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Cap. 1
Tra il 600 e il 700 si tracciano percorsi stabili che danno vita ad una prima forma di globalizzazione, dalla quale, più o meno direttamente, nasce una nuova società dei consumi. Nasce questa prima forma di globalizzazione per svariate ragioni in realtà, prima tra tutte il commercio. Così si vengono a creare degli schemi fissi di navigazione dall'Europa:
- Uno verso le Indie Orientali (tè, caffè, tessuti di cotone)
- Uno triangolare verso l'Africa e l'America, dove aumenta la popolazione delle colonie che richiedono prodotti europei come metalli, utensili vari, armi, bottoni. Si importano in Europa invece caffè, zucchero e tabacco e cotone. Aumenta vertiginosamente il commercio di schiavi fino ad arrivare da meno di 4 milioni a 88 milioni di schiavi esportati dall'Africa e portati in America. Sono prigionieri di guerra uomini e donne di giovane età, vengono fatti lavorare per 15-17 ore al giorno nelle piantagioni. Uno dei paradossi della storia europea settecentesca è che le società che più danno sostanza al concetto di libertà, come la UK e le colonie americane, sono anche quelle che con maggiore noncuranza accettano e praticano l'idea di un'essenziale disuguaglianza razziale.
Europa-Africa-America: commercio triangolare. Rispetto al commercio del diciassettesimo secolo, sono le navi spagnole, olandesi e portoghesi che dominano; ora solo quelle inglesi e francesi. Nasce così non solo una competizione tra Francia ed Inghilterra a livello economico-commerciale, ma anche politico-militare. Quindi vi è una crescita di produzione in base all'aumento della domanda grazie anche al traffico transoceanico, e si verificano profonde trasformazioni che porteranno alla prima rivoluzione industriale.
Primo tra tutti, a risentire delle trasformazioni vigenti è il settore agricolo e vi è un aumento dei salari dei semimarginali (come marinai, mercanti, manovali dei porti) che aumentano la domanda dei prodotti del settore agricolo. In particolare, in alcune zone dell'UK e dei Paesi Bassi non solo si produce di più, ma anche meglio, talmente meglio che c'è chi parla anche di Rivoluzione Agricola. Questa rivoluzione nasce da una rivoluzione del sistema di produzione, dallo sfruttamento delle terre alla gestione delle aziende.
Preliminare a tutto ciò vi è un processo di enclosure ("recinzione"), già in atto dal XVI secolo, ma che si accelera clamorosamente nel XVIII secolo. Dopo le recinzioni, i proprietari affidano le terre ad affittuari, una specie di manager che a loro volta assumono manodopera salariata, e la manodopera è composta dagli stessi soggetti rimasti fuori dagli Enclosure Acts. Oltre ciò, gli affittuari, veri protagonisti di questa rivoluzione nelle campagne, cambiano il sistema di rotazione delle colture e introducono una rotazione pluriennale. La rotazione è la modalità di coltivazione delle piante in un'unità agricola; quella più semplice è la biennale, nella quale si divide il campo in due parti: una a maggese (a riposo) e l'altra a grano.
Nelle rotazioni pluriennali invece si divide il campo in quattro: una a foraggi, una a frumento, una a rape e una a orzo (per esempio), e viene fatta ruotare la semina dei prodotti. L'innovazione consiste soprattutto nell'introduzione dei foraggi in rotazione (erba medica o trifoglio), perché i foraggi trasmettono azoto al terreno e aumentano la sua produttività. Oltre a ciò, i foraggi possono essere usati come mangime per il bestiame. Questo sistema rinnovato è noto come sistema di Norfolk e prende il nome da una contea inglese che riscuote maggior successo nelle nuove sperimentazioni.
Tutto ciò implica il fatto che grazie ai nuovi sistemi di produzione si possono produrre maggiori quantità di prodotti agricoli a costi minori, portando ad un aumento del potere d'acquisto. Successivamente si diffondono anche nel resto d'Europa i nuovi sistemi produttivi. Nel corso del 600 si diffonde e sviluppa la coltura del riso, del mais e della patata. Con l'abbassamento dei prezzi e la fase espansiva, prima vi era un temporaneo aumento della popolazione. Temporaneo perché la popolazione cresceva più delle possibilità di offerte dei prodotti (di espansione dell'agricoltura) e quando si raggiungeva il limite i prezzi ricrescevano nuovamente e la popolazione ridiminuiva anch'essa a causa di gravi crisi di mortalità. Questo schema che si ripropone periodicamente è descritto dal modello Malthusiano.
Invece nel XVIII secolo non vi è alcuna interruzione, e ciò è reso possibile da una netta diminuzione della mortalità infantile. Perché nel 700 si muore di meno? Le ipotesi più convincenti sono:
- Migliore disponibilità dei beni alimentari
- Miglioramento del tenore di vita e delle condizioni igieniche
- Miglioramenti delle pratiche mediche
Inoltre, in questo periodo scompare la peste grazie al miglioramento generale delle condizioni di vita.
La prima rivoluzione industriale
Si verificano in questo periodo molti cambiamenti, particolarmente in UK, primo tra tutti quelli nel settore della produzione di tessuti. La domanda in questo settore aumenta sia nel mercato britannico interno sia nelle colonie, e questa domanda porta a ricerche per lo sviluppo e la maggior produzione di beni di questo settore, arrivando ad equiparare i tessuti che fino ad allora l'avevano soddisfatta (tessuti dall'India). Quindi si arriva, nel 1733, con John Kay alla navetta volante, un sistema capace di far muovere meccanicamente sul telaio la spola con il filo, in grado di produrre un tessuto di dimensioni doppie rispetto a quello che l'uomo a mano può produrre. Ma si arriva ad un momento in cui i tessitori hanno bisogno di più quantità di filo, proprio perché possono produrre una maggior quantità di tessuti in minor tempo.
Così, alcuni personaggi come Crompton mettono a punto un macchinario (Mule Jenny), modificando quelli di Hargreaves e Arkwright, risolvendo il rapporto tra tessitura e filatura, così crea il filatoio ad energia idrica capace di far muovere più fusi contemporaneamente, e arriva il problema inverso: la tessitura ora non riesce a sostenere i ritmi della filatura. Infine, l'ecclesiastico Edmund Cartwright nel 1784 costruisce il primo telaio meccanico, risolvendo la questione.
Oltre all'innovazione nell'ambito tessile, ne abbiamo un'altra nel settore siderurgico in Inghilterra, quando i Darby riescono a perfezionare la produzione di ghisa attraverso la combinazione di carbone fossile e materiale ferroso. Il perfezionamento di questa tecnica permette di creare nuovi e migliori oggetti e materiali. Ma ancora non è così malleabile e il vero perfezionamento verrà apportato da Cort, che riuscirà, attraverso una sua ulteriore lavorazione (laminazione e puddellaggio), a produrre ferro di buona qualità a minor prezzo.
Questo sviluppo si traduce in aumento della domanda di minerale ferroso e carbone fossile, così si scava sempre più a fondo, ma l'inabissarsi delle miniere è possibile solo attraverso un adeguato pompaggio in superficie dell'acqua che si trova. Così Watt produce nel 1781 una pompa a vapore di grosse dimensioni che non necessita di una grande quantità di carbone. Ma la macchina di Watt può essere usata anche per dare energia ad altre macchine, e nel 1782 disegna il modello modificato che verrà poi chiamata macchina a vapore. Questa è un'innovazione di portata straordinaria, in quanto è in grado di produrre artificialmente energia, anche a ciclo continuo se lo si desidera, mentre precedentemente si usavano solo le fonti energetiche eoliche, idriche, umane e animali.
Queste innovazioni e il miglioramento delle stesse hanno degli effetti a catena: le macchine di un settore iniziano ad essere usate anche nell'altro e aumenta notevolmente la produzione di beni a prezzi minori, aumentano i salari che si traducono in ulteriori aumenti della domanda. Queste sono le premesse e le prime fasi di quella che è stata chiamata rivoluzione industriale, secondo J.Hobsawm: "La più grande trasformazione che si sia avuta nella storia umana, dall'epoca remota in cui l'uomo scoprì l'agricoltura e la metallurgia, la scrittura, la città e lo stato. Questa rivoluzione ha trasformato e continua a trasformare il mondo intero."
In Inghilterra:
- Sembra avere cicli di espansioni con carattere cumulativo apparentemente inarrestabile, una sequenza dinamica di domanda e offerta, di botta e risposta
- Ciò che avviene viene preso come modello politico, economico dagli altri paesi europei
- Le trasformazioni si localizzano in aree specifiche in base anche alle caratteristiche delle aree stesse, creando così una geografia produttiva definita a macchia di leopardo
- Gli operai sono ex artigiani o ex contadini o ex piccoli proprietari terrieri, e le nuove unità produttive sono le fabbriche e le loro macchine, invece che laboratori artigianali o simili. Oltre ciò, anche i bambini e le donne vengono incluse in questa fase di progresso, in particolare nelle industrie tessili, ma sono pagati meno degli uomini.
Le condizioni di lavoro sono molto diverse da quelle relativamente elastiche in vigore nelle botteghe artigianali:
- Gli imprenditori impongono turni sequenziali, con orari di ingresso e di uscita estremamente rigidi, ottimizzando l'uso delle macchine
- Le condizioni del lavoratore sono pessime (pericolose, antigieniche)
- Le innovazioni sono labour saving, ovvero si risparmia l'impiego della manodopera e così facendo si raggiungono alti tassi di disoccupazione, indotta dalle nuove tecnologie
Cap 2: Rivoluzione Americana
Alla fine della guerra dei sette anni, combattuta tra il 1756 e il 1763, la UK si rivela la più grande potenza mondiale, i suoi domini coloniali sono aumentati notevolmente e controlla aree strategiche della penisola indiana e su tutta l'area coloniale dell'America nord-orientale. Durante la guerra dei sette anni e la gestione delle colonie aumentano le spese alle quali Giorgio III fa fronte con un aumento della pressione fiscale sui contribuenti delle colonie nordamericane. Ma l'aumento delle pressioni fiscali suscita una serie di reazioni che conducono ad una crisi politica di prim'ordine. La UK non ha capito che si ritrova a dover affrontare non popolazioni rozze, bensì persone che non vogliono cedere a Londra e che sono pienamente consapevoli dei loro diritti.
Importanti fattori sono anche le componenti della cultura delle società coloniali nordamericane:
- Per prima la tradizione teologica dei gruppi protestanti puritani, che vedono l'America come terra promessa da Dio e a loro Dio ha dato il sacro compito di proteggerla difendendo contemporaneamente anche la propria libertà
- A questa visione dell'America si fonde insieme l'ideale proveniente dall'Inghilterra post-rivoluzionaria secondo il quale gli individui godono di diritti naturali che non possono essere ignorati né estirpati dai sovrani
- In America giunge la letteratura politica antimonarchica di ispirazione illuminista
La politica fiscale che l'Inghilterra attua è distinta in due norme:
- Revenue Act 1764 (limita il contrabbando messo in atto da gruppi di coloni, così da mantenere l'esclusiva sul commercio e limitare le colonie)
- Stamp Act 1765 (su ogni documento ufficiale deve essere apposto un bollo da comprare in locali autorizzati)
Il ricavato va allo stato britannico e serve a finanziare le truppe di stanza nelle colonie e per i funzionari lì dislocati. Le entrate fiscali non devono uscire dal territorio delle colonie. I contribuenti nordamericani iniziano a protestare attraverso articoli o interventi espliciti nei parlamenti locali e la loro tesi è quella secondo la quale l'imposizione fiscale è illegittima. Argomento della loro tesi è il fatto che un organo legislativo come la camera dei Comuni non può far passare nuove tasse a danno delle comunità territoriali alle quali non è stato riconosciuto il diritto di mandarvi rappresentanti che ne possano difendere gli interessi. Così iniziano le manifestazioni di rivolta con lo slogan "no taxation without representation".
Dinanzi alle proteste Londra revoca lo Stamp Act del 1765 ma si rifiuta di dargli dei rappresentanti locali. Nel 1773 il parlamento di Londra attribuisce alla East India Company il monopolio esclusivo della vendita di tè, colpendo così direttamente gli interessi dei contrabbandieri e dei commercianti nordamericani. È chiaro segno del fatto che si preferisce sostenere i "poteri forti" più che gli interessi delle colonie. Ed è proprio ora che si rompe il rapporto tra una parte dell'opinione pubblica delle colonie e il parlamento di Londra. Il 16 Dicembre del 1773 a Boston un gruppo di coloni butta a mare delle balle di tè come segno di protesta, e il governo britannico così chiude il porto di Boston. Alla chiusura del porto i ribelli convocano un Congresso dei rappresentanti delle colonie per fare il punto sulla situazione e stabilire una linea comune di fronte al governo di Londra. 13 colonie mandano i loro rappresentanti al congresso di Filadelfia nel settembre del 1774, composto dai lealisti, dalla parte della UK, e dai indipendentisti radicali. Il congresso arriva ad una mediazione e chiede formalmente al governo britannico di ritirare le norme repressive dei mesi precedenti. Ma la risposta di Londra è militare e di fatti arrestano i leader che guidano la ribellione e l'operazione porta ai primi scontri seri. Un secondo Congresso si propone a Filadelfia il 10 maggio 1775 nel quale si scrive la Dichiarazione, ovvero sia le motivazioni secondo le quali i coloni prendono le armi contro Londra. Gli scontri con Londra si moltiplicano e il congresso decide di battere la propria moneta ed organizzare un esercito suo affidato al comandante George Washington. L'ipotesi dell'indipendenza prima negata ora inizia a prendere forma e viene approvata il 2 luglio e resa nota il 4 luglio del 1776 (Dichiarazione d'indipendenza). I ritratti del re vengono bruciati e iniziano a fare funerali farse di Giorgio III. Anche se la maggior parte dei coloni gioisce, ce ne sono altri che invece rimangono lealisti, e con questa geografia politica interna scoppia la vera e propria guerra delle colonie ribelli contro la UK.
All'inizio del conflitto le cose sembrano mettersi bene per le truppe di UK ma vengono colti sistematicamente di sorpresa dalle truppe di Washington che li sconfigge. Anche perché non dobbiamo dimenticarci che se da un lato vi sono soldati costretti a combattere, dall'altro ci sono soldati che lottano per la loro libertà, conseguentemente più motivati. A rendere determinante l'esito della guerra è anche l'intervento di altre potenze europee: Francia, Olanda e Spagna, che prendono attivamente parte al conflitto, garantendo anche prestiti e si offrono come nuovi partner commerciali. La Francia nel 1778 riconosce l'indipendenza degli Stati Uniti. Nel 1781 si arriva alla battaglia decisiva combattuta a Yorktown, occupata dalle truppe inglesi e poi liberata. Segna definitivamente la fine della guerra. Pace firmata a Parigi il 3 Settembre 1783.
Tra il 1776 e il 1780 le 13 colonie si sono già trasformate in stati autonomi, ciascuno dei quali dotato da una costituzione scritta che riconosce come unica forma istituzionale la repubblica, parlamento elettivo, suffragio universale maschile. Nel maggio del 1787 i delegati degli stati riuniti a Filadelfia in un convenzione decidono di divenire una repubblica federale. Sotto la presidenza di George Washington si scrive la costituzione già pronta nel settembre del 1787. Marzo 1789 la costituzione viene approvata a maggioranza e viene eletto il primo presidente degli Stati Uniti d'America, George Washington. Ci sono ovviamente nuove discussioni da portare avanti e ci si trova dinanzi a due schieramenti ben precisi: federalisti che danno preponderanza al governo centrale sui minori (Washington e Adams) e i repubblicani, sostenitori dei diritti degli stati dinanzi al governo centrale (Jefferson). I repubblicani fanno approvare un punto fondamentale, ovvero sia il Bill of Rights, la lista dei primi 10 emendamenti alla costituzione (garantiscono la libertà di religione, di parola, stampa... tutti i limiti che il governo centrale deve rispettare nei confronti dei singoli individui e nei confronti degli stati dell'unione). Questo primo successo precede l'avvento al governo dei repubblicani (Jefferson, per esempio, dal 1801 al 1809). Successivamente si propongono questioni come quella della cittadinanza americana, modificata più volte; la neonata repubblica si crea i suoi simboli, come la bandiera, il gran sigillo degli Stati Uniti e il genio d'America.
Cap 3: La rivoluzione francese
Anche la Francia, come l'Inghilterra, è segnata da una grave crisi fiscale, in particolare dopo la guerra dei sette anni e dopo la rivoluzione americana, alla quale ha preso parte attivamente. Così il ministro delle finanze Charles Alexandre de Calonne progetta un piano che prevede l'abolizione delle dogane interne, la liberalizzazione del commercio del grano, l'abolizione delle esenzioni fiscali di cui godono ancora clero e nobili. Il re è d'accordo, ma il Parlamento parigino no, non esclusivamente per il contenuto sociale, ma anche per il fatto che vi è il desiderio di lasciare inalterati i rapporti di forza tra le istituzioni: vogliono restare dei perni del sistema istituzionale senza che alcuna riforma li minacci o ne alteri la centralità. Da una parte quindi vi è il sovrano che vuole imporre la sua centralità dall'altra...
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