Murialdi: la stampa italiana, dalla liberazione alla crisi di fine secolo
Il ritorno della libertà
Nel Regno del Sud
Il ritorno della libertà in Italia dopo il sanguinoso ventennio fascista avviene in tempi diversi. Si avvia un sistema di ricostituzione di un sistema libero dei media. I primi quotidiani che trattano l’Italia liberata dal fascismo escono a Caltanissetta e a Palermo nel 1943, con i titoli “La Sicilia” e “Sicilia liberata”. La ressa nelle edicole era enorme, i primi quotidiani andavano a ruba. Il 6 agosto riprende a funzionare anche Radio Palermo, operando, però, ancora sotto controllo della Pwb.
Si susseguono, poi, diversi quotidiani calabresi come la “Calabria liberata” che ha l’esclusiva del bollettino delle operazioni belliche, e “La Nuova Calabria”. Continuano, però, a persistere restrizioni e autorizzazioni non sempre concesse che limitano la libertà dei media. Nell’Italia liberata, il primo quotidiano democristiano è “Voce della Calabria” diretto da Filippo Rizzo.
Nel frattempo Badoglio firma il “lungo armistizio” nel 1943 in cui il Regno del Sud viene a conoscenza delle condizioni politiche ed economiche a cui deve sottostare la penisola italiana durante l’occupazione alleata. Con esso vengono sospese tutte le leggi fasciste sulla stampa ma ancora non si arriva alla libertà di espressione vincolata dalle autorizzazioni del comando alleato. Da quest’ultimo dipendono anche la distribuzione della carta, dell’inchiostro, la disponibilità degli impianti tipografici che, ultimamente, scarseggiano.
Nel mese di ottobre, al Sud vi è un lento ritorno alla libertà per i partiti e per i giornali, mentre a nord della linea di combattimento, l’occupazione fascista è totale e a Salò nasce il secondo fascismo ma persiste il movimento di resistenza. In questi primi mesi di libertà i partiti, ancora vincolati dalle limitazioni imposte dagli Alleati, sono costretti, a volte, a diffondere i loro bollettini semiclandestinamente.
All’inizio del 1944 gli Alleati trasferiscono al governo italiano i poteri amministrativi, tra cui quello di concedere la pubblicazione di settimanali e periodici, anche se non siamo ancora alla completa libertà. Il “Risorgimento” è il quotidiano più importante e più diffuso del Regno del Sud. A Napoli emergono anche fermenti reazionari come emerge da “Il Giorno”, settimanale monarchico, che oltre a difendere Casa Savoia, anticipa i temi del qualunquismo. Quando questi quotidiani iniziano a diffondersi, Roma è già liberata.
La vampata di Roma
Quando i carri armati entrano nella città il 4 giugno, Roma si ritrova subito in un vortice di giornali. I quotidiani sono di due pagine, costano 50 centesimi inizialmente, e 1 lira successivamente, la carta e la stampa sono scadenti e molti vengono diffusi con mezzi di fortuna. Il Pwb prende possesso degli uffici del ministero della Cultura popolare e prepara in mezza giornata l’uscita del loro giornale “Il Corriere di Roma” che va a ruba come tutti gli altri. Il Pwb deve affrontare il problema della violazione degli impegni presi dagli Alleati. Inoltre, ordina il censimento delle scorte di carta e d’inchiostro facendo, così, un appello in cui gli scrittori venivano esortati ad usarne di meno. Successivamente tale appello viene ripetuto e la carta viene definita come le munizioni. Il problema di tutto ciò era che a Nord di Roma la guerra continuava.
Si diffonde notevolmente “Il Tempo” destinato a diventare in Italia l’unico quotidiano apparso nei giorni della Liberazione che sopravvive. Esso nasce dalla collaborazione di Renato Angiolillo con Leonida Repaci. Il primo aveva una forte passione per la scrittura oltre che idee molto chiare e grande determinazione. Angiolillo per pagare le prime spese relative al suo giornale mette in vendita persino i gioielli di famiglia. Inizialmente sono presenti sia l’accenno al giornale di Cavour, sia la dizione “giornale socialdemocratico” che nel corso delle edizioni scompaiono entrambi. Il Cln chiede la soppressione di questo giornale il quale viene sospeso ma poi ottiene nuovamente le autorizzazioni necessarie alla pubblicazione degli altri numeri.
Compare in questo periodo anche il primo quotidiano dichiaratamente di destra e monarchico “L’Italia nuova”. Il quadro della stampa romana si allarga sempre di più. In questo periodo i giornali più diffusi superano i quantitativi di carta previsti che gli vengono concessi da quelli meno diffusi i quali vendono il loro surplus. Inoltre, si procede con il mercato nero.
Nel 1944 sul “Corriere di Roma” riappaiono i programmi dei teatri, dei cinema, gli annunci economici, le recensioni dei libri e delle mostre d’arte. La Federazione nazionale della stampa italiana, soppressa dal fascismo si riafferma tra il 1943 e il 1944. La composizione del Consiglio è unitaria in quanto sono rappresentate tutte le forze politiche. Alla Commissione viene affidato un compito molto difficile: l’epurazione. Infatti, la fedina politica dei giornalisti era molto varia: si andava dal fascista accanito a quello che aveva firmato solo per paura, all’antifascista e così via. La Federazione intraprende la via della pacificazione generale favorendo la restaurazione invece del rinnovamento.
Nel 1944 le pagine dei giornali sono occupate dalle notizie politiche: la lotta accanita sui problemi che dividono lo schieramento fascista e le vicende di Firenze. Il Comitato toscano assume la gestione de “La Nazione del popolo”. Sospeso in seguito alla richiesta degli Alleati ma presto ritornato a pubblicare. Anche la radio di Firenze ottiene una certa autonomia.
Il 26 novembre il governo entra in crisi e Bonomi lancia un siluro al Cln in seguito al quale il governo viene ricomposto. Nel 1944 “Il Tempo” vede la rottura di Angiolillo e Repaci. Nel 1945 i costi salgono e non bastano più poche lire e mezzi di fortuna per mandare avanti un giornale. Si affiancano ai quotidiani i settimanali.
Luigi Barzini junior tenta di avvicinare il pubblico ai problemi economici e finanziari con “Il Globo” che ha molto successo. Si diffonde “L’Uomo qualunque” di Guglielmo Giannini che darà origine ad un movimento caratteristico del dopoguerra. Inserisce nel suo giornale il trafiletto autobiografico in cui si descrive così: “io sono quello che non crede più a niente e a nessuno”. Egli interpreta uno stato d’animo già esistente ma non espresso. Giannini ha molto successo con il suo settimanale “L’Uomo qualunque”. Successivamente commetterà un errore politico che lo porterà alla sospensione del suo giornale e, poi, alla sua immediata ripresa di pubblicazione.
Avviene il passaggio di mano del giornale del Pwb, “Il Corriere di Roma”, sostituito da “Il Giornale del Mattino”. Viene, inoltre, costituita, a Roma, un’agenzia nazionale di informazione.
I giornali della Liberazione nelle città del Nord
Nell’Italia settentrionale durante il periodo fascista e della Repubblica di Salò, il percorso dei media è sicuramente differente rispetto a quello del meridione. Sono numerosi i problemi e gli ostacoli che limitano la stampa e la libertà di espressione ottenuta in altre regioni seppur inizialmente vincolata da autorizzazioni. A Nord hanno sede i maggiori quotidiani fascisti e non si parla più di rinnovamento o restaurazione ma di rinnovamento o rivoluzione.
In questo periodo ottiene molto prestigio il “Corriere della Sera”, andando a ruba nonostante la richiesta di soppressione da parte delle sinistre. Sorge “Il Nuovo Corriere” ma dopo la pubblicazione del suo primo numero a una lira, è destinato ad essere soppresso. Nel settentrione la stampa di partito va sicuramente a ruba ma non raggiunge certamente i picchi ottenuti nella città di Roma perché a Nord le forze politiche che premono al fianco degli Alleati riescono ad imporsi ben presto.
È noto inoltre il “Corriere Lombardo”, in cui sono riportate numerose fotografie di belle donne ma anche di cronaca nera, i cui testi scorrono velocemente, i cui titoli sono brillanti e in cui vengono fatte rivelazioni riguardanti il regime fascista. A Torino, dove la Resistenza si era manifestata più evidentemente, mostra il suo disaccordo verso le testate compromesse con il fascismo. Nel resto del settentrione il problema non trova soluzioni univoche.
Repubblica e Costituzione
Lo scontro Repubblica-Monarchia
Si svolgono le elezioni, dopo più di venti anni, senza incidenti. I quotidiani trattano soprattutto di politica. Protagonisti sono Togliatti, Nenni e De Gasperi. Il 1946 in cui la situazione economica è molto difficile, è un anno di intense polemiche. Inoltre, si gettano le basi per la futura Guerra fredda che segnerà il dopoguerra. In questo periodo sono noti sia la disoccupazione sia il problema della ricostruzione industriale. L’evento che caratterizza il 1946 è la votazione Monarchia o Repubblica.
In questo clima numerosi giornali nascono e scompaiono in tempi molto brevi, infatti, non si è in grado di stabilire quanti siano i quotidiani usciti nel dopoguerra, si pensa attorno ai 150. In questo periodo si rafforza lo schieramento giornalistico della destra e del centro mentre si indebolisce quello della sinistra. Una novità nota avviene a Bologna, dove il “Giornale dell’Emilia” viene venduto a industriali tra il 1945 e il 1946.
Borsa, direttore del “Corriere”, invita i lettori a votare Repubblica contestando il “salto nel buio”. Il 5 giugno può annunciare che la vittoria della Repubblica è sicura. Dopo il referendum la situazione politica non riesce ancora a stabilizzarsi. Ad agosto Borsa esce dal “Corriere” ed il nuovo direttore diviene Guglielmo Emanuel il quale non aveva mantenuto l’impegno di non cambiare nulla in redazione ma aveva, invece, riassunto giornalisti legati al fascismo e alla monarchia. Emanuel, come aveva già detto a Borsa, voleva dare al “Corriere” l’indirizzo opposto rispetto a quello dato da Borsa.
I quotidiani, quindi, in mezzo a tanta politica, cercano di dare spazio anche alla cronaca nera e a quella giudiziaria.
La Carta costituzionale e la legge sulla stampa
L’Assemblea costituente nel 1946 affronta il problema della libertà di stampa, argomento molto discusso. In questo periodo i principali partiti che si affermano sono la Dc e il Pci. Viene elaborata la Carta costituzionale. Pio XII esprime le sue perplessità e paure sul concedere, in questo caso alla stampa, troppa libertà. De Gasperi, quindi, cerca di mediare tra queste posizioni. Vengono, così, abolite le restrizioni sulla stampa ma quest’ultima doveva essere morale e non offendere il patrimonio religioso e morale italiano. De Gasperi vuole estromettere dal governo socialisti e comunisti.
Si discute anche sull’accertamento della provenienza delle informazioni che giungono ai giornalisti e sulle fonti finanziarie. Il primo argomento viene bocciato mentre per il secondo la legge può accertarsene, anche se quest’ultima è una formula molto vaga. Viene trattata anche la stampa pornografica ed il provvedimento preso è quello che sia difeso e rispettato il buoncostume. La Costituente provvede con una legge stralcio ma quella definitiva sarà emanata dal Parlamento della Repubblica. La legge del 1948 abolisce ogni forma di autorizzazione, aggrava le pene per diffamazione ecc.
In questi primi anni di libertà il progresso per il giornalismo passa attraverso un ordinamento liberale ma con regole ben precise, basato sull’accertamento delle fonti di finanziamento, sui costi della carta e sul contratto di lavoro.
I giochi sono fatti
I vecchi quotidiani compromessi con il fascismo hanno riottenuto i loro stabilimenti e le loro testate.
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