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Nel 1865 fu introdotta la tassa sulla ricchezza mobile , che si ggiungeva all’ imposta fondiaria e la

sovrimposta comunale sui terreni .

Nel 1868 toccò invece alla tassa sul macinato , la quale provocò violente sollevazioni popolari .

L’ alienazione del patrimonio pubblico fu avviata nel 1864 con una convenzione stipulata con la

Società anonima per la vendita dei beni del Regno d’ Italia .

Il ricorso ai prestiti stranieri fu largamente praticato nei primi anni del regno ; nel 1866 il ministro

delle finanze decise l’ introduzione della cartamoneta .

Il secondo grave problema del Regno d’ Italia fu quello del Mezzogiorno : questo si presentava non

fertile , arretrato economicamente , gravato da antchi rancori , daa violenti e mai risolti contrasti

sociali .

All’ indomani della caduta dei Borbone , si era diffuso il fenomeno del brigantaggio , capeggiato da

elementi sbandati del vecchio esercito napoletano .

Per sopprimere questa pecca il governo attuò manovre strettamente militari ; nel 1863 , una legge

affidò ai tribunali militari il giudizio dei briganti .

Politicamente , il Regno italiano ereditava del Piemonte anche un sistema elettorale sul modello di

quello francese di Orleans ( 1830 ) , modello fortemente censitario ; avevano diritto al voto tutti i

cittadini di almeno 25 anni che sapevano leggere e scrivere. Per opporsi ad un governo in tile

sabaudo in tutto il Regno , Farini e Minghetti proposero le autonomie locali , che tendeva a

riconoscere un’ ampia autonomia amministrativa a Comuni e Province .

Accantoato però questo progetto si preferì estendere in maniera definitiva a tutto il regno l’

ordinamento amministrativo piemontese .

Furono create 59 nuove Province , a guida delle quali era posto un rappresentante del governo , un

prefetto , da esso nominato , così come di nomina governativa erano i sindaci dei Comuni , scelti tra

i consiglieri eletti con suffragio elitario. Con le elezioni del 1861 e fino al marzo del 1876 la

maggioranza del Parlamento fu mantenuta dagli uomini della Destra , conservatrice del vecchio

tronco della maggioranza liberal-moderata nella camera piemontese .

Aspetti altrettanto eterogenei presentava l’ opposizione della Sinistra , che seguiva anch’essa il

vecchio filone piemontese, e che presentava repubblicani di stampo garibaldino .

Il principale obbiettivi dell’ opposizione era l’ estensione del diritto di voto e il contrasto col i

moderati a favore della Chiesa . In materia economica , pur condividendo il liberoscambismo della

Destra , riteneva che le pressioni fiscali fossero troppo gravanti sui ceti meno abbienti .

DAL 1876 AL ‘900 - LA SINISTRA AL GOVERNO

Nel 1876 il ministero Minghetti , l’ ultimo governo della Destra , venne sostituito dal ministero

Depretis della Sinistra storica .

La Sinistra iniziò con un programma di significative riforme , come la riforma elettorale , il

decentramento amministrativo , l’ abolizione della tassa sul macinato e l’ istruzione elementare

obbligatoria .

L’ impegno ebbe però risultati alquanto modesti .

Il decentramento amministrativo non fu neanche avviato , anzi la struttura accentrata fu utilizzata

dai governanti della Sinistra per mantenere ed accrescere il proprio potere .

L’ obbligatorietà dell’ istruzione elementare venne introdotta nel 1877 dalla legge Coppino , che

però specialmente nel Meridione non incise sulla situazione di diffuso analfabetismo .

La tassa sul macinato fu abolita nel 1880 , ma fu sostituita presto da altre tasse e la pressione fiscale

restò pressochè immutata .

La riforma elettorale fu attuata nel 1882 ; il diritto di voto fu esteso a tutti i maschi maggiorenni che

avessero superato l’ esame di seconda elementare , o che pagassero imposte superiori a quasi 20 lire

. La precedente legislazione prevedeva invece , almeno i 25 anni e una pressione fiscale pari a 40

lire .

Mentre la Destra storica era prevalentemente formata da liberali moderati settentrionali borghesi , la

Sinistra schierava gli eredi dei liberali moderati progressisti , gruppi di stampo mazziniano ,

garibaldino e federalista ed anche borghesi meridionali . La Destra si era impegnata all’

unificazione italiana , nell’ amministrazione dello Stato si mostrò accentratrice ed aveva attuato una

rigida politica fiscale per raggiungere il pari nel bilancio statale . In economia aveva attuato un

completo liberismo nel commercio con l’ estero .

Nella Sinistra storica convivevano invece tendenze diverse . C’ erano spinte democratiche-

innovatrici ma anche atteggiamenti conservatori . Nel periodo in cui la Sinistra fu al potere , la vita

politica italiana fu particolarmente caratterizzata dalla ricerca di continue mediazioni e

compromessi .

Alleanze e divisioni all’ interno del Parlamento erano fatte di volta in volta sui singoli

provvedimenti legislativi .

La distinzione tra Destra e Sinistra storiche si era attenuata fino a sparire ; infatti gli esponenti della

Destra confluivano nello schieramento governativo , mentre quelli di Sinistra acquistavano una

fisionomia sempre più conservatrice .

Fin dai primi governi Depretis , si era venuta formando un’ aggregazione governativa , all’ interno

della quale si creavano divisioni e ricomposizioni per contrasti di fazione : questa caratteristica della

vita politica italiana portò al termine di trasformismo .

La politica estera italiana

L’ evoluzione del governo Depretis fu accompagnata da una svolta radicale in politica estera , che

fino al 1880 era stata moderata.

Nel 1881 la Francia occupò la Tunisia ; il governo italiano volle porre rimedio alla posizione di

debolezza a livello internazionale che la vicenda tunisina aveva reso evidente e cercò alleanze per

uscire dall’ isolamento . Nel 1882 concluse la Triplice Alleanza con Austria e Germania .

Nel 1887 l’ alleanza fu rinnovata , e all’ Italia fu promesso che sarebbero stati impediti

ingrandimenti territoriali francesi in Nord Africa e che l’ Italia avrebbe avuto compensi territoriali

nei Balcani nel caso in cui l’ Austria si fosse espansa in quell’ area .

Nel 1882 lo Stato italiano acquistò la baia di Assab , mentre nel 1885 occupò militarmente Massaua

; il tentativo di espandere questi primi possedimenti coloniali fu bloccato dalla grave sconfitta di

Dogali nel 1887 .

A differenza delle altre potenze europee , in Italia la spinta alle conquiste coloniali non fu collegata

allo sviluppo dell’ industria e alla necessità di materie prime e di sbocchi di mercato , ma bensì all’

eccesso di manodopera e nell’ aspirazione di alcuni settori politici di far ricoprire all’ Italia un ruolo

di grande potenza .

L’ economia

In Italia la nascita della grande industria avvenne con il sostegno da parte dello Stato che concesse

sovvenzioni , privilegi fiscali e sostanziose commesse .

La forma più importante di intervento a favore dell’ industria fu costituita dal protezionismo

doganale con l’ imposizione delle prime tariffe sulle importazioni di alcuni prodotti nel 1878 e con

l’ estensione a tutto il settore industriale nel 1887 .

Le misure protezionistiche del 1887 favorirono quindi sia l’ industria pesante sia la grossa proprietà

terriera , poiché gli interessi degli agrari e degli industriali coincidevano . Si stava consolidando

quello che sarebbe stato definito il blocco protezionistico agrario-industriale .

Tra gli effetti del protezionismo possono essere considerati alcuni punti :

1) il mancato ammodernamento dell’ agricoltura , in quanto risultavano più remunerative le

coltivazioni estensive .

2) risultava quindi scoraggiante l’ investimento di capitali in agricoltura e veniva premiata la

gestione latifondista .

3) si scatenava la guerra commerciale con la Francia che danneggiava fortemente il nostro mercato .

4) il peggioramento delle condizioni di vita dei ceti popolari per il rincaro del prezzo del pane .

5) l’ accentuarsi del divario Nord - Sud , in quanto nel Nord il protezionismo favorì il rafforzamento

del settore industriale , nel Sud , quasi privo di industrie, si ebbero gli effetti negativi in agricoltura .

L’ età di Crispi

Crispi ebbe la per la prima volta l’ incarico di formare il governo nel 1887 ; da allora lo dominò

fino al 1896 .

Inizialmente era stato fortemente animato da ideali mazziniani , quindi aveva accettato l’ idea

monarchica ; i suoi ideali mazziniani avevano assunto le caratteristiche del nazionalismo e dell’

autoritarismo .

In politica interna , con maggiore autorismo attuò misure repressive contro le agitazioni sociali , in

politica estera cercò l’ affermazione di un’ Italia come grande potenza attraverso l’ intensificazione

dei tentativi di espansione coloniale .

Furono rafforzati i poteri del capo del governo rispetto ai ministri e i poteri del governo rispetto al

Parlamento .

Con il codice Zanardelli del 1889 fu approvato il riconoscimento del diritto di sciopero .

In politica estera Crispi cercò di sfruttare l’ adesione alla Triplice Alleanza non come uno strumento

difensivo , ma bensì per attuare una politica di espansione nel Mediterraneo . Si inimicò la Russia ,

causò l’ aggravarsi della guerra commerciale con la Francia e si impegnò in una politica di

fortissime spese militari .

Con il trattato di Uccialli stipulato nel 1889 cercò di porre l’ Etiopia sotto il protettorato italiano .

La politica coloniale di Crispi trovava contraria una buona parte del Parlamento italiano ,

soprattutto per il consistente impegno finanziario .

Crispi dovette cedere la guida del governo per la prima volta nel 1891 , quando la Sinistra gli si

oppose anche per la sua ostilità nei confronti delle rivendicazioni operaie .

Dopo un breve periodo di governo di Di Rudinì , l’ incarico fu ricoperto da Giolitti ; la sua linea

politica era radicalmente diversa da quella di Crispi . Giolitti infatti , era contrario al militarismo e

alla politica di potenza ; si proponeva poi di controllare rigorosamente le finanze statali e di

impiegare le risorse del Paese per elevare il tenore di vita dei cittadini .

Da sottolineare anche la sua notevole apertura nei confronti delle organizzazioni operaie .

In quel periodo ci furono diversi moti popolari soprattutto in Sicilia ; Giolitti decise di non

reprimere con la forza queste agitazioni . Per questo motivo e per l’ esplosione dello scandalo della

Banca Romana , fu costretto a dimettersi : era infatti accusato di speculazioni finanziarie illecite con

uomini politici .

Esistevano già da tempo società di mutuo soccorso che svolgevano attività di tipo assistenziale e

organizzazioni anarchiche che puntavano più alle insurrezioni che agli scioperi . Con lo sviluppo

industriale cambiarono anche le organizzazioni operaie : si diffondeva il socialismo .

Dal 1891 nacque il Partito dei lavoratori italiani che nel 1892 diverrà il Partito Socialista Italiano .

Queste iniziative erano il risultato di importanti trasformazioni nel mondo del lavoro : si erano

sviluppati in maniera sensibile tutti i settori industriale , era cresciuta la meccanizzazione delle

lavorazioni , veniva imposto ai lavoratori un orario di lavoro e si era accentuata la concentrazione

nei grandi centri urbani .

Dal settore agrario , che era ancora il principale , trasse la sua forza il movimento dei Fasci siciliani

, organizzazioni costituite prevalentemente da lavoratori agricoli che si organizzarono a partire dal 1

maggio del 1891 .

Gli obbiettivi furono l’ uso delle terre demaniali , l’ abolizione dei dazi e l’ esproprio dei latifondi .

Giolitti non attuò nessuna repressione , mentre Crispi , tornato al governo , stroncò ogni agitazione

con l’ esercito , e nel 1894 decretò per legge lo scioglimento dei Fasci .

Il ritorno di Crispi al governo

Crispi tornò al governo nel 1893 e si impegnò a reprimere ogni rivendicazione sociale : intervenne

contro i Fasci siciliani ,ottenne del Parlamento poteri speciali per controllare la stampa e sciolse il

partito socialista .

Destinò maggiori stanziamenti alle spese militari e aumentò il carico fiscale , continuando ad avere

nell’ espansione coloniale uno degli obbiettivi principali della sua attività di governo .

Convinto che il trattato di Uccialli , firmato nel 1889 , gli garantisse una sorta di protettorato sull’

Etiopia , ne iniziò l’ occupazione nel 1895 , subendo già in quell’ anno una pesante sconfitta sull’

Amba-Alagi .

Più pesante , sia sul piano militare che sul piano politico , fu invece la sconfitta di Adua del 1896 ; il

fallimento della politica coloniale costrinse Crispi alle dimissioni .

Alla caduta di Crispi , l’ incarico passò a Di Rudinì , che cercò di bloccare l’ avventura coloniale e

di riportare la pace sociale dopo le repressioni di Crispi .

Nel 1898 l’ Italia fu invasa da moti popolari , così l’ esercito fu impiegato su tutto il territorio nella

repressione dei moti , tra i quali spicca Milano dove il generale Beccaris , dopo aver ucciso 80

dimostranti a cannonate , fu decorato al merito .

Di Rudinì si dimise e fu sostituito da Pelloux che presentò una serie di provvedimenti che

limitavano i diritti di stampa , d’ associazione e di riunione . L’ opposizione di Sinistra si batté in

Parlamento con un forte ostruzionismo , così Pelluox sospese i lavori parlamentari . Il Parlamento a

questo punto fu sciolto e furono indette nuove elezioni da cui uscì rafforzata l’ estrema sinistra .

Sono questi , anni di grave crisi politica in Italia , crisi che può essere spiegata considerando i

risultati del rapido sviluppo economico e l’avanzata di nuove forze politiche , in particolare del

movimento operaio .

Le condizioni di vita erano migliorate , ma il ceto politico dirigente si irrigidì nella difesa della

propria supremazia e tentò di bloccare le sempre più pressanti richieste di innovazioni democratiche

e sociali .

L’ETA’ DI GIOLITTI

Nel 1901 il nuovo re Vittorio Emanuele III affidò l’ incarico di formare il governo al liberale di

Sinistra Zanardelli ; nel 1903 a questi subentrò Giolitti che mantenne la carica fino al 1914 .

Un aspetto fondamentale della politica giolittiana è costituita dalla convenzione che lo Stato non

dovesse intervenire a contrastare le lotte dei lavoratori . Egli aveva infatti compreso che bisognava

tener conto dei profondi mutamenti che stavano interessando la società italiana :

- il vero decollo industriale

- la formazione dei primi nuclei di proletariato industriale

- il crescente peso delle organizzazioni sindacali .

Giolitti pensava che fosse necessario controllare i cambiamenti , cercando la collaborazione dei

movimenti politici più forti : il movimento socialista e quello cattolico . Tuttavia queste forze

politiche non avevano ancora un numero consistente in Parlamento ; ciò dipendeva dal fatto che la

legge elettorale escludeva dal diritto di voto i cittadini più poveri ; per i cattolici , inoltre , vigeva

ancora il non expedit , ovvero il divieto papale che proibiva la partecipazione alla vita politica

( 1874 ) .

Negli anni in cui Giolitti dominò la scena politica si ebbe il decollo industriale .

Anche se il settore agricolo restava dominante , il settore industriale cresceva a ritmi sostenuti .

L’ industria si era sviluppata nell’ Italia Settentrionale , mentre nel Meridione l’ attività produttiva

era costituita quasi esclusivamente dall’ agricoltura , basata sul latifondismo .

Lo sviluppo economico di fine secolo fu accompagnato però dall’ aggravarsi di alcuni elementi di

crisi ; una drammatica manifestazione della situazione dell’ arretratezza del Meridione fu il

massiccio flusso migratorio .

Dall’ inizio del 900 gli emigranti furono infatti soprattutto meridionali e la loro destinazione fu

costituita quasi esclusivamente dagli Stati Uniti d’ America .

Gli avversari politici di Giolitti motivarono la loro opposizione rifacendosi ai principi del liberismo

addebitando a Giolitti gli effetti negativi dell’ intervento dello Stato in economia , gli eccessivi

vantaggi della grande industria , i rapporti non sempre limpidi tra industria , finanza e politica .

Quando nel 1903 Giolitti divenne capo del governo , offrì a Filippo Turati di entrare nel ministero ;

questi rifiutò anche perchè nel Partito socialista si stava rafforzando l’ altra corrente , quella di

estrema sinistra .

All’ interno del Partito socialista si erano delineate due tendenze : i riformisti ( Turati ) che

sostenevano la necessità di conquiste politiche , quali il suffragio universale , ed i sindacalisti

rivoluzionari , che invece sostenevano la necessità di modificare la distribuzione della proprietà ed

il sistema di produzione capitalistico , usando come strumento di lotta lo sciopero .

La crescita di quest’ ala sindacalista portò nel 1904 allo sciopero generale ; il Parlamento fu sciolto

e furono indette nuove elezioni , dove i socialisti persero voti e seggi .

Nel 1904 il Papa Pio X permise ai cattolici di votare e di interessarsi alla vita politica , rafforzando

lo schieramento giolittiano . Dopo le elezioni del 1904 , Giolitti , rafforzato dal sostegno dei

cattolici , mantenne l’ egemonia liberale cercando sempre il punto di equilibrio e l’ accordo tra i

grandi gruppi di pressione .

Tra il 1905 ed il 1909 vennero adottati alcuni provvedimenti a favore dei lavoratori come l’ obbligo

del riposo festivo , la prevenzione degli infortuni e la proibizione del lavoro notturno per fanciulli e

donne .

Giolitti aveva saputo avvantaggiarsi del contributo elettorale dei cattolici e del consenso dei

socialisti riformisti .

Dopo le elezioni del 1909 questo assetto cominciò ad incrinarsi ; raddoppiò il numero dei deputati

socialisti , ma andava crescendo la forza della componente rivoluzionaria .

Dall’ altra parte si stava anche organizzando un movimento nazionalista che si costituirono in

Associazione nel 1910 ; erano avversari del socialismo , imperialisti e a favore della guerra ,

premevano perchè l’ Italia si impegnasse in conquiste coloniali .

L’ oggetto delle rinnovate mire espansionistiche italiane era la Libia ; Giolitti era contrario alla

guerra , ma finì per prepararla e dichiararla . L’ impresa militare per la conquista della Libia iniziò

nel 1911 con la dichiarazione di guerra alla Turchia . La vittoria fu sancita nel 1912 con la pace di

Losanna , che attribuì all’ Italia oltre alla Libia anche Rodi e le isole del Dodecaneso .

La riforma elettorale del 1912 comportò un consistente aumento del numero degli elettori . La

nuova legge elettorale concedeva infatti il diritto di voto a tutti i cittadini maschi purchè avessero

compiuto i 30 anni .

Giolitti poteva contare sul fatto che la riforma elettorale avrebbe portato in Parlamento un maggior

numero di rappresentanti delle masse popolari .

In occasione delle elezioni del 1913 il conte Gentiloni , presidente dell’ Unione elettorale cattolici ,

concluse un accordo con i liberali giolittiani .

Il Patto Gentiloni prevedeva che i cattolici dessero il voto a candidati liberali che si fossero

impegnati a non contrastare gli interessi clericali .

Ciò fece sorgere difficoltà all’ interno del gruppo dello stesso Giolitti .

Infatti alcuni rappresentanti delle forze liberali non accettarono di buon grado la massiccia presenza

dei nuovi alleati cattolici , i quali in diverse occasioni mostrarono di volersi rendere autonomi da

Giolitti , che nel 1914 fu sostituito da Salandra .

LA PRIMA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

L’AVVENTO DEL FASCISMO

Il Dopoguerra

La guerra aveva innescato profondi cambiamenti nell’economia dei paesi belligeranti . Le

trasformazioni erano state più rilevanti nel settore industriale , nel quale la produzione era cresciuta

enormemente per la necessità degli Stati in guerra di disporre di quantitativi sempre maggiori di

prodotti .

Ne risultò che i profitti degli imprenditori erano stati enormi e che i salari operai si erano mantenuti

molto bassi .

Conclusa la pace , la situazione economica si presentava gravissima non solo per gli Stati sconfitti ,

ma anche per gli Stati europei che avevano vinto . Per sopperire alle necessità finanziarie , i paesi

europei si erano fortemente indebitati con gli Stati Uniti .

Continuava inoltre ad aggravarsi l’inflazione e ai disoccupati si aggiunsero i reduci che , congedati

dagli eserciti , non trovavano lavoro e stentavano a reinserirsi nella vita civile .

Le promesse fatte durante la guerra di una distribuzione di terre non furono mantenute . Era

evidente il desiderio di cambiamento e di partecipazione alla vita politica e sindacale , e la

consapevolezza diffusa che il cambiamento diventava possibile se si rafforzavano le organizzazioni

politiche di massa ; si faceva luce l’esempio della Rivoluzione Russa .

Il dopoguerra in Italia

L’ Italia uscì duramente provata dalla guerra . C’era insoddisfazione per i risultati ottenuti con i

trattati di pace e la situazione economica era particolarmente difficile rispetto a quella degli altri

paesi vincitori . Alla fine della guerra iniziò una fase di lotte sociali che non aveva precedenti . Gli

operai subivano inoltre gli effetti negativi della riconversione della produzione industriale , non più

finalizzata alla guerra . Ai contadini non furono distribuite le terre così come era stato promesso

durante il conflitto . L’adesione di operai e contadini alle organizzazioni significò la rapida crescita

delle organizzazioni sindacali ( CGIL ) e le iscrizioni al Partito socialista .

Una prova di questa precaria situazione è rappresentata dalla nascita di un nuovo partito di

orientamento cattolico , il Partito Popolare , guidato da Sturzo . La nascita di questo partito portava

inevitabilmente in crisi i liberali che si vedevano ora mancare i cattolici a causa del rovesciamento

del Patto Gentiloni firmato dal Papa e da Giolitti . Già nelle elezioni del ’19 i popolari ottennero

grande consenso .

Nel 1920 le iniziative di lotta dei lavoratori ottennero il punto massimo di forza ; lo scontro non era

solo sindacale , ma aveva anche un chiaro significato politico . Gli operai intendevano dimostrare la

loro capacità organizzativa e di gestione della produzione . All’interno del sindacato e del Partito

socialista la maggioranza fu contraria a sostenere l’occupazione delle fabbriche , a indire uno

sciopero generale di tutte le categorie e a puntare decisamente alla rivoluzione . Il gruppo di

Gramsci e altri gruppi della sinistra socialista condannarono l’incapacità organizzativa della

maggioranza dei dirigenti socialisti di guidare con coerenza la forza del movimento operaio .

Questa divergenza potò alla divisione del PSI e alla nascita del PCI nel 1921 al Congresso di

Livorno .

La nascita del Fascismo

In Italia si diffuse il mito della << vittoria mutilata >> , uno degli elementi che resero possibile

l’avventura fiumana di D’Annunzio . Nel 1919 Gabriele D’Annunzio , alla guida di gruppi di

volontari occupò Fiume , ne proclamò l’annessione all’Italia e dichiarò costituita la Reggenza del

Cornaro .

L’impresa di Fiume però, fu anche il segno di una grande crisi politica ; il governo non era riuscito

ad impedire l’iniziativa militare autonoma e dovette tollerare l’esistenza di questa situazione

anomala .

Solo nel 1920 , col nuovo governo Giolitti , si riuscì a risolvere la questione col trattato di Rapallo

con la Iugoslavia : Fiume venne riconosciuta indipendente e l’Italia rinunciò alle pretese sulla

Dalmazia .

Intanto si facevano sentire i fermenti delle organizzazioni socialiste , ma cominciava a manifestarsi

una nuova forza politica , radicalmente diversa , in cui confluivano vari elementi . Stava nascendo il

Fascismo. Il suo programma politico si poneva in sintonia con gli interessi sociali ed economici

della media e piccola borghesia , ottenendo da esse approvazione e sostegno .

Il fascismo mostrava di rispettare e sostenere gli ideali nazionalistici , ma soprattutto riusciva a

riscuotere l’approvazione di questi ceti in quanto si opponeva alle organizzazioni operaie .

Il fascismo trovò simpatie inizialmente anche dalla classe politica liberale , che pensava di

utilizzarlo per ostacolare l’avanzata dei partiti popolari e poi neutralizzarlo .

L’affermazione del fascismo

Il primo nucleo fascista è rappresentato dai Fasci italiani di combattimento , fondati a Milano nel

marzo del 19 da Benito Mussolini .

La crisi economica del Paese era gravissima : l’inflazione aveva raggiunto livelli eccezionali e il

costo della vita era enormemente cresciuto . Nel 1920 tornò al governo Giolitti , che evitò di

reprimere con la forzagli scioperi e le occupazioni delle fabbriche . Giolitti riproponeva la sua

politica di mediazione nei confronti delle organizzazioni socialiste . Riuscì a risolvere la questione

di Fiume , trovandosi poi a dover risolvere la crescente violenza fascista .

Le squadre d’azione fasciste infatti attaccavano violentemente i sindacati socialisti e cattolici e le

rispettive sedi .

Le spedizioni delle << squadracce fasciste >> miravano a bloccare ogni rivendicazione dei

lavoratori e a far fallire le azioni di sciopero . Furono sostenute dai grandi proprietari terrieri che

intendevano in tal modo eliminare ogni forma di organizzazione sindacale dei contadini .

Giolitti pensò allora che ciò potesse essere utile per frenare il successo dei socialisti e che sarebbe

stato poi possibile eliminarne le caratteristiche di violenza . Ritenne quindi che il momento fosse

propizio per indire le nuove elezioni che consentissero di ridurre , in Parlamento , la forza dei partiti

di massa - socialista e popolare - e di rafforzare le forze liberali .

Il Parlamento fu sciolto nel maggio del 1921 e si tennero le elezioni che videro però il rafforzarsi

dei partiti di massa e l’entrata in Parlamento di alcuni deputati fascisti .

Giolitti si dimise e le forze liberali non riuscirono più ad esprimere un governo sufficientemente

forte .

La Marcia su Roma

Mussolini ritenne che il momento fosse propizio per un colpo di Stato e il 28 ottobre del ’22 ,

gruppi di fascisti marciarono su Roma senza trovare alcuna resistenza .

Facta ( liberale ) , capo del governo , aveva chiesto che il re firmasse lo stato di assedio per poter

disperdere i fascisti con l’impiego dell’esercito , ma il re rifiutò e affidò anzi a Mussolini l’incarico

di formare il nuovo governo .

Fino al 1925 Mussolini puntò a trasformare gradualmente il modello istituzionale dello Stato

italiano , cambiando l’equilibrio tra i diversi organismi e rafforzando il controllo fascista su di essi .

Il Parlamento vide limitate la sua influenza sulle decisioni

• Nel 1922 venne costituito il Gran Consiglio del Fascismo

• Nel 1923 venne istituita la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale , un organismo alle

• dipendenze non dello Stato ma del Partito . Era chiamata a svolgere quella funzione di

braccio armato della volontà del Partito , che prima era stata svolta dalle squadracce e che ,

col fascismo al governo , poteva essere < legalizzata >

Furono progressivamente limitate le libertà costituzionali di stampa , di sciopero e di

• associazione

Con la legge Acerbo del ’23 fu modificato il sistema elettorale : fu abolito il sistema

• proporzionale che prevedeva l’assegnazione dei seggi in Parlamento alle varie forze

politiche in proporzione al numero di voti ottenuto , e fu stabilito che la forza politica che

avesse superato il 25 % dei voti e avesse ottenuto la maggioranza relativa avrebbe avuto 2/3

dei seggi in Parlamento , ovvero il totale controllo politico dello Stato .

Le elezioni del 1924

Il nuovo sistema elettorale fu applicato nelle elezioni tenutesi nell’aprile del ’24 .

La lista fascista - il listone - aveva ottenuto l’adesione anche di alcuni liberali , mentre le forze

dell’opposizione non erano riuscite ad accordarsi presentando liste differenti fra loro ; la vittoria

fascista era scontata , anche perché le elezioni si svolsero in un clima di violenze ed intimidazioni ;

le squadracce riuscirono infatti a condizionare le operazioni di voto . Il 24 maggio del 1924

l’onorevole Matteotti , segretario del PSU , accusò in Parlamento i fascisti di aver esercitato

pressioni e violenze durante la campagna elettorale e le operazioni di voto .

Poco dopo Matteotti fu rapito ed ucciso dalle Squadre d’azione fasciste .

L’episodio portò diverse manifestazioni di condanna e di indignazione verso il Partito fascista . Le

opposizioni parlamentari - liberali , socialisti , popolari e comunisti - decisero di abbandonare il

Parlamento attuando la cosiddetta secessione dell’Aventino . Ma tra gli aderenti alla secessione

c’era divisione sulla strada da attuare : mentre i comunisti premevano per attuare una rivoluzione

della popolazione contro i fascisti , gli altri partiti intendevano temporeggiare per ottenere un

intervento del re che liquidasse Mussolini e convocasse nuova elezioni col vecchio sistema

elettorale .

Il re non prese in considerazione le accuse contro i fascisti e decise di non intervenire . Il 3 gennaio

del 1925 Mussolini fece alla Camera un discorso col quale si assumeva la responsabilità per

l’omicidio del parlamentare Matteotti .

Le leggi << fascistissime >>

La costruzione del regime* fu attuata con una serie di leggi definite < fascistissime > .

Con le prime di queste leggi , nel 1925 furono sciolti tutti i partiti politici a parte quello fascista e

furono vietate tutte le associazioni . Il Parlamento venne privato di ogni effettivo potere e al capo

del governo ( Mussolini ) vennero attribuiti poteri straordinari . Nel 1926 furono abolite le

autonomie locali : invece dei sindaci ci furono i podestà scelti dal governo stesso . Lo stesso anno fu

istituito il Tribunale speciale per la difesa dello Stato , che ebbe il compito di reprimere il dissenso

politico e di perseguire gli oppositori del regime fascista , applicando il confino* .

Sempre nel ’26 vennero delineate le caratteristiche del corporativismo fascista : ai lavoratori venne

negata la possibilità di intraprendere ogni forma di lotta sindacale .

Il consolidamento del regime

In questa costruzione del regime ebbe un ruolo molto importante l’apparato propagandistico che

servendosi dei giornali , della radio , dei film , cercò costantemente di ottenere il consenso degli

Italiani .

Nel 1928 furono modificate le modalità di elezione per la Camera dei deputati . Fu istituito un

nuovo sistema che prevedeva la predisposizione da parte del Gran Consiglio del Fascismo di una

lista di 400 candidati , tutti fascisti , che gli elettori potevano approvare o respingere . Le elezioni

svoltesi nel 1929 con questo nuovo sistema portarono ad una scontata vittoria fascista .

Sempre nel 1929 Mussolini firmò col Vaticano i < Patti Lateranensi > che chiarirono :

un " trattato " fra i due stati , Italia e Vaticano , i quali si riconoscevano reciprocamente

• risolvendo così la questione romana ( 1870 - la marcia di Garibaldi su Roma fermata

dall’esercito per volontà francese)

una convenzione finanziaria che fissava il risarcimento italiano alla Chiesa per la perdita dei

• territori papali del 1870

un concordato che concordava l’obbligo dell’insegnamento della dottrina cattolica a scuola

• il riconoscimento dell’Associazione Cattolica da parte dei fascisti

Il fascismo da ciò ottenne il grande vantaggio di essere riconosciuto dalla massa popolare cattolica .

L’economia

Il fascismo , nei primi anni di governo , adottò una politica nettamente liberista per riaprire il

mercato fortemente provato dal conflitto mondiale . Eliminò inoltre ogni forma di rivendicazione

sindacale e le retribuzioni dei lavoratori furono assai "compresse" .

Gli investimenti aumentarono perché il costo del lavoro era basso e gli imprenditori potevano

ricavare maggiori profitti e vendere i propri prodotti all’estero a prezzi più convenienti rispetto alla

concorrenza . Questa competitività e la favorevole situazione economica internazionale

consentirono una notevole crescita delle esportazioni . Nel 1925 però , ci fu una netta inversione

nella politica economica del fascismo che si propose di controllare ed indirizzare l’attività

produttiva e finanziaria .

Nel 1926 a Pesaro Mussolini annunciò che il governo aveva deciso di rivalutare la lira rispetto

all’oro . Questa scelta provocò una brusca deflazione* , cioè una diminuzione della circolazione di

moneta . Ciò significò che i prodotti venivano venduti con maggiore difficoltà .

Il regime intervenne a compensare la diminuzione delle vendite fornendo finanziamenti e facendo

acquistare da parte dello Stato i prodotti dell’industria pesante .

La politica economica del fascismo negli anni della Grande Crisi

La Grande Crisi del 1929 ebbe anche in Italia ripercussioni gravissime :

la produzione industriale calò vistosamente

• la disoccupazione aumentò fino a superare il milione di unità

Per fronteggiare la crisi si crearono consorzi di imprese che esercitarono un controllo di tipo

monopolistico sul mercato . La Grande Crisi , infatti , aveva caratteristiche deflazionistiche , ossia

era provocata dall’insufficiente quantità di moneta rispetto alle merci presenti sul mercato , di

conseguenza i prezzi calavano e le imprese produttrici venivano gravemente danneggiate .

Lo Stato intervenne direttamente per salvare banche ed industrie dal fallimento . Per attuare questo

genere di interventi , ne ’31 e nel ’33 furono costituiti l’Istituto mobiliare italiano - IMI - e l’Istituto

per la ricostruzione industriale - IRI - . L’IMI ebbe la funzione di finanziare le imprese ,mentre IRI

entrò in possesso di pacchetti azionari di banche ed industrie per risanarle e rivenderle poi ai

privati .

Il fascismo assicurò alle imprese l’assoluto controllo della manodopera e un basso costo del lavoro .

Aveva , infatti , eliminato ogni autonoma organizzazione dei lavoratori . I lavoratori non potevano

più avanzare rivendicazioni , né difenderle con scioperi , ma dovevano accettare che i loro interessi

fossero subordinati all’economia del Paese .

Per contenere il consistente fenomeno della disoccupazione diede un forte impulso ai lavori

pubblici , come la bonifica delle paludi Pontine .

Questo controllo sull’economia si accentuò con l’invasione dell’Etiopia e le sanzioni economiche

che furono decretate dalla Società delle nazioni contro l’Italia .

La politica estera

Nell’ideologia fascista gli aspetti più importanti erano costituiti dal nazionalismo , dalla volontà di

affermare l’Italia come potenza , dall’importanza attribuita alla preparazione militare .

Nella prima fase del fascismo al potere , questi aspetti non pesarono eccessivamente nelle scelte di

politica estera . Le relazioni con gli altri Stati furono caratterizzate da una certa moderazione e per

qualche tempo si rafforzarono i rapporti amichevoli dell’Italia con la Francia e l’Inghilterra . Ciò era

facilitato dalla presenza al governo di questi Paesi di forze conservatrici che giudicavano

favorevolmente il regime fascista .

Nel 1934 Mussolini si oppose con successo al tentativo di Hitler di annettersi l’Austria .

In questo clima , Mussolini cercò di attuare la sua politica di espansione .

Un’aspirazione del regime fascista fu la penetrazione nell’area dei Balcani ; ma questa prospettiva

si dimostrava scarsamente realizzabile a causa dell’ostilità che avrebbe suscitato negli altri stati

europei e in particolare in Francia .

Una seconda aspirazione fu l’espansione militare in Africa per creare colonie di popolamento . Nel

1935 fu dichiarata guerra all’Etiopia che dal tempo del governo Crispi era stato oggetto delle mire

coloniali italiane .

Nel 1936 la guerra era conclusa , e Mussolini poté proclamare la costituzione dell’Impero .

Ma la guerra contro l’Etiopia ebbe l’effetto di isolare diplomaticamente l’Italia , alla quale furono

applicate le << sanzioni >> della Società delle Nazioni .

Mussolini reagì avvicinandosi alla Germania nazista ; i rapporti tra il regime fascista e quello

nazista si intensificarono nel giro di pochi anni .

Nel 1936 in Spagna , il Fronte popolare costituito da repubblicani socialisti e comunisti , vinse le

elezioni . I ceti borghesi e l’esercito scatenarono una sanguinosissima guerra civile che si concluse

nel ’39 con la sconfitta del Fronte e la costituzione di un regime sotto la guida del generale Franco .

Nel corso della guerra , Germania e Italia inviarono consistenti aiuti al generale Franco .

I legami tra il regime fascista e quello nazista si facevano sempre più stretti .

Nel 1936 i due regimi proclamarono l’Asse Roma - Berlino e nel 1938 Mussolini accettò

l’Anschluss , l’annessione dell’Austria alla Germania , alla quale si era opposto con successo

quattro anni prima .

Nel maggio del 1939 Germania e Italia firmarono il Patto d’Acciaio , un’alleanza che impegnava i

due Paesi ad intervenire in aiuto reciproco in caso di guerra , sia difensiva che offensiva .

Il rafforzamento dei vincoli fra i due regimi portò all’introduzione anche in Italia delle leggi razziali

(1938 ) contro gli ebrei .

* Confino : pena consistente nell’obbligo imposto dal regime fascista al condannato di trasferirsi

lontano dalle città principali per evitare la propaganda politica antifascista .

* Deflazione : Riduzione determinata da misure governative della massa dei mezzi di pagamento in

circolazione con conseguente rivalutazione della moneta e aumento del suo potere d’acquisto .

* Inflazione : Aumento dei mezzi di pagamento che in quanto non richiesto dal mercato , porta alla

diminuzione del potere d’acquisto dell’unità monetaria .

LA SECONDA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

L’ITALIA DOPO IL FASCISMO - LA REPUBBLICA

Liberata ed unificata nel ‘45 dagli alleati e dall’insurrezione partigiana, l’Italia si trovò ad affrontare

i problemi postbellici, in primis l’economia, quindi, nel Mezzogiorno, la malavita legata al

contrabbando ed alla borsa nera.

Le forze politiche che si candidavano alla guida del Paese erano le stesse che erano state

protagoniste della lotta politica tra la fine della Prima guerra mondiale e l’avvento della dittatura

fascista. Era convinzione comune, comunque, che il dopoguerra avrebbe visto in primo piano i

partiti di massa, soprattutto quelli della sinistra operaia.

Il Partito socialista, lo PSIUP era tutt’altro che compatto e si poneva in una posizione intermedia fra

il PCI ed i partiti borghesi. Al contrario, il Partito Comunista traeva forza dal proprio contributo

offerto alla lotta antifascista. Il nuovo partito che Togliatti aveva cercato di costruire dopo la svolta

di Salerno era molto diverso dal piccolo ed intransigente partito lenista. Fra gli altri partiti, l’unico

in grado di competere con comunisti e socialisti era la Democrazia cristiana. La DC si richiamava

direttamente all’esperienza del Partito popolare di Sturzo: il gruppo dirigente, a cominciare dal

segretario De Gasperi, veniva in buona parte da quel partito. Il partito liberale, che raccoglieva la

classe dirigente prefascista, poteva contare sulla grande industria e sui proprietari terrieri. La destra

vera e propria appariva politicamente fuori gioco nel clima del dopo liberazione.

Un ruolo importante fu svolto anche dalla Confederazione generale italiana del lavoro (CGIL). Le

tre componenti - socialista, comunista e cattolica - erano rappresentate pariteticamente negli organi

dirigenti, ma erano squilibrate come peso numerico - i comunisti erano i più numerosi.

La prima occasione di confronto fra i partiti si presentò al momento di scegliere il successore di

Bonomi; i partiti si trovarono d’accordo sul nome di Parri, leader del giovane e piccolo Partito

d’Azione, sorto nel ‘45.

Parri cercò di promuovere un processo di normalizzazione del Paese annunciando una serie di

provvedimenti volti a colpire con forti tasse le grandi imprese. Ma in questo modo suscitò

l’opposizione delle forze moderate, in particolare del PLI, che ritirò la fiducia al Governo

determinandone la caduta.

La DC riuscì allora ad imporre De Gasperi, ma PCI e PSIUP volevano subito rompere il Governo

perché speravano in un successo elettorale. Il Governo, infatti, aveva fissato al 2 giugno 1946 la

data per le elezioni dell’Assemblea costituente, le prime in cui avevano diritto di voto anche le

donne. I cittadini, quello stesso giorno sarebbero stati chiamati a decidere, mediante referendum, se

mantenere la monarchia o passare alla Repubblica. Vittorio Emanuele III tentò di risollevare le sorti

della dinastia sabauda, abdicando in favore del figlio Umberto II, ma nelle votazioni la Repubblica

si affermò con un margine abbastanza netto; Umberto II partì per l’esilio in Portogallo. La DC si

affermò come il primo partito, seguita a notevole distanza dal PSIUP (socialisti) e dal PCI.

Dopo le elezioni, democristiani, socialisti e comunisti si accordarono sull’elezione del primo e

provvisorio presidente della Repubblica, il liberale De Nicola, e diedero vita ad un secondo governo

De Gasperi, basato sull’accordo fra i tre partiti di massa. Ma la coabitazione non eliminava i motivi

di contrasto fra la DC e le sinistre. Mentre la DC tendeva sempre più ad assumere il ruolo di garante

dell’ordine sociale e della collocazione del Paese nel campo occidentale, i comunisti si ponevano

più risolutamente alla testa delle lotte operaie e contadine ed accentuavano il loro allineamento

all’URSS. A fare le spese di questa radicalizzazione fu il Partito socialista : si erano delineati nel

PSIUP due schieramenti contrapposti. Il primo, con a capo Nenni, era favorevole all’unità d’azione

col PCI e puntava sull’impossibile alleanza fra l’URSS e le potenze occidentali. Il secondo, guidato

da Saragat, si batteva per un allontanamento dei legami col PCI e non nascondeva la sua ostilità

verso il comunismo sovietico. Nel ‘47 il gruppo di Saragat decisero di abbandonare il PSIUP, che

intanto riassunse il nome PSI, e fondarono un nuovo partito, il PSli, che qualche anno dopo cambio

il nome in Partito socialdemocratico italiano. Questa scissione, detta di Palazzo Barberini, provocò

una crisi di Governo e la formazione di un nuovo gabinetto tripartito (DC, PSI, PCI) presieduto

sempre da De Gasperi, il quale poco dopo diede le dimissioni a causa dei contrasti nella

maggioranza e, ottenuto il reincarico, formò un Governo di soli democristiani che limitava così ai

soli cattolici i potere, mandando anche la sinistra all’opposizione.

I contrasti politici culminati nell’esclusione delle sinistre dal Governo non impedirono di superare

le prime due fasi vitali del Paese, ovvero la conclusione del trattato di pace ed il varo della

Costituzione. L’Assemblea costituente cominciò i lavori il 24 giugno 1946 e li concluse il 22

dicembre 1947, presentando un testo costituzionale che entrò in vigore a partire dal 1 gennaio 1948.

Tale Costituzione dava vita ad un sistema di tipo parlamentare, col Governo responsabile di fronte

alle due Camere (Camera e Senato) titolari del potere legislativo, entrambe elette a suffragio

universale ed incaricate di eleggere un Capo dello Stato con mandato settennale. Era inoltre previsto

che una Corte costituzionale vigilasse sulla conformità delle leggi alla Costituzione.

La Costituzione repubblicana fu l’ultima manifestazione significativa della collaborazione fra le

forze antifasciste. Dal ‘48 infatti, i partiti si impegnarono in una gara sempre più accanita per

conquistarsi i voti dell’elettorato. Caratteristica di questa campagna elettorale fu la polarizzazione

fra due schieramenti contrapposti: quello di opposizione, egemonizzato dal PCI, e quello di

Governo, guidato dalla DC e comprendente anche PSli e PRI. Nella sua campagna elettorale la DC

poté contare su due fattori chiave, ovvero la Chiesa e gli Stati Uniti, i quali avevano minacciato di

sospendere gli aiuti del Piano Marshall in caso di vittoria della sinistra.

Il partito Cattolico stravinse ottenendo quasi il 50% dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi alla

Camera. La delusione dei militanti di sinistra si espresse il 14 luglio del ‘48, quando Togliatti fu

vittima di un attentato dal quale ne uscì gravemente ferito; in tutte le principali città i comunisti

scesero in piazza scontrandosi con le forze dell’ordine. Un’altra conseguenza fu la rottura della

convivenza fra le forze politiche all’interno del sindacato. La decisione della maggioranza

socialcomunista di proclamare sciopero generale per protesta contro l’attentato a Togliatti diede alla

componente cattolica l’occasione per staccarsi e dar vita ad una nuova confederazione, il CISL;

seguì poi il distacco anche di repubblicani e socialdemocratici che fondarono la UIL.

Con le elezioni del ‘48 gli elettori italiani non solo scelsero il partito che avrebbe governato il

Paese, ma anche un sistema economico e di una collocazione internazionale. Mentre le sinistre si

impegnavano in un’impopolare battaglia contro il piano Marshall, Einaudi attuava una manovra

economica che aveva come scopi principali la fine dell’inflazione, il ritorno alla stabilità monetaria

ed il risanamento del bilancio statale. La manovra si attuò su tre distinti livelli: inasprimenti fiscali e

tariffari, svalutazione della lira e restrizione del credito, che limitò la circolazione della moneta e

costrinse imprenditori e commercianti a gettare sul mercato le scorte. Il trattato di pace fra l’Italia

ed i Paesi alleati fu firmato a Parigi. L’Italia era considerata come Paese sconfitto e come tale

doveva pagare le riparazioni di guerra, ridurre le forze armate e rinunciare a tutte le colonie;

quest’ultimo punto fu doloroso solo sul versante orientale, occupato dagli jugoslavi nel ‘45, i quali

avevano ‘preso’ parte della Venezia Giulia e che rivendicavano Trieste. L’Istria fu data alla

Jugoslavia, mentre la fetta di terra di Capodistria e Trieste fu dichiarata Territorio libero, poi diviso

in due parti ed occupato sempre dagli jugoslavi e dagli alleati. Solo nel 1975, col trattato di Osimo,

l’Italia si riappropriò effettivamente di Trieste.

Per un Paese sconfitto il problema maggiore era quello della scelta di campo fra i due blocchi che si

fronteggiavano ora a livello mondiale. La scelta italiana fu fortemente condizionata dall’essere stata

zona di occupazione alleata e dall’accettazione del Piano Marshall: alla fine del ‘48 furono gettate

le basi per l’ingresso italiano nel Patto Atlantico, nato nel ‘49 , e nella NATO.

I cinque anni della prima legislatura (1948-53) vide la DC puntare sull’alleanza coi partiti laici

minori; associò ai suoi governi, sempre presieduti da De Gasperi, rappresentanti del PLI, del PRI e

del PSDI. Fu questa la formula del centrismo che vedeva una DC molto forte occupare il centro

dello schieramento politico, lasciando fuori della maggioranza sia la sinistra sia l’estrema destra.

L’iniziativa più importante del periodo centrista fu la riforma agraria attuata nel ‘50, che fissava

norme per l’esproprio ed il frazionamento di una parte delle grandi proprietà terriere. Se lo scopo

della riforma era quello di rimuovere una causa di scontento e di protesta sociale l’obbiettivo più a

lungo termine stava nell’incrementare la piccola impresa agraria. La riforma tuttavia non servì a

bloccare quel fenomeno di migrazione dalle campagne verso le città. Contemporaneamente alla

riforma agraria, fu varata un’altra legge, quella della Cassa per il Mezzogiorno, un nuovo ente

pubblico che aveva lo scopo di promuovere lo sviluppo economico e civile delle regioni meridionali

attraverso il finanziamento statale per le industrie localizzate nelle aree depresse. Seguirono la legge

Fanfani sul finanziamento alle case popolari e la Riforma Vanoni, ovvero l’obbligo della

dichiarazione annuale dei redditi.

I partiti di sinistra e la CGIL reagirono mobilitando le masse operaie in una serie di scioperi e

manifestazioni a cui il Governo rispose intensificando l’uso dei mezzi repressivi. Costretti a

fronteggiare sia la destra che la sinistra, De Gasperi ed i suoi alleati tentarono nel ‘53 una modifica

dei meccanismi elettorali in senso maggioritario. Il sistema scelto fu quello di assegnare il 65% dei

seggi alla Camera a quel gruppo di partiti ‘apparentati’ che ottenesse la metà più uno dei voti. Dal

momento che né la sinistra né la destra erano in grado di ottenere tale risultato, il sistema sembrava

perfetto per la maggioranza tanto che fu coniata legge truffa. Ma nelle elezioni, la coalizione di

governo fu sorprendentemente sconfitta: sia la DC sia i suoi alleati persero voti rispetto al ‘48

mancando l’obbiettivo del 50%..

Fallito, con le elezioni del ‘53, il tentativo di stabilizzare la coalizione centrista attraverso la legge

truffa, il Paese cominciava a modernizzarsi e la ripresa economica si consolidava, anche grazie

all’adesione al mercato comune europeo, nel 1957. Tuttavia questo fenomeno non si tradusse in una

modifica degli equilibri di governo. Dimessosi De Gasperi nel ‘53 in seguito ad un voto contrario

della Camera, i successivi governi a guida democristiana continuarono ad appoggiarsi sull’esigua

maggioranza quadripartita, rafforzata, in qualche caso da monarchici e neofascisti.

Gli anni della seconda legislatura repubblicana (1953-58) portarono parecchi cambiamenti anche

all’interno dei partiti più importanti. Nella DC le elezioni del ‘53 segnarono non solo la sconfitta di

De Gasperi, ma anche la progressiva emarginazione del gruppo dirigente e l’emergere della nuova

generazione che vedeva le sue ‘stelle’ in Aldo Moro, Taviani e Fanfani. Diventato nel ‘54 segretario

della DC, Fanfani cercò di rafforzare il partito collegandolo all’emergente industria di Stato ed in

particolare all’ENI di Mattei. Sul piano delle alleanza di governo, la DC non mutò la linea centrista

di De Gasperi. Soprattutto, dopo le elezioni presidenziali del ‘55 che videro la vittoria di Gronchi,

democristiano di sinistra sostenuto da parte della DC, dai socialisti e dai comunisti, si manifestò la

consapevolezza della fragilità della coalizione quadripartita ed una nuova attenzione a quanto stava

cambiando nella sinistra, in particolare nel Partito socialista. Già negli anni ‘54-55, il PSI aveva

iniziato una cauta revisione della politica, aveva allentato i legami col PCI ed auspicato l’aprirsi di

un dialogo con i cattolici. La denuncia dei crimini di Stalin al XX Congresso del Partito comunista

e l’invasione sovietica in Ungheria costituirono un trauma per tutti i militanti di sinistra. Ma mentre

il PCI si mantenne fedele al modello sovietico, il PSI se ne distacco. Fu lo stesso Nenni a guidare la

svolta poi premiata dall’elettorato, dando il via alle premesse politiche per l’apertura a sinistra.

DAL 1958 AL ‘68 - DAL BOOM ECONOMICO ALL’AUTUNNO CALDO

Fra il 1958 ed il 1963 giunse al culmine il processo di crescita economica iniziato dal 1950. Furono

questi gli anni del miracolo economico. Molti erano i fattori che avevano promosso il miracolo: la

congiuntura internazionale favorevole, la politica di libero scambio sancita dall’adesione alla CEE,

la modesta entità del prelievo fiscale e soprattutto lo scarto che si venne a creare fra l’aumento della

produttività ed il basso livello dei salari.. Fu dunque questo il periodo in cui l’Italia divenne un

Paese pienamente industriale. La crescita dei consumi fu resa possibile dall’aumento generalizzato

delle retribuzioni che si verificò a partire dalla fine degli anni ‘50. Il calo della disoccupazione,

conseguenza dello sviluppo economico, accrebbe la capacità dei lavoratori di ottenere notevoli

miglioramenti salariali. Questi aumenti ebbero però l’effetto di ridurre i margini di profitto e di

mettere in moto un processo inflazionistico. Così, nel 1963-64 il miracolo italiano subì una battuta

d’arresto. Gli investimenti si ridussero drasticamente e lo sviluppò subì una brusca frenata.

In coincidenza col boom industriale, la società italiana subì una serie di profonde trasformazioni;

col miracolo economico l’Italia si lasciò alle spalle le strutture ed i valori della società contadina ed

entrò nella civiltà dei consumi. Il fenomeno più importante di questi anni fu il massiccio esodo dal

Sud al Nord del Paese e dalle campagne verso le città.

Le grandi migrazioni interne e la rapida urbanizzazione erano indubbiamente il segno di un

progresso economico del Paese, ma l’espansione delle città avvenne in forme caotiche, senza un

adeguato intervento dei poteri pubblici. I due simboli più emblematici di questo progresso furono

sicuramente la televisione e l’automobile.

I mutamenti economici e sociali suscitati dal miracolo italiano si accompagnarono all’inizio degli

anni ‘60, all’allargamento delle basi del sistema politico, attraverso l’ingresso dei socialisti nell’area

di governo. La svolta maturò in seguito ad una serie di avvenimenti drammatici. Nel 1960 il

democristiano Tambroni, non riuscendo a trovare l’accordo con socialdemocratici e repubblicani

formò ugualmente un governo monocolore con l’appoggio del MSI. Tambroni fu costretto a

dimettersi dalla stessa DC. Con lui cadde ogni ipotesi di un governo appoggiato dall’estrema destra.

Fu formato un nuovo governo monocolore presieduto da Fanfani, che ottenne però l’astensione in

Parlamento dei socialisti, dando così il via alla stagione politica del centrosinistra. La nuova

alleanza fu sancita dal congresso della DC nel ‘62 grazie ad Aldo Moro. Un nuovo governo Fanfani

proprio del ‘62 era composto da DC, PRI e PSDI e si presentò con un programma concordato col

PSI. Fu in questa fase che il centrosinistra ottenne i risultati migliori: la nazionalizzazione

dell’industria elettrica fu portata a compimento nel ‘62 con la creazione dell’ENEL, mentre nel ‘63

fu approvata la legge che istituiva la scuola media unica, abolendo così gli istituti di avviamento

professionale.

I contrasti nella maggioranza furono esasperati dall’esito delle elezioni dell’aprile del ‘63: perdita di

voti della DC e del PSI, successo di liberali (contrari all’apertura a sinistra) e rafforzamento dei

comunisti. Si faceva sempre sentire il peso delle forze ostili al centrosinistra che, oltre alla destra

economica, contavano anche le alte gerarchie militari, tanto che nel ‘64 si diffusero le voci di un

possibile colpo di Stato promosso dal generale De Lorenzo, capo dei servizi segreti delle forze

armate.

La fine degli anni ‘60 fu caratterizzata da una radicalizzazione dello scontro sociale che ebbe come

protagonisti gli studenti, poi la classe operaia. La mobilitazione degli studenti universitari portò

all’occupazione di numerose facoltà, a grandi manifestazioni di piazza e a frequenti scontri con le

forze dell’ordine. Sei in mezzo mondo le ragioni della lotta erano l’anti-imperialismo, la protesta

contro la guerra del Vietnam e l’avversione alla civiltà dei consumi, in Italia assunse una forte

ideologizzazione in senso marxista e rivoluzionario antocapitalistico. A partire dall’autunno del ‘68

il movimento studentesco individuò il suo interlocutore privilegiato nella classe operaia.

Nuovi gruppi politici nacquero fra il ‘68 ed il ‘70 sull’onda del movimento studentesco e furono

chiamati partiti extraparlamentari: Potere operaio, Lotta continua e Avanguardia operaia. Anche per

l’influenza della contestazione giovanile, questi conflitti si caratterizzarono per l’elevato grado di

partecipazione e per la radicalità delle richieste; le tre maggiori organizzazioni sindacali (CGIL,

CISL, UIL) riuscirono a prendere in mano la direzione delle lotte. Questo impegno comune nelle

lotte d’autunno servì anche a riavvicinare le tre confederazioni sindacali. Tuttavia l’unico risultato

di rilievo nel campo dell’istruzione fu la liberalizzazione degli accessi alle facoltà universitarie.

Furono poi varate alcune leggi come lo Statuto dei lavoratori, l’Istituzione delle regioni (1970) e

nonostante l’opposizione della DC fu approvata la legge Fortuna che introduceva in Italia la legge

del divorzio.

1970 - 1980 - LA CRISI DEL CENTRO SINISTRA

Nei primi anni ‘70, la debolezza del sistema politico apparve in tutta la sua evidenza. Il 12 dicembre

1969, in pieno autunno caldo, una bomba esplosa a Milano, in Piazza Fontana, nella sede della

Banca nazionale dell’agricoltura, provocò 17 morti ed oltre 100 feriti. Si parlò allora di strategia

della tensione messa in atto dalle forze di destra per incrinare le basi dello Stato democratico.

L’impotenza dimostrata, rifletteva anche profonde divisioni all’interno dello schieramento di

governo. Mentre DC e PSDI tendevano a farsi interpreti di un’opinione pubblica moderata, il PSI

mirava apertamente ad equilibri più avanzati, cioè al progressivo coinvolgimento del PCI nelle

responsabilità di governo. Il ricorso ad elezioni politiche anticipate nel ‘72 si rivelò inutile così

come nel ‘73 e nel ‘74. Alla fine del ‘73, le difficoltà economiche furono aggravate dalle

conseguenze della guerra arabo-israeliana del Kippur: l’aumento del prezzo del petrolio provocò un

calo della produzione industriale e l’avvio di un processo inflazionistico. Alle difficoltà economiche

si aggiungeva un crescente disagio morale provocato da scandali in cui furono coinvolti numerosi

esponenti della maggioranza. La rapida adozione nel ‘74 di una legge sul finanziamento pubblico

dei partiti rappresentati in Parlamento non servì a sanare la frattura fra società politica e società

civile. Quando nel 1974, la nuova legge sul divorzio fu sottoposta a referendum abrogativo per

iniziativa di gruppi cattolici appoggiati dalla DC e dal MSI, si assistette ad una grande

mobilitazione che era appoggiata dalle forze laiche, ma il netto successo dei divorzisti mostrò

chiaramente che la società italiana era cambiata, che il sistema politico doveva ‘aggiornarsi’ e che il

peso della Chiesa come ispiratrice della vita privata dell’individuo era fortemente ridimensionato. I

mutamenti trovarono ulteriore riscontro in due leggi approvate nel ‘75: la riforma del diritto di

famiglia, che anciva la parità giuridica fra i coniugi; e l’abbassamento della maggiore età, cui era

legato il diritto di voto, da ventuno a diciotto anni. Nel ‘78, dopo un acceso dibattito che vide

ancora una volta la DC opposta alle sinistre ed ai partiti laici, il Parlamento approvò la legge che

legalizzava e disciplinava l’interruzione volontaria della gravidanza. Intorno alla metà degli anni

‘70, sull’onda del successo nei referendum, le forze del cambiamento parvero in ascesa. A cogliere i

frutti politici di questa situazione fu soprattutto il PCI che già nel ‘68 aveva dato di sé un’immagine

diversa e che nel ‘73 prospettò un importante mutamento strategico. Il suo segretario, Berlinguer,

sostenne la necessità di giungere ad un compromesso storico, cioè ad un accordo di lungo periodo

fra le forze comuniste, socialiste e cattoliche. Lo spostamento a sinistra delle elezioni regionali

accentuò i dissensi fra DC e PSI; si giunse così, nel ‘75, al disimpegno socialista del governo che

segnò la fine dell’esperienza del centrosinistra.

L’esito delle elezioni del giugno ‘76 lasciava aperto un problema: visto che i socialisti non erano

disponibili ad una riedizione del centrosinistra e che non esistevano i margini per un ritorno al

centrismo, l’unica soluzione praticabile stava in un coinvolgimento del PCI nella maggioranza. Si

giunse così alla costituzione di un governo monocolore democristiano guidato da Andreotti, che

ottenne l’astensione in Parlamento di tutti gli altri partiti esclusi MSI e Radicali.

Era questa pur sempre una risposta unitaria al dilagarsi del fenomeno terrorista. Opposti fra loro

nella matrice ideologica, i due terrorismi, quello nero e quello rosso, erano diversi anche nel modo

di operare. Il tratto distintivo del terrorismo di destra fu il ricorso ad attentati dinamitard in luoghi

pubblici :Strage di Piazza Fontana, di Piazza della Loggia e alla Stazione di Bologna.

Il principio della lotta rossa era da tempo un elemento portante di tutte le ideologie estremiste

rivoluzionarie che il movimento del ‘68 aveva contribuito a mitizzare ed a divulgare. Per i terroristi

l’azione armata si presentava come un atto esemplare, destinato essenzialmente alla classe operaia,

al fine di mobilitarla per il rovesciamento del sistema capitalistico e dello Stato borghese.

Seguirono, fra il ‘72 ed il ‘75, sequestri di dirigenti industriali e di magistrati. Gli autori di queste

azioni appartenevanp aòòe Brigate Rosse, il primo ed il più pericoloso gruppo terrorista di sinistra,

attivo fino al 1988.

Il malessere giovanile si epresse nel 1977 quando un nuovo movimento di studenti universitari

diede luogo ad occupazioni di università ed a violenti scontri di piazza. Protagonisti di questi scontri

furono i gruppi di Autonomia operaia. Bersaglio principale della contestazione fu la sinistra

tradizionale, soprattutto il PCI ed i sindacati. L’inevitabile delusione seguita all’ondata del ‘77 si

risolse per molti col passaggio alla militanza terroristica.

Nel 1978 le Brigate Rosse misero in atto il oro progetto più ambizioso: il 16 marzo, il girono stesso

della presentazione in Parlamento di un nuovo governo Andreotti, monocolore democristiano

appoggiato dal PCI, un commando brigatista rapì Aldo Moro, presidente della Dc uccidendo tutti

gli uomini della sua scorta. Il 9 maggio Moro fu ucciso ed il suo cadavere abbandonato in una

strada del centro di Roma. Nel non facile clima politico creatosi dopo l’assassinio di Moro, il

muovo governo di solidarietà cercò di avviare il risanamento dell’economia. La situazione

finanziaria diede segni di miglioramento, grazie all’adozione della riforma fiscale varata nel ‘74. Fu

varata una riforma sanitaria che sanciva la gratuità delle cure per tutti e riordinava la medicina

pubblica, affidandone la gestione ad appositi organismi dipendenti dalle regioni. Nel complesso la

politica di solidarietà nazionale non produsse risultati adeguati. L’ingresso dei comunisti nella

maggioranza non servì a mettere in moto un processo di trasformazione sociale ed a risanare la vita

pubblica. Gli scandali giunsero a toccare la presidenza della Repubblica costringendo alle

dimissioni, nel ‘78, il capo di Stato, il democratico Leone. Al suo posto fu eletto il socialista Sandro

Pertini. Si andava esaurendo l’esperienza della solidarietà nazionale. Il nuovo corso impresso da

Craxi alla politica socialista, in aperta polemica col PCI, rendeva sempre più difficile la

collaborazione all’interno dellamaggiornaza e ricreava le condizioni per una ripresa dell’alleanza

fra il PSI ed i partiti di centro (interrotta nel ‘75 per volontà degli stessi socialisti).

I risultati elettorali del ‘79 e dell’83 segnarono alcuni significativi mutamenti nel panorama politico.

Il PCI registò una secca perdita di consensi; la DC subì una netta sconfitta nelle elezioni dell’83; il

PSI, nonostante il dinamismo di Craxi raccolse risultati deludenti. Chiusa la parentesi della

solidarietà nazionale, l’unica strada praticabile fu il ritorno alla coalizione di centrosinistra (DC,

PSI, PSDI, PRI), allargata anche al PLI. La novità più importante fu il fatto che la Dc, per la prima

volta dopo l ‘45, cedette la guida del governo al segretario repubblicano Spadolini e nell’83 al

leader socialista Craxi. Fra gli atti più significativi del governo Craxi va ricordata la firma nell’84 di

un nuovo concordato con la Santa Sede che ritoccava gli accordi del ‘29 (Patti Lateranensi),

lasciandone cadere le clausole più anacronistiche. Per la Dc la perdita della presidenza del

Consiglio fu lo sbocco seguita all’uccisione di Moro, ma anche l’inizio di un rinnovamento legato

alla segreteria di De Mita. Irrisolta era ancora la questione del controllo della spesa pubblica; queste

difficoltà vennero in parte compensate da una certa ripresa dell’economia che, a partire dall’84,

superava la fase recessiva degli anni ‘82-’83 grazie all’aumento delle esportazini ed al profondo

rinnovamento tecnologico di alcuni settori industriali. Nel complesso, il sistema economico italiano

manifestava nel decennio 8’-90 una vitalità notevole, al di là di quanto non apparisse dai dati

ufficiali sull’andamento della produzione e del reddito. Il fenomeno si spiegava con la crescita della

cosiddetta economia sommersa, ossia quella miriade di piccole imprese disseminate nella provincia

italiana e caratterizzate da alta produttività, da bassi costi e da una notevole capacità di adattamento

alle esigenze del mercato. Lo sviluppo del terziario, il dinamismo di alcuni settori produttivi e la

rinnovata competitività dei prodotti italiani sui mercati internazionali erano sintomi di vitalità del

Paese. Essi furono però accompagnati da minifestarsi di gravi fattori degenerativi: il fenomeno della

corruzione politica rivelòun nuovo inquietante volto all’inizio degli anni ‘80, con lo scandalo della

Loggia P2: una branca segreta della massoneria inserita nel mondo politico e nei vertici militari,

sospettata di perseguire il fine di una ristrutturazione autoritaria dello Stato. Se la risposta dello

Stato alla criminalità mafiosa non conseguì risultati decisivi, esiti ben più positivi ottenne la lotta

contro il terrorismo di sinistra. La svolta si delineò nel 1980 quando alcuni terroristi arrestati

decisero di denuciare i compagni in libertà.

L’esaurirsi dei sistemi di valori fondati sul primato dell’impegno politico contribuiva a perpetuare il

distacco fra classe politica e società civile, a rafforzare la diffidenza nei confronti dei partiti: la

lentezza delle procedure parlamentari, l’instabilità di una maggioranza troppo composta e la

mancanza di alternative alla coalizione di governo. Nell’85 l’elezione alla presidenza della

Repubblica, con una larghissima maggioranza del democristiano Cossiga non evitò il riproporsi di

contrasti in seno al pentapartito: c’era poi la rivalità di fondo fra i due maggiori partner della

coalizione, socialisti e democristiani. Si giunse così nell’87 alla crisi del lungo ministero Craxi. Le

elezioni segnarono un’affermazione del Psi ed un nuovo calo dei comunisti, cui fece riscontro un

certo progresso della Dc. Ma la maggiore novità delle elezioni fu l’apparizione di nuovi gruppi fra

cui spiccò quello degli ambientalisti, i Verdi. Dopo le elezioni, la maggioranza di pentapartito si

ricostituì faticosamente grazie ad un accordo dul programma che consentì la formazione di due

successivi governi a guida democristiana: il primo guidato da Dora, il seconda da De Mita; entrambi

non raggiunsero i risultati prefissati. De Mita fu così costretto a lasciare la guida del governo. La

lunga crisi apertasi con le dimissioni di De Mita si risolse con la ricostruzione dell’alleanza a cinque

e la formazione di un nuovo governo a guida democristiana, affidato ad Andreotti, ma nemmeno

questo governo riuscì a riportare la compattezza nella maggioranza.

Alla fine degli anni ‘80 si era sviluppato nell’opinione pubblica e nelle convinzioni dei singoli, il

rifiuto dei criteri che fin allora avevano regolato la vita politica in Italia: era il sistema politico nel

suo insieme ad essere ora messo sotto accusa.

LA SECONDA REPUBBLICA - I GIORNI NOSTRI

E’ ormai consuetudine indicare con l’espressione ‘seconda Repubblica’ il nuovo assetto politico

determinatosi in Italia dal 1992-94 in seguito alla nuova legge elettorale maggioritaria ed alla

nascita di un tendenziale bipolarismo.

Apertosi, sul piano internazionale, con una serie di grandiosi mutamenti, l’ultimo decennio del

secolo iniziava, anche per l’Italia, all’insegna di alcune rilevanti novità politiche, accompagnate

però da un complessivo aggravarsi dei sintomi di disagio nella società civile e nelle istituzioni.

Segnali negativi venivano innanzitutto dall’economia: la crescita produttiva si era interrotta a partire

dal 1990; il tutto mentre l’inflazione, alimentata dalla crescita della spesa pubblica, restava ben al di

sopra della media europea e mentre il deficit del bilancio non accennava a ridursi.

I problemi dell’economia e della finanza pubblica non erano il solo motivo per cui l’Italia rischiava

di restare emarginata dal processo di integrazione europea. Un motivo più grave era rappresentato

dall’accresciuta offensiva della malavita organizzata nel Sud del Paese.

Sul piano della vita politica le novità dei primi anni ‘90 furono numerose e rilevanti. La prima,

legata ai mutamenti nell’URSS e nell’Europa dell’Est, fu la trasformazione del PCI nel nuovo

Partito democratico della sinistra di Ochetto (PDS). Ma i suoi progetti di collaborazione col PSI non

andarono a buon fine ma anzi, il neo partito PDS assistette alla scissione dell’ala più legata al

vecchio PCI del suo gruppo che diede vita a Rifondazione Comunista. Sul versante opposto si

consolidarono movimenti regionalisti fra cui spicca la Lega Lombarda. Nel ‘92, pochi mesi prima

della fine del suo mandato, Cossiga decise di sciogliere le Camere; le elezioni registrarono alcune

clamorose novità: seccamente sconfitti sia la DC che il PDS, stazionario il PSI, i veri vincitori delle

urne furono i Verdi ma soprattutto il neo partito di Bossi, la Lega Nord, evoluzione della Lega

Lombarda. La coalizione quadripartita conservava una maggioranza parlamentare ridottissima ma

decisiva, perché al momento, priva di alternative (DC, PDS, PCI, PSI).

Dopo le dimissioni di Cossiga, il Parlamento elesse il 25 maggio Scalfaro, vecchia gloria dell’ormai

screditato da Tangentopoli partito democristiano. Da alcuni mesi, infatti, un nuovo scandalo stava

coinvolgendo un numero crescente di uomini politici accusati da aver preteso ed ottenuto tangenti

per la concessione di appalti pubblici. L’inchiesta, avviata dalla magistratura milanese svelò un

diffusissimo sistema di finanziamento illegale dei partiti e di autofinanziamento dei politici.

Destinatari principali erano i partiti di maggioranza: DC, PDS, PCI, PSI.

In una situazione già carica di difficoltà, si inserì l’improvvisa recrudescenza dell’offensiva mafiosa

contro i poteri dello Stato. A questi due problemi si aggiungevano anche quelli legati alla crisi

produttiva e la gravissima posizione debitoria dello Stato. Caduta la candidatura di Craxi, nel mirino

dei magistrati di Tangentopoli, Scalfaro affidò l’incarico ad un atro socialista, Amato. Il nuovo

governo, sempre quadripartito, affrontò subito il problema finanziario con interventi di tipo fiscale

sui cittadini, quindi con una più incisiva manovra destinata a contenere le spese riducendo in primis

quelle per la sanità. Rimaneva irrisolto il problema delle riforme istituzionali; il tema più discusso

ed il nodo più difficile da sciogliere era quello della legge elettorale. L’introduzione di un nuovo

sistema maggioritario uninominale, nel 1991, sembrò la via più rapida per la riforma. Il disaccordo

fra le forze politiche spianò la strada ad una soluzione imposta da un referendum abrogativo nel ‘93:

i cittadini approvarono a larghissima maggioranza quel referendum che, attraverso la soppressione

di alcune formulazioni di legge elettorale, introduceva il sistema uninominale maggioritario al

Senato. Contemporaneamente veniva abolito il finanziamento pubblico dei partiti in vigore dal

1974.

All’indomani del referendum, Amato, convinto della fine di un’epoca, annunciò le dimissioni del

suo ministero. Scalfaro designò allora Ciampi per formare un nuovo governo che varò ottenendo

l’appoggio della vecchia maggioranza quadripartita (DC, PSI, PSDI, PLI) e l’astensione di PDS,

Lega, Verdi e PRI. L’impegno del nuovo esecutivo era rivolto a favorire il varo di una nuova legge

elettorale per le due camere, approvate ai primi di agosto: esse introducevano il sistema

maggioritario uninominale per il 75% dei seggi, mentre il restante 25% era da assegnare con

sistema proporzionale.

A partire dal 1993, alcune forze politiche cominciarono a proclamare nuove elezioni, mentre la

maggioranza puntava deliberatamente a ritardarle. I partiti della vecchia maggioranza avevano in

questo periodo avviato una trasformazione: il PSI aveva affidato la segreteria del partito prima a

Benvenuto, quindi a Del Turco, ma non sembrava più in grado di ridarsi credibilità dopo lo

scandalo di Tangentopoli. La DC, guidata da Martinazzoli aveva deciso di tornare alle origini

riassumendo il nome di Partito popolare italiano coniato nel lontano ‘19 (?) da Sturzo, ma al

momento del varo della rinascita, un gruppo di democristiani ostili al predominio delle sinistre nel

partito, si raccolse in una nuova formazione, il CCD. L’anno seguente la DC si spaccò ancora dando

vita ad un nuovo partito detto CDU. Riassumendo, scompariva la DC e ritornava il vecchio PPI,

indebolito però dalla scissione di due suoi gruppi, il CCD ed il CDU. Ma l’elemento di maggior

novità nello scenario politico italiano fu l’ingresso in politica dell’imprenditore Silvio Berlusconi,

proprietario delle tre maggiori reti televisive del Paese, del Milan e del gruppo Mondadori.

Berlusconi era sceso in campo per arginare la situazione post-tangentopoli per ricostruire un centro

ormai disgregato e per dar vita ad una coalizione di centrodestra capace di opporsi al centrosinistra.

Nel giro di qualche mese riuscì non solo a fondare un proprio movimento politico, Forza Italia, ma

anche a costruire un’alleanza politica con la Lega, con Alleanza Nazionale, coi radicali di Pannella

e col CCD. Sul fronte opposto il PDS coagulò attorno a sé tutte le forze di sinistra, dagli estremisti

di Rifondazione ai socialisti. Le elezioni del 1994 decretarono lo strasuccesso alla Camera di

Berlusconi che ottenne 302 dei 475 seggi uninominali, mentre al Senato sfiorò di poco la

maggioranza assoluta. Il PDS si assestò come secondo partito, seguito da Alleanza Nazionale e del

Partito Popolare, gli ex della DC. Le ragioni della vittoria di Berlusconi furono attribuite non solo

alla sua abile campagna pubblicitaria agevolata dal suo network, ma soprattutto alla sua capacità di

proporsi come l’unico in grado di sostituire il governo spazzato via degli scandali di Tangentopoli.

Nel 94 Berlusconi formava così il suo governo insieme alla Lega, ad Alleanza ed ai Democristiani

di centro, ma i contrasti con la Lega lo costrinsero a dimettersi già a dicembre dello stesso anno

lasciando il via al governo Dini, espressione del centrosinistra ora rafforzato dall’arrivo della Lega.

La realizzazione più significativa del governo Dini fu la riforma del sistema pensionistico. Intanto si

stava delineando il vero bipolarismo: da una parte il Polo (Forza Italia, Alleanza e CCD) e dall’altro

l’Ulivo di Prodi, una coalizione di centrosinistra. Nelle nuove elezioni, anticipate, l’Ulivo prevalse

di misura grazie al supporto, negoziato, con Rifondazione. Il primo obbiettivo del governo Prodi fu

quello di ridurre il deficit entro il rapporto del 3% con il prodotto interno lordo, il parametro

necessario fissato a Maastricht per l’ammissione nell’Unione monetaria europea. Una serie di

interventi consentirono all’Italia di entrare nel sistema monetario alla fine del ‘96 e di ottenerne

l’ingresso ufficiale nel ‘98. Intanto Berlusconi, d’accordo con D’Alema, aveva favorito la

costituzione di una Commissione bicamerale per delineare in Parlamento un progetto organico di

riforme istituzionali. La proposta prevedeva l’introduzione di un sistema semipresidenziale ad

elezione diretta dal Presidente della Repubblica, ma il progetto saltò per l’acutizzarsi delle tensioni

fra i due poli. Nel finire del 1998, dopo un ennesimo contrasto sulla politica economica,

Rifondazione negò la fiducia al governo Prodi, costretto perciò a dimettersi; si formò un nuovo

governo di centrosinistra presieduto dal leader del PDS D’Alema, sostenuto dall’Ulivo e dall’UDR

e dalla nuova ala comunista, formatasi dalla scissione da Rifondazione, il Partito dei comunisti

italiani guidato da Cossutta. AUSTRIA

LE GUERRE DI INDIPENDENZA ITALIANA (vedi Italia)

LA DISSOLOZIUNE DELL’IMPERO ASBURGICO - NASCE L’IMPERO AUSTRO-

UNGARICO

Sopravvissuto al ‘48 grazie all’apparato militare, lo Stato degli Asburgo tentò di riorganizzarsi sulla

base del vecchio sistema assolutistico. La Costituzione concessa nel ‘49, mai realmente applicata, fu

revocata già nel 1951. Il potere tornò a concentrarsi nelle mani dell’imperatore. Il centralismo

amministrativo fu rafforzato e la burocrazia sempre più ‘germanizzata’: il tedesco divenne l’unica

lingua ufficiale dell’Impero. Il centralismo contribuiva ad esasperare la coesistenza di diverse

nazionalità. Il pilastro su cui poggiò la restaurazione assolutistica fu l’alleanza con la Chiesa

cattolica nel 1855 quando fu stipulato un concordato fra l’Impero e la Santa Sede; in quella stessa

sede fu anche smantellato il controllo statale sull’attività della Chiesa.

Appoggiandosi proprio su quest’ultima, la monarchia sacrificò le esigenze della borghesia

produttiva, mancando così l’appuntamento con lo sviluppo economico senza peraltro riuscire a

mantenere il ruolo di primissimo piano che aveva prima del ‘48 fra le potenze europee. Due

successive sconfitte militari, nel ‘59 contro Piemonte e Francia, e nel ‘66 contro la Prussia e l’Italia,

segnarono il declino della potenza asburgica.

Nel 1867, all’indomani della sconfitta con la Prussia, l’imperatore decise di venire a patti con la

componente magiara; l’Impero fu diviso in due Stati, uno austriaco ed uno ungherese, uniti nella

persona del sovrano, ma ciascuno con un proprio parlamento ed un proprio governo. Col

compromesso del ‘67 l’Impero asburgico, d’ora in poi chiamato Impero austro-ungarico, riuscì a

bloccare la sua crisi.

Nei decenni che precedettero la prima guerra mondiale, l’Impero austro-ungarico vide aggravarsi il

declino delineatosi del 1848 dovuto ai sempre più forti contrasti fra le diverse nazionalità, ma

mentre l’Impero tedesco trovava nel nazionalismo di una popolazione compattamente tedesca un

potentissimo elemento di coesione, in Austria-Ungheria le tensioni fra i diversi gruppi etnici

costituivano un fattore di logoramento e di disgregazione. Con la soluzione ‘dualistica’ varata nel

‘67, la monarchia asburgica aveva scelto il compromesso col gruppo nazionale più forte, quello

magiaro. Fino alla fine dell’800 il potere imperiale riuscì a controllare la situazione appoggiandosi

agli elementi conservatori. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 si assisté però ad una crescita dei

movimenti nazionali.

I più irrequieti erano i popoli slavi, i grandi sacrificati dal ‘compromesso’ del ‘67. Le limitate

concessioni che i governi di Vienna erano disposti a fare alle singole nazionalità non erano

sufficienti, ma servirono solo a suscitare la reazione degli altri gruppi etnici. Una parte della classe

dirigente si orientò verso l’idea di trasformare la monarchia da ‘dualistica’ in ‘trialistica’: staccare

gli slavi del sud dell’Ungheria e creare così un terzo polo. Questo progetto, che aveva il suo

sostenitore nel nipote dell’imperatore, Francesco Ferdinando, si scontrava però con l’opposizione

degli ungheresi. Da questo focolaio, e dall’assassinio proprio di Francesco Ferdinando in Serbia nel

1914, scoppiò la scintilla che portò alla Prima guerra mondiale e la dissoluzione dell’Impero austro-

ungarico.

PRIMA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

L’IMPERO AUSTRO-UNGARICO FRA LE DUE GUERRE

Simili a quelle della Germania furono le vicende attraversate dall’Austria dopo la fine della guerra e

la proclamazione della Repubblica.

Furono i socialdemocratici a governare il Paese, mentre i comunisti tentarono, senza fortuna, la

carta dell’insurrezione.

Nel 1920 le elezioni videro prevalere il Partito conservatore cristiano-sociale.

Breve e drammatica fu invece la vita della Repubblica democratica in Ungheria; i socialisti, anziché

far blocco con le forze liberali, si unirono ai comunisti per instaurare, nel 1919, una Repubblica

sovietica che attuò una politica di dura repressione nei confronti della borghesia. Il regime

comunista cadde sotto l’urto convergente delle forze conservatrici; l’Ungheria cadde così sotto un

regime autoritario sorretto dalla Chiesa e dai conservatori.

L’ANSCHLUSS - SCOMPARE L’IMPERO AUSTRO-UNGARICO (vedi Germania)

SECONDA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

CINA

LE GUERRE DELL’OPPIO

Intorno alla metà dell’800 anche la Cina subì la pressione delle potenze occidentali, che, in questo

caso, non miravano alla conquista territoriale, ma ad imporre la loro penetrazione commerciale

attraverso l’intervento armato.

Lo Stato cinese si fondava su un forte potere centrale incarnato dall’imperatore e rappresentato nel

territorio dai mandarini.

L’impero cinese era rimasto pressoché inaccessibile ai commercianti occidentali; inoltre non aveva

relazioni diplomatiche con l’estero. Agli stranieri era consentito di operare solo nel porto di Canton,

ma questo voluto isolamento mascherava una profonda debolezza interna. A prova di ciò fu il

risultato subito dall’Impero al primo scontro con l’Occidente. Occasione dello scontro fu il

contrasto fra il governo imperiale e la Gran Bretagna a proposito del commercio dell’oppio. La

droga veniva clandestinamente esportata dalla Cina, ma quando nel 1939 un funzionario imperiale

fece sequestrare il carico di tutte le navi straniere nel porto di Canton, il Governo inglese decise di

intervenire militarmente. Dopo una guerra durata due anni, gli Inglesi ebbero partita vinta. Col

trattato di Nanchino del 1842 la Cina dovette cedere all’Inghilterra Hong Kong ed aprire al

commercio straniero altri quattro porti, fra cui Shangai.

Nel decennio ‘50 - ‘60, la Cina si trovò ad affrontare contemporaneamente una gravissima crisi

interna culminata nella ribellione contadina nota come rivolta dei Taiping, e un nuovo sfortunato

incontro-scontro con Inghilterra, ora aiutata dai Francesi. Il conflitto, chiamato impropriamente

‘seconda guerra dell’oppio’, cominciò nel ‘56 in seguito all’attacco ad una nave inglese nel porto di

Canton, e si concluse nel ‘60 con una nuova sconfitta della Cina, costretta ad aprire al commercio

straniero anche le vie fluviali interne ed a stabilire normali rapporti diplomatici con gli Stati

occidentali.

LA REPUBBLICA POPOLARE CINESE

La vittoria giapponese sulla Russia ebbe l’effetto di dare un poderoso impulso alle lotte nazionali

dei popoli asiatici. Fu soprattutto la Cina a subire in maniera determinante l’influsso del vicino

Giappone. Ormai screditata la dinastia Manciù, la strada era aperta per l’affermazione di un nuovo

movimento di ispirazione democratica ed occidentalizzante. Nel 1905 Sun Yat Sen fondò

un’organizzazione segreta, il Tung meng hui con un programma basato sui tre principi del popolo:

indipendenza del popolo, democrazia rappresentativa e benessere del popolo.

Invano la corte imperiale cercò di mettere in atto un limitato e tardivo programma di

modernizzazione. Nel 1911 la decisione del governo di affidare ad imprese straniere il controllo

della rete ferroviaria ad imprese straniere provocò una serie di sommosse e l’ammutinamento di

parte dell’esercito. Nel 1912 un’assemblea rivoluzionaria dichiarava decaduta la dinastia Manciù ed

eleggeva Sun Yat Sen alla presidenza della Repubblica. Intanto, il generale Yuan Shi Kai, inviato

dal governo di Pechino a domare la rivolta, si schierò invece dalla parte dei repubblicani. Crollava

così il più antico impero de mondo, ma il fragile compromesso tra le forze democratiche del nuovo

Partito nazionale, il Kuomintang ed i gruppi conservatori, con a capo proprio Yuan Shi Kai, si

ruppe in pochi mesi. Nel 1913, il nuovo presidente sciolse il Parlamento appena eletto, mise fuori

legge il Kuomintang, costrinse Sun Yat Sen all’esilio ed instaurò una dittatura personale. Ma il

regime autoritario imposto dal generale Yuan Shi Kai nel 1913, due anni dopo la proclamazione

della Repubblica, non riuscì ad assicurare unità, ma al contrario fece precipitare la Cina in una

situazione semianarchica.

La decisione di far intervenire la Cina nel conflitto mondiale nel ‘17 non servì a mutare la

situazione, ma anzi, la Cina fu umiliata dall’invasione giapponese. Questa ennesima umiliazione

ebbe l’effetto di risvegliare l’agitazione nazionalista attorno al Kuomintang ed al suo leader Sun Yat

Sen, ormai tornato dall’esilio. La lotta intrapresa contro il governo da Sun Yat Sen, che nel ‘21

formò un proprio governo a Canton, ebbe così l’appoggio del Partito comunista cinese, fondato

sempre nel ‘21 da Mao Tse-tung. Anche l’Unione Sovietica sostenne attivamente la causa di Sun

Yat-sen ed inviò aiuti economici e militari al governo di Canton ed indusse addirittura il Partito

comunista ad aderire in blocco al Kuomintang.

L’alleanza fra nazionalisti (Kuomintang) e comunisti non sopravvisse però alla morte, nel 1925, di

Sun Yat Sen, leader appunto dei nazionalisti. Il suo successore, Chang Kai-shek, era molto più

diffidente nei riguardi dei comunisti, I contrasti cominciarono nel ‘26 quando Chang Kai-shek

iniziò la campagna per scacciare il governo di Pechino riconosciuto dalle potenze occidentali. Nel

1927 le milizie operaie furono sconfitte dalle truppe di Chang Kai-shek: insurrezioni operaie furono

represse nel sangue ed il Partito comunista fu messo fuori legge.

Dopo aver stroncato l’opposizione operaia ed aver condotto a termine vittoriosamente la lotta

contro il Governo di Pechino, Chang Kai-shek cercò di riorganizzare l’apparato statale secondo

modelli occidentali. Nel 1931 i Giapponesi invasero la Manciuria; l’inerzia manifestata dal governo

di Chang Kai-shek diede nuovo spazio all’azione dei comunisti. Decisiva si rivelò la strategia

contadina impostata da Mao Tse-tung. Costretto a combattere su due fronti, Chang Kai-shek decise

di dare priorità alla lotta contro i comunisti e lanciò, fra il ‘31 ed il ‘34. una serie di campagne

militari contro le zone da loro controllate. Scarsamente appoggiati dall’Urss, che tendeva invece a

mantenere rapporti con la Repubblica ‘borghese’ di Chang Kai-shek, i comunisti dovettero evacuare

la zona occupata e trasferirsi nella regione dello Shantxi dopo una marcia durata circa un anno, la

cosiddetta ‘lunga marcia’. Quando, nel ‘36, Chang Kai-shek decise di lanciare una nuova campagna

contro i comunisti, dovette scontrarsi con l’aperta dissidenza dell’esercito, il quale chiedeva la fine

della guerra civile e l’unione di tutte le forze nazionali contro l’aggressione giapponese. Si giunse

così, nel ‘37, ad un accordo fra comunisti e nazionalisti contro l’imperialismo straniero.

La precaria alleanza fra comunisti di Mao e nazionalisti di Chang Kai-shek stretta nel ‘37 entrò in

crisi con lo scoppio della guerra nel Pacifico. A partire dal ‘41 il governo di Chang Kai-shek

cominciò a trascurare la lotta contro gli occupanti stranieri per prepararsi invece alla resa dei conti

coi comunisti, i quali, nei territori da loro controllati, non solo combatterono un’efficace guerriglia

contro i Giapponesi, ma seppero anche rafforzare i loro legami con le masse contadine e con i ceti

medi, attuando ampie riforme agrarie. A guerra terminata gli Stati Uniti cercarono di promuovere

un nuovo accordo fra comunisti e Kuomintang, ma Chang Kai-shek, che sapeva di contare

comunque sull’appoggio degli Americani, rifiutò ogni compromesso e lanciò contro i comunisti una

campagna militare che, in un primo tempo portò risultati positivi; ma i comunisti riuscirono a

riorganizzarsi ed a contrattaccare, contando sull’appoggio della popolazione contadina. Nel ‘48 le

sorti della guerra si rovesciarono; le forze di Chang Kai-shek cominciarono a disertare, mentre

l‘esercito di Mao si rafforzava anche sul piano militare. Nel ‘49 i comunisti entrarono a Pechino;

Chang Kai-shek fu costretto all’esilio, sotto protezione americana, nell’isola di Taiwan.

Il 1 ottobre 1949 fu proclamata a Pechino la nascita della Repubblica popolare cinese, subito

riconosciuta dall’Urss ma non dagli Stati Uniti, che invece continuarono a considerare come

legittimo il governo cinese di Taiwan di Chang Kai-shek. Nel 1950 la Cina di Mao stipulò con

l’Unione Sovietica un trattato di amicizia e di mutua assistenza.

LA CINA DI MAO - CONTRASTI CON L’URSS E ‘RIVOLUZIONE CULTURALE’

Tra gli anni ‘50 e gli anni ‘60, parallelamente allo stabilirsi di una coesistenza fra U.S. ed Urss, si

venne delineando un contrasto sempre più grave fra le due maggiori potenze comuniste: Urss e

Cina. All’origine della rottura c’era un intreccio di divergenze politico-ideologiche. Mentre l’Urss si

proponeva come unico leader in campo socialista, la Cina rivendicava maggior peso politico in peso

internazionale. Nel corso degli anni ‘50 la Cina comunista aveva progressivamente nazionalizzato i

settori industriale e commerciale ed allo stesso tempo si era impegnata attivamente nella

collettivizzazione dell’agricoltura. Il regime comunista aveva dapprima, con la riforma agraria del

1950, ridistribuito le terre fra i contadini, creando così una miriade di piccole aziende agricole,

quindi le aveva obbligate a riunirsi in cooperative controllate dalle autorità statali.

;Mentre nel settore industriale si era ottenuta una crescita molto rapida, molto meno soddisfacenti

erano stati i risultati nel settore agricolo. Per promuovere in tempi brevi un rilancio della produzione

agricola, la dirigenza comunista varò nel 1958 una nuova strategia che fu definita ‘grande balzo in

avanti’: le cooperative furono forzatamente riunite in unità più grandi, le comuni popolari, ciascuna

delle quali doveva tendere all’autosufficienza economica. L’esperimento si risolse però in un

colossale fallimento: la produzione agricola crollò. Un’altra conseguenza gravissima fu l’inasprirsi

della situazione con l’Urss. I Sovietici nel ‘59 richiamarono i loro tecnici e rifiutarono qualsiasi

assistenza alla Cina accusando i cinesi di deviazionismo cercando di ottenere una solenne condanna

del maoismo da parte dell’intero movimento comunista internazionale. I Cinesi replicarono con

accuse di imperialismo. Nel 1969 la tensione sarebbe sfociata addirittura in episodici scontri armati

lungo il fiume Ussuri. Il fallimento del ‘grande balzo in avanti’ ebbe contraccolpi anche sul piano

interno; Mao ricorse ad una forma di lotta inedita in un regime comunista: avvalendosi dell’esercito

mobilitò contro i suoi avversari le generazioni più giovani, esortandole a ribellarsi contro i dirigenti

‘deviazionisti’. La mobilitazione culminò nel ‘68 nella cosiddetta ‘rivoluzione culturale’. Nelle

scuole e nei luoghi di lavoro , gruppi di giovani guardie rosse misero sotto accusa insegnanti e

dirigenti politici. L’intento era quello di provocare un radicale mutamento nella cultura e nella

mentalità collettiva e di superare tutti gli ostacoli che si frapponevano alla realizzazione del

comunismo. Ma la rivoluzione culturale si esaurì nel giro di due anni, quanti erano necessari per

eliminare i dirigenti contrari alla linea maoista. A partire dal ‘68 lo stesso Mao cominciò a porre un

freno al movimento. Un ruolo importante in questa fase fu svolto da Chou En-lai, il più autorevole

dopo Mao fra i capi comunisti cinesi, che ricoprì ininterrottamente dal 1949 la carica di primo

ministro. Fu proprio Chuou En-lai ad avviare all’inizio degli anni ‘70 una linea di normalizzazione

anche in campo internazionale, resa necessaria dall’isolamento economico e diplomatico in cui il

Paese si trovava. La nuova linea si tradusse in una clamorosa apertura agli Stati Uniti nel ‘72 e

dall’ammissione all’Onu della Cina comunista.

LA CINA DOPO MAO

La fine degli anni ‘70 vide compiersi un processo di radicale revisione interna, simile a quello

avviato in Urss dopo la morte di Stalin. Artefice della demaoizzazione fu Deng Xiaoping. Nel giro

di pochi anni, Deng, capovolse la linea collettivista ed egualitaria di Mao e promosse una serie di

profonde modifiche nella gestione dell’economia: furono introdotte differenze salariali ed aumentati

gli incentivi per i lavoratori; fu incoraggiata l’importazione di tecnologia dai Paesi più sviluppati ed

i contadini ebbero la possibilità di vendere i prodotti sul mercato libero; erano stati introdotti in

Cina i primi elementi di economia di mercato occidentale.

FRANCIA

LA RIVOLUZIONE DEL 1848 - DALLA SECONDA REPUBBLICA AL SECONDO

IMPERO

Come già accaduto nel 1830, anche i moti rivoluzionari del ‘48 ebbero il focolaio in Francia; il

sistema elettorale censitario, che limitava il voto solo a chi disponeva di un certo reddito cioè, e la

limitata libertà di associazione, si unirono alla situazione economica, civile e culturale della società,

favorita sì dal regime liberale ma proprio per questo sempre meno incline ai limiti oligarchici della

politica del regime ultramoderato di Filippo d’Orleans.

Si andò così coalizzando un vasto fronte di opposizione che andava dai liberali progressisti ai

democratici, dai bonapartisti ai socialisti: l’obbiettivo era il suffragio universale. Lo strumento

utilizzato per la protesta fu la cosiddetta campagna dei banchetti, riunioni svolte in forma privata

che aggiravano i limiti governativi sulla libertà di associazione e che consentivano ai capi

dell’opposizione di tenersi in contatto e di fare propaganda. Fu proprio la proibizione di un

banchetto ad innescare la crisi rivoluzionaria. Per impedirla il Governo ricorse alla Guardia

Nazionale, il corpo volontario di cittadini armati istituito nel 1789, espressione della borghesia, la

quale però si unì ai rivoltanti. Il successivo intervento dell’esercito rese impossibile qualsiasi

soluzione di compromesso; Re Filippo d’Orleans fu costretto a lasciare Parigi mentre veniva

costituita la Repubblica ed annunciata la convocazione dell’Assemblea costituente a suffragio

universale.

I primi passi della Seconda Repubblica furono caratterizzati da una ripresa in grande stile del

dibattito politico. Fu abrogata ogni limitazione alla libertà di associazione e sorsero nuovi giornali.

Fu abolita la pena di morte per reati politici e rifiutata la proposta di sostituire al tricolore la

bandiera rossa. Una secca sconfitta per le correnti di estrema sinistra venne dalle elezioni per

l’Assemblea costituente. Il suffragio universale portò infatti alle urne un elettorato conservatore. Il

Governo così sorto però emanò un decreto con cui si obbligavano i disoccupati più giovani ad

arruolarsi nell’esercito. Oltre cinquantamila popolani scesero in piazza ma l’Assemblea costituente

procedette con la repressione. Le tragiche giornate della repressione segnarono una svolta decisiva

nella Seconda Repubblica. Agli occhi della borghesia di tutta Europa, la rivolta parigina portava

l’incubo del comunismo. L’Assemblea costituente approvò allora la nuova costituzione

democratica, ispirata al modello statunitense: presidente della Repubblica eletto dal popolo così

come l’Assemblea. Alle elezioni presidenziali i repubblicani si presentarono separati e prevalse

l’ala conservatrice di Luigi Napoleone Bonaparte. Con la sua elezione si chiuse la Seconda

Repubblica.

La Francia di Napoleone III rappresentava un caso anomalo. Il secondo impero non apparteneva

alla categoria dei sistemi liberal-parlamentari ne ai regimi monarchici tradizionali. Questo nuovo

regime inaugurò un nuovo modello politico che fu detto bonapartismo : l’illusione della sovranità

popolare legittimava in realtà un potere fondato sulla forza delle armi. All’autoritarismo Napoleone

III univa la pratica del paternalismo e la ricerca del consenso popolare, verificato costantemente

attraverso le elezioni della Camera a suffragio universale. Le banche conobbero uno sviluppo senza

precedenti così come le costruzioni ferroviarie e le opere pubbliche. Un altro aspetto importante

della cultura e della società del Secondo impero fu quello che potremmo definire tecnocratico: la

tendenza cioè ad affidare sempre maggior potere ai tecnici ed a ravvisare nel trionfo della tecnica la

via più sicura per la realizzazione del bene comune.

La prima occasione per misurare le nuove ambizioni imperiali della Francia fu offerta

dall’improvviso riacutizzarsi , nel 1953, delle questioni d’Oriente; vi era l’aspirazione della Russia

ad espandersi in direzione del Mar Nero a discapito dell’Impero Turco. Nel 1953 la Russia aprì le

ostilità contro i Turchi. Agli Inglesi si unì Napoleone III mentre l’Austria optò per una rigida

neutralità. Nel ‘54 una flotta anglo-francese penetrò nel Mar Nero e permise all’esercito alleato di

sbarcare in Crimea; a loro si aggiunse poco dopo l’esercito piemontese. Sebastopoli cadde nel 1955

e si andò alla conferenza di Parigi: L’impero ottomano riottenne il controllo sui suoi territori mentre

la Francia non guadagnò nulla di concreto. L’appoggio ai movimenti nazionali che lottavano contro

l’Austria rappresentò una direttiva fondamentale nella politica estera del Secondo Impero. Nel 1858

Orsini tentò di assassinare Napoleone 3, il quale, a sorpresa , rimase molto impressionato dal suo

coraggio

e dalla sua richiesta d’aiuto contro gli Austriaci .

A Luglio dello stesso anno , Napoleone e Cavour si incontrarono segretamente a Plombières ,

stendendo i punti principali di una futura alleanza . La Francia si impegnava a soccorrere i

Piemontesi in caso che l’Austria avesse attaccato, quindi solo in caso di difesa . L’obbiettivo

primario, quindi, di Cavour , era provocare gli Austriaci alla guerra, per creare così un regno dell’

Alta Italia che comprendeva Piemonte , Veneto , Lombardia , Piacenza ,Parma e la Romagna . Il

1859 l’alleanza fu ufficializzata sempre a Plombières con il matrimonio tra Girolamo Bonaparte e

Clotilde di Savoia . Per bloccare questa alleanza Inghilterra e Russia si posero da mediatori,

portando l’imperatore austriaco a porre un ultimatum ai Savoia , ultimatum che prevedeva il totale

smantellamento delle truppe piemontesi che si stavano preparando per la guerra . Questo ultimatum

pose così a Cavour la possibilità di una guerra difensiva contro l’ Austria . Il 26 Aprile del 1859 l’

Austria , dopo il rifiuto piemontese , dichiarò guerra al Piemonte , e il suo esercito varcò il confine

del Ticino , mentre le truppe napoleoniche , guidate dallo stesso imperatore, valicavano le Alpi .

La seconda guerra d’indipendenza era così nettamente a favore dei franco-piemontesi, non solo per

la notevole forza dei loro eserciti, ma anche e soprattutto per gli errori austriaci e per gli aiuti dei

volontari guidati da Garibaldi .

Gli Austriaci si ritirarono così a Milano, rimanendo però sconfitti in giugno, quando in città

entrarono vittoriosi

Vittorio Emanuele 2 e Napoleone 3 . La mobilitazione della Prussia per soccorrere l’ Austria , portò

la Francia al rischio di una guerra sulla frontiera del Reno. Tale rischio portò Napoleone 3 a

concludere , all’ insaputa di Cavour , un armistizio ( di Villafranca ) con l’ Austria. Sul piano

interno, lo scontro con l’Austria determinò un contrasto fra l’Imperatore ed i gruppi cattolico-

conservatori nonché il crollo del secondo impero.

LA TERZA REPUBBLICA

Bismarck, intanto, procedeva nel suo piano , passando alla successiva tappa che prevedeva il

conflitto con la Francia di Napoleone 3 . Questa tappa era l’ ultima per il raggiungimento dell’ unità

territoriale , in quanto fra le due nazione c’ era un accordo del 1866 che portò i Francesi sino alle

rive del Meno ( vicino a Francoforte ) .

Il pretesto per la guerra fu trovato con la successione al trono di Spagna ;

Bismarck , provocatoriamente , propose la candidatura di Leopoldo , capo del ramo cattolico , che

suscitò l’ ira della Francia e lo scoppio della guerra . L’ Italia rifiutò l’ alleanza con Napoleone

aspettando il momento buono per conquistare Roma ( protetta da Napoleone stesso ) , e l’ Austria

ripagò i francesi ancora una volta con la neutralità ( nell’ ordine sono : 1854 Austria , 1866 Francia

e 1870 Austria ) . Nel 1870 la Francia subì una rovinosa sconfitta e lo stesso Napoleone 3 fu

catturato .

Nel 1871, stretta d’ assedio, Parigi cadde , ed il 18 gennaio dello stesso anno , a Versailles i tedeschi

proclamarono Guglielmo I imperatore del nuovo Impero federale germanico .

Thiers , il capo del governo francese firmò la pace di Francoforte ; questa prevedeva la cessione

della Francia alla Germania delle regioni dell’ Alsazia e della Lorena , e prevedeva un indennizzo di

guerra pari a 5 miliardi di franchi d’ oro. Il 18 marzo del 1871 Parigi scoppiò in rivolta ; era la

quarta volta dopo quella del 1789/95 , luglio 1830 e del 1848 .

Le elezioni del 1871 avevano espresso una maggioranza moderata guidata da Theirs , con evidente

ritorno alla monarchia. Il governo rivoluzionario della comune di Parigi ( il municipio ) , provò ad

attuare il primo esempio di autogoverno del popolo : unificazione dei poteri legislativo ed esecutivo

, controllo della magistratura , eleggibilità e revocabilità dei funzionari pubblici , soppressione dell’

esercito a favore di una milizia volontaria .

La repressione della Comune da parte del governo do Thiers fu durissima e nella settimana di

sangue 21/28 maggio 1871, portò alla morte di 20.000 cittadini .

Nel 1873 la maggioranza legittimista dell’ Assemblea costringeva Thiers alle dimissioni , affidando

il potere al generale Mac Mahon .Questo avrebbe dovuto aprire la strada per la salita al trono del

nipote di Carlo 10 .

L’ insistenza di un ripristino della sovranità portò all’ unione di un nuovo filone composto da

orleanisti , bonapartisti e repubblicani , che rese impossibile il ritorno alla monarchia , e così il 2

febbraio del 1875 fu , per un voto , accolta la Terza Repubblica . Il potere legislativo era affidato ad

una Camera eletta a suffragio universale , e ad un Senato , i cui rappresentanti erano votati nei vari

dipartimenti in numero uguale .

Primo presidente fu Mac Mahon , che tese a dare un ruolo fortemente autoritario ; dopo

avercostretto alle dimissioni il ministero progressista di Simon , sciolse le Camere nel 1877 ed andò

vicino al colpo di Stato .

Le elezioni del 1877 riportarono , però , alla formazione di maggioranze repubblicane . In Francia

prevalse la guida dei moderati , il cui leader , Ferry , rimase alla guida del governo dal 1879 al 1885

.

Il Paese conobbe in quell’ arco di tempo un importante periodo di assestamento della sua vita

politica e sociale ( ci fu l’ approvazione delle leggi dell’ insegnamento ) .

Nacque così sotto il governo Ferry la Terza Repubblica , che portò subito alla variazione di leggi sul

diritto di stampa e di associazione , sull’ elezione dei sindaci da parte dei consigli municipali e leggi

sulla completa eleggibilità del Senato , fino ad allora rappresentato in larga misura da nominati del

governo .

L’ avversario diretto di questa democratizzazione era la Chiesa , che con le nuove leggi sull’

istruzione vedeva ridursi i propri poteri nell’ organizzazione della società . L’adozione di un nuovo

sistema elettorale , nel quale i candidati erano inseriti in liste , aumentarono i radicali di

Clemancaeu .

In questo clima di confusione sfumò il colpo di Stato del generale Boulanger , ministro della Guerra

nel 1886 , che aspirava ad un ritorno del governo alle tradizioni bonapartiste . Nasceva intanto un

nuovo partito socialista , che si presentava come una via di mezzo tra il gruppo di intransigenti di

Guesde e quello favorevole alla collaborazione coi partiti borghesi di Brousse . Appariva perciò

necessario un immediato rafforzamento del potere radicale per contrastare il neonato , ma già

fortissimo , Partito Socialista . L’ evento che maggiormente contribuì al fissaggio dei caratteri

democratici della Terza Repubblica fu l’ affare Dreyfus ; Dreyfus , capitano dell’ esercito di origini

ebraiche , fu , nel 1894 , accusato di spionaggio a favore della Germania , così venne deportato all’

esilio in Guinea .

Le elezioni del 1899 , portarono al Governo una maggioranza composta dall’ alleanza tra socialisti ,

radicali e repubblicani moderati , che consentì la formazione di un ministero radical-socialista

guidato dal radicale Rousseau , e presto appoggiato dal socialista Millerand . Tra il 1902 e il 1905

furono stabiliti da Combes il divieto di insegnamento per le congregazioni religiose , molte delle

quali furono anche sciolte , e l’ espropriazione di beni ed edifici di proprietà della Chiesa .

COLONIALISMO (vedi eventi chiave)

LA PRIMA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

LA SECONDA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

IL DOPOGUERRA IN FRANCIA - QUARTA E QUINTA REPUBBLICA

Nel 1958 la Francia si trovò di fronte al fallimento della Costituzione del 1946. I costituenti

avevano ipotizzato che dopo la designazione del Capo dello Stato, avesse luogo l’investitura del

Presidente del Consiglio a cui sarebbe poi succeduta la nomina del Capo del Governo e dei ministri.

In realtà il gabinetto veniva costituito in connessione con la fiducia al Presidente del Consiglio

senza una vera distinzione di fasi. Nel 1954 si decise che l’investitura avvenisse facendo conoscere

all’Assemblea nazionale la lista dei ministri, il che indeboliva il premier e rafforzava i singoli

partiti. De Gaulle aveva sottolineato i limiti della Costituzione della IV Repubblica ed ottenne un

cambiamento della procedura revisionale della Costituzione stessa. Da De Gaulle scaturì un testo

complesso che risponde a tre ispirazioni distinte e sovrapposte: quella risalente a De Gaulle stesso,

ovvero l’idea di un Presidente della Repubblica scelto da un più ampio Parlamento dotato di vasti

poteri (il Presidente non il Parlamento...) come quello di nomina del Primo Ministro, dei ministri,

nonché della presidenza della riunioni del consiglio dei ministri e di potere di scioglimento delle

Camere e per finire il potere di sottoporre a referendum popolare ogni progetto di legge relativo a

pubblici poteri. Possiede, tra l’altro, ampie competenze sulla politica estera e militare, nonché poteri

eccezionali in caso di crisi e di veto sospensivo sulle leggi.

Vi è poi l’ispirazione legata alle idee di Debré: stretta regolamentazione dei lavori parlamentari e

rafforzamento dei poteri normativi del Governo, il quale dirige la politica nazionale e che è

incentrato sulla figura del premier.

Infine vi è l’ispirazione dovuta a ministri non gaullisti del ‘Governo De Gaulle’: regolamentazione

della questione di sfiducia per la quale si richiede un’apposita mozione da parte di un decimo dei

deputati e l’approvazione a maggioranza assoluta dei membri dell’assemblea. All’evoluzione del

sistema contribuirono due scelte di De Gaulle: quella del 1958 del sistema maggioritario

uninominale a doppio turno, e quella del ‘62 di introdurre l’elezione diretta del Presidente della

Repubblica modificando la Costituzione. L’intento di De Gaulle di utilizzare il potere dei

referendum, un potere ritenuto non applicabile alla revisione costituzionale, fece sì che si

verificasse la procedura della mozione di censura. Il Governo Pompidou fu battuto proprio a causa

della volontà di procedere al referendum per l’elezione diretta ; iniziò così la prima fase della V

Repubblica tutta incentrata sul Presidente, vero capo della maggioranza, con un Primo Ministro che

era esecutore del suo indirizzo politico. Nel 1986, che vide prevalere una maggioranza di centro-

destra, si è potuta registrare la seconda interpretazione della Costituzione: è il Primo ministro il

perno del sistema perché dispone lui di una maggioranza parlamentare. Il Presidente poté difendere

il classico ambito riservato del potere estero e militare fino a mettere il veto sulle proposte iniziali

per le cariche di Ministro della difesa e degli esteri. In politica interna il potere del Capo dello Stato

si riduce: non può incidere sulla scrittura del testo, ma conserva il non irrilevante potere di rifiutare

la controfirma, da non confondere però, col diritto di veto.

Con l’elezione di Mitterand nell’88 si ebbe un nuovo scioglimento anticipato ed una maggioranza

socialista relativa. Con la schiacciante vittoria, però, del centro-destra nel ‘93, la seconda

‘coabitazione’ si aprì in un rapporto molto diverso dalla prima. Il centro-destra vincolò il Presidente

sia sulla scelta del Primo Ministro, sia sull’intera composizione del Governo; il nuovo Primo

Ministro si impose in materia di politica estera e militare, ora condiviso col Presidente. L’elezione

presidenziale del 1995 di Chirac ha portato ad una terza coabitazione.

GERMANIA

LA RIVOLUZIONE DEL 1848

La rivoluzione scoppiata a Berlino nel 1848 ebbe una dinamica identica a quella parigina. Il re

Federico Guglielmo IV di Prussia fu costretto a concedere la libertà di stampa e a convocare un

Parlamento prussiano. Era scaturita la richiesta di un’Assemblea costituente rappresentante tutti gli

stati tedeschi, Austria compresa. Un preparlamento stabilì che la Costituente tedesca sarebbe stata

eletta a suffragio universale ed avrebbe avuto la sua sede a Francoforte. Fu chiaro però fin da subito

che la Costituente di Francoforte non aveva la forza necessaria per imporsi ai sovrani tedeschi ne

per avviare un processo di unificazione tedesca. In Prussia, il movimento liberaldemocratico

conobbe un rapido declino ed il re Guglielmo IV si servì del forte nazionalismo per sciogliere il

Parlamento prussiano e per emanare una Costituzione assai poco liberale. Intanto i lavori della

costituente di Francoforte erano quasi esauriti; rimaneva attrito su una questione, quella fra ‘grandi

tedeschi’ e ‘piccoli tedeschi’. I primi volevano tutti gli stati germanici intorno all’Austria imperiale,

i secondi uno Stato nazionale compatto attorno al forte nucleo prussiano. Prevalse la seconda teoria,

ma quando nel 1849 una delegazione dell’Assemblea si recò a Berlino per offrire al re di Prussia la

corona, questi la rifiutò in quanto offerta da un’assemblea popolare rivoluzionaria. Il rifiuto di

Guglielmo IV segnò la fine della Costituente di Francoforte e lo scioglimento dell’Assemblea.

BISMARCK - L’UNITA’ TEDESCA

Ad avviare l’unione fu Otto von Bismarck , il quale poté contare soprattutto sull’espansione di idee

liberali sui modelli francesi ed inglesi .

L’ ascesa al potere di questo esponente della classe agraria prussiana (junkers) era stata fortemente

voluta dal nuovo re di Prussia Guglielmo I , per sbloccare la delicata situazione col Parlamento , che

si rifiutava di approvare la nuova riforma militare che prevedeva la leva obbligatoria triennale .

Questa riforma , naturalmente , prevedeva un’imminente ripresa di politica estera , questa volta

mirata ad annientare l’Austria dalla scena politica tedesca .

Dopo un accordo (1864), la guerra scoppiò nel 1866; la Prussia poté contare sulla neutralità

francese ( l’Austria si era dichiarata neutrale quando la Francia era in guerra con la Russia ...), sull’

alleanza con l’Italia e sul suo potentissimo esercito , tanto che lo scontro venne definito guerra-

lampo , in quanto ebbe una durata di poco superiore ad un mese .

Nell agosto del 1866, così, ci fu la pace di Praga ; questa portava sotto la Prussia l’Hannover ,

l’Assia , il Nassau e Francoforte, ma soprattutto obbligava gli Asburgo ad uscire dalla vecchia

confederazione tedesca , e ad accettare una nuova riorganizzazione del territorio tedesco : La

Prussia avrebbe guidato la Confederazione Nord , l’Austria quella meridionale, confederazione Sud

che si alleò subito con la Prussia .

Così rafforzato, Bismarck poté procedere nel suo piano , passando alla successiva tappa che

prevedeva il conflitto con la Francia di Napoleone 3. Questa tappa era l’ ultima per il

raggiungimento dell’ unità territoriale, in quanto fra le due nazione c’ era un accordo del 1866 che

portò i Francesi sino alle rive del Meno ( vicino a Francoforte ) .

Il pretesto per la guerra fu trovato con la successione al trono di Spagna ;

Bismarck , provocatoriamente , propose la candidatura di Leopoldo , capo del ramo cattolico , che

suscitò l’ira della Francia e lo scoppio della guerra . L’Italia rifiutò l’alleanza con Napoleone

aspettando il momento buono per conquistare Roma ( protetta da Napoleone stesso ) , e l’Austria

ripagò i francesi ancora una volta con la neutralità ( nell’ ordine sono: 1854 Austria, 1866 Francia e

1870 Austria). Nel 1870 la Francia subì una rovinosa sconfitta e lo stesso Napoleone 3 fu catturato .

Nel 1871 , stretta d assedio Parigi cadde, ed il 18 gennaio dello stesso anno, a Versailles i tedeschi

proclamarono Guglielmo I imperatore del nuovo Impero federale germanico .

Thier , il capo del governo francese firmò la pace di Francoforte ; questa prevedeva la cessione della

Francia alla Germania delle regioni dell’ Alsazia e della Lorena, e prevedeva un indennizzo di

guerra pari a 5 miliardi di franchi d’ oro . Nel 1873 ci fu l’ alleanza dei tre imperatori, grazie all’

iniziativa di Bismarck ,che legava così gli imperi nordici di Germania, Austria e Russia, ed isolava

così la Francia per la quale sarebbe stata impensabile un’ intesa con l’ Inghilterra

a causa delle rivalità coloniale .

Questo accordo comunque non faceva chiarezza ai problemi balcanici;

La situazione maturò tra il 1875 e il 1876 per effetto delle insurrezioni di Bosnia , Erzegovina ,

Serbia e Bulgaria .

La repressione del sultano turco fu denunciata da Gladstone al Parlamento inglese , ma tuttavia

l’Inghilterra esitava per non avvanteggiare i piani Russi , che tra l’altro assunsero le difese degli

Stati ortodossi oppressi .

La guerra russo - turca si concluse inevitabilmente con la vittoria dell’ esercito zarista , che portò

alla pace di Santo Stefano : mentre la Russia occupava direttamente la Bessarabia , veniva creata

una grande Bulgaria .

Fu allora che la flotta inglese minacciò di intervenire, così a Bismarck toccò il ruolo di mediatore ,

portando i contendenti al Congresso di Berlino del 1878 , congresso che ribaltava completamente

gli esiti della paca russa-turca .

La bulgaria fu ridimensionata , gran parte dei territori balcanici tornarono sotto gli Ottomani , la

Bosnia e l’ Erzegovina passavano sotto la protezione diretta dell’ Austria . Alla Russia restava solo

la Bassarabia , mentre gli Inglesi si

" accontentarono " dell’ isola di Cipro .

In definitiva , la Russia , che aveva vinto la guerra , era quella che aveva guadagnato di meno .

A partire da questo Congresso , la Francia repubblicana e la Russia autocratica si riavvicinarono .

Questo riavvicinamento era , però , proprio quello che Bismarck voleva evitare , ovvero una duplice

minaccia da est e da ovest .

LA GERMANIA DI BISMARCK

La costituzione dell’Impero tedesco del 1871 , seppur fondata su caratteri liberali , ne era solo

parzialmente improntata ;

Anche se il Parlamento era eletto a suffragio universale , alcuni meccanismi elettorali , la divisione

per ceti , circoscrivevano ancora la potenzialità democratica di questo suffragio universale .

Il Governo era allora suddiviso in due filoni : uno delle grandi famiglie proprietarie prussiane

legava i conservatori col partito dell’ Impero , mentre l’ altro filone politico, quello nazional-

liberale , era dalla parte di Bismarck .

La prima mossa di Bismarck per ottenere il consolidamento fu la lotta col Partito di Centro ; questo

infatti dominava i territori meridionali che Bismarck sperava di unire al proprio filone, ma questi

territori erano conservatori dei Parlamenti locali e contavano prevalentemente sulla Chiesa .

La lotta che Bismarck condusse, quindi , fu proprio contro la Chiesa cattolica , lotta che prese il

nome di " lotta per la civiltà " , e che mirava , dunque, a sottrarre una parte rilevante della borghesia

tedesca all’ influenza del Papato romano , estraneo dal realizzare un blocco di forze sociali moderne

ma centraliste , su cui fare perno per lo sviluppo economico e politico della Germania .

Nel 1873 , Bismarck avviò così la sua politica anti ecclesiastica , ma , il successo ottenuto nel 1874

dal Centro con ben 94 seggi , schiacciò totalmente Bismarck ed i suoi progetti .

Nel 1875, col Congresso di Gotha , nacque il partito Socialdemocratico tedesco , che si proponeva

la tutela dei diritti dei lavoratori .

Nel 1879 il Governo approvò quindi la riforma sull’abolizione del liberoscambismo ( in Inghilterra

ci fu tra il 1884 e il 1889 ) e si passò al protezionismo del mercato interno , con l’ accordo degli

imprenditori di non ostilità fra loro .

Per contrastare le crescenti dimensioni del nuovo partito socialista , Bismarck riuscì a fare

approvare in Parlamento una serie di incredibili provvedimenti contro i socildemocratici ,

provvedimenti che vietavano associazioni tendenti a mutare l’ ordine sociale e proibivano la stampa

di orientamento socialista .

Nel 1884 e nel 1889 vennero rispettivamente approvate leggi sui fondi assicurativi per malattie ed

infortuni e imposte per l’ assicurazione per la vecchiaia .

Nel 1891, col Congresso di Erfurt , venne approvato un ordine del giorno di Kausky , che indicava

come principale obbiettivo della socialdemocrazia , la crescita politica ed elettorale per giungere ad

un diretto controllo delle istituzioni .

Lo sviluppo economico si fondò soprattutto sulla siderurgia , l’elettricità e sulla chimica ; furono

proprio questi crescenti progressi nello sviluppo che determinarono il declino della politica di

Bismarck .

Il primo segnale si ebbe in politica estera, quando dopo che Bismarck ottenne una nuova Triplice

Alleanza con Austria e Russia ed un accordo segreto con la stessa Russia contro la Francia ( 1887 ) ,

sul trono salì Guglielmo 2 che detestava completamente l’ ormai vecchio cancelliere .

Nel 1890 Bismarck rassegnò le dimissioni ma nuovo orientamento tedesco , fece concludere però

un accordo tra lo Zar Alessandro 3 e la Francia nel 1893 ( la Russia quindi , cancellava in un certo

senso il trattato segreto con la Germania del 1887) .

Sul piano politico, la Germania si trovava ora nella situazione che Bismarck era sempre riuscito ad

evitare , ovvero accerchiata da est e da ovest .

COLONIALISMO (vedi eventi chiave)

PRIMA GUERRA MONDIALE (vedi eventi chiave)

DA WEIMAR AL NAZISMO

La fine della guerra aveva portato in Germania forti agitazioni popolari e la creazione di consigli di

lavoratori e soldati . Nel 1917 si creò la Lega di Spartaco di Kautsky , che raccoglieva i

Socialdemocratici indipendenti contrapposti al vecchio partito socialdemocratico tedesco .

La repressione di quest’ultimo delle agitazioni operaie organizzate dal primo , portò il vecchio

partito guida tedesco ad orientamenti in parte della destra nazionalista e all’utilizzo dei corpi franchi

, corpi militari . Il culmine di queste repressioni fu a Berlino nel 1919 durante l’insurrezione

spartachista ; l’episodio fu chiamato settimana di sangue .

Intanto le elezioni mostrarono l’impossibilità di un governo affidato unicamente ai

socialdemocratici , così si venne formando una coalizione tra Spd , centro e liberali . Nel 1919 a

Weimar , sede del Parlamento , fu dichiarata la nascita della nuova Repubblica e fu stilata la nuova

costituzione basata sul suffragio universale .

La politica interna comunque presentava forti contrasti : da una parte vi era la spaccatura tra

comunisti e socialdemocratici , nella destra invece era nata la convinzione che la sconfitta in guerra

era dovuta alle agitazioni operaie.

Si assistette così ad una serie interminabile di assassini politici e colpi di stato .

La fine della guerra sancita con l’armistizio del 9-11-18 e l’abdicazione dell’imperatore , avvennero

in un clima di generale disgregazione del vecchio ordine sociale e politico .

In tutta la Germania nacquero consigli di operai e di soldati - i soviet - che esercitarono funzioni di

governo .

Sulla scena politica agivano tre gruppi socialisti :

1. I socialdemocratici ( SPD )

2. I Socialisti indipendenti ( VSPD )

3. La Lega di Spartaco

I socialdemocratici erano i più moderati ; nel loro programma era previsto che fossero sciolti

• i soviet e fosse eletta , a suffragio universale , un’assemblea nazionale per dare una

costituzione alla Germania .

I socialisti indipendenti si proponevano di non sciogliere i soviet , ma di riservare loro solo

• una funzione di semplice collaborazione con l’assemblea nazionale .

La Lega di Spartaco , guidata da Karl Liebknecht , considerava fondamentale il ruolo dei

• soviet e si batteva per l’instaurazione della repubblica socialista . Rifiutava il sistema

parlamentare e propugnava l’azione rivoluzionaria che doveva essere realizzata con la

partecipazione consapevole delle masse .

Fu formato un governo provvisorio di cui fecero parte i socialdemocratici e i socialisti

indipendenti ; gli spartachisti passarono all’opposizione .

La situazione politica tedesca fu caratterizzata dalla netta divisione all’interno del movimento

socialista che sfociò in una violenta repressione dell’estrema sinistra da parte del governo

socialdemocratico .

Furono poi soffocati nel sangue gli scioperi scoppiati a Berlino e fu eliminata dai < corpi franchi >

la Repubblica dei soviet , che era stata proclamata in Baviera .

Nel 1919 si insediò l’Assemblea nazionale , eletta a suffragio universale , che approvò la Nuova

Costituzione della Repubblica .

La Repubblica fu detta di Weimar , dal nome della città in cui era stata fissata la sede

dell’assemblea nazionale . La Repubblica di Weimar ebbe come presidente il socialdemocratico

Ebert .

La situazione economica

Dal 1921 al 1923 la situazione economica si fece disastrosa a causa di un’inflazione che fece

perdere rapidamente valore al marco tedesco .

Le cause dell’inflazione tedesca vanno ricercate nei gravosi impegni di spesa per la guerra , nelle

sanzioni da pagare ai vincitori , nelle difficoltà dell’apparato produttivo tedesco dopo la guerra -

privato della Saar - nella crisi dei rapporti commerciali internazionali .

Gli effetti della crisi furono particolarmente gravi per i ceti medi , che videro gravemente

compromessi i loro redditi fissi e il potere d’acquisto degli stipendi .

Anche gli operai subirono gli effetti negativi dell’inflazione , ma riuscirono a limitarli in parte

perché erano organizzati sindacalmente e potevano avanzare rivendicazioni economiche in modo da

attenuare la perdita di valore dei salari .

L’inflazione arrecò invece vantaggi ai proprietari di immobili e soprattutto agli industriali che

poterono vendere i loro prodotti all’estero con maggiore facilità e poterono pagare i debiti con una

moneta ormai deprezzata .

Nei confronti della Germania i paesi vincitori ebbero atteggiamenti diversi .

La Francia puntava all’annientamento della potenza industriale tedesca e all’utilizzazione delle

riparazioni di guerra per pagare i propri debiti contratti con gli USA .

Inghilterra e Stati Uniti propendevano invece per una ripresa economica della Germania , che

sarebbe potuto diventare perciò l’elemento cardine per isolare la Russia comunista .

Nel 1923 la situazione economica tedesca appariva talmente compromessa che fu evidente la

necessità di urgenti interventi risanatori .

Venne così applicato il piano Dawles che prevedeva facilitazioni nel pagamento delle riparazioni e

massicci finanziamenti per l’economia tedesca .

Hitler al potere

Questo processo di crescita economica e di stabilizzazione politica si sarebbe interrotto bruscamente

con la crisi del 1929 che avrebbe avuto come sbocco politico la presa di potere da parte di Hitler .

Hitler fonda il Partito Nazional Socialista e nel 1921 costituì le S.A. - Sturm abteilungen = sezioni

d’assalto - , un’organizzazione paramilitare da impiegare contro le forze della sinistra .

Nel 1923 tentò un colpo di stato a Monaco che fallì ; durante la carcerazione si occupò del suo libro

Mein Kampf . Uscì di prigione nel 1925 e si dedicò a riorganizzare il partito , che aveva ancora un

peso politico irrilevante .La travolgente crescita del partito di Hitler , il nazionalsocialista , è legata

alla grande crisi economica del ’29 ; i partiti politici più forti della Repubblica di Weimar , infatti ,

ossia il Partito socialdemocratico e quello cattolico , non seppero reggere all’urto della crisi

economica . Nelle elezioni del 1930 il Partito nazionalsocialista ottenne il 18 % dei voti .

Nelle nuove elezioni del ’32 il nazismo era riuscito a conquistare il consenso elettorale di gran parte

dei disoccupati e della piccola borghesia , nonché degli operai .

Nel gennaio del 1933 , il presidente Hindenburg affidò ad Hitler l’incarico di formare il nuovo

governo . Nell’arco di pochi mesi Hitler riuscì a organizzare il nuovo Stato tedesco , che ebbe il

nome di Terzo Reich .

Sciolto il Parlamento , le elezioni furono indette per il 5 marzo . furono chiusi dai nazisti numerosi

giornali , furono date istruzioni alla forza pubblica di non ostacolare le S.A. , che intensificarono le

loro azioni contro gli avversari politici .

Nelle elezioni , la destra , egemonizzata dai nazisti , ottenne una tanto schiacciante quanto scontata

vittoria .

Poco dopo le S.A. occuparono tutte le sedi sindacali e ne arrestarono i dirigenti ; i sindacati furono

sostituiti dal Fronte del lavoro , un’organizzazione di tipo corporativo .

Nel mese di giugno fu sciolto il partito socialdemocratico , mentre quello cattolico si sciolse

spontaneamente . La Chiesa cattolica infatti aveva stipulato un Concordato con il nuovo regime ,

riuscendo così a mantenere la propria autonomia di culto , ma dovette rinunciare ad ogni forma di

impegno sindacale e politico dei cattolici .

Hitler conquistò rapidamente e conservò saldamente il potere , facendo leva su una serie di spinte e

di esigenze presenti nella società tedesca :

1. Si era fortemente opposto alla classe governativa considerata da molti Tedeschi come

incapace

2. Aveva eliminato ogni forma di conflittualità sociale

3. Aveva attaccato ed eliminato le organizzazioni dei lavoratori

4. Aveva esaltato le aspirazioni nazionalistiche ed imperialistiche , in particolare negli

ambienti militari

5. Era riuscito a contrastare efficacemente gli effetti portati dalla crisi del ’29

6. Aveva attuato un eccezionale piano di investimenti statali per gli armamenti e per le opere

pubbliche

7. Aveva astutamente saputo approfittare del drastico calo dei prezzi delle materie prime sui

mercati internazionali , devastati dalla Grande Crisi .

Il regime nazista


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AUTORE

niobe

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in relazioni internazionali e politiche di cooperazione
SSD:
Università: Macerata - Unimc
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher niobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Macerata - Unimc o del prof Ventrone Angelo.

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