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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Papadia, libro consigliato Storia del pregiudizio contro gli ebrei, Calimani Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia contemporanea della professoressa Papadia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia del pregiudizio contro gli ebrei", R. Calimani Mondadori 2007 .
Un libro bellissimo che studia gli ebrei dall'origine ai giorni nostri, facendoci capire molte cosa che sono passate inosservate. é un libro che non tratta il problema... Vedi di più

Esame di Storia contemporanea dal corso del docente Prof. E. Papadia

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ESTRATTO DOCUMENTO

L’alto Medioevo tra la morte di sant’Agostino nel 430 e l’inizio delle crociate nel 1096, fu teatro di

cambiamenti continui e profondi. Da Costantino (IV sec) a Giustiniano (VI sec) la politica degli

imperatori rimase sempre quasi coerente con le leggi discriminatorie già emanate. Giustiniano

emanò un codice di leggi:

1. Metà delle norme di Teodosio furono abrogate

2. Sparì la dichiarazione del giudaismo come religio licita

3. I rabbini non godettero più degli stessi diritti dei vescovi

4. Fu soppressa la prerogativa che solo giudici ebrei potessero giudicare gli ebrei

5. Numerose sinagoghe in Africa furono confiscate

6. Non fu toccato il diritto di rispettare il sabato e fu autorizzato il libero utilizzo della sinagoga

7. La liturgia doveva svolgersi in una lingua comprensibile a tutti

8. C’era la scomunica per chi avesse negato l’esistenza degli angeli, la resurrezione dei morti

e il giudizio universale.

Diversa fu la situazione in Spagna dove gli ebrei per non essere accusati di deicidio dissero di

discendere dalla famiglia di Davide e di essere arrivati prima dell’arrivo di Gesù, così risultarono

essere molto integrati all’interno della società. Dopo il concilio di Toledo Recaredo impedì i

matrimoni misti e il possesso degli schiavi; Sisebuto promise la cacciata a chi non si sarebbe

battezzato; Swintila permise a coloro che erano stati cacciati di tornare e di riprendere le vecchie

abitudini; Sisinando aggravò la situazione. Isidoro vescovo di Siviglia sostenne che gli ebrei non

dovevano essere convertiti con la forza ma con la persuasione e che tuttavia i convertiti non

avrebbero potuto più abbandonare la fede cristiana e che i loro figli sarebbero stati allevati in

conventi, altrimenti li avrebbero ridotti in schiavitù e ceduti a famiglie cristiane. Nel 655 il Concilio di

Toledo approvava un documento ancora più severo: i convertiti dovevano trascorrere le feste

ebraiche e cristiane alla presenza dei vescovi che avrebbero controllato il loro comportamento.

Conversioni formali e ripetute cacciate a pochi anni di distanza svilupparono il fenomeno

giudaizzante. Nel Sacro Romano Impero Carlo Magno attuò una politica molto generosa nei

confronti dei sudditi ebrei. Agobardo vescovo di Lione disse che per quanto gli venissero concessi

privilegi, gli ebrei non avrebbero mai abbracciato la fede cristiana. Le sue lamentele crebbero

quando uno schiavo si convertì all’ebraismo, così il vescovo reagì ordinando che non si comprasse

più dagli ebrei, che ogni rapporto di amicizia fosse interrotto e che nessuno andasse al loro

servizio. Il suo esempio fu seguito da successore Amolone. Le proteste dei due vescovi mostrano

come il popolo non nutriva analoghe preoccupazioni e non esistevano forme di antigiudaismo

popolare.

Alla fine del novembre 1095 papa Urbano II sostenne con forza che era giunto il momento di

riconquistare i Luoghi Santi e che si doveva quindi organizzare una Crociata. Gli ebrei hanno

ucciso Nostro Signore Gesù, che si convertano o muoiano: fu l’inizio di una persecuzione di

massa. I primi crociati che attraversarono la valle del Reno portarono morte e distruzione, in

numerose città vi furono episodi di suicidi di massa o conversioni coatte. La seconda crociata del

1146 voluta da Eugenio III non suscitò lo stesso entusiasmo della prima, ma i disordini contro gli

ebrei si svilupparono un po’ in tutta Europa. Nelle piazze d’Europa intanto i predicatori

infiammavano le folle e facevano propaganda a favore della partecipazione alle crociate, alla fine

delle arringhe però invitavano i volontari a risolvere i conti con gli infedeli in casa prima di partire

per la Terrasanta. La seconda crociata fu meno dolorosa della prima ma la protezione dei feudatari

in Germania costò loro cara: si ritrovarono tutti servitori della camera imperiale, un nuovo titolo che

prevedeva il pagamento di una tassa annua e che li rese ostaggi nelle mani del potere politico.

Negli anni tra il 1130 e il 1150 l’accusa di omicidio rituale si levò in diversi luoghi contro il gruppo

ebraico. Gli ebrei usavano comunemente il sangue umano per impastare il pane azzimo pasquale:

accusa che il clero non prese mai per vera. L’ebreo odiato e temuto diventa la causa di ogni fatto

funesto, i persecutori non hanno colpa perché agiscono per legittima difesa. Tra il 1100 e il 1200 si

affermò la dottrina della transustanziazione secondo la quale il vino e le ostie contenevano il

sangue e la carne di Cristo: si iniziò a diffondere l’idea che gli ebrei profanavano le ostie e quindi

furono condannati a morire sul rogo. Filippo Augusto nel 1180 li fece arrestare tutti e liberare sotto

pagamento per poi espellerli confiscandone i beni. Anche la protezione dei nobili non era del tutto

disinteressata: i servi costituivano ricchezza. Alessandro III manifestò simpatia nei confronti degli

ebrei così come Riccardo Cuori di Leone. Filippo Augusto fece tornare in patria gli ebrei ma

scatenò le ire di papa Innocenzo III. Secondo il papa gli ebrei non dovevano essere uccisi ma

dovevano restare erranti sulla terra fino a che il loro cuore non si riempia di vergogna ed essi non

ricerchino il nome di Gesù Cristo. Il concilio lateranense che si riunì a Roma nel 1215 invitò con

energia i principi a controllare i tassi di interesse dei prestiti affinchè gli ebrei non praticassero tassi

troppo elevati. Alessandro III nel 1179 aveva negato agli usurai i sacramenti e la sepoltura. Le

crociate avevano aperto nuove vie commerciali e l’economia di quel tempo aveva bisogno di nuove

forme di prestito seppur embrionali. Gli ebrei non potevano accedere alle nuove associazioni di

mestiere quindi venivano spinti sempre di più a praticare l’usura, cosa che andava a vantaggio dei

cristiani dato che l’usura veniva considerata pratica peccaminosa e quindi condannabile dalla

chiesa. Giudaizzare divenne sinonimo di usura. Il concilio lateranense del 1215 divenne famoso

perché stabilì che a partire dai 12 anni gli ebrei di tutti i paesi cristiani avrebbero dovuto indossare

la rotella gialla come segno di riconoscimento: i paesi studiarono a lungo la forma della rotella

gialla. Gregorio IX nel 1233 si rivelò ostile alle persecuzioni ebraiche perché venissero trattati con

la stessa benevolenza pretesa dai cristiani in terre pagane. Quello stesso anno il papa Gregorio IX

diede origine a un nuovo strumento repressivo, il tribunale dell’Inquisizione. Innocenzo IV ribadì

che si dovevano proteggere le vittime di accuse ingiuste, falsamente accusati di cibarsi del cuore

dei bambini, ovunque qualsiasi malvagità veniva attribuita agli ebrei, veniva negato loro un

processo regolare, venivano spogliati dei loro averi, affamati, imprigionati, torturati. Il

comportamento del papa non fu sempre coerente con la bolla. Il XIV secolo si aprì all’insegna della

turbolenza con la creazione di movimenti irregolari, noti come i pastorelli, che giustiziavano ebrei e

eretici. La comparsa della peste nera nel 1347 fece il resto: gli ebrei avevano avvelenato i pozzi.

Papa Clemente VI nel 1348 difese gli ebrei dicendo che la peste colpiva tutti indistintamente. La

peste fu il sigillo di quel periodo travagliato. Per il mondo ebraico non doveva essere facile vivere

in questo stato. Le continue espulsioni finirono per sradicare comunità antiche dai luoghi in cui

vivevano ben integrate da secoli, molti fuggirono verso la Lituani, Polonia, Ucraina o sud Italia. Le

preghiere di Dio erano risultate vane, quindi gli ebrei iniziarono a pensare che le pene che stavano

patendo erano conferma del fatto che i loro peccati non erano stati espiati. Nel XIV secolo si iniziò

a parlare di streghe e dei loro poteri malefici. Ebrei e streghe venivano visti come strumento del

diavolo, complici nello sforzo di distruggere con la magia il mondo cristiano e legati da un rapporto

molto intimo: le riunioni delle streghe venivano chiamate sinagoghe. Il caprone cavalcato dalle

streghe era simbolo degli ebrei e molte altre pratiche magiche venivano attribuite a entrambi. I

roghi sui quali hanno fatto perire gli ebrei e streghe costituiscono un rituale di esclusione tramite il

quale la cristianità esorcizza il male che porta dentro di se. Molti quadri di celebri artisti del tempo

raffigurano gli ebrei con naso adunco e occhi di bragia, oppure simboleggiato da uno scorpione o

accostati al diavolo. Ebrei, diavolo e streghe sono legati da diversi elementi:

a. La coda

b. Caratteristiche psicologiche perverse

c. Difficili da sconfiggere

d. Processi e autodafé esorcizzavano la paura solo temporaneamente.

Nel frattempo la teoria della schiavitù si andò sviluppando fino ad affermare che gli ebrei erano

proprietà di chi li possedeva e per questo si poteva fare di loro ciò che si voleva. In Polonia re

Casimiro aveva confermato la sua benevolenza e gli antichi privilegi. In Spagna gli ebrei non

furono mai considerati responsabili del flagello della peste. Alla fine del 1391 si scatenò una

violenta campagna di strumentalizzazione che coinvolse l’intero mondo ebraico. Le conversioni

coatte furono moltissime e per la prima volta si sviluppò in modo massiccio il fenomeno dei

conversos. I conversos in qualche caso furono i persecutori più zelanti dei loro vecchi

correligionari, altri continuarono a giudaizzare segretamente: in entrambi i casi furono sempre

considerati dei traditori. Nel 1412 Ferrer fece approvare lo statuto di Valladolid secondo il quale gli

ebrei non potevano coltivare campi né vendere i prodotti alimentari e imponeva che la rotella gialla

fosse messa in bella mostra. In Germania re Sigismondo disse che gli antichi privilegi sarebbero

stati rinnovati se pagati, in Austria si optò o per la conversione o per la morte. I conversos spagnoli

detti anche marrani finirono per essere odiati da tutti. Eugenio IV alle tradizionali misure di

discriminazione fece aggiungere la consuetudine di prediche coatte, il divieto di conseguimento di

una laurea universitaria e il divieto di matrimonio tra conversos. Alla metà del secolo trovò la prima

applicazione la regola della limpieza de sangre e tutti coloro che venivano ritenuti di ascendenza

ebraica furono epurati. Ferdinando e Isabella applicarono dure forme di repressione, unica

soluzione secondo loro per la coesione nazionale. In Spagna neanche i conversos potevano

trovare via d’uscita, non c’era battesimo che potesse salvarli. Sisto IV nel 1478 concesse ai re

spagnoli di nominare ecclesiastici nei tribunali inquisitori. Il tribunale di Siviglia fece sapere che tutti

i marrani giudaizzanti dovevano autodenunciarsi e che in cambio di una modesta espiazione

sarebbero stati risparmiati: le denunce furono numerosissime, ciò che gli ebrei non capirono è che

si trattava di una trappola, così la macchina della distruzione fu azionata. Nel 1481 le piazze

spagnole iniziarono ad illuminarsi di roghi. Nel 1492 la conquista di Granada rafforzò la monarchia

e la spinse a decidere di espellere dalla Spagna tutti gli ebrei. Il decreto di espulsione sarebbe

rimasto in vigore formalmente fino al 1858, e l’Inquisizione continuò a seminare terrore per tre

secoli.

La Bibbia considerata la fonte da cui abbeverarsi resta il punto centrale del confronto e la sua

autorevolezza non viene messa in discussione né dai vescovi né dai rabbini, li divide invece

l’interpretazione del testo e non si tratta di questioni marginali. Le chiese e le sinagoghe non

avevano la stessa struttura:

a. La chiesa maestosa, adornata con sublime raffinatezza

b. La sinagoga, un ambiente piccolo non distinguibile esternamente dalle case comuni, non vi

erano né pitture né sculture.

Nel giugno 1242 furono bruciati a Parigi moltissimi Talmudim che erano stati sequestrati, questi

roghi si verificarono altre volte nel corso della storia. A Barcellona nel 1263 si ebbe una grande

disputa che vide protagonisti Moses ben Nahman, esponente dell’intellettualità ebraica e Paolo

Christiani, grande conoscitore dei testi ebraici che aveva praticato con devozione riti ebraici prima

di convertirsi. Momento focale del dibattito fu la questione sul messia, analizzata in tutti i suoi

risvolti: secondo Christiani il messia era nato quando cadde il tempio, secondo Nahman il messia

non era ancora venuto, il messia era per gli ebrei qualcosa di spirituale e non per forza una

manifestazione fisica, gli ebrei preferivano portare fedeltà al re piuttosto che ai cristiani e poi disse

che per gli ebrei il messia non era nemmeno così importante. La controversia non ebbe né vinti né

vincitori. In realtà questa discussione aveva scopi ben precisi, oltre all’affermazione dell’esistenza

del messia: i cristiani volevano rafforzare le basi ideologiche della loro sovranità, gli ebrei con

testardaggine si sforzavano di dimostrare che il loro esilio era solo una condizione provvisoria in

attesa di luminosi eventi. Penaforte capì che bisognava affinare gli strumenti culturali per portare

con maggiore efficacia gli ebrei sulla strada della conversione e fondò una vera e propria scuola di

studi ebraici e aramaici. La serie delle grandi dispute medievali si concluse con quella di Tortosa

del 1413-1414. I polemisti cristiani annunciarono solennemente che lì avrebbero date prove

solenni della verità della fede cristiana nel messia. I rabbini mobilitati furono 14, abbandonate le

loro città queste iniziarono ad essere saccheggiate e minacciate. I rabbini nel frattempo venivano

considerati come reclusi, spinti sotto qualsiasi forma ad abbracciare la fede cristiana: uscirono

dalla disputa tutti convertiti con il trionfo della cristianità. Le pressioni antiebraiche crebbero e molti

per scampare alle pressioni brutali, si trasformarono in ambigui conversos: la resistenza ebraica

non terminava mai.

Nella società spagnola non era facile, dopo i numerosi matrimoni misti, capire chi fosse

discendente dai vecchi cristiani e chi dai nuovi. L’idea di razza appare come occasione di

discriminazione e persecuzione. Di fronte all’Inquisizione numerosi conversos lasciarono la

penisola iberica nel corso del ‘550 e del ‘600. Agli inizi del ‘500 il mondo ebraico era in difficoltà

anche in Germania, dove vi erano state espulsioni e riammissioni frequenti. Una disputa su alcuni

libri ebraici svoltasi a Francoforte nei primi anni del ‘500 rese la situazione ancor più incandescente

non solo in Germania ma anche a Parigi e Roma. L’ebreo Pfefferkorn e il cristiano Reuchlin furono

i protagonisti:

a. Reuchlin sostenne che gli ebrei come cittadini dell’impero romano germanico dovevano

godere degli stessi diritti e della stessa protezione degli altri cittadini

b. Rechlin fu accusato dall’inquisitore Hochstraten come amico degli ebrei ed eretico

c. Hochstraten fu condannato ma non si rassegnò perché la sua accusa rimbalzò a Roma,

Parigi e in tutta Europa

d. Gli ebrei di Germania e Francia appoggiarono Reuchlin

e. I domenicani tentarono di far espellere gli ebrei da Francoforte, Ratisbona e Worms ma

l’imperatore Massimiliano lo impedì, almeno fino alla sua morte nel 1519, quando

l’espulsione fu attuata

f. Le controversie tra Reuchlin e Pfefferkirn sono il sintomo di un disagio profondo destinato

ad acuirsi e di cui Martin Lutero fu l’interprete.

Martin Lutero convinto sostenitore che il cristianesimo dovesse poggiare sull’autorità delle Sacre

Scritture, tradusse la Bibbia in tedesco e manifestò grande benevolenza verso gli ebrei. Quando

però si rese conto che questi non decidevano per la conversione, accertò la loro testardaggine e

così la sua polemica nel 1546 si fece violenta. Gli ebrei in Germania si schierarono con Carlo V

che nella Dieta di Augusta ribadì che nelle terre dell’impero ogni principe era il solo arbitro della

religione del suo territorio. La filosofia di quegli anni può essere riassunta dalle parole di papa

Paolo III del Concilio di Trento che riformò l’inquisizione romana sulla base di quella spagnola.

Paolo III si occupò anche degli indigeni d’America che secondo lui dovevano essere evangelizzati.

Si discusse a lungo sulla loro origine, per giungere ad affermare che discendevano dalla parte

maledetta del popolo ebraico e che nei loro confronti potevano essere usati quei trattamenti di

schiavitù e distruzione previsti dalle profezie bibliche. La profezia di Osea secondo cui Dio avrebbe

moltiplicato le tribù come i granelli di sabbia nel mare si era realizzata. Per questi indiani non vi era

neanche la speranza della conversione alla vera fede. Nel 1543 con Paolo III furono stabiliti alcuni

diritti particolari per gli ebrei neoconvertiti come la possibilità di esigere parte del patrimonio della

famiglia di origine, il diritto alla cittadinanza e altre agevolazioni. Gregorio Magno aveva cercato di

convertirli con la dolcezza: potevano vivere secondo la legge umana, possedere beni ma non

schiavi, e non doveva essere usata contro di loro alcuna forma di violenza. Gli ebrei furono una

costante ossessione per i papi. La benevolenza di Gregorio e l’ostilità di Innocenzo III possono

essere considerate le due punte estreme di comportamenti oscillanti. Martino V decise di prendere

gli ebrei sotto la sua paterna protezione contro le vessazioni da parte dei cristiani: gli ebrei non

dovevano essere molestati nelle sinagoghe né ostacolati nelle relazioni con i cristiani, riconobbe

loro la cittadinanza romana, il permesso di entrare in società con i cristiani, frequentare scuole

pubbliche e resistette alle pressioni dei predicatori. Sisto IV accolse marrani ed ebrei in fuga dalla

Spagna e si rifiutò di accusare gli ebrei di Trento di omicidio rituale. Equilibrato fu anche Innocenzo

VIII, e anche Leone X che aveva come medico personale un ebreo. La svolta brutale si ebbe nel

1555 quando Paolo IV divenne papa:

- Istituì il ghetto in una zona malsana della città, solita alle inondazioni

- Ripristinò l’uso del contrassegno giallo

- Proibì le proprietà di immobili

- Vietò che si facesse ricorso alle nutrici cristiane

- Stabilì che i medici ebrei potessero curare solo ebrei

- Regolamentò il tasso di interesse

- Cancellò ogni privilegio personale.

Gregorio XIII sospese le espulsioni, protesse con uomini armati il ghetto, minacciò la forza per chi

attaccava gli ebrei, concesse esenzioni all’obbligo di portare il segno giallo, ma accentuò la

pressione psicologica con un forte impulso alle prediche coatte e autorizzò il Sant’Uffizio a

perquisire il ghetto per cercare libri proibiti, marrani o domestiche cristiane. Gli ebrei durante il

carnevale rappresentavano il divertimento migliore. Sisto V concesse agli ebrei di vivere nelle città,

permise qualsiasi lavoro, diede il permesso alla costruzione di sinagoghe, scuole o cimiteri, non

impedì ai medici ebrei di curare i cristiani, abolì l’uso della rotella gialla, regolamentò i prestiti,

cercò di favorire l’arrivo di nuovi immigrati. Nel ‘600 appare l’ebreo di corte, alcuni formarono

dinastie illustri e divennero importanti, molti nobili li usarono per coprire le loro malefatte e per non

rovinarsi il nome. In Italia il ghetto restava lo strumento della Controriforma, così come

l’apologetica cristiana rimaneva vivace in Francia. La Spagna era ancora legata alla limpieza de

sangre e in Polonia si arrivò alla fine della pace tra i diversi gruppi religiosi ed etnici che portò ad

un irrimediabile rivoluzione. Quando nel 1775 salì al potere Pio VI la Francia era già percorsa da

fermenti illuministi e l’America era in lotta per la sua indipendenza, Venezia e Roma si stavano

ancora restaurando e il papa emanò un Editto sugli ebrei:

- Proibita la lettura del Talmud così come della Kabbalah

- Non si potevano esercitare arti magiche

- Le preghiere erano ammesse solo in sinagoga

- Gli orefici cristiani non dovevano fabbricare amuleti per gli ebrei

- Le sinagoghe non potevano essere né restaurate né costruite

- Il segno giallo tornò ad essere imposto

- I rapporti tra ebrei e cristiani furono proibiti

- Non si poteva restare fuori dal ghetto.

Nell’800 con l’affermazione dei diritti molti ebrei furono felici di non esser più discriminati anche se

molti si resero conto che l’uguaglianza appena ottenuta non poteva bastare se a essa fosse stato

necessario immolare la propria identità. L’emancipazione fu paradossalmente felice e terribile. Alla

fine del secolo ci fu il clamoroso caso Dreyfus.

Le idee degli ebrei suscitarono tanta diffidenza nei cristiani ortodossi che abitavano le immense

lande della Russia. Gli ebrei secondo Gerasimov nel 1526 ripugnavano i russi, e Ivan il Terribile

rimase dello stesso avviso aumentando la chiusura verso questi individui. Secondo Ivan gli ebrei

allontanavano i russi da Dio, avevano introdotto droghe velenose, causato i maggiori mali in

Russia, non poteva essere permesso loro di entrare nello stato perché il male non doveva

diffondersi. Caterina II la Grande non fu meno terribile, emanò un editto che obbligava gli ebrei ad

abbandonare immediatamente la Russia. Tra il 1789 e il 1796 gli ebrei iniziarono ad occupare la

zona di residenza, destinata a crescere e durata fino alla rivoluzione del 1917. Restrizioni e

concessioni consolidarono il ghetto a cielo aperto. Quando nel 1772 la Russia aveva allargato i

suoi confini impadronendosi dei territori polacchi, si era portata dietro anche le comunità ebraiche

che vi abitavano, così da contenere all’interno del territorio russo circa la metà della popolazione

ebraica mondiale. Alessandro I rese obbligatorio l’insegnamento delle lingue europee nelle scuole

ebraiche, favorì l’accesso degli studenti ebrei nei licei e nelle università, tentò di ridurre il peso

demografico degli ebrei presenti nella zona di residenza favorendo la loro emigrazione verso la

Nuova Russia. Quando scoppiò la guerra contro la Francia, nella zona di residenza furono inviati

emissario dello zar per fare propaganda anti Napoleone, ma pochi furono quelli che vi aderirono

mostrandosi simpatizzanti nei confronti del francese. Solo una minoranza di ebrei decisero di

difendere il suolo russo e lo zar che nel 1812 si mostrò nei loro confronti benevolo data la loro

lealtà. Il clero ortodosso temeva che Alessandro volesse abolire ogni differenza fra le

congregazioni religiose per erigersi a pastore delle religioni. Dopo il Congresso di Vienna con

l’inglobamento del ducato di Varsavia la Russia continuava d aggiungere alla sua popolazione

etnie diverse per costumi e difficili da integrare. Prevaleva l’idea che il problema ebraico fosse

insolubile e che il potere dei rabbini troppo forte, l’unica soluzione era espellerli. Nicola I diede un

ulteriore accelerata alle restrizioni contro gli ebrei: furono emanati circa 600 decreti che

riguardavano gli ebrei. Valdimir Dan che aveva studiato la cultura ebraica affermò che l’indole degli

ebrei non era omicida e quindi si escludeva l’omicidio rituale, adottato invece da una sette

estremista ebraica condannata dagli stessi ebrei. Nicola I li riteneva nocivi per uno stato russo

ortodosso e pensava che non potessero essere tollerati nel suo seno: occorreva renderli

inoffensivi. Nel 1844 venne introdotta la censura per i libri ebraici e nel 1827 fu resa obbligatoria il

reclutamento militare dei ragazzi ebrei dai 7 ai 25 anni. Molti adolescenti furono arruolati in questo

modo, molti per scappare si sposarono prematuramente visto che era l’unica via possibile: questo

fino al 1835 quando fu proibito il matrimonio prima dei 18 anni. La zona di residenza coatta fu

ulteriormente ridotta. Nicola I puntò sulla costruzione di scuole ufficiali di stato per rompere il

monopolio ebraico sugli istituti scolastici, cambiando gli insegnanti e proibendo l’uso dei costumi

tradizionali. Disoccupazione e estrema povertà erano condizioni assicurate agli ebrei. Semplici

episodi di criminalità in cui erano coinvolti degli ebrei si trasformavano in occasioni di colpevolezza

collettiva verso tutta la popolazione ebraica. Quando l’illuminismo ebraico s’insinuò in quei territori,

lo sconvolgimento nelle tradizionali comunità fu profondo: i nuovi illuministi proponevano di

studiare la Bibbia con al fianco la grammatica, di seguire una buona comprensione del testo, di

apprendere le altre lingue europee e soprattutto quella del paese di residenza. Solo all’estremo

nord e sud si fece strada l’illuminismo. Nel periodo finale del regno di Nicola I la repressione si fece

più aspra. Negli anni ’60 dell’800 gli ebrei erano due milioni e mezzo in gran parte poverissimi e

concentrati nelle città. All’inizio i cambiamenti politici fecero respirare un po’ gli ebrei. Nel 1853

ciascun ebreo poteva evitare la coscrizione denunciando un altro ebreo privo di passaporto. Si

pensò di dover dare qualche privilegio a quegli ebrei che avessero mostrata elevata moralità e il

desiderio di assimilarsi al popolo russo. Il regno di Nicola I si dedicò molto alle scuole e entro

vent’anni fu deciso che tutte le strutture scolastiche e religiose ebraiche dovessero essere

soppresse e le comunità non avrebbero più scelto i loro rabbini. Alessandro II nel 1862 si decise ad

autorizzare agli ebrei a comprare immobili, a stabilirsi nelle città, a presentarsi come testimoni ai

processi, a prestare giuramento con una formula meno umiliante, ma venne proibito l’uso

dell’ebraico nelle transizioni commerciali e negli atti civili. A molti ebrei europei il 1870 sembrò un

anno magico: la libertà religiosa fu sancita in Germania, Austria, Ungheria, Svizzera, Svezia e

Algeria. Nel 1874 la popolazione ebraica era diventata refrattaria al servizio militare e continuava a

fare di tutto per evitarlo, il ministero della Guerra chiese così al governo di prendere provvedimenti:

se fosse mancato qualcuno all’appello ne sarebbero stati selezionati altri. Al congresso di Berlino

del 1878 tutti i rappresentanti delle potenze europee pensarono di concedere diritti civili agli ebrei,

tranne il cancelliere russo. Ivan Tolstoj aveva attribuito la crescita del pregiudizio antisemita, sia

nelle alte sfere del regime sia tra le masse popolari. Più problematica e contraddittoria fu la

posizione di Dostoevskij che aveva raccomandato l’abolizione delle leggi eccezionali antiebraiche.

Lev Tolstoj nei suoi romanzi riportava gli ebrei come piccoli trafficanti, venditori ambulanti o

parvenu, poi negli ultimi anni dell’800 dopo le persecuzioni e i pogrom compaiono come

personaggi coraggiosi ed esemplari. La gioventù ebraica innamorata di Spencer e Darwin scelse il

suo motto: russificazione. In Russia la reazione contro l’emancipazione ebraica si manifestò ancor

prima che questa avesse luogo. Sotto Alessandro II se c’era malcontento politico era colpa degli

ebrei. I pogrom dilagarono ovunque. Alessandro III pur non amando gli ebrei non scatenò contro di

loro pogrom dato che li credeva organizzati da elementi rivoluzionari: ordinò che gli ebrei venissero

discretamente rispediti da Mosca o San Pietroburgo verso la vecchia zona di residenza. Si fece

strada in fretta l’idea di emigrare e già alla fine del 1881 diecimila emigrati avevano lasciato la

Russia, con un interrogativo: America o Palestina? Il 3 maggio 1882 fu emanato un Regolamento

provvisorio che doveva mettere a tacere gli ebrei e ridurli in una condizione di servitù. Alla fine di

maggio Ignat’ev fu sostituito da Dimitrij Tolstoj che impedì i pogrom contro gli ebrei e chiunque li

avesse organizzati avrebbe pagato con la pena. Si scoprì che il numero di medici ebrei superava

quello dei medici russi, quindi si pensò di ridurli al 5%. Anche per gli avvocati ci rese conto che gli

ebrei erano troppi e quindi bisognava impedire che aumentassero: avrebbero avuto il consenso

della magistratura per la pratica di avvocato solo sotto raccomandazione. Nel 1883 ripresero

vigore i pogrom e sempre in questo anno si pensò a ridurre il numero degli universitari ebrei

introducendo il numero chiuso. Nella zona di residenza furono limitati gli spostamenti di villaggio in

villaggio, furono rafforzati i sistemi di controllo della polizia e ogni individuo poteva essere

considerato un potenziale clandestino. Non è un caso se molti per studiare scelsero la via

dell’esilio senza più tornare. Secondo Pahlen per avvicinare gli ebrei al popolo russo bisognava

fornirli di leggi liberali e ugualitarie: questo rapporto fu considerato meno di zero. Nel 1891

iniziarono le espulsioni da Mosca e San Pietroburgo: gli ebrei non sapevano dove andare. Il

barone Hirsch decise di occuparsi della situazione stabilendo contatti con il ministro inglese White

per lasciarlo mediare con i governanti russi, ma non ci fu nulla da fare. Così fu elaborato un

progetto secondo il quale in 25 anni sarebbero stati emigrati dalla Russia 3.250.000 ebrei con

passaporto gratuito e dispense dal servizio militare. Hirsch si rese conto di quanto potesse essere

costoso quel progetto. Durante il regno di Nicola II la crisi si aggravò, nella zona di residenza la

popolazione era aumentata del 27%, il 50% degli ebrei era senza lavoro. Nel 1897 fu fondato il

Bund, il partito operaio ebraico, dal quale sarebbe nato un anno dopo il partito socialdemocratico

russo.

L’età contemporanea

Mentre gli scienziati si sforzavano di ricondurre ambiente e uomo all’interno di una classificazione

ordinata e naturale, i religiosi cercavano di porre le basi di un nuovo rapporto tra uomo e Dio.

Bellezza e armonia influenzarono entrambi: verso la fine del secolo la scienza sviluppò la

frenologia e la fisiognomica, mentre la religione ridefinì i nuovi valori morali alla luce dell’eredità

classica, entrambe puntavano a individuare un’unità perfetta in cui uomo e natura potessero

trovare il loro posto. In realtà scienza e religione finirono per influenzarsi soprattutto perché

usavano entrambe la stessa estetica: l’idea di bellezza diventò il ponte tra il tradizionalismo vuoto e

poco formale e le esigenze di una religiosità cosmica. Bellezza e bruttezza diventarono principi di

classificazione. Dopo i frequenti contatti tra europei e africani, i primitivi furono considerati

automaticamente inferiori, persino i cinesi finirono per ricevere la loro dose di disprezzo. Agli ebrei

Lavater attribuì nasi adunchi e menti appuntiti. Fu con la stampa della sua opera che

caratteristiche fisiche come i capelli crespi e i nasi adunchi diventarono specchio di un’anima

malvagia. Lavater dotato di fervore missionario, convinto che gli ebrei potessero essere

opportunamente inseriti nella cultura europea, contrapponeva la faccia bella legata alla nobiltà

dello spirito, alla faccia brutta simbolo del male. Carus arrivò alla conclusione che fosse di una

razza superiore quel popolo che nei fatti mostrasse una superiorità sociale, riprese anche il tema

del naso ebraico. Kant formulò due principi relativi alla razza che non sarebbero stati senza

rilevanti conseguenze: la sua immutabilità e la sua permanenza. Emerse in primo piano un

problema fino a quel momento sottovalutato, quello delle origini. Erede della tradizione illuminista,

contrario alla classificazione razziale, del parere che i legami tra gli uomini fossero fatti di cultura,

lingua e tradizione, Herder cosmopolita convinto, sostenne la tesi che la storia di un popolo non

potesse essere opera solo degli uomini ma frutto di un disegno divino. Kant e Herder gettarono le

basi per una classificazione dell’umanità in razze superiori e inferiori. Schlegel dice che la

parentela della lingua porta necessariamente alla parentela della razza. Ben presto la superiorità

ariana sostenuta da Schlegel fu confermata da Lassen. Gobineau trasformò completamente le

teorie linguistiche in muto razziale, in una sintesi che si avvaleva non solo delle teorie linguistiche

ma anche delle eredità dell’antropologia settecentesca e di un diffuso sentimento politico di tipo

nazionalista. Popolo, nazione e razza diventarono allora sinonimi, assumendo significati e valenze

ben distanti da quelli cii avevano pensato i precursori nel ‘700. L’idea di razza si era ormai

trasformata e da scientifica era diventata mitica, immutabile, dai contorni metafisici, se prima

l’essere umano veniva visto nella sua totalità, ora le sue radici erano più particolari, quelle che

affondavano nella storia, nella lingua e nel paesaggio nativo, che venivano esaltate dal mondo

nazionalista. Gobineau sosteneva che la chiave per spiegare trionfi e crisi dei popoli è l’idea di

razza e che attraverso essa è possibile interpretare correttamente il passato, presente, futuro dei

popoli. La sua idea era che nessuna razza potesse restare pura ma che se si mescolava non

poteva che degenerare e causare decadenza e crisi di intere civiltà. Quanto agli ebrei li

considerava una razza forte e volitiva che a causa dei suoi continui incroci si era indebolita e

degenerata: la stessa sorte spettava agli ariani. Gobineau diventò per molti contrariamente a

quanto pensava veramente un antisemita. Lapouge si dedicò alla identificazione del nemico

razziale e sviluppò l’idea secondo cui gli ariani hanno a cuore i valori e il lavoro onesto, mentre gli

ebrei sono dediti alla speculazione commerciale. Questa idea si diffuse talmente capillarmente

nella società tedesca che si pensò alla sopravvivenza della media ariana sono annientando la

borghesia ebraica. Marr negli anni ’80 dell’800 inventò la parola antisemita esprimendo tutto il

potenziale odio contro l’ebreo. Ploetz era convinto che una razza pura non esistesse e che quella

a lui cara fosse frutto di una selezione, certo la migliore. Tra coloro che facevano parte a buon

diritto del popolo alto e biondo metteva anche gli ebrei, che considerava appartenenti alla razza

superiore perché in gran parte alti e biondi. Lombroso collegò l’idea di degenerazione ad alcuni

aspetti fisiognomici particolari e ne definì i segni esteriori attribuendoli a una criminalità innata.

L’ariano fu sempre visto come forza vitale e l’ebreo come incarnazione dello spirito del male.

Chamberlain propose la guerra razziale: occorreva lottare contro la bastarda razza ebraica in

nome e per conto della purezza tedesca.

Un ebreo convertito scrisse libelli antisemiti fantasiosi e perversi fino alla paranoia, talmente

incredibili che finirono per essere creduti. Si faceva chiamare Osman Bey, scrisse racconti in cui gli

assassini rituali abbondavano e pubblicò un saggio dal titolo La conquista del mondo da parte degli

ebrei. Il suo messaggio è terrificante perché evoca lo sterminio che avrà luogo in Europa appena

pochi decenni dopo: in un mondo senza ebrei le guerre sarebbero state meno frequenti e

sarebbero cessate le rivoluzioni perché gli sfruttatori sarebbero scomparsi. L’Alliance Israelite

Universelle poteva essere distrutta solo con uno sterminio completo della razza ebraica. La prima

versione dei Protocolli apparve tra il 1919 e il 1920: un centinaio di pagine in cui può essere colta

la descrizione di un complotto ebraico per conquistare il mondo e dei metodi e risultati di questa

cospirazione, i cui capi erano gli Anziani di Sion. Tutto dalla Rivoluzione francese alle teorie di

Darwin, veniva ricondotto al ruolo dominante dell’ebreo nella società; dal settecento in poi, ogni

momento storico era stato il risultato di un complotto segreto di massoni ed ebrei. Gran parte di

coloro che leggevano i Protocolli si sentivano infinitamente buoni e potevano darsi una

spiegazione di molti avvenimenti di cui non avevano sino ad allora colti i nessi segreti: veniva loro

offerta una insperata possibilità di capire tutto, di interpretare tutto con una sola chiave di lettura.

Nilus aveva trovato questo testo nel 1905 e non vi p dubbio che alla fine della prima guerra le sue

pagine potessero suscitare domande e far risuonare qualche campanello d’allarme. Anche Stalin e

Lenin erano ebrei. Nel 1920 la verità dei Protocolli fu messa in dubbio: fu trovato un libro

antibonapartista pubblicato a Bruxelles nel 1864 e risultava avere molti punti in comune con i

Protocolli come la profezia dell’avvento dell’Anticristo o i capitoli dell’Oro e della Stampa. I

Protocolli risentono di numerose influenze, per quanto straordinario possa apparire, molti antisemiti

erano convinti che il governo segreto ebraico fosse composto di maghi orientali. I Protocolli ebbero

una diffusione e una fortuna incredibili. Il cardine della propaganda antisemita si articolava sul

dualismo che gli ebrei non solo erano rivoluzionari ma anche capitalisti. La pubblicazione di

numerose versioni dei Protocolli e le traduzioni non cessarono mai. Essi rimasero un’arma da

usare contro gli ebrei e non solo, nel corso degli anni della seconda guerra mondiale, ma anche

negli anni successivi, in funzione antisionista in Russia o come arma propagandistica contro lo

Stato di Israele nei paesi arabi.

Il sionismo è fondato su un paradosso: la distanza tra un’aspirazione persistente e potenziale e

l’impossibilità di realizzarla. Gli ebrei hanno pensato costantemente al ritorno in Israele,

un’aspirazione religiosa che non si è mai tradotta in azione politica di massa ed è rimasta un

sogno. Il sionismo è stato un’utopia e solo nella seconda metà del XIX secolo è diventato un

movimento politico. Questo cambiamento è stato considerato come una risposta alla crescita

dell’antisemitismo europeo, collegato con la nascita delle teorie razziali in Germania e in Francia.

Nel 1914 la popolazione ebraica era concentrata in gran parte nelle metropoli europee e molti

ebrei godevano di una preminenza in campo culturale sproporzionata rispetto al loro numero. Il

problema ebraico alla luce dei nuovi valori illuministici e all’emancipazione si è ulteriormente

complicato: i diritti riconoscono l’individuo, non la massa. Così la discriminazione e la tensione è

rivolta al singolo individuo che spesso è incapace di affrontarli da solo. Alla luce del moderno

razzismo, una conversione non era sufficiente a cancellare una presunta differenza genetica.

Anche gli ebrei furono influenzati da questa divisione in termini di sangue, razze, nazioni. Il

sionismo fu anche il superamento di antichi paradossi della coscienza ebraica. Figura rilevante fu

Herzl che organizzò a Basilea nel 1897 il primo Congresso sionista fondando l’Organizzazione

sionista mondiale. Herzl fu spinto al sionismo dopo aver assistito al processo Dreyfus. Si convinse

che occorreva reagire e diede inizio all’utopia della creazione di uno stato ebraico. L’opinione

pubblica si interessò ai suoi gesti vagamente esibizionisti e i suoi scritti diventarono best seller. La

spinta di Herzl fu decisiva e a poco a poco il movimento sionista conquistò adepti e popolarità

crescenti. Il movimento vedeva al suo interno da un lato i dirigenti razionalisti, filoccidentali,

sensibili ai valori dell’illuminismo ebraico, dall’altro c’era una base legata ai tradizionali valori

religiosi e all’idea messianica di Sion così come era stata tramandata dalla tradizione nei secoli.

Tra coloro che percepirono le difficoltà delle nuove dimensioni spirituali dell’utopico stato ebraico ci

fu Ahad Ha’am, lucido intellettuale che riteneva impossibile sperare che l’intera popolazione della

diaspora decidesse di immigrare in Israele; alcuni anni dopo nel 1907 notò che la speranza del

rimpatrio di tutti gli ebrei del mondo non aveva alcun fondamento nella realtà e che molti sarebbero

rimasti dispersi in ogni angolo del mondo. Il ritorno a Sion ha reinventato un giudaismo vissuto per

secoli a contatto con la cultura europea, voltando le spalle alla storia dei ghetti e alla diaspora. La

grande aliyah, la grande immigrazione che prende forma all’inizio del secolo è costituita da idealisti

e da uomini nuovi e di considerevole forza: tra il 1882 e il 1904 nacquero trenta villaggi rurali

ebraici. Nel 1917 con la dichiarazione Balfour agli ebrei è riconosciuta come national home la

Palestina, e questo segnò il primo passo di una lunga strada. Gli ebrei europei cha hanno popolato

Israele negli anni ’20 e ’30 si resero conto di quanto fosse impossibile in quel clima tormentato

essere ebrei e contemporaneamente europei.

Agli inizi del ‘900 gli ebrei che avevano vissuto gli ultimi vent’anni dell’800 in Russia provavano un

inevitabile e intenso stordimento. La profonda e prolungata tensione provocata dalle continue e

reiterate discriminazioni aveva creato profonde scissioni all’interno della società ebraica. Degli

ebrei un terzo si era avvicinato con entusiasmo all’integrazione e poi ne era stato bruscamente

respinto, alcuni avevano continuato ad aspirare alla russificazione a ogni costo, altri erano rientrati

nei ranghi per confluire in quel settore che era stato perseguitato e continuava a subire, l’ultimo

terzo aveva scelto di andarsene. In Russia la politica oppressiva dell’oligarchia zarista aveva

favorito la crescita di un’opposizione sempre più inquieta, che si riconosceva in due grandi partiti

socialdemocratici e socialisti rivoluzionari. Quest’ultimi furono ad assassinare il ministro dell’interno

che venne sostituito con Pleve, il quale si sarebbe rivelato un acerrimo nemico degli ebrei. Pleve

decise che la soluzione migliore sarebbe stata scatenare la plebe contro gli ebrei. Accadde così

nel 1903 a Kisinev e così a Gomel, nonostante le proteste dell’opinione pubblica e dei giornalisti,

Pleve non si arrese. Nello stesso anno il sionismo fu messo fuori legge. La guerra russo-

giapponese del 1904-1905 parve a tutti un ottimo diversivo, anche a quegli ebrei convinti di poter

superare antichi steccati, e così molti di costoro finirono per andare a combattere in nome dello

zar. Lo zar Nicola II fece pubblicare un ukase che introduceva da subito alcuni miglioramenti

relativamente al diritto di risiedere nelle zone di resistenza. L’atmosfera parve migliorare un po’.

L’emigrazione non si era interrotta: nel biennio 1904-1905 in 125.000 ebrei lasciarono la Russia.

L’opposizione riformista e rivoluzionaria si era organizzata e Nicola II dovette fare nuove

concessioni. Da più parte si levavano voci che chiedevano riforme incisive per migliorare la qualità

della vita di tutta la popolazione russa. Nel gennaio 1905 a Pietroburgo la guardia imperiale aprì il

fuoco contro un corteo di operai in sciopero, e quella domenica finì nel sangue. Fu in quell’anno

che lo zar venne a conoscenza dell’esistenza dei Protocolli. Nell’ottobre dello stesso anno lo zar fu

costretto a emanare un decreto con un manifesto costituzionale: solo contro gli ebrei ci furono

circa cinquanta pogrom e seicento di minore intensità. Gli ebrei pur appartenendo nella stragrande

maggioranza al Bund, aderivano in parte anche ai gruppi oltranzisti, e in ogni caso erano più visibili

degli altri perché in prima linea. I moti rivoluzionari del 1905 ebbero una conseguenza: lo sviluppo

di movimenti reazionari intimamente antisemiti. Si suppose che l’antisemitismo fosse strettamente

legato a una mentalità reazionaria, all’oscurantismo. Nel gennaio del 1906 Witte convocò il capo

della polizia Lopucin per sollecitarlo a individuare un’organizzazione ebraica con cui trattare per

spingerla a calmare le inquiete masse ebree. Lopucin rispose che una simile organizzazione

esisteva solo nelle leggende antisemitiche, e che in realtà l’ebraismo, soggetto alle leggi sociali

generali, soffriva di una mancanza di unità ancor più forte del mondo cristiano. 32 comunità

ebraiche inviarono una petizione a Witte per ottenere un’emancipazione completa e duratura. La

soluzione a tutti i problemi riguardanti gli ebrei era nell’educazione del popolo russo: quando i russi

diventeranno altrettanto intelligenti e laboriosi degli ebrei, l’antagonismo cadrà, ma ne erano

ancora lontani, ed era meglio guardare in faccia la realtà. L’idea di razza, frutti avvelenato del

Positivismo e del Romanticismo ottocentesco, si affermava come un valore indiscutibile e

indubitabile. La razza diventava sempre più un segno non cancellabile. La situazione politica russa

continuava a deteriorarsi. Nicola II ordinò di convocare assemblee deliberative dei rappresentati

del popolo, ma ciò portò le masse ad esprimere la loro volontà: abrogazione del regime autocratico

e introduzione di un regime parlamentare e costituzionale. Il potere zarista si preparava a

impiegare le milizie dei Cento Neri, lo scopo: colpire i liberali e i socialisti, dimostrare che il popolo

non voleva alcun regime costituzionale, compromettere gli ebrei e i loro intellettuali accusandoli di

ogni male possibile. Gli ebrei avevano imparato a difendersi e i soldati sconfitti in Manciuria dai

giapponesi parevano contenti di sfogarsi su quello che consideravano il nemico interno. In ottobre

la tensione crebbe. La repressione si inasprì bruscamente. La situazione divenne incandescente:

scioperi e azioni rivoluzionarie di rappresaglia portarono alla guerriglia urbana. In novembre

l’associazione per i diritti del popolo ebraico manifestò la sua collera. Witte rifiutò di concedere agli

ebrei i diritti richiesti. L’associazione decise di continuare con maggiore efficacia la battaglia per la

libertà convocando un’assemblea nazionale degli ebrei eletti a suffragio universale in Russia, per

deliberare sull’autodeterminazione nazionale e sui fondamenti dell’organizzazione. Nel 1906 una

manciata di deputati ebrei furono eletti alla Duma. Ormai la questione ebraica e la rivoluzione si

intrecciavano in un crescendo inestricabile. il ministro Stolypin suggerì di fare qualche

concessione. Il colpo di stato del 1907 cancellò le aspettative delle forze riformiste in Russia. I

Cento Neri avevano il potere a portata di mano e lo usarono fino al 1909, moltiplicando le

esecuzioni degli oppositori, impiccati nelle piazze di ogni città. nel 1908 la Duma ribadiva che gli

ebrei potevano vivere solo all’interno della zona di residenza. Nel 1911 due eventi complicarono lo

scenario politico sociale: il triste famoso caso Beilis e l’attentato mortale contro il primo ministro

Stolypin per mano del giovane ebrei Bogrov. La farsa giudiziaria su Beilis scatenò una vera e

propria tempesta nel mondo politico russo. La stessa chiesa ortodossa rifiutò di presentarsi alla

messinscena. Al processo dell’aprile 1913 partecipò padre Giovan Battista Pranaitis, un prete

cattolico, che dichiarò: si è avverata la maledizione sugli ebrei, i perversi rabbini hanno curato gli

ebrei cospargendoli di sangue cristiano. Il processo durò due lunghi anni e alla fine i giudici

scelsero una via mediana; si era trattato di omicidio rituale ma Beilis era innocente. Le

organizzazioni ebraiche aspiravano alla pienezza dei diritti, chi in Russia, chi altrove. Povertà e

violenza finirono per convincere gli ebrei a lasciare la Russia scegliendo l’incerta strada

dell’emigrazione per l’America. In Inghilterra i nuovi arrivati influenzarono rapidamente la vita

normale delle comunità locali insediate. Nacquero giornali e teatri ebraici e persino un movimento

sindacale autonomo. I nuovi arrivati s’imposero nel mercato dell’abbigliamento e nel commercio

delle sigarette. Solo con l’Aliens Immigration Act il flusso di arrivi fu rallentato. Gran parte degli

emigranti ebrei scelse gli USA e in particolare New York. Si possono evidenziare alcune

caratteristiche di questo straordinario movimento di popolo: partirono molti giovani, che spesso

portarono con sé bimbi e nonni. Restarono nel Nuovo Mondo in percentuale il 94%. Dopo il

fallimento della rivoluzione del 1905 in Russia scapparono i più impegnati, i più compromessi per

evitare l’arresto. Nel Nuovo Mondo per primi erano arrivati i marrani: lo stesso Colombo si pensò

fosse un marrano dato che proprio nel 1492 partì dalla Spagna. Non tutti gli stati americani

concessero subito l’uguaglianza agli ebrei. Il sogno americano si trasformava in una dura lotta per

l’esistenza dove prevalevano i dubbi morali e i conflitti d’identità. Sebbene il sogno americano si

fosse infranto, l’esodo non si fermò e la durezza delle condizioni di vita in Russia, spinse ancora

molti emigranti a varcare l’Oceano. Nell’estate del 1914 scoppiò la Prima Guerra Mondiale, ciò per

gli ebrei rappresentò l’occasione per dimostrare di essere uguali agli altri. Il principe Nikolaevic e

Januskevic (capo dello stato maggiore) erano convinti che le popolazioni ebraiche fossero

pericolose, sia perché le consideravano un corpo estraneo a lungo sottoposto a umiliazioni,

discriminazioni e maltrattamenti, sia perché pensavano che avrebbero potuto cogliere l’occasione

per vendicarsi. Il fatto che parlassero yiddish metteva gli ebrei ancora di più in cattiva luce. Si

decise allora di allontanare tutte quelle potenziali spie. La zona di residenza divenne ostaggio di

due eserciti belligeranti. Il nuovo comandante generale Alekseev aveva deciso che occorreva

terrorizzare i traditori e procedere a esecuzioni sommarie. A mano a mano che l’esercito russo

accumulava sconfitte e proseguiva la ritirata in condizioni critiche, le tensioni crescevano. In quel

frangente le Centurie Nere intensificarono la campagna di odio contro gli ebrei, accusandoli di

sabotare il fronte interno e dimenticando invece che in Russia c’era chi imputava l’imperatrice

Alessandra e il suo consigliere Rasputin come responsabili di tutte le sconfitte. In agosto

l’abolizione provvisoria della zona di residenza aveva suscitato grandi speranze.

Dopo la sconfitta del primo conflitto mondiale e dopo la costituzione della Repubblica di Weimar si

diffuse un complesso di idee definite come nazionalpatriottiche. Gli ebrei apparivano degli estranei,

guardati con sospetto, erano considerati gente del deserto, abituati all’aria secca e quindi incapaci

di profondità di pensiero, superficiali; mentre i tedeschi figli delle foreste oscure e nebbiose, erano

coloro che aspiravano alla luce. Tra il 1890 e il 1914 l’Europa visse un’atmosfera non più

antiebraica, ma chiaramente antisemita. Alle antiche accuse di sapore teologico si erano aggiunte

di nuove più aspre e più pericolose. La teologia cristiana non aveva mai sostenuto la logica dello

sterminio, aveva sempre offerto la conversione come via della salvezza. L’antisemitismo non

lasciava via d’uscita. I primi antisemiti del XX secolo identificarono nell’ebreo un errante che mai

avrebbe potuto integrarsi nel volk tedesco, un eterno straniero che mai sarebbe riuscito a imparare

nemmeno la lingua nazionale. Lueger sindaco di Vienna tra il 1897 e il 1910, fu il primo a sfruttare

l’antisemitismo per ottenere consensi politici ed elettorali: il suo partito li considerava nemici politici.

Hitler imparò da lui l’uso strumentale dell’odio verso gli ebrei. In Francia agli inizi del ‘900 Drumont

invocò la rivolta contro gli ebrei, associandoli ai massoni, chiedendo la confisca delle loro

proprietà, sostenendo che gli ebrei erano riconoscibili dal decadimento del loro fisico, specchio di

quello morale, diffuse la calunnia del sangue e fondò nel 1890 la Lega antisemita. Dal 1881 al

1910 le stesse idee si diffusero in tutta Europa. Le tensioni militari, economiche e sociali

sconvolsero la Germania, dove il Secondo Impero dovette lasciare lo spazio alla Repubblica,

l’Austria dove il crollo della monarchia fece nascere piccoli stati, la Russia in cui al potere dello zar

subentrò la rivoluzione e il bolscevismo, e l’Italia dove trionfò il fascismo. La caduta del regime

zarista favorì l’emancipazione degli ebrei, ma ben presto le forze reazionarie furono contagiate

dalla giudeofobia e tra il 1918 e il 1921 i Bianchi, cominciarono a perseguitare gli ebrei. Anche

l’Ungheria aveva i suoi ricordi giudaico-bolscevichi. Mentre le accuse si infittivano sulle prime

pagine dei giornali, gran parte dell’intellettualità tedesca era costituita da ebrei, come Einstein o

Simmel. Il crollo militare aveva portato alla nascita della Repubblica di Weimar e il nuovo regime

favorì la piena partecipazione degli ebrei alla vita politica, artistica e sociale suscitando gelosie e

risentimenti soprattutto nella destra più radicale. La Repubblica fu definita la Juden Republik dove

la cultura ebraica faceva da padrona. In effetti, un avanguardismo audace aveva messo in difficoltà

i valori tradizionali della cultura tedesca nel cinema, nel teatro, nella letteratura e nella musica.

Simbolo della fusione ebraico-tedesca fu Rathenau che divenne ministro degli esteri e fu subito

considerato dalla destra come il simbolo dell’influenza ebraica su Weimar, anche se in realtà

Raichenau ormai aveva assimilato la mentalità tedesca. Rathenau fu assassinato nel giugno 1922.

Alla fine degli anni ’20 molte associazioni studentesche stabilirono che per essere ammessi al loro

interno fosse necessario essere di razza ariana e chiesero che fosse istituito il numero chiuso. Gli

ebrei diventavano così eccellenti capri espiatori per una Germania che aveva preferito credere

nelle teorie del complotto anziché affrontare i problemi posti dalla realtà sociale. Negli anni ’30 i

disordini antiebraici si estesero alle regioni orientali europee, in particolare Polonia e Urss. Dopo il

1935 in Ungheria la controrivoluzione di Horthy portò al governo un partito della destra antisemita

e in Polonia la dittatura militare favorì nuovi attacchi alle popolazioni ebraiche che costituivano una

cospicua minoranza. Nel 1930 persino i socialdemocratici si mostrarono incerti se candidare degli

ebrei alle elezioni e ci fu chi propose di valorizzare le teorie di Engels, considerato più presentabile

rispetto a Marx. Tutta la sinistra fu definita indistintamente ebraica dalla destra, e la destra doveva

cercare la propria identità in una condanna antiebraica e antisemita. Il conflitto mondiale e la

rivoluzione favorirono al trasformazione delle idee razziste da esercitazioni in concreti atti

discriminatori. Crisi economica e disoccupazione fecero precipitare la Germania nel caos

esasperando le tendenze irrazionali presenti nei movimenti politici nazionalisti. Quando Hitler

prese il potere il 30 gennaio 1933 nessuno avrebbe potuto prevedere che quello sarebbe stato

l’inizio di un gigantesco assassinio di massa, sebbene qualche segnale fosse già riconoscibile. Nel

1933 il Mein Kampf vendette un milione e mezzo di copie. Il punto centrale della sua visione del

mondo era l’antisemitismo che da elemento di risentimento diventava crociata. I nazisti

attaccarono l’ebreo internazionale ma come entità astratta. Molti tedeschi avevano maturato

diffidenza nei confronti degli ebrei, ma non tutti credevano che la soluzione al problema dovesse

essere per forza cruenta. Il 1 aprile 1933 decretò il boicottaggio di ogni attività economica degli

ebrei, il 10 maggio 1933 a Berlino furono dati a fuoco montagne di libri ebrei. Il nazionalsocialismo

sfruttò simboli, atteggiamenti uniformi, rituali politico-sociali. La prima legge razzista del 15

settembre 1935 venne emanata per la protezione del sangue tedesco e dell’onore tedesco.

Numerose le interdizioni: proibiti i matrimoni misti, i rapporti sessuali tra ebrei e non ebrei, proibito

tenere a servizio donne di sangue tedesco di meno di quarantacinque anni e pene severissime

contro ogni infrazione. Era ebreo chi aveva tre nonni ebrei e chi aveva due nonni ebrei se

apparteneva ad una comunità ebraica o se sposato ad una ebrea; chi aveva solo un bisnonno

ebreo poteva dichiararsi tedesco a tutti gli effetti. La propaganda nazista inculcò nella testa dei

cittadini che l’ebreo poteva contaminare ogni cosa solo con il contatto, neanche i cani venivano più

tosati da ebrei. Ovviamente il popolo tedesco fu tutto coinvolto nella battaglia contro gli ebrei,

altrimenti non si sarebbe verificato un simile omicidio di massa. Il 28 marzo 1938 gli ebrei furono

messi fuori legge. Nell’aprile fu imposta la denuncia dei beni posseduti, per poi confiscarli. La lotta

contro gli ebrei fu collegata alla lotta contro la tubercolosi, altra piaga del tempo. Nel 1938 gli ebrei

furono paragonati a dei microbi temibilissimi, molti ebrei furono attaccati nello stesso anno,

infastiditi, costretti a denudarsi e a correre, i tedeschi si divertivano così. Verso la fine di ottobre

sulle carte di identità veniva scritto jude. Quando un giovane ebreo protestò perché i suoi genitori

erano stati espulsi, e uccise il consigliere dell’ambasciata tedesca a Parigi, scattò l’adeguata

risposta tedesca: il 9 novembre 1923 passò alla storia come la notte dei cristalli. Tutte le vetrine di

negozi ebrei furono distrutte, così come le residenze, bisognava arrestare i più ricchi, i maschi e in


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia contemporanea della professoressa Papadia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia del pregiudizio contro gli ebrei", R. Calimani Mondadori 2007 .
Un libro bellissimo che studia gli ebrei dall'origine ai giorni nostri, facendoci capire molte cosa che sono passate inosservate. é un libro che non tratta il problema del pregiudizio contro gli ebrei in maniera superficiale, si va sempre nello specifico e vengono raccontate molte esperienze di ebrei che purtroppo hanno passato la loro vita scappando dalla loro patria.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature moderne
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vanity_90 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Papadia Elena.

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