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Riassunto esame Storia contemporanea, prof. Gin, libro consigliato Il Risorgimento italiano, Parlato, Zaganella. Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia contemporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo, consigliato dal docente, "Il Risorgimento italiano" di Parlato e Zaganella, dell'università degli Studi di Salerno - Unisa. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia contemporanea docente Prof. E. Gin

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del sentimento nazionale: la visione mistico-religiosa della patria. Gli obiettivi

erano: l’indipendenza dell’Italia dallo straniero, l’unità italiana e la libertà. Fu

creata anche una rivista, con lo stesso nome, la quale propagandava le idee

di Mazzini a un pubblico più vasto. Il fallimento della spedizione in Savoia non

affievolì lo spirito di Mazzini: anzi, i fallimenti dovevano costituire l’elemento

fondamentale per una ripresa, per ritentare ancora la via insurrezionale. Nel

1834, si pose il problema di allargare i confini e gli scopi della “Giovane Italia”

a un ambito più vasto. Nacque così, da un gruppo di esuli politici la “Giovane

Europa”. Era presente in Mazzini il concetto di “primato” e cioè l’idea che

l’Italia fosse la nazione che potesse meglio costituire un esempio da seguire.

Falliti i moti in Savoia, Mazzini di fatto sciolse la “Giovane Italia” e si riparò in

Inghilterra; nel 1839 la rifondò, soprattutto perché era preoccupato

dall’aumento di gruppi e organizzazioni totalmente privi di un unico centro

operativo. Negli anni ’40 mentre si registrava l’ennesimo fallimento

insurrezionale con la spedizione dei fratelli Bandiera, per Balbo bastava

stabilire con l’Austria un accordo per determinare un vantaggio territoriale per

l’Italia. La proposta risultò essere assolutamente inaccettabile. Per Gioberti

l’Italia si sarebbe potuta realizzare attraverso una federazione con al vertice il

Papa, una sorta di capo dei principi italiani, garante della loro nuova alleanza.

Nella nuova “Giovane Italia” Mazzini aggiungeva un elemento significativo,

ossia la questione sociale; parlando di collaborazione tra le classi e di

partecipazione degli operai; una comunità fatta da tutto il popolo e non

soltanto espressione di una classe.

Uno dei principali nemici di Mazzini fu Cavour, inoltre per egli la Repubblica

era la migliore delle soluzioni possibili perché avrebbe rappresentato

l’affermazione di un governo popolare. Per Mazzini Liberalismo voleva dire

egoismo, individualismo e separazione di Stato e individuo; la stessa libertà

era finalizzata alla educazione dei cittadini affinché arrivassero alla verità. Per

l’unificazione Cavour mirava alla reazione di una società di credenti nella

quale i doveri venissero prima dei diritti, e per poter raggiungerla era

indispensabile una politica di accordi internazionali; mentre per Mazzini, ogni

accordo internazionale sarebbe stato un errore perché avrebbe tolto al

popolo italiano la possibilità di realizzare il suo farsi Stato. Gli anni 40, mentre

Mazzini era in Inghilterra, erano stati gli anni delle grandi illusioni

dell’insurrezionalismo, l’episodio più drammatico fu senza dubbio quello dei

fratelli Bandiera, Attilio ed Emilio, dalla Grecia raggiunsero le coste calabresi,

convinti che vi fosse un’insurrezione in atto, ma in realtà si era conclusa con

una dura repressione del governo borbonico. Mazzini fu accusato di mandare

a morire inutilmente i giovani che lo seguivano, invece i fratelli Bandiera

avevano seguito le indicazioni del capo della Legione Italica, Nicola Fabrizi,

che Mazzini non condivideva. Mazzini abbandonò l’organizzazione della

Giovane Italia e costituì l’Associazione Nazionale Italiana, nel marzo 1848,

essa costituiva un vero e proprio partito politico, con un programma ben

definito, il cui primo passo era il raggiungimento dell’unità e la liberazione

dallo straniero. Per egli la patria e la nazione erano una comunione fraterna

di uomini liberi parlanti la stessa lingua e credenti in una fede sociale. La

stagione delle insurrezioni del 1848 non ebbe l’esito sperato, infatti, il papa

Pio IX, dopo essersi dichiarato contrario, fece fallire l’ipotesi neoguelfa.

Nel 1848, a Roma fu ucciso Pellegrino Rossi, primo ministro dello Stato

Pontificio, così la popolazione chiese a Pio IX un nuovo governo che

operasse a favore del progetto unitario e convocasse la costituente. A

febbraio venne proclamata la repubblica romana, della quale Mazzini fu uno

dei triumviri, con Armellini e Saffi. La costituzione fu votata dall’Assemblea

costituente il 3 luglio 1849, il giorno stesso in cui la repubblica finiva. Tra le

novità più rilevanti vi era il suffragio universale maschile, non era prevista la

figura del capo dello Stato, non si proclamava la religione cattolica religione

dello Stato, la sovranità era per diritto eterno nel popolo ed era prevista la

suddivisione dei poteri.

La fine della repubblica romana e di quella di San Marco, chiusero l’attività

del biennio rivoluzionario; per Mazzini il fallimento era dovuto al fatto che

l’insurrezione non aveva avuto un solo centro di coordinamento a livello

nazionale; nell’opuscolo “Agli Italiani” ,scritto da Mazzini, si ribadiva che se i

moti non erano riusciti, ciò era dipeso dalla codardia delle classi dirigenti della

penisola, che non avevano avuto il coraggio di appoggiare i moti. Egli non

mostrò evidentemente di credere possibile una funzione positiva dell’alleanza

tra Piemonte e Francia, soltanto dopo la pace di Villafranca, si decise ad

appoggiare Vittorio Emanuele II se avesse continuato la guerra contro

l’Austria da solo. Fu Francesco Crispi ad avere l’idea dei Mille e della loro

spedizione in Sicilia, insieme a Piro diede un’impronta mazziniana alla

spedizione di Garibaldi.

Conclusasi la prima fase del processo unitario con la proclamazione del

Regno d’Italia, il 17 marzo 1861, Mazzini divenne uno dei padri del

Risorgimento. Dopo l’esito della guerra del 1866, le sconfitte militari e la

vittoria della Prussia che ci permise di ottenere il Veneto, Mazzini capì che sul

Nord Est non avrebbe potuto fare più nulla e orientò le sue iniziative verso

Roma. Nessuno dei tentativi andò in porto. Egli morì a Pisa nel 1872, sotto

falso nome, ossia George Brown.

-Cavour e l’opzione politica

Per realizzare l’avvio del Risorgimento italiano, Cavour mise in atto un’azione

composta da due parole-chiave:

-Modernizzazione: economica e politica del Regno di Sardegna, al fine di

metterlo in condizione di svolgere il suo ruolo di Stato-guida.

-Internazionalizzazione della questione italiana: per rafforzare le forze militari

di tutto il Paese, non solo del Piemonte.

Della modernizzazione politica del Piemonte fanno parte i processi di

laicizzazione dello Stato, ossia l’abolizione dei privilegi del clero, quali il foro

ecclesiastico e il diritto di asilo. Cavour sosteneva il Connubio, cioè il tentativo

di fondere destra e sinistra moderate, presenti nel parlamento piemontese. Si

trattò di un accordo tra le forze migliori del liberalismo, il quale segnò l’atto di

nascita del moderno liberalismo italiano. Grazie alla stabile base politica

offerta dal Connubio, Cavour poté sviluppare una politica che cambiò il

Piemonte: il personale politico e amministrativo fu rinnovato con l’immissione

di sempre più numerosi elementi borghesi, fu incoraggiato il libero scambio e

l’economia capitalistica, furono realizzate grandi infrastrutture (le ferrovie), fu

potenziata la vocazione italiana del Regno subalpino. Egli cedette le

costruzioni ferroviarie al grande capitale privato straniero e liberalizzò i

commerci, intensificò le opere pubbliche, promosse il credito e le attività

bancarie. Cavour maturò la convinzione che la questione dell’indipendenza

poteva risolversi soltanto nel quadro europeo, il che implicava un’azione di

tipo politico-diplomatico, scrisse che l’indipendenza assoluta dell’Italia non

sarebbe stata possibile senza una guerra europea. Cavour fece partecipare il

Piemonte alla guerra di Crimea nel 1854, in cui da un lato erano presenti le

potenze occidentali, ossia i regimi liberali, e dall’altro le potenze orientali, cioè

il dispotismo. La Destra ritenne che l’ingresso in guerra senza nessun

vantaggio in cambio e a fianco dell’Austria fosse una politica sbagliata.

A complicare le relazioni con la Francia interviene il gravissimo attentato a

Napoleone III, organizzato da un anarchico italiano, Felice Orsini, da cui però

ne uscì illeso. A Plombières vengono fissati i punti di un accordo segreto, che

impegnava la Francia ad intervenire a fianco del Piemonte se quest’ultimo

fosse stato aggredito dall’Austria. Gli accordi per il dopo-guerra prevedevano


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione
SSD:
Docente: Gin Emilio
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher a12795- di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Gin Emilio.

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