Estratto del documento

Capitolo 1

Introduzione

Tra il 1450 e il 1750 migliaia di persone, soprattutto donne, furono processate per il crimine di stregoneria. La metà di esse furono condannate a morte, soprattutto al rogo. La distribuzione dei processi per stregoneria in Europa fu estremamente irregolare, tanto che addirittura davanti ad alcune giurisdizioni non si tenne nessun processo. Questo fenomeno viene denominato caccia alle streghe. Il compito di cacciare le streghe era svolto o da autorità giudiziarie o da veri e propri cacciatori di streghe. Il loro compito era quello di procedere all’arresto delle persone segnalate, che avveniva sulla base di accuse, denunce o persino di semplici voci, seguito poi da interrogatori e confessioni, che potevano anche portare alla rivelazione dei nomi di eventuali complici. L’ultima fase della caccia era la condanna, seguita poi dall’esecuzione, l’esilio o la carcerazione.

Il significato della stregoneria

La stregoneria comprendeva due tipi di attività: la magia nera, che aveva scopi malefici, e la magia bianca, che aveva scopi produttivi, terapeutici o protettivi. La magia, sia malefica che benefica, può essere alta o bassa. Le forme più comuni di magia alta sono l’alchimia, che consiste nel trasformare i metalli comuni in metalli preziosi, e la divinazione o spiritismo, che consiste nell’acquistare con vari mezzi conoscenze segrete o comunque ignote. I metodi più noti di divinazione sono l’astrologia, che ricava queste conoscenze dallo studio della posizione delle stelle, e la negromanzia, che ricorre agli spiriti dei defunti. La magia bassa richiede poca o nessuna cultura accademica e può essere appresa per via orale, per apprendistato o per esperienza personale. Normalmente, i maleficia appartengono alla magia bassa, poiché normalmente la magia alta è bianca. Comunque talvolta anche alcuni praticanti di magia bianca furono accusati di stregoneria e la pratica di divinazione fu espressamente proibita da molte leggi contro la stregoneria.

Una strega non era solo un essere che praticava la magia malefica, ma aveva anche fatto un patto col diavolo e quindi praticava anche il satanismo. A quel tempo si credeva che una strega acquistasse i suoi poteri di nuocere alle persone stringendo un patto col diavolo. Questo presunto patto col diavolo faceva credere ai filosofi scolastici del tempo che i maghi fossero eretici e apostati e che adorassero il diavolo durante le loro riunioni notturne, dette sabba, alle quali si recavano volando. Durante i sabba, le streghe prestavano omaggio al diavolo e si dedicavano a pratiche lascive, dissolute, infanticide e cannibalistiche. Per questo le accuse di maleficium diminuirono notevolmente lasciando spazio alle accuse di adorazione del diavolo. Quindi le due principali attività designate col termine di stregoneria erano i maleficia e il satanismo. Le due pratiche comunque coesistevano solo raramente. Le idee sul satanismo derivavano normalmente dalle classi colte. Le streghe venivano normalmente accusate dai membri di queste classi di loro iniziativa, oppure ricorrevano alla tortura per costringere persone accusate di maleficium a confessare attività diaboliche.

In Inghilterra, dove i giudici non avevano nessuno di questi poteri e dove la persecuzione della stregoneria fu praticamente sempre originata dal basso, il crimine di stregoneria rimase sostanzialmente quello di aver praticato la magia nera, non quello di adorare il diavolo. La magia bianca non comportava la pratica di maleficium ma, in quanto magia, comportava un’attività da parte del diavolo. Tuttavia, le streghe bianche erano trattate con più clemenza di quelle nere. In Inghilterra erano processate davanti a tribunali ecclesiastici e non secolari e pertanto erano condannate solo a pene spirituali, e addirittura in alcune zone non venivano nemmeno perseguite. Allo stesso modo, alcune streghe bianche che curavano gli infermi furono sospettate di far loro del male e perciò furono assimilate alle streghe nere.

L'esistenza della stregoneria

Spesso gli scettici considerano la stregoneria un crimine immaginario, le cui vittime erano solo vittime innocenti di un sistema giudiziario distorto e di un ordinamento oppressivo. Le principali componenti della stregoneria sono il maleficium e il satanismo. Il maleficium viene praticato in quasi tutte le società e se ne hanno varie prove materiali, giuridiche e letterarie. È però più difficile stabilire effettivamente se alcune streghe praticassero realmente la stregoneria. L’unica prova legale era la confessione o l’accusa dei vicini. I due mezzi di prova sono entrambi sospetti: le confessioni venivano spesso estorte con la tortura e le deposizioni erano spesso dettate da motivi di ostilità da parte dei vicini. Se si considera invece il satanismo la questione si fa più complicata perché l’unica prova del satanismo sono le confessioni delle stesse streghe e le accuse fatte dai presunti complici in quanto nessun osservatore imparziale o distaccato sostenne mai di aver assistito ad atti di adorazione del diavolo. Inoltre, le confessioni ottenute sotto tortura erano ovviamente inficiate.

Un’altra ipotesi è che alcune delle streghe che confessavano di partecipare ai sabba avessero sperimentato qualcosa di simile al volo sotto l’effetto di qualche sostanza, oppure fossero cadute in sonno profondo a causa di qualche sostanza. La credenza del patto col diavolo comunque non ha nessun fondamento. Secondo alcuni studiosi, le riunioni di streghe erano una protesta organizzata contro l’ordine economico-sociale o contro il patriarcato. La paura di un culto collettivo del diavolo può essere derivata dall’effettiva esistenza di riunioni segrete di altri gruppi. Ad esempio, gli eretici si riunivano in gruppi per scopi di culto. Non si ha comunque alcuna prova dell’effettiva esistenza di un culto delle streghe o di rituali di gruppo. Molti storici hanno considerato la stregoneria un fenomeno di illusione o fissazione collettiva, che si era poi disperso dalla diffusione della conoscenza scientifica e della cultura in generale in Europa tra la fine del ‘600 e l’inizio del ‘700. Questa concezione della stregoneria è comunque errata in quanto è certo che esistessero alcuni individui che praticavano la magia.

Le dimensioni della caccia

Se si tiene conto dei processi la cui documentazione è andata perduta o distrutta, la cifra totale delle persone che furono effettivamente processate per stregoneria in tutta Europa si aggira intorno a 100.000. Ma la cifra di persone sospettate di stregoneria o oggetto di accuse informali furono molto più numerose. Dai documenti dei tribunali ecclesiastici che ci sono pervenuti si ricava che ci furono molte più accuse che non processi per stregoneria. Questo succedeva o perché le autorità giudiziarie volevano porre fine al più presto alla caccia alle streghe oppure perché i tempi e i costi della carcerazione e del processo erano elevati, considerandone specialmente il numero elevato.

Capitolo 2

Le basi intellettuali

Verso la fine del ‘500, molti europei colti ritenevano che le streghe praticassero, oltre alla magia nera, svariate attività diaboliche. Questo patto attribuiva alla strega il potere di eseguire maleficia e la iniziava al servizio del diavolo. Il patto si concludeva con una cerimonia formale che aveva luogo dopo che il diavolo era apparso alla strega, solitamente con le sembianze di un uomo elegante e bellissimo che l’aveva adescata con la promessa di una ricompensa materiale o di una gratificazione sessuale. Il diavolo imprimeva quindi un marchio in segno di sottomissione in un punto nascosto del corpo della strega. Poi le impartiva le istruzioni per operare i malefici. Le classi più basse comunque si preoccupavano di più alla capacità delle streghe di praticare maleficia che non sui loro rapporti col diavolo.

Il concetto cumulativo di stregoneria

Il diavolo viene considerato la fonte della magia della strega, il partner con cui concludere il patto e anche l’oggetto della sua adorazione. Per tutto il medioevo si era fatto riferimento al diavolo come a Satana, un termine biblico che significa l’avversario. Solo in uno degli ultimi libri del Vecchio Testamento Satana viene presentato come il nemico di Dio e come l’incarnazione del male. Nel Nuovo Testamento invece Satana acquista un maggiore rilievo in quanto a capo di una schiera di demoni a lui subordinati non solo tenta Cristo nel deserto ma diventa il potente oppositore della cristianità. Il diavolo era rappresentato di colore nero perché simbolo del peccato e con le ali per la sua condizione di angelo caduto. Il diavolo poteva assumere le sembianze di un animale o di un essere umano, ma poteva anche impossessarsi o abitare il corpo di un essere umano.

Il patto col diavolo

Si riteneva che le streghe facessero dei patti col diavolo per ottenere i loro poteri.

Il sabba

Il clero e l’élite laica europea, all’inizio dell’età moderna, ritenevano che le streghe si riunissero ad adorare il diavolo. Fu proprio la credenza nel sabba a indurre le autorità europee a cercare i loro presunti complici, tanto che si potrebbe addirittura affermare che senza la credenza nel sabba la caccia alle streghe in Europa avrebbe avuto dimensioni minori.

Il volo

Era anche diffusa la credenza che le streghe potessero volare, mezzo spesso utilizzato per recarsi al sabba. La credenza nel sabba poteva comunque sussistere anche senza il volo notturno. La credenza nel volo aveva origini molto più popolari rispetto alla credenza nel patto col diavolo. La credenza del volo deriva a sua volta da altre due credenze popolari. La prima era la credenza che le donne potessero trasformarsi di notte in gufi volanti o in strigae che mangiavano i bambini. Il miglior esempio dell’atteggiamento della chiesa medievale nei confronti della stregoneria fu il Canon Episcopi, un complesso di istruzioni scritte da Reginone di Prum nel X secolo che nel XII secolo entrarono a far parte del diritto canonico della chiesa. Il manico di scopa è comunque il mezzo più diffuso per lo spostamento aereo delle streghe. La scopa è un simbolo del sesso femminile, e potrebbe perciò riflettere semplicemente la preponderanza delle donne fra le streghe. La scopa era inoltre utilizzata nei riti di fertilità suggerendo così un nesso con antiche divinità pagane. Infine la scopa era un simbolo fallico e quindi si addiceva ai sabba, che erano caratterizzati dalla copulazione col diavolo. Si ritiene anche che, poiché spesso per volare al sabba le streghe utilizzassero degli unguenti, questi potessero contenere delle sostanze allucinogene. Ma questo non è del tutto esatto in quanto spesso questi unguenti erano a base di sostanza che sicuramente non contenevano nessun allucinogeno.

La metamorfosi

La credenza che alcuni esseri umani potessero mutare la loro forma era presente nella cultura popolare fin dai tempi più antichi.

La diffusione della credenza

Intorno alla metà del ‘400, il concetto cumulativo di stregoneria aveva acquisito tutti i suoi elementi fondamentali. La credenza che le streghe ricevessero un marchio sul corpo da parte del diavolo al momento della conclusione del patto emerge con chiarezza solo all’inizio del ‘500. Il primo trattato sulla stregoneria ad assumere un ruolo fondamentale nella diffusione ad un vasto pubblico del concetto di stregoneria fu il Malleus Maleficarum, pubblicato per la prima volta nel 1486 ad opera di due inquisitori domenicani, Heinrich Kramer e Jacob Sprenger. L’opera era sostanzialmente un manuale destinato agli inquisitori e non formulava in alcun modo il concetto cumulativo di stregoneria. L’unica novità di quest’opera era un’enfatizzazione misogina della propensione delle donne verso il crimine di stregoneria. Sicuramente la pubblicazione del libro non inasprì l’intensità della caccia alle streghe. Nel 1595 il giudice Nicolas Rémy pubblicò il trattato Demonolatreiae, che offriva delle discussioni dettagliate sulle attività che si svolgevano durante i sabba. Pochi anni dopo il gesuita belga Martin Antonio Del Rio pubblicò il trattato Disquisitionum Magicarum Libri Sex, che servì da enciclopedia della magia e fornì specifiche istruzioni ai giudici. Il giudice Henri Boguet scrisse nel 1602 il trattato Discours des sorciers. In Italia la guida più esaustiva alla stregoneria fu il Compendium Maleficarum, scritto nel 1608 dal frate milanese Francesco Maria Guazzo.

La sfida del Rinascimento

Il Rinascimento minacciò in molti modi il concetto colto di stregoneria. Innanzitutto, disprezzava la cultura medievale e scolastica, di cui la caccia alle streghe era parte integrante. Diversamente dagli scolastici, secondo cui fatti apparentemente magici si attribuivano al diavolo, i neoplatonici sostenevano che l’uomo stesso, sfruttando le forze naturali dell’universo, potesse praticare la magia. Il neoplatonismo comunque non riuscì a distruggere le credenze dotte nella stregoneria perché non raggiunse mai una posizione dominante presso le classi più colte. Ma il motivo principale di questo fallimento fu il mantenimento della credenza nell’esistenza del diavolo e nell’efficacia della magia. Il famoso critico Johann Weyer sostenne nelle sue opere che le donne ignoranti che ammettevano di essere streghe soffrivano di allucinazioni e quindi non dovevano essere processate. Egli sosteneva che i presunti maleficia delle streghe si potessero spiegare con cause mediche e naturali e che le confessioni delle streghe relative ad attività diaboliche erano in buona parte la conseguenza di un disturbo dell’utero denominato melanconia. Weyer fece anche uso delle sue conoscenze del diritto romano per dimostrare che il presunto patto col diavolo non era un contratto valido e che quindi non era possibile aver commesso un crimine facendolo. Ma le argomentazioni di Weyer avevano alcuni punti deboli: non negavano l’esistenza del diavolo e la sua capacità di insinuarsi nelle faccende umane; la melanconia rendeva le presunte streghe soltanto più vulnerabili di fronte ai poteri ingannatori del diavolo, ma non le rendeva incapaci di intendere e quindi innocenti.

La stregoneria e la paura della ribellione

Vari fattori contribuirono ad accettare le idee sulla stregoneria che si svilupparono tra il ‘500 e il ‘600. Il più significativo di questi fattori era la convinzione che il diavolo possedesse straordinari poteri nell’influenzare il corso delle vicende umane. Le varie calamità della fine del ‘300, in particolare la peste detta morte nera, possono aver indotto gli intellettuali del periodo a presumere una maggior presenza del demonio nel mondo, mentre la profonda crisi economica dell’età moderna, il trauma della Riforma e le frequenti guerre e pestilenze rafforzarono il convincimento che il diavolo fosse particolarmente attivo. Ciò creò un diffuso senso d’ansia nelle varie comunità, inducendo i magistrati a processare le streghe.

Capitolo 3

Le basi giuridiche

La maggioranza delle persone condannate per stregoneria durante la grande caccia furono processate e condannate per stregoneria in modo formale e legale. L’elevato numero di processi alle streghe in Europa all’inizio dell’età moderna fu favorito da alcune innovazioni in campo giuridico introdotte tra il 13° e il 16° secolo. In primo luogo, i tribunali secolari ed ecclesiastici dell’Europa continentale adottarono un nuovo sistema inquisitorio di procedura penale. In secondo luogo, i tribunali acquistarono il potere di usare la tortura nei confronti degli imputati di stregoneria per ottenere le confessioni delle presunte streghe e i nomi dei loro presunti complici. In terzo luogo, i tribunali secolari d’Europa acquistarono giurisdizione in materia di stregoneria, aggiungendosi e a volte sostituendosi ai tribunali ecclesiastici. Ognuna di queste innovazioni contribuì a scatenare la caccia alle streghe.

Modifiche della procedura penale

Prima del ‘200 il sistema di procedura penale dei tribunali europei rendeva difficile il perseguimento dei crimini, in particolare di quelli occulti. Secondo questo sistema accusatorio l’azione penale poteva essere iniziata e proseguita da un soggetto privato, solitamente la parte lesa o i suoi familiari. In caso di dubbio sulla colpevolezza della persona accusata, il tribunale soleva chiedere a Dio di fornire un segno della colpevolezza o dell’innocenza dell’imputato. La sua forma più comune era l’ordalia, cioè una prova a cui l’accusato doveva sottoporsi per poter acquistare la libertà. Ad esempio si doveva impugnare per un po’ un ferro rovente o immergere un braccio nell’acqua bollente e, dopo che la mano o il braccio erano stati fasciati per alcuni giorni, mostrare che Dio avesse miracolosamente guarito la ferita; oppure il corpo della persona accusata veniva immerso in acqua fredda e solo se affondava sarebbe stato giudicato innocente; o infine la persona accusata doveva ingoiare un grosso tozzo di pane in un solo boccone senza soffocare. Un’alternativa all’ordalia era un duello con il rappresentante della parte lesa. La vittoria della persona accusata sarebbe stata interpretata come segno di innocenza. In alternativa all’ordalia, ci si basava sul processo. Se dopo il processo l’imputato dimostrava la propria innocenza, l’accusatore era perseguibile penalmente secondo la tradizione romana della legge del taglione. Ma questo sistema non era né improntato sulla razionalità né particolarmente efficace nel perseguimento del crimine. Non soltanto ogni processo esigeva un accusatore che fosse disposto a rischiare di subire un contro-processo secondo la legge...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sissi1981 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Lupo Salvatore.
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