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STORIA CONTEMPORANEA

PRIMA PARTE

Prof.ssa Barbara Curli

INTRODUZIONE

“Grandi Rivoluzioni” del ‘700: Rivoluzione industriale, Rivoluzione americana, Rivoluzione francese (1789)

→ segnano l’avvio dell’uscita dall’assolutismo politico e l’avvio di un processo di trasformazione istituzionale

ed economico.

Le rivoluzioni inglesi del Seicento:

• Prima rivoluzione inglese: si colloca nelle storie delle lotte di successione alla regina Elisabetta I

che muore senza eredi si apre una lotta di successione dinastica che si incrocia alle lotte di religione

e dalle quali emerge Carlo I Stuart e il suo consigliere il duca di Buckingham. Nel 1628 il re Carlo I

→ erano i cosiddetti “Stati Generali”, delle

Stuart convoca il Parlamento assemblee di età moderna

che raccoglievano il clero, la nobiltà, i grandi proprietari, i grandi borghesi. Erano assemblee che di

solito erano l’élite ricca del paese, di solito convocati per le esigenze di spese della corona. Re Carlo

I Stuart convoca il Parlamento per chiedere nuove risorse perché stava combattendo la Guerra dei

trent’anni. A questo punto il Parlamento accetta a concedere le risorse a patto che in cambio ci siano

dei diritti: prima richiesta di diritti Petition of Rights (moderna formulazione dei diritti individuali):

i membri del Parlamento chiedono che da quel momento in poi il re non possa procedere a prelievi

fiscali senza l’autorizzazione del Parlamento. Il primo Parlamento in senso moderno nasce dunque in

senso di fiscalità. Prima divisione dei poteri. Questione fiscalità: la cittadinanza è di colui che paga le

tasse, chi paga le tasse ha dei diritti. Il re non può inoltre procedere ad arresti arbitrari: diritto che

scardina il potere assoluto del re. Richiesta particolarmente delicata poiché il clima era molto agitato.

Il re irrompe con l’esercito in Parlamento, lo scioglie e comincia la guerra civile (1640-1649): Re vs

Parlamento. Il Parlamento affida ad Oliver Cromwell, un borghese, il compito di creare un nuovo

→ →

“Esercito di cittadini”

esercito New Model Army. esercito che incarna un senso di cittadinanza.

È un esercito di volontari prevalentemente borghesi ma anche aristocratici non fedeli alla corona,

artigiani e proprietari. Il Re fugge da Londra, viene arrestato dalle truppe del Parlamento a York, il

Parlamento lo processa e lo condanna a morte. Primo Re giustiziato non per intrighi di palazzo ma per

una trasformazione politica e istituzionale.

• Seconda (gloriosa) rivoluzione inglese: durante il regno di Carlo II il Parlamento continua la sua

trasformazione in un organismo atto a dividere il potere con il Re e nel 1679 produce un documento

che ripropone un concetto che nel diritto inglese si chiama Habeas Corpus e che riafferma il diritto di

L’Habeas Corpus nel ’79 viene considerato una prima

essere portato davanti ad un giudice.

dichiarazione dei diritti individuali in senso moderno. Ad un certo punto il re Giacomo II (succeduto

a Carlo II) propone alcuni decreti reali a favore dei cattolici e il Parlamento si rifiuta di ratificare questi

decreti Giacomo II decide nuovamente di sciogliere il Parlamento. Seconda rivoluzione inglese. Il

Guglielmo d’Orange¸

Parlamento chiama in suo soccorso un altro principe, protestante e figlio della

II, che si pone alla testa dell’esercito della New Model Army e viene riconosciuto

figlia di Guglielmo

come legittimo sovrano dal Parlamento nel 1688 e il Re Carlo II viene destituito dal Parlamento. Con

un nuovo documento che si chiama Bill of Rights del 1689 il Parlamento riafferma la sua centralità: il

Re non può infrangere il patto che c’è tra il Re e il Parlamento, è un patto tacito, il Re non può

sciogliere il Parlamento. Da quel momento in poi i sovrani inglesi sarebbero stati costretti ad accettare

il Bill of Rights il Parlamento rappresenta la Nazione: ha il potere legislativo, ha la facoltà di imporre

le tasse (diritto di fiscalità) e non può essere sciolto dal Re. Ancora oggi in vigore. Fonda la nuova

divisione dei poteri e fonda il concetto dei diritti individuali diritto di parola, di culto, etc.

• → →

1707 Union Act unisce Scozia, Inghilterra e Galles Regno Unito.

• → si unisce anche il regno d’Irlanda.

1800 Act of Union

• →

1920 divisione Irlanda. →

Il Parlamento ha sede a Westminster governo di gabinetto: un governo in cui non c’è il Re. Nel sistema

inglese “il re regna, ma non governa”, Robert Walpole, primo primo ministro del Regno Unito.

Il modello inglese è da allora un modello di monarchia costituzionale sebbene non ci sia un patto scritto

vi è la divisione dei poteri. Il Re è il garante dell’unità della Nazione, mentre il Gabinetto e il primo ministro

governano.

Il Parlamento inglese è diviso in due camere: la Camera dei Comuni (Commons) e la Camera dei Lord. La

Camera dei Comuni è elettiva, mentre la Camera dei Lord è stata ereditaria fino a pochi anni fa. È una camera

non elettiva. Il Parlamento è costruito su due fronti di opposizione: le due Camere sono poste frontalmente

l’una di fronte all’altra. Il seggio al centro viene occupato dallo speaker, che nel sistema anglosassone è colui

che dà la parola e controlla i due gruppi e va a comunicare al Re. Dall’epoca delle rivoluzioni inglese in poi il

Re non può entrare in Parlamento fa parte del patto. Può andare solo una volta all’anno, nel giorno

dell’apertura dell’anno parlamentare, e solo nella Camera dei Lord dietro invito del Parlamento.

La rivoluzione americana: rivoluzione che comincia nelle colonie inglesi in territorio americano. La

rivoluzione americana è un processo molto lungo che dà vita ad un assetto politico completamente nuovo

nella storia rispetto all’Europa del ‘700 che è tutta governata da monarchie ed imperi assoluti ad eccesso

dell’Inghilterra. Gli Stati Uniti saranno la prima repubblica in senso contemporaneo, sarà inoltre il primo

Stato che avrà una costituzione scritta anche qui si ha un Bill of Rights. La rivoluzione americana

influenzerà molto l’Europa e ispirerà la Rivoluzione francese, inaugurando la stagione del costituzionalismo.

La rivoluzione americana formula in modo scritto per la prima volta i diritti di cittadinanza. L’America del

Nord era molto ricca di risorse e materie prime attrasse i colonizzatori, soprattutto Francia e Inghilterra.

Ci è voluto più di un secolo per creare gli Stati Uniti d’America come li conosciamo adesso. Originariamente

le colonie inglesi in nord America erano tredici, erano dei territori posti sotto la corona inglese: erano

sostanzialmente delle basi commerciali – preceduti dagli olandesi, “Manhattan” viene dall’olandese –,

avevano terre molto ricche che attirarono molti coloni. I coloni erano soprattutto comunità che fuggivano

dalle guerre di religione, che si costruiscono un’idea di queste terre come i luoghi di libertà dalle guerre di

religione e le persecuzioni. All’inizio del ‘600 iniziano a importare manodopera tramite schiavitù,

principalmente dall’Africa. 1619: prima nave a portare persone africane in Nord America (apparentemente

per sbaglio perché era diretta ai Caraibi). Alla fine del ‘700 c’erano circa sei milioni di schiavi nelle colonie

inglesi in Nord America. Queste colonie dipendevano anche economicamente dal Parlamento di

Westminster; erano sottoposte al monopolio del commercio inglese; erano organizzate all’interno con delle

assemblee cosiddette locali. Le tasse che pagavano i coloni inglesi in Nord America erano tasse decise dal

Parlamento di Westminster. Nel 1763 l’Inghilterra conquista il Québec che era territorio francese e impone

una nuova tassazione. Su questa nuova tassazione inglese le colonie americane insorgono, “no taxation

without representation” prima formulazione di una rivendicazione di cittadinanza. Volevano

rappresentazione all’interno del Parlamento. Il Parlamento britannico rifiuta di allentare la dipendenza delle

colonie. Tra i vari monopoli detenuti dagli inglesi c’era il monopolio del commercio del tè. Nel 1773 entra una

nave inglese che trasporta tè nel porto di Boston: a quel punto vi è una protesta e la nave inglese viene

affondata Boston Tea Party. Nel 1774 i rappresentanti delle tredici colonie si riuniscono nel Congresso di

Philadelphia di fronte alla quale c’è un ulteriore irrigidimento inglese con una risposta inglese di intervento

militare: l’Inghilterra manda l’esercito. I coloni americani creano il proprio esercito, la Continental Army, un

esercito di volontari guidato da George Washington, che era un colone proprietario terriero. È un esercito

che contiene un forte sentimento di cittadinanza che attira molti volontari da tutta l’Europa, soprattutto dalla

Francia, tra cui il marchese di Lafayette, un giovane liberale francese che creerà poi le milizie francesi dopo

l’esperienza in America. Comincia così la guerra d’indipendenza tra l’esercito britannico e l’esercito

americano. Nel 1776 c’è la Dichiarazione d’Indipendenza che si pone subito il programma politico di fondare

un nuovo sistema politico sulla dichiarazione di uguaglianza delle persone e dei diritti individuali, è un

progetto politico di fondazione di una nuova nazione ma anche un progetto politico universale. Tutto gli

uomini sono uguali, in quanto hanno dei diritti inalienabili: la vita, la libertà, la ricerca della felicità. La guerra

si conclude nel 1787: l’Inghilterra viene sconfitta e con la Convenzione di Philadelphia le colonie libere

sottoscrivono la Costituzione degli Stati Uniti: ci sono 55 delegati, i cosiddetti padri fondatori degli Stati Uniti.

La Costituzione viene scritta nel 1787 ed entra in vigore nel 1789 ed è costituita da un preambolo e da sette

articoli, ancora oggi in vigore. Il nuovo Stato sarà una repubblica ed una confederazione retta da un

Parlamento che nel sistema americano si chiama Congresso degli Stati Uniti d’America, diviso in due camere:

la Camera dei Rappresentanti, oggi eletta a suffragio universale, e il Senato, costituito da due senatori per

ogni Stato, anch’esso elettivi. Il primo emendamento alla Costituzione americana sarà il Bill of Rights del

1791, che riprende il concetto inglese ed in virtù del quale il Congresso riconosce i diritti individuali. La

Costituzione degli Stati Uniti d’America che si apre con la citazione “we the people of the united states”. I

poteri dello Stato riconoscono questi diritti individuali: libertà di culto, libertà di parola, libertà di stampa,

libertà di riunione, diritto alla vita, diritto di essere portato davanti ad un giudice (habeas corpus), diritto a

non essere imprigionato senza un giusto processo. George Washington primo presidente degli Stati Uniti

d’America.

La Rivoluzione francese: esistono due grandi tesi interpretative sulla Rivoluzione francese: una che vede la

rivoluzione come un cambiamento radicale, rivoluzionario provocato da una nuova classe emergente, la

borghesia¸ che si rivoltò contro un sistema di privilegi e contro l’assolutismo del re. In realtà la vera e propria

classe borghese è il risultato della Rivoluzione francese. Secondo un’altra concezione, la Rivoluzione fu una

violenta continuazione di un lungo processo di costruzione e modernizzazione nazionale che era già in corso

e aveva molti nemici nell’élite (re, clero, alcuni aristocratici), è quindi il risultato violento e drammatico di una

lunga crisi e di un lungo declino dell’ancien règime. Questa è la tesi che per primo propose Alexis de

Tocqueville, un grande intellettuale dell’epoca. Egli ha scritto due libri: “l’ancien règime e la Rivoluzione”, in

cui riflette sulla natura della Rivoluzione francese, e “la democrazia in America”, dove racconta come vengono

amministrate la giustizia e la politica negli Stati Uniti. In realtà il fenomeno della Rivoluzione francese ingloba

entrambe le teorie. Fu una Rivoluzione di uscita dal feudalesimo e di uscita dall’assolutismo. È la fine della

struttura dell’ancien règime che a causa delle guerre in Europa stava attraversando un periodo di crisi. La

crisi agraria tra gli anni ’70 e ’80 del Settecento fece catalizzare le proteste e determinò una crisi del debito

pubblico, un grosso indebitamento dello stato per le guerre, per la crisi economica. Vi è una sempre maggiore

pressione sulla popolazione a causa di risorse sempre più scarse. Questo determina un percorso che inizia

negli anni ’70 del Settecento di tensioni e trasformazioni sociali. Di fronte a queste difficoltà e a questo

malcontento, nel 1788 il re, di fronte alla necessità di imporre nuove tasse, decide di convocare gli Stati

generali, che non erano riuniti da oltre 175 anni. Stati generali = raccoglievano le fasce della popolazione che

avevano una capacità contributiva, i più ricchi, che potevano pagare le tasse: nobiltà, clero e “Terzo Stato”.

Era un’assemblea di età moderna. Vengono convocati il 5 Maggio 1789 e cominciano a produrre i cahiers de

doléance, delle liste di protesta e rivendicazioni. C’è un irrigidimento progressivo del re di fronte a questi

cahiers de doléance e il 9 Luglio 1789 gli Stati generali si riuniscono nella sala della pallacorda e si

autoproclamano assemblea nazionale costituente e scrivono una Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del

cittadino che sarà il fondamento di questa trasformazione istituzionale che c’è in corso. Così come era stato

fatto dai coloni americani nell’affermare alcuni principi inalienabili e universali, allo stesso modo l’assemblea

nazionale francese scrive la dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. La Dichiarazione dei diritti

dell’uomo e del cittadino, scritta il 26 agosto 1789, sostiene che gli uomini nascono e rimangono liberi e

uguali nei diritti, che il principio di ogni sovranità risiede nella Nazione ribaltamento nella gerarchia dei

poteri dello Stato, che tutti i cittadini hanno diritto di partecipare alla politica, che nessun uomo può essere

accusato, arrestato o detenuto se non nei casi determinati dalla legge habeas corpus, che l’uomo deve

avere la libertà di pensiero, di culto e di stampa. Queste sono le dichiarazioni che iniziano ad affermarsi come

progetto politico di uscita dall’assolutismo. Si cominciano a diffondere in particolare a Parigi timori e voci di

un possibile colpo di Stato da parte del Re e di truppe fedeli al Re che si stanno ammassando alle porte di

Parigi, voci che sono poi state confermate dalla storiografia poiché ci fu la preparazione di un tentativo di

restaurazione dell’ordine da parte della corona per soffocare questo progetto politico. Come conseguenza di

queste voci il popolo di Parigi insorge e c’è l’atto simbolico della presa della Bastiglia, la prigione di Parigi

nonché simbolo del potere arbitrario del Re, il 14 luglio 1789. A Parigi s’insedia un nuovo governo municipale,

da cui parte questa trasformazione istituzionale, che deve creare il suo esercito, la Guardia nazionale, guidata

dal marchese de La Fayette. Parigi diventa il simbolo della rivolta, che si sta sviluppando anche in altre parti

della Francia. In altre parti ci sono anche delle resistenze nei confronti della Rivoluzione guerre civili. Uno

dei simboli di questa fase sono i Sanculotti, piccoli artigiani, commercianti e operai così chiamati perché

parteciparono senza indossare le “culotte” i pantaloni tipici dell’aristocrazia. Partecipazione ampia e

popolare alla Rivoluzione. Cominciano allo stesso tempo le sommosse contadine in tutta la Francia “la

grande paura”. Iniziano inoltre a reagire gli altri paesi europei, che cominciano a determinare delle alleanze

in Europa tra i grandi stati assoluti che temono che la Rivoluzione francese possa influire anche la loro poetica

interna. È dunque un’epoca rivoluzionaria di guerra interna ed esterna, è un lungo periodo di guerre,

rivoluzioni e reazioni che dura oltre 80 anni, fino alla Comune. Nel 1789 si apre un lungo percorso di

trasformazione istituzionale, economica e sociale della Francia contemporanea. In questa fase chiamata “del

Terrore” l’Assemblea nazionale scrive una costituzione, che si chiama Costituzione del 1791. In questo

periodo c’è la guerra civile con la ghigliottina. Nel 1790 il governo provvisorio emana la cosiddetta

Costituzione civile del clero, dove si chiede al clero di giurare fedeltà alla Rivoluzione. Il Re fugge ma viene

arrestato e nel 1793 viene condannato a morte dal regime provvisorio regicidio simbolico della fine

dell’assolutismo, il re viene ghigliottinato. Altro passaggio importante è la decisione, nel 1794, di istituire per

la prima volta nella storia la leva di massa. L’istituzione della leva di massa nel corso dell’800 nei grossi stati

liberali fu un grosso passaggio politico e simbolico nella costruzione della Nazione, con un’identificazione tra

il mestiere di soldato e la condizione di cittadino. L’esercito francese è un esercito di citoyens, di cittadini.

Non sono più eserciti mercenari al servizio del re, ma piuttosto un esercito di cittadini che rappresenta la

Nazione. L’Assemblea nazionale convoca un’altra riunione, scrive una nuova Costituzione che proclama la

Prima Repubblica nel 1792 (1792-1799). La creazione di un grande esercito nazionale in una situazione di

caos generalizzato determina un sempre maggiore potere delle gerarchie dell’esercito, da cui emerge

Napoleone Bonaparte che,

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiabisceglie di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Curli Barbara.
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