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Manuele Ambrosini

Questioni di genere nell'Africa Orientale Fascista (1937 – 1941)

La costruzione scientifica della natura femminile nell'arco dei secoli ha subito pochi e frammentati

sviluppi. Medici e scienziati partirono dalla naturale(secondo loro) differenza tra i sessi per

cominciare a costruire credenze e “miti” senza tempo. Va in ogni modo sottolineato il modo in cui

la medicina ottocentesca si cimentò e riuscì, a costruire uno stereotipo naturalistico della

femminilità facilitandone la legittimazione della discriminazione sociale e politica delle

donne(Valeria Paola Babini). La ricerca spasmodica della verità scientifica fece da battistrada per

costruire questi nuovi immaginari collettivi e fu proprio

il mito del potere universale e obbiettivo del metodo scientifico a costruire il terreno su cui potè crescere non solo la

ricerca, ma anche quell'operazione ideologico-politica che si espresse nel tentativo della scienza di fissare, delineando la

<<natura umana>>, la norma capace di ricollegare in un ordine sociale le diversità: i popoli primitivi e i pazzi, ma

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anche le donne. 2

La differenza tra maschio e femmina venne letta sotto l'aspetto del dimorfismo sessuale : la

sessualità femminile veniva confinata dentro all'esperienza della maternità sottolineandone la forte

missione sociale. Spesso la donna veniva infatti paragonata alla natura stessa e questa analogia

risultava essere molto interessante poiché la collocava secondo alcuni studi in due differenti

categorie: in primo luogo poteva essere “più natura” perchè era più vincolata alle leggi della natura

per via dei cicli lunari(Babini) che governerebbero l'organismo femminile(questa era una tesi

ricorrente nella medicina generica). In secondo luogo

negli scritti di più aggiornata ginecologia. “più natura” significava più dominata dalle leggi fisico-chimiche per via della

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imperiosità dell'apparato genitale da cui la donna sarebbe per così dire causata.

Nello nostro specifico interesse, il ruolo e i doveri della donna italiana

<<onesta>> in colonia viene quindi accuratamente confezionato in tutti i suoi aspetti anche materiali della vita

quotidiana, grazie alla preparazione fornita da corsi appositi organizzati su base provinciale dall'Istituto Fascista

1 V. P. Babini, Un altro genere. La costruzione scientifica della <<natura femminili>>, in A. Burgio, Nel nome della

razza. Il Razzismo nella storia d'Italia (1870 – 1945), Il Mulino, Bologna 1999, p. 477.

2 Per Dimorfismo sessuale si intende la differenza morfologica fra individui appartenenti alla medesima specie, ma di

sesso differente. Fonte: Wikipedia.

3 V. P. Babini, Un altro genere...cit., p. 481.

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dell'Africa Italiana.

Dal 1938 viene dato ampissimo spazio alla potenza procreatrice della donna italiana che, viene

considerata una vera e propria eroina per il mantenimento e il rafforzamento della razza latina.

Ovviamente questa condizione era totalmente appoggiata del mondo cattolico che voleva, ad ogni

costo, proteggere il sacro vincolo del matrimonio e quindi della famiglia. Nell'immaginario

collettivo la donne fasciste cominciarono a divenire una vera e propria “militia christi” della

maternità. Dal 1937 le donne italiane vennero mandate nelle colonie a sostenere i propri mariti e a

non farli cedere all'attrazione delle indigene.

Per conservare la propria famiglia e tenere legato a sé il proprio uomo, le donne italiane residenti in colonia sono quindi

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invitate a superare in ubbidienza e sottomissione le donne native, e a vincerne così la pericolosa concorrenza.

Poco considerata nell'arco dei secoli, ma sempre più rivalutata e presa in esame in età

contemporanea, la questione di genere si pone all'attenzione di molti processi: culturali, sociali,

politici ed ideologici. Nelle politiche governative coloniali del fascismo si possono evidenziare

numerosi provvedimenti relativi a questioni razziali di natura sessuale. Con l'introduzione delle

leggi razziali nel 1937, l'Italia fascista si propone di salvaguardare la virilità e maestosità del

maschio italiano, il quale secondo le credenze dell'epoca trasmetteva i geni del vero uomo latino.

Queste tematiche risultarono sin da subito molto care a Mussolini il quale, già nel 1935

aveva dato ordine che venisse predisposto con urgenza un piano d'azione, per evitare il formarsi di una generazione di

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mulatti in Africa orientale.

Successivamente alla conquista dell'Etiopia e alla proclamazione dell'Impero, vi fu la perdita di un

certo senso di sicurezza della quale si era convinti dopo la conquista dell'Eritrea. Tutto ciò era

dovuto al fatto che in Etiopia non ci si sarebbe mai arresi alla conquista italiana. Questo crollo di

certezze portò l'Italia a costruire delle prime barriere razziali attraverso le quali, in ogni ambito si

voleva sottolineare ed ottenere la subordinazione dei colonizzati ai colonizzatori. Entrando

maggiormente nel dettaglio riguardo alle politiche sessuali possiamo evidenziare l'esigenza di

ottenere nelle colonie una popolazione italiana confinando la sessualità tra razze differenti

4 B. Sorgoni, Parole e Corpi.Antropologia, discorso politico e politiche sessuali interrazziali nella colonia

Eritrea(1890 – 194), Liguori, Napoli 1998, p. 231

5 Ivi, p. 233

6 G. Barrera, S

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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