle repubbliche non slave dove il ritorno degli investimenti fu minore rispetto alle

aree industriali più vecchie. L’agricoltura si rivelò nuovamente fallimentare. Il numero dei lavoratori

nel settore dell’economia fu inferiore alle previsioni del piano, ma la produzione superò gli obiettivi.

Una delle ragioni fu senza dubbio l’influenza del movimento stachanovista, da Stachanov che tra il

30 e il 31 agosto 1935 aveva dimostrato cosa poteva essere fatto estraendo 14 tonnellate di

carbone in 5 ore e 45 minuti. Non c’è bisogno di dire che Stachanov non fece tutto solo come si

fece credere. I salari reali subirono un notevole incremento durante il secondo piano quinquennale,

ma furono ancora più bassi di quelli del 1928 e poco migliori di quelli del 1913. I prezzi al mercato

libero erano molto alti. Il terzo piano quinquennale (1938-1941) fu varato dal XVIII congresso del

partito nel 1939, ma fu interrotto dopo tre anni e mezzo dall’invasione tedesca. Si riaffermava

l’enfasi posta sull’industria pesante, ma fu anche aumentata la spesa per la difesa al 18% del Pil

nel 1940. Di conseguenza gli standard di vista degli operai e degli impiegati ristagnarono,

abbassandosi leggermente nel 1941. L’atteggiamento del governo dei confronti dei lavoratori fu

leggermente più duro nel 1939-1940. Fino a quel momento i lavoratori avevano potuto scegliere il

loro posto di lavoro. Nel 1940 lo stato decretò la fine del libero mercato del lavoro, nessun

lavoratore poteva cambiare lavoro senza permesso e operai qualificati e specialisti potevano

essere mandati ovunque. L’assenteismo divenne un crimine e una donna fu condannata mentre

era in maternità. Il furto fu punito con severità. La popolazione viveva nella paura.

L’istruzione cambiò drammaticamente poiché venne trasformato l’intero sistema pedagogico. Le

scuole passarono alle fattorie collettive o alle imprese, alunni e insegnanti abbandonarono lo

studio tradizionale e cercarono di imparare attraverso il lavoro produttivo o furono mobilitati per

realizzare il piano. Si parlò anche di una scuola che sta appassendo completamente. Gli

accademici borghesi furono cacciati via. Tuttavia nel 1932 tornò in auge l’alfabetismo e alla fine del

1936 i non proletari poterono di nuovo accedere all’istruzione superiore. Fu promosso il

nazionalismo russo e furono d’obbligo le uniformi. Nel 1928 fu fondata l’Associazione russa degli

scrittori proletari che propagandò l’egemonia dei valori di fabbrica. In contrapposizione c’era

l’Unione degli scrittori russi che lasciava la politica alla larga. Queste due “fazioni letterarie” si

scontrarono varie volte ma nel 1932 il partito le chiuse entrambi creando un’unica unione, quella

degli scrittori sovietici. Non si poteva pubblicare niente che andava contro il regime. Fra il 1928 e il

1931 scrivere significava esaltare l’uomo comune. C’era il culto della macchina, grande fede nella

tecnologia. Dopo il 1931 l’ero letterario cambiò, venne il manager, l’esperto, il funzionario di partito,

cioè coloro che prendevano le decisioni. Secondo Stalin lo scrittore doveva essere l’ingegnere di

anime. Il realismo doveva essere il faro guida. La letteratura doveva innalzare il lettore così che

questi partecipasse attivamente all’edificazione del socialismo. L’eroe principale era Stalin.

Tra il 1928 e il 1934 diversi furono i processi spettacolo. Processi preparati con cura per avere

maggiore credibilità sia all’interno che al di fuori dell’Unione Sovietica. La grande purga degli anni

1936-1938 fu preparata attentamente: le confessioni scritti, spesso di assurdi crimini, il

comportamento opprimente e sarcastico del pubblico ministero e la completa assenza di prove.

Stalin fu scosso dal suicidio della sua seconda moglie Nadezda nel novembre 1932. La donna lo

fece per protestare contro le brutalità della collettivizzazione. Stalin non si risposò, estraniandosi

sempre di più dalla sua famiglia. L’assassinio di Kirov, il segretario del partito di Leningrado, il 1

dicembre 1934, mise in moto una seria di eventi che portarono alla morte di centinaia di migliaia di

persone. I motivi dell’assassinio non sono ancora chiari, ma sembra che vi fosse implicato lo

stesso Stalin, pare sia stato lui a scegliere il destino di Kirov. Con la sua morte fu introdotta una

legislazione più repressiva. Uno dei maggiori destinatari di essa fu il partito stesso, dal momento

che fu messa da parte ogni remora riguardo ai bolscevichi. La legislazione punitiva includeva

anche la pensa di morte per i ragazzi di 12 anni. Questa legislazione era consonate con l’idea che

Stalin aveva della lotta di classe. Le classi sarebbero scomparse con un’intensificazione del

conflitto di classe, e lo stato sarebbe stato spazzato via con un maggiore rafforzamento che gli

permetterà di sconfiggere gli ultimi rappresentanti delle classi morenti. Questo significava

veramente far rivoltare Marx nella tomba. Un marxista pensa che le classi scompaiano una volta

venuto meno il conflitto di classe, così come lo stato, non essendocene più bisogno. Marx

considerava lo stato come uno strumento di oppressione di cui si serve la minoranza a danno della

maggioranza. Nel 1936 entrò in vigore la costituzione staliniana che introdusse un sistema

bicamerale, il Soviet dell’Unione e il Soviet delle Nazionalità, che insieme formavano il Soviet

Supremo dell’Urss. I soviet locali furono ridotti, i Soviet supremi divennero organi legislativi, il

governo divenne l’organo esecutivo. I Soviet supremi presero a chiamarsi parlamenti. La nuova

costituzione affermava che lo stalinismo era stato instaurato e le classi sfruttatrici avevano cessato

di esistere. Ora c’erano solo classi fraterne, quella contadina e quella operaia, che coesistevano in

armonia con l’intelligencija, uno strato sociale. La libertà di parola, di stampa, di riunione e religiosa

fu garantita in questa costituzione. Gli interessi del partito venivano prima di quelli personali o di

gruppo. Le purghe non cessarono di esistere. I comunisti stranieri in esilio in Urss furono falciati,

l’apice fu raggiunto quando in Messico Trockij fu ucciso il 21 agosto 1940. I colleghi di Stalin

accettavano con entusiasmo le purghe, queste repressioni. Veniva incitata la Nkvd a ricorrere alla

tortura. La polizia non doveva andare a controllare i sospetti, era sommersa di denunce.

L’ascesa del fascismo fu del tutto incompresa da Mosca, dove fu giudicata come l’aspetto più

famelico del capitalismo. Il Komintern, l’organo del partito comunista russo che si occupava dei

rapporti con l’estero, era giunto alla conclusione che i nazionalsocialisti tedeschi lottavano per

qualcosa di impossibile. I fascisti italiani non erano considerati una minaccia per l’Unione

Sovietica, perché allora i fascisti tedeschi dovevano essere diversi? I socialdemocratici erano

considerati i nemici principali. In Germania la Spd era la principale sostenitrice della Repubblica di

Weimar, e si credette a Mosca che se crollava la Spd crollava la repubblica. L’eccezionalità con cui

Hitler fece sparire il partito comunista tedesco, la pusillanimità degli altri partiti e la spietatezza di

Hitler, risvegliarono Mosca. Il Komintern incitò alla formazione di un fronte popolare nell’agosto del

1935. I governi occidentali furono lenti ad agire. L’Unione Sovietica si diede da fare per apparire

bene davanti alle altre nazioni europee, non dimentichiamo che la costituzione del 1936 aveva

liberato l’Urss dal suo isolazionismo. Così l’Urss entrò nella Lega della nazioni. Per Mosca, il 1936

fu un anno negativo: la rimilitarizzazione della Renania, la firma del patto anti-Komintern tra

Germania, Italia e Giappone, e l’inizio della guerra civile spagnola dove l’Urss era la prima alleata

della Spagna. Nel 1936 Hitler lanciò un piano quadriennale in vista della guerra: il principale

obiettivo era l’Urss. Stalin puntò su un patto sovietico-tedesco. I negoziati cominciarono all’inizio

del 1937 ma fallirono poiché per Hitler era impossibile tollerare le implicazioni politiche. Quando i

negoziatori sovietici tornarono a Mosca furono imprigionati, o peggio, fucilati. Stalin riguardo alla

Germania aveva due strategie politiche: o fare un patto con Francia e Inghilterra contro la

Germania, così che questa si sarebbe tirata indietro per non poter combattere una guerra su due

fronti; oppure sottoscrivere un patto con Hitler e fare guerra in occidente. Quando si rese conto che

la guerra era inevitabile, il suo scopo principale fu lasciare l’Urss fuori dalla guerra. L’Urss

incominciò a negoziare nel maggio del 1939. Il patto di non aggressione tedesco-sovietico fu

firmato da Ribbentrop e Molotov a Mosca il 23 agosto 1939 e fece sì che l’attacco di Hitler in

occidente fosse solo questione di tempo. Mosca restò impressionata dal rapido successo del

Blitzkrieg tedesco in Polonia. Stalin incominciò a temere che la Wehrmacht, l’esercito tedesco, non

si sarebbe fermata sulla linea di confine concordata della Polonia e avrebbe portato l’attacco

all’Unione. Ordinò quindi all’Armata rossa di entrare in Polonia. Vorosilov fu sostituito come

commissario della Difesa da Timosenko che si preoccupò di far costruire rapidamente carri armati

e aerei, e di addestrare un numero maggiore di ufficiali. Hitler considerava una guerra tra

Germania e Unione Sovietica inevitabile. Il mondo era troppo piccolo per due ideologie così

ambiziose come il fascismo e il comunismo. Stalin fu molto maldestro nelle relazioni con Hitler. Dal

momento che l’Unione Sovietica era più debole doveva cercare di rabbonire il dittatore tedesco.

Quando Hitler offrì all’Unione Sovietica di entrare nel patto tripartito, Stalin chiese di potersi

espandere al golfo Persico. Le richieste di Stalin tradirono le debolezze sovietiche e anziché

pacificare Hitler, finirono per provocarlo. Stalin non si rese conto dell’errore e l’invasione tedesca

del 22 giugno 1941 lo colse affatto di sorpresa, sebbene i servizi segreti lo avessero preavvertito.

Stalin pensava che la seconda guerra mondiale sarebbe andata a finire come la prima con

l’impantanamento delle grandi potenze. Se così fosse successo l’Urss avrebbe regnato sovrana,

anche questo si rivelò un errore dato che la politica sovietica non fece che rafforzare ancora di più

la Germania. Alla fine però, Stalin fu fortunato: Mosca vinse e inglobò parte della Germania. Se

Francia, Inghilterra e Unione Sovietica avessero reagito all’unisono nel 1939, la Germania non

avrebbe potuto iniziare una guerra europea e poi mondiale.

Lo stalinismo attecchì su un terreno fertile. Entrò in gioco un gruppo di funzionari di partito, gli

uomini poco determinati furono rimpiazzati da personaggi senza tanti scrupoli. Il loro scopo era il

socialismo, qualsiasi misura che portasse l’Urss verso quella meta era lecita.

• QUALI ERANO GLI OBIETTIVI DI STALIN NEGLI ANNI TRENTA??

Semplicemente rendere l’Urss forte da un punto di vista politico, economico e militare. Quanto più

l’industria fosse cresciuta, tanto più l’Urss si sarebbe rafforzata. Il terrore fu utilizzato per creare

una forza lavoro duttile, per distruggere l’opposizione alle direttive del centro, per rendere tutti

insicuri, dal funzionario capo all’agricoltore delle fattorie collettive, e per scaricare la responsabilità

delle difficoltà quotidiane sulle spalle di coloro che venivano arrestati e condannati. L’80% dei

delegati era entrato nel partito prima del 1920 e quindi apparteneva all’elite leniniana. Le purghe

spazzarono via la maggior parte dell’elite leninista, sostituita da quella stalinista. A Stalin piacevano

le metafore militari. Egli considerava il partito lo stato maggiore del proletariato. Negli anni venti

Stalin si considerava come l’unico vero apostolo di Lenin, a poco a poco divenne pari a Lenin e

quando uscì lo slogan Stalin è il Lenin dei nostri giorni, lo aveva già superato. Stalin poteva

operare miracoli e un suo intervento era motivo di esaltazione e gioia. Così efficace fu la

proiezione di questa immagine che molta gente lo accettò e credette che tutte le ingiustizie degli

anni trenta fossero da imputare ai cattivi e incompetenti funzionari. L’ascesa di Stalin comportò un

cambiamento del ruolo del partito. Autentica e unica fonte di saggezza fu considerato il solo

insegnamento di Stalin. Dopo il 1928 nel campo dell’istruzione si iniziò a distruggere l’influenza e il

potere delle vecchie elite. Tutte le attività intellettuali dovevano servire alla battaglia per il

socialismo. Tutti coloro che avevano un giusto atteggiamento, un atteggiamento stalinista,

potevano diventare specialisti. Ciò che lo stalinismo considerava modernizzazione era tecnologia,

un futuro radioso, la vittoria. Anche la tendenza al nazionalismo russo aumentò con il crescere

dell’autoesaltazione nazionale.

• COME FUNZIONAVA LO STATO STALINIANO?

I pilastri del potere erano il partito e il governo. Il partito agiva come governo parallelo e controllava

l’esecuzione dei piani. Il flusso di informazioni era ristretto. Il partito controllava il governo ma la

polizia politica li controllava entrambi. Le decisioni chiave venivano prese nella segreteria

personale di Stalin, tutto dipendeva dalla segreteria. Il potere di Stalin non si basava sul controllo

del governo o del partito o della polizia politica. Egli si serviva di tutti e tre. Dopo il 1936 fece in

modo che il Polibjuro o il Comitato centrale non si riunissero senza di lui. Preferiva gli incontri

individuali o i piccoli gruppi, così da attuare la tattica del mettere l’uno contro l’altro. Non gli

piacevano gli incontri di mass, limitò il numero di persone che avevano accesso diretto a lui,

creando così una mistica intorno alla sua persona.

• QUALE FU LA FUNZIONE DELLO STALINISMO?

La distruzione della vecchia classe dirigente, degli agricoltori più capaci, dei kulaki e

dell’intelligencija lasciò il vuoto. Era inevitabile che la cultura politica autoritaria che era stata

appena rifiutata dalla società civile e dalle nuove elite prima del 1914 si riaffermasse. Le

organizzazioni di lavoro autonome, come i contadini di fabbrica e i sindacati, furono indebolite per

evitare che partecipassero al processo decisionale come richiedevano. Tutte le nuove istituzioni e

organizzazioni furono strumentalizzate. I bolscevichi erano determinati a eliminare il mir, la

comunità contadina. I pianificatori comunisti rifiutarono di basare i loro piani sul valore e sui prezzi

e li concentrarono invece sui bilanci materiali. Utilizzare bilanci materiali significava che un numero

crescente di obiettivi quantitativi dovevano essere stabiliti. Stalin fu costretto a legalizzare il

mercato, ma solo quello kolchoziano. Mercati illegali presero a svilupparsi.

• QUALE FU LA LOGICA INTERNA DEL TERRORE?

Jagoda nel settembre del 1936 fu sostituito da Ezov. Ezov aveva la capacità di intuire ciò che

Stalin voleva e di agire di conseguenza: si diede da fare con maggiore sollecitudine nella raccolta

di materiale contro Bucharin e la destra. Jagoda e i suoi furono accusati di essere spie del servizio

segreto tedesco, nel maggio 1937 Stalin dichiarò che i vertici, e l’intero apparato dell’intelligence

all’intero dell’Armata rossa, erano caduti in mani tedesche, ordinando quindi l’eliminazione

completa della rete degli agenti. Secondo alcune stime, fu falciata circa la metà dei servizi segreti

militari, poi toccò ai militari di carriera. La guerra fu considerata inevitabile. Per ordine di Stalin

furono arrestati i lavoratori tedeschi impegnati nelle industrie della difesa. Un ordine della Nkvd

affermava che lo stato maggiore tedesco e la Gestapo utilizzavano i loro connazionali nei settori

più importanti dell’industria, soprattutto nella difesa, a scopo di spionaggio e sabotaggio.

Nell’agosto 1937 Ezov ordinò la liquidazione dei gruppi eversivi e di spionaggio. Gli arresti furono

divisi in due categorie: quelli da fucilare e quelli da mandare nei gulag. Furono i polacchi a pagare

il prezzo più alto: su 144.000 arrestati, 111.000 furono condannati a morte. Nel luglio del 1936

l’Nkvd iniziò a deportare tedeschi e polacchi che vivevano lungo la frontiera polacco-ucraina con il

Kazakistan. Nel luglio del 1937 toccò a quelli che vivevano lungo la frontiera con l’Iran e

l’Afghanistan. Le mogli e i figli di quelli che appartenevano alla destra e dei trockisti furono inviati

nei campi in Siberia. Contemporaneamente importati esponenti del partito come Molotov o

Chruscev si impegnarono personalmente per accelerare l’epurazione di altri membri. Anche il

Komintern fu vittima delle purghe. I trockisti dovevano essere perseguitati, fucilati, distrutti. Si

trattava di provocatori su scala mondiale e dei più pericolosi agenti al soldo dei fascisti. Le

epurazioni investirono anche la Mongolia: circa il 4% della popolazione maschile adulta fu

liquidato. La costituzione del ’36 aveva dichiarato che la battaglia per la costruzione del socialismo

era stata vinta. Il terrore fu un impresa colossale. La guerra appariva ormai inevitabile, bisognava

proteggersi e proteggere il paese.

Capitolo terzo – la grande guerra patriottica

Il 22 giugno 1941 fu lanciata l’operazione Barbarossa. L’attacco tedesco fu condotto da tre

principali gruppi di armate: il gruppo Nord aveva il compito di prendere gli stati baltici e Leningrado;

il gruppo Centro doveva avanzare verso la Bielorussia e Mosca; il gruppo Sud doveva spingersi

verso l’Ucraina e Kiev. L’Armata rossa e l’aviazione si trovarono del tutto impreparati. I comandanti

al fronte avevano l’ordine di non reagire, quindi quando i tedeschi attaccarono dovettero chiedere

ordini. Stalin rimase stordito dal corso degli avvenimenti, non si spiega perché pensasse che Hitler

non avrebbe attaccato grazie al Patto di non aggressione. Lavorò giorno e notte ma i suoi

comandanti non gli dissero mai quanto terrore c’era al fronte. Il 23 giugno egli approvò l’istituzione

di un quartier generale, la Stavka, destinato ad assumersi la responsabilità di tutte le operazioni di

terra, mare e aria. Il 27 giugno gli si fece evidente tutta l’entità del pericolo. Si rifugiò nella sua

baca. Il Polibjuro abbandonato a se stesso diede vita il 30 giugno al Comitato nazionale di difesa

che aveva come compiti: la supervisione della vita militare, politica ed economica del paese. I suoi

membri si recarono da Stalin per pregarlo di riprendere il suo posto, egli tornò al Cremlino il 1 luglio

in qualità di leader supremo delle operazioni militari. Stalin fece appello a tutti di combattere

l’invasore fino alla morte, non bisognava lasciare nulla all’invasore se l’Armata fosse stata costretta

ad arretrare: bisognava lasciare terra bruciata.

I tedeschi non attaccarono l’Urss perché temevano un attacco imminente. Lo scopo era quello di

occupare una zona compresa tra Arcangelo e Astrachan’, da dove le bombe tedesche avrebbero

potuto colpire gli obiettivi industriali negli Urali. Hitler considerava il comunismo la causa per cui la

Germania non aveva ancora dominato il mondo e l’Urss godeva delle materie prime e dello spazio

necessario alla Germania. I russi dovevano esser colpiti duramente, ridotti a popolo di schiavi

senza leader. L’Urss doveva essere smembrata in stati socialisti dipendenti dalla Germania. La

Wehrmacht aveva ricevuto l’ordine di essere spietata.

La Wehrmacht sapeva di non poter conquistare e occupare tutta l’Unione Sovietica, bisognava

sconfiggere l’Armata rossa in un lampo, avanzare rapidamente e distruggere grandi concentrazioni

di uomini e di equipaggiamento. La principale speranza delle forze sovietiche era di rallentare

l’avanzata tedesca. La prima tappa dell’operazione Barbarossa fu completata dai tedeschi con

successo ma poi Hitler esitò: voleva dirigersi verso Leningrado ma decise per l’Ucraina, lì

avrebbero potuto nutrirsi. Allo stesso tempo però Leningrado con l’Ucraina occupata si sarebbe

arresa per fame. Hitler decise di attaccare Mosca il 30 settembre 1941 con l’operazione Tifone. Il

governo si pose al riparo negli Urali e Stalin tornò nella sua daca, i soldati si preparavano a

bruciare Mosca, ma Stalin disse loro che non avrebbero abbandonato la città. Le perdite salivano

sempre di più. L’Armata rossa contrattaccò nella notte del 5 dicembre 1941 e quando si accorse

della debolezza dell’esercito tedesco, lanciò un’offensiva su un fronte di 1000Km e la Wehrmacht

dovette arretrare di 2-300Km. Il successo della difesa di Mosca fu dovuto a Zukov, ebbe a

disposizione truppe fresche siberiane e le trattenne fino a che esse avessero potuto avere il

massimo effetto. Stalin era stato abile a richiamare le truppe estremo-orientali per difendere la

città. L’informazione vitale giunse da Richard Sorge, una spia comunista tedesca a Tokyo, che

aveva scoperto che i giapponesi non avrebbero attaccato la Siberia. Hitler non aveva informato il

Giappone sull’attacco all’Urss perché non voleva dividersi il bottino con i giapponesi. La battaglia di

Mosca rappresentò una svolta nella guerra. I tedeschi non erano preparati a una guerra invernale,

Hitler si aspettava solo una campagna lampo. Il fango richiedeva cingolati mentre la maggior parte

dei veicoli tedeschi erano a ruote. I carri tedeschi cadevano a pezzi e i loro cavalli morivano a

migliaia mentre gli animali rognosi russi sopravvivevano. I tedeschi si ritrovarono senza indumenti

caldi e con deboli apparati di scongelamento per i loro veicoli. Gli stivali offrivano poca protezione

a -30°C, più di 250.000 soldati tedeschi morirono assiderati. Nel corso del 1942 la Wehrmacht

guadagnò un successo dietro l’altro, ma la vittoria incominciò sempre più ad apparire lontana. Nel

giugno del 1942 Hitler lanciò le sue truppe contro Stalingrado, ma nei pressi della città divise le

sue forze: metà doveva prendere la città, l’altra metà dirigersi a sud. Verso gli inizi di settembre le

truppe tedesche e sovietiche si combattevano per le strade di Stalingrado dando luogo a una delle


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia contemporanea della professoressa Papadia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Stalin e lo stalinismo",R. McCauley, il Mulino .
Questo di McCauley è un libro bellissimo, si addentra in cose che molto spesso si danno per scontate e che fa bene e piacere sapere, fatti che forse tante volte non pensiamo neanche siano potuti succedere. Interessante indipendentemente dall'esame da sostenere


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanity_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Papadia Elena.

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