La posizione fiorentinista e Machiavelli
Machiavelli: Discorso sopra la nostra lingua
Esito della questione linguistica cinquecentesca
Due passi dal saggio di Formentin Filologia e Lessicografia: due discipline in contatto
Da "testum" a "testa"
La trafila che porta da "testum" latino alla nostra "testa"
Termine "gastra" e "grasta"
La trafila del termine "gastra" che porta al "grasta" medievale
Varianti lessicali nella Commedia di Dante
I casi di "vecchio" e di "mangiare"
Bembo e la lingua volgare
Lettura delle Prose nelle quali si ragiona della volgar lingua di Bembo, cap. XXIII
Le Derivazioni di Uguccione da Pisa
Glossario lessicale del latino medievale
La Cronica dell'Anonimo Romano
Analisi linguistica di tratti tipici del romanesco antico nella Cronica
Analisi di un sonetto petrarchesco
Analisi del sonetto petrarchesco di Boiardo, Amorum libri II 47
L'Arcadia di Sannazaro
La revisione linguistica e contenutistica di Ariosto nelle tre edizioni dell’Orlando Furioso
Lingua di Ariosto
La lingua dell’Ariosto non letterario
Proposte per approfondimenti
Modulo 2 - Professoressa Margherita Quaglino
La lessicografia
Il Vocabulista di Luigi Pulci (1465)
Leonardo e lessicografia
Leonardo lessicografo
Le tre fontane di Niccolò Liburnio
Le tre fontane di Niccolò Liburnio (1526)
La fabbrica del mondo
La fabbrica del mondo di Francesco Alunno, il primo vocabolario metodico
Il Vocabulario di Fabrizio Luna
Il Vocabulario di Fabrizio Luna
Vocabolario di Alberto Acharisio da Cento
Il Vocabolario di Alberto Acharisio da Cento
Il Memoriale di Giacomo Pergaini
Il Memoriale di Giacomo Pergaini
Il Dizionario degli Accademici della Crusca
Il Dizionario degli Accademici della Crusca
L'Anticrusca
L’Anticrusca, ovvero il Paragone di Paolo Beni (1612)
Il Ditionario toscano di Adriano Politi
Le poestille di Alessandro Tassoni al Dizionario della Crusca
La lingua della scienza del Seicento
Galileo Galilei, Scienziato e Accademico della Crusca
Analisi dell’allegato
«Lingua della scienza e lingua dei sericoli nel Seicento»
La lingua dei semicolti
Analisi dell’allegato II (Baretti, Lettere famigliari; Foscolo, Epoche della lingua italiana; Manzoni, Della lingua italiana)
Debiti della lingua comune con il toscano
E. De Amicis, L’idioma gentile, 1906
Scambi tra lingua e dialetti
I forestierismi
Unità d'Italia
La letteratura e l’editoria popolare
I quotidiani popolari
Lingua scritta e lingua orale nell’Ottocento
Direttrice sperimentale di Tommaseo e Nievo
La prosa di Foscolo e Leopardi
Riflessione di Manzoni sulla lingua
Le tappe di composizione dei Promessi sposi
I vocabolari del Manzoni
Il viaggio a Firenze
Analisi linguistiche dei Promessi sposi
Direttrici generali della revisione linguistica
Le idee di Manzoni sulla lingua
Relazione "Dell'unità della lingua e dei mezzi di diffonderla"
La lingua del romanzo manzoniano
La lingua del romanzo dopo Manzoni
La lingua del romanzo ne I Malavoglia (1881) di Giovanni Verga
Il corsaro nero (1898) di Emilio Salgari
Secolo dei Vocabolari
Il Vocabolario metodico di Giacinto Carena
I dizionari dell’uso
Lingua della poesia nell’Ottocento
La lingua dell’opera italiana ottocentesca
Unificazione linguistica nel Novecento
Il fenomeno migratorio in Italia
Le conseguenze linguistiche del regime fascista
Italiano in movimento
La canzone italiana
La lingua della pubblicità
Scuola pubblica
Riflessione di De Mauro e Pasolini
Italiano dell’uso medio o neostandard
L’italiano di oggi
L’italiano digitale
Grammatiche e vocabolari nel Novecento
I dizionari etimologici
I dizionari storici
Allegato: La lingua letteraria nella poesia del Novecento
Storia della lingua italiana
Appunti di Alessandro Vercelli
Modulo 2
Il modulo II riguarda la storia della lingua italiana dal 1600 ai giorni nostri.
Storia della lingua italiana Modulo 2
Appunti di Alessandro Vercelli
Lessicografia dal Vocabulista di Luigi Pulci al Vocabolario della Crusca
Il primo argomento sarà la lessicografia, a partire dal 1600, dalla nascita del Dizionario degli Accademici della Crusca e le reazioni a questo evento.
Da metà ‘400 a metà ‘600 cambia il senso che gli autori danno alla lessicografia, alla raccolta e catalogazione di parole.
Il Vocabulista di Luigi Pulci (1465)
Una prima esperienza proto-lessicografica quattrocentesca è il Vocabulista di Luigi Pulci (1465). Fino a questa pubblicazione non erano esistiti vocabolari volgare-volgare, vocabolari monolingua, ma erano state prodotte edizioni di vocabolari bilingue (latino-volgare, per esempio). Non possediamo l’autografo di Pulci con le 400 forme che componevano il Vocabulista; possediamo una copia dell’autografo ad opera di Gianni di Domenico Mazzuoli, detto Istradino, per Monna Lucrezia di Iacopo Salviati.
Era in uso al tempo l’abitudine di produrre liste di parole al fine di ampliare, da autodidatti, il proprio registro lessicale ed affinare la propria lingua madre, il volgare. Rispetto ai vocabolari come noi li conosciamo oggi, nei primi vocabolari volgari venivano catalogati anche nomi propri. Questa abitudine si conservò di fatto per alcuni secoli. Le parole inoltre non sono tipizzate (sostantivi al singolare, verbi all’infinito…).
L’elenco delle parole (più di 400) è diviso in una prima parte (contenente nomi propri) ed una seconda parte (contenente termine di vario tipo grammaticale, soprattutto aggettivi e sostantivi). Pulci cerca di radunare vocaboli dai più disparati ambiti della lingua. Alcuni esempi sono: “ciriffi: sono del sangue di Maometto (arabi)”; “rabi: cioè maestro in ebreo, e sono parole di Vangelo”; “carola: ballo tondo o simile atto”. Sono poi contenuti molti latinismi come latebra, lubrico, laniato, e volgarismi bassi come mecco e rabula. Tutte le varianti diafasiche dei termini erano raggruppate in questi elenchi di vocaboli.
Leonardo lessicografo
Fu importante interesse anche di Leonardo questa redazione di liste di vocaboli in lingua materna. Leonardo, in un suo appunto, sostiene che sia più difficile capire una cosa che nominarla. Egli sostiene che il fiorentino sia così ricco che il nominare le cose non sia un problema.
È importante tutta l’attività onomaturgica portata avanti da Leonardo legata alla sua vasta sperimentazione in tutti gli ambiti del sapere e la relativa necessità di descrivere i procedimenti ed i risultati. Leonardo di fatto non inventa mai ex novo completamente, crea nuovi termini a partire da parole già esistenti. Nel ms. Trivulziano è contenuto un importante elenco di parole redatto da Leonardo, scritto su un foglio riciclato da un vecchio schizzo di volto di un anziano. Questo suo continuo riciclo di carte (molto costose e fortemente carenti) rende difficilissima la datazione dei fogli dei suoi appunti.
Sono più di 8.000 i vocaboli che egli registra prima del 1490. Moltissime cose e parole Leonardo le imparò a Milano grazio al produttivo periodo della sua vita trascorso nella città nell’ambito del mecenatismo di Ludovico il Moro. Leonardo non si limita a copiare le parole. Leonardo copia una serie di vocaboli dal Vocabulista di Luigi Pulci per impararli. Se si confronta l’elenco di Leonardo a quello della fonte si trovano anche parole aggiunte. Per esempio, dopo la parola immagine (contenuta nel Vocabulista) si trovano anche simulacro e similitudine. Queste parole sono legate da un rapporto quasi di sinonimia. Le due parole aggiuntive erano già conosciute da Leonardo e lui le accosta a quella del Vocabulista. Lo stesso accostamento ma basato questa volta sulla ripetizione della desinenza si ha nelle parole frequente | fervente | seghuente; insistere | resistere; virginità | castità.
Si sa che Leonardo era un omo sanza lettere, un illetterato che da autodidatta apprende la lingua e in questi elenchi si sforza di affinarla e ampliarla.
Le tre fontane di Niccolò Liburnio (1526)
Bembo nel 1525 pubblica le Prose sulla volgar lingua. Nel 1526 Niccolò Liburnio pubblica Le tre fontane, opera divisa in tre parti. La prima presenta elenchi di vocaboli tratti da Dante, la seconda elenchi di vocaboli tratti da Petrarca e la terza elenchi di vocaboli tratti da Boccaccio.
Nell’introduzione al volume, Liburnio dice che vuole ricorrere alla somma autorità di questi tre autori “in guisa di àncora in porto per un naviglio”, come àncora per una nave che sta entrando in porto. Questi elenchi sono pensati per aiutare i letterati non fiorentini o toscani che si approcciano alla lingua letteraria; questi letterati così possono appigliarsi a questi elenchi di vocaboli autorevoli per apprendere una lingua poetica riconosciuta.
Egli propone spiegazioni di vocaboli interessanti, vocaboli difficili, latinismi o di altra provenienza particolare. Alcuni esempi di corrispondenze toscano-dialetto o di lingua letteraria-lingua comune sono “albergo, cioè corazza”, “baleno cioè lampo”, “beninanza, cioè benignità”, “cacume, cioè altura”, “cocchiume del barile, diciamo noialtri cocone (buco dal quale si fa uscire il contenuto del barile)”, “santoccio, cioè compare del battesimo (padrino), noialtri diciamo rozzamente santolo”.
È evidente che questa opera di Liburnio si ascrive al filone che prende origine dalla pubblicazione delle Prose di Bembo. Simile a quello del Liburnio è il fine di Lucilio Minerbi nella stesura di un suo vocabolario al Decameron di Giovanni Boccaccio (Il Decamerone di M.Giovanni Boccaccio col Vocabulario di M. Lucilio Minerbi, opera stampata a Venezia).
Il Liburnio proponeva di permettere a tutti i lettori di Dante, Petrarca e Boccaccio di comprendere “la pelle, i nervi, le carni, l’ossa, le vene, il sangue, il colore” dei grandi autori, leggendo Le tre fontane sarebbe stato come aver lì in carne ed ossa questi. Tutte le opere finora viste non sono pubblicate a Firenze né in Toscana, tutto si gioca tra Venezia, Roma e Napoli. In questo periodo Firenze rimane periferica nell’ambito culturale.
La fabbrica del mondo di Francesco Alunno
A Francesco Alunno è attribuito il primo vocabolario metodico, vocabolario organizzato per grandi insieme di argomenti, della lingua italiana, conosciuto come La fabbrica del mondo, pubblicato a Venezia nel 1548. Le categorie affrontate dal suo vocabolario sono 10, organizzate verticalmente, dall’alto in basso: Dio, Cielo, Mondo, Elementi, Anima, Corpo, Uomo, Qualità, Quantità, Inferno.
Sotto le varie parole sono contenute serie di altri vocaboli molto distanti tra loro per la nostra mentalità. Al contrario è però uno straordinario documento rivelatore della mentalità dell’epoca e dell’organizzazione del sapere al tempo. La definizione vera e propria di una parola si trova dopo moltissimi altri elenchi e passaggi, cosa che invece è il primo motivo per cui noi al giorno d’oggi consultiamo un vocabolario.
Quasi tutte le opere menzionate sono consultabili sul sito dell’Accademia della Crusca scansionate integralmente.
Il Vocabulario di Fabrizio Luna
Il Vocabulario di Fabrizio Luna viene presentato come un “vocabulario di cinquemila vocaboli toschi non men oscuri che utili e necessarii del Furioso, Bocaccio, Petrarcha e Dante nuovamente dichiarati e raccolti da Fabricio Luna per alfabeta ad utilità di chi legge, scrive e favella (parla), opra nova e aurea”. Il suo vocabolario fu pubblicato a Napoli.
Qui a Napoli il modello di Bembo era meno influente ed autoritario tant’è che egli non si limita agli esempi di Dante, Boccaccio e Petrarca ma ad essi aggiunge il modello del Furioso. Qui a Napoli era molto radicata a corte la lingua cortigiana e la concezione ad essa legata. Campanello d’allarme che ci indica la presa di distanza dalla discussione di Bembo è il fatto che nella presentazione si propone quest’opera come rivolta anche a chi ha bisogno di parlare: Bembo si era rivolto alla regolarizzazione della sola lingua scritta e non di quella parlata. La lingua parlata a cui Luna si riferisce è quella del modello cortigiano, non quella normalizzata, basata invece sul Trecento toscano.
Il Vocabolario di Alberto Acharisio da Cento
Importante è anche il vocabolario di Alberto Acharisio da Cento. Nel suo vocabolario egli presta grande attenzione alle forme dialettali. Egli accetta il modello delle tre corone, ma ad esse aggiunge parole del linguaggio comune, con particolare attenzione alle variazioni di registro e alle varietà regionali. Molte volte le derivazioni etimologiche proposte da questa opera sono fantasiose, del tutto inattendibili e non scientifiche.
Il Memoriale di Giacomo Pergamini
Il memoriale della lingua italiana, estratto dalle scritture de’ migliori e più nobili autori antichi è un'opera di Giacomo Pergamini, stampata a Venezia ad opera di un senese, che serve proprio per imparare a parlare bene in lingua italiana. Egli dice che il suo vocabolario non serve solo a segretari e poeti ma anche a coloro che, stranieri, hanno necessità di conoscere la purezza della lingua italiana.
A Siena dal 1589 è attiva la prima cattedra di toscana favella (italiano L2), aperta ai ragazzi tedeschi. Questa era l’unica università che non richiedeva il certificato di battesimo (le altre accettavano solo studenti battezzati, quindi cattolici). Non ci stupiamo che il vocabolario di Pergamini sia dunque molto attento agli stranieri che necessitano di apprendere l’italiano e comunque ad una finalità didattica. Questa è dunque un’opera fortemente finalizzata all’utilizzo della lingua.
Le parole sono poste non in ordine alfabetico ma sul modello dei dizionari ragionati: esso propone cioè sotto una voce tutte le voci che da questa derivano. Si tratta di fatto del primo dizionario ragionato della nostra lingua fatto apposta per sostenere l’insegnamento della lingua toscana che si svolgeva a Siena. È il punto più vicino all’uso della lingua italiana prima dell’edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca.
Il Dizionario degli Accademici della Crusca
La lessicografia, partita da opere che erano composte sotto il dettame delle Prose di Bembo, giunge ad un metodo lessicografico più sicuro, più tecnico e più moderno. La lessicografia si sposta dunque dall’aspetto teorico a quello dell’uso. Il sottotitolo del Dizionario degli Accademici della Crusca subisce una variazione proprio nel momento in cui sta per essere stampato in tipografia.
Se si consulta il Dizionario della Crusca si notano sostanziali differenze rispetto al Memoriale di Pergamini. Molti sono gli esempi letterari che il Dizionario della Crusca propone. Vengono inoltre riportati proverbi comuni della lingua; non siamo mai però al livello della lingua pura e semplice, si sta ad un livello che si trova a metà tra il popolare ed il letterario dal momento che molti degli esempi letterari riportati sono usi proverbiali usati nelle opere citate.
Grande era il numero dei detti proverbiali che venivano appresi a scuola e frequentissimo era l’utilizzo degli stessi nella lingua d’uso.
Tra le novità che da questo vocabolario in avanti saranno della lessicografia della lingua italiana sono le innovazioni grafiche. Sistematicamente vengono eliminate le h etimologiche e vengono aboliti nessi latini come il nesso ct. Questo accorgimento grafico ha sicuramente un risvolto regolativo. Vengono dunque aboliti quegli aspetti grafici che nel parlato non si facevano più sentire ma erano residui rimasti nella scrittura grafica delle parole.
La Crusca non sceglie tra doppioni lessicali, sinonimi perfetti, parole con lo stesso significato, che si scrivono solamente in maniera differente perché derivanti per esempio da parole differenti. Manzoni deplorerà invece nell’Ottocento questi doppioni lessicali perché costituivano un problema per i letterati d’Italia non toscani che non sapevano mai quale fosse il termine maggiormente in uso nella toscana del tempo per designare una specifica cosa.
Tommaseo produrrà nell’Ottocento il primo dizionario dei sinonimi. Qui si teorizzerà il fatto che in una lingua veramente parlata da una comunità non possono esistere sinonimi assolutamente perfetti in quanto le lingue parlate tendono all’economia. Esistono nelle lingue parlate solo “quasi sinonimi”.
Il problema sollevato da Manzoni, alla luce di questa teoria di Tommaseo, testimonia il fatto che l’italiano rimane una lingua solo scritta e non regolarmente parlata fino, quanto meno, all’Unità d’Italia.
Valeria della Valle e Giuseppe Patota hanno fatto un’indagine che riguarda le parole che compaiono nei vocabolari della Crusca e che senza soluzione di continuità sono giunti fino ai nostri vocabolari moderni.
Una serie di voci presenti nella prima edizione del Vocabolario della Crusca attestate solamente lì e in qualche testo del Trecento non sono poi mai più state utilizzate fino ai giorni nostri in nessuna opera. Queste parole sono chiamate dai lessicografi ectoplasmi lessicografici o ghost words, parole, cioè, che non hanno mai avuto alcuna valenza né impiego letterario. Alcuni esempi di questi ectoplasmi lessicografici sono abbatacchiare, accattapane, immezzire, privigno, pistore, pomoso, producimento e molte altre. Molte di queste hanno in realtà solamente subìto una variazione di suffisso nel tempo.
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