La rivoluzione russa
Nell’ambito della Rivoluzione russa, si esamina il concetto di Marxismo visto sotto una particolare versione, in quanto riguarda la teoria sviluppata da Lenin. La particolarità del Leninismo da sottolineare è che riteneva possibile la rivoluzione in Russia, al contrario di Marx, il quale riteneva, invece, che in Russia la rivoluzione non si sarebbe verificata, non perché fosse contrario, ma perché riteneva che essa potesse verificarsi più facilmente in una società industrializzata, dove vi fosse una base industriale e, quindi, una forte “classe operaia”, quali erano, all’epoca, quelle della Francia, della Germania e della Gran Bretagna. Ciò non poteva certamente dirsi per la Russia, dove l’80-90% della popolazione era contadina e dove vi era un evidente ritardo della modernizzazione.
Secondo Lenin, non si erano ancora sviluppate crisi economiche nelle società capitalistiche avanzate perché queste si erano sviluppate in maniera imperialistica e, quindi, si erano procurate la manodopera attraverso la colonizzazione, così ritardando il momento della crisi. Non solo, ma il fattore di novità è costituito anche dal fatto che Lenin, per la prima volta, individua non solo nella classe operaia l’elemento di forza scatenante per una rivoluzione socialista, ma anche la classe contadina, fino ad allora considerata, in tutta Europa, l’anello debole della mobilitazione socialista.
L'ideologia di Lenin
Tale concetto deriva dal fatto che i contadini, nell’ambito dell’ideologia socialista, si riteneva mirassero unicamente alla proprietà privata del fondo. L’intuizione di Lenin, quindi, fu quella di considerare anche i braccianti agricoli come una forza lavoro sfruttata. Ciò diede la possibilità al gruppo bolscevico di interpretare la “rivoluzione di febbraio” in termini non borghesi.
Altri elementi importanti su cui si fonda la rivoluzione comunista è la convinzione della necessità della mobilitazione dei contadini, nonché la necessità di disporre anche di una ristretta base di gente rivoluzionaria, la cosiddetta “avanguardia del proletariato”, che erano politici e rivoluzionari di professione, i quali orientavano e dirigevano la rivoluzione.
Bolscevichi e menscevichi
In questa fase è importante fare una distinzione, che risulterà abbastanza importante per lo sviluppo futuro dei movimenti socialisti in Russia, tra “bolscevichi” e “menscevichi”. I bolscevichi ritenevano che non fosse importante una mobilitazione popolare prima della rivoluzione, ma che fosse importante portare avanti la rivoluzione e, soltanto in un secondo momento, pensare al supporto di massa, mentre per i menscevichi questo era il passaggio principale.
Centralismo democratico
Altro elemento importante è il “centralismo democratico”, che consiste in un’idea di Lenin, secondo cui il potere dovesse derivare direttamente dal centro, nonostante fossero possibili critiche alla conduzione del governo. In pratica, le caratteristiche del centralismo democratico sono: l’esclusione delle correnti organizzate, la disciplina interna ed una certa efficacia operativa, in cui il momento centralistico si verifica nell’attività direttiva del centro verso la base, secondo le deliberazioni congressuali, mentre il momento democratico si realizza per mezzo delle discussioni della base e delle sue deliberazioni in sede di congresso.
Dittatura del proletariato
Ulteriore elemento importante da considerare è la cosiddetta “dittatura del proletariato”, che è un concetto già espresso e formulato da Marx, ma che per Lenin riveste una importanza particolare in conseguenza del fatto che vi erano nemici che provenivano non solo dall’interno del movimento rivoluzionario (la rivoluzione, infatti, venne portata avanti da vari elementi: dai bolscevichi, dai socialisti rivoluzionari), ma in generale da vari nemici, tra cui i vecchi proprietari, i capitalisti, le vecchie classi di governo, vecchie elite, nemici che provenivano anche dai gruppi nazionalisti, i quali cercavano di impossessarsi del potere a livello periferico (in Ucraina, in Georgia, nei Baltici).
In questo caso la dittatura del proletariato era un modo per evitare che con l’uso della democrazia si minacciasse la rivoluzione, per cui questa dittatura fu una misura necessaria per prevenire la controrivoluzione o uno sviluppo non rivoluzionario o controrivoluzionario. La dittatura del proletariato, quindi, è uno strumento per arrivare in maniera razionale ad un passaggio finale di gestione al comunismo, che è stato sempre una meta, un obiettivo, un traguardo, mai completamente raggiunto.
Movimenti socialisti in Occidente
Nello stesso periodo, mentre a Est Lenin formulava le sue teorie e vi era, fin dagli inizi del ‘900, un forte sviluppo di movimenti socialisti di tendenze più radicali, come i socialisti rivoluzionari, a Ovest, nello stesso periodo in cui Lenin formulava le sue teorie, vi era uno sviluppo di movimenti socialisti di tipo più riformatore.
In particolare, in Francia, in Gran Bretagna, ma anche in Italia, vi era uno sviluppo del movimento operaio che, avendo ottenuto una serie di risultati concreti, quali: migliori condizioni di vita, abbassamento del numero delle ore lavorative e, a volte, anche aumenti salariali, vedeva nelle riforme e, con riferimento alle singole realtà locali, una maggiore possibilità di sviluppo del movimento operaio, quindi del successo di una politica dei “piccoli passi” che non portava, immediatamente, visto che le forze non erano pronte, ad un sovvertimento totale dell’ordine.
La realtà russa
La realtà russa era abbastanza specifica, così come erano specifiche anche altre realtà: non a caso in Inghilterra in presenza del movimento operaio si sviluppò un forte movimento, in Germania era più forte la socialdemocrazia, così come nei paesi scandinavi. In realtà, in Russia vi era una situazione specifica, caratterizzata da alcuni elementi sociali, quali:
- Una forte arretratezza economica, con ambizione da grande potenza;
- Un ruolo centrale dello stato e una conduzione del potere di tipo autocratico e dispotico, nel senso che non vi era nessun tipo di passaggio, nessun tipo di sviluppo della società civile, ma un potere centrale dello stato che è indiscusso, autocratico perché deriva direttamente da una legittimazione piena e che non aveva, come cominciavano a crearsi nelle altre società occidentali, nessuna forma di controllo. Infatti, la DUMA, che fu la prima forma di parlamento era stata creata solo nel 1905, dopo la rivoluzione;
- Un contesto nazionale;
- L’esistenza di una “intelligentsia” che sposava le teorie socialiste e rivoluzionarie;
- La struttura dell’Impero, da un certo punto di vista, si può dire molto semplice perché non ci sono grandi differenze sociali, il 75% è costituito da campagne, vi è il potere autocratico dello stato, però è anche complessa, perché convivono più realtà: alcune fortemente sviluppate (i centri urbani come Pietrogrado, Pietroburgo, parte della zona baltica e vaste aree della Polonia), mentre altre zone vigeva ancora una struttura economica imprecisa;
- Vi era, in quei territori, una plurinazionalità in quanto, secondo un censimento della fine dell’800, i russi non superavano il 50% della popolazione. Non a caso, una delle politiche russe di allora fu quella di negare la nazionalità russa a popolazioni periferiche, quali quella dell’Ucraina e della Bielorussia, che non erano strutturate come entità a sé stanti, come la tedesca, la georgiana, la finlandese, l’armena o le nazionalità del Caucaso, queste non erano considerate come delle parti della nazionalità Russa.
I Russi avevano provato l’illusione della grande potenza con gli avvenimenti del 1815 e del 1848, ma vi era stata la disillusione venuta con la sconfitta nella guerra di Crimea e con la necessità che era stata avvertita di cambiare i sistemi di sviluppo e di modernizzazione che erano proposti dall’Occidente. Infatti, nel 1861, pochi anni dopo la guerra di Crimea, si era avuta l’abolizione della servitù della gleba e dopo pochi anni si avvia anche il processo di industrializzazione, anche per mezzo di investimenti stranieri, che porta anche ad una serie di conflittualità, di agitazioni socialiste.
Infatti, nel 1898 viene fondato il partito operaio socialdemocratico, che nel 1903 si divide nelle due correnti: bolscevica e menscevica. Nel 1905 c’era stata la guerra russo-giapponese a seguito della quale vi erano state le prime riforme, tra cui quella agraria promossa da Stolypin e si erano creati i primi organi di governo (1906: elezione della prima Duma e riforma agraria).
Dopo il 1905 troviamo in Russia varie anime: un’anima socialista, un’anima operaia, un’anima liberale, un’anima nazionale (in alcune aree dell’impero). Sicuramente non vi era un’anima contadina, in quanto i contadini rimasero ai margini di questa rivoluzione. Una parte della classe contadina subì una serie di riforme ad opera di Stolypin che cercò di creare una classe di contadini agiata. Questi vennero “battezzati”, da alcuni elementi di sinistra, con il termine “kulaki”, termine sinonimo di “usuraio”. Tale termine, che comincia ad entrare in voga, sta ad individuare i contadini agiati di questo periodo, che avevano la disponibilità della terra. Nei primi anni di governo socialista rivoluzionario, tale termine era applicato in modo strumentale e pretestuoso, perché rivolto anche a contadini che rifiutavano di essere sottoposti alla collettivizzazione, ma che agiati non erano. I veri “kulaki” sono esistiti solo nella fase iniziale, nei primi anni della rivoluzione (fino al 1918/1919).
La prima guerra mondiale e le sue conseguenze
La prima guerra mondiale ha rappresentato un momento fondamentale nella possibilità da parte socialista di fare la rivoluzione in Russia. La guerra crea una situazione comune a tutta l’Europa. Come gli altri paesi, anche la Russia aveva pagato un grande contributo alla guerra, in quanto aveva avuto, in tre anni, circa 2 milioni di morti. Buona parte delle campagne erano state distrutte ed i contadini avevano visto ridursi le superfici coltivabili, con il conseguente ricorso, in carenza di prodotti, al mercato nero, mentre lo Stato aveva visto rafforzarsi il proprio potere ed incrementare la sua presenza nel controllo dell’economia. Questo è un aspetto molto importante, in quanto fa prendere coscienza.
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Storia contemporanea
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Storia contemporanea - La Rivoluzione russa
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