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In questo periodo vengo inoltre effettuati dei sondaggi dai quali risulta che più dei tre quarti della popolazione

italiana adulta legge quotidiani, includendo anche coloro che lo fanno una volta a settimana, e che il numero di

donne che legge quotidiani è nettamente inferiore a quello degli uomini.

Il fenomeno dei settimanali, come “Life”, “Settimo giorno” ed “Il Mondo”, destinato ad un elite, è, invece, in

grande sviluppo, in quanto essi soddisfano il desiderio di favole moderne trattando di miliardari, reali, divi del

cinema, speculando sulla fede, e rievocando fatti storici e personaggi come Mussolini. Essi si occupano, quindi,

di molti argomenti di cui la popolazione parla volentieri, trattandoli con un linguaggio molto più semplice ed

immediato rispetto a quello adottato dai quotidiani.

IV

CAMBIAMENTI DI SCENA

1. Avanza il tg, nasce “Il Giorno”

Il 3 gennaio 1954 anche l’Italia entra nell’era televisiva e quasi di colpo la tv inizia a mostrare le sue

potenzialità.

Nel 1956 il telegiornale esce dalla fase sperimentale, divenendo l’appuntamento quotidiano per molti italiani e

soprattutto per coloro che non leggono giornali.

Il 21 aprile del 1956 a Milano esce “Il Giorno” che rappresenta la rottura con la formula tradizionale dei

quotidiani italiani. Esso si presenta con due edizioni, una al mattino e una al pomeriggio. Nasce dalla

collaborazione di Del Duca e Baldacci e risaltano soprattutto le sue caratteristiche nuove per un foglio del

mattino: l’utilizzo di otto colonne invece di nove, al posto dell’articolo di fondo una situazione giornaliera breve

e svelta, articoli che presentano nelle prime righe il succo dell’argomento e poi lo sviluppano distinguendo la

notizia dalle opinioni e dai commenti, l’introduzione di servizi fotografici, articoli di varietà, una pagina dedicata

a giochi e fumetti. Vengono così introdotte rubriche, articoli di moda, di spettacolo, di scienza e tecnica, di

economia e di finanza. “Il Giorno” si presenta, quindi, come un quotidiano di tendenza progressista e come il

giornale ad aver rotto con la tradizione. Esso ha un noto successo di vendita. Il pubblico appare diviso in due:

coloro sconcertati dalle novità, e dall’altra parte i giovani attratti dal cambiamento e dal progresso.

Dato le spese di lancio sono superiori ai preventivi, il 31 luglio viene soppressa l’edizione del pomeriggio, Del

Duca e Mattei vogliono entrambi avere “Il Giorno”. Ma esso non è ancora salvo e pochi minuti prima della

scadenza della sua chiusura viene trovato un compratore: l’Istituto bancario romano. In realtà questa è solo

una copertura in quanto il giornale è interamente nelle mani dell’Eni.

Così “Il Giorno” supera la crisi, si risolleva lanciando campagne azzeccate come quella per sostenere il “Terzo

mondo” e quella che appoggia l’apertura a sinistra.

Grossi quotidiani non reagiscono ritenendo “Il Giorno” un esperimento che non durerà.

Successivamente la testata de “Il Giorno” viene passata ad una società del gruppo Eni. Viene poi annunciato

che questo giornale apparterrà per il 49% all’Eni, per il 49% all’Iri e per il 2% al ministero delle Partecipazioni,

così, finalmente, viene svelato il segreto durato per più di tre anni. Tale annuncio fa scatena reazioni in tutti i

settori politici. Mattei non si nasconde e non sfugge a queste polemiche. Baldacci reagisce rabbiosamente e

non viene più appoggiato da Mattei ma licenziato e sostituito con Italo Pietra.

Baldacci comunque non reagisce offendendo Mattei.

Pietra vede con chiarezza i problemi del giornale la ricetta è dare al giornale una precisa linea politica

appoggiando l’apertura a sinistra e introducendo in redazione persone valide e competenti. Essa risulterà

giusta e valida.

IV

2. Il “Corriere” rilancia e Rizzoli progetta

Una delle fasi più critiche è quella del governo di Tambroni seguita dalle ribellioni popolari a Genova. Tambroni

tenta di rimanere in sella, poi si dimette e subentra il governo Fanfani.

In questo periodo i grandi giornali e la Rai-tv hanno mostrato conformismo verso il potere politico.

La fragilità dell’editoria dei quotidiani è evidente.

Vi è anche il cambio di direzione del “Corrierone” con il rifiuto della candidatura di Spadolini e la vincita di

Russo il quale rinnova e dà vivacità a diversi settori del giornale così le vendite del “Corriere” riprendono a

salire.

Rizzoli tenta di creare un nuovo quotidiano frutto di un intenso progetto di editoria avanzata. Il suo quotidiano

diffuso in tutta Italia verrebbe stampato contemporaneamente a Roma e a Milano. Si chiamerà “Oggi” e uscirà

tra il 1962-1963.

Ma alcuni eventi cambiano gli scenari politici e del giornalismo, come la formazione del primo governo di

centro-sinistra e l’elezione di Segni come presidente della Repubblica.

L’intesa fra cattolici e socialisti mette sulla cresta dell’onda “Il Giorno”.

Mattei accoglie la sfida di Rizzoli e decide di pubblicare un’edizione romana e introdurre nuovi supplementi.

Questa mossa ha però principalmente fini politici. Mattei è in difficoltà finanziarie tanto che tratta con Rizzoli la

cessione del 50% de “Il Giorno”. Stavano quasi per accordarsi quando Mattei morì in un incidente molto

sospetto.

Viene proposta da Trevisani un cambio di direzione, una nuova formula grazie alla quale veniva trattato molto

sport.

IV

4. L’Ordine, i contratti, la professione

All’inizio degli Anni Sessanta nei grandi quotidiani prevale la scelta dei potenziamenti. In seguito a numerosi

scioperi i giornalisti riescono a ottenere l’aumento del 20% della loro paga e la riduzione dell’orario lavorativo a

36 ore settimanali.

Molti giornalisti si sono battuti prima per l’Albo e poi per l’Ordine per dare rispettabilità al loro mestiere.

L’iscrizione all’Ordine è obbligatoria per poter svolgere questa professione. Sono numerose le perplessità che

sorgono rispetto all’Ordine come l’obbligo di essere iscritti per esercitare il giornalismo quando in realtà questo

è un’attività che può svolgere chiunque. Tale iscrizione annovera giornalisti dipendenti e non liberi

professionisti. L’Ordine dei giornalisti diviene Costituzionale. Questa istituzione comunque è stata accettata da

tutta la categoria anche per contrastare il lavoro nero ancora diffuso. Vi è una notevole crescita del numero dei

giornalisti ma non per questo motivo.

5. Giovani direttori al potere e comparsa del “newsmagazine”

In Italia la crisi della stampa italiana si manifesta attorno al 1965 . scompaiono sette testate. In questo periodo

si inizia a sentire molto la concorrenza pubblicitaria della tv. E’ il periodo di “Carosello”, la Rai sta diventando

sempre più prestigiosa sotto la guida di Bernabei.

Chiudono anche alcuni settimanali ma nonostante questo tale settore regge ancora bene introducendo nel

1967 il newsmagazine, come “Panorama” che da mensile si trasforma in settimanale, in cui le notizie sono

distaccate dalle opinioni.

Tornando alla crisi dei quotidiani un altro evento importante è la rinuncia di Rizzoli a lanciare “Oggi” in quanto

ha fatto ricalcolare i preventivi e anche perché dopo la morte di Mattei, “Il Giorno” passa nelle mani di Cefis il

quale è disposto a concedergli il 50% delle azioni. “Il Giorno” si è ripreso dalla morte di Mattei e continua a

mantenere lo stesso successo. La trattativa tra Cefis e Rizzoli viene interrotta da Bo.

La situazione nel mondo era notevolmente cambiata, in Italia si sentiva “rumore di sciabole”, nell’Occidente

crescevano le ribellioni da parte di gruppi di studenti nei confronti dell’imperialismo americano e

l’autoritarismo.

Altri avvenimenti:

1. I partiti laici e di sinistra si oppongono al dominio democristiano sulla Rai.

2. Si formano due concentrazioni capitanate da Monti e Rovelli.

3. Per quanto riguarda il ruolo del giornalista c’è il ricambio generazionale e il coagularsi di rivendicazioni.

Vi è quindi la crisi della stampa causata dalla scarsa credibilità e dalla concorrenza televisiva che sottraeva

numerosi lettori.

In seguito alla discussione sul principio di obbiettività, vengono cambiati numerosi direttori di alcune testate

importanti, come il “Corriere” affidato a Spadolini.

V

ANNI DI PIOMBO, GIORNALISMO IN SUBBUGLIO

1. I giornali e le radio della contestazione

Nel 1969 la più agguerrita componente sindacale, i metalmeccanici, con i “Comitati di base” scendono in

campo per numerose rivendicazioni che culminano nella richiesta di nuovi rapporti tra i padroni e i lavoratori.

Si susseguono scioperi generali, proteste e scontri tra la polizia e i dimostranti. Si apre la stagione delle bombe.

La crisi del governo è evidente e dimostra che l’esperienza del centro-sinistra è agli sgoccioli. Questa situazione

pesante influenza il campo dell’informazione.

Vi è un evento su cui ancora non vi è stata fatta chiarezza ovvero le bombe di Milano e di Roma del 12

dicembre del 1969. molti non credono nella spiegazione della pista anarchica ma sospettano dei neofascisti e

dei servizi segreti.

Si impone quindi un giornalismo di denuncia e indagine nel quale spicca Corrado Stajano.

In questo periodo nascono “il manifesto”, “Lotta continua” e il “Quotidiano dei lavoratori”.

“Il manifesto” nasce durante il periodo di crisi della stampa quotidiana e costa 50 lire contro le 90 degli altri.

L’obbiettivo dei fondatori, Pintor e Rossanda, è di creare un giornale inconsueto e che sia il fulcro del

movimento politico rivoluzionario. Le vendite iniziali sono molto alte, poi, vanno calando, così, “il manifesto” si

arrende alle 90 lire.

In questo periodo emerge anche un suo avversario ovvero “Lotta continua” a 50 lire con titoli brevi,

titoli-slogan, fotografie e vignette e con un tono aggressivo e beffardo. Le vendite di “Lotta continua”

rimangono al di sotto di quelle de “il manifesto”.

Nasce anche il “Quotidiano dei lavoratori” come espressione del movimento di Avanguardia operaia.

In questo periodo sono numerosi i giovani che entrano nel giornalismo ma va notata, tuttavia, la limitata

diffusione di questi quotidiani.

2. Ribaltoni al “Corriere”, al “Messaggero” e al “Giorno”

Le fortissime tensioni politiche e la crisi della stampa danno origine a rilevanti novità.

Vi è il cambio di direzione dei grandi quotidiani come il “corriere della Sera” e “Il Giorno”, modifiche di formula

e di atteggiamenti politici. Quelli nuovi sono direttori con vedute moderne e non più tradizionaliste.

Viene fatta anche “la riforma dell’editoria” la quale prevede norme anti-trust, rapporti differenti tra editori,

direttori e redattori e la riconversione tecnologica.

Il “Corriere della Sera” passa nelle mani di Ottone e non appartiene più ai Crespi e non ancora a Cefis. Ottone

vuole fare del “Corriere” un giornale credibile anche agli occhi degli avversari politici, che può alternare

approvazioni e critiche al governo . egli adotta “il principio di non nascondere nulla”. I lettori più tradizionalisti

sono sconcertati ma gli abbandoni sono compensati dall’arrivo di nuovi lettori. Quando la famiglia Crespi vende

le proprie quote, entrano nel gruppo Agnelli e Moratti oltre a rimanere i Crespi stessi. Montanelli si oppone.

“Il Giorno” passa dalla mani di Pietra a quelle di Afeltra. Quest’ultimo promette di conservare la sigla e i

caratteri del giornale e di restare fedele ai principi di libertà e di oggettività. Ma questi propositi non vengono

rispettati tanto che viene fatto un giornale diverso dia da “Il Giorno” di Baldacci che da “Il Giorno” di Pietra.

V

3. Arriva Rizzoli. Dappertutto

Con la cessione di buona parte delle azioni del “Corriere” si entra nella stagione dei “comprati e venduti”.

La situazione dei media e del giornalismo mostra numerose contraddizioni. Cresce il deficit dei quotidiani. La

legge di “riforma dell’editoria” è rimpiazzata da una leggina che prevede l’obbligo per gli editori di pubblicare i

bilanci per testata.

Gli editori dei maggiori quotidiani reagiscono alla crisi aumentando le pagine, arricchendo i contenuti e

ricorrendo alla teletrasmissione.

In televisione sono spuntate diverse emittenti locali via cavo che intaccano il monopolio pubblico.

La riforma della Rai si avvicina, lo conferma l’abbandono di Bernabei.

Al contrario il settore dei periodici regge molto bene come “l’Espresso” trasformatosi in newsmagazine

triplicando le vendite. Comincia un lungo duello tra quest’ultimo e “Panorama” in cui i sorpassi si alternano e

vengono introdotti anche diversi gadgets. Questi due settimanali contano sempre di più nel gioco politico.

Tra i giornalisti sta crescendo la tendenza alla “politicizzazione” a sinistra.

Avvengono tre grandi novità nel 1974:

1 L’acquisto del “Messaggero” da parte della Montedison.

2 L’uscita del “Giornale” di Montanelli.

3 La decisione di Rizzoli di comprare il gruppo Corriere della Sera.

La famiglia Crespi ha ceduto le quote del “Corriere” alla famiglia Rizzoli, uscendo, così, di scena.

Cefis partecipa come garante all’operazione. La cifra non si conosce. I Rizzoli si dimostrano con le carte in

regola e favorevoli a molti aspetti della “riforma dell’editoria” ma soprattutto confermano Ottone

confermando che la linea del “Corriere” non muterà. I Rizzoli si presentano come editori “puri” cioè non legati

a forti interessi estranei all’editoria. Inoltre, godevano dell’appoggio di numerosi partiti. Inizialmente, Rizzoli

mantiene le sue proposte ma, successivamente, si delineano sempre di più le suddivisioni in aree partitiche.

L’andamento delle vendite è buono. Il vero problema del gruppo è di natura finanziaria ovvero costo del

lavoro eccessivo e 500 dipendenti in più del necessario. Rizzoli davanti al rifiuto del finanziamento chiesto non

si ferma mettendo in atto due colpi: il primo è Telemalta. Costruire una tv estera tutta italiana, ma fallisce; il

secondo è un accordo per la gestione del “Mattino” di Napoli, quotidiano più famoso del Mezzogiorno, è dà

profitto.

Così, parte l’edizione romana del “Corriere”, viene inserito un supplemento a colori e Rizzoli inizia a gestire

numerosi giornali. Rizzoli da editore “puro” diventa editore di “servizio”. Il maxigruppo è fatto ma persiste il

maxidebito.

V

4. Dal “Giornale” di Montanelli alla “Repubblica” di Scalfari

“Il Giornale Nuovo”, destinato a chiamarsi solo “Il Giornale”, di Montanelli presenta una caratteristica: dichiara

la propria scelta politica di base, il centro-destra. Mostra quindi l’intento di costruire l’anti-“Corriere”. La

penultima e l’ultima pagina sono occupate da lettere del pubblico.

Al seguito di Montanelli molti altri giornalisti hanno abbandonato via Solferino.

Nasce “la Repubblica” di Scalfari che si colloca sul versante di sinistra. Si occupa di politica economia, cultura e

poco di spettacolo e sport, senza cronaca di Roma. Il progetto prevede un quotidiano di qualità ma poco

costoso. Egli presenta il proprio giornale con una nota: “un giornale indipendente ma non neutrale”. Scalfari

sta, quindi, portando il giornale dentro la grande politica determinando così l’aumento delle vendite.

Nel giro giornalistico e in quello politico non si parla che di lui e di Rizzoli.

VI

LOTTE DI POTERE SUI MEDIA

1.Un incontro fatale:Rizzoli-P2

Nel 1977 l’impero Rizzoli appare fiorente e politicamente aperto tanto che numerosi giornalisti vogliono farne

parte, in realtà sta divorando miliardi. I primi sospetti nascono dalle dimissioni di Ottone. Si vocifera che i

procacciatori del soccorso finanziario abbiano poste le condizioni di “normalizzare” il “Corrierone” troppo

aperto ai comunisti e ai sindacati. Ottone viene succeduto da Di Bella. Il vero artefice del piano di

rifinanziamento resta ancora nell’ombra. Il cambio di direzione del giornale segna la fine di una fase del

“Corriere”. Il giornale si inizia ad arricchire con le prime corrispondenze.

Si assiste anche al tentativo di rilanciare “Domenica del Corriere” affidato a Maurizio Costanzo. Quest’ultimo ha

due compiti: un telegiornale diffuso in tutta Italia tramite le cassette chiamato “Contatto” destinato a far

concorrenza alla Rai. Questo, però, dura molto poco; il secondo compito è “L’Occhio”, quotidiano popolare,

all’inizio ha successo, poi le vendite calano, il problema era di catturare i non lettori, impresa impossibile dopo

il trionfo della televisione. “L’Occhio” appare un prodotto di improvvisazioni giornalistiche così fallisce.

Il maxigruppo comunque appare ancora forte e gli appoggi politici non gli mancano. Rizzoli così tenta un grosso

colpo ovvero di cancellare i debiti dei quotidiani scaricandoli sullo Stato, trova molti a favore soprattutto in

ambito giornalistico.

VI

2. Cambia la mappa dei giornali

Intorno al 1980 la mappa dei quotidiani e dei periodici cambia sia a causa delle difficoltà economiche sia per

effetto di importanti novità. Nelle testate ad ampia diffusione si sono inserite “la Repubblica” e “Il Giornale”.

C’è l’avvio del processo di rinnovamento tecnologico., l’estensione della teletrasmissione per molte testate.

Nascono i quotidiani locali di nuovo tipo: più moderni con il formato tabloid, meno legati ai poteri locali e con i

servizi nazionali in comune. A questa iniziativa pensava da tempo Caracciolo ma viene preceduto da Parretti. Il

primo passo Caracciolo lo fa a Livorno. La stessa strada viene intrapresa da Mondadori.

Queste novità soddisfano le esigenze di una società non più tradizionalista.

È in ripresa la stampa.

Sta guadagnando lettori “la Repubblica” di Scalfari.

Si sta consolidando sempre di più “Il Giornale” di Montanelli.

Queste ultime sono due testate che hanno dichiarato la loro posizione politica al contrario delle altre. I loro

direttori, Scalfari e Montanelli divengono protagonisti del dibattito politico. Questi giornali incrementano la

tendenza al giornalismo di intervento e di commento e non a quello dell’inchiesta.

Cresce la diffusione del “sole-24 Ore”.

Vanno bene i quotidiani sportivi.

A “Il Giorno” al posto di Afeltra va Zucconi.

Al “Messaggero” Fossati è sostituito da Emiliani.

La situazione dei periodici è migliore. Il settore si è ulteriormente diversificato.

Vi è l’aumento dei giornalisti professionisti, quindi, nuovi iscritti all’Albo. La maggior parte è formata da reduci

dei movimenti giovanili ovvero da agguerriti conoscitori della vita politica.

L’apporto più consistente lo ha dato la Rai.

VI

3. S’avanza un imprenditore mai visto

La libertà di trasmettere via etere in ambito locale genere una gara sfrenata in tutta la Penisola.

Le prime emittenti via cavo avevano strutture molto arretrate, il cavo passava da un balcone all’altro. Al

contrario, una, che aveva un’antenna installata sul grattacielo Pirelli ed era stata costruita da Silvio Berlusconi,

diventa un emittente via etere. Nasce così Telemilano da cui parte il progetto di Canale 5. Berlusconi si rivela

un imprenditore di tipo speciale cioè adatto al “magico elettrodomestico” e attratto anche dalla carta

stampata.

VI

4. Per l’editoria una legge, per le tv un Far West

Nel 1980 parte la corsa delle tv commerciali. La crisi dei quotidiani nel frattempo ha raggiunto livelli molto alti.

Le novità introdotte non hanno portato ai risultati desiderati. Al centro di questa nota crisi vi è il buco aperto

da Rizzoli e da Tassan Din.

Completare la riconversione tecnologica vuol dire adottare il nuovo sistema editoriale, già applicato negli Stati

Uniti e in altri Paesi, basato sul computer e sui videoterminali.

Il testo della legge pubblicato dal Presidente Pertini il 6 agosto 1981 è frutto di vari compromessi e presenta

difficoltà di interpretazione.

La legge contiene le norme per rendere pubblici la proprietà, i finanziamenti il trasferimento di azioni di

ciascuna testata e, quindi, per stabilire i limiti delle concentrazioni di quotidiani. Mentre per i periodici non è

previsto nessun limite anti-trust. Sono inoltre evidenziati nella legge gli interventi previsti per un quinquennio

come i finanziamenti per le riconversione tecnologiche e i contributi a fondo perduto. È previsto anche

l’aumento dei punti di vendita dei giornali.

Il Garante viene scelto dalla Camera e dal senato e entra in carica per cinque anni, il primo è Mario Sinopoli.

Si riscontrano risultati positivi e negativi.

A fine quinquennio i finanziamenti a fondo perduto ammontano a una cifra molto alta, mille miliardi.

Nello stesso anno, emerge un segnale preoccupante sopravvalutato dagli editori perche i quotidiani sono in

ripresa, ovvero gli investimenti pubblicitari destinati alle televisioni superano quelli dei giornali. L’inversione è

frutto del successo dei network privati.

Per la tv cresce l’impossibilità di arrivare a regole chiare, così, l’etere diventa un Far West nel quale Berlusconi


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecnologie della comunicazione (POMEZIA, ROMA)
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Gabrielli Gloria.

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