Capitolo I – Conferenze di Wannsee
Nel novembre del 1941, Heydrich diramò un invito nella villa di Wannsee (villa adibita a luogo di vacanza per i membri delle SS e famiglie) allo scopo di discutere con un numero cospicuo di funzionari tedeschi circa la “soluzione globale della questione ebraica”. Stessa cosa accadde nel 1942, quando, sempre avvolta in sapienti formule burocratiche, si trattava di nuovo la scottante questione ebraica e si decideva quello che poi sarebbe stato il crimine più mostruoso compiuto contro l'umanità: il genocidio degli ebrei.
Si trattò, in quell'occasione, di un incontro ai limiti del paradosso: tutti i presenti mostravano allegria e coinvolgimento nei confronti delle parole pronunciate da Heydrich circa la “soluzione ebraica” che, per inciso, avrebbe riguardato in termini numerici 11 milioni di anime. L'idea di una soluzione finale che presupponesse l'eliminazione dell'intera razza, dunque, era già presente nelle menti di molti di quei “funzionari”, tanti dei quali si figuravano già anche i mezzi attraverso i quali la tragedia sarebbe avvenuta. Chiaramente non vennero mai usati termini bruti e diretti, ma è chiaro che tutti sapessero all'epoca qual era il significato di parole come 'deportazione', 'evacuazione', 'trattamento speciale'.
Lo scopo finale, pensava Heydrich, era uno: ripulire in maniera legale lo spazio vitale tedesco, dagli ebrei. Altro argomento di cui si discusse in quell'occasione fu poi l'estensione delle Leggi di Norimberga: si voleva, in definitiva, applicare il trattamento previsto da queste anche agli ebrei posti sotto la relativa tutela del matrimonio misto.
Per far questo, però, bisognava ulteriormente distinguere tra 'ebreo' e 'tedesco': Heydrich propose di considerare le “persone di sangue misto di primo grado” come ebrei, e quelle di “secondo grado” come tedeschi, fatta eccezione per quei rari casi in cui “persone di sangue misto di primo grado” si fossero rese note per meriti particolari e quei casi, in seguito a sterilizzazione, sarebbero state considerate tedesche. Poi, in cui “persone di sangue misto di secondo grado” avessero avuto un aspetto fisico particolarmente ripugnante dal punto di vista razziale, e quindi in quel caso, sarebbero state considerate ebree.
In definitiva, dunque, ciò che emerse è che quello di Wannsee fu un “incontro di lavoro”, per così dire, in cui si trattò il tema del genocidio degli ebrei come fosse un comune atto amministrativo, da trattare con freddezza e scrupolosità burocratica e calcolo.
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