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Storia contemporanea: la società di massa e gli USA con la crisi del '29

Introduzione

Università La Statale di Milano – Dipartimento Studi umanistici – Prof. Cuzzi Marco

Premessa dell’autore: In queste pagine si parlerà in particolar modo della crisi del '29, delle sue possibili cause e delle conseguenze. Indi per cui la conversazione prenderà una piega abbastanza professionale, con un linguaggio economico piuttosto impegnativo da capire; quindi si consiglia prima di tutto, di ripassare quei termini base dell’economia mondiale in grado di capire l’argomento. Ho cercato comunque sia di mantenere un tono il più basilare possibile, in modo che tutti, anche i meno afferrati in materia – tra cui io – possano capire meglio. Detto questo, grazie a chi comprerà i miei appunti e a chi mi sosterrà; sono frutto di mesi di studio e di preparazione per un esame (tra l’altro obbligatorio) molto difficile, quindi spero che non siano buttati all’aria. Buono studio!

La società di massa

Il '900, come già spiegato nelle scorse lezioni, determina lo svilupparsi della nuova tendenza della società di massa. Dopo un lungo Ottocento che vede infatti l’affermarsi della classe media borghese, il periodo successivo è invece il secolo della grande omogeneizzazione. Il popolo infatti incomincia a istruirsi; in Italia la guerra unisce i popoli che per comunicare in trincea utilizzano l’italiano, cosa mai successa prima; i salari aumentano e le persone possono accedere a servizi che prima erano destinati esclusivamente alle classi più borghesi.

Il punto di grande trasformazione è chiaramente la prima guerra mondiale: oltre a causare effettivamente una generazione perduta, giovani persi e fragilissimi, si afferma a livello industriale quella che viene chiamata la catena di montaggio. Questa tecnica industriale permetteva non solo di risparmiare sulla forza lavoro, e quindi sui costi di produzione, ma anche di produrre il triplo se non il quadruplo della merce in minor tempo; allo stesso tempo si aumentava il salario dell’operaio, dopo ovviamente lotte sindacali non così scontate, che a questo punto poteva permettersi di comprare beni durevoli, quindi elettrodomestici in particolare, ma anche automobili.

Si creava in questo modo un circolo vizioso tra consumatore e produttore, che si basava essenzialmente sulla maggior produzione, l’abbattimento dei costi e il conseguente accesso a un mercato più ampio. In Europa, ancora prima degli elettrodomestici, si affermò questo principio “fordista” (chiamato così per via del precursore della catena di montaggio, Henry T. Ford, il quale nel 1916 riusciva a fabbricare più di 800.000 automobili a basso costo) durante la guerra, nelle fabbriche di guerra adibite alla produzione di armi e prodotti da inviare sul fronte. Questo causò, come detto, quella mischia generale della società, dove chiunque poteva ambire a classi sociali più alte, e dove il consumo di massa divenne lo status symbol di certi anni ’20 difficoltosi da una parte (Europa) e prosperosi dall’altra (USA e America).

Il XX secolo: un periodo di trasformazioni sociali

Se quindi possiamo dividere gli ultimi due secoli del precedente millennio, possiamo dire che l’800 è un secolo dicotomo, dove l’industria era divisa tra due popoli: la classe borghese consumatrice, e la classe proletaria produttrice; mentre possiamo dire del '900 come un secolo “unitario”, popolare per eccellenza, dove il riscatto proletario funziona in parte e soprattutto, per la legge del liberismo, compra chi può e le classi sociali si omogeneizzano. Ed è così che si inizia a “normalizzare” il terziario, livellandolo al ceto medio; come anche il lavoro operaio che aumenta, impoverendo le campagne e arricchendo le città; si afferma dunque il sindacato d’industria, in cui ci si organizza in gruppi inerenti alla stessa fabbrica, o alla stessa mansione (il sindacato dei meccanici, quello della Fiat, quello del tornitore ecc.), tutti con lo scopo unico di dare più voce all’operaio e sensibilizzare la sua continua fragilità in un mondo in perenne sviluppo; vengono dunque concesse le prime assicurazioni di malattia e infortunio, le ferie pagate, salari aumentati, indennizzi ecc.

Una società operaia insomma che punta al ceto medio, alla conquista dei redditi più alti: come ricorda infatti Zygmunt Bauman, il processo di trasformazione tra Ottocento e Novecento porterà a una consistente attenzione da parte del proletariato a quei prodotti che loro stessi magari producevano; questo non voleva certo dire che la loro situazione sociale fosse migliorata da prima: si continuerà ad assistere a situazioni di licenziamenti ingiustificati e infortuni sul lavoro causati da scarse misure di sicurezza sul posto.

Il fenomeno del melting pot e la crisi del '29

Negli Stati Uniti inoltre si afferma un fenomeno chiamato melting pot (letteralmente “pentola di fusione”): ovvero un consolidamento massiccio della popolazione, comprendente anche i tanti gruppi etnici di immigrati presenti nello stato; questo avvenne non per mano di un intervento istituzionale mirato, ma bensì grazie a opportunità di lavoro più ampie e dunque un incremento dell’integrazione di massa. Un melting pot che per quanto riguarda i popoli europei fu solo grazie a un’internazionalizzazione portata avanti dagli stati: esercito con leva obbligatoria, scuola dell’obbligo, i dopolavoro fascisti, le ferie pagate introdotte dai francesi ecc. tutte manovre eseguite con lo scopo di nazionalizzare la popolazione e generare un modern welfare state che oltre a obbligare i cittadini in compiti nel nome del bene nazionale, li proteggeva e cercava di andare incontro alle esigenze dei ceti più bassi.

A questo pro giocavano un ruolo importantissimo anche i mezzi di comunicazione come cinema, radio, giornali – i quali aumentarono i clienti per la crescente alfabetizzazione – e poi, nel dopoguerra, la televisione: questi enti passarono tutti sotto la lente dello stato che li nazionalizzerà tutti; ancora una volta precursori di questa tendenza, e fondatori dell’industria dello spettacolo, ci furono gli Stati Uniti, i quali istituirono programmi radio particolari, controllati dallo stato con lo scopo anche di intrattenere ed educare i cittadini (vedi i racconti al caminetto di Roosevelt). In Europa succederà una cosa simile agli USA fatta a eccezione per l’Inghilterra, il quale sistema radiofonico sarà esente, in parte, dal controllo statale.

Gli USA verso il 1929

Il '29 non è una normale crisi, non è soltanto lo sfacelo finanziario più grande del XX secolo; è un’altra data importante che divide lo splendore degli anni ’20 con l’instaurazione dittatoriale degli anni ’30: è considerata una vera e propria cesura tra l’Europa e gli Stati Uniti; il crollo dei mercati ebbe, infatti, conseguenze terribili soprattutto in Germania, dando strada libera a Adolf Hitler che trovò terreno fertile per la sua raccolta di consensi. I 1930 saranno la causa di divisione netta tra il fascismo/nazionalsocialismo e il comunismo sovietico, la popolazione delusa dal sistema liberal-democratico si ribella, la strada ha un bivio e si divide tra “destra” o “sinistra”, non ci sono vie di mezzo: è l’inizio di un’età depressa, rabbiosa, vendicativa che finirà solamente con la fine della seconda guerra mondiale.

Ma partiamo dall’inizio. Wilson dopo la guerra è colpito da un ictus, si candida comunque a nuove elezioni ma perde; il vecchio presidente democratico viene sconfitto dalla forza repubblicana, la quale oramai aveva p

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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