STORIA CONTEMPORANEA
Concetti:
Periodizzazione: storia come res gestae . Nell’analizzare e leggere il passato nella dimensione del tempo
1.
lo periodizziamo individuando scansioni convenzionali (a posteriori) necessarie per distinguere un periodo da
un altro. Le scansioni possono essere il decennio o il secolo, raramente il millennio. (Es. secolo dei lumi, il
‘900 come secolo breve)
Evento: da Eraclito ola storia è considerata un insieme di eventi. L’evento è un fatto che può essere
1.
individuato con una certa precisione: si ha un giorno, un mese e un anno. Dagli anni ‘20 si sono poi
introdotte nuove categorie per leggere il passato:
Congettura: periodo non circoscrivibile che dura qualche anno nel corso dei quali ci sono trasformazioni,
1.
elementi che possono essere ricordati a qualche specificità. (Es. Wall Street crolla nel ‘29 ma si apre una crisi
economica che ha riflessi anche in Europa).
Lunga durata o struttura: ci sono eventi del passato che hanno durata molto lunga come per esempio il
1.
rapporto tra uomo e donna, il ruolo della donna nella società, etc. Questi si sviluppano e si sedimentano nei
secoli . Non sono analizzabili né dal punto di vista della durata né della congettura. Questa innovazione è
stata inserita dalla scuola dell’annal nata a Strasburgo. Non si studia più il passato come storia degli
avvenimenti ma come la storia problema, bisogna stare in contatto con la psicologia e l’economia perché la
storia è come un arco che fiuta carne umana.
E’ nata così la tendenza di studiare diversi aspetti della storia, ma questo ha avuto esiti che ritornavano su se
stessi infatti si è arrivati a parlare di storia immobile dato che alcuni aspetti risultavano essere costanti.
Gli storici dell’Annales avrebbero voluto fare piazza pulita degli eventi; al tempo stesso però l’evento può
esser studiato in modi diversi in quanto si caricano in alcuni casi di elementi simbolici, luoghi della memoria,
ritornando così ad essere oggetti di storia. (es. 20 settembre 1870 ricorda la presa dei bersaglieri di Roma,
dopo venne istituita la festa del 20 settembre abolita poi da Mussolini con i Patti Lateranensi l’11 febbraio
1929; 4 novembre è la festa delle forze armate ma ricorda la vittoria italiana nella 1a guerra mondiale: i lutti
erano talmente tanti che i governi belligeranti si sentirono di dare una risposta collettiva al dolore tramite le
lapidi elencando i nomi dei caduti in guerra. In realtà questa festa fu istituita solo nel 1922 con il governo
Facta. Con Mussolini però divenne sempre più fascistizzata e la memoria della grande guerra divenne
monopolio del fascismo. Con la caduta del fascismo la festa venne trasformata in Festa delle Forze Armate).
Il ‘900 ha delle caratteristiche che lo distinguono dagli altri. Eric Hobsbawn (storico di ispirazione marxista)
nel 1991 scrive un’opera intitolata Il secolo breve riferendosi appunto al ‘900.
Viene definito secolo breve perché inizia tra il 1914 e 1917 con la 1a Guerra Mondiale e la Rivoluzione
Bolscevica e finisce nel 1989 con il crollo del Muro di Berlino. Il ‘900 ha così una periodizzazione più stretta.
La tesi di quest’opera fu molto discussa e cioè è vero che la grande guerra rappresentò una cesura
fondamentale ma è anche vero che fu preparata da processi sviluppatosi nel ‘800 (fine ‘800).
Cosa da omogeneità al ‘900:
L’Ideologia, e cioè la capacità di incidere che ha avuto. Quest’aspetto può riguardare però solo alcuni
1.
paesi dunque rappresenta un elemento di debolezza della teoria di Hobsbawn in quanto non riguarda il Sud
Africa e il Sud America.
La fabbrica, secondo Charles Mayer, i cittadini sono consumatori e l’economia ha un posto centrale.
1. Le guerre, secondo un’altra visione in quanto ci furono 185 milioni di morti e 54 guerre, a causa anche
1.
della tecnologia di guerra che provocò così tanti morti in un secolo che non ha paragoni con altri nella storia.
C’è una civilizzazione dei costumi e scompaiono gli omicidi come forma di giustizia privata ma aumentano i
morti in guerra.
Il secolo delle masse, in quanto la società del ‘900 è una società di massa. Il mercato e il consumo
1.
assumono un ruolo così importante perché diventano di massa. L’individuo diventa parte della massa.
LA GRANDE GUERRA
Un suicidio dell’Europa, dei suoi modelli politici e delle classi dirigenti
Cause generali che portarono alla Prima Guerra Mondiale (domanda esame)
a) Nazionalismo, cioè tendenza/volontà di una nazione ad espandersi a scapito di altre nazioni diversamente
dal Nazionalismo irredente che consisteva nel fatto che siccome le nazioni dominanti negavano
l’indipendenza alle “minoranze” che praticavano religioni e lingue diverse. Quest’ultimo riguardava:
L’impero tedesco (Reich)
1. L’impero austro-ungarico
1. L’impero russo
1. L’impero ottomano
1.
b) tensioni tra Francia e Germania. Nel settembre del 1870 la Francia era stata sconfitta dalla Prussia nella
battaglia di Sedan, in seguito alla quale perse l’Alsazia e la Lorena. Si era creato così un forte sentimento
anti-tedesco chiamato Revanscismo, con toni molto autoritari che trovò l’apice nell’Affare Dreyfus, ufficiale
ebreo ingiustamente accusato di svolgere un ruolo anti-tedesco e di seguito condannato per spionaggio. Ci fu
una forte mobilitazione dell’opinione pubblica per un giusto processo.
c) tensione tra Gran Bretagna e Germania. In Germania Guglielmo II stava conducendo un’aggressiva politica
estera, rafforzando gli armamenti tedeschi per poter competere con la Gran Bretagna per il dominio sul mare.
d) fenomeno dell’imperialismo: conquista e spartizione dell’ Africa. La Francia stava in conflitto con la
Germania per il Marocco e inoltre c’era stato l’incidente di Fascioda (cittadina sul Nilo) tra Francia e Gran
Bretagna (concluso con una vittoria diplomatica per la Gran Bretagna).
[Per anni si pensò che questa guerra fu imposta dall’alto ma così non fu: nella Gran Bretagna ci fu una forte
mobilitazione di uomini che si arruolarono e di donne come crocerossine mentre in Francia si diffuse lo spirito
dell’Union Sacrè e cioè la guerra venne trasformata in crociata attribuendole così in valore in più: si
combatteva per l’affermazione del bene in Europa. Anche i cattolici,protestanti ed ebrei diedero un contributo
fortissimo a sostegno della patria. Le venne attribuito un valore per giustificare il numero di morti. La
Germania era la patria di Lutero, dunque la fonte di ogni male in quanto aveva spaccato l’unità cristiana.]
Tra il 1914 e 1918 morirono 9 milioni di persone tra i 20 e 30 anni: si trattò di un’intera generazione perduta.
Molti tra questi erano contadini, operai, impiegati e studenti.
Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco di nome Gavrilo Princip uccise l’erede al trono d’Austria, l’arciduca
Francesco Ferdinando e sua moglie a Sarajevo (Bosnia). L’attentatore faceva parte di un’organizzazione
irredentista che aveva la sua base operativa in Serbia. Il 23 luglio l’Austria inviò un ultimatum alla Serbia
(sostenuta dalla Russia) che lo respinse non accettando la clausola che prevedeva la partecipazione dei
funzionari austriaci alle indagini sull’attentato. Perciò il 28 luglio l’Austria dichiarò guerra alla Serbia. Il
governo russo ordinò la mobilitazione delle forze armate, interpretata dal governo tedesco come un atto di
ostilità, il 31 luglio le inviò un ultimatum al quale però non ricevette risposta le dichiarò così guerra
dichiarandola di seguito anche alla Francia, sua alleata.
All’epoca le alleanze erano due:
Triplice Intesa tra Francia, Inghilterra e Russia.
La Gran Bretagna entrò in guerra alleata a queste potenze in quanto era contraria ad un’egemonia
conservatrice, essendo stata una tra le prime potenze a proporre principi democratici.
Triplice Alleanza tra Austria, Germania ed Italia (che si dichiarò neutrale).
Perché l’Italia restò neutrale? (domanda esame)
L’Italia restò neutrale in quanto la Triplice Alleanza era un alleanza difensiva, quindi l’Italia era costretta ad
intervenire solo nel caso in cui le altre potenze avessero attaccato l’Austria o la Germania, ma essendo stata
l’Austria a dichiarare guerra alla Serbia, l’Italia poteva restare neutrale.
I fronti furono due:
Riguardo quello occidentale, la Germania attaccò il Belgio, per giungere in Francia, violando così la sua
neutralità, cosa che determinò l’intervento della Gran Bretagna nel conflitto. Nonostante l’accanita resistenza
belga, l’intervento inglese e l’inattesa rapidità della mobilitazione russa, i tedeschi ottennero una serie di
clamorosi successi iniziali.
La Grande Guerra avrebbe dovuto essere una Guerra Lampo, ma così non fu. La novità più importante era
costituita dalle mitragliatrici automatiche che impedirono una guerra di movimento facendola diventare
guerra di trincea dopo la battaglia della Marna. Si trattava di una guerra di logoramento, di usura che vedeva
due schieramenti praticamente immobili affrontarsi in una serie di sanguinosi attacchi inframmezzati da
lunghi periodi di stasi. La vita nelle trincee, monotona e rischiosa al tempo stesso, logorava i combattenti nel
morale oltre che nel fisico gettandoli in uno stato di torpore mentale. Vivevano in condizioni igieniche
deplorevoli ed erano esposti a caldo, freddo e periodici bombardamenti. Pochi mesi nelle trincee furono
sufficienti a far svanire l’entusiasmo con cui molti patrioti avevano affrontato il conflitto.
Riguardo al fronte orientale, le truppe tedesche guidate del generale Hindenburg sconfissero i russi nelle
battaglie di Tannenberg e dei Laghi Masuri.
Nel 1914 il Giappone, richiamandosi al trattato che lo legava alla Gran Bretagna del 1902 dichiarava guerra
alla Germania, approfittando dell’occasione per impadronirsi dei possedimenti tedeschi in Estremo Oriente.
Nel novembre dello stesso anno la Turchia, legata alla Germania da un trattato segreto, interveniva a favore
degli imperi centrali.
Solo nel maggio del 1915 l’Italia entrerà in guerra contro l’Austria - Ungheria.
A fianco degli imperi centrali sarebbe poi intervenuta la Bulgaria mentre nel campo opposto si sarebbero
schierati il Portogallo, la Romania e la Grecia.
Decisivo fu poi l’intervento degli USA a favore dell’Intesa quando nel maggio del 1915 il transatlantico inglese
Lusitania, che trasportava 140 cittadini americani, fu affondato da un sottomarino tedesco.
L’Italia dalla neutralità all’intervento
Si dichiarò neutrale perché l’alleanza era solo difensiva. Ma una volta scartata l’ipotesi di un intervento a
fianco degli imperi centrali cominciò ad affacciarsi l’ipotesi di una guerra contro l’Austria che avrebbe
consentito all’Italia di portare a compimento il processo risorgimentale riunendo alla patria Trento e Trieste,
ma anche di aiutare la causa delle nazionalità oppresse e della stessa democrazia minacciata dai due imperi
autoritari del Centro Europa.
Situazione politica:
Giovanni Giolitti (1903-1913) era il leader del partito liberale.
Saranda capo del governo.
Sonnino ministro degli esteri.
Re Vittorio Emanuele Orlando
Si formarono così due “fronti”: i neutralisti e gli interventisti.
I neutralisti si dividevano in 3 gruppi:
Giolitti, contrario alla guerra perché essendo un grande uomo di stato aveva già capito che la guerra
1.
sarebbe stata lunga e non voleva che l’Italia, in fase di sviluppo, ne fosse coinvolta. Voleva però aprire delle
trattative diplomatiche con l’Austria per avere Trento e Trieste in cambio della loro neutralità.
I cattolici, con papa Benedetto XV erano contrari in quanto, nonostante nella dottrina cattolica fosse
1.
previsto il principio della guerra giusta, costoro non avevano una posiziona integrante nello stato in quanto
non votavano (Pio IX aveva emanato il NON EXPEDIT che vietava ai cattolici di partecipare alle elezioni
politiche per i rappresentanti in parlamento, ma che permetteva loro di partecipare alle elezioni
amministrative per l’elezione dei rappresentanti ai comuni) e perché si facevano portavoce del naturale
pacifismo delle masse contadine.
PSI, partito socialista italiano in quanto facenti parte dell’Internazionale, ritenevano la guerra come
1.
interesse della grande industria mentre il loro motto era “Proletari di tutto il mondo unitevi!”.
Gli interventisti erano
1. Democratici , i repubblicani custodi della tradizione garibaldina, i radicali e social riformisti di Bissolati,
le associazioni irredentiste, esponenti delle frange estremiste ed eretiche del movimento operaio.
Nazionalisti, intellettuali tra cui d’Annunzio che volevano l’entrate in guerra per “creare un’Italia più
1.
grande”.
Mussolini, direttore dell’ “Avanti!” che dopo aver condotto una vigorosa campagna per la neutralità
1.
assoluta si schierò improvvisamente a favore dell’intervento. Venne così destituito dal suo incarico e poi
espulso dal PSI dopo di che nel 1914 fondò un nuovo quotidiano “Il Popolo d’Italia” che divenne la principale
tribuna dell’interventismo di sinistra.
Conservatori , tra cui Salandra e Sonnino che temevano che una mancata partecipazione al conflitto in
1.
cui si decidevano le sorti dell’Europa avrebbe gravemente compromesso la situazione internazionale
dell’Italia e del prestigio stesso della monarchia; una guerra vittoriosa avrebbe invece rafforzato le istituzioni
e dato maggiore solidità al governo. Dopo il fallimento del piano di guerra tedesco, alla fine dell’aprile del
1915 stipularono un accordo segreto, il Trattato di Londra, con le potenze dell’Intesa (Francia, Inghilterra e
Russia). Le clausole principali prevedano che l’Italia avrebbe ottenuto in caso di vittoria Trento, Trieste e la
Dalmazia. Restava da superare l’opposizione della maggioranza neutralista della Camera cui spettava la
ratifica del trattato. Giolitti non ancora al corrente del Patto di Londra si pronunciò per la continuazione delle
trattative con l’Austria: Salandra fu costretto a dare le dimissioni. Il re però respinse le sue dimissioni
mostrando così di approvare l‘entrata in guerra dell‘Italia a fianco dell‘Intesa. In questo periodo ci fu inoltre
una forte mobilitazione di piazza - le radiose giornate di maggio - che ebbero un ruolo sempre più imponente
e minaccioso.
Tra costoro c’era anche d’Annunzio che il 5 maggio 1915 pronunciò un discorso che troverà poi il suo apogeo
nel nazismo e nel fascismo, usando un linguaggio politico pieno di simboli,miti e liturgie. Tocca le emozioni
della gente parlando della commemorazione dei Mille e della loro partenza da Quarto. L’orazione è svolta
all’interno di un anfiteatro naturale, c’è un sottofondo musicale e il discorso contiene molti riferimenti classici,
per molti incomprensibili ma che rende comunque tutti coinvolti. “Qui si fa l’Italia o si muore!” dà un aspetto
sacrificale al discorso
Si parla di estetica della politica che si esprime anche tramite l‘architettura e la scuola. I temi da studiare
sono improntati sui protagonisti del risorgimento. Gli strumenti messi in campo sono le organizzazioni di
masse, le istruzioni di massa, l‘esercito di massa (leva militare obbligatoria) e nuove forme di comunicazione
politica..
Così il 24 maggio 1915 l’Italia entrò in guerra contro l’Austria e la Germania.
Le battaglie dell’Isonzo.
Lungo il corso dell’Isonzo e sulle alture del Carso le truppe comandate da Cadorna sferrarono 4 sanguinose
offensive (le quattro battaglie dell’Isonzo) senza riuscire a cogliere alcun successo. Alla fine dell’anno, dopo
aver perso circa 250000 uomini, l’Italia si trovava a combattere sulle stesse posizioni.
Il fronte francese e orientale
Una situazione analoga si era creata sul fronte francese dove gli schieramenti rimasero pressoché immobili
per tutto il 1915. Gli unici successi furono ottenuti sul fronte orientale dagli austro - tedeschi prima contro i
Russi che dovettero abbandonare parte della Polonia e poi contro la Serbia.
Nel febbraio del 1916 i tedeschi ripresero l’iniziativa sul fronte occidentale sferrando un attacco contro la
piazzaforte francese di Verdun con lo scopo di massacrare l’esercito francese. La battaglia durò quattro mesi,
risultò essere troppo costosa, e i francesi resistettero con l’intervento degli inglesi che organizzarono una
controffensiva sulla Somme. Il tutto si risolse in una spaventosa carneficina.
Nel giugno del 1916 l’esercito austriaco passò all’attacco sul fronte italiano. Gli italiani furono colti di sorpresa
dall’offensiva che venne chiamata Strafexpedition (spedizione punitiva contro l’antico alleato ritenuto
colpevole di tradimento). Gli italiani riuscirono faticosamente ad arrestarla sugli altipiani di Asiago ed a
contrattaccare. Il governo Salandra fu costretto a dimettersi e sostituito da Boselli. Questo però non comportò
alcun cambiamento nella condizione militare della guerra. Furono combattute altre 5 sanguinose battaglie
dell’Isonzo prive di risultati (tranne la presa di Gorizia).
Nel giugno 1916 i russi lanciarono una violenta offensiva riuscendo a recuperare territori perduti l’anno
prima. La Romania intervenne in agosto a fianco dell’Intesa ma l’intervento si risolse in un disastro in quanto
subì la stessa sorte della Serbia lasciando nelle mani dei nemici le sue risorse agricole e minerarie.
Nel Mare del Nord c’era il ferreo blocco navale at
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