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Infatti, la DUMA, che fu la prima forma di parlamento era stata creata solo nel 1905,

dopo la rivoluzione;

 un cotesto nazionale;

 l’esistenza di una “intelligentia” che sposava le teorie socialiste e

rivoluzionarie;

 la struttura dell’Impero, da un certo punto di vista, si può dire molto semplice

perché non ci sono grandi differenze sociali, il 75% è costituito da campagne,

vi è il potere autocratico dello stato, però è anche complessa, perché convivono

più realtà: alcune fortemente sviluppate (i centri urbani come Pietrogrado,

Pietroburgo, parte della zona baltica e vaste aree della Polonia), mentre altre

zone vigeva ancora una struttura economica imprecisa;

 vi era, in quei territori, una plurinazionalità in quanto, secondo un censimento

della fine dell’800, i russi non superavano il 50% della popolazione. Non a

caso, una delle politiche russe di allora fu quella di negare la nazionalità russa a

popolazioni periferiche, quali quella dell’Ucraina e della Bielorussia, che non

erano strutturate come entità a se stanti, come la tedesca, la georgiana, la

finlandese, l’armena o le nazionalità del Caucaso, queste non erano considerate

come delle parti della nazionalità Russa.

I Russi avevano provato l’illusione della grande potenza con gli avvenimenti del

1815 e del 1848, ma vi era stata la disillusione venuta con la sconfitta nella guerra di

Crimea e con la necessità che era stata avvertita di cambiare i sistemi di sviluppo e di

modernizzazione che erano proposti dall’Occidente.

Crimea, si era avuta l’abolizione della

Infatti, nel 1861, pochi anni dopo la guerra di

servitù della gleba e dopo pochi anni si avvia anche il processo di industrializzazione,

anche per mezzo di investimenti stranieri, che porta anche ad una serie di

conflittualità, di agitazioni socialiste.

Infatti, nel 1898 viene fondato il partito operaio socialdemocratico, che nel 1903 si

divide nelle due correnti: bolscevica e monscevica.

Nel 1905 c’era stata la guerra russo-giapponese a seguito della quale vi erano state le

prime riforme, tra cui quella agraria promossa da Stolypin e si erano creati i primi

organi di governo (1906: elezione della prima Duma e riforma agraria).

Dopo il 1905 troviamo in Russia varie anime: un’anima socialista, un’anima operaia,

un’anima liberale, un’anima nazionale (in alcune aree dell’impero). Sicuramente non

vi era un’anima contadina, in quanto i contadini rimasero ai margini di questa

rivoluzione. Una parte della classe contadina subì una serie di riforme ad opera di

Stolypin che cercò di creare una classe di contadini agiata.

vennero “battezzati”, da alcuni elementi di sinistra, con il termine “kulaki”,

Questi

termine sinonimo di “usuraio”. Tale termine, che comincia ad entrare in voga, sta ad

individuare i contadini agiati di questo periodo, che avevano la disponibilità della

terra. Nei primi anni di governo socialista rivoluzionario, tale termine era applicato in

modo strumentale e pretestuoso, perché rivolto anche a contadini che rifiutavano di

essere sottoposti alla collettivizzazione, ma che agiati non erano. I veri “kulaki” sono

esistiti solo nella fase iniziale, nei primi anni della rivoluzione (fino al 1918/1919).

La prima Guerra Mondiale ha rappresentato un momento fondamentale nella

possibilità da parte socialista di fare la rivoluzione in Russia. La guerra crea una

comune a tutta l’Europa. Come gli altri paesi, anche la Russia aveva

situazione

pagato un grande contributo alla guerra, in quanto aveva avuto, in tre anni, circa 2

milioni di morti.

Buona parte delle campagne erano state distrutte ed i contadini avevano visto ridursi

le superfici coltivabile, con il conseguente ricorso, in carenza di prodotti, al mercato

nero, mentre lo Stato aveva visto rafforzarsi il proprio potere ed incrementare la sua

presenza nel controllo dell’economia.

Questo è un aspetto molto importante, in quanto fa prendere coscienza allo Stato sul

modo di gestire l’economia di un paese. Un ulteriore aspetto importante della guerra

è che alcune persone cominciarono ad essere inserite in strutture gerarchiche di

comando. po’ a tutti gli stati europei che avevano partecipato alla

Tale circostanza è comune un

guerra: in Italia, per esempio, gli ex combattenti si trovarono inseriti in qualche

movimento squadrista ad esercitare, in qualche maniera, il comando di gruppi

violenti, porta a far si che queste persone vengano utilizzate, anche nel movimento

rivoluzionario in Russia, nell’esercizio generale della violenza come modo per

risolvere le questioni.

Pertanto, nel 1917, sia per le difficoltà oggettive dell’impero in quanto durante la

orientale, la Germania e l’Austria erano riuscite non solo a

guerra, sul fronte

difendere i confini, ma in qualche caso anche ad avanzare all’interno dell’impero

stesso, sia perché la crisi economica che era presente in tutta Europa in Russia si

faceva più sentire, ci furono, in Russia, ed in alcune città in particolare, una serie di

rivolte incontrollabili, con il rifiuto soprattutto delle guarnigioni di tornare al fronte, e

dei contadini che non volevano più vedersi sottratta la terra da coltivare, con l’intento

l’ordine e di convincere il governo a farsi da parte. Questo succedeva

di sovvertire

nel mese di febbraio del 1917.

In questa rivoluzione erano presenti diverse anime sociali, tra cui i socialisti, i

liberali, i quali cercarono in qualche maniera di gestire il vuoto di potere, che si era

creato perché i socialisti, inizialmente, non vollero partecipare al governo, in

particolare i menscevichi ed i socialisti rivoluzionari, che erano ancora la componente

di maggioranza all’interno del partito socialista in Russia.

Tale rifiuto di partecipare al governo era determinato dal fatto che essi avrebbero

voluto uno sviluppo diverso della vicenda, in quanto ritenevano che una società

capitalista dovesse essere costituita prima di giungere alla rivoluzione. Quindi, il

Georgij L’vov,

governo fu assunto da un aristocratico, il principe al cui interno vi era

un solo ministro socialista: Aleksandr Kerenskij, il quale era un socialrivoluzionario.

Al fatto che i liberali conducessero il governo nelle prime fasi della rivoluzione di

febbraio corrispondeva, in qualche maniera, una incapacità da parte dei socialisti di

capire quale era il loro ruolo, in quanto in questa fase rivoluzionaria, si trovavano in

un situazione di impotenza, perché i socialisti rivoluzionari avevano una forte base

soprattutto nelle campagne e perché erano favorevoli ad un processo rivoluzionario

immediato, in quanto non pensavano che la situazione fosse tale da permettere una

rivoluzione.

Però nelle città le tendenze erano più radicate perché esisteva una forte disaffezione

della popolazione nei confronti del nuovo governo, il quale era convinto della

necessità che si dovesse continuare la guerra, anche per trovare la stabilità di questa

nuova Russia democratica rivoluzionaria e di non creare conflitti con gli alleati, per

non creare una serie di difficoltà, anche future, e di ricercare una stabilità ed un

riconoscimento dagli alleati.

Non a caso, nell’estate del 1917 il governo porta avanti un’offensiva nei confronti

della Germania.

Questa offensiva, però, si rivela assolutamente fallimentare e questa sconfitta

sminuisce l’autorità del nuovo governo, soprattutto da parte delle gerarchie militari e

dei soldati.

Gli l’ammutinamenti dei militari crebbero (quegli stessi ammutinamenti che avevano

portato alle dimissioni dello Zar, perché non era più in grado di controllare

l’esercito).

Quindi il quadro generale e di rifiuto di riandare al fronte, di ammutinamenti, la

partecipazione dei soldati alle sommosse ed alle manifestazioni dei rivoluzionari,

l’appoggio generale di tutti i partiti che erano a favore della pace e non della

continuazione della guerra e, al di fuori della Russia, l’appoggio degli stessi soldati ai

movimenti nazionalisti (in Ucraina, ed agli altri movimenti nazionali nelle regioni

periferiche dell’ex impero russo). Questi erano i gruppi nazionalisti che prima erano

stati messi in minoranza perché in alcune zone di campagna dell’Ucraina e della

Bielorussia le campagne erano abitare da maggioranze indigene, mentre nelle città

dell’Ucraina si parlava più russo che ucraino, in queste città abitavano le elite,

c’erano i ceti dirigenti russi ed una classe media dominante russa, che impedivano ai

nazionalisti di raggiungere il potere, anche locale, e questa cosa cambiò con la

presenza delle guarnigioni militari.

La rivoluzione poi proseguì anche nei villaggi, dove furono diffuse una serie di

parole d’ordine riguardanti la ridistribuzione della terra: l’idea che la terra dovesse

essere in qualche maniera liberata dai vecchi possessi era un’idea che andava di pari

passo con la fine della vecchia autorità aristocratica.

Questi poderi, una volta fuoriusciti dal controllo delle vecchie elite nobiliari potevano

essere ridistribuite ai contadini.

Di questa radicalizzazione generale approfittarono i bolscevichi, che erano un gruppo

numericamente minoritario, però molto incisivo e molto determinato per il

raggiungimento di una rivoluzione, in cui la parola d’ordine la fine della guerra, la

ridistribuzione delle terre, l’autodeterminazione dei destini nazionali.

Il ritorno di Lenin in Russia, con la conseguente emanazione, da parte dello stesso,

delle cosiddette “tesi nelle quali rifiutava il carattere “borghese” della

di aprile”,

rivoluzione ed affermava la necessità della immediata presa del potere, costituì un

momento determinante nello sviluppo della rivoluzione.

Lenin, in sintesi, non vedeva la “rivoluzione di febbraio” con un carattere prettamente

borghese, come molti socialista facevano, ma anche un carattere proletario. Vedeva

nella Russia l’anello debole del capitalismo europeo, non come un paese arretrato

dove non si potesse fare la rivoluzione, quindi riteneva che in Russia ci fossero

condizioni anche più favorevoli che non in altri paesi europei.

Vedeva, inoltre, nei Soviet, ricostituiti nel 1917 dopo la rivoluzione del 1905, la base

centrale del potere, e non nel governo che era al potere in quel momento, alla cui

L’vov,

guida, al posto del dimissionario nel mese di agosto, subentrò il

socialrivoluzionario Kerenskij.

Quindi: tutto il potere ai Soviet, che in quel momento erano al governo, fine della

guerra, terra ai contadini, controllo della produzione direttamente da parte degli

operai, in più autodeterminazione nazionale.

Rispetto a queste prerogative molto forti, i bolscevichi riuscirono ad aumentare il

peso all’interno dei

proprio Soviet, in quanto il fatto di dare tutto il potere ai Soviet

permetteva loro di crescere soprattutto all’interno di quelli di Pietroburgo e di Mosca.

però, era screditato dal fallimento dell’offensiva contro gli austro-tedeschi,

Kerenskij,

per cui i suoi tentativi di portare avanti una politica personale gli avevano alienato le

simpatie sia del suo stesso partito (socialrivoluzionari), sia dei moderati, che ormai

gli contrapponevano il comandante dell’esercito, generale Kornilov.

A settembre, infatti, vi fu, da parte di quest’ultimo, un tentativo di colpo di stato per

dare il potere ai militari, marciando su Pietrogrado, ma Kerenskij reagì, facendo

appello alle forze socialiste ed agli stessi bolscevichi, i quali furono determinanti

nella mobilitazione delle popolazioni.

Il colpo di stato fallì, ma dalla situazione uscirono ulteriormente rafforzati soprattutto

i bolscevichi, i quali conquistarono la maggioranza negli stessi Soviet di Pietroburgo

e di Mosca.

Nell’ottobre, quindi, per Lenin, i tempi erano maturi per dare l’assalto al potere, per

cui, anche per merito della accresciuta capacità dei bolscevichi di gestire le proprie

risorse numeriche anche all’interno delle armate rivoluzionarie ed alla

consapevolezza derivante dell’accresciuto potere politico presso i Soviet, si

impossessarono ad alcuni palazzi importanti e diedero l’assalto al palazzo dove si

trovava il governo, contestandone la legittimità del potere, in considerazione anche

del fatto che proprio in quei giorni si riuniva a Pietrogrado il congresso dei Soviet.

In questo congresso pan-russo, quindi, cercarono una sorta di legittimità a questa

nuova fase rivoluzionaria. La speranza, prendendo il potere con quel colpo di stato,

stati dell’ex impero sovietico (anche

era che la rivoluzione non si arrestasse negli

tenendo presente che, in effetti, il potere era stato acquisito con un vero e proprio

colpo di mano, ma senza la mobilitazione delle masse) ma che tale rivoluzione, nelle

speranze dei bolscevichi, si estendesse nei vari paesi europei e soprattutto in

Germania, dove vi era ancora la guerra.

Tale speranza, però, non era destinata a realizzarsi; infatti, solo in Ungheria vi fu una

rivoluzione che durò un po’ più a lungo (quattro/cinque mesi).

novembre del 1917 venne convocata l’Assemblea

Verso la fine del mese di

Costituente, che rappresentò la prima occasione per elezioni a suffragio universale,

ma che rappresentò anche una grossa delusione per i bolscevichi: essi, infatti, su 707

membri eletti ne ebbero solo 175, mentre i socialrivoluzionari raggiunsero la

maggioranza assoluta con oltre 400 eletti.

L’Assemblea Costituente, già nel gennaio del 1918 venne sciolta da un intervento di

militari bolscevichi (che non avevano alcuna intenzione di abbandonare il potere

appena conquistato), i quali obbedivano ad un ordine del congresso dei Soviet, con

l’intendimento di evitare sovrapposizioni di potere tra gli stessi Soviet ed altre forme

di governo, siano state esse Duma ovvero Assemblea Costituente.

In realtà, l’Assemblea Costituente venne sciolta per restituire il potere ai Soviet i

quali, però, man mano andarono trasformandosi in uno strumento di gestione del

potere nelle mani del partito bolscevico.

Nel frattempo, però, il mito della Rivoluzione di ottobre, inteso come mito

democratico e rivoluzionario, riuscì ad attraversare i confini, anche se non ci furono

rivoluzioni.

Tale mito fu molto forte anche negli anni successivi. Nel 1919, Lenin, seguendo

un’idea concepita sin dal periodo precedente la guerra, decise di realizzare

l’ambizioso progetto di sostituire la vecchia Internazionale socialista con una nuova

D’altra parte, i bolscevichi avevano sostituito la vecchia

Internazionale”comunista”.

denominazione di partito socialdemocratico in Partito comunista (bolscevico) di

Russia.

Nel mese di marzo del 1919 venne, quindi, indetta la riunione costitutiva della Terza

nell’ambito

Internazionale (o Internazionale Comunista), detta anche Comintern),

della quale fu chiesto ai partiti socialista e socialdemocratico di scegliere da che parte

stare, se con i socialdemocratici, quindi con il revisionismo, oppure con la

rivoluzione, e quindi con i comunisti.

In Italia, nel 1921, vi fu una spaccatura, in analogia a quanto accadeva nei movimenti

operai in quasi tutti gli stati europei.

(Cominform: coordinamento dei partiti comunisti dopo la Seconda Guerra Mondiale,

di cui facevano parte anche il Partito Comunista Italiano ed il Partito Comunista

Francese).

La Terza Internazionale (o Internazionale Comunista), detta anche Comintern), venne

per favorire i rapporti con i paesi dell’Occidente.

poi sciolta nel 1943 da Stalin

Nel frattempo, i bolscevichi avevano raggiunto il potere all’interno dei Soviet ed

erano stati in grado di mantenere le redini del comando. Però non avevano raggiunto

il potere in tutto il paese, in cui era in atto una guerra civile che vedeva più fazioni in

contrasto tra di loro. Infatti, vi era il governo bolscevico, a cui partecipavano anche i

socialisti rivoluzionari (nella prima fase), vi erano le forze nazionaliste (la più forte

era quella dell’Ucraina, ma erano presenti anche nei Baltici e lo stesso governo

polacco), ma c’erano soprattutto i cosiddetti Bianchi, che erano un gruppo non

completamente omogeneo, né ben organizzato, in cui erano confluiti i militari e quei

gruppi che facevano riferimento al passato regime o, anche, che, pur non facendolo

riferimento al vecchio regime non si identificavano con il nuovo (ad esempio i

liberali, i quali erano stati completamente esclusi dal processo rivoluzionario).

In appoggio ai Bianchi nella guerra civile vennero inviati aiuti da parte di molte

potenze mondiali: dagli Stati Uniti, dalla Francia, dall’Inghilterra, in minima parte

anche dall’Italia, anche se questi erano tutti in fase di smobilitazione dopo la guerra,

nel senso che non vi era, da parte di alcuno stato, la possibilità di mobilitare

nuovamente le forze militari per partecipare ad una rivoluzione, data la situazione

generalmente abbastanza difficile del primo dopoguerra.

Quindi, nella prima fase della rivoluzione vi è una situazione abbastanza confusa (che

si definì tra il 1920/1921), in considerazione che anche la Russia, nel 1917, era

ancora in guerra, fino a quando non si giunse al trattato di Brest-Litovsk con i

tedeschi.

Con la pace, si risolse anche il problema della partecipazione al governo dei socialisti

rivoluzionari, i quali erano contrari a quel tipo di pace ed uscirono fuori dal governo,

per cui da allora in poi i bolscevichi avrebbero mantenuto il governo

ininterrottamente.

I bolscevichi, per mantenere il governo si sarebbero affidati, più che al consenso dei

contadini e della classe operaia, ad un nuovo tipo di burocrazia che andava crescendo

in modo esponenziale attraverso l’inclusione di persone che gestivano il potere in

varie aree del paese o che vi facevano parte sia dal punto di vista gestionale, ma

anche dal punto di vista della composizione dei vari organi del partito, e quindi dello

stato .

La differenza tra i Bianchi (in questa fase di guerra civile, in cui il primo sbocco di

reclutamento era l’Armata Rossa, poi vi era la polizia, poi vi erano alcune forme di

Comitati di controllo locale) ed i bolscevichi fu il fatto che il reclutamento portato

avanti da Lenin per il partito era fatto senza distinzioni di classi e di nazionalità.

Questa situazione non era condivisa dai Bianchi, i quali non intendevano condividere

questa promiscuità, che non ritenevano di dover attribuire alcun peso a persone che

non ritenevano importanti nella costruzione della futura nazione.

I comunisti, invece, reclutavano anche intellettuali appartenenti a gruppi nazionalisti,

come gli ucraini, che durante l’impero russo erano stati esclusi dalla gestione del

potere, reclutavano ex burocrati zaristi, anche appartenenti a classi subordinate,

piccoli borghesi, furono mobilitati anche ex criminali, insomma furono capaci di

creare un gruppo, di mobilitare persone in grado di gestire il potere, di diverso rango

e provenienza.

Parte di questa mobilitazione riguardava la formazione dell’Armata rossa e delle

varie forze di polizia, di distaccamenti, ma anche la formazione di vari comitati, quali


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edlin57

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Corso di laurea: Corso di Laurea in scienze politiche dell'amministrazione e dell'organizzazione
SSD:
A.A.: 2005-2006

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher edlin57 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Graziosi Andrea.

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