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Rivoluzione industriale

Ci sono vari modi di leggerla, sia ponendo una serie di elenchi di produzioni e innovazione, sia accentuando altri caratteri. Limitare questo evento a un semplice elenco di utensili prodotto sarebbe inutile alla comprensione del fatto. Possiamo invece vederla, in una prospettiva successiva, come una tappa delle innovazioni che ci hanno portato ad avere il livello tecnologico di oggi. È stato il primo passo che ci ha portato fuori dal "lungo medioevo" analizzata da LeGoff, cioè lo stato di inattività tecnica umana dalla caduta dell'impero romano, fino alle innovazioni più recenti della chimica e dell'elettricità. Ciò ha portato alla produzione di massa e a un mercato globale. Tutto questo è stato garantito dallo studio del lavoro e della tecnica, con una suddivisione dei lavoro e una maggiore efficienza dello stesso. L'importante è non focalizzarsi solo su un fatto o su una singola nazione, ma sempre in accezione globale e internazionale.

Jerry Kaplan "Le persone non servono"

La rivoluzione industriale

Premessa. Il suo presupposto è il primato europeo, e ciò è molto importante se lo leggiamo in chiave successiva. Che cos'è quindi il primato europeo? Ed è giusto parlarne? Alla fine del '600 esso esiste come grande dinamismo economico. Le popolazioni europee crescono vertiginosamente, per effetto della diminuzione della mortalità, in particolare quella infantile. Il primato è quindi di commercializzazione, ormai globale grazie alla scoperta dell'America. L'America riesce a garantire all'Europa una vasta quantità di materiale e beni da commercializzare, oltre alla scoperta di quelle che sono le dimensioni del globo.

All'inizio del XVIII secolo è il commercio che spinge l'economia, non l'industria, ma funge da motore della storia che poi giunge a dare il là agli avvenimenti successivi. Il caffè, ad esempio, lo è stato come mezzo per la formazione dell'opinione pubblica, in quanto obbligava le persone a ritrovarsi nelle "botteghe del caffè" e quindi socializzare e leggere le gazzette. Ecco, un mezzo di scambio e guadagno come il caffè è stata la forza, appunto il motore della storia, che poi ha cambiato tutta la storia successiva.

Quindi abbiamo numerosi elementi di progresso: commercio, opinione pubblica, luoghi in cui le élite sociali dell'epoca (Accademia dei Georgofili). Tutto ciò ha accelerato lo sviluppo dei parlamenti e della politica, attraverso anche le "fake news" che già esistevano all'epoca (vedi J. Swift).

Commercio, stampa e pubblica opinione sono il mezzo attraverso il quale si giunse all'unificazione del globo, diviso in due aree, quella orientale e quella occidentale. Dall'America giungono materie prime, che vengono ricambiate dall'Europa attraverso manufatti e con l'Africa da cui viene presa forza lavoro. Tutto ciò costituisce la premessa per la realizzazione dello sviluppo industriale.

Chi erano i commercianti e i banchieri di questo secolo?

Per il commercio a lunga distanza i britannici e i francesi sono i principali attori in campo europeo. Queste due potenze già si trovavano in conflitto a causa della sovrapposizione di interessi comuni, in particolare in Nord America. La Francia perderà questo scontro a causa di una profonda crisi finanziaria che porterà poi alla rivoluzione del 1789. La capacità britannica nei commerci comportò due sviluppi fondamentali: un arricchimento dei banchieri e dei mercanti, che approfittano della forza commerciale inglese. In secondo luogo abbiamo un aumento della domanda, che quindi stimola l'offerta e induce a produrre maggiormente. Per un sistema di ricaduta, anche i ceti inferiori godettero di questo aumento di benessere, in particolare nel lato commerciale e della navigazione. Tutto ciò fa sì che si sviluppi una domanda particolarmente ricca nei confronti dei prodotti dell'alimentazione, innescando quella che è definita la "Rivoluzione Agricola".

La rivoluzione agricola

Questa rivoluzione si produce nel modo di coltivare, quindi un uso più razionale della terra e delle aziende agricole. A ciò fa capo una grande privatizzazione delle terre, già avvenuta con il sistema feudale, che si sviluppa con la politica delle "recinzioni". Recintare significava rendere private tutta la serie di terre comuni e pubbliche presenti nella realtà britannica. Per far ciò servì un atto deliberativo del Parlamento. Possedere queste grandi proprietà significava avere la possibilità di affittare ad affittuari quella stessa terra e quindi una gestione più razionale. Il sistema di Norfolk prevedeva una rotazione quadriennale e l'introduzione di legumi, trifoglio, rape, luppolo: tutte piante che alternandosi ai cereali ricostituivano la fertilità del suolo, da questi impoverito, e rendevano inutile la pratica del maggese che in passato lasciava improduttivo un terzo della superficie coltivabile. Ciò permetteva anche l'allevamento e quindi una maggior quantità di carne da vendere. Questa rivoluzione comporta una crescita dei redditi dei mercanti e dei banchieri, e quindi un'accumulazione di capitali utili agli investimenti.

In questo periodo si tende però anche a organizzare un'economia specializzata, che quindi va contro i principi della rotazione, e comporta per i ceti più poveri un'alimentazione univoca. Ciò porterà non più carestie, ma malattie ed epidemie particolarmente gravi per la popolazione. Ciò accadrà con le patate in Irlanda e il mais in Italia. Questo benessere comunque comporta un aumento demografico, altro elemento fondamentale per la Rivoluzione Industriale. Malthus teorizzò l'inevitabile necessità dei freni depressivi (guerre, carestie) e preventivi (metodi di interruzione gravidanze, infanticidio) nella società, poiché la popolazione cresceva in maniera troppo veloce rispetto a quella dell'agricoltura.

Il tessile

Il cotone veniva precedentemente importato dalle Indie, ma a un costo troppo eccessivo e in maniera insufficiente. Così si cercò di trovare dei modi per produrre tale materia prima anche in patria. Grazie al benessere generale e alla presenza di fondi, vengono inventati i primi macchinari utili a rendere migliore ed efficiente il lavoro. Kay, con la spoletta volante, Hargraves, Arkwright, Cartwright con le loro innovazioni in campo tessile.

Siderurgia

Importante era nella creazione dei metalli la lavorazione della ghisa, perciò le invenzioni di Darby e Cort favorirono tale processo.

Energia

L'invenzione di Watt per la bonifica delle gallerie di carbone. Tutte queste innovazioni, createsi in contemporanea per i precedenti fattori già elencati, resero possibile quella che è stata definita la Grande Rivoluzione Industriale che ha denotato un mutamento della società come la conosciamo oggi.

Il sistema di fabbrica

Nasce proprio in questo momento il sistema della fabbrica. Fino ad allora, il lavoro tessile si realizzava esclusivamente nelle case degli artigiani, con una produzione più modesta e meno adatta alla richiesta del mercato. Con l'introduzione dei primi macchinari si rese necessario concentrare in un unico edificio lavoratori e mezzi, per rendere più efficiente il lavoro e abbattere i costi. Questo comporta uno sradicamento della campagna verso le città e le fabbriche, ove donne e bambini vengono indotti al lavoro in quanto i nuovi macchinari non richiedevano particolare specializzazione o capacità. Ciò comporterà un crescente sfruttamento delle classi inferiori e la creazione di realtà difficile e ghettizzate.

All'assistenza degli operai penseranno le parrocchie, finanziate dall'industria e da una tassazione forzosa, aiutando gli indigenti e arginando il malcontento generale. Il lavoro diviene un vero e proprio prodotto da scambiare e vendere, a discapito degli artigiani e di coloro che traevano sostentamento dalla piccola impresa familiare. Per la prima volta all'umanità è stata imposta un sistema che annulla la sostanza umana della società, autonomo dalle regole sociali e capaci di autodeterminarsi. Questa economia è nata grazie solo alla risposta politica, che ha fornito i mezzi per crescere. Questa crescita è sfociata nelle tensioni sociali svelatesi con la crisi del '29 e quindi la sconfitta della democrazia (Polanyi). È errato pensare a questi eventi solo come semplici evoluzioni commerciali, ma vanno lette in chiave più ampia e globale.

La disoccupazione tecnologica

La disoccupazione tecnologica è una costante del progresso industriale umano, in quanto ha sempre portato una riduzione del numero di occupati ogni qualvolta è stata introdotta un'innovazione. Concetti chiavi: commercio globale (atlantico e asiatico), aumento reddito-domanda, incremento agricolo (recinzioni), condizioni di salute migliori, aumento demografico, esclusione della piccola/media proprietà terriera, incremento classe lavoratrice in fabbrica, innovazioni tecnologiche.

La rivoluzione americana

I disoccupati della rivoluzione industriale non si ritrovarono unicamente a lavorare nelle fabbriche, ma anche con la possibilità di emigrare nelle colonie della costa orientale del Nord America. Queste terre erano state particolarmente colonizzate dai dissidenti della chiesa anglicana, in particolare dai puritani. Queste colonie erano diverse rispetto alla madrepatria. Esse avevano una struttura dualistica, in quanto un gruppo di colonie, il sud, vedevano prevalere un'industria di piantagione contraddistinte dalla grande proprietà basata sulla manodopera schiavistica, con un'élite di proprietari bianchi fedeli alla corona. Essi erano giunti in quelle terre non per problemi politici, ma solo per convenienza economica.

A nord invece la proprietà era medio piccola, contraddistinta da puritani dediti anche alla costruzione di barche e alla piccola impresa. La struttura era piuttosto democratica ed egualitaria, ponendosi in netta contrapposizione al sud e alla corona. Alle colonie era proibita la libertà commerciale, perciò esse erano vincolate al monopolio del monarca britannico e alle sue compagnie. La questione politica ed economica vanno di pari passo, perché come si pretende di vincolare le colonie con i dazi del monopolio, il Parlamento vuole rappresentare le colonie attraverso delegati eletti in Inghilterra. Quest'idea di rappresentanza virtuale era inaccettabile per i coloni americani del nord, i quali chiedevano il diritto di voto.

La Gran Bretagna aveva conquistato tutto il Nord America grazie alla guerra dei sette anni, imponendo ai coloni di non migrare verso ovest, inasprendo il rapporto tra le due fazioni. La goccia che fece traboccare il vaso fu l'aumento della tassazione dei bolli, senza il consenso dei coloni. Si mobilitò quindi la stampa dei coloni per protestare contro la madrepatria. "No taxation without representation" porta ben presto ai primi massacri compiuti contro le proteste come quello di Boston. Nel 1774 si giunge ad un primo congresso a Filadelfia, con la prima petizione rivolta al Parlamento britannico. Dopo due anni, il 4 luglio, si giunge alla dichiarazione d'indipendenza e l'inizio della guerra. Nel 1781 si concluderà la guerra, non scontata la vittoria dei coloni, avvenuta anche grazie al supporto franco-ispanico.

La dichiarazione di indipendenza

Questo documento è sostanzialmente frutto della mente di Thomas Jefferson, uomo politico assai illuminato, repubblicano e spinto fino alla ribellione e al tirannicidio. Questo repubblicanesimo si basa sostanzialmente sul "self government" quindi l'autogoverno non solo dello stato ma anche delle comunità locali. Quest'idea deriva anche dal calvinismo puritano dissidente, secondo il quale la purezza in cui i fedeli vivono deriva dall'etica del lavoro e del successo. Essi si considerano legati da un forte senso di appartenenza, ponendo questa fratellanza ideale alla base di quelli che sono stati gli ideali che hanno spinto gli artefici della carta costituzionale. I costituenti americani si trovarono a discutere su quale fosse il miglior modo di rappresentare la politica federale. Jefferson vorrebbe che fosse ridotta al minimo, priva di un ente centrale e accentratore. Hamilton invece desidera che vi sia un potere esecutivo centrale, appunto il presidente, come poi verrà approvato nella costituzione del 1786.

La figura del presidente dovrà essere bilanciata tra i vari poteri del nuovo stato, mantenendo la libertà dei singoli stati. Il bilanciamento passa attraverso il Congresso, composto da Camera e Senato, e la Corte Costituzionale. Il principio cardine è "Libertà e autonomia come proprietà di se stessi e amministrazione autonoma della propria contea".

Riflessioni sul pensiero di Polanyi

Negli ultimi vent'anni la scuola economica che ha avuto maggior successo è sostanzialmente una scuola neo ortodossa, cioè riproponente le idee del pensiero liberale di Adam Smith, secondo cui il libero mercato fu frutto esclusivamente della propensione naturale dell'uomo ad evolversi ed effettuare scambi. Secondo la posizione di Polanyi invece, il libero mercato non fu effetto di un'evoluzione naturale, ma fu l'effetto di decisioni politiche. Ciò ha fatto sì che tutta la storia successiva sia una contrassegnata dalle crisi tra mercato e società.

L'azione politica che maggiormente incentivò la nascita del libero mercato fu indubbiamente quella delle recinzioni, le quali non furono una caratteristica unicamente inglese. Le privatizzazioni in Francia sono state analizzate in un testo di Bloch, dimostrando il parallelismo tra le politiche inglese e francese. In Francia però le riforme furono bloccate dagli scontri tra magistratura e gli intellettuali illuministi fisiocratici. In Francia la liberalizzazione interessò anche una categoria di beni di uso comune fino ad allora mai utilizzati. Un esempio è per le farine, che prima della commercializzazione dovevano essere vendute ai fornai a prezzi stabiliti. I mercati interni erano rigidamente controllati da dazi e barriere doganali. Nei sistemi di antico regime c'era quindi un sistema di controllo per il benessere della popolazione, ma c'era anche una parte dell'aristocrazia che ne beneficiava. I tentativi di liberalizzazione del mercato intendevano proprio abolire questi dazi interni, giungendo però alla totale liberalizzazione solo con la rivoluzione. Durante la rivoluzione ci fu però un serrato controllo, temendo infatti una ricaduta economica sulla società e sui consumi primari.

Secondo Polanyi questo momento è la vera rivoluzione della storia contemporanea. Tutto si trasforma in merce e commercio. All'inizio di questo periodo la terra non veniva considerata un bene da commercializzare, ma è solo con le recinzioni che assume questo aspetto. La legge della domanda e dell'offerta iniziano così a regolare ogni settore commerciale e quindi ad avere un valore assoluto. Tutta la società viene inserita nell'economia dello scambio commerciale. Anche il lavoro diverrà frutto di scambio è appunto mercato. Secondo Polanyi questa trasformazione è immensa rispetto alla precedenza. Questa nuova economia è regolata unicamente dai prezzi di mercato e quindi attua una autoregolamentazione è frutto però unicamente di decisioni politiche, poiché l'uomo aveva vissuto fino a quel momento senza un mercato simile.

La nascita del mercato del lavoro

Questo mercato nasce nel momento in cui si comprendono a fondo le esigenze della rivoluzione industriale. Fino al 1795 la liberalizzazione del mercato del lavoro era stata compensata da un sistema di protezione dei lavoratori. Per evitare che i lavoratori fossero costretti ad accettare condizioni salariali estremamente punitive per i loro bisogni, i magistrati del lavoro riuniti a Speenhamland, stabilirono che il salario non poteva scendere al di sotto di una certa linea, dipendente dal prezzo del pane. Era come affermare l'esistenza di un reddito minimo, in scala al prezzo del pane. Il principio del mercato è bilanciato da quello del bisogno. L'equilibrio tra i due principi diviene necessario al fine di regolare quello che poi sarà il conflitto dei sindacati nella seconda metà dell'800. La fine dello scontro si avrà nel 1834, quando una maggioranza liberale impose l'abolizione del sistema di Speenhamland e il sistema del libero salario diviene universale. Trionfa quindi la liberalizzazione, che spazza via anche tutti quei sistemi che fino ad allora erano esistiti per favorire le classi più povere. Vengono abolite le parrocchie e le workhouses per favorire la mobilità dei lavoratori, e quindi commercializzare il mercato del lavoro. Già dalla fine del '700 viene imposto la possibilità di organizzarsi dei lavoratori, rendendo quindi il lavoratore svantaggiato rispetto agli imprenditori. Tutto questo nasce intorno al principio di libertà, poiché si sostiene che l'esistenza di una comunità di lavoratori tradirebbero il principio di libertà dei lavoratori stessi. L'introduzione di questo modello di lavoro produce due reazioni. Una in basso, quella dei lavoratori che quindi iniziano ad organizzarsi in società di mutua assistenza, e in alto, del ceto aristocratico che si sente scalzato dalla nuova borghesia industriale. La questione sociale venne utilizzata dai partiti della destra come mezzo per far approvare le politiche riguardo le protezione doganale, in nome della protezione dei ceti più deboli. Combinare la politica di protezione nazionale e la questione sociale sono le basi di quelle che saranno i partiti nazionalisti e, poi, fascisti.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

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