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doveva superare, l’ostacolo maggiore era senza dubbio rappresentato dalla Chiesa. Mussolini, non

solo aveva cercato un’intesa politica col Vaticano, ma aveva mirato più lontano. Le trattative fra

governo e Santa Sede cominciarono nell’estate del ’26, si protrassero per due anni e mezzo nel più

assoluto segreto e si conclusero l’11 febbraio 1929 con la stipula dei patti che presero il nome dai

Palazzi del Laterano. I Patti lateranensi si articolavano in tre parti distinte:

Un trattato internazionale, con cui la Santa Sede poneva ufficialmente fine alla “questione

romana”.

Una convenzione finanziaria, con cui l’Italia si impegnava a pagare al papa una forte indennità a

titolo di risarcimento per la perdita dello Stato pontificio.

Un concordato, che regolava i rapporti interni fra la Chiesa e il Regno d’Italia. Per il regime fascista

i Patti lateranensi rappresentarono un notevole successo propagandistico, fu però il Vaticano a

cogliere i successi più significativi e duraturi. La Chiesa acquisto una posizione di indubbio

privilegio nei rapporti con lo Stato e rafforzò notevolmente la sua presenza nella società. La Chiesa

non costituì l’unico ostacolo per la aspirazioni totalitarie del fascismo. Un altro limite insuperabile

stava all’interno, anzi al vertice delle istituzioni statali ed era rappresentato dalla monarchia -

appunto dal re - che restava pur sempre la più alta autorità dello Stato. Al re spettavano il comando

supremo delle forze armate, la scelta dei senatori e addirittura il diritto di nomina e di revoca del

capo del governo.

3) IL REGIME E IL PAESE

Se osserviamo l’Italia del ventennio fascista, vediamo emergere con preponderante evidenza

l’immagine di un paese largamente fascistizzato. La figura del Duce viene mitizzata, e’ un mito

volutamente costruito su un padre benevolo ma severo, uomo del popolo, ma statista. La sua figura

viene tanto mitizzata, la sua popolarità è talmente alta in tutto il ventennio della sua dittatura, che si

potrebbe quasi parlare di “mussolinismo” anziché di fascismo. Altro mito è quello della romanità,

perché si sposa al mito della potenza e della conquista. Nelle scuole negli uffici vengono esposti

ritratti del Duce, gli edifici pubblici e i monumenti, le copertine dei libri e le cartoline ornati

dall’emblema del fascio littorio, i muri istoriati da scritte guerriere, gli scolari che sfilavano in

formazione militare, vestiti in camicia nera e armati di fucili in legno, i loro padri anch’essi in

divisa fascista. Questa e altre immagini rispecchiavano la realtà dell’Italia di allora. Ma quali erano

le condizioni del “paese reale” risultante dai dati statistici? In Italia c’erano segni di sviluppo, ma

alla vigilia della seconda guerra mondiale, era ancora un fortemente arretrato. Alla fine degli anni

’30, il reddito di un italiano era molto basso rispetto a quello delle altre potenze europee, spendeva

più della metà del suo reddito in consumi alimentari e poco per il vestiario. Nel ’39 c’era

un’automobile ogni 100 abitanti, un telefono ogni 70, una radio ogni 40. L’arretratezza economica e

civile dell’Italia fu per certi aspetti funzionale al regime e all’ideologia fascista. Il fascismo, come il

nazismo: Predicò il “ritorno alla campagna”. Esaltò la bellezza e la sanità della vita

campestre. Difese ed esaltò la funzione del matrimonio e della famiglia, come garanzia di stabilita

e come base per lo sviluppo demografico. Aumentò gli assegni familiari dei lavoratori. Favorì le

assunzioni dei padri di famiglia. Istituì premi per le coppie più prolifere. Impose una tassa sui

celibi. In coerenza con questa linea il regime:

Ostacolò il lavoro delle donne, opponendosi al processo di emancipazione femminile.

Anche le donne ebbero durante il fascismo, le proprie strutture organizzative:

Quella dei Fasci femminili.

Quella delle piccole italiane e delle giovani italiane.

Quella delle massaie rurali, che valorizzava le virtù domestiche delle donna, vista come “angelo

focolare”. conservatore e immobilista, cercò in qualche modo di proiettarsi

Il fascismo non era solo un regime

verso il futuro, verso la creazione “dell’uomo nuovo”, ossia il fascista che e’ un uomo nuovo,

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diverso dal passato sia interiormente e fisicamente. Per creare "l’italiano nuovo" la scuola fascista

adottò testi scolastici, quaderni, diari e pagelle in cui si esaltava il fascismo sia attraverso le

immagini, strumento rapido ed efficace, che attraverso i contenuti. Nei testi si trovano brani,

filastrocche e storie in cui la vita militare e in particolare la figura del Duce e la storia del fascismo

ricoprono grande spazio. Passando alla Quinta Classe, risaltano per originalità problemi geometrici

e aritmetici davvero singolari: calcolare la superficie complessiva delle province italiane della Libia

o calcolare le bombe sganciate da un aereo da guerra per esempio. La grammatica veniva insegnata

proponendo l’analisi logica di frasi come "Io ho lavorato con piacere tutto il giorno" o "I nemici si

affrontano con coraggio". Le letture infine trattavano svariati temi d’attualità, come "La razza

latina", "Gli ebrei", "Parla il Duce" o "L’emigrazione”. La fascistizzazione poté realizzarsi solo in

parte a causa del ritardo economico e culturale del paese, non era facile far giungere il messaggio

fascista nei piccoli paesi sperduti: il fascismo riuscì ad ottenere il consenso della piccola e media

borghesia, ma solo in misura limitata e superficialmente quello dell’alta borghesia e delle classi

popolari (queste ultime videro diminuire i loro salari e i loro consumi).

4) SCUOLA, CULTURA, COMUNICAZIONI DI MASSA

Il fascismo dedicò un’attenzione tutta particolare al mondo della cultura e della scuola. Una volta

consolidatosi, il regime si preoccupò di fascistizzare l’istruzione sia attraverso una stretta

sorveglianza sugli insegnanti, sia attraverso il controllo dei libri scolastici ( dove c’è un libro unico

approvato dal fascismo). L’obbligo del giuramento di fedelta’ al regime fu imposto prima ai maestri

elementari, poi si estese ai professori delle scuole medie inferiori e superiori. Nel 1931 fu imposto

anche ai docenti universitari. Quasi tutti i docenti si piegano, solo 11 su 1200 rifiutarono di giurare

perdendo così le loro cattedre. Gli ambienti dell’alta cultura si allinearono su una posizione si

sostanziale adesione al regime. Sulle attività culturali, il controllo del fascismo si esercitò in forme

relativamente blande. Ben più diretto e capillare fu, invece, il controllo nel campo della cultura e dei

mezzi di comunicazione di massa. L’uso dei mass media, assume un’importanza dovuta anche al

sapore di novità dei moderni mezzi di comunicazione. Tutto il settore della stampa politica fu

sottoposto a un controllo sempre più stretto e soffocante da parte del potere centrale, grazie

all’acquisto da parte del partito fascista tra il 1911 e il 1925 delle maggiori testate giornalistiche e

grazie all’introduzione degli albi nel 1925 e interveniva con precise direttive sul merito degli

articoli. Al controllo sulla carta stampata il regime univa quello sulle trasmissioni radiofoniche,

affidate, dal 1927, a un ente di Stato denominato Eiar (oggi RAI). Come mezzo di ascolto privato la

radio ebbe però una diffusione abbastanza limitata. Solo dopo il ’35 essa si affermò come

essenziale canale di propaganda, grazie anche alla decisione del governo di installare apparecchi

nelle scuole, negli uffici pubblici, nelle sedi delle organizzazioni di partito. E solo negli ultimi anni

’30 entro stabilmente nelle case della classe media. Attraverso il nuovo mezzi giungevano alle

famiglie non solo messaggi propagandistici, ma anche canzonette, i servizi sportivi, gli sceneggiati

radiofonici, le trasmissioni di varietà. Come la radio, anche il cinema fu soggetto privilegiato delle

attenzioni del regime e ne ricevette generose sovvenzioni. Avvenne la costituzione nel 1925

dell’istituto nazionale L.U.C.E., ente parastatale e poi di stato per la propaganda e la diffusione della

cultura popolare. Questo istituto, i cui cinegiornali venivano proiettati obbligatoriamente in tutte le

sale cinematografiche a partire dal 1926, rappresenta il più efficace mezzo del regime nel campo

dello spettacolo. La tematica più ricorrente diventa il mito bellico con il conseguente elogio del

patriottismo.

4) IL FASCISMO E L’ECONOMIA. LA “BATTAGLIA DEL GRANO” E “QUOTA

NOVANTA”.

Il fascismo, non costruì un nuovo sistema economico: il modello corporativo rimase in fatti sulla

carta. Sul piano della politica economica, si passò nel ’25 da una linea liberista ad una

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protezionistica e di maggior intervento statale. Questa linea provocò, un riaccendersi

dell’inflazione, un crescente deficit nei conti con l’estero e un forte deterioramento del valore della

lira. Primo importante provvedimento in questo senso fu, nel ’25 l’inasprimento del dazio sui

cereali: una misura volta a favorire il settore cerealicolo, ma che questa volta fu accompagnata da

una rumorosa campagna propagandistica detta “battaglia del grano” che doveva servire al

raggiungimento dell’insufficienza cerealicola. La seconda “battaglia” fu quella per la rivalutazione

della lira la cosiddetta “quota novanta” (ossia 90 lire per una sterlina) che aveva il compito di dare

al paese un’immagine di stabilità monetaria.

Accanto alla grande macchina del consenso, non dimentichiamo che il fascismo e’ violenza e che vi

e’ anche la macchina della repressione, che non consente che ci siano voci fuori dal coro. Viene

creata l’OVRA, la polizia segreta fascista, avvolta da grande mistero, che dava la caccia ai nemici

del regime. Le ondate squadriste continuano la loro opera, nonostante ormai non ci sia più

opposizione, in modo da colpire anche ci solo pensasse di ribellarsi.

5) IL FASCISMO E LA GRANDE CRISI: LO STATO-IMPRENDITORE”

L’economia italiana non si era ancora ripresa dalla cura deflazionistica, quando cominciarono a

farsi sentire le conseguenze della grande crisi mondiale. Di fronte alla crisi del ’29, il regime reagì

attraverso una politica di lavori pubblici che ebbe il suo maggiore sviluppo nella prima metà degli

anni ’30.

Furono realizzate nuove strade e nuovi tronchi ferroviari, fu varato il “risanamento” di Roma fu

avviato il programma di bonifica integrale (Agro Pontino) che avrebbe dovuto portare al recupero a

alla valorizzazione delle terre incolte o mal coltivate. Inoltre lo Stato l’intervenne a sostegno dei

settori in crisi (bancario e industriale).Per far fronte alla crisi e salvare le banche in fallimento, il

governo intervenne creando dapprima (1931) un istituto di credito pubblico (l’Imi, Istituto

mobiliare italiano) col compito si sostituire le banche nel sostegno alla industrie in crisi e dando vita

due anni dopo (1933) all’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri), dotato di competenze

eccezionalmente più ampie. Con l’Iri lo Stato italiano si trovò a controllare una quota dell’apparato

industriale e bancario superiore a quella di qualsiasi altro Stato: diventò cioè Stato—imprenditore.

Superata la crisi, il fascismo indirizzo l’economia verso la produzione bellica.

6) L’IMPERIALISMO FASCISTA E L’IMPRESA ETIOPICA

Fino ai primi anni ’30 le aspirazioni imperiali, connaturate all’ideologia del fascismo, rimasero

vaghe. Con l’aggressione all’Etiopia (1935) mutò bruscamente la posizione internazionale del

regime. A spingere Mussolini verso un’impresa del genere, furono motivi di politica interna e

internazionale. Naturalmente vi furono conseguenze economiche e politiche, il 18 novembre 1935

all’Italia vennero inflitte sanzioni economiche che vietavano alle nazioni facenti parte della Società

delle Nazioni di mandare armi e munizioni in Italia, concedere prestiti al governo di Roma,

importare merci Italiane, esportare verso l’Italia merci che potessero essere utili all’attività di

guerra. Politicamente la guerra d’Etiopia rovinò in maniera irreparabile i rapporti italo-inglesi. La

guerra in Etiopia era per Mussolini il perseguimento della politica di potenza, era per gli Italiani una

guerra popolare, per conquistare terre da coltivare, questo passo però allontanò l’Italia dai paesi

democratici e questo allontanamento la spinse “tra le braccia” di Hitler, nel 36 infatti venne firmato

l’asse Roma-Berlino. Con la creazione dell’asse Roma-Berlino si ha la nazificazione del fascismo.

Nel 1938 vengono “importate” dalla Germania le leggi razziali, vi e’ quindi l’accettazione

dell’antisemitismo. A questo punto il regime aumenta la sua stretta repressiva nei confronti della

cultura alta. Viene intensificata la censura. Tale riavvicinamento era concepito da Mussolini come

un mezzo di pressione su Francia e Inghilterra: si risolse invece – con la firma del “patto d’acciaio”

(1939) – che legava definitivamente le sorti dell’Italia a quelle dello Stato nazista.

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7) L’ITALIA ANTIFASCISTA

A partire soprattutto dagli anni 1925-26, un numero crescente di italiani dovette affrontare il

carcere il confino politico o la clandestinità. Fu questa la strada scelta da quasi tutti gli ex popolari,

dalla maggioranza dei liberali non fascistizzati e anche da molti socialisti. Per coloro che

intendevano opporsi attivamente al fascismo, restavano aperte solo due strade: l’esilio all’estero e

l’agitazione clandestina in patria. A praticare fin dall’inizio quest’ultima forma di lotta furono

soprattutto, i comunisti. Durante il ventennio, il Pci riuscì a tenere in piedi e ad alimentare

dall’interno e dall’esterno una propria rete clandestina, a diffondere opuscoli, giornali e volantini di

propaganda. Anche gli altri gruppi antifascisti (socialista riformisti e massimalisti, repubblicani,

liberal-democratici che avevano raccolto l’eredità di Amendola e Gobetti) cercarono di tenere in

vita qualche isolato nucleo clandestino in Italia. Ma la loro attività si svolse quasi esclusivamente

all’estero, soprattutto in Francia , già sede di una numerosa comunità italiana, dove molti esponenti

antifascisti (Turati e Treves, Nenni e Saragat) si erano rifugiati fra il ’25 e il ’27 e dove i due partiti

socialisti, quello repubblicano e la Confederazione del lavoro ricostituirono i loro organi dirigenti.

Nel 1927 questi gruppi si federarono in un’organizzazione unitaria, la Concentrazione antifascista,

che si ricollegava all’esperienza dell’Aventino. Nonostante questi limiti, i partiti della

Concentrazione svolsero un’attività importante a livello di testimonianza e di propaganda,

mantennero i contatti con l’emigrazione di lavoro in Francia, fecero sentire la voce dell’Italia

antifascista nelle organizzazioni internazionali, stamparono i loro giornali, proseguirono in esilio le

loro elaborazioni ideologiche e i dibattiti politici iniziati in patria sulle ragioni della loro sconfitta e

sui possibili fattori di una riscossa democratica. Un nuovo impulso all’azione concreta contro il

fascismo e un’aperta critica alla tattica “attesista” della Concentrazione vennero dal movimento di

Giustizia e Libertà ( in sigla GL), fondato nell’estate del ’29 da due antifascisti della giovane

generazione: Emilio Lussu e Carlo Rosselli. GL voleva essere innanzitutto un organismo di lotta sul

tipo del Partito d’azione mazziniano, capace di far concorrenza ai comunisti sul piano dell’attività

clandestina. Fortemente polemici verso i partiti della Concentrazione, erano i comunisti. Anche i

comunisti avevano un “centro estero” con sede a Parigi: ma esso dipendeva strettamente dai

dirigenti che risiedevano a Mosca, a contatto con i vertici dell’Internazionale comunista .Palmiro

Togliatti, il leader che aveva preso il posto di Gramsci, e che guidò con notevole abilità il partito

negli anni dell’esilio e della clandestinità, era anche un dirigente di primo piano del Comintern. Era

dunque inevitabile che il Pci si allineasse senza riserve alla strategia dettata da Mosca. I dirigenti

che assunsero posizioni eterodosse furono espulsi dal partito. A metà degli anni ’30, la svolta dei

fronti popolari inaugurò anche per l’antifascismo italiano una fase nuova , che vide il Pci riannodare

i contatti con le altre forze d’opposizione, partecipare alle manifestazioni unitarie contro il

fascismo, stringere nel ’34 un patto di unità d’azione con i socialisti. Ma questa stagione, durò solo

pochi anni. Il fallimento del fronte popolare in Francia, le lotte interne allo schieramento

repubblicano in Spagna, gli echi delle grandi purghe staliniane, la rottura fra l’Urss e le democrazie

occidentali culminata, nel patto tedesco-sovietico del ’39: questi fatti si ripercossero negativamente

sull’unità del movimento antifascista italiano, che fu colto disorientato e diviso dallo scoppio del

secondo conflitto mondiale. Per molto tempo gli antifascisti attesero invano un grande

sommovimento popolare che abbattesse il regime. Quando infine scoppiò la guerra, si trovarono

nella difficile posizione di chi è costretto ad augurarsi la sconfitta del proprio paese; e solo

nell’ultima fase del conflitto, ebbero l’occasione di combattere il fascismo con le armi e sul suolo

italiano. Eppure il movimento antifascista svolse, fra il ’26 e il ’43, un ruolo di grande importanza

politica oltre che morale. Testimoniò con la sua sola presenza l’esistenza di un Italia che non si

piegava al fascismo e ad essa diede voce rappresentanza politica; rese possibile il sorgere, dopo il

’43, di un movimento di resistenza armata al nazifascismo.

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8) APOGEO E DECLINO DEL REGIME FASCISTA

Il consenso ottenuto dal regime cominciò a incrinarsi dopo l’impresa etiopica. La

politica “dell’autarchia” – finalizzata all’obiettivo dell’auto sufficienza economica in caso di

guerra – ottenne solo parziali successi e suscitò un diffuso malcontento. Soprattutto l’avvicinamento

alla Germania e la politica discriminatoria nei confronti degli ebrei suscitarono timori e dissensi

nella maggioranza della popolazione. Soltanto fra le nuove generazioni il disegno mussoliniano di

trasformare in senso fascista la vita e la mentalità degli italiani ottenne qualche successo. Fu con lo

scoppio del conflitto e con i primi rovesci bellici che il fascismo cominciò a perdere

progressivamente il sostegno sul quale più contava: quello appunto dei giovani. I quali, diventati

nel frattempo soldati e ufficiali,, vissero in prima persona il drammatico fallimento di un regime

che, si dimostrò poi incapace di preparare sul serio la guerra, la perse rovinosamente e finì per

questo col crollare come un castello di carte.

CAPITOLO N. 8) IL TRAMONTO DEL COLONIALISMO E L’AMERICA LATINA

1) IL DECLINO DEGLI IMPERI COLONIALI

A causa degli sforzi compiuti nel 1° conflitto mondiale per via della successiva crisi economica

della fine degli anni ’20, le potenze europee non avevano più le risorse economiche e la capacità

militare necessarie per mantenere il controllo sui loro sterminati imperi. Ciò agevolò le aspirazioni

all’indipendenza delle colonie; le colonie asiatiche, il Medio Oriente e l’Africa settentrionale,

raggiunsero per primi l’indipendenza. Le aspirazioni erano state, tra l’altro, alimentate dalle potenze

europee, mediante l’appoggio dei nazionalismi e delle rivolte contro le nazioni opposte nella guerra

mondiale.

2) MEDIO ORIENTE

In Medio Oriente era stata effettuata, praticamente, una spartizione fra la Francia e la Gran

Bretagna, con zone sotto l’influenza Turca. I movimenti indipendentisti di tale zona erano stati però

spesso strumentalizzati durante la guerra; vedi per esempio l’ appoggio dato dalla Gran Bretagna ai

movimenti indipendentisti egiziani contro l’impero Ottomano. Per la Palestina, in particolare, la

Gran Bretagna riconosceva per la prima volta, il diritto del movimento sionista di farne una sede

per il popolo ebraico.

3) TURCHIA

In Turchia la sconfitta subita dall’Impero ottomano nella grande guerra suscitò un movimento di

riscossa nazionale promosso dalle forze armate e guidato da un generale, Mustafà Kemal. Questi,

dopo aver sconfitto la Grecia che occupava la zona di Smirne, proclamò la repubblica e avviò una

politica di modernizzazione e di laicizzazione del paese.

5) L’IMPERO BRITANNICO E L’INDIA

La Gran Bretagna fu una delle prime potenze coloniali, a venire incontro alle aspirazioni

indipendentiste delle sue colonie. Concesse l’indipendenza all’Egitto e creò, con il Commonwealth,

una libera associazione degli Stati ad essa soggetti. Il più difficile da risolvere fu il problema

indiano, dove il movimento nazionalista organizzato nel Partito del Congresso era attivo fin dal

1885 ed era ispirato dalla figura carismatica di Gandhi. In India la Gran Bretagna alternò interventi

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repressivi a concessioni di autonomia.

6) NAZIONALISTI E COMUNISTI IN CINA

Nel 1913 Yuan Shi Kai, impone un regime autoritario, senza riuscire ad assicurare al Paese

tranquillità e unità, al punto che la Cina precipita in una situazione di semi-anarchia. Il governo,

soprattutto dopo la morte di Yuan Shu Kai, non aveva la forza per imporre la propria autorità sulle

province, tanto meno opporsi alle mire egemoniche del Giappone che – entrata in guerra contro la

Germania nel ’15 - mirava a sostituirsi alle potenze europee nel controllo delle zone più ricche della

Cina. La decisione presa dal governo cinese di intervenire nel conflitto mondiale a fianco

dell’Intesa (Francia-G.B.-Italia), non servì a mutare la situazione, in quanto, nonostante fosse un

Paese vincitore, nella conferenza di Versailles, la Cina fu sacrificata dalle potenze occidentali, che

riconobbero al Giappone il diritto di subentrare alla Germania (sconfitta), nel controllo economico

della regione dello Shantung. Questa ennesima umiliazione (che significava conferma per la Cina

di una sovranità limitata), risvegliò l’agitazione nazionalista che si raccolse ancora una

volta attorno al Kuomitang ed al suo Leader Sun Yat-Sen. Il Kuo-min-tang: Partito Nazionale del

Popolo, venne fondato nel 1900 dal suo leader (Sun Yat-Sen, sotto il nome di “Associazione per la

rigenerazione della Cina”, venne ridenominato in Kuo-min-tang nel 1911. Il Kuo-ming-tang, riuscì

a sconfiggere i grossi feudatari (ancora legati alle tradizioni del “celeste impero”), e ad assumere il

controllo della Cina intorno al 1920. Il Kuomitang intraprese una lotta contro il governo (che era

quello succeduto a Yuan Shi-Kai e riconosciuto dalle potenze occidentali europee) ed ebbe

l’appoggio del Partito Comunista Cinese ( fra le cui fila vi era il giovane Mao Tse-Tung). , e forma

un proprio governo a Canton nel 1921. Negli anni successivi si scatenò una lunga guerra civile tra i

nazionalisti del Kuomitang (guidati da Chang Kai Shek, esponente dell’ala moderata e diffidente

nei riguardi dei comunisti) e il Partito Comunista guidato da Mao Tse-Tung. Il Partito Comunista

viene messo fuori legge e molti dirigenti vennero incarceratiChangKai Shek stroncò l’opposizione

operaia e cercò di riorganizzare l’economia. Sconfitto il governo centrale, Chang, proseguì nella

sua lotta contro i comunisti, relegando in secondo piano la lotta contro i giapponesi che, nel 31

avevano invaso la Manciuria. I comunisti, sconfitti nelle città cominciarono a organizzare basi rosse

nelle campagne, fecero numerosi proseliti fra i contadini (furono espropriate vaste zone di terreno

poi concesso ai contadini), e fondarono, con Mao, la Repubblica Sovietica Cinese. Il governo

comunista che si installò al potere, si proponeva l’immane compito di assicurare la sopravvivenza a

mezzo miliardo di persone avviando al contempo le premesse socio-economiche per costruire una

società socialista. Il governo comunista diede al paese un’organizzazione politica ricalcata sul

modello sovietico e fondata sull’identificazione tra Stato e partito. La ricostruzione dell’economia

fu avviata attraverso una gigantesca riforma agraria, che distribuì le terre ai contadini, e la

nazionalizzazione delle industrie; in un secondo tempo l’economia fu trasformata in senso socialista

secondo il modello sovietico. Chang Kai Shek, lancia fra il ’31 e il ’34 una serie di sanguinose

campagne militari contro le zone controllate dai comunisti; questi, investiti dall’offensiva e

scarsamente appoggiati dalla Russia, furono costretti ad abbandonare molte posizioni non più

difendibili; Mao, con una lunga marcia riuscì comunque a salvare il nucleo dirigente comunista e

a ricostruire la sua Repubblica Sovietica. Quando nel ’36 Chang Kai Shek, decide di lanciare una

nuova campagna contro i comunisti, dietro la pressione di una parte dell’esercito e della Russia, fu

costretto un accordo con i comunisti, contro l’aggressione Giapponese. Ma i giapponesi sferrarono

un attacco contro l’intero territorio cinese; la resistenza fu accanita, sia da parte dell’esercito

regolare (Chang), sia da aprte dei contadini organizzati dai comunisti (Mao).Ma nonostante ciò, i

giapponesi, nel ’39, dopo due anni di guerra, controllavano tutto il Nord-Est industrializzato e quasi

tutte le città più importanti della Cina.Ma a questo punto, le vicende della guerra cino-giapponese,

cominciavano a intrecciarsi con quelle della seconda guerra mondiale.

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6) GIAPPONE: IMPERIALISMO E AUTORITARISMO

In Giappone, negli anni ’20 l’alleanza tra i grandi monopoli, l’esercito e la burocrazia riuscì a

imporre, sotto il culto e la direzione dell’imperatore Hirohito, un regime di tipo fascista, fondato sul

controllo autoritario della vita politica interna e sull’imperialismo verso l’esterno. Il Giappone si

lanciò alla conquista della Cina e si alleò con la Germania nazista e l’Italia fascista, protese a loro

volta verso nuove avventure imperialistiche.

La partecipazione alla prima guerra mondiale consentì al Giappone di consolidare, la sua posizione

di massima potenza asiatica, di rafforzare la sua struttura produttiva, vedendo l’affermarsi di una

spinta imperialistica, in coincidenza con lo sviluppo dei movimenti di destra e con un crescente

autoritarismo del sistema politico. Questo spinse il Giappone nella catastrofica avventura del

secondo conflitto mondiale.

7) DITTATURE MILITARI E REGIMI POPULISTI IN AMERICA LATINA

la grande crisi ebbe conseguenze fortemente negative, ma stimolò comunque in

In America Latina

alcuni paesi un processo di diversificazione produttiva. Sul piano politico, molti Stati latino-

americani videro l’affermarsi di dittature personali o di governi più o meno autoritari. In alcuni casi

(Brasile, Messico e, più tardi, Argentina ), questi regimi assunsero un indirizzo populista e

godettero dell’appoggio delle classi operaie. su una visione

Per “populismo” si intende un orientamento politico e culturale che si fonda

idealizzata e indifferenziata del “popolo”, visto - in opposizione all’Aristocrazia e ai ceti privilegiati

- come depositario dei più autentici valori nazionali e come protagonista del processo di

rinnovamento sociale. Il Populismo si differenzia dal Marxismo in quanto:- il populismo, vede il

popolo come un tutt’unico- il Marxismo, ha una visione della società divisa in classi individuate in

base al loro ruolo nel processo produttivo. Il populismo nacque e si sviluppò in Russia nella

seconda metà dell’800. I teorici del populismo russo teorizzavano il dovere degli intellettuali di

“andare verso il popolo” e si ispiravano a ideali di socialismo agrario. A ideali di democrazia rurale

si ispirò anche il Partito populista che nacque e si affermò negli Stati Uniti nell’ultimo decennio

dell’800 ed esprimeva la protesta dei piccoli e medi agricoltori, messi in difficoltà dalla crisi agraria

di fine ‘800, contro il mondo industriale e finanziario.

CAPITOLO N. 9) LA SECONDA GUERRA

Guerra iniziata nel 1939 con l'invasione della Polonia da parte della Germania nazista. In risposta

all'aggressione Francia e Gran Bretagna dichiararono guerra ai tedeschi e il conflitto si estese presto

fino a interessare molti paesi e aree geografiche del pianeta. Più che in qualsiasi altra guerra

precedente, il coinvolgimento delle nazioni partecipanti fu totale e l'evento bellico interessò in

modo drammaticamente massiccio anche le popolazioni civili. La sua conclusione nel 1945 segnò

l'avvento di un nuovo ordine mondiale incentrato sulle due superpotenze vincitrici, gli Stati Uniti

d'America (USA) e l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche (URSS).

ORIGINI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

L'esito della prima guerra mondiale aveva scontentato, per motivi diversi, tre grandi potenze: la

Germania, principale nazione sconfitta, per le perdite territoriali e le altre pesanti condizioni

imposte dal trattato di Versailles, l'Italia e il Giappone, che ritenevano insufficiente quanto ottenuto

a seguito della vittoria conseguita.

Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti avevano raggiunto i loro principali obiettivi: Washington la

riduzione del potere militare della Germania; Parigi e Londra un ordine mondiale funzionale ai loro

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interessi coloniali. Ma proprio il mantenimento del nuovo quadro risultò subito problematico, dopo

che gli Stati Uniti, per volere del presidente Wilson, avevano rifiutato di entrare nella Società delle

Nazioni per ritirarsi in un nuovo isolazionismo.

Nel corso degli anni Venti si fecero alcuni tentativi per giungere a una pace stabile: nella

conferenza di Washington (1921-22) le principali potenze navali concordarono di porre dei limiti ai

potenziali delle rispettive marine militari; gli accordi di Locarno (1925) stabilirono una serie di

impegni a garanzia della frontiera franco-tedesca; infine, sottoscrivendo a Parigi nel 1928 il patto

Briand-Kellogg, 63 nazioni (con l'eccezione, tra le grandi potenze, dell'Unione Sovietica)

rinunciarono alla guerra come strumento di soluzione delle controversie internazionali.

Tuttavia, se uno degli scopi dichiarati dai vincitori era stato di "assicurare al mondo la

democrazia", l'inadeguatezza dei risultati ottenuti emerse chiaramente dal fatto che negli anni Venti

si assistette all'avvento e al progressivo affermarsi di forme di totalitarismo nazionalista-

militaristico, giudicate più efficaci della democrazia nell'operare il contenimento del comunismo, da

più parti visto come l'obiettivo politico prioritario.

Il primo regime fascista fu creato da Benito Mussolini in Italia, già nel 1922. Adolf Hitler, Führer

(capo) del Partito nazionalsocialista tedesco, dieci anni dopo fondò il suo progetto di Grande Reich

oltre che sul richiamo a teorie basate sull'antisemitismo e sul razzismo, esaltatrici della presunta

superiorità della razza ariana, sulla prospettiva politica di abolire l'"ordine di Versailles" e

assicurare lo spazio vitale (vedi Lebensraum) al regime totalitario che avrebbe dovuto raccogliere

tutti i tedeschi. La Grande Depressione, inoltre, affliggeva in maniera particolarmente grave la

Germania, quando Hitler, dopo aver vinto le elezioni ed essere stato nominato Cancelliere, in breve

assunse pieni poteri.

Quanto al Giappone, pur non esistendovi formalmente un regime fascista, il ruolo svolto dalle

forze armate nel governo civile del paese era preponderante e si ispirava alla volontà di rimettere in

discussione gli equilibri internazionali sin lì definiti.

Nel marzo del 1936, dopo aver annunciato il riarmo nazionale in violazione del trattato di pace di

Versailles, Hitler occupò militarmente la Renania (il cui status di zona smilitarizzata era stato

definito sia a Versailles sia dagli accordi di Locarno), ricevendone solo una flebile protesta da parte

di Londra e Parigi. Seguì un altro passaggio preparatorio all'applicazione del programma

espansionistico, segnato dall'intervento nella guerra civile spagnola (1936-1939) al fianco dei ribelli

franchisti e in collaborazione col futuro alleato Mussolini, fondatore in quegli anni dell'impero

coloniale italiano in Etiopia (vedi guerra d'Etiopia). Tra il 1936 e il 1937, una serie di accordi tra

Germania, Italia e Giappone formalizzò lo stabilirsi di un Asse Roma-Berlino-Tokyo che univa in

alleanza i tre regimi "forti" della scena internazionale (vedi Potenze dell'Asse).

L’ESPANSIONISMO NAZISTA IN EUROPA

L'annessione dell'Austria nella primavera del 1938 (vedi Anschluss) fu il primo passo verso la

realizzazione del progetto hitleriano di ricostituzione della Grande Germania. Mussolini appoggiò

l'alleato, mentre britannici e francesi ancora una volta mancarono di intervenire con decisione,

liquidando la vicenda come una questione interna tedesca.

Nel settembre successivo fu la volta delle rivendicazioni naziste sulla regione dei Sudeti, al

confine occidentale della Cecoslovacchia, abitata da una popolazione a maggioranza tedesca. Il

primo ministro inglese Neville Chamberlain, sostenuto anche dal governo francese, nel corso della

conferenza di Monaco convinse le autorità ceche a cedere, in cambio dell'impegno da parte di Hitler

a non avanzare ulteriori rivendicazioni territoriali (politica di appeasement). In realtà nel marzo

1939 Hitler occupò tutta la Cecoslovacchia, spingendo Londra a siglare un accordo di garanzia con

la Polonia, successivo obiettivo dichiarato dell'espansionismo nazista.

Uno sviluppo inatteso si ebbe il 23 agosto 1939 con la firma a Mosca di un trattato di non

aggressione tra Germania e URSS (accordo Molotov-Ribbentrop), che peraltro in un protocollo

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segreto concordavano di spartirsi l'Europa centrorientale, attribuendo all'Unione Sovietica

Finlandia, Estonia, Lettonia, Polonia orientale e Romania.

Il 1° settembre 1939 i tedeschi invasero la Polonia. Due giorni dopo Francia e Inghilterra

dichiararono guerra alla Germania; trincerati dietro la linea Maginot, i francesi non erano in realtà

nella condizione di attaccare l'opposta linea Sigfrido tedesca, che pure non era coperta a sufficienza

dalle truppe, impegnate sul fronte polacco.

Le operazioni militari

Prima fase: predominio delle potenze dell'Asse

La guerra-lampo in Polonia

Il 1° settembre cominciarono i bombardamenti delle reti ferroviarie polacche. Dopo quattro giorni

due gruppi armati, uno proveniente dalla Prussia orientale e un altro dalla Slesia, attraversarono le

frontiere indirizzandosi verso Varsavia e Brest. La macchina bellica tedesca aveva realizzato la

Blitzkrieg (guerra-lampo) impiegando mezzi corazzati, aerei e fanteria autotrasportata. Tra l'8 e il 10

settembre i tedeschi avanzarono verso Varsavia. Il 17 l'Armata Rossa varcò il confine occupando la

Polonia orientale. Il 20 settembre la Polonia tutta era nelle mani dei tedeschi e dei sovietici.

La drôle de guerre

Dopo la conquista della Polonia, su entrambi i fronti si sospesero le operazioni, tanto che questa

fase venne chiamata la drôle de guerre ("strana guerra"). I francesi rimasero attestati dietro la linea

Maginot, mentre nel nord della Francia aveva inizio il trasbordo delle truppe inglesi sul continente.

La guerra finnico-sovietica e il fronte norvegese

Il 30 novembre, l'Unione Sovietica dichiarò guerra alla Finlandia. I finlandesi, guidati dal

maresciallo Mannerheim, opposero una strenua resistenza, che durò sino all'anno seguente.

L'aggressione alla Finlandia fu condannata dall'opinione pubblica mondiale, ma nello stesso tempo

offrì a Francia e Gran Bretagna il pretesto per impossessarsi di una delle principali fonti di

rifornimento di metalli ferrosi della Germania occupando il porto norvegese di Narvik.

L'ammiraglio tedesco Erich Raeder decise allora di invadere la Norvegia sbarcando

simultaneamente in otto città portuali, da Narvik a Oslo. Le truppe avrebbero dovuto essere

trasportate con navi da guerra. La Danimarca, che non rappresentava un problema militare, era utile

per la vicinanza dei suoi aeroporti alla Norvegia. Temendo l'intervento di altre potenze al fianco

della Finlandia, Stalin concluse la pace l'8 marzo, assicurando all'URSS concessioni territoriali; la

Finlandia però rimase indipendente. Il 2 aprile Hitler ordinò di attaccare la Norvegia e la

Danimarca. La Danimarca si arrese immediatamente.

I norvegesi, aiutati da 12.000 soldati britannici e francesi, resistettero nella zona tra Oslo e

Trondheim fino al 3 maggio. A Narvik contrattaccarono, sostenuti dalla flotta britannica. Nella

prima settimana di giugno i tedeschi furono obbligati a ritirarsi fino al confine svedese, ma le

sconfitte militari in Francia obbligarono francesi e britannici a ritirare da Narvik le loro truppe.

I Paesi Bassi

In primavera, infatti, Hitler aveva impostato una nuova strategia per la campagna contro la

Francia e i Paesi Bassi: scartato il piano che prevedeva l'invasione attraverso il Belgio, decise,

secondo il piano ideato dal generale Erich von Manstein, di sferrare l'attacco nelle Ardenne,

cogliendo di sorpresa il comando anglo-francese.

Il 10 maggio forze aeree tedesche atterrarono in Belgio e in Olanda occupando aeroporti e nodi

stradali. L'esercito olandese si arrese il 14 maggio, poche ore dopo il bombardamento di Rotterdam.

Lo stesso giorno, l'esercito tedesco, comandato dal generale Gerd von Rundsteadt, attraversò le

Ardenne cogliendo alle spalle le armate britanniche e francesi.

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La sconfitta della Francia

Il 26 maggio, inglesi e francesi (un contingente alleato di 338.226 uomini ) furono respinti a

Dunkerque e riuscirono a trovare scampo solo grazie a una gigantesca operazione di evacuazione

della regione costiera ripiegarono drammaticamente per scampare alla cattura. Intanto Leopoldo III,

re del Belgio, firmava la resa due giorni dopo.

La linea Maginot era intatta, ma la manovra tedesca aveva spiazzato il comandante francese,

generale Maxime Weygand, che non riuscì a difendere Parigi. Il 10 giugno il governo abbandonò la

capitale; lo stesso giorno anche l'Italia dichiarò guerra alla Francia. Il 17 giugno il maresciallo

francese Henri-Philippe Pétain chiese l'armistizio che, firmato il 22 giugno, assicurava ai tedeschi il

controllo del nord della Francia e della costa atlantica. Pétain stabilì a Vichy, nel sud, un governo

collaborazionista (vedi Governo di Vichy), che rimase fedele all'Asse sino alla fine della guerra.

La battaglia d'Inghilterra

La Gran Bretagna, ora sotto la guida del primo ministro Winston Churchill, succeduto a

Chamberlain, era rimasta sola ad affrontare la Germania.

Nell'estate 1940 l'aviazione tedesca (Luftwaffe) avviò l'offensiva aerea nel tentativo di annientare

la Royal Air Force (RAF), scatenando la battaglia d'Inghilterra. Nell'agosto 1940 iniziarono i

bombardamenti dei porti e degli aeroporti inglesi e, nel mese di settembre, quelli di Londra.

L'aviazione e la popolazione civile inglesi non cedettero e Hitler dovette rinunciare all'invasione. Fu

la prima sconfitta tedesca.

L'Africa settentrionale e i Balcani

Nel settembre 1940 Mussolini ordinò di attaccare l'Egitto, importante base britannica, ma fu

respinto dagli inglesi che occuparono parte della Libia, colonia italiana. Nell'ottobre anche il piano

d'invasione della Grecia fallì e i greci, sostenuti dagli inglesi, occuparono Creta. Nel mese di

febbraio del 1941 Hitler assegnò al feldmaresciallo Erwin Rommel il comando delle truppe

tedesche (vedi Afrikakorps) nell'Africa settentrionale, con lo scopo di aiutare gli alleati italiani. Tra

i mesi di marzo e di aprile Rommel riuscì a respingere gli inglesi, varcando il confine egiziano.

Hitler preparò quindi l'attacco alla Grecia: sottoscrisse trattati di alleanza con Romania e Ungheria

nel novembre 1940 e con la Bulgaria nel marzo 1941. La Iugoslavia, che non aveva accettato di

allearsi con la Germania, fu invasa. Le operazioni ebbero inizio il 6 aprile; Belgrado, pesantemente

bombardata, fu occupata il 13 aprile e il giorno dopo l'esercito iugoslavo si arrese. Subito iniziò la

resistenza, a opera dei partigiani cetnici con a capo Dra a Mihajloviç e dei partigiani comunisti

guidati da Tito, che continuò per tutta la durata della guerra.

In Grecia, Salonicco fu costretta alla resa il 9 aprile; anche le divisioni greche, che avevano

occupato quasi un terzo dell'Albania, si arresero il 22 aprile. Il 27 aprile le truppe tedesche

occuparono Atene: il re e il governo fuggirono a Creta, che tuttavia fu conquistata il mese dopo.

Seconda fase: estensione della guerra

L'anno dopo la caduta della Francia, il conflitto dilagò, assumendo dimensioni mondiali. Hitler,

pur conducendo nuove campagne nei Balcani, in Africa settentrionale e nei cieli dell'Inghilterra,

schierava adesso il grosso dell'esercito a est, contro l'Unione Sovietica.

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L'intervento degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti rinunciarono adesso alla neutralità e si prepararono allo scontro con il Giappone, in

Asia e nell'oceano Pacifico: dal gennaio 1941 strinsero con la Gran Bretagna accordi per

determinare le strategie da seguire nell'eventualità di una loro entrata in guerra.

Nel marzo 1941 il Congresso americano approvò la legge Affitti e prestiti che riguardava gli

armamenti da concedere a qualsiasi paese designato dal presidente. Questa legge consentì di aiutare

la Gran Bretagna e, dopo l'invasione tedesca nel giugno del 1941, anche l'Unione Sovietica. Gli

Stati Uniti speravano che l'Asse potesse essere sconfitto senza un loro coinvolgimento diretto. Alla

fine dell'estate del 1941 gli Stati Uniti erano in una posizione di guerra non dichiarata con la

Germania. In luglio reparti di marines americani furono dislocati in Islanda, occupata dagli inglesi;

nel maggio del 1940 la marina militare americana ebbe l'incarico di scortare i convogli nelle acque

a ovest dell'Islanda. In settembre il presidente Franklin Delano Roosevelt autorizzò le navi di scorta

ai convogli ad attaccare le navi da guerra dell'Asse.

Nel frattempo, le relazioni USA con il Giappone si erano ulteriormente deteriorate. Nel settembre

1940 il Giappone costrinse il governo di Vichy a cedere la zona nord dell'Indocina. Gli Stati Uniti

proibirono l'esportazione in Giappone di acciaio, ferro e combustibile per l'aviazione. Nell'aprile

1941 i giapponesi firmarono un accordo di neutralità con l'Unione Sovietica, per limitare i possibili

fronti di guerra in vista dello scontro con la Gran Bretagna o con gli Stati Uniti. Quando però la

Germania invase l'Unione Sovietica, in giugno, decisero di rompere l'accordo, pensando a un

attacco contro l'Unione Sovietica da est; in seguito cambiarono idea, e presero la fatale decisione di

portare l'offensiva nel Sud-Est asiatico. Il 23 luglio il Giappone occupò il sud dell'Indocina. Due

giorni dopo Stati Uniti e Gran Bretagna risposero con l'embargo commerciale. Il 7 dicembre 1941,

un'ora prima della dichiarazione ufficiale di guerra, forze aeree e navali giapponesi distruggevano la

flotta americana a Pearl Harbor. Tre giorni dopo le due maggiori unità navali britanniche nel

Pacifico venivano affondate. La guerra investiva così anche l'Estremo Oriente.

L'invasione dell'Unione Sovietica

Lo scontro più imponente della guerra iniziò la mattina del 22 giugno 1941, quando più di tre

milioni di soldati dell'Asse invasero l'Unione Sovietica. Nonostante l'attacco fosse stato apertamente

preparato da mesi, i sovietici furono colti di sorpresa. I capi militari sovietici erano convinti che una

guerra-lampo come quella che aveva piegato la Polonia e la Francia non sarebbe stata possibile

contro l'Unione Sovietica. L'esercito sovietico era numericamente superiore a quello tedesco, aveva

4,5 milioni di soldati schierati sul confine occidentale, il doppio di carri armati e il triplo di aerei.

Molti carri armati e aerei appartenevano a una generazione tecnologica superata, ma alcuni tipi di

mezzi blindati, soprattutto i famosi T-34, erano superiori a quelli tedeschi. Il primo giorno molti

aerei sovietici furono distrutti; lo schieramento dei carri armati, dispersi tra la fanteria, era perdente

nei confronti della concentrazione dei mezzi corazzati tedeschi. Gli ordini dati alla fanteria furono

di contrattaccare senza ritirarsi, ma la maggior parte dei soldati sovietici cadde combattendo o

furono catturati.

Prime vittorie tedesche

Per l'invasione, l'esercito tedesco era stato organizzato in tre gruppi armati, Nord, Centro e Sud,

che puntarono rispettivamente verso Leningrado (attuale San Pietroburgo), Mosca e Kiev. Hitler e i

suoi generali concordavano sul fatto che il problema principale era bloccare l'Armata Rossa e

sconfiggerla prima che potesse ripiegare verso l'interno del paese. Non erano però d'accordo sulla

strategia da seguire. I generali erano convinti che il regime sovietico avrebbe sacrificato qualsiasi

cosa pur di difendere Mosca, la capitale, nodo centrale delle reti stradali e ferroviarie e principale

centro industriale del paese. Per Hitler, invece, l'Ucraina, con le sue risorse naturali, e il Caucaso,

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con il suo petrolio, rappresentavano gli obiettivi più importanti, insieme alla città di Leningrado. Il

compromesso fu trovato nelle tre differenti direttive d'invasione e il grosso dell'esercito si diresse

verso Mosca. I tedeschi prevedevano di vincere in dieci settimane: era un punto essenziale, in

quanto l'inverno russo avrebbe bloccato le operazioni mentre l'impegno bellico nei Balcani aveva

già causato un ritardo di tre settimane.

Churchill offrì ai sovietici un'alleanza e Roosevelt gli aiuti consentiti dalla legge "Affitti e

prestiti", benché i rispettivi consiglieri militari non concedessero più di un mese alle possibilità di

resistenza dell'URSS. Alla fine della prima settimana di luglio, il Gruppo Centro aveva fatto

prigionieri 290.000 soldati sovietici a Biaystok e a Minsk. Il 5 agosto, attraversato il fiume Dnepr, i

tedeschi fecero altri 300.000 prigionieri vicino a Smolensk ed erano ormai prossimi a Mosca.

I russi avevano sacrificato moltissimi soldati e armamenti per difendere Mosca. Hitler, comunque,

non era soddisfatto e, nonostante le proteste dei suoi generali, ordinò al Gruppo Centro di spostare il

grosso degli armamenti a nord e a sud per aiutare gli altri due gruppi d'invasione, fermando in

questo modo l'avanzata verso Mosca. L'8 settembre il Gruppo Nord, insieme a forze finlandesi,

diede il via all'assedio di Leningrado. Il 16 settembre il Gruppo Sud accerchiò Kiev da est, facendo

665.000 prigionieri. A questo punto Hitler decise di riprendere l'avanzata verso Mosca e ordinò ai

mezzi corazzati di ricongiungersi al Gruppo Centro.

L'avanzata verso Mosca

Il Gruppo Centro riprese le azioni il 2 ottobre, catturando in due settimane 663.000 militari

nemici. Le piogge autunnali trasformarono tutto in fango e bloccarono l'avanzata per quasi un mese.

A metà novembre arrivò il freddo e il terreno gelò. Hitler e il comandante del Gruppo Centro,

feldmaresciallo Fëdor von Bock, decisero, nonostante l'inverno, di concludere la campagna del

1941 con la conquista di Mosca.

Verso la seconda metà di novembre Bock mosse verso Mosca, arrivando a 32 km dalla città. La

temperatura era bassissima, la neve copriva le strade, macchine e uomini non erano preparati per

affrontare un freddo così intenso. Il 5 dicembre i generali tedeschi ammisero il blocco totale

dell'avanzata. Carri armati e camion erano congelati, le truppe demoralizzate.

La controffensiva sovietica

Stalin, in accordo con il maresciallo Georgij ukov, aveva trattenuto a Mosca le riserve, tra cui

molti giovani, ma anche veterani dalla Siberia, dove l'Armata Rossa, nel 1939, aveva sconfitto i

giapponesi sul confine con la Manciuria. Il 6 dicembre i sovietici contrattaccarono e, dopo pochi

giorni, le avanguardie corazzate tedesche si ritirarono lasciando sul terreno una quantità di veicoli e

armamenti, inutilizzabili per il freddo.

Su ordine di Stalin, il contrattacco di Mosca dette il via a una controffensiva sull'intero fronte. I

tedeschi non avevano costruito linee di difesa sulla retroguardia e Hitler ordinò alle truppe di non

retrocedere. I russi annientarono molte divisioni, ma i tedeschi resistettero abbastanza per superare

l'inverno e mantenere l'assedio di Leningrado, minacciando Mosca e occupando l'Ucraina.

Per la prima volta dal 1939 falliva un piano tedesco di annientamento del nemico. L'obiettivo di

assicurarsi grandi quantitativi di viveri e materie prime dalla Russia sconfitta non si realizzò perché

le ferrovie erano state distrutte dai sovietici in ritirata, e altrettanto era stato fatto con le colture, il

bestiame e ogni altra risorsa. L'aiuto in materie prime concesse dagli americani, trasportate da

convogli britannici che subirono perdite pesanti nei porti settentrionali della Russia, assicurò ai

sovietici radar, radio e altri equipaggiamenti sofisticati.

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Terza fase: ribaltamento degli equilibri

Alla fine del mese di dicembre, 1941 Roosevelt, Churchill e i rispettivi consiglieri si riunirono a

Washington. Tutti concordarono sulla necessità di sconfiggere prima la Germania e, siccome

l'Inghilterra aveva i mezzi necessari per combattere in Europa, dovevano essere i britannici a

condurre le operazioni, mentre la guerra col Giappone avrebbe impegnato quasi esclusivamente gli

americani. Inoltre fu creato il Combined Chiefs of Staff (CCS), del quale fecero parte i più alti gradi

militari britannici e americani, con sede a Washington, con lo scopo di sviluppare una strategia

comune. Il 1° gennaio 1942 Stati Uniti, Gran Bretagna, Unione Sovietica e altri 23 paesi firmarono

la Dichiarazione delle Nazioni Unite, impegnandosi a non perseguire paci separate. Nazioni Unite

divenne il nome ufficiale della coalizione anti-Asse, ma il termine più usato per indicare queste

potenze rimase quello utilizzato già nella prima guerra mondiale: Alleati.

Sviluppo della strategia alleata

Agli inizi del 1942, gli Stati Uniti non potevano ancora prendere parte a molte delle azioni che

avevano luogo in Europa. Nell'Africa settentrionale, il 10 dicembre 1941 i britannici avevano

liberato Tobruk, prendendo Bengasi, in Libia, due settimane dopo. Rommel contrattaccò alla fine

del gennaio 1942, facendo arretrare il nemico di 300 km, fino ad Al-Ghazalah e Bir Hacheim: a

Tobruk e al confine con l'Egitto si creò una situazione di stallo.

Europa

A questo punto il grande interrogativo era se l'Unione Sovietica sarebbe stata in grado di

sopportare una seconda offensiva tedesca; i russi premevano sugli Stati Uniti e sulla Gran Bretagna

affinché si adoperassero per alleggerire la pressione sul territorio sovietico, aprendo il cosiddetto

"secondo fronte" in Occidente. Il generale George Marshall, capo di Stato Maggiore dell'esercito

americano, era convinto che il modo migliore per aiutare i russi e finire la guerra sarebbe stato

allestire una concentrazione di forze in Inghilterra, e sferrare l'attacco attraverso la Manica. Le

operazioni avrebbero dovuto iniziare nella primavera del 1943, o prima ancora, se l'Unione

Sovietica fosse stata sull'orlo del collasso. Gli inglesi però non volevano aprire altri fronti prima di

aver vinto in Africa settentrionale, e non credevano alla possibilità di raccogliere in Inghilterra un

esercito abbastanza forte per attraversare la Manica entro il 1943.

Fu Rommel a risolvere questa controversia. Nel mese di giugno entrò a Tobruk, sfondò in Egitto e

raggiunse El-Alamein. A questo punto gli americani convennero che era necessario rimandare

l'attacco attraverso la Manica e si prepararono per l'invasione dell'Africa Settentrionale Francese.

Il Pacifico

Nel frattempo, pur nel quadro della strategia che vedeva la sconfitta della Germania come primo

obiettivo, gli americani si stavano orientando verso l'azione diretta contro il Giappone. Nel maggio

1942 la battaglia del mar dei Coralli e la battaglia delle Midway nel giugno 1942 avevano fermato i

giapponesi nel Pacifico centrale, ma l'avanzata nipponica proseguì nel Pacifico sudoccidentale

attraverso le isole Salomone, e via terra verso la Nuova Guinea. Il 2 luglio 1942 gli americani

scatenarono la controffensiva nel Pacifico sudoccidentale.

L'offensiva anglo-americana in Nord Africa

Tra la primavera e l'estate del 1942 la situazione nell'Africa settentrionale volgeva a favore

dell'Asse. Così, il 31 agosto, Rommel e l'Afrikakorps sferrarono un attacco lungo il fianco sud del

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fronte britannico, presso Alam Halfa, a sud-est di El-Alamein, ma furono respinti il 7 settembre

(vedi Battaglia di El-Alamein). La controffensiva alleata, guidata dal generale britannico

Montgomery, fu lanciata il 23 ottobre; l'8 novembre, dopo durissimi scontri, Rommel diede l'ordine

di ritirata alle truppe. Dopo alcuni mesi di resistenza, respinte dalle forze inglesi e francesi fino in

Tunisia, le divisioni italo-tedesche si arrendono il 13 maggio.

Il fronte russo: estate 1942

Alle vittorie invernali sovietiche era succeduta una serie di sconfitte nella primavera del 1942,

costate all'URSS più di mezzo milione di prigionieri. Anche i tedeschi avevano commesso un

grande errore, fermando la produzione della maggior parte degli armamenti e delle munizioni

destinati all'esercito per potenziare la produzione industriale per l'aeronautica e la marina militare,

nello sforzo di sconfiggere finalmente la Gran Bretagna. Hitler aveva comunque sufficienti truppe

ed armamenti per costringere l'Unione Sovietica a sacrificare il grosso delle sue truppe nel tentativo

di difendere i bacini minerari del Donbass e i giacimenti petroliferi del Caucaso.

La campagna tedesca verso il Caucaso

Le offensive cominciarono a est di Kharkiv il 28 giugno e in meno di quattro settimane i tedeschi

furono a est del fiume Don. Le distanze percorse erano grandissime, ma Stalin e i suoi generali,

convinti che i tedeschi avrebbero puntato per la seconda volta su Mosca, avevano trattenuto le

riserve e ordinato all'esercito del sud di ritirarsi.

Hitler, incoraggiato dalla facilità dell'avanzata, cambiò i piani. All'inizio si era prefisso di avanzare

verso Stalingrado (Volgograd), fino al fiume Volga per inviare le truppe verso sud, nel Caucaso,

solo in un secondo momento; il 23 luglio ordinò invece a parte dell'armata di continuare l'avanzata

verso Stalingrado, e ad altri effettivi, un terzo dell'intera forza, di raggiungere il basso Don e

prendere i giacimenti petroliferi di Majkop, Grozny e Baku.

L'assedio di Stalingrado

L'Unione Sovietica toccò il suo momento peggiore alla fine del luglio 1942. Il 28 luglio Stalin

pronunciò il suo famoso "Neanche un passo indietro!" e chiese alle truppe di combattere una guerra

"patriottica" per la Russia. ukov, che aveva organizzato la controffensiva di Mosca nel dicembre

1941, e il capo del comando supremo, Aleksandr Vasilyevsky, proposero di indebolire il nemico

obbligandolo a un sanguinoso combattimento in città mentre loro raccoglievano le forze per sferrare

il contrattacco. La battaglia di Stalingrado era cominciata.

Il 19 novembre, in una mattina di nebbia e neve, l'avanguardia corazzata sovietica entrò in

contatto con i rumeni a ovest e a sud di Stalingrado. Hitler ordinò al comandante della VI Armata,

generale Friedrich von Paulus, di resistere, promettendogli imminente aiuto aereo. Il tentativo di

fornire rifornimenti fallì, e la VI Armata, che, condannata alla distruzione, voleva tentare di

rompere l'accerchiamento, ne fu impedita da un ordine di Hitler. Von Paulus si arrese il 31 gennaio

1943. La battaglia di Stalingrado costò 200.000 uomini ai tedeschi, costretti a ritirarsi dal Caucaso e

a retrocedere fino quasi al punto da dove era partita l'offensiva dell'estate 1942.

Guadalcanal

Nell'estate del 1942, Stalingrado e il Caucaso erano apparentemente sul punto di cadere nelle mani

di Hitler, e Rommel non era lontano dal canale di Suez. I giapponesi avevano occupato

Guadalcanal, nell'estremo sud delle isole Salomone, e puntavano su Port Moresby.

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Gli americani sbarcarono a Guadalcanal il 7 agosto 1942. La reazione del Giappone fu pronta e

violenta. Le perdite in navi e aerei furono pesanti per entrambe le parti, ma i giapponesi ne uscirono

sconfitti, dopo più di quattro mesi di scontri.

La conferenza di Casablanca

Dal 14 al 24 gennaio 1943 Roosevelt, Churchill e i loro consiglieri s'incontrarono a Casablanca

per preparare la strategia da adottare dopo la campagna in Nord Africa. Gli americani desideravano

procedere con l'attacco ai tedeschi attraverso la Manica. Gli inglesi sostenevano i vantaggi di

raccogliere, come disse Churchill, i "grandi premi" che si sarebbero riscossi nel Mediterraneo, in

Italia.

Offensive aeree in Germania

Come preludio del rinviato attacco attraverso la Manica, gli anglo-americani decisero di scatenare

un'offensiva aerea contro la Germania. I britannici lanciarono quattro bombardamenti incendiari su

Amburgo, alla fine del luglio 1943. Nell'ottobre 1943, gli americani attaccarono gli stabilimenti di

cuscinetti a sfere di Schweinfurt, perdendo però il 25% degli aerei; i bombardamenti diurni furono

sospesi, in attesa che fossero disponibili i cacciabombardieri a lungo raggio.

La battaglia di Kursk

Hitler, pur sapendo di non essere in grado di affrontare un'altra offensiva, il 5 luglio dette il via

alla battaglia di Kursk, attaccando dal nord e dal sud il fronte, in prossimità di Kursk. Nel più

grande scontro tra forze corazzate della guerra, i sovietici seppero resistere. Hitler sospese le

operazioni, perché gli anglo-americani erano appena sbarcati in Sicilia. Dopo Kursk, l'iniziativa

strategica nell'Europa orientale passò definitivamente all'armata sovietica.

La campagna d'Italia

Il 10 luglio 1943, tre divisioni americane, una canadese e tre inglesi sbarcarono in Sicilia battendo

quattro divisioni italiane e due tedesche e superando, il 17 agosto, l'ultima resistenza dell'Asse.

Mussolini era stato rovesciato il 25 luglio, il nuovo governo italiano, presieduto da Badoglio, aveva

avviato i negoziati firmando il 3 settembre un armistizio segreto, reso pubblico l'8 settembre. I

tedeschi occuparono militarmente l'Italia centrosettentrionale, mentre il governo italiano fuggiva nel

Meridione, riparando presso gli Alleati e abbandonando a se stesso l'esercito, privo di ordini chiari.

Mussolini fu liberato dai tedeschi e trasferito al nord, dove nacque la Repubblica di Salò.

Il 3 settembre, truppe dell'VIII Armata guidate da Montgomery attraversavano lo stretto di

Messina. Il 9 settembre la V Armata americana, al comando del generale Clark, sbarcava nei pressi

di Salerno; il 12 ottobre gli anglo-americani avevano già stabilito una solida linea attraverso la

penisola dal fiume Volturno, a nord di Napoli, fino a Termoli, sulla costa adriatica. Per la fine

dell'anno la resistenza tedesca aveva fermato gli Alleati a circa 100 km a sud di Roma. Lo sbarco ad

Anzio, il 22 gennaio del 1944, non riuscì a fare progredire l'esercito alleato perché i tedeschi si

erano attestati lungo il fiume Liri e a Cassino.

Strategia alleata contro il Giappone e progressi nel Pacifico

La strategia della guerra contro il Giappone fu sviluppata per stadi nel corso del 1943. All'inizio,

l'obiettivo era di stabilire basi sulla costa cinese (da dove il Giappone avrebbe potuto essere

bombardato e successivamente invaso), con azioni inglesi e cinesi dalla Birmania e dalla Cina

orientale, e incursioni americane sulle isole del Pacifico centrale e sudoccidentale, fino a Formosa

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(oggi Taiwan) e alla Cina. A metà anno fu chiaro che né gli obiettivi britannici né quelli cinesi

sarebbero stati raggiunti, e quindi ci si concentrò sugli obiettivi americani.

Le principali operazioni ebbero come teatro il Pacifico sudoccidentale, dove le truppe americane e

quelle dell'Anzac, al comando dell'ammiraglio William Halsey, avanzarono lungo le isole

Salomone. Gli australiani e gli americani, al comando di MacArthur, costrinsero i giapponesi a

ritirarsi lungo la costa orientale della Nuova Guinea. L'obiettivo di MacArthur e Halsey, fissato nel

1942, era la conquista di Rabaul. Gli sbarchi al Capo Gloucester e in Nuova Britannia a dicembre

1943, nelle isole dell'Ammiragliato a febbraio del 1944, e nell'isola Emira a marzo dello stesso anno

chiusero in una morsa Rabaul. La guarnigione giapponese di 100.000 uomini non poteva più essere

evacuata.

Il primo sbarco nel Pacifico centrale avvenne nelle isole Gilbert, a Makin e Tarawa, nel novembre

1943.

Quarta fase: la vittoria alleata

Nella prima settimana dell'agosto 1943, le linee tedesche a nord e a ovest di Kharkiv furono

investite dalla controffensiva sovietica. Il 15 settembre Hitler permise al Gruppo Sud di ritirarsi

ukov e Vasilyevsky,

verso il Dnepr per evitare la sconfitta. Le armate sovietiche, al comando di

allargarono le teste di ponte, isolando l'armata tedesca in Crimea nel mese di ottobre, conquistando

Kiev il 6 novembre e rimanendo all'offensiva per tutto l'inverno.

La conferenza di Teheran

Alla fine di novembre si incontrarono per la prima volta Roosevelt, Churchill e Stalin. Il

presidente americano e il primo ministro inglese avevano già approvato il piano d'attacco attraverso

la Manica, chiamato in codice Overlord, e Roosevelt era del parere che si dovesse partire col piano

appena le condizioni meteorologiche fossero state favorevoli, nel 1944. Nella conferenza di

Teheran, al contrario, Churchill si disse favorevole a dare la precedenza allo sviluppo delle

offensive in Italia, nei Balcani e nel sud della Francia. Stalin si dichiarò d'accordo con Roosevelt e

quindi Overlord fu programmato per il maggio 1944. Dopo l'incontro, Eisenhower fu richiamato dal

Mediterraneo ed ebbe il comando supremo delle forze alleate, con il compito di organizzare e

guidare Overlord.

La conferenza di Teheran segnò il punto culminante dell'alleanza interalleata.

Contemporaneamente, però, si sviluppavano tensioni nella compagine alleata, via via che le armate

sovietiche cominciavano ad avvicinarsi ai confini dei piccoli stati dell'Europa orientale. Stalin aveva

troncato ogni relazione col governo polacco in esilio a Londra, e a Teheran sostenne fermamente

che la frontiera sovietico-polacca del dopoguerra doveva essere quella stabilita dopo la sconfitta

polacca del 1939. Inoltre reagì con malcelata ostilità alla proposta di Churchill di un attacco anglo-

americano nei Balcani.

I preparativi tedeschi per Overlord e lo sbarco in Normandia

Hitler aspettava l'invasione dell'Europa nordoccidentale per la primavera del 1944 ed era convinto

che se fosse riuscito a respingere americani e britannici, avrebbe avuto in pugno le sorti della

guerra. Successivamente avrebbe inviato tutte le sue truppe a combattere i sovietici. Pertanto

destinò rinforzi al solo fronte occidentale.

Nel gennaio 1944, un'offensiva sovietica tolse l'assedio a Leningrado e fece retrocedere il Gruppo

Nord fino alla linea tra il fiume Narva e il lago Peipus. Nuove offensive del marzo e dell'aprile

51

ricacciarono i tedeschi nell'ampia distesa tra le paludi del Pripjat e il mar Nero, cioè fuori dal

territorio sovietico.

Il 6 giugno 1944, D-Day, giorno dell'invasione secondo il piano Overlord, la prima armata

statunitense al comando del generale Omar Bradley e la seconda armata britannica al comando del

generale Miles Dempsey riuscirono a stabilire teste di ponte in Normandia. Cominciò così lo sbarco

in Normandia.

La riconquista sovietica della Bielorussia

Sul fronte orientale tedesco non vi furono operazioni durante le prime tre settimane del giugno

1944; Hitler si aspettava un'offensiva sul lato meridionale del fronte, dove i sovietici, dopo la

battaglia di Stalingrado, avevano concentrato le forze. La Bielorussia era controllata dal Gruppo

Centro, che non si aspettava certo un attacco da quel lato. Tuttavia, il 22 e il 23 giugno 1944 quattro

contingenti sovietici (due guidati daukov e due da Vasiljevskij) sferrarono l'attacco al Gruppo

Centro, sconfiggendolo. Minsk, la capitale della Bielorussia, fu presa dai sovietici il 3 luglio; l'8

luglio, la IV Armata tedesca dovette abbandonare i combattimenti, consentendo all'Armata Rossa di

dirigersi verso la Prussia orientale e la Polonia.

Il complotto contro Hitler

Nel mese di luglio un gruppo di ufficiali organizzò un attentato per uccidere Hitler (complotto di

luglio): il 20 luglio, l'esplosione di una bomba piazzata nel quartier generale di Rastenburg, nella

Prussia orientale, uccise alcuni ufficiali ma Hitler ne uscì indenne. Gli ufficiali sospettati di aver

preso parte al complotto furono brutalmente soppressi.

La liberazione della Francia

Intanto, le truppe corazzate sbarcate in Normandia, guidate dal generale Patton, avevano occupato

la Bretagna e si erano spinte all'interno della Francia, conquistando Le Mans, Chartres e Orléans. Il

25 agosto le forze americane, insieme alle forze della Resistenza francese, guidate dal generale

Charles de Gaulle, liberarono Parigi. Entro settembre quasi tutto il territorio francese era stato

liberato.

Pausa nell'offensiva occidentale

Sul fronte occidentale, Bradley e Montgomery guidarono l'offensiva che, a nord della Senna, si

dirigeva verso il Belgio, mentre gli americani avanzarono in direzione del confine franco-tedesco.

Le truppe di Montgomery conquistarono Anversa il 3 settembre 1944 e l'11 settembre le prime

guarnigioni americane varcarono il confine tedesco. L'offensiva subì a questo punto una fase

d'arresto: Montgomery aveva raggiunto le barriere fluviali della Mosa e del Basso Reno mentre gli

americani erano bloccati sulla linea Maginot. Il tentativo di sfondamento operato da Montgomery

nella battaglia di Arnhem fu un completo fallimento.

L'insurrezione di Varsavia

Il 20 luglio avanguardie sovietiche raggiunsero le coste del Baltico, nei pressi di Riga, tagliando le

vie di comunicazione terrestri del Gruppo Centro con il fronte tedesco. Il 31 luglio, il comandante

dell'armata partigiana polacca, generale Tadeusz Komorowski, detto "generale Bor", organizzò

l'insurrezione di Varsavia. Gli insorti, fedeli al governo anticomunista in esilio a Londra, crearono

per diversi giorni gravi disagi ai tedeschi. 52

La sconfitta delle potenze dell'Asse

Un'offensiva sovietica effettuata tra i Carpazi e il mar Nero a fine agosto ebbe come risultato

l'armistizio chiesto tre giorni dopo dalla Romania. La Bulgaria, che non aveva mai dichiarato guerra

all'Unione Sovietica, si arrese il 9 settembre. Il 19 e il 20 ottobre le truppe sovietiche presero

Belgrado e vi insediarono un governo comunista sotto la guida di Tito. In Ungheria i sovietici

arrivarono alle porte di Budapest alla fine di novembre.

L'avanzata degli Alleati in Italia

In Italia, tra la primavera e l'estate del 1944, le armate di Clark, che comprendevano truppe

americane, britanniche, francesi e polacche, presero Cassino il 18 maggio. Cinque giorni dopo, la

rottura dell'accerchiamento della testa di sbarco ad Anzio costrinse i tedeschi ad abbandonare la

linea Gustav; gli Alleati entrarono a Roma, dichiarata città aperta dal 4 giugno. L'avanzata continuò

verso nord senza problemi, ma rischiò di perdere impeto perché le divisioni americane e francesi si

sarebbero presto dovute dedicare all'invasione della Francia meridionale. Dopo aver conquistato

Ancona e Firenze, la seconda settimana di agosto, gli Alleati si arrestarono sulla linea Gotica, che

bloccò sino a tutto l'inverno l'accesso alla valle del Po, mentre nel nord del paese, occupato dai

nazisti, si sviluppava la Resistenza partigiana.

La battaglia del mar delle Filippine

Le operazioni contro il Giappone, nel Pacifico, nel 1944 subirono un'accelerazione: in primavera

gli Alleati avevano pianificato un'avanzata al comando del generale MacArthur attraverso la Nuova

Guinea, sino alle Filippine. Una seconda operazione sarebbe stata guidata dall'ammiraglio Nimitz

attraverso il Pacifico centrale, fino alle isole Marianne e Caroline.

Il 19 e il 20 giugno la prima flotta mobile dell'ammiraglio Ozawa Jisaburo incrociò l'Unità

operativa statunitense 58 comandata dall'ammiraglio Mitscher. Nella battaglia, che passò alla storia

come "battaglia del mar delle Filippine", i caccia americani abbatterono gran parte degli aerei

giapponesi mentre i sottomarini americani affondarono tre portaerei. Ozawa virò verso Okinawa

con 35 aerei rimasti su 326. Mitscher perse soltanto ventisei apparecchi e tre navi riportarono danni

non gravi.

Nuova strategia nel Pacifico

Il 15 giugno le forze americane sbarcarono a Saipan; il 10 agosto avevano conquistato Guam,

obiettivo chiave della strategia ideata per porre fine al conflitto. L'isola poteva ospitare le basi per i

nuovi bombardieri americani a lungo raggio, i B-29 Superfortress, in grado di raggiungere Tokyo e

le città giapponesi. La superiorità navale americana nel Pacifico consentiva di pensare all'invasione

del Giappone: i bombardamenti cominciarono nel novembre 1944, mentre proseguivano le

operazioni nelle Caroline e nelle Filippine.

La battaglia aerea in Europa e l'offensiva delle Ardenne

La più importante azione aerea contro la Germania ebbe luogo nell'autunno 1944: i

bombardamenti inglesi e americani colpirono sia obiettivi militari sia le città tedesche. Hitler reagì

lanciando contro Londra i missili V1 e V2. Ma, nel mese di ottobre, le migliori basi di lancio,

situate nel nord-ovest della Francia e in Belgio, furono conquistate dagli Alleati.

L'accorciamento dei fronti a est e a ovest e la pausa dei combattimenti di terra avevano dato a Hitler

la possibilità di creare una riserva di circa venticinque divisioni che decise di utilizzare contro gli

anglo-americani, dalle Ardenne, attraverso il Belgio fino ad Anversa.

53

Il 16 dicembre aveva inizio la battaglia delle Ardenne. Gli Alleati, colti di sorpresa, riuscirono

tuttavia a mantenere centri strategici come Saint-Vith e Bastogne fino all'intervento dell'aviazione.

L'ultimo tentativo tedesco di riconquistare Anversa venne respinto solo alla fine di gennaio. Alla

fine di febbraio l'avanzata alleata verso la Germania riprendeva.

La conferenza di Jalta

Dal 4 all'11 febbraio 1945 ebbe luogo la conferenza di Jalta, in Crimea, tra i capi di stato di Stati

Uniti (Roosevelt), Gran Bretagna (Churchill) e Unione Sovietica (Stalin). In questa occasione Stalin

si impegnò a entrare in guerra contro il Giappone entro tre mesi dalla capitolazione tedesca, in

cambio di concessioni territoriali nell'Estremo Oriente.

Nel corso della conferenza si stabilì inoltre la strategia da seguire contro la Germania e

l'organizzazione del paese alla fine del conflitto.

L'avanzata sul Reno

All'inizio di marzo le armate alleate raggiunsero il Reno e occuparono teste di ponte tra Bonn e

Coblenza e a sud di Magonza: alla fine di marzo l'intero schieramento tedesco sul fiume crollò;

Einsenhower ordinò alle truppe di proseguire verso est.

Il 1° aprile gli americani accerchiarono il bacino della Ruhr, facendo prigionieri 325.000 soldati

tedeschi. Il 5 aprile gli inglesi varcarono il Weser, puntando verso l'Elba. L'11 aprile gli alleati

raggiunsero l'Elba vicino a Magdeburgo, e il giorno dopo si formò una testa di ponte sulla riva

orientale, a 120 km da Berlino.

Mentre gli inglesi (soprattutto Churchill e Montgomery) e alcuni americani consideravano Berlino

l'obiettivo più importante, per Eisenhower era essenziale che le truppe anglo-americane potessero

congiungersi con quelle russe più a sud, tra Lipsia e Dresda. L'Armata Rossa, che si era attestata ai

primi di febbraio sull'Oder, all'inizio di aprile cominciò a concentrarsi su Berlino, che divenne

quindi l'obiettivo prioritario.

Le ultime battaglie in Europa e la resa della Germania

In Italia, il 14 e il 16 aprile 1945 la V Armata americana e l'VIII Armata britannica lanciarono

l'offensiva verso la pianura padana: le truppe tedesche si arresero il 2 maggio. Il 16 aprile cominciò

l'avanzata sovietica verso Berlino. Il 20 aprile la VII Armata americana conquistò Norimberga.

Quattro giorni dopo le armate sovietiche circondarono la città. Il 25 aprile la V Armata sovietica e

la I Armata americana s'incontrarono a Torgau, sull'Elba, a nord-est di Lipsia. L'ultima settimana di

aprile la resistenza contro gli anglo-americani cessò, ma sul fronte orientale le truppe tedesche

continuarono a battersi disperatamente contro i sovietici.

Hitler decise di restare a Berlino, mentre la maggior parte dei suoi collaboratori politici e militari

fuggirono. Il 30 aprile, chiuso nel suo bunker, Hitler si suicidò insieme con Eva Braun e, come

ultimo atto ufficiale, nominò suo successore l'ammiraglio Karl Dönitz, che chiese la resa. Il suo

rappresentante, generale Alfred Jodl, firmò la capitolazione delle forze armate tedesche nel quartier

generale di Eisenhower il 7 maggio a Reims; un secondo documento fu firmato a Berlino, nel

quartier generale sovietico, il giorno seguente.

La sconfitta del Giappone

All'inizio del 1945, nel Pacifico, la fine della guerra non sembrava vicina: la marina nipponica

non era in grado di sferrare attacchi massicci ma i kamikaze effettuarono azioni suicide durante i

combattimenti di Luzon, nelle Filippine, distruggendo 17 navi statunitensi e danneggiandone 50.

54

Iwo Jima e Okinawa

Il 19 febbraio si scatenò la battaglia di Iwo Jima che si protrasse sino al 16 marzo: i due aeroporti

dell'isola fornirono le basi di lancio per i B-29 e permisero ai caccia di appoggiare i bombardieri

durante le offensive effettuate sulle città giapponesi. Il 1° aprile la X Armata americana sbarcò a

Okinawa, a 500 km da Kyushu, l'isola più meridionale del Giappone.

Hiroshima e Nagasaki

Kyushu costituiva l'obiettivo principale; l'attacco fu fissato per il novembre 1945, anche se una

facile vittoria sembrava improbabile. Lo sbarco a Kyushu non avvenne mai; il governo americano

adottò una nuova strategia che si basava sull'uso delle armi nucleari. La prima esplosione atomica,

per così dire "di prova", ebbe luogo ad Alamogordo, nel New Mexico, il 16 luglio 1945.

Altre due bombe erano state costruite e si decise di usarle per costringere il Giappone alla resa. Il

presidente americano Truman, succeduto a Roosevelt, ordinò i bombardamenti atomici su

Hiroshima e Nagasaki, effettuati il 6 e il 9 agosto. Intanto, l'8 agosto, l'Unione Sovietica aveva

dichiarato guerra al Giappone; il giorno dopo invase la Manciuria.

La resa del Giappone

Il 14 agosto l'imperatore Hirohito fece trasmettere via radio un comunicato che annunciava la resa

incondizionata del Giappone. Il 2 settembre, a bordo della corazzata Missouri, nella baia di Tokyo, i

rappresentanti del governo nipponico firmarono davanti al generale MacArthur il documento di

capitolazione.

Effetti della guerra

Secondo le statistiche, la seconda guerra mondiale fu la guerra più devastante in quanto a perdite

umane e distruzione materiale. Il conflitto, che coinvolse 61 nazioni, provocò la morte di circa 55

milioni di persone, tra militari e civili: l'Unione Sovietica ebbe circa 20 milioni di morti; la Cina

13,5 milioni; la Germania 7,3 milioni; la Polonia 5,5 milioni; il Giappone 2 milioni; la Iugolsavia

1,6 milioni; la Romania 665.000; la Francia 610.000; l'impero britannico 510.000; l'Italia 410.000;

l'Ungheria 400.000; la Cecoslovacchia 340.000; gli Stati Uniti 300.000. Gli sviluppi tecnologici e

scientifici fecero della guerra un conflitto di una ferocia senza paragoni; la popolazione civile fu

coinvolta direttamente nei combattimenti e nelle rappresaglie e fu colpita soprattutto a causa dei

bombardamenti aerei. L'evento più grave fu tuttavia la deportazione e lo sterminio di oltre cinque

milioni di ebrei nei campi di concentramento nazisti, la cosiddetta "soluzione finale" del "problema"

ebraico (vedi Olocausto).

Alla fine della guerra, la situazione mondiale era mutata radicalmente: l'Europa usciva dal

conflitto in posizione di dipendenza rispetto alle due potenze vincitrici, Stati Uniti e Unione

Sovietica, attorno alle quali nacque un nuovo equilibrio politico mondiale. L'alleanza tra USA e

URSS si trasformò nei decenni seguenti in rivalità tra le due potenze, rivalità che si manifestò nella

cosiddetta Guerra Fredda. 55

LEZIONE N. 4) STORIA CONTEMPORANEA

CAPITOLO N. 10) IL MONDO DIVISO

1) LE CONSEGUENZE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

La seconda guerra mondiale sancì la crisi definitiva della supremazia europea e l’emergere di due

superpotenze, Usa e Urss. Nasceva così un nuovo equilibrio internazionale di tipo bipolare. Gli

orrori della guerra, le rivelazioni sullo sterminio degli ebrei, lo spaventoso potere distruttivo della

bomba atomica colpirono profondamente l’opinione pubblica e spinsero le potente vincitrici a

cercare basi più stabili e regole nuove per i rapporti internazionali.

2) LE NAZIONI UNITE E IL NUOVO ORDINE ECONOMICO

La creazione dell’Onu (1945) rappresentò il risultato più importante del tentativo di dare vita a un

nuovo ordine internazionale capace di scongiurare nuovi conflitti. La creazione del Fondo

monetario internazionale della Banca mondiale (1944), gli accordi commerciali Gatt (1947), il

primato del dollaro come valuta internazionale furono gli strumenti della ripresa economica

occidentale.

3) LA FINE DELLA GRANDE ALLEANZA

La “grande alleanza” fra le potenze vincitrici aveva già cominciato ad incrinarsi già prima della

fine della guerra, in relazione al problema del futuro della Germania e al controllo dell’Urss sui

paesi dell’Europa orientale. La conferenza della pace (Parigi, luglio-ottobre 1946) lasciò irrisolto il

problema tedesco.

4) LA “GUERRA FREDDA” E LA DIVISIONE DELL’EUROPA

Alla fine della guerra truppe americane, inglesi, francesi e sovietiche occuparono il suolo tedesco,

una parte del quale fu ceduto alla Polonia. Le zone di occupazione furono ben delimitate. Fra il

1947 e il 1949 USA, Gran Bretagna e Francia unificarono le rispettive zone, mentre nella sua zona

l’URSS dava il via a misure economiche e politiche miranti alla costituzione di una repubblica

tedesca comunista. Si assisteva dunque nel 1949 alla formazione di due ben distinte Germanie: ad

ovest veniva costituita la Repubblica Federale Tedesca (con capitale Bonn), mentre ad est si

formava la Repubblica Democratica Tedesca (con capitale Berlino). L’aspetto che la Germania

andava assumendo rispecchiava una situazione più generale: attorno alle due grandi potenze

vincitrici si erano formati due blocchi di stati. Ad Occidente, Francia e Gran Bretagna erano

economicamente dipendenti dal colosso USA, che inoltre faceva sentire il suo peso su paesi come

l’Italia, da esso liberati. Ad Oriente regimi comunisti sorgevano nei paesi liberati dall’Armata

Rossa. Il principio di spartizione dell’Europa in zone di influenza, formulato già durante il conflitto,

cominciava a trovare attuazione.

La Francia e l’Inghilterra diedero atto al processo di decolonizzazione, che indebolì il loro ruolo

di potenza. Usciti vittoriosi dalla seconda guerra mondiale, Unione Sovietica e Stati Uniti, al

contrario, costituivano ormai le due maggiori potenze del mondo. A causa della diversità dei loro

sistemi politici ed economici, non potevano però riuscire a trovare un accordo. I governi americani,

nella loro visione, consideravano l’Occidente come il “mondo libero”;Il mondo libero poteva

divenire il mondo intero a mano a mano che i paesi del blocco sovietico fossero stati “liberati” dalla

schiavitù comunista. Inoltre essi temevano l’espansione del dominio sovietico in Europa e perciò

favorirono l’allontanamento dei partiti socialisti, ma soprattutto comunisti, da tutti i governi degli

56

stati dell’Europa occidentale. Il 5 giugno del 1947 gli USA dettero avvio a un vasto piano di

assistenza economica ai paesi europei fidati, il cosiddetto Piano Marshall; Questi aiuti, oltre a

permettere ai paesi beneficiari il superamento delle gravi difficoltà economiche dovute al tremendo

impegno della ricostruzione, consentivano politicamente il rafforzamento dei regimi democratici e

per contro l’indebolimento delle aspirazioni irrealizzabili filosofiche o rivoluzionarie dei partiti

comunisti occidentali. Nel 1949 gli Stati Uniti stabilirono con alcuni paesi europei, tra cui l’Italia, la

Francia e l’Inghilterra, un’alleanza difensiva che prese il nome di NATO (North Atlantic Treaty

Organization). Dal canto suo il governo sovietico, temendo l’espansione degli Stati Uniti in Europa,

operò affinché in tutta l’Europa orientale si formassero governi comunisti. Tra il ’47 ed il ’48, dalla

Polonia alla Bulgaria, si instaurarono governi di tipo comunista strettamente legati all’URSS di

Stalin e i partiti d’opposizione furono sciolti. Questi stati stabilirono con l’Unione Sovietica

un’alleanza militare, il Patto di Varsavia. Si formarono così effettivamente i due blocchi militari,

uno dipendente dagli USA e uno dagli URSS, era l’inizio della “Guerra Fredda”.

Il termine “Guerra Fredda” sintetizza in modo efficace la situazione che si presentò negli anni

immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale. In un pianeta dominato da due

potenze, entrambe in lizza per il primato e per l’egemonia mondiale, e radicalmente contrapposte

sul piano ideologico, il conflitto sembrava inevitabile. Il mondo dove due contendenti avevano

armamenti tali che una guerra avrebbe avuto conseguenze intollerabili anche per il “vincitore”, il

conflitto era impraticabile. Si determinò così una situazione di “guerra fredda”: Guerra, perché la

contrapposizione tra i contendenti sembrava un vero e proprio conflitto, e perché all’interno dei

paesi coinvolti andava delineandosi una mobilitazione militare, economica e psicologica “di

guerra”; Fredda, perché le armi, che continuavano ad essere prodotte e accumulate, non potevano

essere usate. Si può definire come “guerra fredda” tutto l’assetto mondiale dall’immediato

dopoguerra fino alla fine degli anni ottanta. Questo lungo periodo, però, ha avuto 3 fasi: la prima di

“guerra fredda”vera e propria, durata dal 1947 ai primi anni sessanta; la seconda, detta la fase di

“distensione”, negli anni sessanta e nei primi anni settanta; quindi, dopo il 1973, una nuova fase di

tensione internazionale basata però su strumenti in parte nuovi.

Le armi a disposizione degli strateghi, dall’una e dall’altra parte, erano: Gli arsenali militari stessi,

per l’esigenza di poter proseguire il conflitto eventuale dopo il “primo colpo” rappresentato dalle

armi atomiche; Nel capo delle armi nucleari, con esse vi fu uno sviluppo parallelo, tra le due

potenze, di armamenti sempre più distruttivi e sofisticati, fino alla capacità di distruggere più volte

l’intero pianeta. La competizione nell’accumulo di armi, in questo conflitto, divenne una sorta di

sostituto simbolico dell’uso effettivo delle armi stesse.

Le armi atomiche corrisposero a una funzione di “dissuasione” (minacciare l’avversario in modo

da impedirgli qualsiasi mossa aggressiva). Accanto alla “dissuasione” la guerra fredda prevedeva

l’uso di strumenti di “persuasione” e di “sovversione”. Strumento fondamentale di “persuasione”

era naturalmente la diplomazia; Con lo sviluppo degli organismi internazionali, i canali diplomatici,

negli anni successivi al 1945, conobbero un arricchimento e una crescita di complessità tali da

provocare uno spostamento graduale degli equilibri, nel corso dei decenni: da un prevalere

dell’influenza americana si passò alla crescita dei paesi decolonizzati spesso disponibili ad accordi

con l’URSS.

Altro grande strumento di persuasione apparve l’azione propagandistica: l’età della guerra fredda

fu anche l’età di un uso spregiudicato, dall’una e dall’altra parte, di mezzi di comunicazione di

massa, in primo luogo della radio, per condizionare l’opinione pubblica del paese avversario. Inoltre

la “sovversione”: ovvero l’uso di strumenti clandestini, fino al terrorismo, per infiltrarsi nell’area

dell’avversario, minandone la capacità di controllo.

57

5) L’UNIONE SOVIETICA E LE “DEMOCRAZIE POPOLARI”

Lo stalinismo accentuò i suoi connotati autocratici e repressivi.

La ricostruzione economica sovietica fu molto rapida, anche grazie alle riparazioni imposte ai paesi

ex nemici. La priorità andò all’industria pesante.

La tecnologia creò la bomba atomica e la bomba all’idrogeno.

In politica estera i paesi dell’Europa orientale occupati furono trasformati in democrazie popolari.

Stalin voleva costituire in Polonia un governo amico dell’Urss, anche per la sua posizione

strategica; gli inglesi invece volevano difendere l’indipendenza della Polonia,per la quale erano

entrati in guerra nel ’39.

Giugno 1945: a Varsavia si instaura un governo presieduto dal socialista Morawski, ma in realtà

controllato dai comunisti.

Gennaio 1947: elezioni; vincono i comunisti, che iniziano ad eliminare le altre forze politiche.

In Ungheria le forze non comuniste che cercavano di resistere erano particolarmente tenaci,

soprattutto il Partito dei contadini; i comunisti iniziarono una campagna di arresti contro gli

avversari→ processo di sovietizzzione dell’Ungheria.

In Cecoslovacchia le elezioni del 1946 avevano portato al governo il comunista Gottwald e il

governo fondato sull’alleanza fra i partiti di sinistra. QUESta coalizione si ruppeper l’ostilità dei

comunisti all’accettazione degli aiuti del piano Marshall. I comunisti attuarono quindi una violenta

campagna contro gli avversari e costrinsero il presidente della Repubblica Benes ad affidare il

potere ad un loro nuovo governo. In marzo morì il ministro degli esteri Masaryk, l’unico non

comunista del nuovo ministero.

Dopo le elezioni del ’48 il presidente si dimise.

In Jugoslavia i comunisti guidati da Tito si imposero al governo, i comunisti jugoslavi si staccarono

poi dalle direttive di Stalin, che li condannò.

Negli altri paesi dell’Europa orientale la diffusione del comunismo portò modernizzazione e

decollo economico, ma anche forte compressione dei consumi e del tenore di vita; essi rimasero

stati satelliti subordinati allo Stato-guida. I tassi di cambio e i prezzi vennero regolati attraverso il

Consiglio di mutua assistenza economica (Comecon).

6) GLI STATI UNITI E L’EUROPA OCCIDENTALE NEGLI ANNI DELLA

RICOSTRUZIONE

Gli Stati Uniti dovettero affrontare un problema di riconversione: il sistema economico orientato e

stimolato dalla guerra doveva essere riorganizzato a scopi di pace.

A capo del paese c’era Truman, che però non aveva il carisma di Roosevelt.

A partire dal ’49 si scatenò una campagna anticomunista, che ebbe come principale ispiratore il

senatore repubblicano Joseph McCarthy (maccartismo); venne adottata una legge per eliminare

coloro che erano sospettati di filocomunismo.

In tutta l’Europa occidentale dopo la guerra ci fu una forte spinta in senso democratico e riformista:

Inghilterra: alle elezioni di luglio 1945 Churchill venne battuto dai laburisti di Clement Attle; il

nuovo governo nazionalizzo alcune industrie e i trasporti, introdusse il salario minimo e il Servizio

sanitario nazionale. Furono gettate le basi del Welfare State.

58

Francia: Furono varati nazionalizzazioni e programmi di sicurezza sia dal governo provvisorio di

De Gaule sia dai ministeri di coalizione formati da partito comunista, dalla Sfio e dal Movimento

repubblicano popolare.

Nel ’46 venne elaborata una nuova costituzione di stampo democratico-parlamentare→ Quarta

Repubblica.

Nel ’47 l’alleanza fra i tre partiti di massa si ruppe a causa dei contrasti fra i comunisti e le altre

forze.

Germania federale: l’economia tedesca mostrò straordinarie capacità di recupero. Gli Stati Uniti

consentirono alla Germania Ovest di beneficiare degli aiuti del piano Marshall. Alla base di questo

miracolo tedesco vi era una notevole stabilità politica, anche grazie alla costituzione del ‘49.

La guida del governo fu mantenuta dall’Unione cristiano-democratica federata con l’Unione

cristiano-sociale, prima con Adenauer e poi con Erhard. Il partito d’opposizione era il partito social-

democratico.

7) LA RIPRESA DEL GIAPPONE

Era sottoposto all’amministrazione del generale Mac Athur, che nel ’46 impose una nuova

costituzione redatta da funzionari americani, la quale introdusse una monarchia costituzionale e un

sistema parlamentare. Sempre nel ’46 fu varata una radicale riforma agraria.

Negli anni ’50 grazie al contenimento dei consumi e il rilancio produttivo il Giappone ebbe un

tasso di investimento molto elevato. Era presente un sistema delle imprese basato sulla compresenza

di pochi grandi complessi industriali-finanziari e di molte piccole-medie aziende.

Le cause di questo miracolo erano attribuite all’abitudine all’organizzazione e alla disciplina, alla

forte coesione nazionale e allo spirito di gruppo.

La guida del paese fu sempre mantenuta dal Partito liberl-democratico, composto da gruppi

moderati.

8) LA RIVOLUZIONE COMUNISTA IN CINA E LA GUERRA DI COREA

1949: avvento al potere dei comunisti in Cina. Questa rivoluzione segnò la rinascita della Cina

come stato indipendente e come grande potenza e affermò un modello di società comunista distinto

da quello russo.

Con la guerra nel pacifico l’alleanza tra i comunisti di Mao Tse-tung e i nazionalisti di Chang

entrò in crisi. I nazionalisti si concentrarono contro i comunisti; i comunisti invece combatterono

contro i giapponese e riuscirono a rafforzare i loro legami con le masse contadine. Chung iniziò una

campagna militare contro i comunisti, i quali però potevano contare sull’appoggio della

popolazione contadina.

Febbraio 1949: i comunisti entrano a Pechino e Chung si rifugia a Taiwan.

ottobre 1949: nascita della Repubblica popolare cinese a Pechino; essa è riconosciuta dall’Urss e

dalla Gran Bretagna, ma non dagli Stati Uniti che consideravano come illegittimo solo il governo di

Taiwan. La nuova repubblica a guida comunista diede il via a misure di socializzazione, riuscì a far

accrescere il settore industriale.

Febbraio 1950: trattato di amicizia e di mutua assistenza tra la Cina e l’Unione Sovietica.

1950: la Corea era divisa in 2 zone, delimitate dal 38° parallelo: la Corea del Nord, governata dal

regime comunista di Kim Ill Sung, e la Corea del Sud, con un governo nazionalista appoggiato dagli

americani. 59

A giugno le forze nord-coreane, armate dai sovietici, invasero il sud. Gli Stati Uniti inviano

truppe in Corea e respingono i nord coreani. Mao in difesa dei comunisti invia dei volontari che

penetrano nella Corea del Sud.

Aprile 1951: Truman apre le trattative con la Corea del Nord.

9) LA COESISTENZA PACIFICA, LA DESTALINIZZAZIONE E LA CRISI UNGHERESE

Con la fine della presidenza Truman e la morte di Stalin nel ’53 la guerra fredda assunse nuove

forme.

Giugno 1953: gli operai di Berlino est protestano contro il regime comunista e vengono repressi nel

sangue.

Negli Stati Uniti la nuova amministrazione repubblicana passa al generale Eisenhower. In questi

anni vennero poste le premesse della coesistenza pacifica tra i 2 blocchi.

In Unione Sovietica si impose come leader Nikita Kruscev→ si fece promotore di aperture in

politica estera (1955: trattato di Vienna, che sanciva l’indipendenza e la neutralità dell’Austria e la

riconciliazione con i comunisti jugoslavi), e in politica interna in cui ci fu la fine delle grandi

purghe e un rilancio dell’agricoltura.

Kruscev in un rapporto al XX congresso del Pcus del febbraio 1956 si espresse contro lo

scomparso Stalin, denunciandone i crimini→ destalinizzazione.

In Polonia nel ‘56 gli operai chiedono un cambiamento; l’Urss decide di favorire l’ascesa al potere

di Gomulka.

In Ungheria ad ottobre ci fu una vera e propria insurrezione dei lavoratori, i quali formarono

consigli operai. A capo del governo fu chiamato Nagy; le truppe sovietiche si ritirano.

Il 1 novembre Nagy annuncio l’uscita dell’Ungheria dal patto di Varsavia; il segretario del partito

comunista Kadar invocò l’intervento sovietico, che stronca la resistenza e pone al governo Kadar.

10) L’EUROPA OCCIDENTALE E IL MERCATO COMUNE

Nel corso degli anni ’50 i maggiori stati dell’Europa Occidentale diventarono potenze dipendenti

dall’alleato statunitense.

Il paese che visse questo passaggio in modo più drammatico fu la Francia.

In Gran Bretagna invece la smobilitazione dell’Impero avvenne senza traumi; fra il ’51 e il ’64 al

governo ci furono i conservatori, che non smantellarono il Welfare State, ma non riuscirono a

impedire il declino dell’economia britannica.

In questo periodo nacque l’ideale di un Europa unita nella pace, nella democrazia e nella

cooperazione, come auspicato da Churchill, De Gasperi, Blum etc.

1951: comunità europea del carbone e dell’acciaio.

Marzo 1957: trattato di Roma fra i rappresentanti di Francia, Italia, Germania federale, Belgio,

istituzione della Comunità economica europea (CEE), con lo scopo di

Olanda e Lussemburgo→

creare un Mercato comune europeo; i suoi organi principali erano la Commissione, il Consiglio

dei ministri, la Corte di giustizia e il Parlamento europeo.

11) LA FRANCIA DALLA QUARTA REPUBBLICA AL REGIME GAULLISTA

Un ostacolo ai progetti di integrazione europea fu però rappresentato dalla crisi istituzionale in

Francia: nel ’58 la crisi legata al problema algerino giunse al culmine. Alla guida del governo

venne chiamato De Gaulle, che redisse la nuova costituzione e portò alla nascita della Quinta

Repubblica; il capo dello stato aveva il potere di nominare il capo del governo, di sciogliere le

camere e di indire referendum.

De Gaulle venne eletto presidente della repubblica e riuscì a risolvere l’affare algerino e, per via

della sua vocazione nazionalista, attuò una politica estera che tendeva a svincolare la Francia da

60

legami con gli Stati Uniti e a proporla come guida di una futura Europa indipendente; per attuare

ciò ritirò le truppe francesi dalla nato, si oppose all’integrazione politica fra i paesi della CEE.

CAPITOLO N. 11) LA DECOLONIZZAZIONE E IL TERZO MONDO

1) I CARATTERI GENERALI DELLA COLONIZZAZIONE

E’ uno dei fenomeni più importanti del ‘900. Iniziato già dopo la prima guerra mondiale, ebbe la

sua spinta decisiva nel secondo dopoguerra.

Le cause della decolonizzazione:

durante la guerra, i gruppi indipendentisti e anticolonialisti che vengono appoggiati dai belligeranti

contro i propri nemici (in Asia ad es. il Giappone appoggia i guerriglieri in funzione antinglese o

antifrancese), acquistano forza e prestigio.

Il ruolo di Usa e Urss: la decolonizzazione viene appoggiata per liquidare il vecchio ordine

mondiale fondato sull’eurocentrismo e sostituire ad esso l’influenza delle due nuove potenze.

Sebbene animate da volontà dominatrice (sostituire la loro influenza a quella dei vecchi

dominatori), le due superpotenze ebbero un ruolo decisivo nell’avviare la decolonizzazione.

Tanto più che il principio di autodeterminazione dei popoli, uscito dalla Carta atlantica del 1941, si

imporrà come nuovo codice etico-politico internazionale.

Le forme della decolonizzazione:

il modello inglese: graduale abdicazione al proprio dominio e trasformazione dell’Impero in una

comunità volontaria di nazioni sovrane

il modello francese: tenace resistenza ai modelli indipendentistici e tentativo di riunire le colonie in

un unico Stato.

La persistenza del rapporto con l’Europa anche a decolonizzazione avvenuta: fondamentale sul

piano culturale (lingua, costumi, ecc.), meno decisiva sul piano politico, difficilmente la democrazia

di stampo occidentale si impose nelle colonie nelle quali si affermarono piuttosto regimi autoritari,

per varie ragioni:

il peso di una tradizione culturale differente che non rappresentava un terreno fertile per la

democrazia;

il peso dell’eredità del governo Europeo, che era stato di tipo autoritario nelle colonie;

il carattere delle dirigenze locali, spesso cresciute nelle forze armate, e non espressione di borghesie

radicate nella società;

grave arretratezza economica

2) L’EMANCIPAZIONE DELL’ASIA

L’Asia è il continente che si emancipa per primo (precede di dieci anni l’Africa) per varie ragioni:

carattere avanzato della struttura politica e sociale: sede di culture e religioni millenarie, importante

patrimonio filosofico

maggiore consuetudine, rispetto all’Africa, ai contatti con gli europei, produce elités locali educate

in università occidentali ma profondamente legate alla propria tradizione culturale (come è il caso

dell’India).

Il caso dell’India: crescita del Partito del Congresso che con Gandhi riesce a ottenere importanti

concessioni, come la Costituzione federale (1935). – Con Nehru, successore di Gandhi, l’India

ottiene l’indipendenza nel 1947, dividendosi dal Pakistan musulmano (da cui nel 1971 si staccherà

61

il Bangladesh). Il conflitto tra indù e musulmani (due guerre tra India e Pakistan per il controllo del

Kashmir) e l’uccisione di Gandhi. – La tenuta della democrazia indiana nonostante i problemi

dell’India indipendente: povertà, sovraccarico demografico, tensioni fra gruppi etnici e religiosi,

permanenza di abiti mentali arcaici e divisione in caste.

Il Sud-Est asiatico: la decolonizzazione è caratterizzata dal confronto tra nazionalisti e comunisti,

come in Cina. – In Birmania, Malesia, Indonesia, Thailandia (ex Siam) e Filippine, prevalgono le

forze nazionaliste. – Negli Stati sorti dalla dissoluzione dell’Indocina francese prevalgono invece i

comunisti: in Vietnam, i comunisti raccolti dal 1941 nella Lega per l’indipendenza (Vietminh),

proclamano nel 1945 la Repubblica democratica del Vietnam. – I francesi non riconoscono il nuovo

stato, occupano la parte meridionale del paese, ma vengono sconfitti a Dien Bien Phu nel 1954. Il

Vietnam viene successivamente diviso in due Stati.

3) IL MEDIO ORIENTE E LA NASCITA DI ISRAELE

La decolonizzazione comincia agli inizi del Novecento e porta alla creazione della Lega degli

Stati arabi. Inizi del ‘900: comincia a svilupparsi un movimento nazionale arabo. – In esso

confluiscono due componenti: una tradizionalista (“integralismo islamico”), l’altra laica. Prevale la

seconda. – Con la Seconda Guerra Mondiale, si accentua il processo di emancipazione e viene

riconosciuta l’indipendenza degli stati creati dopo la Grande Guerra: Transgiordania, Siria, Libano

(l’Iraq era già indipendente dal ’32). – Questi Stati, assieme all’Egitto, all’Arabia Saudita e allo

Yemen, formeranno nel 1945 la Lega degli Stati Arabi. –

Resterà da sciogliere il nodo della Palestina. Resta da sciogliere il nodo della Palestina: non ancora

indipendente dalla Gran Bretagna, era stata meta di emigrazione ebraica a durante la Seconda

Guerra Mondiale e ciò alimentava la causa del Sionismo, appoggiata dagli Usa, ma ostacolata dagli

inglesi. – Le organizzazioni militari ebraiche in Palestina passano alla lotta armata e gli inglesi si

ritirano nel 1948, lasciando all’Onu il compito di trovare una soluzione al problema. – La

risoluzione dell’Onu, la prima guerra arabo-israeliana, il dramma palestinese. – Caratteristiche di

Israele: Stato moderno e occidentale dotato di forza insospettata: risorse esterne; preparazione e

intraprendenza dei suoi dirigenti; forte motivazione patriottica dei suoi cittadini.

Le quattro guerre arabo-israeliane:

1948, Israele vince e si espande oltre i confini decisi dall’Onu

1956, Sinai

1967, 6 giorni (occupazione di Gaza)

1973, Kippur

4) LA RIVOLUZIONE NASSERIANA IN EGITTO E LA CRISI DI SUEZ

La rivoluzione nasseriana (di impostazione socialista) elimina la sostanziale dipendenza

dell’Egitto dagli Inglesi. L’Egitto nel corso degli anni ’50 diventa centro indiscusso e guida del

nazionalismo arabo. – Formalmente indipendente nel ’22, il paese sembrava essersi accontentato del

compromesso con gli inglesi del ’30 (che lasciava a loro il controllo del Canale di Suez), che di

fatto faceva dell’Egitto una monarchia corrotta e inefficiente, di fatti in mano agli inglesi, contestata

sia dalle forze progressiste sia dagli integralisti. – La scossa decisiva venne dall’esercito: un

comitato di ufficiali capeggiato da Nasser rovesciò la monarchia. – La rivoluzione nasseriana: una

serie di riforme in senso socialista, avvio di un industrializzazione; ambizione di assumere la guida

dei paesi arabi nella lotta contro Israele; affrancamento da ogni condizionamento da parte di

potenze ex coloniali (nazionalizzazione del Canale di Suez) e accordi ccon l’Urss per aiuti

economici e militari.

La reazione delle potenze occidentali le porta ad appoggiare Israele nella guerra del ’56, durante la

quale viene occupato il Sinai. Si diffonde per reazione il panarabismo, che però non avrà molto

successo. Si aprì così una crisi internazionale e nel ’56, d’intesa con Francia e Inghilterra, Israele

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attaccò l’Egitto e lo sconfisse occupando il Sinai, mentre Francia e Inghilterra rioccupavano la zona

del canale. Il mancato appoggio americano fece fallire le iniziative dei tre stati contro l’Egitto. –

Effetto immediato della guerra: diffusione del panarabismo e del nasserismo nel mondo islamico:

nel ’58 la Siria accetta di fondersi all’Egitto, mentre in Iraq prendono il potere i militaristi

nazionalisti (tentativi analoghi falliscono in Libano e Giordania). Il panarabismo nella versione

nasseriana tuttavia non avrà successo (gelosie nazionali e divisioni interetniche), anche se il suo

richiamo rimase molto forte. – Di ispirazione nasseriana fu ad esempio la rivoluzione che nel 1969

portò al potere Gheddafi in Libia: espulsione degli italiani, nazionalizzazione del petrolio, forma

inedita di “socialismo islamico”, dinamismo in politica estera.

5) L’INDIPENDENZA DEI PAESI DEL MAGHREB

Gli anni ’50 sono anche gli anni dell’indipendenza del Marocco e della Tunisia e di quella ben più

cruenta dell’Algeria. Negli anni ’50 avviene l’emancipazione dei paesi del Maghreb. – Nel ’56 –

dopo una serie di repressioni militari – diventano indipendenti dalla Francia Marocco e Tunisia, che

manterranno una posizione moderata e filo-occidentale in politica estera.

Ben più cruenta invece la vicenda dell’Algeria, dove erano presenti oltre un milione di francesi che

detenevano privilegi rispetto agli algerini. – Soprattutto dopo il successo della rivoluzione

nasseriana, i nazionalisti si mostrano meno inclini alle soluzioni moderate e fondano l’Fln, il cui

capo è Ben Bella. – Lo scontro culmina nel ’57 nella battaglia di Algeri, con drammatici episodi di

guerriglia urbana, che dura quasi nove mesi. Temendo un cedimento da parte del governo di Parigi,

i coloni più oltranzisti fondarono un Comitato di salute pubblica. Ciò mise definitivamente in crisi

la Quarta repubblica e spianò la strada al ritorno al potere di De Gaulle, che pose fine alla questione

algerina nel ’62, con gli accordi di Evian. I coloni francesi in Algeria abbandonarono in massa il

paese.

6) L’EMANCIPAZIONE DELL’AFRICA NERA

Quando. L’emancipazione dell’Africa subsahariana comincia nel 1957 con il Ghana (Costa

d’Oro) e poi la Guinea nel ’58. – Il 1960 viene definito “anno dell’Africa” perché numerosi stati

ottennero l’indipendenza, fra questi: Nigeria, il Congo belga (Zaire), Senegal, Somalia.

Carattere generalmente pacifico, tranne quando sono in gioco interessi economici forti che creano

conflitti. In generale si trattò di processi di emancipazione pacifici e pilotati dalle stesse colonie che

poi mantennero rapporti con le ex colonie; tuttavia, in alcuni casi in cui erano in gioco interessi più

forti o erano presenti conflitti etnici, tribali, politici e religiosi, il cammino fu più lento e

difficoltoso. Si vedano ad esempio i casi del 1) Kenya (1963), dove agivano i Mau-Mau; 2) della

Rhodesia del Sud (1980, Zimbabwe), dove era presente una minoranza bianca decisa a mantenere le

proprie posizioni e i propri privilegi; 3) dell’Unione Sudafricana (uranio, oro e diamanti; contrasti

politici e tribali; consistenza della comunità bianca), dove era presente il regime dell’apartheid, che

fu addirittura inasprito negli anni ’50 e ’60. 4) del Congo, lasciato in una situazione di grave

arretratezza dalla dominazione belga (sanguinosa guerra civile e tentativo di secessione del

Katanga, ricca provincia mineraria); 5) della Nigeria (sanguinosa repressione del tentativo di

secessione del Biafra); 6) dell’Etiopia (indipendentisti eritrei).

I conflitti si spiegano anche alla luce della fragilità delle strutture politiche africane, che sebbene

rafforzate dai colonizzatori restano fragili. Tutti questi conflitti si spiegano alla luce della fragilità

delle istituzioni statali africane: rispetto alla frammentazione delle società tradizionali africane (che

impedivano il reale successo di ideologie come il “panafricanismo”, la “negritudine” teorizzata da

Senghor o “il socialismo africano” presente soprattutto in Tanzania) l’organizzazione statale e le

frontiere ereditate dall’età coloniale, sebbene fonte di discordie e divisioni, offrivano comunque un

principio di aggregazione più avanzato. D’altra parte anche questo principio di aggregazione si

scontrava con l’eterogeneità di lingue, popolazioni e culture, determinando difficoltà formidabili

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nella stabilità di regimi democratici, che nel giro di pochi anni lasciarono spazio a dittature: Idi

Amin (Uganda, ‘71-79).

La seconda decolonizzazione degli anni ’70 dovuta alle nuove forme di dipendenza economica

instauratasi dopo la prima decolonizzazione. All’instabilità politica si aggiungeva la debolezza

economica che rischiava di provocare una nuova dipendenza dai paesi industrializzati

(neocolonialismo) e fu per questo che alcuni paesi africani imboccarono – senza però conseguire

risultati significativamente differenti – la strada del socialismo marxista, appoggiata dall’Urss:

Tanzania, Congo Brazzaville, Benin. E infine l’Etiopia di Menghistu, l’Angola e il Mozambico, che

furono protagonisti di una “seconda decolonizzazione africana” intorno al 1975.

7) IL TERZO MONDO, IL “NON ALLINEAMENTO” E IL SOTTOSVILUPPO

I nuovi paesi decolonizzati, sentono di costituire un nuovo soggetto politico sulla scena

internazionale è non vogliono assoggettarsi agli interessi dei due blocchi dominanti (costituiscono

così il “terzo mondo”): la loro parola d’ordine è “non allineamento”. I paesi di nuova indipendenza

si affacciano sulla scena internazionale convinti di condividere un’eredità comune che li fa portatori

di interessi comuni: garantirsi dalle tendenze egemoniche delle superpotenze. – Sulla scena politica

internazionale, la loro parola d’ordine è “non allineamento” rispetto ai due grandi blocchi,

americano e sovietico, nel tentativo di costituire un “Terzo mondo”, distinto sia dal capitalismo che

dal comunismo. – La consacrazione ufficiale di questo indirizzo si ha nella conferenza di Bandung

in Indonesia (1955).

Nacque allora e si diffuse, anche nella sinistra occidentale, il “terzomondismo”, ideologia che

identificava nei paesi decolonizzati il principale fattore di mutamento a livello mondiale, destinato a

erodere l’egemonia delle superpotenze. In realtà le divisioni e le differenze tra i paesi non allineati li

portarono comunque a effettuare scelte di campo per motivi ideologici o di convenienza politica;

ciò non toglie che essi abbiano impresso una nuova fisionomia alla comunità internazionale,

rendendola non più irriducibile alla contrapposizione tra i due blocchi.

Dal punto di vista economico, però, sono caratterizzati dal sottosviluppo. Se dal punto di vista

politico il non allineamento era il comune denominatore del Terzo Mondo, il sottosviluppo era il

comune denominatore economico. Non si trattava di un sottosviluppo nuovo e sconosciuto, ma

nuova ne fu la percezione, sotto l’influenza dell’allargamento dell’orizzonte mondiale provocato

dalla decolonizzazione e grazie all’atteggiamento “rivendicazionista” assunto dalla maggior parte

dei paesi del Terzo mondo nei confronti dell’Occidente.

8) DIPENDENZA ECONOMICA E INSTABILITA’ POLITICA IN AMERICA LATINA

Un discorso a parte va fatto per l’America Latina: la sua indipendenza politica era da tempo

consolidata e lo sviluppo in parte già avviato; essa scontava ancora tuttavia il peso di una diffusa

arretratezza economica e della dipendenza dagli Usa, che agli inizi del ‘900 si erano sostituiti alla

Gran Bretagna. – L’influenza degli Usa era differente secondo le situazioni: nel caso del Messico,

ad esempio, i capitali americani concorsero alla crescita industriale; in altri casi, invece, come nel

Centro America, gli Usa erano diventati alleati delle oligarchie terriere locali che si arricchivano

sfruttando la monocoltura. Gli Usa inoltre perseguivano nel continente una funzione di tutela dalla

penetrazione comunista (politica panamericana). – Con la seconda guerra mondiale e con la guerra

di Corea, si era avuto un notevole sviluppo economico dei paesi dell’America Latina (che si erano

avvantaggiati delle diminuite capacità esportative degli Usa e degli altri paesi occidentali). Ciò

aveva fatto crescere un ceto medio urbano di sentimenti nazionalisti, aspirante al rinnovamento e

preoccupato di garantirsi contro le spinte dal basso (classi subalterne). Ne derivò una situazione

politica complessa, da cui emersero soluzioni differenti oscillanti fra liberalismo, populismo e

autoritarismo. Si vedano l’Argentina di Péron, il Brasile di Vargas e altri Stati del Sud America che

fra il ’50 e il ’60 soffrirono di elevata instabilità politica. – In un quadro di generale debolezza delle

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forze di sinistra, assunse enorme rilievo la rivoluzione castrista a Cuba. Castro rovesciò, senza

ostacoli da parte Usa, la dittatura di Batista nel ’59; ma quando tentò di colpire il monopolio

esercitato sullo zucchero dalla United Fruit (una compagnia americana?), gli Usa assunsero un

atteggiamento ostile. Castro si rivolse all’Urss, che lo appoggiò, e il regime cubano andò

orientandosi sempre più verso il socialismo, mirando a esportare il suo modello rivoluzionario in

tutto il mondo (Che Guevara cercò di suscitare la rivoluzione in tutta l’America Latina). Per cercare

di attenuare la portata della sfida cubana, gli Usa risposero con un programma di aiuti all’America

Latina (l’Alleanza per il progresso), che però non bastava a bilanciare il loro strapotere economico

su buona parte del continente.

CAPITOLO N. 12) L’ITALIA DOPO IL FASCISMO

1) UN PAESE SCONFITTO E LE FORZE IN CAMPO

Le condizioni in cui versava l’Italia alla fine della guerra erano gravissime: se le industrie non

erano state eccessivamente danneggiate, era però stata fortemente colpita l’agricoltura; ingenti

anche i danni subiti dall’edilizia e dai trasporti; elevatissima l’inflazione. La maggioranza della

popolazione risentiva della scarsità di cibo e abitazioni e dall’alta disoccupazione. I problemi

dell’ordine pubblico erano gravi: difficoltà nella smobilitazione dei partigiani, occupazione delle

terre, borsa nera, separatismo e banditismo in Sicilia. Il ritorno della democrazia determinò una

crescita della partecipazione politica. La Democrazia cristiana si presentava come perno del fronte

moderato, in quanto era l’unico partito in grado di competere con socialisti e comunisti sul piano di

organizzazione di massa. Molto minor seguito avevano i liberali, i repubblicani e il Partito d’azione.

A destra il movimento dell’”Uomo qualunque” ebbe per breve tempo, notevole successo. La

Confederazione generale italiana del lavoro fu ricostituita nel ’44 su basi unitarie.

2) LA LOTTA POLITICA DALLA LIBERAZIONE ALLA REPUBBLICA

Tra i partiti pareva destinato ad assumere un ruolo da protagonista il partito socialista (Psiup),

guidato dal popolare Pietro Nenni; il suo gruppo dirigente era però diviso tra le spinte rivoluzionarie

e il richiamo alla tradizione riformista, inoltre non aveva svolto un ruolo di primo piano nella

resistenza al nazifascismo.

Il partito comunista invece traeva nuova forza dal contributo offerto alla lotta antifascista; il

leader Togliatti aveva creato un partito nuovo, molto diverso dall’originario: un autentico partito di

massa inserito nelle istituzioni democratico-parlamentari, ma legato anche all’Urss e alle aspettative

rivoluzionarie della classe operaia.

Democrazia cristiana (Dc): guidata da Alcide De Gasperi, traeva spunto dall’esperienza del partito

popolare di Sturzo, ma rispetto ad esso aveva un appoggio maggiore da parte della Chiesa.

Partiti laici: il partito liberale, il partito repubblicano e il partito d’azione. La destra era forte

soprattutto al sud, ma non avendo ancora un movimento organizzato si unì alla Dc, al Pli o al

movimento qualunquista, difensore del cittadino medio.

Dopo Bonomi, nel ’45 andò al governo Ferruccio Parri, esponente del partito d’azione; formò un

ministero con tutti i partiti del Cln e si occupò del problema dell’epurazione, contro gli esponenti

più legati al fascismo. Annunciò provvedimenti contro le grandi imprese, ma le forze moderate si

opposero e il Pli ritirò la fiducia al governo, facendolo cadere (novembre ’45).

Successore fu Alcide De Gasperi, esponente della Dc; il nuovo governo promise una svolta in senso

moderato e rallentò l’epurazione (Togliatti, ministro della giustizia, varò una larga amnistia).

9 maggio 1946: Vittorio Emanuele III, a sorpresa, tenta di risollevare le sorti della dinastia Sabauda

abdicando in favore del figlio Umberto II, ma la mossa non ha gli effetti sperati.

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2 giugno 1946: elezioni dell’assemblea costituente, le prime consultazioni politiche libere dopo 25

anni e le prime in cui potevano votare anche le donne; i cittadini dovevano decidere se mantenere in

vita la monarchia o scegliere la repubblica. Si afferma la repubblica e Umberto II va in esilio in

Portogallo.

La Dc si afferma come il primo partito, seguita dal Psiup e dal Pci. Era evidente l’ulteriore

avanzata dei partiti di massa e la crisi definitiva dei vecchi gruppi liberal democratici.

Gli elettori avevano definitivamente voltato pagina al fascismo, dando fiducia ai partiti democratici

e antifascisti; in realtà solo il centro nord aveva votato per la repubblica, mentre il sud si era

schierato con la monarchia.

3) LA CRISRI DELL’UNITA’ ANTIFASCISTA, LA COSTITUZIONE E LE ELEZIONI

DEL ‘48

In questo periodo l’Italia definì il suo nuovo assetto istituzionale col varo della costituzione,

riorganizzo l’economia secondo i modelli capitalistici occidentali e si diede un equilibrio politico

duraturo.

Dopo le elezioni del ’46, democristiani, socialisti e comunisti continuarono a governare assieme e

si accordarono sull’elezione del primo e provvisorio presidente della repubblica, Enrico De Nicola.

In realtà vi erano motivi di contrasto tra la Dc e le sinistre, a causa dell’inasprirsi dello scontro

sociale e del profilarsi della guerra fredda; la Dc tendeva ad assumere il ruolo di garante dell’ordine

sociale e della collocazione del paese nel campo occidentale, mentre i comunisti si ponevano alla

testa delle lotte operaie e contadine e si schieravano con l’Urss.

All’interno del partito socialista si delinearono invece due schieramenti contrapposti: quello di

Nenni, che voleva mantenere nel partito i caratteri classisti e rivoluzionari; e quello di Giuseppe

Saragat, che voleva allentare i legami col Pci.

i seguaci di Saragat abbandonano il partito socialista, che

Gennaio 1947: congresso di Roma→

riprende il vecchio nome di Psi, e a palazzo Barberini fondano un nuovo partito, il partito socialista

dei lavoratori italiani (Psli), che diventa poi partito socialdemocratico italiano (Psdi).

La democrazia cristiana era sempre più contraria alla coabitazione con le sinistre; De Gasperi quindi

aprì una crisi e formò un governo di soli democristiani→ cattolici al potere e sinistre

all’opposizione.

1 gennaio 1948: costituzione repubblicana→ da vita ad un sistema di tipo parlamentare, con il

governo responsabile di fronte alla camera dei deputati e al senato, titolari del potere legislativo,

eletti a suffragio universale e con il potere di scegliere un capo dello stato con mandato di 7 anni.

Prevede anche una corte costituzionale per vigilare sulla conformità delle leggi alla costituzione e

che le leggi possano essere sottoposte a referendum abrogativo; viene istituito anche il nuovo

istituto della regione.

La costituzione rappresentò un compromesso equilibrato fra le istanze delle diverse forze

politiche.

Marzo 1947: discussione sulla proposta democristiana di inserire nella costituzione un articolo

(articolo 7) in cui i rapporti fra stato e chiesa sono regolati dal concordato stipulato nel ’29 fra Santa

Sede e regime fascista. L’articolo viene approvato grazie al voto favorevole del Pci di Togliatti.

1948: campagna elettorale→ vede due schieramenti contrapposti, quello di opposizione, formato da

Pci e Psi uniti nel Fronte popolare, e quello governativo guidato dalla Dc e con i partiti laici minori.

La Dc di De Gasperi ha dalla sua parte due potenti alleati: la chiesa, con il pontefice Pio XII, e gli

Stati Uniti.

La propaganda dei social comunisti è invece danneggiata dalla sua adesione alla causa dell’Urss e

alla politica di destra di Stalin, il periodo in cui l’immagine del comunismo sovietico era in declino.

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18 aprile 1946: elezioni→ vittoria della Dc, sconfitta dei partiti di sinistra.

Luglio 1948: attentato a Togliatti→ uno studente di destra spara e ferisce il segretario comunista

Togliatti; agitazione delle principali città e delle fabbriche.

Dopo queste agitazioni ci fu la rottura della convivenza delle forze politiche nella Cgil: la parte

cattolica diede vita alla confederazione italiana sindacati lavoratori (Cisl), mentre i repubblicani

social democratici fondano la Uil (unione italiana del lavoro).

4) LA RICOSTRUZIONE ECONOMICA

In politica economica le forze moderate riuscirono subito a prendere il sopravvento.

Si affermò una restaurazione liberista.

Durante il ministero De Gasperi al Bilancio vi fu il liberale Luigi Einaudi, che avviò una manovra

economica con lo scopo di ridurre l’inflazione, di ritornare alla stabilità monetaria e di risanare il

bilancio statale; essa era basata su inasprimenti fiscali, su una svalutazione della lira e su una

restrizione del creditoper limitare la circolazione della moneta→ linea Einaudi

Con questa manovra la lira recuperò potere d’acquisto, i capitali esportati rientrarono in Italia; ma

ebbe anche forti costi sociali, soprattutto aumentò la disoccupazione.

Gli strumenti di controllo dell’economia, come l’Iri e l’Agip furono poco utilizzati.

5) IL TRATTATO DI PACE E LE SCELTE INTERNAZIONALI

1946: accordi De Gasperi-Gruber→ l’Italia si impegna a concedere autonomie amministrative e

linguistiche alla provincia di Bolzano.

Febbraio 1947: trattato di pace fra l’Italia e gli alleati a Parigi→l’Italia è considerata come una

nazione sconfitta, deve quindi pagare riparazioni agli stati che aveva attaccato, ridurre le sue forze

armate e rinunciare alle sue colonie, già perse in guerra.

Ad Ovest l’Italia non subisce grosse mutazioni; a Nord riesce a mantenere l’Alto Adige; i problemi

maggiori si presentano sul confine orientale, in cui gli jugoslavi avevano occupato parte della

Venezia Giulia e Trieste→viene attuata una sistemazione provvisoria, che lasciava alla Jugoslavia

la penisola istriana, eccetto un territorio compreso tra Trieste e Capodistria, che avrebbe dovuto

costituire il Territorio libero di Trieste; esso viene diviso in una zona A (Trieste e dintorni),

occupata dagli alleati, e in una zona B, tenuta dagli jugoslavi.

Ottobre 1954: si giunge ad una spartizione di fatto fra Italia e Jugoslavia→controllo jugoslavo sulla

zona B e passaggio dall’amministrazione alleata a quella italiana nella zona A; Trieste è così riunita

all’Italia.

Novembre 1975: trattato di Osimo→le due parti riconoscono reciprocamente la sovranità sui

territori.

Il contrasto fra italiani e slavi era riesploso alla fine della guerra, nelle zone occupate dagli

jugoslavi, sotto forma di rappresaglie contro gli italiani, culminate con l’uccisione di migliaia di

italiani nelle foibe del Carso.

18 aprile 1948: estromissione delle sinistre dal governo e scelta filo-occidentale.

Marzo 1949: adesione dell’Italia al Patto atlantico (alleanza difensiva fra i paesi dell’Europa

occidentale, che diede vita alla Nato)→ De Gasperi e il ministro degli esteri Carlo Sforza decidono

di accettare l’alleanza per creare una più stretta integrazione con l’Occidente.

6) GLI ANNI DEL CENTRISMO

Dal 1948 al 1953 ci furono i primi 5 anni della legislatura repubblicana, il periodo di massimo

potere della Democrazia cristiana, sempre con a capo De Gasperi.

Essa puntò sull’alleanza con i partiti laici minori; appoggiò come Presidente della Repubblica Luigi

Einaudi; associò ai suoi governi rappresentanti del Pli, del Pri e Psdi→ formula del centrismo: Dc

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molto forte al centro dello schieramento politico; moderata dose di riformismo che conservasse il

consenso delle masse popolari.

1950: riforma agraria→ l’obiettivo è quello di rafforzare il ceto dei contadini indipendenti, guidato

dalla Dc attraverso la Confederazione dei coltivatori diretti (Coldiretti); non riesce però a contenere

il fenomeno della migrazione dalle campagne.

Agosto 1950: legge che istituisce la Cassaper il Mezzogiorno, un ente pubblicoper promuovere lo

sviluppo del Sud attraverso il finanziamento statale e il credito agevolato.

La destra avversò queste riforme dei governi centristi, ed anche le sinistre continuarono una dura

opposizione, ancheper lo stato di disagio in cui si trovavano le classi lavoratrici a causa della

disoccupazione e dei bassi salari.

I partiti di sinistra e la Cgil organizzarono scioperi e manifestazioni; il governo rispose

intensificando i mezzi repressivi: furono creati dei reparti celeri, comunisti e socialisti vennero

discriminati.

I militanti di sinistra si schierarono soprattutto contro il ministro degli Interni Mario Scelba, in

carica dal ’47 al ’55, a causa della sua politica illiberale e repressiva.

Marzo 1953: Il governo centrista cerca di tutelarsi cercando di modificare i meccanismi elettorali in

senso maggioritario, assegnando il 65% dei seggi alla Camera al gruppo di partiti alleati che

otteneva almeno la metà più uno dei voti; questa legge elettorale viene soprannominata legge truffa.

Giugno 1953: la coalizione di governo viene sconfitta.

7) ALLA RICERCA DI NUOVI EQUILIBRI POLITICI

Il paese cominciò a modernizzarsi e ci fu una ripresa economica, con l’aumento dei legami con

l’Europa più avanzata. piano di programmazione economica presentato in Parlamento dal ministro

1955: piano Vanoni→

del Bilancio Vanoni.

Dicembre 1956: viene creato il ministero delle Partecipazioni statali,per coordinare le aziende di

Stato.

Aprile 1956: creazione della Corte costituzionale→composta da magistrati e membri nominati dal

parlamento e dal presidente della Repubblica, aveva la funzione di adeguare la vecchia legislazione

ai principi costituzionali e di far cadere le norme più anacronistiche.

1953-1958: seconda legislatura repubblicana→ Amintore Fanfani diventa segretario della Dc; egli

cercò di rafforzare la struttura organizzativa del partito e divincolarlo dai condizionamenti della

grande industria privata, collegandolo invece alle emergenti industrie di stato, in particolare all’ Eni

di Enrico Mattei.

1955: elezioni presidenziali→ vince Giovanni Gronchi, democristiano di sinistra, sostenuto da una

parte della Dc e dai socialisti e comunisti.

Dopo la denuncia dei crimini di Stalin e l’invasione sovietica dell’Ungheria, il Psi avviò una svolta

autonomista, distaccandosi in modo definitivo dal modello sovietico, mentre il Pci vi rimase ancora

fedele.

1958: elezioni→ il Psi ha un netto progresso. Ci sono le premesse politiche per l’apertura a sinistra

e i margini economici per una politica di riforme.

68

LEZIONE N. 5)

CAPITOLO N. 13) LA SOCIETA’ DEL BENESSERE

1) IL BOOM DELL’ECONOMIA

Negli anni ’50 e ’60 l’economia dei paesi industrializzati attraversò una fase di intenso sviluppo,

che ebbe fra le sue cause: crescita della popolazione (da cui un aumento della domanda);

innovazione tecnologica e razionalizzazione produttiva; espansione del commercio mondiale;

politiche statali in sostegno della crescita.

Negli anni '50 '60 l'economia capitalistica passo un periodo di sviluppo.

Tra il 1950 e '73 il tasso medio di incremento reale del prodotto pro-capite fu del 3,8%.

Il Boom cominciò subito dopo la guerra negli USA (usciti dal conflitto in posizione di forza).

Dall'inizio degli anni '50 questa situazione si estese in Europa occidentale e al Giappone.

Questi paesi completata la ricostruzione crebbero nel ventennio successivo con un tasso

mediamente superiore a quello USA.

Lo sviluppo coinvolse in modo diverso l'industria, l'agricoltura e il settore Terziario:

L'industria, si espanse a favore della produzione di beni di massa durevoli (Automobili,

elettrodomestici, televisori) e di tecnologie avanzate.

L'agricoltura, dove lo sviluppo si manifestò piu lentamente che negli altri campi, si modernizzo e si

consolidò aumentando la produzione.

Il settore Terziario invece vide il maggior aumento nel numero degli addetti che nel '70 superava

quello dell'agricoltura (commercio, servizi, amministrazione ,ecc).

Uno dei fattori principali che portarono al Boom fu sicuramente l'esplosione demografica che seguì

la fine della guerra, questo aveva un duplice vantaggio:

Allargamento della richiesta di beni di consumo.

Una nuova forza lavoro giovane e meglio qualificata (grazie ai progressi dell'istruzione).

Gli apparati produttivi furono in grado di soddisfare le esigenze di un mercato in continua

espansione, perché poterono giovarsi di alcuni fattori favorevoli:

Costo relativamente basso (fino al '73) delle più importanti materie prime (petrolio)

Disponibilità di nuove conoscienze scientifiche e innovazioni tecnologiche (prima usate solo a

scopo bellico)

Un altro fattore fondamentale per lo sviluppo dell'economia fu rappresentata dalla liberalizzazione

degli scambi internazionali, tra il 1950 e il '70 il volume complessivo del commercio mondiale

aumentò di cinque volte.

Il mercato mondiale che si era costituito sotto l'egemonia statunitense, trovò un ordine ed un

organizzazione mai raggiunta prima

2) LE NUOVE FRONTIERE DELLA SCIENZA

L’applicazione delle scoperte scientifiche alla produzione divenne velocissima. Nel campo della

chimica si svilupparono le materie plastiche e le fibre sintetiche. In medicina c’è da segnalare la

produzione di nuovi farmaci (antibiotici, ormoni, psicofarmaci, anticoncezionali, ecc.) e i grandi

progressi della chirurgia. Le conseguenze dello sviluppo tecnologico si fecero sentire in modo

decisivo nel campo dei trasporti (motorizzazione privata, sviluppo dell’aviazione civile),

69

contribuendo a modificare radicalmente le abitudini di vita. Nel 1957, col lancio del primo satellite

artificiale sovietico, iniziava la conquista dello spazio (del ’69 è il primo sbarco dell’uomo sulla

Luna) che avrebbe determinato una “ricaduta” di tecnologia di tutti i settori produttivi.

Scoperte scientifiche e innovazioni tecnologiche furono componenti fondamentali dello sviluppo

economico postbellico.

Il nesso fra ricerca scientifica e produzione diviene strettissima.

Sempre maggiori capitali vengono investiti nella ricerca.

Alla fine del conflitto mondiale le scoperte fatte vengono usate non solo piu ad uso militare ma

anche civile.

Novità fondamentale dal primo dopo guerra è la velocità con cui le differenti scoperte si

diffondevano e delle sue molte innovazioni.

In questi anni si diffusero molti nuovi materiali e macchine come:

nel settore Chimico:

fibre sintetiche come, il Nylon, materie plastiche

Nel settore farmaceutico furono scoperti:

Gli antibiotici

La penicillina

Isolate molte vitamine (A,C,B)

Gli sulfamidici

Gli ormoni

Gli psicofarmaci

Gli anticoncezionali

Nel settore medico-chirurgico:

Costruzione nuovi apparecchi poiu precisi e sofisticati

Utilizzo nuovi anestetici (consentivano operazioni più lunghe)

Nel '60 si verificano i primi trapianti di organi (ha suscitato problemi etici e clinici, si verificavano

spesso rigetti da parte del corpo degli organi trapiantati)

Il boom coinvolse anche il campo della motorizzazione, con due novità principali:

Si verificò il boom della motorizzazione privata (del trasporto su strada principale).

Lo sviluppo dell'aviazione civile, impiego propulsione a reazione

Negli anni '70 nessun punto della terra non era raggiungibile in piu di una giornata di volo.

L'affemazione della motorizzazione civile su strada e dell'aviazione, segno il declino dei precedenti

mezzi di trasporto (treno e nave):

Il loro ruolo di traffico passeggeri andò via-via diminuendo.

Il loro ruolo si consolidò come trasporto merci (containers e petrolio).

Direttamente collegata con le molte innovazioni tecnologiche e aeronautiche alla fine degli anni

'50 si apri un nuovo capitolo della storia della ricerca e delle esplorazioni: La conquista dello

spazio.

Era visto come simbolo dello slancio ottimistico di un intera epoca (utilizzo delle tecnologie più

avanzate).

La principale premessa tecnica delle esplorazioni spaziali fu lo sviluppo della missilistica

(utilizzati per la prima volta dai tedeschi alla fine della guerra).

I missili furono il veicolo che consentì di portare satelliti e astronavi fuori dall'atmosfera

70

Dal punto di vista politico-economico i voli spaziali furono resi possibili da grandi investimenti

economici, da parte di due grandi potenze(Urss e Usa), che iniziarono una gara accanita e

spettacolare dettata da motivi propagandistici.

4 Ottobre 1957 l'Urss manda in orbita il primo satellite artificiale (lo Sputnik).

Gennaio '58 gli USA inviano il loro satellite Explorer.

12 Aprile 1961 l'Urss invia (battendo ancora gli USA) il primo uomo nello spazio, Yuri Gargarina

bordo della navicella Vostok.

Nel '50 gli USA fondano la NASA aumentando gli sforzi e prendendo come obbiettivo lo sbarco

dell'uomo sulla luna.

12 Luglio 1969 l'obbiettivo fu centrato, Amstrong e Aldrin discesi dall'astronave Apollo 11 misero

piede sulla Luna, e le immagini furono trasmesse in tutto il mondo dai mass media.

Negli anni successivi:

gli sforzi delle potenze impegnate nella corsa allo spazio si manifestò con imprese meno

spettacolari ma non meno importanti dal punto di vista scientifico:

Furono messi in orbita:

Satelliti Meteorologici

Satelliti per le telecomunicazioni

Sonde spaziali

Stazioni orbitanti

Nuove navette spaziali (space shuttles capaci di rientrare sulla terre a missione conclusa)

Le imprese spaziali tuttavia provocarono una "ricaduta" di tecnologia che interessò tutti i principali

settori produttivi:

La meccanica

La metallurgia

La chimica dei combustibili

Le telecomunicazioni

L'elettronica

e militari in genere

Il perfezionamento delle tecniche di lancio e di guida a distanza di missili portò in breve tempo a

numerose innovazioni:

Arsenali bellici si basavano soprattutto sui missili.

Satelliti spia con apparecchiature fotografiche.

Militarizzazione dello spazio ebbe inizio.

Il caso più tipico delle nuove ricerche applicate ad uso bellico è sicuramente quello della fisica

nucleare, aveva numerose applicazioni:

Risorsa elettrica (centrali nucleari);

arma di distruzione di massa (Bomba Atomica);

un'altra importante invenzione è "il laser" che ebbe notevoli applicazioni come:

La microchirurgia

Meccanica di precisione

Sistemi di puntamento dei missili 71

3) IL TRIONFO DEI MASS MEDIA

Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione di massa (anzitutto della televisione) ha rappresentato,

fra i prodotti dello sviluppo tecnologico, quello che più di ogni altro ha condizionato la vita

quotidiana e i modelli di comportamento delle società industrializzate (e in parte anche di quelle

meno sviluppate).

Tra tutte le innovazioni tecnologiche del tempo quella dei mass media è sicuramente quella che

cambiò in modo piu profondo la vita quotidiana della società.

Grazie all'invenzione dei "transistor" lo i volumi delle radio veniva drasticamente ridotto e grazie

anche ai costi contenuti si diffusero velocemente.

Invenzione più importante è sicuramente la televisione:

le prime trasmissioni si verificarono in Inghilterra negli anni '30

a partire dagli anni '50 si diffusero anche in Europa, negli anni '60 la tecnologia spaziale rese

possibile la trasmissione di immagini tramite satelliti

Furono inventati in fine gli apparecchi a colori (anni '60)

Questo nuovo mezzo di comunicazione aveva notevoli vantaggi rispetto ai precedenti (cinema e

radio):

Trasmettevano un immagine nel momento stesso nel quale si svolgeva l'azione.

Creò nuove forme di intrattenimento sociale (per le famiglie).

Creo una nuova cultura di massa:

Una cultura in cui l'immagine tende a prevalere sulla parola scritta, una cultura i cui prodotti e

modelli si diffusero in tutto il mondo imponedno nuovi:

Linguaggi, (si creò un linguaggio comune ai giovani di buona parte del mondo)

Valori (a scapito delle culture tradizionali, e dunque un nuovo modello di comportamento a

carattere globale)

4) L’ESPLOSIONE DEMOGRAFICA

Una caratteristica dei decenni del dopoguerra è il forte aumento della popolazione, concentrato

però soprattutto nel Terzo Mondo, dove al calo della mortalità si è accompagnato un tasso di

natalità notevolmente elevato. Nei paesi industrializzati l’aumento demografico è stato invece molto

contenuto e in alcuni di essi si è giunti ormai alla “crescita zero” della popolazione.

A partire dagli anni '50 la popolazione mondiale crebbe con un tasso medio di 1,8%

Le cause di questo aumento sono:

I progressi della medicina e della chirurgia

l'uso di nuovi farmaci

L'inrtoduzione delle vaccinazioni di massa

La diffusione dei basilari principi igenici

la miglior qualità dei cibi

la maggior quantità di cibo disponibile

Questo vero e propio Boom si verificò in modo più accentuato nei paesi del terzo Mondo mentre fu

piu attenuato anei paesi industrializzati, a causa di:

La minor durata dei matrimoni

l'incremento del lavoro femminile

costi crescenti dell'istruzione

la ristrettezza degli spazi abitativi

l'introduzione di contraccettivi:

Questi farmaci consentivano per la prima volta una pianificazione familiare sulle nascite

72

una liberalizzazione dei comportamenti sessuali

provocò proteste morali e un abbassamento considerevole delle nascite.

5) LA CIVILTA’ DEI CONSUMI E I SUOI CRITICI

La notevole espansione dei consumi “superflui” è ormai caratteristica fondamentale delle società

avanzate, ove ha suscitato fenomeni estesi di rifiuto ideologico, nonché di critica da parte di alcune

correnti intellettuali (anzitutto quella che si richiama alla “Scuola di Francoforte”).

Una delle conseguenze piu vistose dell'espansione economica postbellica fu il generale e rapido

miglioramento del livello di vita della popolazione.

il reddito pro-capite tra gli anni '50 e '70 triplicò,

Aumentarono i consumi privati

Si incominciò a parlare di socetà del benessere o (con sfumatura polemica) civiltà dei consumi

In questo periodo avvenne:

Il consumo alimentare, scese ad un terzo della spesa globale di un salario europeo

Crebbe la quota destinata (soprattutto grazie all'aumento dei redditi e al calo dei prezzi):

All'abbigliamento

Alla casa

Ai beni ed ai servizzi non essenziali (elettrodomestici, automobili, elevisori, spettacoli e viaggi)

La civiltà dei consumi accuistò in breve tempi alcuni caratteri nuovi:

Il rapido invecchiamento tecnologico

La spinta alla frequente sostituzione dei beni di uso corrente

Il massiccio condizionamento esercitato da un onniscente pubblicità

Una crescente tendenza allo spreco

6) CONTESTAZIONE GIOVANILE E RIVOLTA STUDENTESCA

Alla fine degli anni ’60 si verificò un’esplosione della protesta giovanile contro la società del

benessere: protesta iniziata negli Stati Uniti e poi diffusasi nell’Europa occidentale e in Giappone.

L’episodio più clamoroso della contestazione studentesca fu la rivolta parigina del maggio ’68. la

fase della ribellione giovanile lasciò un segno profondo nelle società occidentali, soprattutto nel

campo dei valori e dei modelli di comportamento.

La contestazione nei confronti della società del benessere trovò la più larga eco fra i giovani

In principio questa opposizione si espesse tramite:

Il rifiuto delle convenzioni.

Una fuga dalla società industriale (le comunità hippies).

La creazione di una cultura alternativa i cui tratti caratteristici sono:

La pratica ddella non violenza.

La pratica di religioni orientali (Buddhismo, induismo).

Il consumo di droghe leggere

Negli USA la protesta studentesca ben presto cambiò:

Assunse forme più politicizzate

Trovò nel malcontento studentesco delle università nuovi appoggi (occupazione dell'università di

Berkeley) 73

La protesta studentesca si intrecciò conla protesta del Vietnam e col movimento contro la

segregazione razziale

A partire dal '66-67 la rivolta giovanile si espanse in tutti i paesi dell'Europa occidentale.

Le rivolte giovanili in Europa si ispirarono a diverse correnti, prendendo forme più radicali e

ideologizzate:

Al marxismo

A modelli "terzomondisti"

Seguendo la rivoluzione culturale di Mao Tsetung in Cina

I caratteri comuni a tutti questi movimenti erano:

La lotta contro l'autoritarismo

La mobilitazione contro l'imperialismo americano

Evento simbolo fu sicuramente la rivolta del maggio '68 in Francia

Un coabulo fra i diversi movimenti di estrema sinistra, nel quartiere latino di Parigi esplose una

prolungata guerra urbana

Il movimento riuscì a coinvolgere anche sindacati e i partiti di sinistra uniti nell'opposizione al

governo francese

L'eredità del '68 è stata molto modesta:

Rinnovò il mito di una trasformazione rivoluzionaria della società

creò nuove forme di mobilitazione

7) IL NUOVO FEMMINISMO

Negli stessi anni si sviluppava un nuovo femminismo che – raggiunta ormai la parità dei sessi sul

piano dei diritti politici – criticava la divisione dei ruoli tra uomo e donna nella famiglia e nel

lavoro, e più in generale, rifiutava i valori “maschilisti” dominanti nelle società industrializzate.

Nella seconda parte degli anni '60 si verificò ad un rilancio della questione femminile

In seguito alle due guerre mondiali, dove le donne erano state costrette a sostituire gli uomini in

molte occupazioni.

Il movimento femminista chiedeva:

Il riconoscimento di diritti politici

La rivendicazione di un trattamento egualitario per il lavoro femminile

Una revisione della condizioni nella società (una politicizzazione del privato)

Negli anni '70 il movimento delle donne allargò il suo seguito in tutti i paesi dell'occidente, ma

conobbe alcune spaccature interne.

Si possono osservare due differenti correnti di pensiero:

La prima aveva come suo obbiettivo primario la parità dei sessi (a partire dall'interno della famiglia

stessa)

La seconda aveva come obbiettivo primo la rivendicazione della specificità femminile attraverso la

rivendicazione dei tratti tipici delle donne fino ad allora

74

8) LA CHIESA CATTOLICA E IL CONCILIO VATICANO II

Di fronte alla nuova realtà della società del benessere, la Chiesa cattolica – pur ribadendo la sua

critica al diffondersi di valori materialistici e di comportamenti contrari alle sue dottrine – tentò un

proprio rinnovamento interno ed un’apertura ai problemi del mondo contemporaneo. Tale nuovo

corso iniziò con il pontificato di Giovanni XXII (1958-63) e proseguì con il Concilio Vaticano II.

Nel a metà del XX secolo la Cristianità contava il maggior numero di aderenti di qualsiasi altra

religione nel mondo (500 milioni in tutto il mondo)

Ma stava attraversando una crisi:

Visto il progressivo declino delle pratiche religiose, e l'affermarsi di mentalità e valori tipicamente

materialistici, contrari agli insegnamenti della Chiesa, della popolazione mondiale, si rese

necessario un tentativo di rinnovamento da parte della Chiesa.

Papa Giovanni XXIII (salito al soglio nel 1958) cercò di rilanciare il ruolo ecumenico della Chiesa e

di intaurare un dialogo con le realtà esterne

Questo proposito di modernazione fu sancito con :

Due encicliche:

La Master et Magistre, 1961, in cui si rilanciava il filone del pensiero cattolico, si condannavano

l'egoismo dei ceti privilegiati, e nella condanna contro i regimi socialisti

La Pacem in terris, 1963, questa era dedicata ai rapporti internazionali (esaltava la funzione

diplomatica tra paesi, la coperazione tra popoli)

E la convocazione di un Concilio ecumenico, il Vaticano II (a quasi cento anni dal precedente).

Si aprì nell'Ottobre del '62 pochi mesi prima della morte di Giovanni XXIII

Si prolungò per tre anni, fino al 1965, sotto il pontificato di Paolo VI

La Chiesa, alla fine del Concilio, risultò molto cambiata, sia nell'organizzazione interna, che nella

liturgia.

Alcune delle innovazioni principali sono

La messa in volgare (non più in Latino)

Fu ribadita l'importanza delle sacre scritture

Il dialogo tra i popli e le varie religioni diventò di prima importanza

sul piano della dottrina non ci furono grandi cambiamenti.

CAPITOLO N. 14) DISTENSIONE E CONFRONTO

1) MITO E REALTA’ DEGLI ANNI’ 60

Nei paesi occidentali, gli anni '60 sono spesso ricordati come un decennio felice; un periodo di

grande sviluppo economico e civile e di ancor più grandi speranze.

Quest'immagine un po' convenzionale è legata soprattutto alla notevole prosperità di cui

l'Occidente industrializzato godette in quegli anni: che segnarono il trionfo della "civiltà del

benessere".

Lo sviluppo economico non spense i conflitti politici e sociali, e la diffusione di più elevati livelli di

benessere si accompagnò spesso al rilancio delle ideologie rivoluzionarie.

75

2)KENNEDY E KRUSCEV: LA CRISI DEI MISSILI E LA DISTENSIONE

Nel novembre 1960, il candidato democratico J. Kennedy salì alla presidenza degli Stati Uniti.

Proveniente da una ricca famiglia di origine irlandese, Kennedy fu, il più giovane presidente

americano e fu anche il primo cattolico a entrare alla Casa Bianca.

Kennedy costruisce il suo personaggio attorno a degli elementi che vanno a favore del nuovo,

delle società del benessere: il neo presidente e' giovane, e' bello, e' bella la sua famiglia; tutti

elementi che vanno a creare un vero e proprio mito.

In politica interna, lo slancio riformatore kennediano si tradusse in un forte incremento della spesa

pubblica.

In politica estera la presidenza Kennedy assunse l'impegno di attenuare la «guerra fredda» che

divideva il mondo in due campi ostili

Il primo incontro fra Kennedy e Kruscev - presidente del consiglio dei ministri dell' U.R.S.S. - si

risolse in un fallimento. Gli Stati Uniti riaffermarono il loro impegno in difesa di Berlino Ovest e i

sovietici risposero innalzando un muro che separava le due parti della città e rendeva pressoché

impossibili le fughe.

Contemporaneamente diede inizio a una politica nuova e dinamica, nota a tutto il mondo con il

nome di «nuova frontiera».

Ma in questo periodo il confronto più drammatico fra le due superpotenze ebbe per teatro

l'America Latina. All'inizio della sua presidenza, Kennedy tentò di soffocare il regime socialista a

Cuba e lo sbarco nella località chiamata Baia dei Porci, si risolse in un totale fallimento.

Nella tensione così creatasi si inserì l'Unione Sovietica che non solo offrì ai cubani assistenza

economica e militare, ma iniziò l'installazione nell'isola di alcune basi di lancio per missili nucleari.

Scoperte dagli americani, Kennedy ordinò un blocco navale attorno a Cuba per impedire alle navi

sovietiche di raggiungere l'isola. L'operazione alla fine si risolse con un successo da parte degli

americani. La Russia cedette e accetto le richieste degli USA.

Il compromesso sulla questione di Cuba, aprì comunque la strada a una nuova fase di distensione.

Nel 1963 Stati Uniti e Unione Sovietica firmarono il trattato per la messa al bando degli esperimenti

nucleari nell'atmosfera. Nello stesso tempo Usa e Urss si accordavano per l'installazione di una

linea diretta di telescriventi (linea rossa) fra la Casa Bianca e il Cremlino, che serviva a scongiurare

il pericolo di una guerra "per errore".

Le ripercussioni di questo periodo di fermento si hanno anche in Unione Sovietica: così come

declina il mito americano, declina anche il mito sovietico.

Nel 1964 Kruscev fu estromesso da tutte le sue cariche.

Nel 22 novembre 1963, Kennedy fu assassinato prima di finire il suo mandato e le ombre sul suo

assassinio non si sono mai dissolte.

Dopo la morte di Kennedy inizia un periodo torbido nella politica interna americana caratterizzata

con altri omicidi, come quello dei fratello di Kennedy e quello di M.L. King, leader del movimento

per i diritti dei neri.

Il vice presidente Johnson che prese il posto di Kennedy, infine legò il suo nome all'impopolare e

sfortunato impegno americano nella guerra del Vietnam

76

3)LA CINA DI MAO : IL CONTRASTO CON L’URSS E LA “RIVOLUZIONE CULTURALE”

In Cina, l'insuccesso della politica di sviluppo agricolo lanciata nel '58 ("grande balzo in avanti")

favorì sul piano internazionale la definitiva rottura con l'URSS, mentre sul piano interno diede

spazio alle componenti "moderate" del gruppo dirigente comunista.

Fra il '65 e il '68, Mao, per contenere il potere delle classi moderate, stimolò un movimento

sostenuto dall'esercito e dagli studenti (la rivoluzione culturale) che portò alla defenestrazione di

molti dirigenti.

Mao, in politica estera, soprattutto per opera del primo ministro Chou Enlai, attuò, all'inizio degli

anni '70, un clamoroso avvicinamento agli Stati Uniti.

4) LA GUERRA DEL VIETNAM

La guerra che si combatté per oltre 10 anni nel Vietnam, rappresentò uno dei momenti di scontro

più acuto fra gli Stati Uniti, coinvolti direttamente nel conflitto, e il mondo comunista.

Gli accordi di Ginevra del '54 avevano diviso il Vietnam in due repubbliche:

· Quella del Nord retta dai comunisti.

· Quella del Sud governata da un regime semidittatoriale, appoggiato dagli americani che

cercavano di sostituire la loro influenza a quella francese.

Contro il governo del Sud, si sviluppò un movimento di guerriglia ( il Vietcong) guidato dai

comunisti e sostenuto dallo stato del nordvietnamita.

Preoccupati di un'Indocina comunista gli Usa inviarono nel Vietnam del Sud un contingente di

"consiglieri americani".

Sotto la presidenza di Johnson, la presenza Usa in Vietnam compì un vero salto qualitativo,

trasformandosi in aperto intervento bellico.

A partire dal febbraio del '64 il corpo di spedizione americano fu continuamente rinforzato.

Nel febbraio '65, senza che vi fosse stata una dichiarazione di guerra, ebbe inizio una serie di

violenti bombardamenti contro il territori del Vietnam del Nord.

La dilatazione dell'impegno militare americano, non fu però sufficiente a domare la lotta dei

vietcong, che godevano di vasti appoggi fra le masse contadine; ne a piegare la resistenza della

Repubblica nordvietnamita.

Di fronte a un nemico inafferrabile, l'esercito statunitense entrò in una profonda crisi, originata non

solo da fattori tecnici, ma anche da un crescente disagio morale.

Negli Usa, infatti, il conflitto vietnamita, apparve a larghi settori dell'opinione pubblica come una

guerra fondamentalmente ingiusta, contraria alle tradizioni della democrazia americana; e i suoi

costi economici e soprattutto umani, furono sempre più sentiti come insostenibili. Vi furono

imponenti manifestazioni di protesta e molti giovani in età di leva rifiutano di indossare la divisa.

La svolta della guerra si ebbe all'inizio del '68, quando i vietcong lanciarono contro le principali

77

città del Sud una grande offensiva, che, pur non ottenendo risultati decisivi sul piano militare,

mostrò tutta la vitalità delle guerriglia proprio nel momento del massimo impegno militare

americano.

Nel marzo 1968 Johnson decise la sospensione dei bombardamenti sul Nord e annunciò la sua

intenzione di non presentarsi più alle elezioni.

Il successore Nixon, ridusse progressivamente l'impegno militare americano, ma nel contempo

cercò, senza molta fortuna, di potenziare l'esercito sudvietnamita a allargò le operazioni belliche

agli Stati confinanti, il Laos e la Cambogia.

Solo nel gennaio 1973, americani e nordvietnamiti firmarono a Parigi un armistizio, che prevedeva

il graduale ritiro delle forze statunitensi.

Dopo il ritiro americano, la guerra continuò per oltre due anni, e terminò con la vittoria comunista.

Gli Usa, che avevano sacrificato uomini, risorse economiche e stabilità interna, proprio per

impedire questo esito, dovettero registrare la prima grave sconfitta di tutta la loro storia.

5) L’URSS E L’EUROPA ORINETALE: LA CRISI CECOSLOVACCA

In Russia Breznev, successore di Kruscev, mutò più lo stile che la sostanza della politica

Krusceviana, accentuando la repressione, dei dissidenti.

In economia, fu varata una riforma che accordava alle imprese più ampi margini di autonomia. I

risultati non furono brillanti e l'URSS vide accentuarsi il suo distacco rispetto ai paesi occidentali.

In politica estera, non vi fu alcun miglioramento dei rapporti con la Cina, non si verificarono

sostanziali mutamenti nemmeno nei rapporti con paesi dell'Europa orientale

L'URSS da un lato accettò la moderata autonomia conquistata dalla Romania, dall'altro represse

duramente il tentativo riformatore dei comunisti cecoslovacchi.

Infatti nel 1967-1968 si sviluppa in Cecoslovacchia un movimento politico e culturale che inizia

chiedendo più ampia libertà di stampa e di opinione.

L'accelerazione al processo di liberalizzazione impressa dagli intellettuali preoccupò i dirigenti

sovietici, che intravidero nella primavera di Praga una minaccia per il regime comunista e per il

patto di Varsavia, temendo un "contagio" nel campo socialista

I sovietici tentarono invano di indurre i dirigenti di Praga a bloccare il processo di liberalizzazione.

Poi, 21 agosto 1968, truppe dell'URSS e di altri quattro paesi del Patto di Varsavia, occuparono

Praga e il resto del paese, e venne formato un governo filosovietico.

Con la repressione della "primavera di Praga", l'Urss registrò un ulteriore appannamento della

propria immagine.

6) L’EUROPA OCCIDENTALE NEGLI ANNI DEL BENESSERE

Per le democrazie dell'Europa occidentale, gli anni '60 e primi anni '70 rappresentarono un periodo

di complessiva prosperità e mutamenti politici.

In Italia, in Germania occidentale e in Gran Bretagna, questa fase coincise con l'entrata al governo

dei socialisti.

In Francia invece i gruppi di obbedienza gaullista mantennero la guida del governo.

In Germania il socialdemocratico Brandt inaugurò una politica estera di conciliazione con i paesi

dell'Est. Una politica che tendeva a normalizzare i rapporti con la Germania federale e i paesi del

blocco comunista. 78

Più sfortunata fu l'esperienza di governo del laburisti inglesi, tornati al potere con Wilson, nel

settembre 1964. Il governo Wilson dovette anche fronteggiare il riacutizzarsi della mai risolta

questione irlandese.

Nell'Irlanda del Nord, la minoranza cattolica, diede vita, alla fine degli anni '60, a una serie di

violente agitazioni. Queste agitazioni, terminarono nel 1972 con l' adesione britannica alla

Comunità europea insieme a Irlanda e Danimarca.

7)IL MEDIO ORIENTE E LA GUERRA ARABO-ISRAELIANA

Il Medio Oriente fu teatro in questi anni di due successive guerre: la "guerra dei sei giorni" del

'67 e la "guerra del Kippur" del '73.

In seguito alla guerra del '67, Israele occupò nuovi territori arabi, riacutizzando il problema

palestinese. La guerra del '73 fu all'origine del blocco petrolifero proclamato dai paesi arabi e del

successivo aumento del prezzo del petrolio (i paesi arabi compiono una ritorsione nei confronti dei

paesi alleati, chiudendo i pozzi del petrolio, e quindi dando scacco matto alle economie occidentali

che fanno largo uso del petrolio).

8)LA CRISI PETROLIFERA

L'aumento del prezzo del petrolio nel '73 ( che si inseriva in una fase di instabilità monetaria

internazionale inaugurata nel '71 dalla sospensione della convertibilità del dollaro) generò una crisi

economica internazionale di vaste proporzioni

A differenza delle crisi del passato, la crescita della disoccupazione si sommava a un elevato tasso

di inflazione. La gravità della crisi indusse ad interrogarsi sui fondamenti stessi della civiltà nata

con la rivoluzione industriale.

CAPITOLO N. 15) APOGEO E CRISI DEL BIPOLARISMO

1) IL TEMPO DEL “RIFLUSSO”

Nei paesi occidentali si manifestò nei tardi anni '70 una crisi delle ideologie di sinistra (sia

riformiste sia rivoluzionarie) e la tendenza all'abbandono dell'impegno politico per un ritorno al

privato a ai valori tradizionali: il "grande riflusso".

La crisi sarebbe esplosa, per il collasso improvviso di uno dei due pilastri dell'equilibrio postbellico;

l'Unione Sovietica.

L'unione Sovietica, in particolare aveva visto la sua immagine, già incrinata dai fatti di Praga del

'68, deteriorarsi progressivamente.

Si andavano frattanto formando delle organizzazioni di lotta armata. Si assisté così, in alcuni paesi

dell'Europa occidentale, a una drammatica esplosione di terrorismo politico. Un terrorismo attuato

da piccoli gruppi clandestini fortemente militarizzanti che agivano per lo più con attentati, omicidi,

ferimenti, sequestri verso quei personaggi o quelle istituzioni che ai loro occhi si identificavano col

sistema da abbattere. Abbiamo le Brigate rosse in Italia, la Frazione dell'Armata rossa in Germania

e la Action directe in Francia.

Poco seguiti dalle masse lavoratrici in nome delle quali affermavano di agire, i gruppi terroristici

italiani e tedeschi furono sconfitti prima politicamente (per il fallimento del loro tentativo di

mobilitare la classe operaia), poi per via dell'azione repressiva degli anni '80. Ma il terrorismo come

fenomeno internazionale non scomparve; si espresse attraverso una serie di azioni sanguinose e di

gesti clamorosi (attentato al papa Giovanni Paolo II - 1981).

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2) LA DIFFICILE UNITA’ DELL’EUROPA OCCIDENTALE

Sul piano dell'economia, l'Europa perse terreno, negli anni '70 e '80 rispetto a Usa e Giappone e il

processo di unificazione europea non fece grandi passi avanti.

Sul piano politico le principali novità furono: la vittoria dei conservatori di M. Thatcher in Gran

Bretagna e R. Reagan in Usa i quali inaugurano una politica di privatizzazioni.

Queste privatizzazioni si rendono necessarie per via dei costi troppo alti del Welfare State.

Si ha il ritorno al potere dei cristiano-democratici in Germania federale; la vittoria del socialista

Mitterrand in Francia.

Governi a guida socialista si affermarono, nelle nuove democrazie dell'Europa meridionale

(Portogallo, Grecia, Spagna), protagoniste di rapidi e quasi simultanei processi di cedimento dei

regimi autoritari.

Il primo a cadere fu quello portoghese, successivamente la Grecia e la Spagna.

Il ritorno alla democrazia di Spagna (1986), Portogallo (1986) e Grecia (1981) rappresentò una

delle maggiori e più positive novità della recente storia d'Europa. E consentì un ulteriore

allargamento della CEE.

3) GLI STATI UNITI DA NIXON A BUSH

Per gli Usa gli anni '70 rappresentarono una fase tutt'altro che felice. Prima la crisi del dollaro nel

1971, poi la sconfitta politico-militare in Vietnam. Quindi una gravissima crisi interna, il cosiddetto

caso Watergate, che, nel 1974, costrinse alle dimissioni il presidente Nixon.

Durante la presidenza di Reagan l'economia americana riprese a marciare a pieno ritmo, grazie

soprattutto allo sviluppo dei settori di punta.

Per quanto riguarda la presenza americana nel mondo, essa si concretizzò nel sostegno in armi e

materiali ai guerriglieri afgani in lotta contro i sovietici. Nel marzo '86, l'aviazione statunitense

bombardò il quartier generale di Gheddafi, a Tripoli. Nel estate '87, una squadra navale fu inviata ne

Golfo Persico per proteggere le rotte petrolifere minacciate dallo scontro fra Iran e Iraq.

Nell'88 George Bush succedette a Reagan, esponente dell'ala moderata del suo partito, Bush riprese

nella sostanza l'eredità reaganiana, ma con uno stile più prudente ed equilibrato.

Nei rapporti con l'Urss fu confermata una linea che, avrebbe consentito agli Usa di proseguire nel

cammino della distensione e poi raccogliere i frutti politici della crisi dei sistemi comunisti. D'altro

canto fu proprio il "moderato" Bush ad assumersi la responsabilità dei più vasti interventi militari

mai intrapresi dagli Stati Uniti dopo la guerra del Vietnam: quello effettuato a Panama nel dicembre

'89 e quello ben più massiccio deciso nel '90-91 contro l'Iraq di Saddam Hussein colpevole di avere

invaso il Kwait.

4) L’URSS DA BREZNEV A GORBACEV

Negli ultimi anni dell'età di Breznev si ha ormai in Russia una dittatura; uno stato che non appare

più stato rivoluzionario, ma uno stato burocratico e imperialista. Cade il mito dell'Urss.

Nella corsa alle spese militari, nella gara fra gli Stati, l'Urss continua ad impoverirsi.

Le spese militari crescono, la politica imperialista costa, la guerra fredda continua, si cerca di

arrivare a degli accordi sul disarmo, ma nonostante questi accordi la Russia non rinuncia alla

politica di potenza e allargò la sua sfera di influenza mondiale con l'invasione dell' Afghanistan del

'79 (particolarmente costoso, anche da un punto di vista umano).

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Il dissenso degli intellettuali russi cresce (Pasternak, Bulgakov, Solgenitzin), l'Arcipelago Gulag,

si arriverà alla conferenza di Helsinki sui diritti umani, cambierà molto il rapporto fra URSS e il

PCI.

In Polonia esplode sul finire degli anni '70 il movimento di Solidarnosc, che è un movimento

sindacale. Nella vicenda polacca il Papa polacco Wojtyla, ha un ruolo importante perché cercherà di

diventare un mediatore di questa crisi che sta erodendo la Polonia. Chiesa e regime comunista in

Polonia devono trattare per arginare la spinta che viene dal papa.

Con l'avvento di Gorbaciov (1985), fu avviata una radicale svolta sia in politica estera sia in

politica interna (riforme economiche e istituzionali, maggior libertà di informazione): svolta che

suscitò però non poche difficoltà all'interno dell'URSS.

Questa ebbe molta importanza in quanto ci si rese conto che l'URSS era in una forte crisi.

In seguito a una serie di incontri fra i leader sovietici e statunitensi, si instaurò dopo l'85, un

nuovo clima di distensione internazionale che consentì alcuni accordi fra le superpotenze sulla

limitazione degli armamenti e si riflesse positivamente anche sulle prospettive di soluzione dei

conflitti locali.

5) LA CRISI DELL’EUROPA COMUNISTA, LA CADUTA DEL MURO DI BERLINO E LA

RIUNIFICAZIONE TEDESCA.

I mutamenti in Urss ebbero immediati riflessi sui paesi dell'Europa orientale (paesi satelliti in

fermento), provocando la crisi dell'intero blocco comunista.

Polonia: fu il 1° dei Paesi satelliti ad ottenere la liberazione. dal regime comunista. Nel 1988 il

paese fu scosso da moltissimi scioperi e fu sull'orlo della guerra civile. Con gli accordi di

Danzica del 1988, si hanno le prime elezioni libere che avrebbero visto la partecipazione di

diversi partiti, tra cui Solidarnos ma avrebbero lasciato comunque al partito comunista la

maggioranza dei deputati in parlamento.

La vittoria elettorale di Solidarnos fu però di tali proporzioni che il cambiamento appariva

irreversibile: nel 1991 Walesa fu eletto capo dello stato e il regime comunista finì.

Ungheria, Cecoslovacchia e Bulgaria il passaggio dal regime comunista a quello democratico fu

ancora più pacifico.

In Ungheria il POSU Partito Operaio Socialista Ungherese, si era già aperto a riforme economiche

e aveva cambiato la classe dirigente: nel 1989 fece passare una nuova Costituzione che prevedeva

più partiti. Nel 1990 le elezioni furono vinte dal raggruppamento di partiti di ispirazione cristiana.

Anche in Cecoslovacchia il passaggio alla democrazia fu naturale: imponenti manifestazioni di

massa dall'agosto al novembre 1989 portarono a radicali trasformazioni nelle istituzioni. Nel 1993

si costituirono Repubblica Federale Ceca e Slovacchia. Le successive elezioni confermarono il

ruolo ormai non più dominante del Partito comunista in entrambi gli Stati.

In Bulgaria invece i dirigenti comunisti guidarono il processo di cambiamento, anche se spinti

dalla pressione popolare. Stabilirono elezioni libere che nel 1990 confermarono al potere l'ex Partito

comunista, ma in un quadro politico non più di regime e secondo garanzie volute da una nuova

democrazia.

Romania: il passaggio di regime fu invece travagliato e violento. La popolazione viveva in una

diffusa povertà e priva di libertà. Alle rivolte di alcune città desiderose di riforme economiche e

politiche, il dittatore (ciausesco), rispose con l'esercito provocando centinaia di morti. Nel dicembre

1989 la protesta si estese alla capitale Bucarest e parte dell'esercito solidarizzò con la popolazione.

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Il breve ma sanguinano conflitto si concluse e con libere elezioni che segnarono la vittoria del

Fronte.

Riunificazione tedesca: si verificò che nel 1989, l'Ungheria permise il libero passaggio verso

l’Austria, anche ai cittadini provenienti dalla Germania dell'Est aprendo così un varco attraverso il

quale si rovesciarono milioni di cittadini della Germania Est verso la Germania dell'Ovest.

Il governo comunista tedesco non era in grado di opporsi e si trovò a dover affrontare

manifestazioni di massa a Lipsia, Dresda e Berlino.

Nel novembre del 1989 fu lasciato libero transito ai tedeschi dell'est che volevano varcare il

confine con la Germania Ovest.

Il muro di Berlino fu rapidamente abbattuto; questo fu l'episodio più importante, anche dal punto

di vista simbolico in quanto il crollo del muro è praticamente il simbolo della caduta dell'Impero

Sovietico.

Fu firmato un trattato di unione economica, furono abbattute le frontiere tra i due stati tedeschi;

nell'ottobre del 1990 si giunse infine alla riunificazione politica con il consenso di URSS, Francia,

Inghilterra e USA.

6)DITTATURE E DEMOCRAZIE IN AMERICA LATINA

In l'America Latina, gli anni '70 e '80 ci fu prima la massima espansione delle dittature militari,

poi il graduale ritorno alla democrazia politica. E questo in quasi tutti i Paesi.

In Uruguay, in Cile, in Argentina, nel Venezuela, in Brasile, nel Perù, nella Colombia, etc.

Il processo di democratizzazione fu però ostacolato quasi ovunque da gravi problemi economici.

7) ISRAELE E I PAESI ARABI

All'indomani della "guerra del Kippur", il presidente egiziano Sadat si convinse della necessità di

trovare una soluzione politica al conflitto con Israele e dunque avvicinarsi agli Usa.

Nel 1974-75 espulse i tecnici sovietici dall'Egitto, congelò i rapporti con l'Urss e impresse alla sua

politica estera un indirizzo filo-occidentale.

Nel 1977 il presidente egiziano a Gerusalemme, in un discorso al Parlamento formulò la sua

offerta di pace.

Si giunse quindi, con la mediazione del presidente americano Carter agli accordi di Camp David

(settembre '78), fra Sadat e il primo ministro israeliano Begin. L'Egitto ottenne la restituzione del

Sinai e stipulò con Israele un trattato di pace.

Gli accordi prevedevano ulteriori negoziati per soluzione del problema palestinese. Ma questi

negoziati non furono avviati. L'ostacolo principale venne in un primo tempo dagli Stati arabi e

dall'OLP, che denunciavano il "tradimento" dell'Egitto e rifiutarono ogni trattativa col "nemico

storico".

Successivamente, a partire dalla metà degli anni '80 gli Stati Arabi "moderati" e la stessa

dirigenza dell'Olp assunsero una posizione più morbida e, sfidando la condanna del cosiddetto

"fronte di rifiuto", si dissero disposti a trattare con Israele e a riconoscere l'esistenza in cambio del

suo ritiro dai territori occupati. Su questi avrebbe dovuto sorgere uno Stato palestinese. A questo

punto furono, però i dirigenti dello Stato ebraico a rifiutare la trattativa con l'OLP di Arafat,

considerata un'organizzazione terroristica.

La tensione si accrebbe ulteriormente quando, a partire dalla fine dell'87, i palestinesi dei territori

occupati vita a una lunga e diffusa rivolta contro gli occupanti, che reagirono con una dura

repressione.

L'intensità e la durata della protesta resero più difficile la posizione dei governi israeliani.

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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia Contemporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Storia Contemporanea, Sabbatucci. Gli argomenti trattati sono: l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando come motivo scatenante della Prima guerra mondiale, le cause economiche, socio-culturali e militari che condussero al primo conflitto mondiale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche
SSD:
Università: Cagliari - Unica
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cagliari - Unica o del prof Pira Stefano.

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