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Unità 1: Politica e stato

1.a. La politica come direzione

La politica è in primo luogo direzione. Weber annuncia che non prenderà in esame i contenuti dell’azione politica, ma si interrogherà sul tema generale di che cosa sia e che cosa possa significare la politica come professione (Politik als Beruf), nella duplice accezione della parola tedesca Beruf, traducibile come “professione” ma anche come “vocazione”.

Nel momento in cui afferma di non volersi pronunciare su ciò che la politica deve fare, Weber applica alla scienza politica il principio della avalutatività proprio delle scienze storico-sociali. Lo scienziato sa che esistono valori e scopi, ma oggetto della sua analisi devono essere soltanto i mezzi, le risorse, gli strumenti necessari a raggiungere tali scopi.

Il primo concetto che Weber propone di politica è “estremamente ampio e comprende ogni sorta di attività direttiva autonoma”. In ogni ambito sociale, economico, famigliare c'è politica laddove qualcuno influisce sull'altro e ne determina il comportamento. Immediatamente dopo Weber restringe il campo della politica introducendo la nozione di stato. “Noi intenderemo ora per politica semplicemente la direzione oppure l’attività che influisce sulla direzione di un’associazione politica, cioè, oggi, di uno stato”.

1.b. Lo stato definito sulla base del suo mezzo specifico: la forza

Ogni stato è fondato sulla forza. Che cos’è lo stato dal punto di vista scientifico? Non può essere definito sulla base del contenuto del suo agire, poiché non c’è funzione che storicamente lo stato, o quello che si proclamava tale, non abbia voluto assumersi. Ci fu un periodo in cui esso si proponeva come scopo consentire ai buoni cristiani di condurre una vita secondo i precetti della Chiesa; oggi lo stato mira a garantire il benessere dei suoi cittadini.

Ciò che definisce lo stato non è ciò che fa, ma come lo fa. Definire cosa sia lo stato significa individuare quella caratteristica essenziale senza la quale l’oggetto della definizione non esisterebbe. Nella realtà storica lo stato può essere totalitario o democratico, teocratico o laico, a seconda dei suoi contenuti e dei suoi valori, ma scientificamente (“sociologicamente”, dice Weber) ciò che lo definisce è il mezzo della sua azione. E il mezzo specifico dello stato è la forza fisica. Non il mezzo normale, né l’unico di cui lo stato disponga per raggiungere il suo scopo, ma il mezzo essenziale della sua azione.

Weber chiama a testimone della sua visione politica realistica e disincantata un grande rivoluzionario: “– Ogni stato è fondato sulla forza – disse a suo tempo Trockij a Brest-Litowsk”. Teatro della frase fu la città della Bielorussia in cui il 3 marzo 1918 venne firmata la pace che chiuse la Grande guerra sul fronte orientale. I tedeschi, forti della recente occupazione dell’Ucraina, imposero alla Russia bolscevica il ritiro delle truppe, la perdita di numerosi territori e il pagamento di una pesante indennità.

Dopo un vivace dibattito interno, prevalse la posizione di chi, condividendo il realismo di Trockij (e di Lenin), era disposto ad adeguarsi alla volontà del più forte. Le righe che seguono propongono una concezione di stato moderna e realistica: “Lo stato è quella comunità umana, che nei limiti di un determinato territorio - questo elemento del territorio è caratteristico - esige per sé (con successo) il monopolio della forza fisica legittima”.

L’antropologia insegna che la grande trasformazione della comunità avviene quando questa si lega al territorio. Esistono però comunità senza territorio che ne rivendicano uno: sono i cosiddetti popoli senza stato, come i baschi in Spagna, o i curdi in Medio Oriente. Il monopolio, e non semplicemente l’uso. Lo stato può esercitare la forza fisica in esclusiva, purché legittima; il cittadino invece non può usare uno strumento di forza fisica se non dopo averne ottenuto l’autorizzazione da parte dello stato. Lo stato è dunque l’unica fonte del diritto alla forza.

Quando nel mondo antico è stato inventato il concetto di cittadinanza, e poi re-inventato nell’ambito dei Comuni, il cittadino era per definizione colui che portava l’arma. Weber rilegge qui la storia dell’Europa, dove lo stato ha assorbito in sé tutta la forza fisica; diversa è invece la storia americana, ma gli Stati Uniti sono uno strano paese, passato dal premoderno al moderno scavalcando la fase intermedia: come il presidente conserva i tratti di un sovrano, così forme residuali di democrazia cittadina resistono ancora oggi, vincolate alla mitologia del West (“Bibbia e colt”) e all’idea che il cittadino-individuo sia egli stesso lo stato. Weber usa l’aggettivo “legittima” nella sua accezione più generale, nel senso di “accettata di fatto”, senza approfondirne la spiegazione.

1.c. La politica come aspirazione al potere

Il piacere del potere

Dopo aver individuato lo stato come luogo per eccellenza dell’azione politica, Weber introduce una nuova definizione di politica. Politica è direzione, e quindi potere, ma anche “aspirazione a partecipare al potere (Macht) o ad influire sulla ripartizione del potere”. Chi fa politica aspira ad avere il potere, sia come mezzo per il raggiungere un certo fine, sia per il potere in se stesso, per il prestigio che ne deriva. Il politico, che lo confessi oppure no, deve provare il piacere del potere, e lottare per conquistarlo: non è un sospetto moralistico, ma un dato di fatto antropologico registrato senza pregiudizi.

Oggi un teorico della democrazia riformulerebbe la definizione weberiana, sempre valida, in questi termini: ciascuno di noi esprime legittimamente interessi che si aspetta vengano rispettati. Emergerebbe così in primo piano il concetto di rappresentanza (del singolo cittadino da parte di un partito o di un candidato); Weber, che ha in mente il politico di professione, sottolinea invece il momento della partecipazione diretta al potere.

Unità 2: Legittimazione e mezzi del potere

2.a. I tre tipi ideali di legittimità del potere

I tre tipi di potere legittimo

Prima dello stato in senso moderno sono esistite altre associazioni politiche: le poleis greche, i comuni medievali italiani, le città-stato anseatiche, i regimi feudali, lo stesso impero romano. Tutte queste realtà storiche hanno avuto in comune il fatto di consistere in “un rapporto di dominazione (Herrschaft) di alcuni uomini su altri uomini, il quale poggia sul mezzo della forza legittima (vale a dire considerata legittima)”.

Ogni potere, per essere riconosciuto dai soggetti dominati, esige giustificazioni intrinseche. Weber ne individua tre, a cui corrispondono tre tipi ideali o “puri” di potere legittimo.

  • Il potere tradizionale - L’autorità dello stato si regge sulla pura tradizione: “l’autorità dell’eterno ieri". Ciò non implica assenza di legalità: ci possono essere leggi scritte o orali, ma queste hanno validità solo in quanto tramandate. Weber allude in particolare a civiltà antiche basate sulla tradizione orale, come quella dei patriarchi della Bibbia e dei principi patrimoniali. È difficile individuare oggi tipi tradizionali di potere, perché anche i regimi che si rifanno a testi della tradizione sacra (ad esempio il Corano, come avviene nei paesi islamici) hanno carattere essenzialmente teocratico.
  • Il potere carismatico - È il potere esercitato dal sovrano votato per plebiscito, dal condottiero militare eletto in guerra, dal demagogo o dal capo di partito: il suo fondamento è la fiducia incondizionata in una personalità dotata di carisma, una qualità che Weber non esita a caricare di connotazioni mistiche: “l’autorità del dono di grazia personale di natura eccezionale”. Nella storia moderna un esempio di re plebiscitario, salito al trono per voto popolare e non per principio dinastico, è Napoleone III, eletto imperatore dai francesi nel 1852. I sistemi politici di tipo carismatico sono quelli totalitari di destra piuttosto che quelli di sinistra, che in genere pretendono una legittimazione tramite partito. Nella Russia di Stalin l’enorme margine di discrezionalità del capo era basato non tanto sulla personalità dell’individuo, quanto sul fatto che l’individuo fosse emerso dal Partito. Così l’attuale regime cubano ha un fondamento carismatico, ma solo dal punto di vista strettamente politico, dal momento che alle spalle di Fidel Castro c’è una salda struttura istituzionale. L’esempio più pertinente di potere carismatico puro è la Cina maoista, perché la rivoluzione culturale degli anni Sessanta si è affidata totalmente alla personalità di Mao Tse-tung. Spostandoci a destra, Mussolini era senza dubbio una persona dotata di una carica seduttiva straordinaria, un demagogo, o “comunicatore”, come diremmo oggi, capace di guidare e convincere in virtù di una forza apparentemente irrazionale. Tuttavia il suo regime non può essere definito un sistema carismatico in senso weberiano, perché la figura del Duce era strettamente collegata al partito nazionalfascista, all'interno di una struttura politica che aveva la massima autorità nel re, l’appoggio da parte della magistratura e il consenso (esterno) persino della Chiesa. La Germania nazista si è avvicinata a un carismatismo puro, soprattutto nella sua fase finale, con la piena realizzazione del cosiddetto Führerprinzip.
  • Il potere legale-razionale - “La dominazione in forza della legalità, in forza della fede nella validità della norma di legge e della competenza obiettiva fondata su regole razionalmente formulate”. Rientra in questa tipologia il potere delle democrazie moderne. Qui si realizza la legalità nel significato che la cultura democratica ci ha trasmesso: la legge ha valore non perché attestata da tempi antichissimi, o perché dettata dal capo carismatico, ma perché formulata in modo razionale e competente. La nostra cultura politica, più vicina alla concezione democratica classica, identifica la democrazia con l'istituto parlamentare, inteso come sede della rappresentanza e della discussione razionale intorno alla legge. Di questi concetti in Weber non c’è traccia, ma il suo non è un discorso anti-parlamentare. Egli appartiene infatti alla tradizione tedesco-prussiana dello stato di diritto, creato dai sovrani illuminati, dai filosofi e dai giuristi, e non dal popolo in assemblea. Ecco perché sostiene che il funzionario statale è rappresentante e interprete della norma, e quindi detentore del potere legale-razionale.

I moventi per cui il potere viene docilmente accettato come legittimo sono numerosi, e tra questi hanno una forte influenza, soprattutto di fronte a un potere carismatico, la speranza del premio e il timore della punizione. Ma tutte le ragioni di legittimità che l’osservazione empirica registra possono essere ricondotte in definitiva a questi tre tipi ideali.

2.b. Il potere carismatico

Capo carismatico e democrazia

A questo punto Weber segnala di voler concentrare la sua attenzione sul secondo tipo di potere legittimo, quello carismatico, e imposta il ragionamento sul rapporto di dedizione assoluta che lega i seguaci al capo. È qui che affonda le sue radici il concetto di politica come professione. Il leader non esiste se non esistono seguaci che lo impongono come leader. Emerge progressivamente l’idea che la politica sia un’esperienza più complessa del semplice pragmatismo, e che essere politici per intima vocazione significhi possedere il dono del carisma.

Teniamo conto che in queste pagine e nel corso di tutta la conferenza Weber procede su due livelli, che possono essere confusi: il potere giustificato dal carisma e la persona dotata di carisma (capo carismatico). Ovvero, il politico carismatico può coesistere con un sistema di potere non carismatico. Ciò risulta chiaro nel momento in cui afferma che il capo (Führer) emerge in un sistema di tipo legale-razionale, ovvero in una democrazia, nella figura del “capopartito parlamentare, cresciuto sul terreno dello stato costituzionale” (e la democrazia è un tipo di stato costituzionale). Anzi, sostiene Weber, una democrazia funziona soltanto se è guidata da un Führer.

Nella storia degli ultimi cinquant’anni, Winston Churchill e, ancora di più, Charles de Gaulle hanno incarnato l’ideale weberiano di carismatico democratico. Ma il Führer per antonomasia del XX secolo è stato Adolf Hitler. Se intorno agli anni Venti un realista come Weber auspica l’avvento di un capo alla guida della neonata democrazia tedesca, ciò non significa che la sua posizione debba essere additata come prenazista: è sempre difficile valutare la corresponsabilità degli intellettuali nelle vicende storiche, ma nelle pagine di Weber non c’è alcuna traccia di carismatismo anti-democratico.

2.c. I mezzi per l'attuazione del potere

La subordinazione di uomini e mezzi

Il discorso si sposta ora sui mezzi esterni con cui si attua qualsiasi rapporto di potere politico legittimo:

  • La subordinazione delle persone agli ordini di chi detiene il potere: “un corpo di amministratori”.
  • La disponibilità di risorse materiali: “i mezzi materiali per l’amministrazione”.

Il momento dell’amministrazione diventa essenziale nella definizione weberiana di potere. Weber parla di “stato maggiore amministrativo”, indicando il blocco compatto degli amministratori, una sorta di stato nello stato che deve obbedienza al potere in virtù di altre due ragioni:

  • La remunerazione materiale;
  • L’onorabilità sociale.

Entrambe le ragioni sono legate all’interesse personale. La prima appartiene alla sfera economica, e Weber ne rintraccia alcuni esempi nel corso della storia occidentale: il feudo dei vassalli, le prebende dei funzionari nello stato patrimoniale (dove il sovrano è anche proprietario dello stato), lo stipendio degli impiegati statali. Il riconoscimento dell’onore o del prestigio rientra invece nella sfera morale-ideologica.

Il capo carismatico, in particolare, compensa i propri seguaci: questo meccanismo si realizza, come vedremo, nel sistema americano, in cui il capo, nella figura del presidente eletto direttamente dal popolo, appena giunto alla Casa Bianca distribuisce le cariche a chi ha sostenuto la sua campagna elettorale (spoil system).

Unità 3: Politici, funzionari e giornalisti

Unità 4: La politica dei partiti

Unità 5: Il capo carismatico

2.d. Dallo stato diviso per ceti...

Il modello di stato cetuale

Per esercitare il potere occorre disporre di risorse materiali. O queste sono di proprietà degli amministratori (modello premoderno), oppure gli amministratori sono separati dai beni che sono incaricati di gestire, esattamente come nell’impresa capitalistica.

Unità 6: Etica e politica

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Scienze politiche e sociali SPS/01 Filosofia politica

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