La rivoluzione russa
Il crollo dello zarismo
Nel '900 un altro grande evento, oltre alla prima guerra mondiale, scosse l'equilibrio mondiale: la rivoluzione russa. Essa avvenne in Russia nel 1917 in due fasi distinte: una corrispondente alla rivoluzione di Febbraio (in realtà nel nostro calendario Marzo) e una corrispondente alla rivoluzione d'Ottobre (in realtà nel nostro calendario Novembre).
Nel '900 la Russia era l'unico Paese con un regime autocratico (=non riconosce altra legittimazione di potere se non in se stesso), era in ritardo rispetto agli altri stati sul piano economico (ancora non aveva visto lo sviluppo del capitalismo) ed aveva un'agricoltura arretrata, ancora basata sul latifondo. Paradossalmente, però, i russi avevano idee politiche molto avanzate ed è proprio da queste che poi nascerà la rivoluzione.
Le principali forze politiche
- Partito social democratico marxista: esso si rifaceva al marxismo, infatti riteneva il capitalismo un sistema di sfruttamento dell’uomo da superare attraverso una rivoluzione del proletariato. A partire dal 1903, il partito marxista vide al suo interno la divisione tra menscevichi (=minoranza) e bolscevichi (=maggioranza): i primi, guidati da Martov, erano molto legati all’ortodossia marxista e ritenevano che per operare una rivoluzione proletaria fosse necessario completare il percorso di “capitalizzazione” della Russia, solo appena cominciato; i secondi, guidati da Lenin, ritenevano, invece, che il capitalismo, anche se appena affacciato nel Paese solo in minima parte, avesse già modificato a sufficienza la Russia e che si potesse già procedere con la rivoluzione socialista.
- Partito costituzionale-democratico: detto partito dei cadetti, si basa su idee liberali e democratiche.
- Partito socialista rivoluzionario: si basa sul socialismo agrario e vuole i contadini protagonisti prima di una riforma agraria e poi di una rivoluzione che porti al socialismo senza passare dall’industrializzazione. Esso è composto anche dal movimento populista che fa uso del terrorismo (lo stesso fratello di Lenin, facente parte di tale partito, morì in un attentato compiuto da egli stesso).
Nel 1905 vi fu una prima fiammata rivoluzionaria in seguito alla disfatta della Russia contro il Giappone. Tale rivolta fu domata dallo zar attraverso delle concessioni politiche di cui la più importante fu l’istituzione della Duma, ovvero il parlamento russo.
Questo moto rivoluzionario può essere considerato una prova generale della vera e propria rivoluzione russa, in quanto le pretese furono sostanzialmente le stesse: risoluzione della questione agraria, rivendicazione dell’autonomia dei Paesi non russi e maggiore efficienza della politica di potere.
Questi obiettivi vennero raggiunti soltanto in parte: con la riforma di Stolypin, ad esempio, se da una parte si ottenne una maggiore industrializzazione (tanto che nacquero nuovi poli industriali, la classe operaia e iniziò ad esserci la presenza dei soviet, ovvero organismi di autogoverno che facevano gli interessi di determinati gruppi sociali), dall’altra non riuscì ad ottenere il miglioramento agrario sperato, in quanto si privatizzarono solo il 15% delle terre a causa dell’attaccamento dei cittadini alle forme agricole comunitarie e a causa dei grandi proprietari terrieri.
Il non completo raggiungimento degli obiettivi del 1905 fu una delle cause principali dello scoppio della rivoluzione di Febbraio; le altre furono:
- La repressione da parte di chi era al potere delle aspirazioni autonomistiche delle diverse regioni, attraverso la russificazione e affiancata da un diffuso sciovinismo (nacquero infatti in questo periodo l’Unione del popolo russo e le cinture nere);
- L’entrata in guerra che portò un gran numero di morti, data l’impreparazione tecnica dell’esercito e la sua debolezza;
- La crisi economica causata dalla riduzione della produzione agricola dovuta al fatto che gli uomini erano costretti ad andare in guerra.
Per tutte queste ragioni, scoppiò la rivoluzione di Febbraio, partita dallo sciopero delle industrie Putilov (20 Febbraio 1917) a cui parteciparono non solo gli operai delle fabbriche, ma anche le donne in rivolta per il carovita. Lo sciopero paralizzò la capitale russa e lo zar ordinò di sciogliere i movimenti operai e proclamò lo stato d’assedio, ma le sue stesse truppe fraternizzarono con gli scioperanti che il 27 Febbraio si impadronirono della città. Il 3 Marzo lo zar Nicola II abdicò e il fratello rinunciò subito al trono: fu il crollo dello zarismo, a cui si sostituì all'inizio del Settembre 1917 la repubblica.
Dalla rivoluzione di Febbraio a quella d’Ottobre
I principali problemi dopo la rivoluzione di Febbraio erano: come muoversi per quanto riguarda la questione agraria? Come muoversi per quanto riguarda la guerra? Chi deve essere al potere?
Per quanto riguarda quest’ultimo punto, erano in contesa due principali centri di potere:
- Il governo provvisorio, costituito dalla Duma, capeggiato da Lvov e appoggiato dal partito dei cadetti, voleva una costituzione parlamentare di tipo occidentale, di fatti prese subito provvedimenti quali la libertà di stampa, l’abolizione della pena di morte, la convocazione dell’assemblea costituente, ecc. Per quanto riguarda la guerra, era a favore della continuazione di essa.
- I soviet (che si erano estesi anche ai soldati) che erano appoggiati dai social rivoluzionari (che volevano una riforma agraria che espropriasse i possedimenti dei grandi proprietari terrieri) e dai menscevichi (che volevano un governo borghese controllato dai soviet e dai socialisti) avevano invece posizioni difensiste (=attaccare solo se attaccati, per difendersi).
Vi erano poi, a parte, i bolscevichi, fin da subito oppositori del governo provvisorio, ma inizialmente non intenzionati a una trasformazione in senso socialista. Tale intenzione arrivò quando Lenin, ritornato il 3 Aprile 1917 dall’esilio in Svizzera, declamò le così dette Tesi d’Aprile, in cui si prefiggevano come obiettivi la pace, la redistribuzione delle terre e l’affidamento del potere ai soviet.
Grazie a questi obiettivi i bolscevichi, in seguito alla crisi del governo di coalizione (Lvov, social rivoluzionari e menscevichi e affidato a Kerenskij), ottennero molti consensi, tanto da diventare la maggioranza. Le tesi d’Aprile riscossero successo anche al fronte, tanto che vi fu una vera e propria “bolscevizzazione” delle truppe, la cui ribellione era sempre più forte. I soldati, infatti, stanchi della guerra e provati da essa fisicamente e psicologicamente, erano sempre più ostili ai propri ufficiali, cui si ribellavano (in particolare dopo il fallimento dell’offensiva in Galizia voluta da Kerenskij).
Ma anche nelle città la situazione peggiorava sempre di più a causa dei movimenti contadini ed operai. Il culmine di questa situazione si ebbe a Luglio, quando un movimento insurrezionale molto forte colpì la Russia. In seguito ad esso, Lvov si dimise e lasciò la presidenza a Kerenskij, mentre i bolscevichi, che avevano appoggiato il movimento, furono di nuovo costretti alla clandestinità (Lenin emigra in Finlandia).
I bolscevichi furono poi riabilitati in quanto erano quelli con la maggiore influenza sul popolo e sui soldati e quindi potevano placare la situazione. Essi, insieme ai menscevichi e a Lvov, bloccarono il colpo di stato tentato da Kornilov (comandante supremo dell’esercito) e appoggiato dai liberali che per questa ragione furono screditati.
In questa situazione di disgregazione, Lenin, con l’aiuto di Trockij (presidente del soviet di Petrogrado) e di Stalin (redattore del Pravda), convinse il resto dei bolscevichi che era giunto il momento dell’insurrezione armata: egli formò il comitato militare rivoluzionario e la notte tra il 24 e il 25 Ottobre conquistò il palazzo d’inverno, sede del governo provvisorio.
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Storia contemporanea - la Rivoluzione russa
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