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nell'ambito della prostituzione o di altre relazioni occasionali. Uno dei primi provvedimenti adottati

fu quello di obbligare gli italiani a farsi raggiungere dalle proprie mogli, ma si rivelò un

provvedimento che ebbe scarsa applicazione. Ma più nel dettaglio Mussolini

si mosse sul fronte repressivo per impedire il concubinaggio interrazziale e, più in generale, le relazioni sessuali

interrazziali non occasionali, inizialmente utilizzando provvedimenti amministrativi e successivamente mediante la

legge penale. L'obbiettivo era bandire le relazioni che potessero creare legami fra persone, considerandosi invece

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accettabili le relazioni sessuali che potevano essere concepite come mero sfogo fisiologico.

Nello specifico analizzando la pratica del madamato possiamo sottolineare che questa si rivelò una

pratica molto utilizzata nelle colonie italiane ed era una relazione temporanea <<more uxurio>>.

Questo comportamento venne giustificato attraverso la considerazione che queste pratiche

matrimoniali erano già proprie dei nativi. Qui in particolare ci si riferisce al matrimonio per

<<demoz>>: questo matrimonio prevedeva un'unione coniugale con una ricompensa per la donna,

ma implicava anche degli obblighi per l'uomo. Inoltre i figli di questo matrimonio erano considerati

legittimi e anche i figli naturali avevano gli stessi diritti. Con le leggi razziali del 1937 venne

sancito il reato di madamismo. Purché sussista il reato di madamismo era

necessario il concorso degli elementi tutti, che ineriscono e servono a caratterizzare la società coniugale: tali elementi

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consistono in quello materiale dell'unione sessuale e in quello morale dell'unione o comunanza a vita.

L'evidente tentativo di salvaguardare il prestigio di razza latina è sempre più marcato ed evidente:

una relazione con una nativa doveva avere carattere meramente occasionale, non poteva essere

prolungata nel tempo, né essere di tipo esclusivo. Se invece questi eventi si fossero verificati la

donna indigena si sarebbe elevata rango e al prestigio di una vera donna italiana, cosa che il regime

non poteva assolutamente permettere che si realizzasse. Per evitare il madamato si voleva far

confluire gli sfoghi fisiologici dei coloni all'interno della prostituzione che il regime si preoccupò

sin da subito di incentivare e

durante la lunga traversata verso l'Africa gli italiani si trovarono spesso a contatto anche con i gruppi di prostitute che il

regime inviava ai bordelli delle colonie, la cui creazione era stata approntata in vista dell'arrivo delle truppe impegnate

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nella guerra all'Etiopia e data la carenza di donne bianche in colonia.

7 Ibidem, p. 406.

8 B. Sorgoni,Parole e Corpi..., cit., p. 234.

9 G. Stefani, Colonia per maschi – Italiani in Africa Orientale: una storia di genere, Ombre Corte, Verona 2007, p.

132.

Il rapporto con una prostituta era considerato come un atto meramente sessuale senza implicazioni

affettive e proprio per questo serviva a prevenire la mistione tra le due razze molto temuta da

Mussolini. Vi furono varie e numerose interpretazioni del reato di madamato: uno dei primi punti

messi in evidenza fu quello del carattere unilaterale del reato; infatti, veniva punito solo il cittadino

e non il suddito.

Per Antonio Cordova tale reato era da considerarsi non solo come reato di pericolo, il pericolo appunto della nascita, di

prole meticcia come sostenuto per esempio da Vittorio Gatti, ma anche come reato di danno, previsto per tutelare il

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prestigio della razza dominante.

Le testimonianze in merito ad alcuni episodi di incontri con indigene, arrivati a noi attraverso

numerosi diari di coloni, sottolineano inoltre, la scarsa sensualità delle donne africane rispetto alla

donna italiana. La difesa della razza era più che mai in uno stadio sempre più avanzato; da non

tralasciare è l'importanza del controllo dei mezzi di informazione che aveva il regime, che gli

consentiva di veicolare solo alcuni tipi di informazione per far si che non circolassero idee e

comportamenti difformi mobilitando tutti i propri mezzi propagandistici per sostenere le proprie

politiche razziali. I principali rapporti che vennero a verificarsi tra coloni e colonizzati furono

soprattutto tra uomo bianco e donna nera, ma non fu sempre così: vi furono anche relazioni tra

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bianche e neri che vennero definite “contro natura”. L'antropologo fascista Cipriani condannò

aspramente queste unioni definendole:

Delle tendenze morbose che inducono talvolta la donna bianca a prediligere il Negro all'uomo della sua razza, ma

fortunatamente sembra sussistere nella generalità una ripugnanza istintiva e difficile a vincersi, per cui la donna di razza

superiore respinge, all'in fuori di ogni considerazione, l'uomo di razza inferiore. Nel fatto è da vedersi, forse,

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l'espressione di qualcosa con ben alto significato biologico.

In controtendenza a queste valutazioni si esponeva il giurista Giovanni Rosso il quale scriveva in

“Razza e Civiltà”:

io ritengo che perchè si tratti di relazione d'indole coniugale, non occorre tanto che essa abbia avuto in concreto una

certa durata, sebbene che le parti tendano a congressi non saltuari, ma continuativi e duraturi, e intreccino rapporti

10 O. De Napoli, La prova della razza. Cultura giuridica e razzismo negli anni trenta, Le Monnier, Firenze 2009. p.

67.

11 Antropologo ed esploratore italiano (Bagno a Ripoli 1892 – Firenze 1962), resse temporaneamente l'Istituto e il

Museo nazionale di etnologia e antropologia di Firenze. Compì numerosi viaggi di ricerca nel Sudafrica, in Etiopia,

nel Fezzan, in India, nei Carpazi, a Creta, nelle Andamane. Da Enciclopedia Treccani on line.

12 L. Cipriani, Un Assurdo etnico: l'impero etiopico (1935) in G. Stefani, Colonia per maschi..., cit., p. 143.

coniugale può essere punibile come

carnali coll'intenzione di continuarli. Pertanto una relazione d'indole

madamismo, anche appena iniziata, naturalmente quando vi sia la prova certa che gli amanti tendessero a una relazione

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duratura.

Vi furono molte rappresentazioni letterarie di stampo fascista che sono, in alcuni casi, fondamentali

per capire i rapporti tra coloni e colonizzati. Il rapporto amoroso può nascere solamente tra

individui che appartengono alla stessa razza percependo l'atto sessuale come forma di conquista.

Per questa ragione, il maschio bianco può “utilizzare” il corpo di un'indigena senza far regredire la

propria razza. Come abbiamo evidenziato prima, i rapporti tra donne bianche e uomini neri veniva

considerato come un vero e proprio tabù e infatti

In casi del genere è proprio l'attrito tra le due parallele strutture del pregiudizio a produrre il rifiuto: se l'atto erotico

segna una conquista, una affermazione del dominio maschile sul mondo femminile, la sanzione di questa presunta

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superiorità di genere nel “possesso” carnale di un individuo superiore per razza appare inammissibile.

Il regime fascista si occupò di far entrare in certi limiti determinate pratiche, ma non fu ugualmente

abile nel controllare che i provvedimenti presi venissero rispettati. Il divieto di madamato venne

facilmente evitato. Dalle unioni tra coloni e indigene nacquero quelli che vennero poi definiti

meticci. Il fenomeno del meticciato ci porta a sottolineare la reazione degli italiani di fronte alla

nascita di un figlio “col sangue sporco”. Queste testimonianze sono perlopiù evidenziate in racconti

e novelle, ma pure non essendo delle vere e proprie fonti sono comunque indicative dei caratteri e

dei simboli utilizzati. In particolare prendo spunto dalla novella citata dalla Stefani in Colonia per

maschi. Italiani in Africa orientale una storia di genere, nella quale viene raccontata e riassunta una

novella di Pirandello intitolata la Zafferanetta. Questa novella racconta di un militare il quale,

durante il soggiorno nello Stato libero del Congo, ebbe una relazione dalla quale nacque una figlia.

La bambina, dopo l'abbandono materno, visse cinque anni col padre, ma al momento della partenza

per l'Italia il militare Sirio Bruzzi, non poteva portarla con sé per ovvie ragioni di carattere politico

e sociale. Tornato in Italia sentì enormemente la mancanza della figlia, ma allo stesso tempo si era

sposato ed era in attesa di un'altra. Ma la sua voglia di rivederla e di stare con lei non morì mai e,

infatti, riuscì a farsi raggiungere in Italia grazie all'aiuto del cugino di Sirio che la riporta in Italia.

Questa novella risulta essere molto importante perchè delinea dei profili psicologici abbastanza

veritieri generati dalla presenza della bambina meticcia.

13 O. De Napoli, La prova della razza...cit., p. 68.

14 R. Bonavita, L'amore ai tempi del razzismo. Discriminazioni di razza e di genere nella narrativa fascista, in A.

Burgio(a cura di), Nel nome della razza.cit., p.498.


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manus89

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti di Storia contemporanea per l'esame del professor Betta, con analisi dei seguenti argomenti: a partire dal 1700 si è tentato di stabilire quali siano e quando nascano i meccanismi del bio-potere. In particolare vengono analizzate le questioni di genere nelle colonie italiane, più nel dettaglio viene presa in esame la situazione nel Corno d'Africa nel periodo che va dal 1937 al 1941.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in storia e cultura dell'età medievale, moderna e contemporanea
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher manus89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Contemporanea III - AB e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Betta Emmanuel.

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