Estratto del documento

Storia contemporanea

Pre-rivoluzione industriale

Prima del 1800 l'Europa vive in quello che è un deficit economico causato dalla povertà, dalla mancanza di un mercato nazionale e da tecniche di coltivazione arretrate (maggese biennale). In risposta a un settore agricolo deficitario, vi è un settore artigianale con prodotti più pregiati. Le uniche industrie con un discreto sviluppo sono quelle tessili e le vie migliori per commerciare sono quelle marittime (quelle terrene sono in pessime condizioni). Alle condizioni igienico-sanitarie precarie (che causano epidemie e morti) corrisponde la nascita di ospedali, fogne e acquedotti, miglioramenti della medicina e dell'alimentazione. Ci si avvia così verso una rivoluzione demografica.

Ciò che precede la rivoluzione industriale, nel 1800, è la rivoluzione agricola grazie alla sostituzione del sistema biennale col sistema triennale, l'introduzione di piante foraggiere che aiutano a favorire l'allevamento (sviluppo industria casearia) e le recinzioni che portano a raccolti abbondanti.

Unità d'Italia

Nel 1860, grazie ai moti di stampo mazziniano e alla spedizione dei Mille (partiti dal porto di Quarto in Liguria e diretti in Sicilia per la conquista del regno meridionale), nasce il regno d'Italia decretato dall'incontro del re Vittorio Emanuele II e Giuseppe Garibaldi a Teano (1861). Una volta unita, l'Italia essendo un paese del tutto nuovo deve organizzarsi per far fronte a esigenze sociali, economiche e politiche.

Dal punto di vista sociale la popolazione è in preda al problema forte dell'analfabetismo e della povertà oltre che delle malattie diffuse per le scarse condizioni igieniche. L'economia vive un periodo particolare in quanto al nord cominciano a nascere le prime industrie mentre il sud resta legato al commercio agricolo dei grandi latifondi. Questa condizione precaria del meridione (accentuata dalla tassa sul macinato di Camillo Benso conte di Cavour) fa sì che si sviluppi al sud soprattutto il fenomeno del brigantaggio (1861–1865) al quale lo stato reagisce con la legge Pica (1863) con la quale i tribunali civili vengono sostituiti dai tribunali militari (viene introdotta la pena di morte e il domicilio forzato). In questo modo il movimento del brigantaggio va via via attenuandosi fino a scomparire del tutto.

Nascono le prime banche e il caos monetario derivato dall'annessione di tutte le regioni italiane fa sì che si scelga come moneta nazionale la lira piemontese (in quanto la capitale d'Italia è Torino). L'industria è l'unico settore che ha un discreto sviluppo nei campi siderurgico (Bagnoli) e metallurgico.

In politica, dopo il governo Cavour (che ha ottenuto l'unità d'Italia), dal 1861 al 1876, sale al potere la destra storica con a capo Sella (che ottiene il pareggiamento del bilancio interno). Opposta alla destra storica vi è la sinistra storica divisa tra Parlamentari (il cui massimo esponente è De Pretis di stampo democratico) e i Mazziniani (repubblicani che non accettano la monarchia). La capitale d'Italia è spostata a Firenze nel 1865 e infine a Roma nel 1870. Quando nel 1876 la destra perde consensi, sale al governo la sinistra prima con De Pretis e poi con Crispi, fino ad arrivare a Giolitti nel 1892.

La seconda rivoluzione industriale

Il periodo che va dalla fine del 1800 al primo decennio del 1900 vede un rinnovamento in campo economico, sociale e politico. In economia si vede la diffusione dell'acciaio, della lampadina (Edison), del telefono (Bell), del telegrafo e della radio (Marconi), del cinema (fratelli Lumière), del motore a nafta (Diesel), del primo aereo (fratelli Wright) e del primo quadriciclo a benzina (Ford) grazie al petrolio.

Altre innovazioni sono la nascita della pubblicità, dei primi quotidiani (il “World” a New York) e di nuovi sport come il ciclismo, il pugilato e soprattutto il calcio. Grazie a tutto ciò si diffonde il concetto di azienda capitalistica il cui massimo esponente è Ford che, basandosi sulle teorie tayloriste e sull'estremizzazione della burocrazia meccanica, porta l'operaio a uniformare i propri fini con i fini aziendali andando incontro al principio dell'alienazione.

In campo sociale si rafforzano teorie come quella di Gustave Le Bon della “Psicologia delle folle” (1895) grazie alle quali si possono analizzare vere e proprie rivoluzioni come la nascita della società liberale col diritto di voto (dei soli uomini che sanno leggere e scrivere) in molte nazioni europee e la nascita dei partiti di massa oltre che dei sindacati. Questi ultimi, originariamente semplici federazioni di mestiere, diventano poi vere e proprie confederazioni nazionali per la tutela dei lavoratori. Esempio forte di movimenti sindacali lo abbiamo il 1º maggio 1886 quando scioperi bruschi a Chicago (per la riduzione delle ore a 8 e migliori condizioni lavorative) sono placati nel sangue. Per questo il 1º maggio è ricordato su ogni calendario come la festa dei lavoratori in memoria di coloro che per primi si sono battuti animosamente per la conquista dei propri diritti.

Da notare come movimenti interessanti anche il revisionismo storico di Bernstein (che si oppone a Marx per la concezione del valore delle merci e per la differenza con la quale tratta le classi sociali), la teoria di Sorel (secondo la quale la classe proletaria per abbattere la borghesia in declino deve usare la forza) e il movimento cristiano (che si oppone a liberalismo e socialismo che allontanano dalla fede e sovvertono con l'ateismo la società). Una grande conquista infine la ottengono le donne (combattono già dal 1890) lottando contro la schiavitù e ottenendo il diritto al voto nel 1919.

In campo politico

In campo politico la situazione è piuttosto animata così come in Italia anche in Europa.

In Italia

In Italia sale al governo Giolitti (1892–1893) che dà un ruolo attivo allo stato nell'economia schierandosi a favore degli industriali. Nonostante le critiche forti di oppositori come Salvemini, ottiene buoni risultati. Le industrie si sviluppano soprattutto in Piemonte (Fiat), in Lombardia (Alfa) e in Liguria dando vita al triangolo economico: Torino, Milano, Genova. Anche al sud ci sono piccoli miglioramenti grazie agli impianti siderurgici di Napoli.

In ambito politico nel 1904 si scindono i socialisti in due classi: i rivoluzionari (che vogliono insorgere contro il governo Giolitti) e i riformisti (su posizioni più moderate). Abbiamo inoltre l'avanzare di figure come quella di Benito Mussolini all'interno del partito socialista massimalista che ottiene l'espulsione di esponenti come Bonomi e Bussolanti (che fondano poi il partito socialista riformista) e diffonde la propaganda di partito in quanto direttore de “L'Avanti” e Corradini massimo esponente del partito nazionalista che sottolinea l'importanza di un cambiamento sociale con la guerra (non deve esserci un antagonismo di classe ma tra nazioni ricche e povere). Così come Mussolini, Corradini dà vita a giornali come il “Regno di Corradini” e il “Leonardo di Prezzolino”.

In Europa

In Europa dopo la conferenza di Berlino (1884–1885) si delimita l'influenza in Asia e Africa. In Inghilterra il primo ministro Chamberlain si batte per un imperialismo nazionale d'orgoglio cercando appoggio nell'impero tedesco ma vista la corsa al riarmo da lì a poco per la formazione di fronti opposti questo non diviene possibile. Nonostante ciò l'Inghilterra sottrae le colonie olandesi nel sud dell'Africa (guerra Anglo-Boera) con una guerra lampo dichiarando in breve tempo la nascita dell'Unione del Sud Africa.

Nel frattempo la Francia è bloccata internamente da problemi come l'affare Dreyfus e l'affare Schede (vendita di segreti militari ai nemici tedeschi). In Germania dopo l'unificazione nazionale e la nascita dell'impero tedesco ad opera di Otto Von Bismarck, l'imperatore Guglielmo II promuove un imperialismo aggressivo per una Germania come potenza mondiale. Due sono gli episodi che vedono la Germania come potenza aggressiva ossia le due crisi marocchine.

La prima crisi marocchina (detta anche crisi di Tangeri) vede la Germania, speranzosa della neutralità inglese, affiancare le popolazioni locali per l'indipendenza dal protettorato francese ma con la conferenza di Algeciras del 1906 l'impero tedesco viene isolato e la Francia mantiene la colonia nordafricana.

La seconda crisi marocchina (detta anche crisi di Agadir) nel 1911 vede l'occupazione da parte della flotta tedesca del porto di Agadir. La Germania che ha già il protettorato sul Togo continua nell'esigere anche il Marocco che però viene strenuamente difeso dalle truppe anglo-francesi che respingono l'offensiva al mittente.

La Russia vive nel frattempo la situazione più pericolosa. Dopo la sconfitta col Giappone per il dominio della Manciuria, il governo russo presieduto dallo zar Nicola II criticato aspramente dal popolo per una politica economica pessima, da ordine di sparare sulla folla. La repressione nel sangue anima i manifestanti che organizzano i Soviet (consigli di operai militanti) e assalgono il palazzo d'inverno (dimora del capo di stato). Lo zar concede il parlamento e nel 1906 si forma il governo Stoplyn che nella confusione più totale viene sciolto un anno dopo dallo stesso zar che ritorna sul trono.

Nei Balcani contemporaneamente la Grande Serbia (formata da Grecia e Serbia) si scontra con la Grande Croazia per la formazione di un unico paese a maggioranza slava (prima guerra dei Balcani). La Russia per bilanciare i due schieramenti appoggia la Grande Serbia che poi in guerra contro la Bulgaria (seconda guerra balcanica) riesce ad ottenere la Macedonia.

Dall'altro lato del mondo la Spagna nella guerra ispano-americana del 1895 ha la peggio nella battaglia di Santiago (1898) che vede contrapposte le forze americane a fianco dei rivoluzionari cubani (capeggiati da José Martí) per l'indipendenza dell'isola dell'Atlantico.

La prima guerra mondiale

Il 28 giugno 1914 la goccia che fa traboccare il vaso in un clima politico piuttosto traballante è l'assassinio in Bosnia da parte di uno studente serbo-bosniaco (Princip), facente parte dell'associazione “La mano nera”, dell'erede al trono austriaco Francesco Ferdinando e della moglie a Sarajevo. Questo gesto spinge l'Austria a inviare un ultimatum con due condizioni ben precise alla Serbia: in primis sciogliere tutte le organizzazioni anti-austriache e in seguito ispezionare il territorio e accertare le responsabilità. La Serbia accetta solo il primo punto dando, di fatto, occasione all'Austria di dichiarare guerra.

Si formano così due schieramenti contrapposti: la Triplice Intesa formata da Francia, Inghilterra e Russia a fianco della Serbia e la Triplice Alleanza formata da Germania e Italia (in seguito anche la Turchia) a fianco dell'Austria. La Germania per invadere la Francia chiede il consenso del Belgio per passare con le truppe dall'alto. Il Belgio rifiuta questa condizione (essendo paese neutrale) e per tutta risposta viene conquistato dai tedeschi (a Bruxelles) che rovinano la propria reputazione come paese che ha violato la legalità internazionale. Passando dall'alto la Germania stupisce le truppe francesi che vengono costrette alla ritirata fino a Parigi ma qui, con una guerra di trincea, riescono a cacciare il nemico.

Sul fronte orientale le truppe tedesche nel frattempo restano molto occupate dalla Russia che garantisce una strenua difesa. L'Italia però avendo saputo solo il giorno prima dell'ultimatum austriaco, si dichiara neutrale. Si creano così due schieramenti interni: gli interventisti che vogliono la guerra contro l'Austria e i neutralisti capeggiati da Giolitti che garantiscono alla Triplice Intesa neutralità in cambio di Trieste e Trento. Hanno la meglio gli interventisti (grazie soprattutto al concetto di neutralità operante di Mussolini per compiere una rivoluzione sociale) così che nel 1915, col patto di Londra, il governo Salandra si allea con i paesi della Triplice Intesa (per ottenere Trieste, Trento e il dominio dell'Adriatico con la città di Fiume) tradendo di fatto l'accordo fatto con le potenze dell'Europa centrale.

L'esercito del generale Luigi Cadorna però è male addestrato tanto che le prime battaglie risultano essere molto sanguinose e, nonostante la conquista di Gorizia contro gli austriaci, l'esercito italiano subisce ingenti perdite. Nel frattempo le truppe tedesche a Verdun subiscono una dura sconfitta e sono costrette a ritirarsi. Due eventi però sconvolgono la guerra nel 1917: il trattato di Brest-Litovsk col quale la Russia si ritira dalla guerra cedendo all'impero tedesco la Polonia, l'Ucraina e le repubbliche baltiche (Estonia, Lettonia e Lituania) e l'entrata in guerra degli USA con i sommergibili a fianco della Triplice Alleanza. Le truppe italiane, sfinite, subiscono una dura sconfitta a Caporetto da parte degli austriaci ma, con un impeto d'orgoglio sul Piave (capeggiate dal generale Armando Diaz), reagiscono in maniera forte e costringono i nemici ad indietreggiare.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 13
Storia contemporanea Pag. 1 Storia contemporanea Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 13.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia contemporanea Pag. 11
1 su 13
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Suor Orsola Benincasa di Napoli o del prof Giura Vincenzo.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community