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Storia contemporanea

Cos'è la storia contemporanea?

Una delle periodizzazioni della storia contemporanea parte dalla rivoluzione francese. La storia contemporanea cosiddetta nasce in tempi recenti, prima la contrapposizione fra l'antico e il moderno era più definita. Durante l'Umanesimo nasce la tripartizione in: età antica, Medioevo (età di mezzo), età moderna (all'epoca identificata con il Rinascimento) che si è poi consolidata nei secoli successivi e rimasta in vigore fino a pochi decenni fa (circa anni '80) quando si è cominciato a parlare di storia contemporanea.

Partizione in 4 epoche: età antica (finisce con il 476 d.C, caduta impero romano occidente) medioevo fino al 1492, scoperta America che dà inizio all'età moderna. 1815, congresso di Vienna e Restaurazione, dava inizio all'età contemporanea. Questi grandi eventi vengono denominati “inaugurali”, di rottura. Le periodizzazioni ci permettono di leggere il passato, organizzarlo secondo coordinate spazio-temporali. Rispecchiano però una determinata interpretazione del passato e del presente, non sono neutre bensì un punto di vista.

Scelta dell'inizio dell'età contemporanea

Qual è il criterio per scegliere l'inizio dell'età contemporanea? Quando hanno cominciato ad affermarsi quei caratteri che contraddistinguono il mondo attuale? Congresso Vienna → periodizzazione legata a una lettura della storia in chiave politico-istituzionale, che assegnava un ruolo esclusivo all'Europa. Assegnava una centralità alla politica della restaurazione, ossia la censura e repressione degli eventi rivoluzionari del 1789.

Chi ha messo in discussione questa periodizzazione e introdotto la nuova? Hobsbawm, storico dall'impatto fondamentale. Ne "Le rivoluzioni borghesi", 1962, afferma che la Restaurazione di per sé non è stata significativa, non ha aperto una nuova epoca, il programma era destinato a fallire in breve tempo, messo in discussione già dai movimenti del 20-21. Mentre i movimenti rivoluzionari del 1789 hanno poi portato a movimenti di indipendenza successivi. Fondamentale anche la II rivoluzione industriale anche per l'emergere di una nuova élite economica, la borghesia capitalista, che ha portato una profonda trasformazione della società. → doppia elica delle due rivoluzioni, entrambe indispensabili.

Ulteriori fratture storiche

Ulteriore frattura → anni '70 del 1900 inizio di una nuova epoca? Rivoluzione telematica delle comunicazioni → determinata dalla scoperta e affermazione di internet. Ne siamo all'interno, quindi non siamo in grado di determinare l'importanza degli avvenimenti.

Video Hans Rosling

Mette insieme tre elementi diversi: popolazione (aumento nel mondo), ricchezza (PIL), discriminante geografica (come i primi due elementi hanno andamenti diversi nelle diverse aree geografiche e all'interno delle medesime aree).

  • Popolazione: 2009 → 6,8 miliardi, 1913 → 1,8 miliardi, 1820 → 1 miliardo, 1700 → 600 milioni, inizio era cristiana → 200-250 milioni. Il tasso di crescita è accelerato progressivamente: es. dall'anno uno ci sono voluti XV secoli perché raddoppiasse, dopodiché dal 1750 al 1950 (comprendono parte dell'età contemporanea) si è decuplicata, un raddoppio ogni 120 anni. Dal 1950 al 1990 in soli 40 anni si ha avuto un nuovo raddoppio. Ma per la prima volta dopo il 1970 il tasso di crescita ha cominciato a rallentare, nel 2009 era quasi dimezzato. → evidente il cambio di periodo negli anni '70.
  • Produttività: Il prodotto mondiale si è triplicato dal 1000 al 1700; stessa cosa anche dal 1700 al 1870 (includendo la I rivoluzione industriale di inizio settecento). Incremento annuo del PIL: fino al 1820 è stato intorno al 1%, dopodiché dal 1870 al 1913 si è triplicato (prima della Grande Guerra). Poi triplicata nuovamente tra 1950 a 1973 (intorno al 9%) → miracolo economico dopo la seconda guerra. Dopo 1973 (7%) → trend discendente anche in questo caso. (anno dello shock petrolifero) Incrociando i dati: Il PIL è aumentato di più della popolazione → porta all'allungamento dell'aspettativa di vita media.
  • Variabile Geopolitica: Mondo occidentale e Giappone hanno un percorso di industrializzazione simile e fino all'inizio dell'Ottocento sono uguali al resto del mondo. Con la I rivoluzione industriale nascono le divergenze: biforcazione nel percorso di crescita della produttività e quindi qualità della vita fra “west and the rest”. Inversione trend nel 1973-2008: incremento ricchezza in occidente è pari al 94%, prima era al 132%. Nel resto del mondo passa dal 89% al 137% → sorgere della Cina e India → la distinzione fra occidente e il resto non vale più, anche perché le condizioni interne fra regioni (ad es. Cina) sono molto differenziate.

Ultimi decenni del 1800

Ultimi decenni '800 → forte accelerazione sia sul piano economico (scambi commerciali), politico-culturale (imperialismo coloniale), grandi flussi migratori. → legato al processo di II rivoluzione industriale (1870 - fine Ottocento), la prima era stata agli inizi del 1700. La differenza fra i due sono i paesi coinvolti, le nuove fonti di energia, i nuovi prodotti, la struttura delle imprese e i circuiti finanziari. Il processo di sviluppo industriale a fine Ottocento ha un impatto fondamentale su tre aspetti caratterizzanti dell'età contemporanea: la nascita della società di massa, il rafforzamento degli stati nazionali, espansione degli imperi coloniali.

Rivoluzione industriale e protezionismo

  • Paesi coinvolti nella I rivoluzione industriale: Inghilterra, Francia, Belgio. → Con la II rivoluzione industriale invece si espande alla Germania, in misura inferiore anche l'Italia e l'impero russo. Emergono anche nuovi e importanti attori fuori dal continente europeo: Giappone, Stati Uniti → intreccio globale degli scambi che entra in collisione con l'affermarsi di politiche di carattere protezionistico.
  • Liberismo: teoria economica che afferma che non ci sia bisogno di nessun soggetto regolatore dei processi economici, che si devono sviluppare liberamente ed autonomamente perché hanno in sé una capacità di autoregolamentazione → il potere politico non deve intervenire (laissez faire) (Adam Smith, 1776, La ricchezza delle nazioni → periodo successivo alla I rivoluzione industriale).
  • Protezionismo: Lo stato protegge, attraverso tariffe doganali, il mercato interno dai prodotti stranieri, limitandone la potenzialità e della forza all'interno del mercato dell'acquisto. (Ingresso dello stato all'interno del dominio economico) → perché questo atteggiamento sorge durante la II rivoluzione industriale? Perché i paesi che ora si affacciano all'industrializzazione (“late joiners”) devono confrontarsi con paesi competitori già molto più sviluppati, come l'Inghilterra. Questo atteggiamento crea forti tensioni dal punto di vista diplomatico fra i paesi che adottano questa politica economica e i paesi che vengono esclusi.

Il ruolo dello stato nell'economia

Il ruolo assunto dallo stato nella regolamentazione dei processi economici nella II rivoluzione industriale non si limita alle politiche protezionistiche, ma anche sul piano dei finanziamenti, i capitali necessari all'industria per svilupparsi. Lo stato è in primo luogo committente, ovvero chiede all'industria di fornirgli beni e servizi (es. trasporti → sviluppo delle ferrovie, che è una modalità in cui lo stato finanzia l'industria.) Diretta partecipazione dello stato anche al capitale finanziario necessario alle industrie per nascere e consolidarsi.

Perché questo è necessario adesso durante la seconda rivoluzione? Innanzitutto sempre per la competizione fra stati, ma anche perché gli investimenti necessari sono superiori rispetto al passato; adesso le aziende sono di dimensioni accresciute e ci si deve confrontare con il gigantismo industriale (numero degli operai, grandezza degli stabilimenti, ecc.) → i costi non possono essere sostenuti dal singolo imprenditore.

Nascita della società per azioni e delle banche

Nasce e si afferma la società per azioni → SPA (parte dal principio secondo cui un'industria che ha dimensioni così grandi e bisogno di un ingente capitale non può fondarsi sull'investimento dei singoli soggetti, bensì frutto di investimenti congiunti → capitale dell'impresa suddiviso in singole quote che i soci possono possedere in misura maggiore o minore.)

Nascita e affermazione delle banche → intermediari tra le industrie e i loro finanziatori che possono essere anche i piccoli-medi risparmiatori. Le banche raccolgono i risparmi degli individui, finanziano attraverso l'acquisto di azioni o per via diretta le industrie e garantiscono alle imprese il capitale necessario per la loro espansione attraverso il meccanismo del prestito. Questo garantisce agli imprenditori un accesso ad ampi finanziamenti altrimenti impensabile. → accentramento del potere economico finanziario nelle mani di pochi individui; diventano centrali i circuiti finanziari attraverso i quali si garantisce il capitale necessario per gli impianti industriali.

Passaggio dal capitalismo imprenditoriale al capitalismo finanziario → non solo centralità dei singoli imprenditori, ma ruolo cruciale dei circuiti finanziari e le loro dinamiche interne. Accentramento del potere economico finanziario avviene anche con una modalità diversa legata alla nascita di aggregazioni tra imprese sia a livello orizzontale che verticale. Alcuni imprenditori si accordano per gestire in maniera congiunta un settore economico particolarmente promettente e gli accordi avvengono sia per via verticale (tra gli imprenditori che controllano le materie prime, e dalla materia prima al prodotto finale → trust) sia per via orizzontale (cartelli che riuniscono le aziende che producono uno stesso bene e che accordandosi possono determinare i.e. il suo prezzo sul mercato).

Trust e cartelli consentono alle grandi imprese di muoversi in una condizione di monopolio dei singoli settori produttivi. → negli USA si sviluppano per primi e assumono una dimensione più significativa; gli USA mantengono un forte legame con il liberismo, e la forte resistenza da parte dello stato di controllare l'ambito economico favorisce il libero sviluppo. 1890 tentano di imporre dei limiti ai trust ma ad aziende che ormai hanno conquistato il quasi totale monopolio in alcuni settori (es. Standard oil company controllava il 90% della produzione del petrolio raffinato). → oligopolio → concorrenza fra pochi soggetti all'interno dei diversi mercati.

Fonti di energia e nuovi settori produttivi

Fonti energia, nuovi settori produttivi della II rivoluzione industriale: Carbone e ferro → materie prime della I rivoluzione industriale, settore trainante quello tessile. Le nuove fonti nella II sono l'energia elettrica (molto più semplice da utilizzare e dislocare attraverso i cavi ed è molto più potente) e successivamente il petrolio. A rimpiazzare il ferro è l'acciaio (industria siderurgica) e il settore chimico acquisisce importanza (coloranti, medicinali, fertilizzanti, concimi chimici) strettamente legato al settore agricolo (introduzione dell'uso delle macchine, uso fertilizzanti e concimi che aumenta la produttività delle campagne anche a fronte di una diminuzione della forza lavoro impiegata.)

Processo di gigantismo industriale e impiego sempre più esteso di manodopera si accompagnano alla definizione di tecniche e modalità di lavoro che diventano dominanti all'interno delle industrie (taylorismo → Frederick Taylor, esponenti più significativi del movimento che studia e afferma l'organizzazione scientifica del lavoro per ottimizzare i tempi e i modi dell'attività industriale per arrivare a una maggiore produttività. → catena di montaggio ≠ Fordismo degli anni '20 del '900) (uomo come ingranaggio della macchina, non più soggetto.) Con la II rivoluzione industriale in alcuni paesi avviene una trasfigurazione dell'economia nazionale (in ENG agricoltura quasi scompare), in altri (RUS, ITA) l'impatto è minore e differenziato nei settori.

Crisi economiche e grandi depressioni

Periodo della II rivoluzione industriale non è caratterizzato da un trend continuo e costante di crescita; il processo di crescita subisce delle brusche interruzioni che corrispondono a specifiche congiunture negative (anni di crisi, es. 1873-79; 1882-84, 1890-93 → crisi cicliche seguite da riprese). Questo aspetto potrebbe far pensare a una grande depressione (o stagnazione) più che a una rivoluzione industriale. Per alcuni è più importante l'impatto della crisi che i periodi di effettivo sviluppo → dai contemporanei sono percepite come crisi profonde. Es. caduta dei prezzi dei prodotti sul mercato → calo dei profitti dell'industria. La crisi non riguardò tanto la produttività, quanto la redditività (si produce e tanto, ma si guadagna di meno → crisi di sovrapproduzione, ossia di saturazione del mercato che non recepisce tutti i prodotti che provengono dalle industrie in crescita e lo squilibrio della domanda e dell'offerta implica una necessaria caduta dei prezzi.)

Tutte queste crisi ebbero una dimensione mondiale: magari più intense in singoli paesi ma i loro effetti attraversarono tutte le economie internazionali, per via delle interconnessioni fra le diverse economie nazionali che portano a un effetto domino. La grande depressione ebbe degli effetti pesantissimi in agricoltura → crisi agricola soprattutto perché i cereali prodotti in misura sempre più massiccia grazie alle tecnologie da parte degli Stati Uniti, dell'Australia e dell'Argentina saturarono i mercati.

È questa grande depressione che determina in maniera più marcata alcuni degli elementi caratterizzanti dell'economia industriale in questi anni, es. il protezionismo che si instaura nelle fasi di crisi. Questo determina la fine del liberismo secondo alcuni studiosi: Livello dazi vigilia della 1a guerra mondiale: approssimativamente pari al 19% nell'Europa continentale, quasi nullo in GB (ha un suo bacino di mercato direttamente controllato → colonie), 25% in Giappone, oltre 40% USA, che ricorrono spesso a misure protezionistiche. Costituirsi e consolidarsi di trust e monopoli si accelera durante la crisi perché soltanto le industrie più grandi riescono a restare sul mercato, le piccole e medie industrie soccombono → si inasprì la concorrenza fra le diverse industrie nazionali.

Migrazioni alla fine dell'800

Fine '800 una sintesi delle grandi migrazioni che hanno ruolo alla fine dell’800: 46 milioni di persone che emigrano dall’Europa alle Americhe, 24 dall’India e dalla Cina meridionale verso il sud est-asiatico, 27 milioni dall’Asia nord-orientale e dalla Russia verso la Manciuria, l’Asia centrale e il Giappone.

Ragioni e caratteristiche dei flussi migratori

  • Il flusso più significativo riguarda l’Irlanda (paese povero e non toccato dall’industrializzazione), La Germania (coinvolta nella seconda rivoluzione in maniera significativa. Ma la rivoluzione riguarda solo alcune aree circoscritte, ci sono anche aree represse ancora legate all’economia agricola che sono legate ad un mercato del lavoro che si fa transnazionale), l’Austra-Ungheria.
  • Emigrazione italiana: Il ventaglio dei paesi d’arrivo della migrazione è ampio e riguarda anche paesi del sud-America (per trovare lavoro nella manodopera delle grandi piantagioni, attraverso nuove legislazioni che sanciscono la fine della schiavitù, c’è bisogno di braccia nelle piantagioni a forma intensiva), non sono gli Stati Uniti. In Italia si emigra soprattutto dalle regioni agricole del sud ed il Veneto, che non erano state toccate dalla rivoluzione.
  • Effetti dei mercati globali: Sull’emigrazione italiana ma non solo, hanno un’influenza significativa gli effetti dei mercati globali, i prodotti agricoli → cereali prodotti dai paesi che attraverso il processo di meccanizzazione aumentano la produttività e abbassano il loro prezzo, questo è disastroso per l’economia nazionale italiana, ciò che si guadagna con il lavoro della terra non è più necessario per sopravvivere.
  • Legame tra emigrazione e sviluppo: Nei paesi di partenza viene alleggerita la pressione demografica, si vive con meno ma meglio. Promuovere sviluppo economico dei paesi di partenza, i denari sono stati investiti nell’economia nazionale ed hanno creato un flusso finanziario funzionale allo sviluppo economico dei paesi toccati dall’immigrazione in maniera più significativa.
  • Rivoluzione dei trasporti: possibilità effettiva di migrare, potenziamento delle navi, delle ferrovie, rende le mete verso le quali si emigra più facilmente, velocemente e con un costo minore. Le compagnie fanno propaganda per i migranti per guadagnare.
  • Monocolture per l'esportazione: Estensione delle grandi monoculture di prodotti destinati all’esportazione e sempre più richiesti sul mercato globale, soprattutto paesi occidentali. Es. caffè, cacao, tè, gomma. Le migrazioni in questo caso forniscono manodopera sottopagata a grandi colture estensive che trovano più conveniente reclutare un numero maggiore di persone piuttosto che attrezzare mezzi per la produzione.
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ange(: di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Salvatici Silvia.
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