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paesi del Sud globale indebitati, ed è stata un importante alleato per i funzionari messicani che

parlavano la sua lingua. Questa linea diretta con la Banca mondiale, con i relativi finanziamenti

ma anche con l’informazione su cosa fare con quei finanziamenti, è un esempio del tipo di

risorse che gli economisti formati negli Stati Uniti potevano portare al Messico. Dopo aver

svalutato il peso nel 1976, il Messico stava cercando di rilanciare la propria economia,

esportando petrolio e usando i ricavi per ottenere prestiti sui mercati internazionali dei capitali.

d’interesse salivano, il peso

Quando il prezzo del petrolio scese mentre i tassi internazionali

crollò. Questa crisi dei pagamenti del 1972 inaugurò il periodo di austerity e non fu tutto il

comparto agricolo a languire sotto di essa. L’agricoltura per l’esportazione, con i dollari che

l’economia della crisi. Per il tipo giusto di agricoltura, quello

portava, contribuì a far riemergere

che necessitava di alti livelli di meccanizzazione, crediti, accesso ai mercati, la crisi non fu

affatto un disastro. Invece, per i contadini più poveri le probabilità di finire nella miseria più

nera erano maggiori nel 1994, quando partì il Nafta, che nel 1984. Il negoziato che ha portato il

Nafta significava un abbandono dell’impegno a difendere la sussistenza dei poveri,

privilegiando un’intesa tecnocratica progettata per avvantaggiare i ricchissimi. Per cui il

governo messicano è stato contento di pagare pegno.

Un tempo erano contadini

Nel 2003 più di centomila contadini sono scesi per le strade di città del Messico nella più

grande manifestazione di protesta contro il governo con la richiesta di non essere dimenticati.

Fra lo stupore e gli insulti è stato annunciato che le sovvenzioni giornaliere per ogni capo di

bestiame dell’Unione Europea superavano il reddito di tre contadini messicani. Tante gente si

lamentava anche del fatto che, con la morte della terra e delle comunità, i giovani se ne

andavano in città o al Nord lasciandosi alle spalle tanti villaggi fantasma. Il Nafta ha

incoraggiato la migrazione dalle campagne alle città e i movimenti contadini in Messico

lottavano anche per non essere costretti a emigrare. Volevano lavoro, sussidi, sicurezza,

eguaglianza tra campagna e città, e per arrivarci esigevano una redistribuzione della ricchezza.

Dal momento che la politica del governo gli era sfavorevole, immigranti messicani non solo

venivano cacciati dalle loro terre ma anche trascinati a forza negli Stati Uniti, e da lì costretti a

redistribuire i proventi a casa. Oggi l’attrazione dei paesi ricchi può rivelarsi ancora più potente

e più redditizia del semplice abbandono dei campi per le città e coloro che possono migrare

oltre i confini nazionali sono fondamentali per la sopravvivenza del loro paese, della loro

famiglia e della loro comunità. La protesta di piazza è una delle poche possibilità che restano

rurali per reagire alla miseria, richiamare l’attenzione del governo

agli abitanti delle comunità

sui loro problemi. Il Nafta ha sottratto la certezza di un salario mensile, e la migrazione è una

risposta globale all’insicurezza nelle campagne propiziata dalla liberalizzazione economica in

agricoltura.

Oltre il confine

Sono le terre di confine colpite più drammaticamente dal Nafta. Perché, anche se i soldi e le

merci viaggiano con facilità attraverso le frontiere, la gente on può. I soldi e le merci non sono

l’unica cosa che è riuscita a varcare il confine, anche la coltura è espatriata. In Messico con il

Nafta si sono registrati cambiamenti anche nel cibo che mangia la gente, soprattutto grazie alla

disponibilità e al consumo più elevati di articoli ipercalorici. Non solo adesso i messicani

consumano più cibo, ma quello che mangiano è diverso. Le conseguenze non sono soltanto

estetiche ma anche di salute (obesità e diabete). È cambiata anche il modo in cui i messicani si

procurano il cibo, e i supermercati hanno conquistato il paese.

Mentre il Messico attraversava la crisi finanziaria del 1982, l’agricoltura statunitense viveva

un’epidemia di suicidi. Entrambe le crisi possono essere imputate ai bassi tasti di interesse degli

anni 70, quando il mondo galleggiava sui petrodollari. Gli aumenti del greggio avevano portato

un sacco di soldi agli individui e ai governi dei paesi dell’Opec. Avendo montagna di soldi da

prestare, le banche hanno ridotto al minimo il tasso di interesse, di modo che gli Stati Uniti e il

Sud globale si sono indebitati pesantemente. Oltre a questo, i contadini statunitensi sono stati

sollecitati dal governo a produrre di più per quello che sembrava un mercato globale

insaziabile. L’aumento della produzione e la parallela decisione di altri paesi di entrare in

concorrenza con gli agricoltori americani hanno portato a un eccesso di offerta, che a sua volta

ha portato al crollo dei prezzi. I contadini spinti dalla necessità di pagare i debiti e posti di

fronte a ricavi più bassi delle loro merci, hanno chiesto altri prestiti. Erano investimenti

insostenibili e i fallimenti sono stati tanto numerosi che persino le banche hanno fatto banca

rotta. Tra il 79 e 86 sono andati persi oltre un milione di posti di lavoro nell’agricoltura e nelle

aziende correlate e i suicidi sono aumentati.

La spiegazione sbagliata

Paul Buchanan à un’analista conservatore e tradizionalista americano attribuice il declino della

California all’abbassamento del rating dello stato, a un deficit di bilancio di 38 milioni di

dollari e all’immigrazione senza limiti dal Terzo Mondo. La California produce più di quanto

producono 2 Stati messi insieme e fornisce un terzo del cibo presente sulle tavole degli

americani. Essa è la patria dei piccoli poderi , è stata un pioniere del sistema alimentare, dai

finanziamenti alla produzione, e addirittura della consegna a domicilio via internet.

L’immigrazione è stata da sempre una componente centrale dell’agricoltura californiana. Nelle

campagne indigeni, cinesi, giapponesi, filippini.. hanno coltivato la terra e portato la prosperità

agricola allo Stato, se bene fossero costretti a combattere contro il razzismo. Ma se

l’immigrazione ha fatto male a qualcuno, i più colpiti e più direttamente, sono stati gli

immigrati più poveri: i salari erano molto bassi e le condizioni di lavoro erano rischiose. Negli

Stati Uniti i migranti hanno trovato i lavori peggio pagati, che non richiedevano competenze

particolari e nel maggio 2006 si sono astenuti dal lavoro per un sciopero generale, chiamato

L’aziende più colpite sono state del settore alimentare e dei servizi

giornata senza immigrati.

correlati. La Tyson Foods, la sesta azienda mondiale degli alimenti e delle bevande, è stata

costretta a chiudere decine di impianti. I lavoratori che entrano nei paesi in condizioni disperate

sono particolarmente vulnerabili allo sfruttamento, infatti non c’è mai carenza di persone

disposte ad adattarsi.

Nel 62 la United Farm Workers of American si mobilitò affinché si riconoscesse a tutti gli

effetti la dignità dei braccianti agricoli come lavoratori ma fin da subito il movimento si dovette

scontrare con l’opposizione dei grandi proprietari terrieri che licenziarono gli attivisti sindacali

e intimidirono i dipendenti. In manca di alternative, la Ufw indisse un boicottaggio sulla coltura

chiave per le fortune dei piantatori, l’uva californiana, ma vignaioli risposero organizzando

come i dati per la libertà di lavorare. I vignaioli investirono due milioni di dollari per

convincere i californiani a ignorare il boicottaggio mangiando l’uva californiana, il frutto

proibito. Migliaia di consumatori preferirono astenersi e i proprietari terrieri si rivolsero ai

cittadini più poveri. Con un colpo di genio si rivolsero al Ministro della Difesa affinché

acquistasse l’uva che i consumatori non volevano, così i grappoli andarono a nutrire le truppe in

Vietnam. LA Ufw continuò a essere boicottata per tutti gli anni 70. Nacque così in California

l’Agricoltural Labor Relation Board che doveva fornire un sostegno adeguato ai lavoratori

migranti ma in pratica fece presente che il potere di cambiare le cose non stava nelle mani dei

braccianti bensì dall’organismo meno adatto allo scopo, il governo.

Portare l’agricoltura nella Città degli angeli La difesa più vigorosa dei diritti dei lavoratori

l’hanno ottenuta gli immigrati senza l’aiuto di alcun partito, contro i ricchi piantatori, e talvolta

contro le strutture militari dello stato. Però l’immigrazione non ha soltanto tutelato i diritti dei

lavoratori ma ha anche costruito modelli di comunità senza divisioni di razze e ambiente.

La coscienza di Hollywood si è mobilitata in difesa di 350 famiglie, quasi tutte immigrate dal

centro e sud America e dall’Asia, che lavorano in uno dei più grandi giardini urbani degli Stati

Uniti. A South Central c’è pochissimo verde. In questi giardini si possono trovare prodotti

provenienti da tutto il mondo, una varietà dovuta esclusivamente all’immigrazione,

all’ibridazione, alla diversità. Anche questi aspetti positivi sono osteggiati. Quando il municipio

l’ha espropriata la terra non valeva quasi nulla. Adesso il comune progetta di rivenderla per 5

milioni di dollari ai costruttori cui l’aveva espropriata. La comunità che si è aggregata attorno

agli orti è la vera responsabile dell’accresciuto valore di questi terreni. Nonostante ciò, i

tentativi della comunità di raccogliere abbastanza fondi da rilevare il lotto, gli immigrata stanno

per essere cacciati per l’ennesima volta. Sembra che alcuni migranti siano destinati a

l’uguaglianza e la giustizia persino nella

combattere esattamente le stesse battaglie per la terra,

loro nuova casa.

Ancora Lee

Le novità economiche, soprattutto negli anni ’80 e ’90, hanno rivoluzionato la vita delle

comunità agricole ai due lati del confine Usa- Messico. Le economie sono cresciute lasciandosi

alle spalle i poverissimi. La resistenza a questa emarginazione ha assunto tante forme. Erano gli

esiti prevedibili del passaggio alla liberazione dei traffici alimentari. Il Nafta è stato il bersaglio

delle contestazioni di centinaia di migliaia di messicani, il Wto di quelle di Lee.

4 - Storia segreta del rinfresco

la storia del moderno sistema alimentare mondiale inizia in Europa, in Gran Bretagna. A partire

dal 400 l’Inghilterra rurale ha vissuto il periodo della enclosure, il processo in base al quale i

diritti comunitari dei poveri sulle terre dei ricchi diventavano proprietà privata. Al povero delle

campagne era negato l’accesso ai pascoli demaniali, e a quel punto non gli restava altro da

vendere che le braccia. Molti poveri liberi senza terra andarono a cercare lavoro in città. Chi

restava sui campi sgobbava dietro salario e soltanto fuori orario poteva darsi da fare per nutrirsi.

Per chi possedeva terreni il passaggio dall’economia feudale a quella capitalistica significa

immensi profitti e i traffici internazionali di cibo non si limitavano ad aumentare il girovita dei

ricchi, ma man mano che la rete commerciale ampliava il suo raggio il commercio agricolo

iniziò a modificare l’intero pianeta. La tecnologia agricola della monocultura avanzata e

permanente arrivava già impachettata con la propria tecnologia sociale: suolo arato, canne

falciate e foglie strappate da un’infinita offerta di persone di fatto sacrificabili proveniente dal

Sud globale. Il lavoro degli schiavi era una parte integrante della fornitura di cibo a buon

mercato per le città europee.

Gli insediamenti coloniali erano diventati possibili perché la commercializzazione

dell’agricoltura in Europa stava cacciando piccoli contadini dalla terra, e quindi gli agricoltori

sfrattati partivano in massa a popolare i territori appena conquistati. Molti agricoltori furono

spostati verso settoria altamente produttivi per tenere il passo con i crescenti comparti

industriali. Perché le metropoli avessero cibo a prezzo stracciato anche le economie degli

insediamenti coloniali dovevano essere indirizzate verso l’agricoltura da esportazione. In altri

paesi l’insediamento diretto non era considerato fattibile e in questi casi i britannici erano stati i

pionieri dello sviluppo del commercio internazionale portando il sistema britannico di libero

mercato della terra e del lavoro fino alle colonie. La più importante era l’India, dove gli inglesi

smantellarono i preesistenti meccanismi feudali di sostegno agli affamati. Il grano indiano era

prelevato e trasportato nei mercati inglesi e i contadini non potevano più aspettarsi di ricevere

grano gratis dal signore del villaggio nel caso il raccolto fosse andato a male. Sotto il moderno

governo britannico dovevano lavorare se volevano mangiare, e risultato furono gravi carestie e

la miseria nelle campagne. Così, nel caso di cataclismi climatici e quando il raccolto era

deludente morivano milioni di persone perché non potevano permettersi il grano destinato ad

essere esportato. Man mano che la Gran Bretagna si industrializzava aumentava la proporzione

di cibo importato, i prezzi elevati colpivano direttamente i lavoratori e indirettamente il nuovo

ceto medio per il quale gli operai lavorano nelle città. Quando nel 1848 le Corn Laws furono

passaggio segnò l’abdicazione dell’aristocrazia, consacrando l’ascesa della

abrogate questo

nuova classe borghese.

Il rebus di Rhodes

Il neonato interessa nazionale per la classe operaia non era interamente basato sulla

compassione e sull’altruismo. Le elite vecchie e nuove erano spaventate da quel che poteva

combinare una classe operaia sempre più organizzata. Per alleviare questi timori gli affaristi e

politici avevano un piano, assai vicino alla superficie delle preoccupazioni di Rhodes. In pratica

1)i poveri non sono molti, e aumentano; 2)non c’è abbastanza cibo per

egli osservava che:

nutrirli tutti; 3)se non c’è abbastanza cibo faranno la fame; 4)se faranno la fame scoppierà la

guerra civile; 5)gli altri paesi hanno abbastanza cibo per nutrirli. Quindi, nutrirli con il cibo

proveniente dagli altri paesi sventerà la guerra civile. I primi 2 passaggi appartengono a

Thomas Malthus, il primo economista professionista al mondo, che ammoniva come nel tempo

la progressione geometrica della popolazione avrebbe sicuramente dato la polvere alla crescita

aritmetica nella produzione di cibo, portando alla carestia e al tracollo demografico. Le sue idee

sopravvivono nei dibattiti contemporanei in tema di demografia e fame del mondo. Alle idee di

Malthus, Rhodes agganciò una serie di profezie, proponendo che i poveri invece di aspettare di

morire di fame si rimboccassero le maniche per diventare ricchi. La sua tesi era a favore della

prevenzione della fame non andando alle sue cause ma semplicemente perché essa diffonderà

un malcontento espresso politicamente. La Riv . ind. Aveva trasformato il paese. La parola

“slum” proviene da quest’epoca, un termine inedito per descrivere una nuova geografia urbana.

Dall’inizio della rivoluzione industriale fino a metà ‘800 i salari reali dei lavoratori erano e la

dieta rifletteva questa situazione, con il pane come principale pietanza, assieme alle patate. La

prima metà del XIX sec è stata l’acme dell’era delle rivoluzioni. La II° metà dell’800 ha visto la

nascita dei movimenti operai. Il manifesto del partito comunista uscì nel 1848, un anno che vide

rivoluzioni in tutta Europa. Per i ceti medi della Gran Bretagna il mondo doveva sembrare

gravido di insurrezioni di uomini e donne che lavoravano nei quartieri più sporchi, popolati e

bui. Non erano i lavoratori europei a imbracciare le armi. Proprio mentre le classi lavoratrici

europee e statunitensi si ribellavano alla miseria della vita nei ghetti delle nuove città,

altrettanto fecero gli schiavi. Trovare una soluzione alle proteste dei lavoratori in Europa

significava anche smussare gli spigoli del malcontento, quindi accettare un contratto sociale

facendo si che fossero disponibili sufficienti quantità di cibo a buon mercato. Il cibo economico

richiedeva schiavi e braccianti mal pagati. Secondo le stime di Davis, decine di milioni i questi

lavoratori sono morti mentre nutrivano l’Europa e l’America del nord, allorché si è creata ,

grazie allo sviluppo del moderno sistema alimentare mondiale nel Ventesimo secolo. Gli

schiavi pensavano erroneamente che le parole delle rivoluzioni francese o americana valessero

anche per loro, credevano di avere diritto anche loro alla vita, alla libertà, alla ricerca della

felicità. Invece non erano loro cui si rivolgeva questa retorica perché erano troppo poveri. Lo

zucchero economico serviva a sedare i lavoratori europei, non certo gli schiavi.

Guerra fredda e cibo

La miscela di terrore e apprensioni di Rhodes per la perdita di terreno in un economia sempre

più internazionale ha caratterizzato la grande ripresa del sistema alimentare. Dopo la II G.M.

l’epicentro del potere mondiale è passato dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti e con esso è

mutato il modo in cui il cibo veniva smistato nel mondo. La fine della guerra significò la

smobilitazione di milioni di uomini con forti aspettative in termini di pace e di diritti. In quegli

anni i partiti comunisti, che erano di considerevole importanza, e due crisi alimentari, in

Messico nel ’43 e in Europa nel ’46, tenerono occupati i ministri. Il ritorno della fame in

e il clima della Guerra fredda trasformarono il cibo in un’arma politica classista. Nel

Europa

suo messaggio augurale del ’49 il presidente Truman annunciò di voler varare un programma

per la crescita delle aree sottosviluppate, utilizzando i progresso scientifici e industriali per

alleviare le sofferenze di questi popoli. Il piano Marshall aveva fornito cibo alla popolazione

europea come risposta alle carenze alimentari postbelliche e quando essa riuscì di nuovo a

degli aiuti. Pertanto, dal luglio del ’54, gli aiuti

sfamare il continente, chiese la sospensione

alimentari americani si spostarono verso il Sud globale. Gli Stati Uniti dovevano affrontare il

problema delle eccedenze di prodotti, si sospettava che i paesi del Sud stessero scivolando

verso il comunismo e quindi si pensò tenere buoni, più grati e dipendenti gli affamati, dando

loro gli aiuti a buon mercato. Così, il 10 luglio 1954, il pres. Eisenhower firmò la Public Law

la legge sull’assistenza e sullo sviluppo commerciale agricolo. Gli aiuti

(PL-480), divennero

così un elemento chiave della politica estera statunitense e tra il ’56 e il ’60 più di 1/3 del

commercio mondiale di frumento era costituito da aiuti americani. Il prezzo intern. Del grano

era tenuto basso grazie ad essi, danneggiando gli agricoltori ma agganciando il Sub globale alle

elemosine americane. Nel ’68 la dipendenza verso le merci statunitensi toccò il culmine: il 79%

di tutte le esportazioni Usa andava al “Terzo Mondo”.

Dopo gli aiuti americani

L’ordine alimentare postbellico è terminato nel 1973. Le cause sono varie e la più importante è

stata il blocco della circolazione del petrolio. Il prezzo del greggio quadruplico tra il ’73 e il ’74

e lo choc dei prezzi mandò in stallo l’economia globale. Alla luce dei costi che produceva, il

sistema di aiuti cominciò a sembrare meno vantaggioso, soprattutto perché i beneficiare

sembravano essere poco riconoscenti. Nel ’74 le Nazioni Unite pretesero un nuovo ordine

economico intern. che asserì come dovessero essere il paesi del Sud globale a decidere a casa

loro, e non i padroni della Guerra fredda. Lo choc petrolifero costrinse a rifare i conti

dell’economia e la situazione era talmente grave che il governo Usa dovette vendere il grano ai

con il grano dall’estero, si mettevano a punto

russi. Nel frattempo, invece di nutrire gli affamati

le tecnologie della Riv. Verde che aumentavano la resa dei raccolti, facendo slittare la

dipendenza del Sud dal cibo ai fertilizzanti. Queste tecnologie non sono state le uniche

inventate per tenere buone le masse. In India si avviò un programma di sterilizzazione forzata

durante il “periodo di emergenza”, risolvendo il problema della fame non con il cibo ma

cercando di ridurre il numero della popolazione. La nuova economia politica del cibo si basava

non più sul controllo tramite eccedenze alimentari degli Usa, bensì attraverso il debito fiscale

del Sud globale. Mentre gli Usa erano alla frenetica ricerca di petrolio, anche il Sud cercava

felici di prestare i

crediti per pagare le esportazioni petrolifere e le trovò nei paesi dell’Opec,

loro nuovi introiti. Era l’era del petroldollaro: il contante costava poco, i tassi d’interesse erano

ai minimi e le banche, in cui gli esportatori di greggio avevano investito, prestavano soldi a

chiunque. Quando i tassi di interesse si alzarono, i debiti accumulati spinsero ampie regioni

dell’America latina, Asia e Africa sulla via della bancarotta. Venne il momento di riscuotere i

prestiti, però essendo l’economia in recessione, non era chiaro come trovare soldi per pagare i

debiti. L’alternativa al fallimento era di prendere altri soldi in prestiti, ora più difficili da

reperire. Essendo finanziata dai governi, la Banca mondiale era l’unica in grado di avere i

mezzi per estendere il credito al Sud globale. Essa cominciò a concedere crediti ma solo a certe

condizioni: il dato governo non poteva essere in deficit, ma doveva far quadrare il bilancio, la

valuta doveva fluttuare liberamente nel mercato internazionale dei cambi. In pratica la

fossero più a buon mercato all’estero, mentre

svalutazione, in modo che le merci nazionali

quelle straniere diventavano costose da importare. In un decennio il sistema alimentare venne

rivoluzionato e le economie del Sud erano ora controllate non dalla garanzia di una salvezza

sotto forma di cibo, ma dalla minaccia di indebitarsi.

L’Organizzazione mondiale per il commercio

Nel 1995 venne istituita l’organizzazione mondiale per il commercio (Wto – World Trade

Organization) che aveva competenze in materia di proprietà intellettuale, servizi, industria

tessile, agricoltura. L’Unione Europea e gli Usa puntavano a mantenere le riserve strategiche di

cibo, mentre costringevano i paesi del Sud globale a cedere la sovranità sulle proprie fonti

agricole. Nel ’92 i negozianti parvero avviarsi verso il collasso, così Usa e Europa stilarono un

accordo, il trattato bilaterale Blair House, un sistema di aiuti all’agricoltura che gli permetteva

di continuare a sovvenzionare i propri agricoltori ritoccando un po’ le politiche di sostegno,

rinunciavano a questo stesso diritto. L’allora direttore generale della

mentre i paesi del Sud

Wto, Renato Ruggiero, spiegò che non si stavano scrivendo le regole dell’interazione fra

economie nazionali separate, ma si stava costruendo una singola economia globale. Essa non è

stata progettata per garantire un miglioramento della qualità di vita dei più poveri, piuttosto

come un altro strumento per prevenire le insurrezioni.

5 Il cliente è il nostro nemico: breve introduzione al business alimentare

Permanente repubblica delle banane: la United Fruit Company

I trattati commerciali e gli aiuti alimentari impegnavano i paesi a rendere il mondo più sicuro in

nome della libertà ma per i contadini poveri hanno significato la catastrofe: suicidi, miseria ed

emigrazione sono stati il destino di tanti che non sono riusciti a sopravvivere al mercato

globale.

Oggi le multinazionali agricole controllano il 40% del commercio alimentare mondiale (caffè,

frumento, tè) offrendo nei campi consigli, credito e, quando c’è aria di fallimento, contratti

d’appalto. Va sempre a finire che quando contadini e multinazionali stringono accordi che i

primi si sottomettono totalmente al volere delle seconde. Le multinazionali sono anche molto

abili quando si tratta di sfruttare il concetto di interesse nazionale e possono persino usare le

tensioni razziali per giustificare i propri interventi. Ovunque si possa strappare un profitto, loro

ci sono. Esempio à La United Fruit Company (oggi Chiquita Brands), fondata nel 1899, è stata

il massimo mercante mondiale delle banane; controllava i traffici bananieri, lo spostamento

merci, i servizi postali e soldi. Sfruttò gli agganci con le amministrazioni Eisenhower e Truman

per accusare Guzman, il presidente del Guatemala, di essere comunista. Questo perché egli

aveva in mente di comprare le terre inutilizzate dalla UFC per donarle ai contadini senza terra

ad un prezzo basso.

Il presidente americano autorizzò quindi un’invasione del Guatemala, seguita da una guerra

grazie alla quale quelle terre rimasero nelle mani della UFC (è grazie ad azioni del genere che

essa è stata soprannominata “la piovra”). L’etichetta che viene utilizzata per identificare i paesi

esportatori di banane riflette l’inettitudine dei regimi insediati dalle multinazionali dell’export:

repubbliche delle banane.

Varietà di consolidamento

Oggi i soldi stanno nel consolidamento, nella concentrazione della quota di mercato. Grazie alla

concorrenza il mercato dovrebbe portare maggiore efficienza e prezzi più bassi, invece l’effetto

della cessione di produzione di cibo al mercato è stato quello di garantire meno concorrenza e

più potere alle grandi imprese. Sono state varate diverse commissioni in più paesi per impedire

la formazione di simili oligopoli e quando le aziende vogliono consolidarsi si rivolgono a questi

organismi accampando una serie di giustificazioni e quella fondamentale è darwiniana: il

mercato è un meccanismo che consente la sopravvivenza solo del più adatto, quindi lo stato non

dovrebbe intervenire per salvare chi è destinato all’estinzione. Le multinazionali sono le prime

ad ammettere di essere in affari per il profitto, non per finalità sociali. Il vero potere che si

acquisisce consolidandosi è la possibilità di cambiare le regole del gioco.

Il mercato dei favori politici

Il consolidamento del controllo del sistema alimentare trova un suo derivato nella struttura del

mercato della simpatia dei politici à negli Usa le prime 4 aziende del sistema alimentare sono

responsabili di più della metà dei contributi elettorali e il risultato finale dipende dalla portata

del contributo, dal clima politico, dall’astuzia dei parlamentari e talvolta dall’opinione pubblica.

Dato questo mercato non sorprende che la separazione tra attività legali e illegali sia poco netta,

però gli intrecci d’affari non sarebbero possibili senza una bella dose di interventismo politico e

anche se il sistema agroalimentare è ampiamente in mano al settore privato, i mercati in cui le

imprese operano sono concessi e formati dalle compagini sociali e dai governi.

Andreas: come si concia per le feste l’interesse internazionale

Dwayne

Dwayne Andreas è stato amministratore delegato della Archer Daniels Midland (Adm) dal

1971 al 1997. Nel 1965 fu cooptato insieme al fratello per dare una sistemata a una Adm

avviata verso la bancarotta. Già da allora aveva intrecciato forti legami con i politici grazie alle

sua laute donazioni sia per il candidato presidenziale Humphrey, sia per l’avversario

repubblicano Nixon. Quando l’agrobusiness dà soldi per le campagne elettorali, certe volte si

compra il politico in carne ed ossa in nome “dell’interesse nazionale”. I soldi che Andreas

poteva donare hanno attirato una vasta quantità di interesse nazionale da parte dei deputati

ai mercati esteri, c’era ancora

statunitensi. Nonostante il successo riportato dallo spalancamento

il problema di cosa farsene di tutto quel mais in eccesso, occorreva trovare altri utilizzi, e negli

anni ’70 viene creato lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio. Esso è dolce ¼ in meno

dello zucchero e si presenta come un successone, non tanto per la sua dolcezza, quanto per

l’economicità: ha sostituito lo zucchero, dato che il prezzo di questo, negli Usa, è proibitivo ma

anche il prezzo del mais è basso. È nato così un sistema di sussidi ai contadini americani,

premiati per aver prodotto più granturco del solito, il tutto perché è nell’interesse della nazione.

L’Adm diviene protagonista di questo commercio, lo vende ad un prezzo più basso di quello

dello zucchero, ottenendo un cospicuo profitto.

Nel ’74, Andreas, si è occupato dei traffici con l’Unione Sovietica, fornendogli 750 milioni di

dollari di credito per comprare grano. Il denaro è stato utilizzato e ripagato con gli interessi: un

guadagno da entrambi le parti. Nell’84 è diventato presidente del Consiglio economico e

e per tutto il decennio ha operato in difesa dei traffici con l’Unione

commerciale Usa-Urss

sovietica, sempre con l’alibi dell’interesse nazionale.

6 Una vita migliore grazie alla chimica

Nel ventennio successivo alla II G.M. la fame è stata combattuta direttamente, esportando il

surplus alimentare statunitense. Quando l’economia che seguiva questo metodo ha iniziato a

vacillare, era già pronto un nuovo meccanismo in cui il settore privato ha assunto un ruolo

essenziale. I progressi della ricerca agronomica hanno reso possibile un aumento enorme nella

resa di frumento, mais e riso nel Sud globale e sono stati creati sementi ibridi con un maggior

rendimento. Questi richiedevano irrigazione, fertilizzanti e pesticidi, i quali a loro volta

dipendevano da combustibili fossili. L’intera impresa necessitava dello sradicamento della

biodiversità indigena affinché i nuovi semi potessero sostituirla del tutto. Era uno

sconvolgimento delle pratiche agricole che si meritò di diritto il nome di “Riv. Verde”. In certi

posti la fame poteva essere tenuta sotto controllo, però i costi sociali ed economici erano alti e

così le imprese protagoniste della I° Riv. hanno proposto una nuova generazione di piante

di produzione. Questa è la “Nuova

modificate geneticamente, per consentire un aumento

Rivoluzione Verde”.

Una vita migliore grazie alla chimica

Negli anni 50 e 60 gli Usa, per impedire che l’India cadesse in mano ai comunisti la rese

destinataria degli aiuti alimentari. I leader politici indiani stavano pensando a profondi

cambiamenti nel modello di produzione agricolo del paese, toccando l’istituzione sociale del

capitalismo: la proprietà privata. Il primo ministro Nehru suggeriva che forse una gestione

cooperativa delle terre fra proprietari e contadini poteva far crescere la resa, ma questa proposta

fu accolta con freddezza dai proprietari terrieri. Un cambiamento del genere avrebbe

contrapposto il governo alla capacità di pressione dei latifondi e dell’aristocrazia eppure

che gli indiani più poveri facevano la fame. L’importazione del

bisognava intervenire visto

grano a buon mercato sottoponeva a una pressione tremenda i contadini indiani che non

potevano competere con i grossi produttori, pertanto non aumentarono le rese e gli aiuti

provocarono una minore produzione interna. Si profilò un deficit

alimentari dall’estero

alimentare: mentre i contadini si rifiutavano di aumentare la produzione, l’India diventò sempre

più indipendente dagli aiuti alimentari. Quando negli anni 70 la politica degli aiuti finì, gli Usa

detenevano oltre un terzo della massa finanziaria di rupie indiane. Questo garantiva la

possibilità di risolvere le ansie di Washington in tema di sicurezza nazionale e forniva

un’occasione all’agro business americano per piantare radici in India. Si temeva, insieme alla

paura del comunismo, che i poveri, accorgendosi delle disparità del loro reddito e quello dei

ricchi, potessero insorgere. Questi timori venivano spacciati come preoccupazione per la

sicurezza. Nehru morì nel 64 e gli succedette Shastir che ereditò un paese ai limiti della morte

di fame. Scoppiarono in tutta la nazione sommosse per il cibo spiegate dalla stampa americana

non come sintomo come aumentata dipendenza alimentare, ma come un segnale che l’India

resisteva al cambiamento. Quando Shastir si dimostrò contrario ai bombardamenti in Vietnam,

l’amministratore Johnson lo interpretò come una conferma dello scivolamento dell’India nel

comunismo. Johnon cercò di riportare disciplina ritardando il rinnovo dell’accordo alimentare

480 e trasformando all’approvazione degli aiuti da annuale a mensile. Se Shastir si fosse

PL-

dimostrato più malleabile, gli Usa avrebbero aiutato l’India con le nuove tecnologie agricole

sviluppate da una serie di fondazioni, come la Ford, per aumentare la produttività agricola. Un

buon numero di movimenti contadini si stava già mobilitando per intervenire in maniera diversa

ma la rivoluzione Verde fu vista come la soluzione migliore e non fu facile valutarla. Le nuove

tecnologie avevano reso i raccolti più ricchi e il miracolo dei semi consisteva nel fatto che nelle

circostanze giuste portavano un innaturale abbondanza. In condizioni ideali il successo era

quasi sicuro ma il problema era che le condizioni non erano quasi mai ideali. Serviva

l’irrigazione che portò l’aumento dei depositi salini nel terreno facendo diventare i campi

inutilizzabili, inoltre le monocolture della Riv. Verde hanno scalzato la biodiversità indigena. Il

costo dei fertilizzanti poteva essere sostenuto soltanto dai contadini con accesso al credito,

quelli che non potevano permettersi l’irrigazione fertilizzanti cadevano durante il percorso. I

rischi di bancarotta sono più alti che mai e un terzo degli agricoltori della regione rischia di

finire in miseria a causa dei debiti e dei costi sempre più alti causati dalla necessità crescente di

fertilizzanti per garantire la massima resa. Ad esempio il Kerala ha scelto una soluzione politica

che comincia sulla legge della riforma agricola e dell’istruzione collegando la riforma delle

campagne a fattori sociali più ampi. Questo ha funzionato e ha portato a livelli di

alfabetizzazione, qualità della vita e sviluppo sociale del paese, anche se la popolazione del

Kerala è più povera di quella indiana. Questa soluzione ha avuto però un impatto più duraturo

rispetto alla Riv. Verde e negli anni 90 la malnutrizione in India è addirittura aumentata.

Chi sa cosa

I contadini sono stati i primi scienziati della natura, sono i custodi della biodiversità,

sperimentano semi, incrociano nuove varietà per ottenere di più dal suolo e rendere le piante

resistenti ai parassiti. Nel 90 fu brevettato l’albero di Neem perché era stata scoperta la sua

natura di efficacia pesticida, ma gli indiani già lo sapevano da secoli. L’accesso alla biodiversità

indiana significa acquisire una riserva inestimabile di informazioni da analizzare e rivendere.

L’aziende che spalleggiano questa iniziativa sono aziende chimiche. I semi che hanno sviluppa

non nascono da un desiderio di migliorare le sorti dei contadini poveri ma sono un estensione

della linea di produzione dei pesticidi ed è per questo che i produttori di pesticidi sono oggi i

più grossi proprietari al mondo di imprese di sementi. In India un prodotto di agricolo chiave è

il cotone Bt che contiene un pesticida prodotto da un batterio del terreno, inserito nella pianta

stessa. Un altro gruppo di piante geneticamente modificate è noto con il nome di RoundUp

Ready, modificate per sopravvivere una volta spruzzate con un altro prodotto, il diserbante

RoundUp. Quando i contadini comprano questi semi ottengono un sacchetto e un foglio scritto

in un gergo incomprensibile per dei contadini. L’industria dei pesticidi ha messo a punto una

tecnologia di terminazione, e ovvero una serie di modificazioni genetiche progettate per rendere

sterili i semi prodotti dalla pianta. Questa non è una caratteristica che avvantaggerebbe i

coltivatori, semplicemente renderebbe più facile all’azienda il controllo dei diritti di proprietà. I

produttori di pesticidi sono stati attaccati duramente dalla società per la loro mancanza di

interesse per i poveri e per il soffocare l’alternative introducendo sul mercato la loro mercanzia.

Diversamente dalla prima Rivoluzione Verde, promossa dalle buone intenzione del governo e

solo in seguito ha avvantaggiato il settore privato, la seconda è capitanata direttamente dal

settore privata, mentre il governo agisce da facilitatore.

Le multinazionali soddisfano le necessità dei poveri

Per rispondere alle critiche è stata affinata una strategia a tre punte. Il primo passo consisteva

nel produrre piante che sembrassero indirizzate ai poveri, il secondo nell’aumentare la quantità

di scienza per giustifica le operazioni in corso e il terzo nel cercare di sfruttare le guerre

culturali in modo da giustificare le proprie scelte. È possibile che le imprese possano investire

per i poveri senza essere interessate ai loro bisogni. La pianta simbolo di questo è il Golden

Rice. Nel mondo molti bambini diventano ciechi a causa della mancanza di vitamina A e il

Golden Rice è stato creato proprio per risolvere questo problema, grazie alla vitamina A

introdotta nel chicco di riso, ribattezzato dorato.

Il destinatario maggiore è l’Asia,dove però c’è un’eccedenza di cibo e così questa tecnologia si

presenta come una soluzione paternalistica adatta a quei politici che preferiscono di evitare di

affrontare questioni più complesse. Di vitamina A c’è n’è a sufficienza e la maggior parte dei

bambini si ammala e muore non perché il cibo è insufficiente, o perché manca il bea carotene,

ma perché i loro genitori possono permettersi di dargli da mangiare solo riso. Piante come il

Golden Rice non solo forniscono una propaganda falsa, ma impediscono una seria discussione

sui modi per affrontare la fame.

Le associazioni dei consumatori sono preoccupati per la sicurezza nei raccolti OGM che

possono essere commercializzate negli Usa grazie alle leggi contro le lungaggini burocratiche

fatte passare nei primi anni 90, che consistono in esami e test che non vengono minimamente

Bretagna invece il governo è stato convinto dall’opinione pubblica a varare

effettuati. In Gran

una serie di valutazione sul campo per esaminare gli OGM. Negli Usa i consumatori mangiano

cibi OGM senza saperlo e la maggior parte di loro vorrebbe l’etichetta sui prodotti che

OGM. L’industria fa in modo che ciò non accada.

contengono

Vorrei ringraziare l’accademia

La seconda tattica con cui l’industria tenta di legittimare le sue azioni è il controllo del sapere.

dell’industria dei pesticidi

Le agenzie pubblicitarie stanno cercando di indorare la reputazione

anche puntando sull’università. Ignacio Chapela professore di scienza dei terreni all’università

di Berjeley ha pubblicato un articolo nel 2001 sulla rivista Nature per descrivere la scoperta che

tracce di OGM. La rivista a ritrattato l’articolo e poco dopo lo

il mais di Oaxaca mostrava

studioso è stato oggetto di una campagna diffamatoria sono state chieste le sue dimissioni.

Chapela è stato raccomandato dal suo dipartimento per avere il posto e dopo due negazioni, e

minaccia di un’azione legale, ha ottenuto la posizione che i colleghi ritenevano gli fosse

sotto

dovuta.

I soldi per le ricerche promozionali sono sottratti ai finanziamenti per gli studi e i laureati

odierni sono stati plasmati da questo ambiente, il cui successo è garantito nella misura in cui ci

si adatta a restare in un’università gestita secondo le linee guida degli affari.

Per l’Africa!

La terza tattica è quella della politica razziale, che prevede lo sfruttamento delle necessità delle

popolazioni del Sud globale che vogliono prodotti OGM ma gli è impedito dagli ambientalisti

dell’Unione Europea e degli Usa che seminano allarmismo tra i consumatori. Non è un discorso

mirato al Sud ma agli abitanti del Nord del mondo,perché è proprio lì che i consumatori hanno

opposto una vera resistenza agli OGM. La recente crisi alimentare in Africa frutto di una

politica basata su interferenza statale del funzionamento del mercato ha offerto un’occasione

all’industria dei pesticidi, ma non è stata l’unica tattica visto che nel 2002 Powell ha chiesto al

ministro degli esteri del papa a convincere il governo dello Zambia ad accettare gli aiuti

alimentari americani geneticamente modificati. Lo Zambia ha rifiutato perché non ha potuto

analizzare il granturco e ha gestito la carestia facendo arrivare il grano dalla propria regione e

superando la crisi con successo. Questa strategia sfrutta l’Africa, che incarna la voce di quel che

desidera la popolazione.

Compensare Makhahini.

Nella piana Makhathini c’è un centro operativo Monsanto dov’è piantato il cotone Biotec. Le

aziende che produco prodotti OGM aspirano soprattutto alla legittimazione agli occhi

dell’opinione pubblica nordamericana, la vera innovazione dei prodotti OGM consiste nel

pacchetto “seme onnicomprensivo”. La Monsanto vende i suoi semi in tutti il mondo agli

agricoltori che però non possono mettere in commercio il raccolto se i veri paesi non accettano

questo tipo di prodotti. Visto il ruolo dell’Africa nell’immaginario del Nord, se gli agricoltori

africani si trovano bene con gli OGM, gli Europei non possono impedirglielo e non ci tengono a

passare come razzisti. I contadini della piana di M. non sono ricchi e quindi viene accettata

qualsiasi novità che permette un miglioramento. L’azienda che offriva i semi OGM offriva

anche prestiti a chiunque promettesse di usarli. La gente faceva la coda giurando di essere un

piantatore di cotone, ma i prestiti sono serviti per saldare i debiti , i piantatori si sono

volatilizzati e il raccolto di cotone è stato basso. La ditta che i garantiva i fidi è fallita ed è stata

rimpiazzata dalla Makhatini Cotton Company che ha introdotto un nuovo sistema, offrendo

facilitazioni soltanto ai contadini comprovati, fornendo sacchi gratuiti per il cotone, trasporto

gratis per questi e un mercato garantito per il prodotto. In cambio esigeva la prova che il cotone

era stato acquistato in maniera legittima. Il risultato è stato quello di offrire ai contadini o i semi

OGM oppure niente cotone da coltivare e non essendoci altri prodotti vendibili nel mercato

locale i contadini sceglievano gli OGM. Chi coltivava OGM spendeva poco in pesticidi perché

ignorava le istruzioni della Monsanto decidendo di non spruzzare del tutto i diserbanti. La

ginnatrice è una macchina costosa, prende i fiocchi dai campi e poi li pulisce e attua una prima

filatura e le economie di scala dipendono dalla possibilità di ricevere una quantità sufficiente a

tenere in funzione la macchina. A M. non ne riceva abbastanza. Per garantirsi un maggiore

afflusso di cotone l’azienda ha offerto gli incentivi ai piantatori, in più le terre devono essere

contigue visto che i piccoli appezzamenti scollegati non sono adatti a queste macchine.

7 Glicina Rex

L’ingrediente segreto ai grassi e all’acqua di mescolarsi ed è

La lecitina è un emulsionante, un additivo che permette

contenuto, ad esempio, nel cioccolato. La sua funzione cardine è industriale: l’impasto che la

contiene è più adatto alle asperità della produzione di massa e grazie a questa sostanza non

tende a separarsi in lipidi e acqua. È stata aggiunta per la prima volta al cioccolato nel 1929 e di

recente è stata anche abbandonata perché non necessaria. Un tempo proveniva dall’albume

dell’uovo, però oggi ci arriva sempre più spesso dalla soia, un ingrediente contenuto in quasi ¾

dei prodotti presenti nei supermercati. È anche un importante mangime per gli animali,

responsabile di una buona fetta delle proteine della carne. È giunta ad occupare un ruolo chiave

ma per la sua utilità. Il

nel sistema alimentare mondiale non per via del suo sapore o dell’aroma,

nome deriva dal giapponese shoyu, che indica la salsa salmastra ricavata dai fagioli fermentati.

Era già coltivata da secoli, da prima che gli europei ne scoprissero l’esistenza, e forse risale al

3000 a.C. , però soltanto nel 1712, quando il medico Kaempfer pubblicò la sua opera, gli

europei iniziarono a trasformarla in tofu e miso. Linneo battezzò le piante di soia “glycine

max”, glycine perché dolci e max in riferimento ai voluminosi noduli delle radici con cui

l’azoto nell’aria in una sostanza che contribuisce a fertilizzare il terreno. Sono

convertono

resistenti, i fagioli sono ricchi di proteine, previene le malattie cardiache e respiratorie. L’80%

della soia prodotta al mondo è destinata all’industria zootecnica. Gli animali, come gli uomini,

non la mangiano cruda ma hanno bisogno del pastone: le macchine che la lavorano la essiccano

e la passano in un solvente che divide gli oli dal pastone appunto. Una volta tritata la soia

fornisce 2 prodotti diversi: 4/5 di pastone e 1/5 di olio.

Una montagna di fagioli

La soia è figlia della guerra. Le aziende avevano reagito alla I G.M. aumentando la produzione

per adeguarsi alle richieste del mercato interno e del governo. Quando gli europei rientrarono

nel giro delle esportazioni agricole, le fattorie statunitensi si ritrovarono con troppa soia e pochi

mercati. Per tranquillizzare la popolazione rurale, questa industria fu protetta da barriere

doganali e, dopo l’inizio della crisi del ’29, dalla legge tariffaria Smoot-Hawley. La Grande

depressione e la siccità nelle pianure centrali (la Dust Bowl) fornirono un incentivo ai

coltivatori per continuare a coltivare la soia. Molti industriali cominciarono a pensare di

collocarla per nuovi utilizzi, come Henry Ford, che organizzò un convegno + cena di gala nella

sua fabbrica, servendo cibo a base di soia. Si presentò con un abito in tessuto fatto interamente

di soia. Nel ’35 ogni auto prevedeva per la sua fabbricazione un bushel di soia. Poi scoppiò la II

G.M. e la produzione toccò un picco a causa delle previsioni di un aumento nelle esportazioni

dell’olio di soia. Durante la I G.M. il prodotto agricolo crebbe in modo da coprire il deficit

interno dei prodotti chiave, durante la II crebbe non solo per garantire l’autosufficienza alla

patria, ma anche per dar da mangiare agli alleati oltreoceano. Cessate le ostilità il vero pericolo

era che l’Europa smettesse di funzionare da mercato per i prodotti agricoli americani. Diversi

trattati garantirono agli Usa il controllo temporaneo del mercato mondiale della soia, ma il

primato crollò e passò al Brasile.

Imparare dalla samba alla soia

Dopo la II G.M. il Brasile ha seguito una traiettoria economica che prevedeva il finanziamento

dello sviluppo dell’industria nazionale per sostituire la dipendenza dalle importazioni e una

politica commerciale che proteggesse dalla concorrenza internazionale, nel tentativo di

impiantare in fretta industrie simili a quelle europee: 50 anni di sviluppo in 5. Nel Brasile rurale

in quadro era diverso, nel dopoguerra le campagne erano rimaste a languire in preda allo

schiavismo, in cui i lavoratori erano incatenati dai debiti, oppure liberi ma legati alla terra dalle

pratiche del clientelismo. Kubitchek aveva dato ordine alla banca centrale di finanziare lo

del paese stampando altra cartamoneta, che portò ad un’inflazione galoppante. Questa,

sviluppo

insieme al disinteresse per il sistema alimentare, portò alle sommosse per il pane del ’62.

L’affitto delle terre era aumentato, i salari non tenevano il passo e i latifondisti approfittavano

della bancarotta generale per espandersi. Come reazione vi fu una mobilitazione generale nelle

campagne, unita al risveglio comunista, che portò ad uno sciopero. Il nuovo presidente Goulart

annunciò uno statuto dei lavoratori rurali con possibilità di un aumento delle paghe e

l’esproprio di una serie di proprietà non utilizzate. I ricchi brasiliani si vendicarono e nel ’64 il

regime fu rovesciato. La giunta ereditò problemi dal governo precedente e la soia riuscì a

Il boom della soia avvenne negli anni ’70 è fu il risultato di una tempesta

risolverne alcuni.

perfetta, combinazione di clima, forze di mercato, scelte politiche, comunismo e pesce.

La tempesta perfetta

Durante gli anni ’50 e ’60 l’olio di soia era secondo soltanto al frumento come prodotto

Nel ’71, quando essi svalutarono la loro moneta,

esportato dagli Usa in base alla legge PL-480.

le esportazioni diventarono più concorrenziali nel mercato mondiale. L’Urss decise di

aumentare la produzione di greggio. In tutto il mondo il petrolio si comprava in dollari, quindi

l’Urss si trovò con un’eccedenza di valuta americana e lo investì nelle riserve di soia americani.

Come mangime, esisteva un alternativa alla soia, la farina di pesce, però nel ’71 il clima, a

causa dell’oscillazione del El Nino, rese le correnti acqua povere di sostanze nutritive: correnti

poco nutrienti, meno pesce, meno farina di pesce. Negli Usa c’era preoccupazione sulla

possibilità che si potesse rimanere a corto di soia e il resto del mondo temeva che gli Usa non

fossero più affidabili come produttori, quindi si puntò sul Brasile. La giunta militare brasiliana

stava cercando in tutti i modi di tenere sotto controllo il dissenso nelle campagne e la soia fu

considerata utile perché poteva crescere anche nella stagione morta del frumento e avrebbe

influito sulla bilancia dei pagamenti con l’estero, fornendo un’alternativa al caffè come

prodotto da esportare. Negli anni ’80 e ’90 l’espansione della soia si è spostata a nord. In Gran

Bretagna la crisi della mucca pazza ha incentivato la domanda di mangimi vegetali e la soia era

adattissima.

Blairo Maggi

Noto come il re della soia è il più grande singolo piantatore al mondo di questo vegetale. Buona

parte delle sue estensioni si trova nel Mato Grosso di cui è diventato governatore nel 2003

vincendo le elezioni grazie al fatto di essere un agricoltore. Egli ha attaccato gli Usa

consigliandogli di smettere di piantare soia, per dedicarsi ad altri prodotti, alla soia ci avrebbe

pensato il Brasile. Durante il primo anno del governo Maggi la deforestazione è raddoppiata.

Ma il Mato Grosso è coperto di per sé da una vegetazione poco fitta e rigogliosa, chiamata

cerrado, e non è stata la soia a sostituirlo ma i cercatori di legname. Il cerrado non sarà bello

tropicale, però rimane un importante ecosistema confinante con l’Amazzonia.

come la foresta

Chi lavora nei campi di soia non ha visto nemmeno da lontano la propria fetta di prosperità,

l’industria impiega un numero limitato di lavoratori e le paghe sono basse soprattutto a causa

dello schiavismo dilagante. Maggi ha afferma di gestire le aziende nei limiti della legge anche

se nel 2005 si è scoperto che aveva ricevuto soia da 2 tenute in cui era stata usata manodopera

in stato di schiavitù.

Vista dall’aria

Maggi rappresenta per i neoliberisti il futuro del Brasile, per gli ambientalisti incarna i più

loschi aspetti dell’agrobusiness mentre per i piantatori americani di soia è il nuovo volto della

concorrenza sleale. Le rivelazioni sullo schiavismo hanno aumentato la perplessità degli

agricoltori statunitensi che trovano comodo convincersi che tutti i brasiliani siano schiavisti

corrotti in senso sociale ed ecologico, mentre i brasiliani sospettano che i colleghi del nord si

arricchiscano grazie al governo. I contadini devono capire che qualsiasi produttore indipendente

di prodotti commerciali in ogni paese viene schiacciato dalle medesime imprese. Tragitto della

soia brasiliana à viene trasportata su camion, seguiti via satellite per evitare che gli autisti si

fermino troppo a lungo. Uno dei principali porti di soia è quello di Paranaguà e nel 2005 questi

porti erano deserti perché lo stato del Paranà aveva deciso di applicare leggi che bandivano la

coltivazione e il trasporto della soia geneticamente modificata. Gli esportatori punirono il

governo deviando le spedizioni a Porto de Santos, a San Paolo. Quando i lavoratori scioperano

vengono accusati di danneggiare il paese e il suo futuro, quando lo fanno le grandi imprese,

stanno soltanto inviando un segnale dal mercato.

I pericoli dello sviluppo nazionale

La competizione non esclude solo i cittadini più poveri, ma anche quelli dipendenti dalle

piantagioni di soia: i senza terra, i braccianti e gli indigeni.


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flaviael

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia Contemporanea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo I Padroni del Cibo, Raj consigliato dal docente Bevilacqua. Si analizzano i seguenti argomenti: l'eccessiva produzione di cibo da parte degli esseri umani, la Nestlè, grande multinazionale che detta le condizioni di fornitura ai suoi piantatori, l'attività dei braccianti che coltivano frutta e verdura.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in storia medievale, moderna e contemporanea
SSD:
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Bevilacqua Piero.

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