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Introduzione

Pag. 7= Il testo si propone di ricostruire le vicende del neofascismo.

8-18= Chi dice che il 25/7/43 il fascismo si sia dissolto, tende a liquidare una

questione fondamentale: il neofascismo in Italia è durato per mezzo secolo ancora.

Il regime era in crisi, è vero: chi dice a partire dalla guerra di Etiopia; chi dalle leggi

razziali; chi dall’entrata in guerra; chi dopo le battaglie perse a Stalingrado e ad el-

Alamein.

Ma perché i fascisti non reagirono all’arresto di Mussolini? L’apparato statale era in

crisi (bombardamenti, fame, borsa nera, e soprattutto gli scioperi). D’altro canto

l’allontanamento di Mussolini poteva essere tollerato, perché comunque permaneva

nei fascisti l’obbedienza verso il re, inculcata proprio dal e nel Ventennio. Quando però

arrivò l’8 settembre (l’armistizio con gli alleati), i fascisti reagirono, perché l’evento

era un vulnus ben più grave che andava a spezzare la logica fascismo-Stato-nazione,

destinataria dell’idolatria dei fascisti. Qui si trattava di alto tradimento.

Questo ci permette di dire che il 25/07 non ci fu nessuna implosione del fascismo, ma

soltanto la sfiducia verso il duce ed il regime (e anche il legalismo verso il re-Stato).

Poteva nascere così il biennio dell’RSI: il doppio fascismo, quello della continuità dello

stato (esercizio concreto del potere e dell’amministrazione) e quello della rivoluzione

fascista, che il fascismo aveva tradito.

18-21= Nei primi mesi del ’46 si sviluppò la strategia di Togliatti:recuperare al PCI i

fascisti, la cui intelaiatura organizzativa sarebbe servita a completare l’agilità

dimostrata dal partito durante la lotta clandestina del PCI nel Ventennio.Dunque:

Imitare le strutture totalitarie del fascismo, adattandole alle proprie esigenze di partito

di massa. Il mondo sindacale ex fascista, intellettuali entrarono nel PCI attratti dal

suo progetto rivoluzionario antiborghese e anticapitalistico.

21-29= Crisafulli “Lo Stato italiano post-1945 non è diverso da quello preesistente”.

Aquarone: “Durante il Ventennio gli apparati furono più forti del partito (dal momento

che i poteri forti prefascisti – Chiesa, burocrazia – non furono realmente sottomessi)”.

Dunquec’è un dato di fatto: l’epurazione dei fascisti a fine guerra fallì. E poi l’aver

fondato il nuovo stato sul lavoro ha lasciato immutata la concertazione corporativa,

tipica del fascismo: l’aggettivo corporativo nella Costituzione viene sostituito da

sociale. Enzo Santarelli “continuità-successione-eredità del corporativismo che non

poteva scomparire di botto”. La permanenza della Riforma Gentile! Niente epurazione

in magistratura e forze armate. I nuovi grandi partiti popolari dovettero stare alle

regole del gioco inventate nel ventennio per i partiti di massa. Dal fascismo regime la

DC ha ereditato il sistema statuale amministrativo; dal fascismo movimento il PCI ha

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ereditato il movimentismo operaistico. I conti col passato furono fatti troppo

rapidamente e la caduta di Parri dimostrò che l’Italia stava intraprendendo una strada

completamente diversa da quella immaginata dalla Resistenza: creare un’Italia post-

fascista con troppi elementi di continuità col fascismo stesso.

29-36= La nascita dell’MSI è un’anomalia solo italiana. Partito contraddittorio:

cattolico ma ghibellino; anticomunista ma con venature socializzatrici.

37-55= Nel Sud il fascismo clandestino nasce prima del 25 luglio. Già con la Guardia

ai labari si creò una struttura militare capeggiata dal principe Valerio Pignatelli, con

basi operative in Aspromonte e Sila. L’azione di Pignatelli coagulò un nucleo

consistente di fascisti che operavano in Campania, Calabria, Puglia.

La Sicilia fu la prima a reagire al 25 luglio. Già il 27 si formò il Movimento fedelissimi

, composto di studenti che misero in campo un dissenso forte verso

del fascismo

l’invasione alleata. Furono stroncati in due mesi e mezzo con le accusa di sabotaggio,

propaganda fascista, e complotto. Da notare l’assenza dell’elemento militare. Altra

sommossa fu quella dei “Non si parte” di fronte alla chiamata alla leva da parte del

Regno del Sud. La notizia fu ben accetta dall’RSI e da Mussolini (“Troveremo più

fascisti di prima”). Nella rivolta convergono i fascisti, i separatisti e i comunisti.

In Sardegna ci fu un minimo di movimento a favore dei fascisti, tuttavia ostacolato

dalla forte presenza militare alleata. Movimento meno popolare e più d’elite (militari,

ex dirigenti del PFN, del GUF: proteste di piazza e rivendicazioni filofasciste e

antialleate).

55-75 (Pignatelli)= Egli rappresenta la figura più rilevante del clandestinismo fascista

(azioni, reti di militanti, problemi creati agli alleati). Fu al centro di intrighi spionistici.

I partecipanti alla Guardia dei labari furono sgominati e portati a processo, difesi da

un collegio fortissimo di avvocati; tuttavia non emerse una chiara impostazione delle

accuse e se la cavarono con poco. Pignatelli stesso fu arrestato nell’aprile del ’44,

fatto che porta alla decapitazione del fascismo clandestino. Pignatelli aveva costituito

un fronte anticomunista con fascisti e monarchici, sicuramente aveva contatti e

collaborazioni con l’OSS (servizio segreto alleato, interessato alla costruzione di una

rete di fascisti clandestini in chiave anticomunista). Altrimenti come spiegare che in

piena guerra la moglie (di Pignatelli) di uno dei capi del fascismo clandestino potesse

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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