I Beatles: Un fenomeno culturale e discografico
I Beatles sono un fenomeno che comincia ufficialmente mezzo secolo fa. È prima di tutto un fenomeno discografico, dall'ottobre 1962, con Love Me Do (scritta nel '58 da Paul McCartney). Massimo Bacigalupo ha scritto l'11 aprile del 2000 "persino le melensaggini suonano nuove in inglese", "uscendo di scena nel 1970 i Beatles furono tempestivi". Otto anni di vita ufficiale dei Beatles.
Il contesto storico
Il produttore George Martin (del 1928) boccia il primo batterista; neanche Ringo Starr gli piace troppo, la prima parte di Love Me Do l'ha fatto un turnista. L'anno prima Bob Dylan ha scritto Blowin' in the Wind. Il 1962 è l'anno della crisi di Cuba, proprio mentre i Beatles stanno per uscire con Love Me Do.
Cantautori francesi e l'influenza dei Beatles
I cantautori francesi, i primi cantautori (l'espressione nasce in origine in maniera negativa per prendere in giro Gaber e Jannacci)... In questi otto anni sono scoppiati gli anni '60, quindi non è vero che i Beatles nel 1970 si volatilizzano. Di lì a poco autorevoli studiosi esprimono giudizi: uno dei più grandi critici letterari scrive nel '64 che i Beatles sono significativi più di tutti gli altri cantanti perché hanno saputo colmare i gap di classe all'interno della gioventù tra studenti e lavoratori, combinandoli contro l'irresponsabile mondo adulto. Già subito ci sono giudizi fondamentali. Se anche è stato un mondo di cartapesta, la sua incidenza è stata enorme.
Storia, memoria e storiografia
La presenza dei Beatles nella mediasfera ci richiama una prima sfida del corso: rapporto che noi tutti viviamo, in maniera diversa, fra tre dimensioni. Storia, memoria e storiografia. Come si tengono insieme, come ci si gioca dialetticamente?
- Storia è il processo del rapporto tra l'umano e l'ambiente nel corso del tempo (tutti noi siamo parte della storia in questo tempo).
- Memoria è il rapporto che ciascuno di noi, segmenti della società e la società intera hanno con questo passato (che è diversa dalla Storia come noi stessi l'abbiamo vissuta).
- Storiografia è la ricostruzione il più rigorosa e onesta possibile di quel processo, quella dinamica che è la storia.
Queste tre dimensioni sono tanto più dialettiche quanto gli eventi sono vicini a noi. Questa è storia pubblica, storia per il grande pubblico, che cerca di fare interagire il più possibile le tre dimensioni. Si cerca di produrre una migliore memoria collettiva condivisa in modo da fare una storiografia che restituisca la storia nel modo più rigoroso possibili.
Plausibilità dell'oggetto di ricerca
Plausibilità dell'oggetto di ricerca dal punto di vista storico e in generale da quello degli scienziati sociali. È plausibile, è fondato, si può studiare questo e attraverso questo gli anni '60? Ci sono delle grandi questioni di natura epistemologica: è plausibile occuparsi di cultura di massa (Consuming Pleasures, Horowitz)? Horowitz ha ricostruito come gli studiosi si sono avvicinati alle idee e mostra la plausibilità di ricerche in questo campo. I saperi si costruiscono con paradigmi che si scontrano tra di loro: una visione della realtà si afferma in misura della sua forza di persuasione (Kuhn, 1962). Non è detto che il paradigma resti tale, la scienza vive di scontro.
Anche rispetto agli oggetti delle scienze sociali ci sono stati scontri: ci sono voluti decenni per accettare l'idea che ci si può occupare di cultura di massa. Il termine nasce tra le due guerre e per un periodo abbastanza lungo conserva una connotazione fortemente negativa. La Scuola di Francoforte la studia come di serie B, la considera un elemento di manipolazione, si studia per seppellirla. Progressivamente, a partire dagli anni '50, subentrano studiosi di estrazione popolare – o che vengono da altri gruppi, da altri mondi – che sollevano la questione di forme di culture altre (il jazz, ad esempio).
Liverpool e cultura popolare
Il jazz diventa uno strumento della guerra fredda, perché viene usato per dare un'immagine positiva degli USA nel mondo (i neri sono trattati bene, danno il loro contributo culturale!). Dal termine cultura di massa, tendenzialmente negativo, si passa a cultura popolare (popular culture). La popular culture sta a metà tra la cultura alta e la cultura del popolo, e la dimensione industriale. Le canzoni rock attingono a tradizioni popolari, si contaminano con la cultura alta e arrivano all'industria. La popular culture è intreccio tra alto, folklore (soprattutto nero, ma anche le ballate irlandesi) e sullo sfondo c'è l'industria che centrifuga tutto. È un termine che emerge negli anni '50 e corrisponde a un secondo modo di vedere la cultura di massa. Si chiama anche cultura del consumo. È dagli anni '70 e '80 che si è cominciato a studiare questi fenomeni.
Hobsbawm scriveva sotto pseudonimo di jazz sulla rivista del partito comunista americano: usa lo pseudonimo perché intanto sta cercando di fare una carriera accademica e anche perché se no sarebbe mal visto dai compagni di partito. Si chiama quindi Francis Newton e scrive migliaia di articoli di storia e analisi del jazz. Ci sono grandi storici che stanno producendo storia sociale della musica di alto livello: George Lipsitz, per esempio, che ha scritto storia di rock usando le fonti più diverse (orali, d'archivio, imprese discografiche...). È quindi plausibile occuparsi di questo.
Metodologia
Si intreccia la storia sociale della musica con la storia culturale, e quindi anche musicale, della società. Cerchiamo di vedere gli anni '60 attraverso questo prisma. Intrecciamo quindi tre tipi di storiografia: storia sociale (Hobsbawm dice "partendo dai segmenti più limitati di società ci porta a capire la società intera"). Fino a 40 anni fa non si faceva storia della società, ma solo storia politica dei grandi eventi. Significa usare fonti nuove, diverse. La storia sociale è costosa, quindi in Italia si è fatta poco. Storia culturale: è la figlia della storia delle idee. È la storia delle mentalità: ciò che la gente pensava.
I contemporaneisti devono essere selettivi, abbiamo fin troppa documentazione. Si cerca di capire non solo la produzione, ma anche il consumo. In questo modo, facendo storia sociale e storia culturale, si ridefinisce anche la storia politica: perché è una storia nella quale contano anche i consumi.
Intreccio di scale e luoghi
Allo stesso modo si fa un intreccio di scala: è una storia prima di tutto di luoghi, ci sono delle ragioni molto forti perché questa vicenda scoppi in una città in crisi come Liverpool. Andrebbe studiata in chiave comparata con Genova, con cui ha molti elementi in comune. Genova è in genere stata studiata in relazione a Brema. Si passa dalla scala locale a quella nazionale, fino ad arrivare a quella transnazionale, che è cruciale. Liverpool è una città in cui si fanno musiche che non si sentono ancora a Londra. Perché un porto come Liverpool ha quello che Londra non ha ancora? I luoghi in storia sono cruciali, e le scale. Liverpool è stata capitale della cultura del 2008, gioca fortemente la carta dei Beatles.
Liverpool
Liverpool è un porto, molto simile ad Amburgo e a Genova. È una città cresciuta a dismisura tra la fine del '700 e il primo '800 attorno al cotone – quindi commercio degli schiavi. Liverpool fonda la sua ricchezza su cotone e schiavi, poi sui cantieri navali (che forniscono navi alla confederazione sudista nella guerra di secessione).
Liverpool ha due caratteristiche dalle quali non si può prescindere: è una città irlandese in notevole misura. È la più vicina al nord. È in questa comunità che crescono John Lennon (primo fondatore, nasce a Liverpool il 9/10/1940, mentre Liverpool viene bombardata, almeno 22000 case vengono colpite, viene chiamato perciò John Winston Lennon), Paul McCartney (18/6/1942) e George Harrison (24/2/1943). Non irlandese è Ringo Starr (7/7/1940). Molti irlandesi erano abituati a emigrare verso gli USA: il nonno di John Lennon fa una tournée negli USA, suonando in un gruppo che faceva una specie di parodia della musica nera.
Il nonno di Lennon lavorava nella White Star Line, produttrice del Titanic. Dopo le guerre Liverpool fa fatica a riconvertirsi e quindi subisce un processo di declino. Il rapporto con l'America nasce dal fatto che ci sono gli irlandesi che vanno avanti e indietro, e dal commercio del cotone e degli schiavi, e i grandi transatlantici (chi ci lavorava veniva chiamato yanks). Uno White Star Yanks era il padre di Lennon: portava a casa i dischi e li faceva circolare per la città. Freddie Lennon era un grande imitatore di Al Johnson, abbandona la famiglia prestissimo. Ma qualcuno dei dischi e degli spartiti che porta dagli USA finiscono nelle mani del padre di McCartney, che era un modesto impiegato delle assicurazioni che nel tempo libero suonava il piano.
In questa città che è in crisi in realtà si fa più jazz, più blues, e presto più rock di quanto non se ne faccia a Londra. Adottiamo una periodizzazione lunga. Liverpool è la città dopo Londra con la comunità italiana più ampia (soprattutto fine anni '20). C'è anche una tradizione di commercio di schiavi, anche dopo la chiusura della tratta degli schiavi c'è una presenza di neri (poi arriveranno dai Caraibi nel periodo tra le due guerre). A Liverpool viene brevettato il Meccano, introdotto nel 1907. Liverpool raggiunge il picco della popolazione nel '30 e da lì comincia un periodo di declino motivato dalla crisi progressiva dei settori come la cantieristica, la meccanica pesante, oltre che dal fatto che la città è una delle più colpite dai bombardamenti nella II GM. I morti sono "solo" 2500, ma quasi metà delle case sono danneggiate. Era il centro della strategia navale britannica nel mare del Nord. La GB esce dalla II GM con la distruzione di 2/3 del suo export; c'è un debito nei confronti degli USA di tre miliardi e mezzo di sterline.
I britannici sono fortemente esposti alla presenza americana, perché i soldati fanno base lì: le indicazioni sono come se fossero assolutamente stranieri, sia da una parte che dall'altra. La guerra contribuisce a rafforzare il legame di quella che sarà definita esplicitamente la Special Relationship negli anni '60. Il rapporto è di convergenza quasi naturale (la storia è in parte comune, lo è la lingua), ma anche di differenze e di non poche contraddizioni. Questa presenza dei soldati statunitensi serve a rafforzare il legame e a portare sul territorio britannico elementi della cultura – anche giovanile – americana.
Conclusioni
L'espressione "cultura giovanile" è coniata negli USA nel 1942 da Talcott Parsons. Ben presto si scoprirà che c'è più di una cultura giovanile. Significa, ad esempio, la diffusione del chewingum, dei dischi americani... questa presenza dei dischi americani (blues e jazz, essenzialmente) si fa sentire un po' in tutta Europa. Si fa sentire anche nei paesi a controllo totalitario nazista e fascista: la musica jazz, anche se osteggiata ufficialmente dall'establishment (dal momento che si tratta di musica dei neri) ha in realtà una sua diffusione. Lo stesso Goebbels guarda non senza un qualche favore alla musica che arriva dagli USA perché vi vede un modo per allentare lo stato di profonda tensione e disperazione del popolo tedesco. Ci saranno trasmissioni radiofoniche di musica jazz nel '43 e '44. Sono però gli antinazisti (in particolare la Rosa bianca) a guardare con più favore al jazz.
Il processo di ricostruzione in GB è lento e faticoso: è l'ultimo paese in cui vengono abbattute le tessere annonarie, negli anni '50. L'ultimo contingentamento, sulla carne, cade nel 1954. Nel luglio 1945 si tengono le elezioni e il governo a guida conservatore ma di solidarietà nazionale di Churchill viene sostituito da un governo laburista. I laburisti per la prima volta si trovano per un periodo continuativo al governo del paese (le esperienze precedenti non avevano superato l'anno). Il governo laburista si impegna a realizzare un progetto ambizioso di costruzione dello stato sociale. Lo stato sociale si realizza nell'immediato dopoguerra: introduzione di un sistema pensionistico contro gli infortuni e per la vecchiaia, introduzione di pensioni per vedove con figli a carico, introduzione di un sistema di assistenza sanitaria nazionale.
Sono tutte iniziative fortemente impegnative, svolte in un clima di enorme difficoltà che è rafforzata da un lato dal processo di decolonizzazione (che non trova in GB le resistenze così forte che trova in Francia, ma l'accettazione è lunga). Se ne esce a prezzi molto pesanti e con una serie di politiche di tentativi di innovazione sul piano economico che cominciano a dare risultati solo dalla metà degli anni '50, e in notevole misura sull'onda del grande processo di crescita innescato dagli USA: la GB è pienamente coinvolta nella Guerra Fredda. Con lo scoppio della guerra fredda si ricomincia a rafforzare l'esercito e ci si mette in condizione di produrre in vista della bomba nucleare, che arriverà nel 1957, quando nel frattempo l'economia si è risollevata.
È un paese che dalla metà degli anni '50 riesce – con aiuti statunitensi – a innescare un processo virtuoso di rinnovata crescita, che si accompagna al forte ridimensionamento internazionale (1956, crisi di Suez, che segna il definitivo ridimensionamento della presenza internazionale britannica). Rilancio dei consumi, le pubblicità cambiano, la produttività aumenta del 40% tra il '50 e il '59 (ma in Italia, è il 150%). Quindi l'economia deve affrontare la concorrenza degli altri paesi europei, ma anche quella del Giappone (che ha una crescita del 400%). Arrivano nuovi beni, come il nylon, gli aspirapolvere... Ci sono ancora problemi: nel 1959 la BBC li fa vedere in un famoso documentario, Morning in the Streets, che vuole sottolineare i problemi delle città (soprattutto città come Liverpool) nonostante la crescita del paese.
Mostra sacche di città non ancora ricostruita. È un'espressione del free-cinema, è un cinema di forte impronta documentaristica, di osservazione e denuncia. Il migliore cinema inglese (Tony Richardson...) si è formato facendo questo tipo di documentario: la cosa interessa anche i Beatles, che nel primo film si ispirano fortemente al free-cinema. Il free-cinema faceva parte di tentativi di riflessione critica sul paese che investono sia le arti figurative sia la letteratura e il teatro. È un cinema che cerca di affrontare in maniera autonoma e libera la ricostruzione della realtà, con budget ridotti e un intreccio tra documentario e fiction. L'attenzione alla denuncia cresce e si sviluppa anche in ambito letterario e teatrale: sono in gran parte autori di ceto medio, ma anche qualcuno di estrazione popolare. La solitudine del maratoneta, la storia di un ladro popolano finito in galera ma marciatore: una volta in galera i responsabili della prigione gli propongono di allenarsi per fare una gara tra prigioni, che lui decide di perdere. È la letteratura dei giovani arrabbiati (relativamente giovani, sono nati negli anni '20 e '30). John Osborne, per esempio, autore di una piece che si intitola Ricorda con rabbia (1956): una storia di alienazione e insofferenza da parte di alcuni giovani a Londra. È un paese in ricostruzione, ma nel quale c'è il senso della perdita dell'impero, c'è la ricerca di nuove vocazioni.
USA e cultura giovanile
I giovani arrabbiati corrispondono in parte con i beats (minore uso delle droghe, minore vicinanza alla musica, più politicizzati): ci sono figure di poeti giovani arrabbiati che vanno negli USA. Sono spesso poeti gay, che trovano in realtà come San Francisco una maggiore apertura: è una società nella quale è ancora vietato leggere L'amante di lady Chatterley. È una società che guarda con molto interesse agli USA, che sono per la media della popolazione britannica un punto di riferimento, il modello di sviluppo. Si guarda ai consumi e anche ad alcune trasformazioni profonde della gioventù e della musica nordamericana: gli anni '50 sono gli anni della diffusione del rock'n'roll. Per la prima volta c'è una chiara categorizzazione della gioventù come gruppo e si diffonde una musica pensata e in parte prodotta da e per i giovani: il rock'n'roll è un'espressione gergale nera. Viene introdotto tra '800 e '900 e indica il rollio della nave: c'è un blues del 1916 che dice "rocking and rolling in the river". Da questa espressione marittima si passa all'idea del gospel di essere rolling nel senso di cullato dal Signore o da Mosè. Contemporaneamente gli afroamericani aggiungono un riferimento sessuale, che è quello che poi prevarrà. È in questo senso che viene usato a fine anni '40 e poi con sempre più chiarezza negli anni '50, a indicare una musica che deriva dal blues, dal collegamento con la musica country e western bianca e da contaminazioni con altre forme di musica più o meno folk e popolare, e dal jazz nel senso di una musica sincopata. Blues + country + folk + jazz. Ci sono infinite contaminazioni e ibridazioni.