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Il governo militare alleato nel Veneto

Nelle aree liberate della Terraferma del Veneto, alla fine dell'aprile 1945, si insediano gli uomini che avrebbero costituito i teams del Governo militare alleato. Gli spearheads, i commissioners militari e i funzionari civili gestiranno così il vuoto politico-amministrativo della Regione e assolveranno alle esigenze del breve periodo.

Il ruolo di John K. Dunlop

Nella città di Padova il 5 maggio viene allestito l'headquarter, luogo in cui Dunlop raccoglie i dati funzionali alla conoscenza della regione e formula i piani rivolti al ripristino dell'ordine politico, economico e sociale. Il regional commissioner è il generale John K. Dunlop, il quale indicherà alcune priorità operative per il Veneto: segnala innanzitutto l'esistenza di alcuni problemi dovuti al fatto che alcune province venete sono consegnate in parte all'armata statunitense e in parte all'armata inglese, suggerendo che sarebbe meglio operare uniformemente in tutta la regione. Da maggio a dicembre egli predispone i monthly reports, nei quali descrive la situazione veneta sotto vari profili.

I reports del generale Dunlop

Gli 8 reports sottoscritti da Dunlop presentano la situazione del mondo veneto nella sua articolata realtà. Nonostante durante questo periodo difficile ci fosse un gran numero di omicidi politici, uno spostamento dei reduci e sfollati, mancanza di beni alimentari e risorse energetiche, dalle pagine di Dunlop non traspare assolutamente la paura di un imminente collasso, né la sensazione di un generale spaesamento. Ciò che emerge è una Venezie Region che pian piano s'incammina verso una condizione di progressiva normalità. Sì, la guerra ha lasciato sicuramente una ferita molto profonda, l'apparato industriale soffre ad esempio la mancanza di materie prime e approvvigionamenti, ma il recupero è in atto. L'agricoltura sconta la scarsità di fertilizzanti e le condizioni meteorologiche ostili, ma nonostante tutto ci sono spiragli per un cambiamento favorevole.

Per quanto riguarda l'attività commerciale, si afferma che ha subito un brusco rallentamento a causa della viabilità dissestata e dei vincoli e restrizioni, ma anche questo campo evolve su di una strada di miglioramento. Il vecchio apparato statale in generale ha subito un duro colpo, ma ci sono "uomini nuovi" che operano per il rinnovamento e l'uscita da codesta situazione. Comunque sia, la realtà descritta presenta varie sfaccettature, a seconda dei luoghi o dei tempi: si vedono periferie dissestate affiancate a centri storici pressoché intatti, campi ben coltivati e ricchi di risorse si contrappongono a terre sguarnite d'ogni bene. Già nel periodo estivo ma soprattutto in autunno e inverno la situazione si avvia verso un visibile miglioramento.

La difficile stagione della transizione: dalle relazioni dei prefetti, 1945-1952

Il passaggio dalla guerra alla pace determina l'ingresso nelle Prefetture, per volontà dei CLN, di "uomini nuovi": l'ordinamento e il sistema di norme non cambia, cambiano solo i reggitori politici e gli attori sociali. I "novelli prefetti" del Veneto intrattengono rapporti coi presidenti del consiglio Parri e De Gasperi, col ministro dell'interno, col generale Dunlop, i comandanti militari delle città e coi responsabili dei CL.

Prefetti tra novità politiche e ordinaria amministrazione

Dopo la liberazione, numerosi componenti dei Partiti propongono la questione del mantenimento o meno dell'istituto prefettizio: l'ala più avanzata della Resistenza e soprattutto il Partito d'Azione ne propongono la soppressione, mentre la DC e il Partito liberale richiedono un istituto prefettizio prefascista. De Gasperi giunge ad imporre agli Alleati il ripristino dei prefetti di carriera, interamente dipendenti dal Ministero dell'Interno. Nel Veneto viene rispettata questa norma, e quindi ci si ritrova, col consenso del Governo Militare Alleato, con 7 prefetti politici, che si ritrovano a ricoprire, oltre alle mansioni tradizionali, anche mansioni collegate al particolare momento storico. Cercano di riorganizzare la regione come possono, in primis secondo le direttive del Governo alleato, e poi secondo la personale sensibilità.

Qualche nota sui nuovi prefetti

Le dimissioni del Governo Parri e il ritiro del Governo Alleato, le annunciate elezioni, indicano una realtà politica in evoluzione, che contribuisce ad emarginare sempre più i prefetti della liberazione, che ora entrano nei ruoli dell'amministrazione statale assumendo diritti e doveri stabiliti a Roma. Dato che costoro preferiscono tornare alle professioni abituali, il Governo De Gasperi destina nelle diverse prefetture i funzionari di carriera. Con questi provvedimenti, si esaurisce il periodo "rivoluzionario", si svuota l'autogoverno CLN. Il vecchio stato legittima quindi la burocrazia tradizionale e in particolare il sistema prefettizio.

Biografia del padovano Gavino Sabadin

Alla nomina di prefetto vantava già una grande esperienza, era stato ad esempio organizzatore sindacale a tutela delle plebi contadine e un militante cattolico che contrasta i liberali e i socialisti. È stato anche nominato sindaco. Con l'avvento del fascismo interrompe ogni pubblica attività organizzativa e politica e professa come avvocato. Dopo l'armistizio con gli alleati torna a Padova e a Cittadella dove si impegna nell'organizzazione del movimento resistenziale. Verrà nominato prefetto di Padova, la sua attività è caratterizzata dall'intensità delle iniziative clandestine e dalla sua nobile aspirazione politica e sociale. Intrattiene rapporti ottimi coi Comandi Alleati. Sabadin, così come il prefetto di Verona Uberti, mantengono vincoli costanti col territorio, e rapporti fiduciari con la popolazione, di cui conoscono carattere e mentalità.

Le relazioni di Toscano e Sabadin al Ministero dell'Interno

Nicola Toscano, capo della polizia, invia nell'agosto 1945 una relazione al Ministro dell'Interno. In questa relazione vi sono citati i partiti operanti in Veneto e i nomi degli attivisti che influiscono sull'indirizzo politico. Accusa il PCI di svolgere propaganda rivoluzionaria e ufficiosamente di organizzare la violenza. Fa quindi un resoconto dell'azione dei partiti e delle tendenze dei cittadini, la DC modera gli animi eccitati e il Partito liberale ha tendenze reazionarie. Dice che il Governo di Roma è percepito come un qualcosa di lontano, che Parri gode di fiducia e simpatia e che le truppe di occupazione inglesi non sono molto apprezzate. Conclude dicendo che il fenomeno partigiano assume particolare rilievo nel Veneto per la sua particolare posizione geografica, generalmente il comportamento dei partigiani è censurabile.

Gavino Sabadin invece stila una prima relazione mensile nel settembre 1945. Le industrie padovane sono "depresse" a causa della mancanza di materie prime, e per la penuria di beni di trasporto, altre sono inattive per i danni dei bombardamenti. Questa situazione non allevia la costante disoccupazione, c'è un continuo aumento dei prezzi e l'agricoltura soffre per le condizioni meteorologiche. Si interessa alla formazione di nuovi partiti, soprattutto a quelli che si dimostrano oppositori a qualunque tipo di governo. Le maggiori simpatie sono riscosse dal partito demo-cristiano seguito da quello comunista. In questa situazione critica il problema più impellente è il mantenimento dell'ordine pubblico.

Capitolo 2: I CLN tra speranze e disillusioni, giugno-dicembre 1945

I comitati provinciali alla prova dei congressi

Dopo la caduta del fascismo in Veneto i Comitati assumono per pochi giorni il Governo provvisorio in attesa dell'insediamento dell'AMG. Dato il contesto, pochi giorni dopo la liberazione il Comitato Regionale assume coi Provinciali, con decreto, l'amministrazione della regione.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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